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Instagram, può esser un modello di startup perfetta?

Instagram nell’ultimo anno è divenuta una delle applicazioni più popolari nell’app store ma soprattutto è diventata il social per il photo sharing con maggior crescita.

Poco più di un mese fa, con il team di sviluppo di Followgram, abbiamo realizzato la nostra infografica “Fun and Fact” nella quale avevamo raccolto alcuni numeri importanti e segnalato la vertiginosa crescita di Instagram fino a 7 milioni di utenti in un anno e 150 milioni di foto caricate. Durante il TechCrunch’s Disrupt conference tenutosi pochi giorni fa, Instagram ha annunciato alcuni nuovi numeri: 9 milioni di utenti, (praticamente come Foursquare, ma nella metà tempo) e oltre 200 milioni di foto.

Incredibile, un incremento di oltre 50 milioni di foto e una crescita di poco meno di 2 milioni di utenti in poco più di un mese . Impressionante.

Chi legge il mio blog sa quanto sono affascinato da questa applicazione, ma quello che mi ha colpito di più negli ultimi mesi, è il modello con il quale Kevin e Mike, fondatori di Instagram, stanno portando avanti il progetto. Ci sono almeno 4 punti fondamentali che, secondo me, fanno di questa gestione, e quindi di Instagram, un modello di startup perfetta e che dovrebbe esser preso come esempio.

Costi e struttura. Fino a pochi anni fa per raggiungere 10 milioni di utenti era necessario immaginare una società composta da migliaia di persone e una rete di vendita o sedi distribuita su territorio mondiale. Instagram ha invece solo 5/6 dipendenti a tempo pieno, una sede non troppo grande, una infrastruttura estremamente scalabile. Eppure, raggiunge quasi 10 milioni utenti e processa un numero di documenti (foto) incredibilmente alto, ogni secondo. Una startup oggi deve puntare ad una struttura snella, ad una infrastruttura basata su cloud e software open source, e mantenere e razionalizzare i costi quanto più possibile.

Mercato. Instagram è una applicazione che attualmente è solo su iPhone. Non è presente su Android, ed è appena presente sul web, pur non avendo tutte le funzionalità di base dell’app, grazie alla pubblicazione delle API che hanno permesso lo sviluppo di applicazioni di terze parti. Qualcuno ha più volte detto “Ma come è possibile che ancora non abbiano investito anche su Android!?“. Il punto è proprio questo: è stata una strategia e fin ora hanno avuto ragione: oggi il mercato è talmente grande, pieno di tecnologie, ambienti diversi (basti vedere al Mobile con iOS, Android, WindowsPhone, Blackberry, Symbian…) e una forte diffusione tra gli utenti, che un prodotto immesso sul mercato può crescere molto, anche se focalizzato su uno solo di essi, riducendo così i costi iniziali di sviluppo e manutenzione.

Crescita e distribuzione. Negli ultimi 4 anni Facebook ha mantenuto un trend di crescita altissimo tanto da stravolgere completamente l’importanza dei motori di ricerca, e sviluppando numeri incredibili in termini di condivisione e contenuti generati dagli utenti (commenti, like, post, foto, video…). Ormai ogni 12 mesi i social network raddoppiano i contenuti condivisi in rete. Instagram grazie a questa crescita (e all’astuta integrazione con le piattaforme più note) sta crescendo due volte più veloce Foursquare che sta crescendo a sua volta più velocemente di Twitter. Questo dimostra che un prodotto sviluppato e ben integrato nei social network, può sfruttare lo sviluppo esponenziale delle piattaforme social e la quantità crescente di dati condivisi, riducendo notevolmente i costi di posizionamento e marketing.

Modello di business. Chi l’ha detto che una startup non può partire se non ha un modello di business? Instagram attualmente non ce l’ha, e non monetizza. Non ha pubblicità, e non vende funzionalità premium. Probabilmente ad un certo punto dovrà tirare fuori un modello di business e cominciare a generare revenue e questo è fuori dubbio. Adesso però non ce l’ha e momentaneamente non ne ha bisogno: malgrado questo ha già avuto circa 8 milioni di dollari founding. Perchè? Il punto è che l’esecuzione e la realizzazione è costata pochissimo, la manutenzione e lo sviluppo anche, la struttura è crescente ma sotto controllo, ed il team è ridotto. Per un investitore Instagram è quindi decisamente appetibile: costa poco e cresce tanto. Si può aspettare ancora prima che questa trovi il modello di business vincente, e magari attendere una acquisizione.

Secondo voi quindi, esiste un modello di startup perfetto?

 

UPDATE 8 dicembre 2011
Vi segnalo un paio di risorse che potrebbero farvi intuire il livello di architettura e progettazione messo su da Instagram. Se vi fate una lettura approfondita di questi due post vi rendete conto che una architettura di questo tipo, non costa poco e scalarla vuol dire avere un discreto impatto su budget.

 

 

  • http://www.technicoblog.com/ Technico Blog

    Bhè io direi che se ha ricevuto un round di finanziamento così consistente un business plan ben definito deve pur averlo, altrimenti non credo proprio che investitori o VC sarebbero propensi a sborsare tanto.
    Tra l’altro non hanno necessità di rivelarlo pubblicamente, basta definirlo a priori altrimenti i soldi non arrivano, è una questione di numeri, non solo di utenza.

  • http://www.facebook.com/fabio.d.vita Fabio Di Vita

    Il successo di Instagram è molto interessante soprattutto per le motivazioni sottostanti; i creatori hanno saputo, in modo molto efficace, far leva sulla voglia che tutti abbiamo di avere il nostro piccolo momento di “gloria” permettendo anche a fotografi “on the fly” di condividere  velocemente e con un audience potenzialmente immensa le proprie creazioni. Il fatto però che al momento non stiano monetizzando non significa certo che i creatori di Instagram non abbiano un business model. E’ molto probabile che lo stiano cambiando in corso d’opera , visto il successo forse inaspettato dell’app. Prima o poi arriva  il momento in cui , sia che si parli di auto anziché di mobile app, tocca fare i conti con le dure leggi dell’economia, per le quali senza creazione di valore economico concreto il modello di business crolla. E’ successo per il primo boom della new economy e credo successerà anche questa volta con il mondo dei social network 

    • http://www.technicoblog.com/ Technico Blog

      Appunto, il business plan lo avevano ancor prima di mettere mano alle macchine, altrimenti nada dinero. In più una crescita tale non può prescindere da una pianificazione marketing.

    • http://fabiolalli.com Fabio Lalli

      Ma non c’è dubbio che si debba iniziare a monetizzare. Quello di cui parlo io è la partenza. A mio avviso se hai una prodotto che ha traction puoi partire anche senza modello di business, consolidare il numero di utenti e poi decidere di fare un cambiamento verso un modello che genera revenue.

      Se oggi Instagram mettesse su un sistema per il quale un utente debba pagare 10$ una tantum per avere una brand page, e ipotizzando una risposta minima del 10% degli utenti (attuali) avrebbero fatto circa 10mln di dollari. Praticamente più del founding ricevuto.

      • http://www.technicoblog.com/ Technico Blog

        Puoi partire ma non ti metti in tasca 8 mln da un VC, è impensabile.

  • http://fabiolalli.com Fabio Lalli

    Vi riporto un commento di @capobecchino:disqus  su Meemi e la mia risposta.

    Capobecchino: “Stavolta non son daccordo con @fabiolalli in un suo post http://fabiolalli.com/2011/09/… …secondo me (come è stato detto anche nei commenti) per avere 8.000.000$$$ devi avere uno straccio di foglietto che dice: “li recuperiamo cosi” altrimenti non sta in piedi il giochetto per il quale si investe per avere un ritorno.secondo me instatgram ha un suo business plan e sarà legato alla geolocalizzazione delle foto con gli advertisers … ma chi vivrà vedrà ”

    Fabio: @Capobecchino e meno male, altrimenti eravamo proprio identici!  No a parte gli scherzi. Sono uno di quelli che per anni ha supportato la tesi che deve esserci sempre un modello di business per far partire una società o un servizio, tale percui sia calcolabile la sostenibilità del modello stesso e si possa misurare l’andamento. Altrimenti si navigherebbe a vista. Oggi ancora sono di questa idea, ma nel post ho cercato di affrontare un tema che è quello dell’avvio di una startup. Molto spesso ci sono delle idee che hanno traction ma non hanno un modello sostenibile. E che si fa in questi casi, non si fanno partire i progetti?Instagram a mio avviso potrebbe esser proprio questo caso: ha una logica che coinvolge gli utenti attraverso foto emozionanti e tutti possono esser bravi fotografi… ma il modello di business? Per adesso non c’è, ma cresce … e come! La forza per adesso sta nel fatto che, come ho scritto, sono cresciuti talmente tanto velocemente che i soldi ce li hanno messi puntando al fatto che nessun altro oggi è in grado di crescere cosi tanto e allo stesso tempo costare cosi poco. Magari a breve metteranno su quello che sto facendo con Followgram (brand page, pagine personalizzabili alla tumblr, o … un altra idea che ho in mente) e di botto, se gli risponde anche solo 10% degli utenti (ossia un milione di utenti), anche a soli 10$ una tantum, avrebbero fatto più del founding ricevuto… Tu non ci scommetteresti dei soldi su una cosa che cresce cosi tanto, in cosi poco tempo, e con una struttura cosi snella? Io si…

    • Michelericcio

      Ti quoto al 100%! Fabio

  • Orazio Spoto

    Ciao Fabio,
    molto interessante il tuo post, aggiungerei un altro elemento che è la capacità di creare una community.
    Mi spiego, Foursquare cresce rapidamente ma non sta creando un vero e proprio ecosistema, esistono i sindaci ma è una categoria non stabile e top-down. Instagram invece ha visto la creazione spontanea di varie community, sicuramente la più nota è Instagramer.com, molto attiva anche in italia, come già sai.
    Quindi si parla di un servizio che aggrega e crea una propria community senza appoggiarsi a quelle esistenti di facebook o twitter.

    • http://fabiolalli.com Fabio Lalli

      Ciao Orazio. Si in effetti è un punto che non avevo analizzato, grazie

  • http://twitter.com/Marco_Fusi Marco Fusi

    A mio parere Instagram potrebbe diventare un esempio di startup perfetta al limite, non un modello. Attenzione che c’è differenza, e non poca.
    Se ci riconduciamo sempre e solo a modelli e non ad esempi si rischia di camminare sulla strada tracciata da altri (e questo è ottimo se gli altri lo sono con la A maiuscola) dovendo però sacrificare qualche piccola o grande differenza che non rientra nel modello e che invece può essere fondamentale per la nostra applicazione.
    Teniamo dunque presente questo grande, grandissimo esempio ma continuiamo a pensare fuori dagli schemi e dai modelli ;)

    • http://fabiolalli.com Fabio Lalli

      Ciao Marco. Ma si intende un modello di esperienza e di approccio, non funzionale ovviamente :) E’ ovvio che ogni realtà deve vivere della propria identità e delle proprie caratteristiche e potenzialità.

  • http://twitter.com/Fabbrucci Fabio Fabbrucci

    Amo questa idea e sarà quella che perseguirò per il mio progetto personale. Ma statisticamente Instagram è una mosca bianca. La maggior parte delle startup fallisce anche con un Business Model chiaro a priori. Quello che leggo di buono è che buone idee, se concretizzate bene, possono crescere senza un BM a priori ma sviluppato in itinere. Sognare coi piedi per terra! :)

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  • http://massimorossello.myopenid.com/ Massimo Rossello

    In fondo neanche twitter ha definito per molto tempo come monetizzare

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  • http://it-it.facebook.com/people/Istinto-Web/526822536 Istinto Web

    ottimo articolo. Effettivamente molte grandi start-up all’inizio non monetizzano. Il messaggio sembra quasi essere “costruiamo qualcosa di bello e utile, facciamolo usare da tantissime persone e poi vediamo cosa succede”. In pratica l’esatto opposto di quello che normalmente viene insegnato. Anche se personalmente credo che l’idea di essere acquisiti dal Facebook o Google di turno sia il sogno segreto di molte start-up.

    il tuo blog è molto interessante. Da oggi hai un lettore in più.

    • Fabio Lalli

      Grazie @facebook-526822536:disqus  :)

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