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Internet sta cambiando il nostro modo di pensare?

by Fabio Lalli on 24 August 2010

Questa mattina rileggevo un post che ho tra i bookmark da parecchio tempo dal titolo Is Google Making Us Stupid? dopo averlo ritrovato citato in un articolo del Guardian e anche sul ilPost.

L’articolo parla di Internet e come questo abbia modificato il nostro modo di pensare. L’impatto delle tecnologie, della rete e di internet, i social network e la presenza di Google nella vita di tutti i giorni hanno avuto impatti fortissimi sulla società di oggi, nel modo di relazionarsi e di comunicare. Sono cambiate le abitudini, ed il modo di pensare. Le nostre menti sono state modificate dalla nostra crescente dipendenza dai motori di ricerca, dall’utilizzo dei social network e da tutte le tecnologie digitali.

Nicholas Carr, scrittore americano e autore di The Shallow - What the Internet Is Doing to Our Brains e autore del post Is Google Making Us Stupid?, descrive Internet come modificatore, non solo delle nostre vite e delle nostre abitudini quotidiane, ma anche di evoluzioni fisiche e nel suo libro descrive il processo di alterarazione del nostro cervello e del modo di pensare. Nell’articolo emergono diversi punti di vista e in quello di Carr si legge:

“Over the past few years, I’ve had an uncomfortable sense that someone, or something, has been tinkering with my brain, remapping the neural circuitry, reprogramming the memory. My mind isn’t going – so far as I can tell – but it’s changing. I’m not thinking the way I used to think. I can feel it most strongly when I’m reading. Immersing myself in a book or a lengthy article used to be easy. My mind would get caught up in the narrative or the turns of the argument and I’d spend hours strolling through long stretches of prose. That’s rarely the case anymore. Now my concentration often starts to drift after two or three pages. I get fidgety, lose the thread, begin looking for something else to do. I feel as if I’m always dragging my wayward brain back to the text. The deep reading that used to come naturally has become a struggle.”

Secondo Carr l’esposizione continua a nuovi sistemi digitali, alla rete e alle nuove tecnologie ha un impatto sui processi cognitivi e sull’evoluzione della mente con effetti che vanno da una concentrazione discontinua, all’esigenza di attività parallele (multitasking), fino al modo di memorizzare informazioni: non abbiamo più bisogno di “registrare”, annotare o imparare perchè sappiamo che esistono sistemi (google per esempio) che ci permettono di recuperare informazioni in real time. Il web ed Internet sono diventate delle protesi della memoria collettiva.

Di fronte a queste affermazioni è facile farsi prendere dal panico e dalle preoccupazioni e pensare subito la fatidica frase “era meglio prima” . Non è così, secondo me. In fondo se ci pensate il timore dell’evoluzione tecnologica, e faccio riferimento anche a Platone, ha sempre accompagnato l’uomo in ogni fase evolutiva, dalla scrittura, alla stampa alla fotografia, dal fax al telefono fino a radio e televisione.

Non c’è dubbio che la tecnologia sia un attivatore di rivoluzioni e cambiamenti, ed è evidente che la società sia stata rimodellata dalla tecnologia e dall’evoluzione della comunicazione. Basta guardare l’impatto che la stampa ed i mezzi di diffusione hanno avuto sul nostro mondo. E’ interessante leggere nel post del Guardian come fino ad oggi l’attenzione sia stata focalizzata proprio sulla società e molto meno sulle modifiche all’uomo. Carr sostiene che la neuroscienza moderna, che ha rivelato la “plasticità” del cervello umano, ha dimostrato che le nostre pratiche abituali e la routine nelle attività di tutti i giorni possono realmente cambiare e modellare anche le nostre strutture neuronali. Il cervello degli analfabeti, per esempio, è strutturalmente diverso da quello di persone che sanno leggere. Quindi, se la stampa e la relativa esigenza di imparare a leggere ha e ha avuto impatto sullo sviluppo del cervello umano, allora è anche logico supporre che la nostra dipendenza dalla tecnologia, dalla rete e da Internet abbia lo stesso effetto.

Non tutti i neuroscienziati sono però d’accordo con questa tesi: molti ritengono che l’uso di Internet abbia migliorato l’intelligenza umana, altri invece ritengono che le tecnologie si siano sviluppate proprio per supportare la capacità umana di metabolizzare sempre più informazioni e poter gestire al meglio il carico di sovraccarico di informazioni: Google per esempio non sarebbe un problema, ma l’inizio di una soluzione.

Io trovo che Internet abbia cambiato il modo di pensare, il modo di relazionarsi e anche il modo di sviluppare nuove forme di comunicazione. Ha stimolato e reso possibile l’utilizzo di alcune caratteristiche del cervello che probabilmente non erano mai state utilizzate completamente.

Internet ha modificato e sta ancora modificando il nostro modo di pensare.

Voi come la vedete?

  • Massimo

    Per quanto mi riguarda lo spazio di meditazione crea il mio centro di gravità permanente da cui parto ad interpretare il resto del mondo, e ad usarlo come utile strumento.

    L’esterno, e non solo internet (e tu giustamente citi altre analoghe rivoluzioni del passato), possono avere un impatto fin tanto che non hai un centro stabile da cui partire. In caso contrario, sì, possono manifestarsi disturbi e modificazioni della percezione.

    L’importante è relazionarsi con ogni cosa mentre si è presenti a ciò che è, magari ponendosi la domanda: che effetto (sensazione corporea o stato mentale) mi fa la relazione con questo? Con l’abitudine questa domanda diventa un processo automatico in background e ci àncora alla nostra essenza.

    • http://www.fabiolalli.it Fabius

      Massimo, secondo me, esistono delle evoluzioni che, per quanto attenta e concentrata sia la valutazione della relazione che stiamo per affrontare, hanno impatti ed effetti sulla nostra percezione che non possono esser controllati e decisi a priori e possiamo solo apprendere ed esser coscienti del cambiamento che stiamo affrontando. Probabilmente quando tu dici esser presenti intendi proprio questo: prendere coscienza che stiamo affrontando un cambiamento e gli effetti che questo ha su di noi. Ho capito bene?

  • d4n13l3

    Evoluzione!

    Credo che tutte le tecnologie portano dei benefici all’uomo ma contemporaneamente anche delle carenze, visto che quello che eravamo abituati a fare noi, con la tecnologia viene fatto da qualcunaltro, ma c’è spazio per del nuovo:
    che ne so, l’uomo era sicuramente più veloce, e più atletico quando correva dietro agli animali per cacciarli, rispetto ad oggi che li alleva. Però è più intelligente, passa tempo ad evolversi in altro modo visto che mangiare non è più un problema.
    Oppure lo spostarsi: senza macchine, treni, aerei quante possibilità c’erano di vedere altre culture, lontane migliaia di chilometri e che contribuiscono al nostro crescere culturalmente? Nessuna, quando ci si muoveva a piedi o a cavallo.

    Probabilmente con i computer dimenticheremo o quasi come si scrive a mano libera, visto che la scrittura sarà sempre più digitale o su supporti digitali. E magari saremo meno abituati a ricordare le cose, visto che internet, i computer e tutti i dispositivi di cui ci circondiamo hanno memoria quasi illimitata. Una volta io ricordavo un sacco di numeri di telefono a memoria, ora probabilmente di molti contatti non l’ho nemmeno mai letto il numero, visto che sta sul telefono, su outlook, sul pc, su google…Stesso vale per l’agenda e gli appuntamenti, le festività, i compleanni…
    Ma faremo altro no? Tutto l’impegno che oggi mettiamo nel ricordare o nello scrivere lo dedicheremo a fare altro, ad evolverci in qualche altra maniera…

  • Massimo

    Si, hai capito perfettamente ;)

    • http://www.fabiolalli.it Fabius

      ok, tnx :)

  • http://leggoergosum.wordpress.com/ Marco

    Io la penso come te, Fabio, nel senso che non mi piace parlare di internet come qualcosa che ha ‘migliorato’ la mente umana o meno. Ha modificato, come dici tu, la percezione nostra del mondo e delle cose che abbiamo intorno, che usiamo e che viviamo, la comunicazione in primis. Dici benissimo che, lungi da essere un problema, Google potrebbe essere l’inizio della soluzione. Sarà banale dirlo, ma come sempre tutto sta a noi. E a volte mi viene da pensare che tutta questa paura verso ciò che è nuovo o diverso, anche da parte di insospettabili, consista proprio nella mancanza di fiducia nell’uomo circa il modo in cui userà questi nuovi mezzi. Una mancanza di fiducia che in parte posso anche comprendere e condividere, ma che comunque mi spinge sempre a guardare con interesse e responsabilità ciò che sta cambiando e come. Ecco, forse dovremmo tutti assumerci la responsabilità, individuale e collettiva, di ciò che usiamo e come lo facciamo. Ma anche questa è una parola che spaventa.

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