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Io Amo Internet. Ecco perchè.

by Fabio Lalli on 17 May 2010

In questo ultimo periodo mi sono domandato più volte perchè amo internet e perchè ho questa innata passione per la tecnologia. Sono arrivato alla conclusione che tutto è legato alla domanda: Internet ed il digitale ha cambiato in meglio la nostra vita?

Internet , il web 2.0, i servizi mobile e tutto il mondo digitale che ci orbita intorno ci ha cambiato, non è un modo di dire. Dagli smartphone all’iPad, dagli sms alla mail, dai feedrss ai tweet, dalla connessione a banda larga, ai pagamenti on line e ai pagamenti con cellulare, dai servizi in mobilità fino ai social network location-based, siamo sempre più legati al mondo digitale e la nostra routine giornaliera è sempre più legata ad un click e alle informazioni interconnesse tra di loro.

Ogni giorno tutte questi click mettono in relazione realtà e virtuale, ci forniscono nuove informazioni, ci permettono di sviluppare idee e nuovi business ma soprattutto ci permettono di comunicare ed interagire con persone spesso sconosciute e lontane, allargando orizzonti ed opportunità.

Il Web 2.0 sta creando nuove forme artistiche, nuovi mestieri e nuove correnti culturali. La rete ha dato spazio, voce, consapevolezza ed autorevolezza a chi, in altro modo, non ne avrebbe mai avuta ed in particolare ha dato visibilità a guerre altrimenti sconosciute. Ha permesso di salvare delle vite umane e ha portato la cultura e l’informazione dove non ci sarebbe stata la possibilità. Ha smosso la voglia di sapere e ha dato vita a piccole grandi rivoluzioni.

Internet ha ampliato le relazioni e allo stesso tempo ha reso molto più piccolo il mondo. L’ha reso un piccolo paese, un pò provinciale, nel quale una notizia o un inciucio si propaga rapidamente da news in messaggio, da post a tweet fino al rimbalzo cross mediale, in tv, dove arriva all’orecchio e alle persone ancora non connesse.

Semplicemente, ha già cambiato la nostra vita. Lo ha già fatto e continua a farlo ogni momento.

Ecco perchè io amo internet ed il vivere digitale.

  • http://meemi.com/capobecchino capobecchino

    e proprio sull’inciucio noi andiamo ad operare :)

    la vedo esattamente come te ;)

  • Riccardo

    mia moglie dice che sono una “pepia” curiosa. Dice chevoglio sapere sempre tutto di tutto! Internet è il mio strumento preferito. MA per una mente come la mia , che si addormenta facilmente… che ha bisogno di stimoli per nutrirsi e vivere..ecco! internet è il pane per le mie “sinapsi”. I simili si attraggono. Ecco perchè il mio cervello tende ad avvicinarsi al mondo internet, come se rivedesse nei link le connessioni delle proprie sinapsi… sono un pazzo! Ormai ho messo un lucchetto dell’amore agganciato all’IP del tuo sito. :O)

  • stefitiz

    è verissimo quello che dici, internet ci ha reso molte cose più facili, più semplici e immediate, ci ha allargato orizzonti e ci ha fatto conoscere altre realtà prima sconosciute, belle o brutte che siano. Ma ha anche uniformato molto il nostro modo di comunicare, ci ha levato spontaneità e ci ha tolto un pò il gusto della conversazione vis a vis. Vedo, soprattutto nelle giovani generazioni che c’è difficoltà nel comunicare a di fuori di un Messenger o di un Fb o un sms. Coè, mi spiego meglio,on line son tutte emoticons, sfrontatezza e sicurezza che appena si è di fronte fisicamente alle persone scompare immediatamente per lasciare affiorare insicurezza e “timidezza”. Forse sarebbe giusto un pò di via di mezzo, con l’uso sicuro del web 2.0, ma anche con il gusto di conversare con le persone faccia a faccia, cosa che secondo me sta un pò scomparendo

  • http://www.ilmacaco.com ilmacaco

    Sono perfettamente d’accordo sia con te che con la bella immagine evocata da Riccardo :)

  • Massimo

    Sono d’accordo con @stefitiz, il network è una potentissima _estensione_ delle nostre possibilità, ma non dovrebbe diventare il centro della nostra esperienza, pena il vivere di sole esperienze ed emozioni traslate ed impoverite. L’incontro personale è quello che deve nutrire il mondo emozionale, mentre il networking è utilissimo per questioni pratiche. Mi spiego.

    Il parallelo di Riccardo fra link e sinapsi è azzeccatissimo.
    Stiamo facendo collettivamente il passaggio che come esseri umani abbiamo fatto intrapsichicamente con il linguaggio, che dipende proprio (guarda un po’ che caso) dal modulo digitale/numerico della nostra psiche, quello che definisce concetti e permette di associare emozioni a simboli (che diversamente dagli emblemi non hanno relazione analogica con ciò che è rappresentato). I simboli avrebbero altrimenti valore logico ma sarebbero vuoti di significato (ad es. le lettere C,A,S,A non hanno alcun riferimento esperienziale col nostro domicilio, ma come simbolo permettono di richiamare sinteticamente l’esperienza generale associata al relazionarsi con una casa).

    Il modulo digitale ci ha permesso le capacità di astrazione e progettazione che hanno reso così varia, potente e creativa la nostra civiltà, ma è anche fautore dell’enorme sintesi ed impoverimento dei modelli di esperienza, per questo è importante saperlo usare opportunamente.
    Ad esempio: se comunicare è un _processo_ vario che accade momento per momento, il simbolo “la mia comunicazione” diventa un concetto unico (nominalizzazione) associato ad una sola percezione dominante, e determina il mio comportamento in virtù di credenza. Anche quando l’associazione è in termini positivi, l’aver cristallizzato un concetto agisce come filtro interpretativo della realtà, non mi permette di accedere alla varietà dell’esperienza nel qui ed ora, e percepisco invece un’emozione traslata.

    Pertanto, il networking è ok come emersione dell’intelligenza collettiva con effetti pratici, ma per maturare un feeling… meglio l’incontro. D’altra parte, anche gli Indigeni Digitali sentono il bisogno di incontrarsi dal vivo, no?

    • http://www.fabiolalli.it Fabius

      Sono mancato un paio di giorni dal mio blog e mi ritrovo un bel pò di commenti interessanti. Condivido con @stefitz l’esigenza del contatto vis a vis, assolutamente. Come giustamente ha accennato anche @massimo, gli Indigeni Digitali cercano di comunicare e promuovere proprio questo: portare off line la relazione generata in internet, consolidarla ed approfondirla , per poi riportarla on line e tirarne fuori benefici.

      Sempre riguardo al messaggio di @Massimo invece, condivido tutto il raggionamento, che come sempre è interessante, tranne il punto relativo al concetto che “il digitale sia fautore dell’impoverimento dei modelli di esperienza”. Secondo me non è imputabile al digitale ma alla natura dell’uomo di fronte ad ogni cambiamento. Cerco di spiegarmi.

      La natura del cambiamento, visto come evoluzione, è secondo me riassumibile in accrescimento quantitativo e trasformazione qualitativa. Il cambiamento come accrescimento quantitativo, nel caso dell’avvento di Internet e del digitale, è riconducibile per esempio alla possibilità di avere a disposizione maggiori informazioni, numero di relazioni e tempo a disposizione. Questo genera obbligatoriamente una trasformazione qualitativa, che è invece riconducibile ad una modifica personale in termini di regole, competenze ed organizzazione. Questa “evoluzione personale” e sociale, anche se influenzata dal contesto, dall’ambiente, dai fattori stimolanti e dal digitale, è derivante da fattori intrinsechi della persona, delle caratteristiche personali, delle attitudini e della predisposizione o meno a certe scelte, dalla capacità di modificare le proprie abitudini in modo che siano migliorative prima per se stesso e poi per gli altri e dalla razionalità limitata che lo contraddistingue.

      Con questo voglio dire che l’impoverimento dell’esperienza, non è dato dal digitale direttamente, ma dall’incapacità della persona di seguire un criterio di utilizzo e di scelta basato sul valore, invece di scegliere solo sulla volontà di perseguire un obiettivo o un beneficio personale momentaneo.

      Darwin diceva “Non è il più forte, né il più intelligente che sopravvive. Ma chi risponde meglio al cambiamento” e chi risponderà meglio in questo caso, sarà chi non diventerà strumento della tecnologia e del digitale, ma chi del digitale ne farà strumento di crescita, evoluzione e cambiamento.

  • Massimo

    @fabiolalli
    Uhm… non so se ho colto tutto ciò che intendevi dire, preciso subito che comunque di quanto ho scritto il parallelo fra modulo digitale ‘psichico’ e internet è calzante a livello metaforico e non letterale. In ogni caso questa parte mi sembra interessante ed in accordo con quanto ho detto:

    gli Indigeni Digitali cercano di comunicare e promuovere proprio questo: portare off line la relazione generata in internet, consolidarla ed approfondirla , per poi riportarla on line e tirarne fuori benefici.

    Questa è un’esigenza perché ciò che percepiamo come ‘essenza’ è qualcosa che ha a che fare col nostro modulo psichico analogico (ciò che ti intrippa della tecnologia ad esempio è relazionarti fisicamente con lo strumento che è bello e fa qualcosa di intelligente, prima ancora dell’effetto pratico, per questo il mac così stilish va alla grande).
    Le relazioni in rete possono poi espandere ed arricchire l’esperienza analogica vis-a-vis quando questa è ben presente, ma ciò che non possiamo fare fino in fondo è costruire relazioni solo digitali, né spostare troppo il baricentro della relazione percepita verso il network, a meno degli effetti che @stefitiz citava.

    Con il termine ‘impoverito’, forse inadeguato, intendo dire che non corrisponde alla realtà, che è un’idea, che è un’esperienza derivata da associazioni di altri sentimenti ad altre esperienze, e non un’esperienza vera e propria (e, per la verità, non è neanche detto che una persona non usi preconcetti anche quando si incontra di persona, anzi è molto frequente, ma è un’altro discorso).

    Ad esempio: io e te non ci conosciamo personalmente. Di te ho un’ottima opinione per ciò che scrivi, per come ti ho visto nelle foto, per l’opinione di amici comuni. Per quanto questa relazione sia gratificante, tuttavia è estremamente impoverita perché non è ‘reale’, o se vogliamo lo è in altro modo: ciò che penso di te si riferisce ad emozioni associate ad esperienze precedenti a cui si associano gli ‘stimoli’ che mi arrivano da te.

    In sostanza, posso solo costruirmi un’idea di chi sei, categorizzando i tuoi comportamenti entro certe mie categorie, e pescando le emozioni che vi sono riposte.
    Il giorno che ti incontrerò, la percezione diretta potrà smontare completamente le opinioni che mi sono fatto e, ti dirò, potrà farlo a meno che io non ‘creda’ ciecamente che ciò che penso di te sia veramente reale, altrimenti ti vedrò come penso di vederti. Un po’ come vedere una star sul palco, sembra un dio ma in fondo è un uomo: sono io che lo inserisco nei miei ideali e da lì traggo qualità ed emozioni.

    Alla fine, al di là che l’uso della parola ‘impoverito’ associata al digitale possa aver sollecitato una sensazione negativa, io credo che siamo profondamente d’accordo nella sostanza:

    chi risponderà meglio in questo caso, sarà chi non diventerà strumento della tecnologia e del digitale, ma chi del digitale ne farà strumento di crescita, evoluzione e cambiamento

    che è come dire: chi si fonderà sul proprio essere userà il digitale con profitto, chi ne diventerà strumento… seguirà la legge di Darwin.

    Così è anche per l’uomo: chi usa la razionalità rimanendo centrato sul proprio essere può comprendere se stesso e il mondo, chi si identifica con la razionalità ne diventa strumento e percepisce un mondo “impoverito”.

    un abbraccio
    Max

  • http://www.fabiolalli.it Fabius

    @massimo Si diciamo le stesse cose: il problema dell’impoverimento è generato dalla persona che fa un utilizzo sbagliato del sistema digitale e non perchè la tecnollogia induca ad un uso errato. E cmq quando vuoi aperitivo, a Milano, tanto ultimamente vengo spesso ;) A presto

  • Massimo

    Già, ma io da un’annetto e mezzo vivo nelle Marche ;-)
    Cmq spesso vengo sia a Roma che (parto oggi) a Milano.

  • http://www.fabiolalli.it Fabius

    Ahahahahh :) Vabbè, fammi sapere se passi da Roma o quando sei a Milano ;)

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