• Ezio Totorizzo

    Complimenti per il post e le diapositive. Trovo il paragone religione/brand molto veritiero e d’impatto. :D

    • http://fabiolalli.com/ Fabio Lalli

      Grazie Ezio :)

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  • http://adespresso.com Massimo Chieruzzi

    Ottimo post Fabio!

    Curiosità, il paragone con Apple era logico e molto efficace. Ti vengono in mente molti altri brand che siano riusciti ad arrivare così vicini al concetto di brand/religione ?

    Mi viene in mente Linux anche se più in piccolo ma per il resto non mi vengono molti altri esempi “forti” e duraturi

    • http://fabiolalli.com/ Fabio Lalli

      Ciao @massimochieruzzi:disqus

      In effetti ne esistono, ma come dicevo ieri in una conversazione su FB, sono apparentemente meno noti perchè più di nicchia. Esempio: Ferrari, Harley Davison, CocaCola. Linux ha una sfaccettatura diversa, ma si anche in quel caso è così. Comunque Brand che arrivano così vicini ce ne sono pochi. Molti ambiscono, ma è molto molto complesso e dipende da molti fattori.

      Ho aggiornato le slide su Slide share e ho aggiunto proprio una slide più completa sui fattori fondamentali per ambire ad “esser una religione” (slide 30). Grazie a presto!

  • Maurizio Donadelli

    Interessantissimo. Ma, se permetti due parole (solo due limitate parole, in quanto l’argomento è vasto e le osservazioni molteplici e le potremo continuare in altra sede): slide 57 (conversione e abbandono). (Cercando, ovviamente, di uscire dagli stereotipi che, in quanto tali, uccidono le riflessioni creative). Prima parola, filologica. Con-versione sta per cum-vertere: voltare, trasformare. Parola conosciuta fin dai tempi antichi, in quanto in agricoltura il rovesciare la terra è da sempre la componente essenziale per la coltivazione. Il “versore” è una parte dell’aratro che aiuta a capovolge la zolla di terra. Le parole non nascono a caso. La “con-versione” non è pertanto sinonimo di “abbandono” (vedi slide). (E, sempre per ragioni di tempo e spazio, non affronto il significato valoriale dell’abbandono religioso). Ma, al contrario, è sinonimo di rovesciare, trasformare, rivoluzionare (qui mi permetto di generalizzare, come del resto è stato fatto in certe slides). In estrema sintesi (ritornando al tuo ragionamento ed arrivando alla seconda parola, dal vago sapore sociologico), ri-scoprire se stessi, ciò che abbiamo dentro, per dargli nuovo ossigeno e ripartire con energie nuove ed arricchiti internamente. Questa è la profonda differenza tra la religione ed internet. La rete ci spinge fuori, a vedere ciò che succede, cosa gli altri dicono, ad interagire con gli altri, ad imparare e a divulgare, a comunicare e partecipare. La religione ci spinge dentro, a riflettere, a pensare, ad interiorizzare, a meditare, a “fare propri” tutti gli stimoli ricevuti nelle nostre doverose e salutari uscite “fuori”. Concludendo: per un brand questo è impossibile. Non solo: tutti coloro (nonsolobrand) che utilizzano gli strumenti social per fini meramente commerciali, capiranno prima o poi che hanno a che fare con un boomerang. La gente si stancherà di ricevere un’attenzione finalizzata unicamente a farle spendere soldi. E da strumento di attrazione, questo diventerà elemento di rifiuto. (Il tutto, con i limiti delle “due parole”…) ;) Complimenti, comunque. ;)

    • http://fabiolalli.com/ Fabio Lalli

      Maurizio ti ringrazio prima di tutto per questo commento e riflessione. La slide che mi segnali praticamente voleva ragionare proprio su questo tema che tu hai evidenziato. Di fatto nella religione possono esistere le due situazioni conversione e abbandono: da un lato un percorso verso il credo e la fede, dall’altra l’abbandono della fede e il passaggio ad una esperienza più materiale e totalmente assente di fede. Nel caso del Brand idem, ma ovviamente con sfaccettature diverse: la “conversione” è il passaggio da un Brand ad un altro, mentre l’abbandono è praticamente il distacco totale (bevitori di coca cola che lasciano completamente la bevanda, non solo il Brand), che come dici tu arrivano al rifiuto totale. Ora, ovvio è una estremizzazione fatta per spiegare alcuni concetti, ma nemmeno troppo lontana dalla realtà. Grazie ancora per il contributo!
      Tra l’altro sul concetto del Fuori / Dentro poi Maurizio ci scriverò un post: è una riflessione più profonda che sto valutando da quando ho iniziato questo studio: di fatto sia un Brand che una religione, ti spingono ad uscire da una zona di confort. In modi diversi, ma lo fanno entrambe.

  • umberto

    Ciao Fabio,

    complimenti! Il concetto di brand è calzante, in effetti, non essendoci “la” religione ma “le” religioni un qualche tipo di brandizzazione è pensabile. Ovviamente il discorso sul fenomeno religioso è complesso (molto) però alcuni aspetti potrebbero aiutare a riflettere sul perchè un brand non può diventare una religione. Le religioni devono rispondere alle domande ultime (tralasciamo se le domande sono poste correttamente) e perciò utilizzano il concetto di “sacro” che, trascendendo la razionalità, crea il dogma, cioè da un sistema di credenze indiscutibile e “predittivo” per la vita e il dopo, quindi non verificabile (difficile per un prodotto o servizio). Con il progresso scientifico anche questo “impianto” predittivo ed esplicativo segna il passo, con la conseguente revisione della posizione delle varie chiese, quasi un obsolescenza del sistema di credenze…..

    • http://fabiolalli.com/ Fabio Lalli

      Ciao Umberto.
      grazie per l’integrazione e la riflessione assolutamente interessante sul concetto del sistema”predittivo”. Provo ad approfondire, ma parliamo comunque di due “predizioni” non confrontabili, credo. No?

      • umberto

        Ciao Fabio,

        la logica (non razionale) della predittività è sempre la stessa per ogni scelta/azione: faccio “A” e ottengo “B” (o almeno spero di ottenerlo…) la differenza è nella natura del feed back e nella sua possibilità di modificare il sistema di credenze portando nuove informazioni al modello concettuale che vorrebbe rappresentare la realtà. Le credenze in tale ottica non solo religiose ma di qualsiasi tipo.

        • http://fabiolalli.com/ Fabio Lalli

          Perfetto. Riflettevo proprio su questo però Umberto: nel caso di un sistema predittivo applicato ad un mercato reale, puoi misurare se la predizione si è verificata o meno, e quindi dimostrare l’effetto. Nel caso della religione di fatto, seppur non si verificasse la predizione, sarebbe comunque “vera” perchè per volere di una entità superiore.

          • Umberto

            Infatti Fabio, la religione non ha logiche di feed back ma di cambiamento di contesto (scientifico, sociale, …) e quindi di coerenza con lo stesso. Credo però che anche nel marketing e nella comunicazione, ma sei tu l’esperto, concorrano meccanismi in cui la misurabilitá o la comparazione fra prodotti/servizi diversi non sia poi cosí oggettiva, ma anzi venga influenzata da “fattori fideistici” non di poco conto …

          • http://fabiolalli.com/ Fabio Lalli

            Si vero, d’accordissimo anche se c’è comunque una sottile differenza (nemmeno troppo sottile) che è l’intangibilità spesso. Anche nel marketing c’è molto di intangibile, ma alla fine qualcosa di “misurabile” c’è sempre. Non nella religione. Comunque interessantissimo scambio! :)

            PS: grazie per l’esperto (non mi sento tale). Sono curioso. ;)

  • Andrea

    i brand non riescono ad essere religioni perchè nel processo di trasformazione diventano dei culti… e lì ci rimangono :D

    • http://fabiolalli.com/ Fabio Lalli

      Yes :)

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  • http://serbianmonitor.com Biagio Carrano

    Ma già Al Ries e Jack Trout in Positioning (1981) evidenziavano che il loro approccio, seminale per tutte le successive riflessioni sul branding, poteva essere applicato anche alle religioni. Quindi la domanda: dove è la novità?
    Da non credente mi deprime vedere il fenomeno religioso risolto con qualche slide, senza neanche citare fonti, documentazione, per non dire di una bibliografia. Il tutto per poi arrivare a una conclusione che dice: se troviamo dei clienti fanatici che ci promuovono con entusiasmo e abbiamo qualche soldino per pagare qualche cosidetto “evangelist” non è per niente male.
    Prima della statistica scientifica, già Hume spiegava che fenomeni successivi l’uno all’altro o sequenze sovrapponibili non potevano avere alcuna correlazione e men che meno una relazione di causa-effetto.
    Il documento è falsato da tecnocentrismo: studiare le religioni e l’associazionismo avrebbe aiutato a comprendere meglio la laicizzazione di certe antiche dinamiche dell’umanità.

    • http://fabiolalli.com/ Fabio Lalli

      Grazie Biagio per il commento. Ovviamente questo non è un trattato, non è uno studio scientifico e tanto più non ha nessuna intenzione di esser visto come una unica visione sul tema, visto che invece, da credente, credo sia estremamente più profondo ed esteso il discorso.

      Sul tema “il fenomeno religioso risolto con qualche slide”, ripeto, non è una analisi del fenomeno religioso, ma di un punto di vista e di contronto su due temi. Piuttosto il messaggio è come portare un brand ad una religione (consapevoli del fatto che non sarà mai possibile, visto che la giustificazione alla morte non è oggetto di interesse di un brand).

      Il documento è falsato da tecnocentrismo? probabile, è appunto un punto di vista personale, oggetto di studio di alcune dinamiche e non basato su bibliografia non citata, ma sull’osservazione personale di alcune dinamiche.

      Per quanto riguarda la novità? Affrontare un tema deve esser necessariamente una novità? Non credo, no? Semplicemente è una condivisione di riflessioni e amen (per usare un termine in tema) e stimolare un confronto sul punto di vista che ho condiviso.

      Ti ringrazio per lo spunto di approfondimento che sarà sicuramente fatto. A presto e grazie per esser passato.