in DIGITAL CULTURE

Creare la Cultura della Creatività e dell’Innovazione

Recentemente su PRNewsWire e su Harward Business Reviews, ho letto di uno studio effettuato da IBM. Sono stati intervistati circa 1.500 amministratori delegati di aziende di 60 paesi diversi, individuando, nel risultato finale, la creatività come fattore più importante per il successo di un azienda. E’ interessante leggere che circa l’80% dei CEO intervistati ritiene che in un mercato complesso e veloce come quello attuale,  è assolutamente necessario trovare nuovi modi di pensare e strade alternative ai modelli comuni. E’ anche interessante notare che più del 60% ha affermato che la propria azienda non ha ancora fatto nulla per affrontare efficacemente questa complessità crescente. Mmm.

La domanda che mi sono posto leggendo questo studio, anche dopo aver parlato con qualche azienda italiana, è: “Ma in Italia, ci sono amministratori delegati e dirigenti realmente disposti ad intervenire sulla propria azienda per promuovere la cultura della creatività e dell’innovazione?” E soprattutto “Cosa deve fare un imprenditore per dare il via a questa ri-evoluzione?”

Secondo la mia esperienza in Italia ci sono veramente pochi imprenditori con questa cultura e quelli che ci sono, non è facile trovarli. La maggior parte degli imprenditori è ancora influenzata da modelli economici e organizzativi, secondo me, obsoleti o comunque non più adeguati.

Per quanto riguarda invece la seconda domanda, la Cultura della Creatività e dell’innovazione, secondo me, può esser attivata in sei piccole, grandi, mosse.

1. Rispondere alle esigenze delle persone. Il primo passo da fare è mettere in discussione il modo in cui ci si aspetta che le persone lavorino. Per stimolare la creatività è necessario generare un ambiente sano, vicino alle abitudini e alle esigenze delle persone sia dal punto di vista fisico, che emozionale, mentale e spirtuale. Le persone devono esser soddisfatte del proprio posto di lavoro e non devono viverlo con insoddisfazione, poichè questo stato d’animo genera un minor impegno di energia. L’azienda potrebbe iniziare chiedendo al proprio dipendente di cosa ha bisogno per lavorare meglio e svolgere al massimo il proprio lavoro, e allo stesso tempo responsabilizzare le persone con obiettivi ben specifici.

2. Insegnare la creatività. La creatività, come spesso ha scritto anche Edward De Bono nei suoi libri relativi al pensiero laterale, non è innata ma può esser sviluppata attraverso esercizi ed allenamento. I 4 principi fondamentali del pensiero creativo che devono esser trasmessi sono i seguenti: rinviare il giudizio durante fase di generazione di idee, generare il maggior numero di idee possibile, prendere nota delle idee e sviluppare e migliorare le idee. La creatività va stimolata ed insegnata.

3. Coltivare la passione ed il talento. Il modo più veloce per uccidere la creatività è mettere le persone in ruoli che non stimolano la loro immaginazione. Le persone incoraggiate a seguire la loro passione ed abbinarla al lavoro,  sviluppa una maggiore disciplina, una profonda conoscenza delle proprie attività, e una maggiore resistenza di fronte agli insuccessi. L’azienda deve riuscire a mettere le persone nel posto più adeguato e vicino al talento e alla personale predisposizione.

4. Motivare e generare senso di appartenenza. E’ vero, il denaro è necessario ed è alla fine dei conti quello che tutti guardano. Non c’è dubbio. Le persone però si sentono meglio quando sanno di dare un contributo personale anche al di là dei soldi. Per sentirsi davvero motivate, le persone devono credere a quello che stanno facendo e devono sentirsi partecipi. Se l’azienda riesce a definire una missione irresistibile che trascende l’interesse personale, si genera una tale energia tale che sono garantite le migliori prestazioni, e anche il pensiero creativo riesce a superare gli ostacoli e generare nuove soluzioni.

5. Dare tempo. Il pensiero creativo richiede necessariamente di un momento di dedicato, ininterrotto e senza pressione. Non si devono esigere risposte immediate e soluzioni istantanee. Oggi tutte le aziende vivono con un solo ideale: “more, bigger, faster“. Sicuramente il tempo è denaro, ed è sicuramente sempre poco, ma per generare creatività ed innovazione è necessario tempo. Ovviamente non infinito, ma sicuramente dedicato.

6. Stimolare il cambiamento. La maggior parte delle soluzioni, secondo le teoria del pensiero creativo, vengono fuori dopo la fase detta dell’incubazione ed è definita con il termine di Illuminazione. L’illuminazione non sempre è immediata, e molto spesso è necessario distogliere l’attenzione dal problema affinché, il cervello a livello inconscio lavori sul problema e fornisca una risposta. Le aziende devono esser in grado di stimolare questa fase di illuminazione, dando alle persone la disponibilità di momenti di pausa, caffè, relax e aggregazione extra lavorativa.

Sono sicuro che in primo approccio questo post sembrerà strano, ma è proprio lì, l’alternativa.

E voi conoscete realtà simili o casi in cui l’azienda porta avanti una Cultura della Creatività? Cosa ne pensate?

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  • Massimo

    E voi conoscete realtà simili o casi in cui l’azienda porta avanti una Cultura della Creatività?

    Parecchi clienti di una società che conosci bene :)

    Le linee guida che hai delineato sono buone, in particolare la 1. e la 4. costituiscono spesso dei punti chiave. Tuttavia, al di là di una formalizzazione degli interventi, occorre tener conto che è necessario osservare i sistemi complessi (come le organizzazoni) con occhi sempre nuovi ed aperti.
    Quando si parla di trasformare una cultura, si deve sapere di non poter togliere qualcosa e mettere qualcos’altro a piacere, perché intervengono fattori di memoria sistemica: tutto ciò che si può fare è rispettare ed includere il vecchio, dandogli un senso, affinché faccia parte e dia spinta al nuovo.

    Dare ai collaboratori le mansioni che si aspettano spesso è disastroso, semplicemente perché le persone stesse non sono consapevoli di ciò che li può portare a soddisfazione e seguono invece confronti di potere, di posizione, di remunerazione, insomma sostanzialmente idee che non corrispondono alla loro realtà profonda.

    Esistono principi guida di livello “meta”, sempre da verificare sul campo con le dovute eccezioni, che determinano l’efficace fluire della comunicazione e del rispetto reciproco in azienda; tanto che l’attenzione all’anzianità (sia anagrafica che di collaborazione in azienda) è un fattore spesso più importante che non l’ “intervento” di qualche manager per “agevolare” qualcosa. Spesso il cambiamento si innesca quando il management rinuncia a dover fare, e dover controllare, magari seguendo consigli e linee guida generali :)

    Fatto è che la risorsa più grande è la presenza consapevole a ciò che è, che si può attuare con un ascolto più pregnante, e a livello generale, che non la lettura di interviste e test… le linee guida sono solo estrapolazioni di casi di successo ove si è inconsapevolmente attuata presenza, e non possono essere applicate come formule generali pretendendo dei cambiamenti prescindendo dall’osservazione sul campo

    Per quanto riguarda il 5.: una volta instaurato il clima giusto, il tempo non è più un problema. Il tempo si espande…

    • http://www.fabiolalli.it Fabius

      E già Massimo, conosco bene e stimo moltissimo quella società e le persone che ci lavorano. Riguardo al tuo intervento, trovo correttissimo quando scrivi che il nuovo non deve scalzare il vecchio, ma deve utilizzarlo come spinta. Il cambio radicale potrebbe generare uno “shock” e far sembrare tutto troppo diverso.

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  • DORA MARIA

    QUESTE SEI PASSI SONO STATI  GIA DEFINITI NELL ARTICOLO DELLA HARVARD… N. ECCO IL LINK  IN LINGUA SPANOLA CON L’ARTICLO E LE 6 PASSI:

    http://manuelgross.bligoo.com/content/view/994319/Seis-secretos-para-crear-una-cultura-de-la-innovacion.html

    • Fabio Lalli

      Grazie per la segnalazione @8933dc597e81a1eed55875138d49decf:disqus : all’inizio del post ho segnalato anche io l’articolo dell’Harvard :)

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