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Se l’IT va in cloud e diventa un servizio

by Fabio Lalli on 28 June 2010

Negli ultimi tempi ho avuto modo di analizzare ed approfondire tematiche relative al concetto di SaaS (Sofware as a Service) e mi sono convinto di una cosa: i tempi sono maturi per il passaggio definitivo, di alcune realtà, al completo utilizzo del software in cloud e outsourcing. Secondo me a partire dalla metà del 2010 e per i prossimi due anni, vedremo crescere il mercato del SaaS in modo considerevole, ben oltre il software tradizionale. Anzi, vedremo un radicale abbandono delle applicazioni tradizionali client, anche su sistemi Mobile.

Della modalità SaaS se ne parla da tempo e spesso, sotto forme e nomi diversi, da servizi in ASP fino al software on demand. Anche se piccole sfaccettature e diverse caratteristiche rendevano differenti queste modalità, il concetto di fondo era sempre lo stesso: si trattava comunque di software non residente su sistemi aziendali, ma su server terzi, e fruibile via web.

Il limite più grande che ha fermato la crescita di questa modalità in questi anni è secondo me riconducibile fondamentalmente a 2 fattori:

  1. La continuità del servizio: le infrastrutture non garantivano la possibilità di fruire di servizi presso terzi. I principi di business continuity , ridondanza ed alta affidabilità, fino a poco tempo fa, non erano alla portata di tutti, mentre oggi vengono affrontati con molta più attenzione dalle aziende, e da fornitori di servizi;
  2. La sicurezza delle informazioni: la scarsa conoscenza dei marchi non rendeva facile la scelta delle aziende. “Depositare” i propri dati presso terzi non era (e non lo è anche oggi) una decisione semplice.

Oggi queste problematiche sono state tendenzialmente superate e le aziende sono molto più predisposte: da una parte le tecnologie permettono di essere sempre always-on, i fornitori sono in grado di fornire servizi in continuità con livelli di efficienza elevata, i dati possono esser cifrati con sistemi sofisticati, i produttori di software in accordo con gli ISV hanno iniziato a proporre soluzioni in partnership o co-branding, guadagnando in credibilità e fiducia.

Negli ultimi anni alcune software house e alcuni produttori di software hanno iniziato a mettere a disposizione soluzioni di ERP, strumenti di Business Intelligence e CRM completamente utilizzabili e fruibili via web. Il target individuato e maggiormente attento a questo tipo di soluzioni è stato quello delle PMI che, non avendo internamente alta competenza tecnica, avendo budget ridotti e non avendo l’IT come Core Business, hanno potuto ridurre gli investimenti in Information Technology affidandosi a servizi completamente in outsourcing, in cloud.

In Italia siamo ancora indietro da questo punto di vista e mentre noi stiamo a guardare e aspettiamo, nel resto del mondo è invece molto interessante vedere come il mercato del cloud computing stia evolvendo: oltre alle soluzioni SaaS si parla anche di Platform-as-a-Service (PaaS) e Infrastructure-as-a-Service (IaaS). Il Platform-as-a-Service, per esempio, ha una logica simile al SaaS, ma in questo caso non viene utilizzato in remoto un singolo programma, ma una piattaforma software che può essere costituita da diversi servizi, programmi o librerie.

Se il trend – come immagino – sarà crescente, assisteremo ad un cambiamento radicale della fruizione dei servizi IT, avremo sempre più servizi ed applicazioni utilizzabili on line, vedremo sempre più diminuire il numero delle macchine e dei server, e i data center (sempre più virtualizzati e distribuiti) non saranno quelli di oggi.

Questo significa che le aziende che non hanno nell’IT il proprio Core Business, potranno esternalizzare sempre di più servizi, infrastrutture e applicativi andando sempre più verso il concetto di It-as-a-Service . Le responsabilità relative alla continuità del business e alla sicurezza saranno demandate al fornitore e gli investimenti dell’azienda potranno focalizzarsi sull’innovazione della propria attività.

Della serie, ad ognuno il proprio mestiere.

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  • Massimo

    Secondo me il ragionamento va segmentato per dimensione aziendale, e comunque ci vorrà ancora un bel po’ di tempo prima che le aziende possano fruire di modalità PaaS. Se guardiamo indietro alle attività di integrazione dei sistemi, che hanno fatto emergere le SOA, scopriamo che le applicazioni legacy sono un asset a cui è difficile/impossibile rinunciare. Le banche usano ancora il Cobol, e non potrebbero fare altrimenti: difficile rischiare di inserire malfunzioni ripensando sistemi consolidati.

    Per definizione i servizi SaaS sono applicazioni il più trasversale possibile, per sfruttare la long tail, e mai saranno applicazioni verticali quali sempre sono necessarie in aziende di media dimensione. In qualche modo le app verticali saranno sempre concettualmente “interne”.

    Gli early adopter di modalità PaaS perciò possono essere le piccole aziende che partono da nessuna infrastruttura e necessitano solo di piccola gestione amministrativa. Ma salendo nella dimensione e nella criticità delle informazioni, il peso del costo dell’IT si fa sempre relativamente minore (anche se maggiore in termini assoluti), e l’appetibilità del cambiamento minore. Più l’azienda è grande, e meno può rinunciare al legacy.

    Le applicazioni SaaS disperse sul web non sono veramente integrabili, ripropongono dei silos per di più distribuiti nel cloud, e questo accade paradossalmente anche per le piattaforme di social networking aziendale che sono di fatto applicazioni verticali dedicate alla comunicazione, anziché punto di partenza di tutti i processi.
    I servizi SaaS sono gestibili dalla governance aziendale solo finché le necessità sono limitate. Certo, un calendar lo puoi sempre sincronizzare, ma è una applicazione talmente trasversale che si è creato uno standard di integrazione (es. feed iCal). Che ne può essere per applicazioni più verticali? Che sforzo è richiesto, ad esempio, per integrare i dati in BaseCamp con un tool di automazione dei test? Ed il risultato, chi me lo gestisce?

    Quello che una grossa azienda può fare per razionalizzare i costi è fare outsourcing dell’IT in blocco presso i server del fornitore, ma difficilmente userà una costellazione di tool dispersi nel web come cuore delle proprie attività.

    Just my 2 cents

  • http://www.fabiolalli.it Fabius

    Massimo condivido il tuo punto di vista in generale, tanto che il mio post inizia con “…mi sono convinto di una cosa: i tempi sono maturi per il passaggio definitivo, di alcune realtà, al completo utilizzo del software in cloud e outsourcing…”. Non a caso faccio riferimento ad alcune realtà. Magari avrei dovuto specificarle, ma il concetto è uguale al tuo: ci sono applicazioni legacy (e comunque non tutte) e alcuni core business specifici che non possono esser portati in modalità SaaS.

    Invece non sono molto convinto sul discorso delle applicazioni verticali e sulla tua generalizzazione: tu dici, se non ho capito male, che un applicazione verticale non può esser portata in cloud mentre può esserlo una trasversale. Io credo che sia invece possibile poter erogare un servizio in SaaS anche per applicativi molto verticali o verticalizzati attraverso customizzazioni.

    Facciamo un esempio: pensiamo ad una società che si occupa di Import/Export nel settore specifico del Duty Free. In questo caso l’azienda non ha nel suo core business l’IT, non ha l’infrastruttura adeguata per poter garantire continuità ed efficienza o dovrebbe investire parecchio, e non ha la competenza interna (che dovrebbe creare) per poter erogare i vari servizi (posta, web, erp, crm, bi…). Servizi che magari verrebborp fruiti anche dalle sedi periferiche e dai negozi affiliati. Secondo me, questo è un caso verticale, in cui un sistema completo possa esser preso in carico da un fornitore (o più fornitori) che possano a garantire:
    - presa in carico del licensing e aggiornamenti SW/HW
    - business continuity e disaster recovery (connettività, ridondanza, e via dicendo…)
    - evoluzioni
    e girare il tutto sottoforma di servizio (a canone). L’azienda ne beneficerebbe non poco, non dovendo portare internamente competenza e ulteriori costi di infrastruttura, e potrebbe investire esclusivamente sul suo core logistica e automazione magazzini.

    Secondo società che l’IT non ce l’hanno nel DNA possono pensare di ricorrere completamente al SaaS. No? Che ne pensi?

  • Massimo

    Invece non sono molto convinto sul discorso delle applicazioni verticali e sulla tua generalizzazione: tu dici, se non ho capito male, che un applicazione verticale non può esser portata in cloud mentre può esserlo una trasversale. Io credo che sia invece possibile poter erogare un servizio in SaaS anche per applicativi molto verticali o verticalizzati attraverso customizzazioni.

    Beh, non ho detto che non è possibile, ho inteso dire che nessun provider in modalità SaaS fornirà customizzazioni perché sarebbe un controsenso: per me SaaS = long tail, e customizzazione è l’opposto. Se un provider fa customizzazioni, io lo chiamo ‘outsourcing’ e ricadiamo molto probabilmente nell’esempio dell’IT esportata in blocco.

    Facciamo un esempio: pensiamo ad una società che si occupa di Import/Export

    qui l’applicazione sarebbe sì verticale, ma di sicuro il provider SaaS (se è lui che produce il software) offrirebbe un servizio standard sull’argomento e si guarderebbe bene dal creare una customizzazione specifica per ogni cliente. Viceversa tu descrivi un caso di outsourcing della _mia_ IT.

    Forse è una questione di termini: se un provider fa il lavoro sui suoi server come lo farebbe sui miei come un intervento specifico, allora io nella mia terminologia smetto di chiamarlo SaaS ed inizio a chiamarlo outsourcing a canone, perché quello che mi vende non è il software (che ho deciso e configurato – o fatto configurare – io per le mie esigenze) ma la maintenance e l’hosting. Il fornitore non è una software house ma un sistemista e questo servizio, certo, è possibile da quando esistono le VPN.

    Da http://en.wikipedia.org/wiki/SaaS: With SaaS, a provider licenses an application to customers as a service on demand, through a subscription or a “pay-as-you-go” model. SaaS is also called “software on demand.”
    Il software è del provider ed io lo pago ad uso, così com’è.

    Secondo società che l’IT non ce l’hanno nel DNA possono pensare di ricorrere completamente al SaaS. No? Che ne pensi?

    Piccole ditte che fanno solo un po’ di contabilità e gestione delle attività certamente. Magari anche software house che tutto sommato usano sempre i soliti strumenti. Tutti possono poi pensare all’outsourcing dell’IT, condizionatamente alla convenienza economica.

    Negli altri casi, non penso sia possibile fondare la propria attività specifica sull’aggregazione di applicazioni generiche disperse. Anche se non mi serve adesso, io devo avere la tranquillità di poter aggiungere pezzi di funzionalità customizzate in futuro. Magari aggrego roba dall’esterno, ma il vero centro lo devo avere sotto controllo, anche se magari in outsourcing, e deve essere modificabile a piacere – sarebbe un rischio troppo grosso per il business, altrimenti.

    Nella mia terminologia per essere veramente SaaS e soprattutto PaaS, ed essere anche customizzabile, bisognerebbe provare la validità dell’approccio di WorkXpress (http://www.workxpress.com) per quanto riguarda il linguaggio di 5a generazione che mette a disposizione del cliente (il provider non fa customizzazione), valutando però cosa e quanto si può fare veramente.

  • http://www.fabiolalli.it Fabius

    Grazie per la segnalazione. Avevo sentito parlare di Workxpress ma non l’ho mai provato. Ci do un occhio :)

  • gcuccu

    Buongiorno, qualcuno sa indicarmi, anche solo con link, le aziende che forniscono servizi in italia tipo Cloud e/o clienti che lo utilizzano (case history)? io ho girato un bel po ma non ho trovato nulla di consolidato , grazie 1000!

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