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Sliding Doors

by Fabio Lalli on 3 August 2010

Vi racconto la mia giornata completamente twittata e condivisa in rete oggi.

Tutto inizia con il suono della sveglia delle 5.00.

Oggi riunione a Parigi, un pò di shopping, toccata e fuga e poi rientro a Roma. La giornata inizia prestissimo: la sveglia alle 5 del mattino sembra il bigbang. Preparazione rapida e via, taxi e direzione Fiumicino. Alle 6.00 checkIn in aeroporto e alle 7.00 partenza per Paris. L’arrivo all’aeroporto di Parigi Charles De Gaulles è previsto per le 9.10, il volo è tranquillo e l’atterraggio puntuale. Dopo una lunga e piacevole riunione con il cliente, saluto tutti e me ne scappo di corsa, approfittando dalla giornata splendida parigina per fare due passi. Faccio uno spuntino alle 13 da Lina’s , poi una veloce una passeggiata verso le 14 al Louvre ed infine partenza per tornare a Roma con il volo delle 15.30. Arriverò a Fiumicino per le 17.40, con il giusto tempo di passare da casa, fare una doccia ed andare a cena con un paio di amici alle 20.

Aspetta aspetta, rewind: torniamo al momento in cui mi è suonata la sveglia, e vi racconto la giornata, vissuta in parallelo.

Accc!! Mi ero dimenticato di disattivare la sveglia. Di solito non riprendo sonno e così mi sono messo scrivere due righe sul mio blog in attesa dell’inizio della giornata. Alle 5.30 trovo in rete un amico che vive negli States e dopo una breve discussione mi domanda: “Ti fidi delle informazioni in internet?”. Sono rimasto un pò spiazzato dalla domanda ma poi parlando del più e del meno mi è venuta in mente un idea per un esperimento e mi sono messo subito al lavoro dalle 6.00 alle 7 circa. Alle 9 sono uscito di casa per fare un paio di commissioni personali e poi sono andato in ufficio. La mattinata è trascorsa tranquillamente. Alle 13 sono sceso a mangiare una cosa rapida sotto l’ufficio e dalle 14 alle 15.00 ho fatto una riunione. Alle 20 cena in serata mi vedrò con due miei amici.

A quale dei due racconti credereste? Praticamente alle 5 del mattino ho dato inizio al mio sliding doors, che si è poi ricongiunto alle ore 20 per cena.

Bene, questo è stato il mio piccolo esperimento: simulare lo sliding doors, vivere per una giornata intera una dimensione parallela, virtuale e far credere a tutti che la mia giornata si sia svolta realmente così, utilizzando gli strumenti di comunicazione che, tutti, abbiamo a disposizione e dei quali ci fidiamo, a volte, troppo.

L’esperimento è iniziato con qualche ricerca veloce: voli di aerei, distanze e percorsi, orari ed indirizzi e qualche dettaglio. Poi ho creato una timeline sulla quale ho messo un piano dei tweet (schedulati così da evitarmi di doverli fare manualmente), l’elenco dei checkin per simulare e comunicare la mia posizione ed i miei spostamenti, qualche info di dettaglio da tweettare per far sembrare più vera la giornata.

Nessuna collaborazione, un solo complice: mia moglie. Lei sapeva tutto questa mattina ovviamente, ma solo per evitare una bomba atomica! Vi immaginate la sua faccia, se avesse letto su Facebook che stavo a Parigi e non le avevo detto nulla!?

Durante la giornata ho dovuto fare molta attenzione ad alcuni aspetti: dal telefono spento durante la fase dei voli aerei, la disattivazione della localizzazione automatica di Android su Latidude, le risposte via email. Ho dovuto gestire i commenti su facebook, twittare senza geolocalizzazione, evitare CheckIn (veri) ed interagire sugli altri social in momenti ed orari opportuni per evitare che tutto l’esperimento fallisse a causa di qualche contraddizione. Non volevo che nessuno sapesse che si trattava di un esperimento, anche se a qualcuno il dubbio è venuto… Ho inviato su Twitter qualche frase con contenuti mirati e testi che comunicavano il mio coinvolgimento (la fretta, le osservazioni sul contesto e qualche, finto, dettaglio). Ho condiviso tutto anche su Facebook, FriendFeed e FourSquare.

Ora, aldilà dell’aspetto ludico e divertente nel vedere i commenti delle persone, i like e le risposte su Twitter, vorrei fare qualche considerazione sull’esperimento e tirarne fuori qualcosa di riflessione.

Prima di tutto la privacy. Secondo me l’esperimento dimostra che la privacy può essere gestita gestendola e i dati personali possono esser comunicati e condivisi come vogliamo, dipende principalmente da noi e da quello che decidiamo di far sapere, come e quando. La crescita dei social network, la diffusione di strumenti di condivisione, l’utilizzo della rete in modo scriteriato di molti utenti e la mancanza del rispetto della netiquette ci deve comunque far prendere in considerazione la possibilità che qualcuno possa “condividere” in rete, senza autorizzazione e a nostra insaputa, informazioni su di noi. Immaginate il tweet di un amico che dice di averci visto in via tal dei tali o la condivisione di una foto che ci ritrae in un determinato momento, senza che nessuno ci abbia richiesto l’autorizzazione. Con questo non sto dicendo di mentire in rete, anzi, ma di gestire la propria privacy ed esser consapevoli di quello che stiamo mettendo on line.

Ci sono molti post che parlano di problematiche relative alla privacy e ai social network, ma io sono dell’idea che tutto è riconducibile maggiormente a quello che vogliamo condividere. Vi segnalo un paio di post in particolare: uno di Luca Perugini che parla di Galateo ai tempi di FourSquare, e le slide di Catepol al VesuvioCamp2010 nelle quali accenna alla Regola della nonna e di come dovrebbero comportarsi gli utenti all’interno dei social network. Secondo me sono considerazioni semplici, ma da tenere bene a mente.

La seconda è la fiducia verso Internet crescente. Quando poco fa ho detto a qualche persona che è stato tutto un gioco, e che sono sempre stato a Roma, la domanda che mi ha più colpito è stata: “Ma l’hai scritto su Facebook, pensavo fosse vero!”. Agghiacciante. Una volta questa cosa si diceva della televisione e dei telegiornali, oggi, si dice di Internet (già?!). Da un lato mi sembra un bene, vuol dire che l’attenzione si sta spostando verso la rete, dall’altra lo ritengo un problema: se adesso lo dice Internet, Deus Ex machina, a prescindere è vero?

C’è poi il discorso degli strumenti che abbiamo a disposizione. In questi giorni in rete si è parlato molto di FourSquare, dei suoi punti di forza e delle sue debolezze, delle funzionalità e dell’utilità dei sistemi di geolocalizzazione. Si è discusso in particolar modo della possibilità di fare checkIn su delle location senza esser realmente sul posto. Personalmente non condivido l’utilizzo di 4SQ in questo modo, poichè, anche se è un gioco ed il sistema attualmente lo permette, mi domando che senso abbia dire di esser in un posto e poi esser altrove. A questo punto la domanda già girata in rete è stata: esiste un modo corretto di utilizzare gli strumenti della rete?

Sono d’accordo con chi dice che, proprio perchè si tratta di strumenti, ognuno è libero di utilizzarli come meglio crede: io aggiungerei alla frase “con senso di responsabilità, attenzione e consapevolezza“. Si attenzione e consapevolezza perchè “quando parliamo in rete” – citando Gianluca Diegoli al #4sqconf – ” è come se il mondo fosse in CC“, ed ogni detta rimane e sarà visibile anche a distanza di tempo.

Per quanto riguarda Foursquare nello specifico, mi auguro che inibisca quanto prima la possibilità di effettuare CheckIn fuori area. Ne guadagnerebbe il social game e anche l’attendibilità dei Poi generati dall’utente.

A l’utilizzo degli strumenti della rete infine mi aggancio per porre attenzione sulla responsabilità degli utenti nei confronti di internet. La rete è in costante crescita da quando è nata e sta diventando un enorme contenitore di dati. Tutti i giorni utilizziamo Internet per cercare, informarci e condividere. Tutti possiamo beneficiare di un sistema democratico, gratuito e globale. Alimentare il sistema con informazioni errate o non classificate è dal mio punto di vista irresponsabile. Se non ci preoccupiamo oggi di strutturare le informazioni, ci troveremo ben presto nel marasma di dati destrutturati ed inutili. Possiamo impegnarci nella ricerca, nella progettazione di sistemi di analisi di dati basati su reti neurali, ambire ad un web semantico, discutere sugli opendata e quant’altro ma prima o poi ci troveremo a lavorare quantità enormi di dati spazzatura.

Vabbè, era un momento di elucubrazioni mentali… Voi come la vedete?

  • http://www.koalalorenzo.com Lorenzo Setale

    Azz! Geniale! Ma io se fossi stato in te non l’avrei detto a tua moglie e sarei scappato veramente!!! :~P per il resto sono veramente d’accordo con la tua visione della privacy: chiunque è in grado di scegliere cosa, come e quando condividere con gli altri! Ricordo sempre quelli che diffidano di Facebook e social network vari e li metto a confronto con l’esatto opposto: chi condivide troppo la sua intimità!

    Come diceva la sacra catepol, i social network sono un coltello, puoi tagliar i la carne e cucinare anche una fiorentina (sbav… ) oppure puoi commettere un omicidio/suicidio! Sta a te scegliere!

    Complimenti per l’idea, la prossima volta sfruttala meglio: potresti organizzare fughe per poi ritrovarti su “chi l’ha visto” ;-)

    • http://www.fabiolalli.it Fabius

      Grazie Lorenzo :) Questo era un esperimento, magari la prox scappo davvero, e so come depistare tutti! :)

  • Federico Cicchinelli

    Finalmente ho scoperto chi era quella gran figa che rimorchiai su ICQ nel lontano 2000…. scherzi a parte… questo tuo test ha semplicemente dato adito ad ogni mia convinzione che su internet ormai ognuno può reinventare se stesso. Inoltre la rete ha un processo troppo lento nell’epurazione delle informazioni errate o parzialmente inesatte (Con questo non dico che sia necessario un organo di controllo). Stessa cosa nello specifico per i social…

    • http://www.fabiolalli.it Fabius

      O la la … Federico! Ma grazie per l’intervento. Io son convinto che il controllo lo fa la stessa rete… La rete può costruire e smentire. no?

  • Claudio Vergini

    Fabio… ci sono aziende che organizzano alibi perfetti, su commissione.
    Ti organizzano un finto meeting, un impegno di lavoro, magari per mascherare o dissimulare momenti trascorsi con l’amante o chissa’ cosa.
    Magari ora si staranno specializzando proprio in “Social Alibi” ;-)
    L’unico vincolo è che, in caso di indagini giudiziare, l’alibi sarà smontato automaticamente… ma mi sembra talmente logico che e’ inutile commentare…

    Al di là di questa notizia, che forse i lettori già sapevano, trovo il tuo esperimento al confine tra geniale e “maniacale”… voglio fare un commento da “vecchio analogico”, il Social ha senso se declinazione ed estensione, miglioramento del “Real”; in caso contrario diventa, a mio avviso, schizofrenia digitale, doppia identità.

    Facendo il romantico… la parte che mi ha più emozionato è la cena con gli amici… ;-)

    • http://www.fabiolalli.it Fabius

      Claudio, sei sempre il solito romantico! :)

  • http://www.catepol.net/ catepol

    geniale test :) grazie per la citazione… l’ho letto su facebook e ci ho creduto è aberrante sì…

    • http://www.fabiolalli.it Fabius

      Catepol … quando mi hanno risposto così, mi è caduta la mascella! Giuro :-)

  • Pingback: Tweets that mention Sliding Doors | Fabio Lalli -- Topsy.com

  • http://www.lucaperugini.it Luca Perugini

    geniale, Sliding Doors… come forgiare la realtà (ma esiste una realtà condivisa?) con un banale uso accorto dei SN e dei strumenti di geolocalizzazione… solo un’osservazione: non tutti sono in grado di gestire la propria privacy su internet.

    La massa degli utenti di FB non ha la più pallida idea delle implicazioni del condividere fotogrammi della propria vita “in CC” con il mondo, e se a questo aggiungiamo che, oramai, è praticamente impossibile mascherare le ns tracce eletroniche che quotidianamente diffondiamo tramite l’uso di tecnologie banali, quali il bancomat o il cellulare (non serve che sia uno smarphone di ultima generazione… )… il quadro è completo.

    Una nuova forma di Galateo non è sufficiente ad eliminare il problema, però potrebbe in alcune situazioni rivelarsi utile.

  • Riccardo

    Semplicemente pelledoca (pelle d’oca) … sei semplicemente geniale.. io ci sono cascato! ti ho invidiato.. ho pensato che eri proprio molto impegnato ma nonostante tutto continuavi a segnare e condividere le tue posizioni, i feedback dei locali in cui mangiavi ecc.. fantastico… era tutto falso (solo oggi ovviamente). Fabio sei il mio mito tecnologico.. sei un miscuglio di filosofia tecnologica , sei un finestrafiloandroidemelificato.. come dice il nostro ex collega di Altran ( Giovanni Vernia) ..ti stimo!!!!

  • D4n13l3

    Beh, una riunione a Parigi mi suonava abbastanza strana, lavorativamente forse Londra era più credibile :-)

    Pero devo dire che dopo i primi due o tre messaggi che mi avevano lasciato perplesso alla fine ho passato buona parte del tempo a interrogarmi su chi fosse il cliente francese…la foto dell’eur invece mi ha spiazzato.

    Ma diccela tutta, ti sei creato un alibi quasi perfetto, che c’è sotto? ;-)

    Il checkpoint con geotag manuale serve per tutti quelli non dotati di gps. Oltre ai pc (spesso la localizzazione via wifi o Ethernet e’ penosa, o c’è chi ha fastweb…), ci sono anche i telefoni non evolutissimi, o i mid computer, e tutti dispositivi portatili senza gps

    • http://www.fabiolalli.it Fabius

      Grande Dani. Lo sapevo che tu mi avresti beccato, però poteva esser qualche cliente francese, no? Ne abbiamo qualcuno. :) Si era un test per un alibi perfetto, sono un amante dei gialli LOL. Sono d’accordo con te che il checkin manuale serva a chi non ha il GPS, ma secondo me come ho segnalato anche a 4SQ, dovrebbe esser marcato con un flag o un dato specifico che dia la possibilità di capire quali sono quelli “certificati” dalla posizione, dagli altri. Se tu oggi dovessi dare un valore ai POI, in questo modo non potresti, perchè non non riusciresti ad individuare quelli reali da quelli no.

  • http://alessandroprunesti.wordpress.com/ Alessandro Prunesti

    Ciao Fabio,
    beh….complimenti davvero! ci sono cascato come un pollo. Ero convinto che tu fossi a Parigi dopo averlo letto su FB… probabilmente perché ti conosco di persona e quindi mi fido ciecamente dei tuoi checkin condivisi su Facebook.
    Le tue riflessioni sono assolutamente vere, e le condivido in pieno.
    La privacy può essere gestita solo dai diretti interessanti, che devono tra l’altro essere attenti a far si che “tutti coloro che ci seguono in CC” non condividino informazioni discutibili su di noi.
    Da questo punto di vista ritengo che le forme di controllo che possano avere più fortuna sono di due tipi.
    Il primo è prettamente tecnologico: ad esempio, sviluppare sistemi che impediscano a chi usa Foursquare di fare checkin in posti dove non ci si trova veramente).
    Queste applicazioni avranno sempre dei piccoli bug o comunque dei piccoli “hacker” pronti a trovarne…. la vera affidabilità di questi sistemi può venire, secondo me, dall’integrazione con il secondo fattore: l’elemento sociale.
    Alla community deve essere affidato il compito di vigilare sulla corretta applicazione delle informazioni condivise in Rete. La community, come un organismo autopoietico, deve essere in grado di verificare le informazioni dei suoi memebri, isolando coloro che condividono informazioni non veritiere, là dove i sistemi tecnologici non consentono di farlo.
    Ma in questo caso, almeno per il mio punto di vista, oggi sei riuscito a bypassare anche questo secondo fattore…
    Insomma…la discussione è aperta!

  • Paolo Maddalena

    ciao Fabio, beh che dire … geniale!

    Per quanto riguarda la privacy un mio amico un giorno scherzando (ma non troppo) disse: “non volevo iscrivermi a facebook, poi ho visto che tutti i miei amici vi erano iscritti e caricavano foto in cui magari ero presente anche io. A quel punto mi sono iscritto … se non altro per vedere dove finiva il mio volto”.
    Arrivare ad iscriversi ad un servizio per sorvegliare, passami il termine, l’operato altrui mi fa venire in mente che forse l’uso responsabile e intelligente degli strumenti della rete spesso viene meno :(

    • http://www.fabiolalli.it Fabius

      Paolo, questa “scusa” che tu hai descritto in effetti è data da molti utenti… Però visto l’uso spesso poco corretto da parte di altri, esserci è meglio, almeno hai modo di verificare e monitorare. No?

  • http://www.iubenda.com/blog Andrea Giannangelo

    Ogni scelta è possibile solo a condizione di possedere informazioni sulle alternative.

    Tu conosci bene le dinamiche della rete, sai come funziona la geolocation e sai benissimo che pubblicare qualcosa nel web significa renderlo pubblico.
    Quanti, però, possiedono questo livello di consapevolezza? Il problema della privacy si pone per chi non conosce quali sorti i propri dati possano avere, o più comunemente non ne ha il polso.
    Vedi cosa è accaduto a Dicembre 2009 con il famoso messaggio globale di Facebook (documentato qui, http://is.gd/e1LFk, sul blog del mio progetto).
    T’invito poi a seguire l’iniziativa appena lanciata dal Wall Street Journal (ne ho scritto qui, http://is.gd/e1LJr), che ha esaminato i 50 siti web più visitati al mondo, scoprendo una media di circa 60 strumenti di tracciamento installati sui propri utenti (Cookies e Beacons).

    Andrea

    • http://www.fabiolalli.it Fabius

      Ciao Andrea. Prima di tutto benvenuto sul mio blog. Assolutamente corretta le tue osservazioni riguardo al livello di consapevolezza e al problema privacy per gli utenti che non conoscono o non hanno idea di cosa significa condividere in rete info. Ritengo che fare però informazione, trasmettere cultura, parlare di queste problematiche, spiegare la netiquette, e via dicendo sia un dovere di tutti affinchè si possa ambire ad una rete libera, etica, trasparente e responsabile. Relativamente alle tue segnalazioni, ti ringrazio. Quella di Facebook e il tuo post lo avevo letto. Non conoscevo invece l’iniziativa del Wall Street Journal. Approfondisco. A presto.

  • Massimo

    Anch’io c’ero cascato, provando pure un po’ di invidia :)

    Non perché mi fido di twitter o facebook, ma perché mi fido della persona “Fabio”. Internet o no, ci sono sempre stati gli “sboroni” che deformano la realtà e ti raccontano realtà parallele, e quelli che invece consideri affidabili.

    Discorso diverso per 4SQ, ove la localizzazione è il “core” del sistema, per cui ci devono essere concrete possibilità di verifica sull’attendibilità dell’informazione.

    Cmq sei e rimani un folle :D

    • http://www.fabiolalli.it Fabius

      ahah Grazie Massimo per il folle, spero sia un complimento :)
      Si sul discorso della fiducia della persona infatti il mio “esperimento” è bordeline, nel senso che è ovvio che prima di tutto le persone si fidino della persona (infatti non ho messo in discussione che le persone si fidino troppo di me). La mia era più una provocazione sull’utilizzo del mezzo, sulla gestione (non gestione) della privacy e sull’affidabilità di certi strumenti. Relativamente a 4SQ anche io sono dell’idea che il sistema debba in qualche modo certificare le info corrette da quelle no, altrimenti diventano inutili l’utilizzo e l’utilizzabilità delle info generate e condivise. Tnx per il tuo intervento come al solito :)

  • http://www.iubenda.com/blog Andrea Giannangelo

    Caro Fabio,
    ti ringrazio del benvenuto.
    Circa la necessità di “fare cultura” sul tema della privacy mi trovi in pieno accordo.
    Io credo tuttavia che si possa partire da qualcosa di molto più diffuso e radicale: la scrittura delle privacy policy. Ad oggi queste sono scritte in un linguaggio incomprensibile, rappresentano il contrario di immediatezza ed usabilità. Il risultato è che ad informarci sul trattamento dei nostri dati non sono le policy stesse, ma la stampa (blog compresi).

    Nel mio piccolo spero di guidare una rivoluzione con iubenda ( http://www.iubenda.com ), sperando di fare con le note sulla privacy ciò che Creative Commons ha fatto con le note di licenza. Vedremo cosa ne sarà.

    Andrea

    • http://www.fabiolalli.it Fabius

      Andrea, seguirò Iubenda. :)
      PS: che ne dici a settembre di presentare Iubenda ad un evento degli Indigeni Digitali (http://indigenidigitali.com)?

  • Massimo

    Anche se non ho capito cosa vuol dire praticamente “generatore di policy” credo che un tool o cmq uno standard che
    a) ti permetta come provider di essere sicuro di non sbagliare in questo campo
    b) come utente sapere cosa ti aspetta senza leggere tutto (come per le licenze GNU per il codice)

    sia utilissimo :)

  • D4n13l3

    La licenza GNU non nasce per garantire chissache’ all’utente (sono sempre e comunque in legalese) ma per garantire e tutelare in realtà gli sviluppatori.

    Ci sono due esempi dell’ultimo peroro (asus con l’eeepc e Google con android mi pare) in cui la community si e’ rivoltata perché non era d’accordo con alcune integrazioni fatte proprio alla GNU. E alla fine un utente comune e’ raro che se ne accorga, nonostante i brand altisonanti e la fiducia che si portano dietro.

    @fabius – e’ tutta fiducia verso chi scrive. Le coordinate alla fine sono un dato come un altro. Ci credo se mi fido di chi scrive, altrimenti, certificazione o meno (tanto i sistemi per aggirare il tutto si troveranno sempre) tendo a non fidarmi.

  • Massimo

    Certo, una licenza per il software tutela il programmatore mentre un’informativa serve all’utente. Il parallelo che volevo evidenziare è questo: la licenza GNU è quella per cui senza leggerla sai “ah, posso smanettare senza dover pagare” e per la quale, essendo uno standard de facto diffuso, se viene manipolata c’è qualcuno più esperto di me che se ne accorge e ne discute a beneficio di tutti.
    Diverso sarebbe doversi leggere le licenze d’uso ad ogni download.

  • Franzani

    Vedi Fabio… leggendo i vari post qui collegati al tuo, mi tornano in mente alcune considerazioni fatte di recente.

    Sulla Privacy, credo che molto sia collegato alla reale competenza di chi si sperimenta su questi nuovi mondi. Quanta gente conosciamo che entra nei social ed ha concrete conoscenze per capire bene cosa sta autorizzando? Io credo poca, perciò la formatrice che è in me ritiene che la questione della Privacy è ancora un’immensa nube confusa, dove ogni persona a seconda del proprio livello di conoscenza, ci proietta la conferma alla propria tranquillità o alla propria ansia da esposizione!

    Sullo Sliding Doors…. che dire geniale e tristemente realistico del fatto che facciamo ancora parte della cultura dell’ “ipse dixit”!!

    Anche tra i post leggo che c’è chi sostiene che basta che lo dice uno che conosco …. che allora è verità!

    Boh credo che il vero pregio del tuo esperimento sia aver dimostrato che la cosa più importante non è trovare in internet delle certezze, ma “disconferme”.

    Sarà che io sogno una rete che sia il luogo delle evidenti contraddizioni, per generare senso critico. Filosofia?

    ;) notte

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  • http://www.gibutino.tk gibutino

    Fabio condivido in pieno tutto quello che hai scritto!!!!! Veramente geniale!!!!

    • http://www.fabiolalli.it Fabius

      Grazie Nicola e benvenuto sul mio blog :)

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