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Se il Follow entra in azienda

by Fabio Lalli on 21 May 2010

Vorrei entrare in ufficio e trovare tanti tasti con scritto Seguimi o Non seguirmi, su tutto. Documenti, persone, oggetti, discussioni, messaggi e poterci cliccare e diventare follower quando mi serve, per poter essere aggiornato e seguirne i tweet. Ci avete mai pensato?

Partiamo dal concetto di base, il follow.

Facebook, che più o meno tutti usiamo e conosciamo, funziona secondo la logica della relazione di amicizia e necessita di una doppia azione (ti chiedo l’amicizia, e tu accetti). A seguito della relazione instaurata si ricevono tutte le informazioni, senza filtro, di ogni amico, con una crescente  mole di informazioni completamente ingestibili.

Twitter funziona diversamente ed utilizza il concetto del follow, principio secondo il quale un utente segue, con una relazione monodirezionale, il lifestream (flusso dei dati) di un altro utente che “cinguetta” e condivide informazioni. Questo tipo di relazione permette di filtrare il rumore (eccesso di informazioni), e permette di interagire nel momento in cui lo riteniamo opportuno.

Secondo me il follow è un concetto applicabile anche in azienda, e potrebbe esser utile alla comunicazione e potenzialmente importante per il business. Mi spiego.

L’azienda è composta da persone che sono in relazione fra di loro: queste si scambiano dati, email e messaggi, documenti e progetti, date ed appuntamenti. Tutti questi flussi generano informazioni che, al contrario di come si possa pensare, non sono entità statiche e mute, bensì sono entità dinamiche che hanno un proprio ciclo di vita, si sviluppano, generano conoscenza, scelte, opportunità, problemi e soluzioni. Molto spesso, a causa della poca comunicazione o banalmente per dimenticanza o disorganizzazione, queste informazioni rimangono nascoste, non vengono condivise e si perdono senza che nessun altro ne abbia fruito e beneficiato.

Ma se tutte queste entità potessero parlare…? Bene, facciamole parlare.

Immaginiamo le informazioni come entità vive che comunicano e si relazionano. Potremmo fare il follow di un entità, e potremmo seguire tutto quello che dice, così come oggi lo facciamo con i tweet delle persone. Potremmo seguire un documento ed esser aggiornati delle sue evoluzioni (aggiornamento, commenti, integrazioni), oppure potremmo seguire un gruppo di discussione di un progetto e riceverne degli avanzamenti o ancora potremmo seguire il life stream di discussioni tecniche di un progetto ed intuirne spunti di business o potenziali aree non ancora esplorate.

Insomma, qualsiasi entità, dai documenti (offerte, fatture, lettere, comunicazioni, manuali) ai messaggi (email, sms), dai calendari ai progetti fino ad un anagrafica (clienti, fornitori, dipendenti), sarebbe in grado di comunicare con noi. Non solo le persone. Semplicemente se followate.

Questo concetto può essere applicato ai sistemi di Enterprise 2.0, document management e knowledge management, CRM, semplicemente dando all’utente la possibilità di cliccare follow e ricevere così informazioni nel nostro stream. Come succede su Twitter. Semplice no?

  • Pingback: Tweets that mention Se il Follow entra in azienda | Fabio Lalli -- Topsy.com

  • Marco

    Fabio, in TIM abbiamo fatto lo stesso ragionamento per la intranet del Customer service e qualcosa del genere lo abbiamo realizzato, almeno in parte.
    Oltre a seguire le attività dei colleghi in grado di darti consigli utili per il tuo lavoro, segui le attività o i commenti degli oggetti formativi e dei documenti sin dalla loro pubblicazione, le conversazioni nei forum e nei blog che ti interessano, rimanendo sempre aggiornato attraverso un sistema di notifiche che personalizzi partendo dallo streaming delle attività in home page. Se vuoi puoi ricevere le notifiche anche via mail. Funziona,a patto che il numero di accessi e di pagine viste non siano tra i vostri obiettivi principali: l’utente verrà sulla vostra intranet solo quando c’è qualcosa che lo interessa davvero. Ma questo vi aiuterà anche a capire cosa è davvero utile e cosa no del lavoro che state facendo.

    • http://www.fabiolalli.it Fabius

      Ciao Marco. Si in effetti è necessario che le intranet siano attrattive e utili, altrimenti tutte le funzionalità a corredo diventano irrisorie. Il follow in effetti è una di quelle cose che genera curiosità, proprio perchè l’utente non si sente sovrastato di informazioni inutili o non di suo interesse, ma bensì le segue selezionandole. Grazie per la segnalazione e del caso di applicazione! PS: Benvenuto sul mio blog

  • http://www.cinemavistodame.com Roberto Bernabo’

    il twitter (o strumenti analoghi), all’interno dell’azienda, deve essere una installazione concepita all’interno di una più ampia strategia, che punti alla creazione di reti sociali, basate sulla contiguità di competenze professionali, o su interessi professionali, anche personali, verso certe attività svolte di fatto all’interno di quella organizzazione.

    In assenza di questo presupposto, temo che, soprattutto nelle grandi aziende, si rischi di fare solo confusione.

    Creare all’interno degli strumenti intranet un profilo personale con, anche, la componente twitter, non credi sarebbe meglio?

    Se quella persona fa dei cinguettii interessanti, forse, voglio saperne di più, forse voglio vedere i progetti che ha realizzato, magari, perché no, scaricare qualche sua presentazione, incontrarmi con lui.

    La socialità applicata alle organizzazione deve, secondo me, abilitare la creazione di relazioni non più basate sul concetto di silos organizzativo / gerarchico / funzionale, ma al contrario su quello di network.

    Il network è assai più trasversale e contaminante.

    Credo che in questo nuovo modo di mettere in relazione le persone di un’azienda, corredando il subset di tool, anche di strumenti di comunicazione intima, sia sincroni che asincroni, è possibile creare un’infrastruttura della socialità che può incidere, fortemente, sulla capacità, di quella organizzazione, di generare innovazione.

    Altrimenti, ed è questo il mio parere, il rischio è di andare dietro ad una tendenza, senza avere chiara in mente, in realtà, la logica processiva che deve accompagnare la progettazione degli strumenti a supporto del business (perchè alla fine è di questo che stiamo parlando), nella quale sarà sempre necessario comprendere, preliminarmente, di che cosa le persone hanno realmente bisogno, e solo dopo tale analisi che ci avrà consentito di delineare una correlata strategia di social networhing aziendale, con uno o più punti di arrivo ben identificati, progettare i tools.

    Sai, ne ho visti di twitter aziendali con 0 followers, e con dati di accesso a dir poco imbarazzanti.

    ;-)

    Con stima.

    Rob.

    • http://www.fabiolalli.it Fabius

      Ciao Roberto
      Prima di tutto benvenuto e grazie per il tuo intervento, veramente completo.

      La penso esattamente come te sulla necessità di una strategia, sull’esigenza di progettazione e sugli effetti negativi di strumenti impiantati senza averne capito l’importanza. Sono anche io convinto degli impatti positivi che può avere la socialità generata da una modalità di comunicazione nuova, da un network trasversale e contaminante. Progettare, integrare e creare comunicazione è necessario per superare l’ostacolo del concetto di silos organizzativo al quale tu fai riferimento.

      La mia riflessione sul Follow in azienda, applicato a tutto, nasce prima di tutto da una provocazione che voglio fare alle aziende. E’ un modo per dire “comunicate!” e “fate comunicare”, non bloccate i social network, non allontanate i social media, gli strumenti e le modalità di comunicazione diverse, provenienti dall’esterno dell’azienda.

      Ritengo inoltre che il concetto del Followable sia realizzabile anche tecnicamente. Parlo di un sistema un pò più esteso del follow classico di twitter e faccio riferimento a tutte quelle informazioni che non sono comunicate/comunicabili dagli utenti (processi, automatismi, dati incrociati che potrebbero rivelarsi utili se individuati preventivamente) e che invece potrebbero “Twittare”. Non sto parlando di una tendenza, ma di un sistema aggiuntivo per migliorare e abilitare la relazione alla quale tutti auspichiamo tutti.

      No, che ne pensi? Grazie, a presto

  • http://www.cinemavistodame.com Roberto Bernabo’

    Sono assolutamente d’accordo, alla fine, il tema, è quello di creare nuove opportunità di relazioni all’interno delle aziende.

    Fino ad oggi da un lato c’è il sistema di relazioni che internet sta favorendo sempre di più. (Vedi anche il modo con cui noi due ci siamo conosciuti). E dall’altro, quasi contrapposto in una sorta di immaginario continuum, c’è quello tradizionale delle aziende.

    I tempi sono ormai maturi per fare capire alle aziende che certe litanie sono arcaiche, che è giunta l’ora di abbattere i confini delle organizzazioni, di abilitare, ma veramente, un nuovo modo di mettere in relazione non solo le persone, ma, direi soprattutto, le loro idee.

    Stiamo parlando di un potenziale enorme già così, ma ulteriormente dilatabile, se, in questo gioco, facciamo entrare anche i clienti.

    Il mio sogno è quello di creare contesti ibridi tra interno ed esterno.

    Perché, mi chiedo, se parliamo di reti che senso ha chiuderle?

    Non ha molto più senso aprirle?

    Le aziende sono scatole chiuse, che, però, vendono i loro prodotti ed i loro servizi al di fuori di esse.

    Le dinamiche verso i dipendenti non prevedono mai una direzione verso i clienti, e viceversa.

    Secondo me, invece, i tempi sono maturi per fare anche questo ulteriore passo.

    E su questa idea sarei disposto a rischiare, se fossi un imprenditore, e se credessi, ma veramente, che il fattore umano dei miei dipendenti, e quello dei miei clienti, sia veramente il valore più importante che sto generando.

    Tanto maggiore quanto più sarò capace di creare opportunità di scambio generativo tra i due.

    Ovviamente questa idea è ancora tutta da definire, ma sono certo che, ad esempio, i social network possano percorrere, nel futuro, anche queste direzioni.

    Vatti a vedere la pagina di facebook di AT&T per farti un’idea.

    Con stima.

    Rob.

  • Riccardo

    Sono d’accordo su tutto quello che avete scritto ma voglio lanciare una provocazione fuori dalle righe per offrire un ulteriore spunto anche se forse fuori luogo! “Ma quali problemi ci stiamo ponendo dato che per 20 anni non potremo più ideare, creare e sviluppare social network dato che facebook ha registrato un brevetto internazionale che non permette a nessuno di usare il sistema dei social network!!! se facebook volesse potrebbe far chiudere twitter! ” . Ho in mano il documento del brevetto e vi garantisco che è talmente generico che potrebbe inglobare qualunque tipo di social netwok.. che stangata!!! scusate se sono uscito un po’ dal seminato.

    • http://www.fabiolalli.it Fabius

      Mi sembra un pò strano… Pubblica il documento (o mandaci un link dove leggerlo) e discutiamolo. Sarebbe interessante

  • http://www.auterytech.com/ Steve

    Fabio, in TIM abbiamo fatto lo stesso ragionamento per la intranet del Customer service e qualcosa del genere lo abbiamo realizzato, almeno in parte.
    Oltre a seguire le attività dei colleghi in grado di darti consigli utili per il tuo lavoro, segui le attività o i commenti degli oggetti formativi e dei documenti sin dalla loro pubblicazione, le conversazioni nei forum e nei blog che ti interessano, rimanendo sempre aggiornato attraverso un sistema di notifiche che personalizzi partendo dallo streaming delle attività in home page. Se vuoi puoi ricevere le notifiche anche via mail. Funziona,a patto che il numero di accessi e di pagine viste non siano tra i vostri obiettivi principali: l’utente verrà sulla vostra intranet solo quando c’è qualcosa che lo interessa davvero. Ma questo vi aiuterà anche a capire cosa è davvero utile e cosa no del lavoro che state facendo.

  • http://www.evermind.it Francesco Biacca

    anni fa leggendo qui e lì, non ricordo se libri o blog, mi venne un’idea per introdurre il social nelle aziende .. probabilmente oggi qualcuno avrà già realizzato qualcosa di analogo, ma mi fa piacere che non sono l’unico a ragionare in certi termini :)

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