in ESPERIMENTI E FOLLIE

I social network, il cocco, le bibite e la paura di esser tagliati fuori

Immaginiamo una spiaggia lunghissima di qualche chilometro: spazi enormi, tantissime persone presenti.

A sinistra un venditore di cocco inizia il suo percorso verso destra. Alla parte opposta, a destra, un venditore di noccioline, snack e bibite inizia il percorso verso sinistra. Nessuno dei due e a conoscenza dell’altro, ma entrambi hanno qualcosa in comune: la voglia di fare business. Partono alla conquista della spiaggia, sanno che non sarà semplice conquistare tutto.

Cocco bello, cocco…” strilla il venditore di cocco mentre cammina a passo spedito in spiaggia, tra gli ombrelloni, con il suo secchio pieno del suo prodotto. Il suo modo di attirare l’attenzione è efficace e caratterizzante: la sua voce, la sua cantilena ed il suo accento si riconosce a distanza. Accontenta molti utenti con il suo prodotto, il suo modo di fare la relazione diretta con le persone, anche se ne perde alcuni che non amano il cocco. Ma lui è determinato e focalizzato: vuole vendere il suo cocco, il migliore cocco in circolazione e lo fa con un prezzo alto per molti, ma non ha concorrenti su quella parte di spiaggia e può permetterselo.

Noccioline, snack… bibite fresche!” ed un gingle musicale di sottofondo accompagna invece il secondo venditore mentre fa il suo percorso. Lui è più lento, percorre meno velocemente la spiaggia perchè è appesantito da un carretto più impegnativo che gli permette però di mantenere le bibite – più pesanti – fresche. Il suo servizio è più completo, ma richiede un maggior sforzo da parte sua e gli utenti devono avvicinarsi al carretto che cammina solo sulla sabbia bagnata.

Tutti e due lavorano, hanno i loro clienti e procedono verso il centro.

Poco dopo la metà del percorso si incontrano. Non ci sono accavallamenti apparentemente e non sembrano tenersi in considerazione.

Continuando il percorso cominciano ad accorgersi di qualcosa di strano. Più avanzano e cresce la distanza dal punto di partenza, più diventa difficile vendere i propri prodotti. Chi ha le noccioline non vuole il cocco e ha già speso dei soldi. Ma succede anche il contrario: chi ha il cocco non vuole noccioline, ma il cocco mette sete e compra l’acqua.

Qui ha inizio la convergenza: il venditore di noccioline, snack e bibite inizia ad insediare il territorio ed il clienti dell’altro venditore. Il venditore di cocco, preoccupato del suo mercato e pensando di colmare un’esigenza dei suoi utenti, dalla mattina successiva inizierà a vendere anche le bibite. Per farlo si doterà di un carretto, più grande di quello del suo concorrente, che non gli permetterà più di esser più veloce e snello in spiaggia come prima. A sua volta il venditore di noccioline, vedendo un agguerrito avversario muoversi in una certa direzione, si doterà anche lui di cocco, di chupa chups e altri piccoli prodotti.

Fine della storia.

Non c’è una vera e propria morale in questo racconto, ma questa storia secondo me sintetizza bene quello che sta succedendo con i social network e la loro convergenza evolutivaGoogle vuole fare Facebook, Facebook vuole fare Foursquare, Instagram fa Twitter, ma Twitter vuole esser anche Instagram…

Da qui una riflessione personale: in tutti e due i casi i venditori perderanno di vista le loro caratteristiche principali, il loro core business iniziale e la centricità su quegli utenti che avevano all’inizio con un prodotto mirato ed un servizio studiato ad hoc. Tutti e due faranno un po’ tutto sperando di cannibalizzare il più possibile l’altro, aggiungendo servizi e prodotti che “funzionano” per il concorrente, senza verificare l’effettiva esigenza, la migliore esperienza e senza concentrarsi su quello che veramente sanno fare bene.

Stefano Bernardi, che ringrazio, citando un mio tweet mi ha segnalato l’effetto FOMO – Fear of Missing Out  ossia la paura di rimanere tagliati fuori. Questo genera una convergenza fisiologica e va a discapito dell’innovazione e della qualità del servizio all’utente.

E’ già successo, sta succedendo di nuovo con Twitter, Facebook, Instagram e succederà ancora: è fisiologico e tutto questo ha pro e contro. Da una parte genera un appiattimento delle piattaforme, dall’altra genera spazi verticali per nuove imprese e nuovi servizi maggiormente focalizzati sulla propria competenza e sul proprio valore.

 

  • @senza_piombo

    Bell’articolo! Le conclusioni possono essere molteplici come le strade da prendere. Ma mi sembra giusto non tralasciare mai il proprio core business. Anzi semmai trovare spunti per renderlo ancora più attraente e unico, mentre gli altri diversificano l’offerta senza soffermar si sulla qualità del proprio servizio.

    • Fabio Lalli

      Ciao @ba3ab2a2e60bf73e166d3f97c93da1a1:disqus benvenuto. Beh si, secondo me la qualità del servizio e la percezione che l’utente ne ha, rimane fondamentale ed è quello che tiene anche l’utente locckato al servizio.

  • http://twitter.com/flokant Flokant

    Molto incisiva la storia dei venditori sulla spiaggia. Chissà se alla fine i bagnanti si porteranno l’acqua e gli snack da casa… :-) Mi permetto di segnalare un piccolo refuso (insediare al posto di insidiare) che potrebbe far travisare il senso…

    • Fabio Lalli

      Ciao @twitter-407225960:disqus grazie per la segnalazione, corretto :) Per il discorso “pranzo al sacco” che dire… in teoria può sempre succedere. Tra due litiganti… :)

  • ANDREACASADEI

    tanti tanti anni fa, in una spiaggia adriatica c’erano svariati venditori di cocco… erano tutti euguali… poi un giorno il napoli comprò maradona dal barcellona ed uno di loro cambiò il modo di strillare, da “cocco bello” a “il cocco di maradona, maradona è mejo pelè” e iniziaò a girare sempre con la maglia del napoli col numero 10…
    aveveo 16 anni, ma per tutto quel mese di agosto comprai il cocco solo da lui…
    oggi qualcuno la chiamerebbe user experience, forse…
    ma forse sono OT…
    :)

    • Fabio Lalli

      Eheheheh @andreacasadei:disqus è proprio così ;)

  • http://twitter.com/RiccardoDeToma Riccardo

    Davvero bell’articolo. Fa riflettere. Aggiungo uno spunto . Nella stessa spiaggia entra un terzo “incomodo” ( veditore convergente) lo chiameremo FollowCoccoNuts. Cammina a piedi per la spiaggia partendo da un qualsiasi punto di essa. Non ha un carretto, non ha un prodotto fisico da vendere , lui ha solo la sua simpatia . Si avvicina al primo ombrellone e chiede: volete cocco fresco di qualità , bibite o noccioline? la famiglia si guarda intorno sa che il carretto delle bibite è appena passato e il suo cocco era scadente e così per evitare di dover stare ore in fila a scegliere ha rinunciato al cocco e anche alla bibita, ora dovrà attendere il prossimo turno per prendere il cocco dal venditore rinnomato per il suo buon cocco. Ma FollowCoccoNuts gli sta proponendo di passare tramite lui . Garantisce che entro 10 minuti, senza muoversi dal suo ombrellone riceverà un cocco fantastico e una bibita fresca senza doversi muovere per cercare i due venditori ( che conosciamo dal racconto di Fabio). I due venditori hanno aperto un canale (API) verso followCoccoNuts che gli permette di andare in autonomia sul loro carretto e prendere i prodotti in cambio di un corrispettivo . FollowCoccoNuts ha il telepass del carretto. Arriva con la sua lista , prende cocco , bibite e noccioline e corre verso i suoi clienti per consegnargliele. ora sono in 3 a guadagnarci … Ma chi farà più affari sarà FollowCoccoNuts e i due venditori presto capiranno che potranno fermarsi al centro della spiaggia perchè followCoccoNuts porterà i clienti per loro. Non dovranno più lavorare ore ed ore sotto il sole . Quindi FABIO ! cosa aspetti ad integrare su un unica piattaforma Instangram e Twittergram ? Con followgram hai già preso Instangram ora ti basta aprire il dialogo con twitter ed il gioco è fatto. Unica piattaforma . io seguirei Followgram e avrei con unica foto un backup su più sistemi… buona fortuna..

    • Fabio Lalli

      @twitter-145310333:disqus chi te lo dice che non ci abbiamo già pensato? Non è banale come scelta. Cmq il business impiantato su API di terzi rimane difficile e pericoloso… da vedere. Grazie per il tuo lunghissimo contributo! :)

  • http://www.facebook.com/profile.php?id=1423200785 Carlo Mallone

    …poi, quando tutte le grandi piattaforme saranno simili, ne usciranno di nuove, ognuna col suo claim “Facciamo una sola cosa, e la facciamo meglio”, seguirà diversificazione, seguiranno cloni, e il ciclo ricomincia :)

    Ora che il layer “social” è diventato commodity per tutte le piattaforme possibili, bisogna solo indovinare il prossimo trend eheh…

    • Fabio Lalli

      Ciao @facebook-1423200785:disqus , condivido il concetto dell’indovinare il prossimo trend, purchè sia verticale ;)

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