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	<title>Fabio Lalli &#187; Facebook</title>
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	<description>ICT, Innovation and Digital Culture // Geek. Hacker.</description>
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		<title>Send Button di Facebook: il segnala ad un amico si evolve</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Apr 2011 22:12:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Lalli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Facebook]]></category>
		<category><![CDATA[Social Network]]></category>
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		<description><![CDATA[In queste ore Facebook ha rilasciato una nuova funzionalità tra i Social PlugIn. Il nome di questa funzionalità è SEND BUTTON e, anche se apparentemente non è nulla di nuovo (praticamente è l&#8217;evoluzione social del &#8220;Segnala ad un amico&#8221;, a mio avviso questa sarà un&#8217;altra ennesima rivoluzione per la condivisione e lo share di informazioni. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p>In queste ore Facebook ha rilasciato una nuova funzionalità tra i <a href="https://developers.facebook.com/docs/plugins/">Social PlugIn</a>. Il nome di questa funzionalità è <a href="https://developers.facebook.com/docs/reference/plugins/send/">SEND BUTTON</a> e, anche se apparentemente non è nulla di nuovo (praticamente è l&#8217;evoluzione social del &#8220;Segnala ad un amico&#8221;, a mio avviso questa sarà un&#8217;altra ennesima rivoluzione per la condivisione e lo share di informazioni.</p>
<p>Il pulsante <strong>Send consente agli utenti di inviare facilmente i contenuti di un sito ad amici e non solo</strong>. Le persone avranno la possibilità di <strong>inviare il link della pagina attraverso un messaggio di posta elettronica</strong> ai propri amici Facebook, <strong>al wall di un gruppo di Facebook</strong> (di cui si è membro), e anche <strong>come e-mail a qualsiasi indirizzo di posta</strong>.</p>
<p>A differenza del LIKE che permette agli utenti di condividere un contenuto con tutti i propri amici attraverso la pubblicazione sulla bacheca, il pulsante <strong>SEND consente di inviare un messaggio privato a pochi amici</strong>. Il messaggio generato dalla nuova funzione conterrà un link, una immagine recuperata dalla pagina (stessa modalità dei post all&#8217;interno di FB), e una breve descrizione del link.</p>
<p>L&#8217;amministratore di una pagina web può specificare ciò che viene mostrato nel titolo, l&#8217;immagine e la descrizione utilizzando gli <a href="https://developers.facebook.com/docs/opengraph/">Open meta tag Graph</a>. È possibile costruire il pulsante di invio per conto proprio, ma se volete attivare rapidamente il SEND come si fa anche con il pulsante LIKE , è possibile aggiungere semplicemente <em>send = true </em>come un attributo al codice del tasto Like già esistente. Questa modifica attiverà il testo mi piace ed il testo Send, uno accanto all&#8217;altro. Se volete <a href="https://developers.facebook.com/docs/reference/plugins/send/">attivare il vostro pulsante SEND potete accedere alla pagina Developer</a>.</p>
<p>Il pulsante ha le seguenti proprietà:</p>
<ul>
<li><strong>Href: </strong>indirizzo da spedire</li>
<li><strong>Font</strong>: il tipo di carattere da visualizzare nel pulsante. Opzioni: &#8216;Arial&#8217;, &#8216;Lucida Grande&#8217;, &#8216;Segoe UI&#8217;, &#8216;Tahoma&#8217;, &#8216;ms trabucco&#8217;, &#8216;Verdana&#8217;</li>
<li><strong>Colorscheme</strong>: la combinazione di colori per il pulsante. Opzioni: &#8216;luce&#8217;, &#8216;dark&#8217;</li>
<li><strong>Ref</strong>: un&#8217;etichetta per il monitoraggio del numero di click provenienti da una specifica pagina; Questo valore deve essere inferiore a 50 caratteri e può contenere caratteri alfanumerici e alcuni segni di punteggiatura (attualmente +/=-.:_). Specificando l&#8217;attributo ref si aggiunge il parametro &#8216;fb_ref&#8217; all&#8217;URL del referrer quando un utente fa clic su un link dal plugin.</li>
</ul>
<p>Quello che vedete qui sotto è l&#8217;implementazione del bottone all&#8217;interno del mio sito (lo trovate in alto a destra).</p>
<p><a rel="attachment wp-att-2116" href="http://fabiolalli.com/2011/04/25/send-button-di-facebook-il-segnala-ad-un-amico-si-evolve/schermata-2011-04-26-a-00-31-08/"><img class="aligncenter" title="Send Button di Facebook in WordPress" src="http://fabiolalli.com/wp-content/uploads/2011/04/Schermata-2011-04-26-a-00.31.08.png" alt="" width="437" height="297" /></a></p>
<p>Per sapere se qualcuno utilizza il tasto SEND è possibile, attraverso un minimo di programmazione in JS, intercettare l&#8217;evento dell&#8217;invio utilizzando il &#8216;message.send&#8217; del <a href="https://developers.facebook.com/docs/reference/javascript/FB.Event.subscribe/">FB.Event.subscribe</a>. Se avete la necessità di modificare la lingua del vostro tasto e volete per esempio utilizzare l&#8217;italiano (SEND -&gt; INVIA) dovete semplicemente <strong>modificare il codice della lingua da en_US ad it_IT </strong>(se state utilizzando XFBML) oppure modificare il parametro &#8220;<em>&#8230;?locale=en_US &amp;&#8230;&#8221;</em> presente nella URL del vostro iFrame.</p>
<p style="text-align: center;"><a rel="attachment wp-att-2110" href="http://fabiolalli.com/2011/04/25/send-button-di-facebook-il-segnala-ad-un-amico-si-evolve/schermata-2011-04-26-a-00-16-03/"><img class="aligncenter size-full wp-image-2110" title="SEND applicato sul sito Yeplike.com" src="http://fabiolalli.com/wp-content/uploads/2011/04/Schermata-2011-04-26-a-00.16.03.png" alt="" width="470" height="273" /></a></p>
<p>Per quanto riguarda l&#8217;analisi del traffico generato, Facebook comunica che nelle prossime settimane rilascerà il parametro &#8216;ref&#8217; per il plugin e si potrà quindi utilizzare <a href="https://www.facebook.com/insights/">Insight</a> per il monitoraggio del traffico generato. E&#8217; importante segnalare che gli invii generati dal SEND saranno conteggiati nel numero totale dei Like. Il totale dei Like sarà quindi calcolato sommando il numero di preferenze, azioni, commenti e messaggi di posta in arrivo contenente un URL.</p>
<p>Ho provato il servizio autoinviandomi un messaggio sia verso la mia casella di posta Gmail, che verso la posta di Facebook e verso un gruppo al quale sono iscritto, segnalando il mio blog: l&#8217;effetto è immediato. Nei gruppi viene visto come un post, mentre verso la posta elettronica e verso un account è visto come un messaggio di chat.</p>
<p>Io sono sicuro che il pulsante Send diventerà &#8220;onnipresente&#8221; sui siti internet come il pulsante <strong>Mi piace</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Quella strana puntata di Social-Report</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Apr 2011 06:12:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Lalli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ieri sera è andata in onda una &#8220;strana puntata&#8221; di Report dal titolo &#8220;Il prodotto sei tu&#8221; e si è parlato di rete, social e tanti altri argomenti in qualche modo correlati. Come faccio di solito, ho seguito contemporaneamente i tweet e le discussioni che avvenivano in rete prima dell&#8217;inizio del programma, durante e dopo. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p>Ieri sera è andata in onda una &#8220;strana puntata&#8221; di Report dal titolo &#8220;<strong>Il prodotto sei tu</strong>&#8221; e si è parlato di rete, social e tanti altri argomenti in qualche modo correlati. Come faccio di solito, ho seguito contemporaneamente i tweet e le discussioni che avvenivano in rete prima dell&#8217;inizio del programma, durante e dopo.  La puntata in questione era stata <a href="http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-47f24a67-0008-4a89-a6b3-ddab3eff9d5e.html">anticipata sul sito ufficiale</a> in questo modo:</p>
<blockquote><p>“Condividi” e “connetti” sono le parole del momento su tutte le piattaforme sociali: Facebook, Youtube, Twitter, Foursquare, LinkedIn… Ce ne sono ormai a decine e anche chi aveva delle remore si sta iscrivendo. Tra gli Italiani che vanno su internet, 1 su 2 usa Facebook e il suo fondatore Mark Zuckerberg a 26 anni si è fatto un gruzzolo di 7 miliardi di dollari. Anche Larry Page e Sergey Brin avevano 26 anni quando hanno fondato Google e oggi si son messi da parte 15 miliardi di dollari a testa. E’ una nuova corsa all’oro nel Far West digitale. Milioni di Gigabytes delle nostre informazioni personali scalpitano per uscire dai corral delle fattorie di server californiane. I nostri nomi e cognomi, indirizzi, numero di cellulare, gusti, preferenze sessuali e d’acquisto, vogliono correre liberi nelle praterie della Rete dove i pubblicitari non vedono l’ora di prenderle al lazo e Facebook ha il compito di trattenerli. Ma ci riesce sempre? E Google, cosa sa di noi e cosa se ne fa delle informazioni che raccoglie? Condividere è facile anche su Youtube, dove gli Italiani cliccano i video un miliardo di volte al mese e può succedere che qualcuno condivide la roba tua anche se non te lo saresti mai aspettato. Come si fa a difendersi? E come si evitano le trappole che i criminali allestiscono per derubare gli utenti di Facebook quando cliccano il tasto “mi piace”? Circa 17 milioni di Italiani usano Facebook ogni giorno per comunicare con i loro amici, ma in certi casi ti ritrovi buttato fuori. C’è libertà di espressione su Facebook o hanno fatto accordi con il Ministero dell’Interno per monitorare quello che dicono gli utenti? Intanto l’Autorità garante delle comunicazioni sta preparando un sistema per oscurare parti di siti italiani o per sbarrare totalmente l’accesso ai siti esteri sospettati di violare il diritto d’autore. Migliaia di siti potrebbero diventare inaccessibili come oggi capita a thePiratebay, ma c’è anche il sistema per aggirare la censura italiana. Si può tenere insieme la libertà d’espressione con il profitto oppure come ritengono gli hacker solo una Rete anonima e gratuita è libera e al riparo da ogni controllo? Meglio esporsi come raccomandano i californiani o vivere nascosti come raccomandava Epicuro 2300 anni fa e oggi Wikileaks?</p></blockquote>
<p>Anche io durante il programma sono stato un pò critico, però poi riflettendoci un pò ho cambiato idea riguardo alla riuscita della puntata: <strong>la delusione è un effetto soggettivo</strong> e ognuno la vive rispetto ad una aspettativa dettata dal proprio grado di preparazione e conoscenza dell&#8217;argomento.</p>
<p>Quello che accomuna tutti i delusi guarda caso <strong>è l&#8217;appartenenza alla stessa famiglia e allo stesso gruppo di &#8220;conoscenza&#8221;: la rete.</strong></p>
<p>Il programma della Gabanelli a mio avviso ha rispettato la linea di contenuto che aveva anticipato anche nel post del proprio sito ed il livello di approfondimento che in ogni puntata viene dato agli argomenti trattati. In 2 ore, c&#8217;è da considerare che in un format televisivo e con determinati ritmi, più di tanto in profondità non si può andare.</p>
<p>Il problema è che a mio avviso si è generato un enorme misunderstanding: da una parte <strong>la rete aveva una aspettativa alta su questi argomenti </strong>e dall&#8217;altra il contenuto era tarato, probabilmente, <strong>per un target diverso</strong>. Lo si evince riascoltando il linguaggio utilizzato, gli esempi citati ed il livello di complessità con cui sono stati affrontati alcuni argomenti (vedi per esempio la sicurezza).</p>
<p>Nella mia testa mi immagino che quando Report parla di altri argomenti (nucleare, leggi e via dicendo&#8230;), potenzialmente ci sia lo stesso &#8220;effetto delusione&#8221; negli esperti dell&#8217;argomento in questione. Questo credo sia normale proprio perchè ognuno si aspetta un contenuto più approfondito rispetto alla propria conoscenza e preparazione. Un contenuto di alto livello sarebbe incomprensibile per i non addetti ai lavori e viceversa. Non esiste un contenuto ottimo per tutti.</p>
<p>In particolare poi <strong>la rete, da questo punto di vista, è una brutta bestia</strong>: è particolarmente suscettibile quando si toccano argomenti come social, internet e sicurezza, e basta che uno ne parli leggermente fuori dalle righe o al di sotto dell&#8217;aspettativa che tutti scrivono, strillano, tweettano e postano incazzati come bisce scagliandosi alla velocità della luce anche contro un qualcosa che fino a due ore prima era un must.</p>
<p>Report ha toccato tanti argomenti più o meno importanti, forse, con eccessiva divagazione, ma tutti particolarmente delicati e da approfondire, soprattutto per <strong>un target che ancora oggi confonde Internet con Facebook</strong>, <strong>utilizza la rete in modo inconsapevole</strong>, <strong>inserisce i propri dati in siti web senza leggere chi e come li utilizzerà</strong> ed<strong> imposta le password dei propri account di posta in modo talmente tanto banale</strong> che anche un non-cracker sarebbe in grado di violare.</p>
<p>Io credo che il programma abbia fatto da una parte sensibilizzazione e dall&#8217;altra eccessivo terrorismo psicologico. Se da una parte è lodevole aver toccato, finalmente, anche questi temi, dall&#8217;altra parte ha peccato di superficialità dando spazio ad argomenti che potevano esser evitati: esempio io avrei spiegato perchè il tizio ha subito la violazione della casella di posta elettronica su Google (password debole) invece di spiegare l&#8217;utilizzo di firesheep per sniffare i profili di facebook attivi sulla stessa rete.</p>
<p>Concludendo, per quanto riguarda proprio il discorso &#8220;<strong>terrorismo psicologico</strong>&#8221; (e qui so di andare un pò controcorrente), io credo che ci siano dei casi in cui è necessario affrontare argomenti in modo più diretto e purtroppo è facile che si superi il livello di sensibilizzazione e di messa in guardia esagerando: però basti pensare al modo in cui è stato necessario sensibilizzare le persone all&#8217;utilizzo della cintura di sicurezza o all&#8217;utilizzo del casco (esempio: ci è voluta la pubblicità che faceva vedere incidenti stradali e alcune testimonianze), oppure il modo in cui le persone sono state sensibilizzate sulla pericolosità del Nucleare (esempio: ci è voluto Fukushima, non era bastato Cernobil) o infine il discorso fame nel mondo (esempio: c&#8217;è bisogno di vedere il bambino mezzo morto tra le braccia della madre per capirlo). Sono tutti casi in cui la <strong>sensibilizzazione è borderline con l&#8217;esagerazione</strong>.</p>
<p><strong>In Italia la questione digitale a mio avviso è grave</strong>: tutti pensano che <strong>il problema sia la Tecnologia, il Digital Divide e le Leggi quando invece il problema più grande è proprio la mancanza di Cultura Digitale e conoscenza della rete</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>E ora misuriamo Like e tutto ciò che è social!</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Mar 2011 00:32:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L&#8217;utilizzo dei Like, come è ormai evidente in rete, ha assunto dimensioni incredibili tanto che qualcuno ha cominciato a riflettere ai principi dietro quella che può esser chiamata la Like Economy. Negli ultimi mesi inoltre l&#8217;utilizzo esteso dei plugin sociali rilasciati da Facebook, integrati all&#8217;interno delle applicazioni web e mobile, ha generato moli importanti di traffico verso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p>L&#8217;utilizzo dei Like, come è ormai evidente in rete, ha assunto dimensioni incredibili tanto che qualcuno ha cominciato a riflettere ai principi dietro quella che può esser chiamata la <a href="http://marketingarena.it/2011/03/08/i-5-principi-della-like-economy/">Like Economy</a>. Negli ultimi mesi inoltre l&#8217;utilizzo esteso dei plugin sociali rilasciati da Facebook, integrati all&#8217;interno delle applicazioni web e mobile, ha generato moli importanti di traffico verso milioni di siti web, trasformando il Like di Facebook in un vero e proprio <strong><a href="http://www.fabiolalli.com/2010/07/06/il-like-di-facebook-e-il-checkin-del-web-ed-il-traffico-e-social/">Check In del web</a> .</strong></p>
<p>Questa trasformazione del Like ed il traffico da esso generato, ha attivato le attenzioni di molti utenti ed è cresciuta sempre più l&#8217;esigenza di misurare e monitorare questi dati. Come avevo anticipato nel post <a href="http://www.fabiolalli.com/2011/02/28/c-era-una-volta-un-like/">C&#8217;era una volta un Like</a>, era intuibile che Facebook a stretto giro rilasciasse delle funzionalità di Insight mirate al Like ed in generale agli oggetti sociali.</p>
<p>In queste ore infatti, come si può leggere sul blog di Facebook, è stata rilasciata una <strong><a href="http://www.facebook.com/insights/">nuova piattaforma di Statistiche per i siti web</a></strong>, chiamata<strong> Real-Time Analytics For <a href="http://developers.facebook.com/docs/plugins/">Social Plugins</a></strong>. La serie di funzionalità messe a disposizione da Facebook, servirà a migliorare l&#8217;analisi dei dati relativi al comportamento degli utenti e l&#8217;interazione con le pagine ed aiutare così le aziende, i blogger o i proprietari di un sito nell&#8217;ottimizzazione in tempo reale dei propri contenuti.</p>
<p>Partendo dal <a href="http://developers.facebook.com/blog/post/476">post ufficiale pubblicato sul sito blog di facebook</a>, ecco cosa i siti internet avranno quindi a disposizione:</p>
<p><strong>Analisi del Like</strong><br />
I dati, in formato anonimo, mostreranno il numero delle impression dei pulsanti ed il numero dei click. Attraverso l&#8217;analisi del Like sarà possibile testare l&#8217;impatto della posizione dei pulsanti all&#8217;interno delle pagine e misurare cosi il CTR.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1938" title="insights-likes" src="http://www.fabiolalli.com/wp-content/uploads/2011/03/insights-likes.jpeg" alt="" width="480" height="186" /></p>
<p><strong><br />
Analisi dei commenti</strong><br />
Attraverso questa funzionalità sarà possibile visualizzare il numero di volte che gli utenti hanno visualizzato il box dei commenti, quante volte hanno lasciato commenti e quante volte hanno cliccato per vedere il contenuto del sito.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1936" title="insights-comments" src="http://www.fabiolalli.com/wp-content/uploads/2011/03/insights-comments1.jpeg" alt="" width="480" height="190" /></p>
<p style="text-align: center;">
<p><strong>Analisi della popolarità delle pagine</strong><br />
Mostrerà all&#8217;utente la popolarità delle pagine basando la valutazione su più parametri quali commenti, click, condivisioni e visualizzazioni.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1932" title="insights-popular-pages" src="http://www.fabiolalli.com/wp-content/uploads/2011/03/insights-popular-pages.jpeg" alt="" width="479" height="114" /></p>
<p><strong><br />
Analisi demografica</strong><br />
Permetterà la visualizzazione dei dati di traffico aggregati per sesso, fascia di età, lingua e nazionalità.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1931" title="insights-demographics" src="http://www.fabiolalli.com/wp-content/uploads/2011/03/insights-demographics.jpeg" alt="" width="479" height="145" /></p>
<p><strong>Analisi delle condivisioni </strong><br />
Questo strumento permetterà di analizzare, indipendentemente dai social plugin installati, la modalità in cui gli utenti condividono link legati ad un sito all&#8217;interno delle bacheche.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1930" title="insights-sharing" src="http://www.fabiolalli.com/wp-content/uploads/2011/03/insights-sharing.jpeg" alt="" width="479" height="165" /></p>
<p>Insomma, a brevissimo, oltre ad integrare in un sito strumenti di analisi come per esempio Google Analytics, dovremo rivolgerci anche a Facebook. Dal mio punto di vista, l&#8217;utilizzo dell&#8217;Insight di Facebook e quello di Google Analytics dovrà viaggiare in parallelo e non ci sarà sovrapposizione.</p>
<p>Ovviamente questo sarà vero almeno finchè Facebook non deciderà, in accordo con Microsoft, di integrare l&#8217;analisi del traffico derivante da Bing.</p>
<p>Ora che ho lanciato <a href="http://yeplike.com">YepLike!</a>, che attraverso l&#8217;integrazione con Facebook permette di propagare Like e Dislike degli oggetti nel mondo, la misurazione della iper-realtà è a portata di mano. Riflettendoci, classificando un minimo le informazioni fotografate e geolocalizzate dagli utenti di YepLike! nel mondo reale, sarà possibile misurare e valorizzare qualitativamente, oltre che quantitativamente, le preferenze degli utenti anche fuori dalla rete.</p>
<p>Bello soprattutto dopo aver visto che per gli sviluppatori è tutto <a href="http://developers.facebook.com/docs/reference/api/#analytics">accessibile attraverso le API</a> ed il linguaggio per query <a href="http://developers.facebook.com/docs/reference/fql/insights/">FQL</a>. Tutta la <a href="http://developers.facebook.com/docs/insights/">documentazione è disponibile nella sezione Insight</a>, e anche qui, in termini di applicazioni ed integrazioni adesso c&#8217;è veramente da sbizzarrirsi.</p>
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		<title>C&#8217;era una volta un Like</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Feb 2011 23:18:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Lalli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Facebook]]></category>
		<category><![CDATA[Social Network]]></category>
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		<description><![CDATA[C&#8217;era una volta, in un web non troppo lontano, un piccolo tasto chiamato Like. Like era un piccolo bottoncino, poco intrusivo, graficamente gradevole, molto disponibile agli utilizzi più impensabili (dai blog, ai siti istituzionali, alle landing page e anche ai sistemi di ecommerce) ma soprattutto aveva un fascino particolare: alle persone piaceva cliccarlo e poter [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p>C&#8217;era una volta, in un web non troppo lontano, un piccolo tasto chiamato <strong>Like</strong>.</p>
<p>Like era un piccolo bottoncino, poco intrusivo, graficamente gradevole, molto disponibile agli utilizzi più impensabili (dai blog, ai siti istituzionali, alle landing page e anche ai sistemi di ecommerce) ma soprattutto aveva un fascino particolare: <strong>alle persone piaceva cliccarlo </strong>e poter dire velocemente &#8220;<strong>Mi piace!</strong>&#8221;</p>
<p>Erano pochi i casi in cui le persone non cliccavano Like. <strong>Il piccolo bottoncino era molto educato</strong>, non diceva mai &#8220;<em>fail</em>&#8220;, &#8220;<em>che schifo</em>&#8221; o cose similari: al massimo diceva &#8220;<em>non mi piace</em>&#8220;, ma lo faceva solo dopo aver detto almeno una volta mi piace.</p>
<p>In poco tempo, la sua <strong>semplicità</strong>, lo fece diventare una sorta di <a href="http://www.fabiolalli.com/2010/07/06/il-like-di-facebook-e-il-checkin-del-web-ed-il-traffico-e-social/">checkin del web</a>. La rete lo utilizzava in modo talmente tanto intenso che i numeri erano incredibili: non esisteva un angolo della rete, che non avesse il tastino presente almeno in qualche pagina o un utente che non avesse premuto almeno una volta il piccolo pulsantino.</p>
<p>Era talmente tanto utilizzato da tutti, che i suoi cugini Tweets e Share,  che fino a poco tempo prima avevano ricoperto l&#8217;incarico di ambasciatori della condivisione, cominciarono ad avere una certa gelosia nei suoi confronti: erano sempre più i like che i tweet e gli share. &#8220;M<em>a come è possibile?</em>&#8221; si chiedevano i due.</p>
<p>Con il passare del tempo Tweets e Share capirono che la semplicità di Like però non era in fondo così positiva. Tutti facevano ricorso a Like in modo superficiale e non lo utilizzavano più solo per dire &#8220;Mi piace!&#8221;.</p>
<p>Like veniva utilizzato nei modi più svariati: dall&#8217;utilizzo di cortesia &#8220;<em>Son passato di qua e ti ho letto, like.</em>&#8220;, all&#8217;utilizzo di convenienza &#8220;<em>Bah si, me lo memorizzo, magari mi serve, like.</em>&#8220;, alla pigrizia &#8220;<em>Uff, e che chiamo Tweets, poi devo scrivere 140 caratteri&#8230; no no, like.</em>&#8221; fino all&#8217;utilizzo del moda &#8220;<em>Ficooo, Laiiic!</em>&#8220;. Malgrado questo però per Tweets non era una vita facile.</p>
<p>Un bel giorno, all&#8217;insaputa di tutti, durante una giornata tranquillissima, il papà di Like, in disaccordo con l&#8217;eccessiva discrezione del figlio, lo obbligò a cambiare comportamento: da quel momento in poi Like non avrebbe dovuto più esser il bravo tastino innocente che esprimeva un parere, ma bensì un invasore di bacheche, un condivisore spietato e virale di informazioni.</p>
<p><strong>Come continua la storia?</strong></p>
<p>Secondo me, così:</p>
<ol>
<li>Like verrà utilizzato sempre più spesso per azioni virali da siti, brand ed aziende</li>
<li>Like non verrà più utilizzato come prima dagli utenti un pò più scaltri ed attenti all&#8217;estetica della propria bacheca: d&#8217;ora in avanti ci penseranno due volte (almeno) prima di premere un tasto like su un sito. Oggi a me è successo almeno 3 volte.</li>
<li>Like continuerà ad esser utilizzato allo stesso modo da tutti quegli utenti che oggi hanno la bacheca invasa da notifiche di applicazioni e giochi vari.</li>
<li>Like non sostituirà Share e Tweets, perchè verranno utilizzati in modo completamente diverso</li>
<li>Il papà di Like rilascerà presto nuovo funzioni per poter gestire la pubblicazione sulla bacheca</li>
<li>Il papà di Like penserà a dare degli strumenti di Insight anche per misurare i Like</li>
<li>Like in linea generale verrà utilizzato di meno per timore</li>
</ol>
<p><strong>E voi, che ne pensate, come andrà la storiella ? </strong></p>
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		<title>Telecom: il call center su Twitter? Bello, se non è solo marketing</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Oct 2010 21:59:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Lalli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blogging]]></category>
		<category><![CDATA[Facebook]]></category>
		<category><![CDATA[marketing]]></category>
		<category><![CDATA[twitter]]></category>
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		<category><![CDATA[assistenza clienti]]></category>
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		<category><![CDATA[twitter care]]></category>

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		<description><![CDATA[A partire dal 30 settembre, Telecom Italia, con un comunicato pubblicato sulla sezione corporate del proprio sito, ha avviato il nuovo canale di assistenza su Twitter e Facebook. La notizia è rimbalzata sui principali siti internet, testate, borsa italiana, siti tecnologici e blog, su twitter stesso e su molti status degli utenti, tra curiosità ed [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p>A partire dal 30 settembre, Telecom Italia, con un comunicato <a href="http://www.telecomitalia.it/tit/it/archivio/media/note_stampa/corporate/2010/09-29.html">pubblicato sulla sezione corporate</a> del proprio sito, ha avviato il nuovo canale di assistenza su <a href="http://twitter.com/#!/TelecomItaliaTw">Twitter</a> e <a href="http://www.facebook.com/TelecomItalia">Facebook</a>. La notizia è rimbalzata sui principali <a href="http://libero-news.it/news/499425/Telecom_approda_su_Facebook_e_Twitter.html">siti internet</a>, <a href="http://www.repubblica.it/tecnologia/2010/09/30/news/l_assistenza_telecom_va_su_twitter_e_facebook-7598707/">testate</a>, <a href="http://www.borsaitaliana.it/borsa/notizie/mf-dow-jones/italia-dettaglio.html?newsId=779921&amp;lang=it">borsa italiana</a>, <a href="http://www.pianetatech.it/cellulari/gestori/telecom-italia-nuovo-canale-di-assistenza-su-twitter-e-facebook.html">siti tecnologici </a>e <a href="http://www.aghenorblog.com/2010/10/01/il-187-di-telecom-italia-su-twitter/">blog</a>, su twitter stesso e su molti status degli utenti, tra curiosità ed entusiamo.</p>
<p>Dal comunicato si evince che l&#8217;obiettivo principale di questo nuovo canale è quello di <strong>creare una comunicazione dedicata ai propri clienti </strong>e caratterizzato da un&#8217;<strong>interazione diretta ed immediata</strong> e dalla <strong>velocità nei tempi di risposta</strong> a tutti gli utenti. Il nuovo canale permetterà ad un <a href="http://twitter.com/#!/TelecomItaliaTw/twitter187/members">team specializzato</a> di rispondere durante la giornata a domande e segnalazioni nelle pagine Telecom Italia, Tim e Impresa Semplice su Facebook e su Twitter. Da quanto comunicato inoltre, gli specialisti del team di Telecom Italia avranno le competenze per rispondere a diverse esigenze, sia consumer &#8211; fisso e mobile -, sia a tematiche proprie del mondo business, e risponderanno dal lunedì al venerdì. Telecom, che da qualche anno sta investendo in nuovi media e sta aprendo a nuovi canali comunicativi per rimanere in contatto con i propri utenti, con questo progetto si propone come la prima società in Italia a lanciare una nuova attività di caring (<a href="http://www.mantellini.it/?p=8825">twitter care</a> come definito da Mantellini) evoluto nel mondo dei Social Media.</p>
<p>Da una parte c&#8217;è da riconoscere a Telecom l&#8217;importante passo nel campo della comunicazione: chi conosce infatti le regole di governance che indirizzano la comunicazione delle grandi aziende, sa che una scelta di questo tipo non è facile da far digerire e non è così scontata e banale come sembra. Personalmente però non riesco a vedere questa operazione solo come un passo verso il cliente, ma bensì <strong>un operazione markettara</strong>. Altro che social crm, clienti ed altro.</p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1515" title="Schermata 2010-10-03 a 21.13.26" src="http://www.fabiolalli.com/wp-content/uploads/2010/10/Schermata-2010-10-03-a-21.13.26-220x220.png" alt="" width="220" height="220" />Prima di tutto ritengo questa operazione di Telecom semplicemente una rincorsa ad un mercato non ancora presidiato in modo importante: analizzando un pò la presenza degli operatori sui social network partendo da Facebook, possiamo notare infatti che <strong>Vodafone con i suoi 560mila fan</strong>, è il primo operatore, seguito da <strong>Tim (50mila fan)</strong>, <strong>Tre (40mila fan)</strong> e <strong>Wind (30mila fan)</strong>, mentre per quanto riguarda i sistemi di microblogginng invece <a href="http://twitter.com/3italia">Tre Italia</a> , da tempo attiva, può contare su oltre <strong>11mila follower</strong> di twitter e quasi <strong>1.400 su FriendFeed</strong>, seguita da <strong>Vodafone (5000 follower)</strong>, <strong>Tim (circa 1000)</strong> e <strong>Wind (meno di 500)</strong>. Probabilmente qualcuno in Telecom ha capito che quei pochi utenti italiani in Twitter, sono quelli che in qualche modo poi influenzano la rete: e allora perchè non iniziare a farsi vedere un pò, come fa già Tre?</p>
<p>Andando oltre, vi è mai capitato di chiamare il 187 per problematiche tecniche?  Penso di si. Vi sarete sentiti rispondere sicuramente con soluzioni estremamente tecniche tipo &#8220;<em>riavviare il pc</em>&#8220;, &#8220;<em>riavviare il router</em>&#8220;, &#8220;<em>spenga il firewall</em>&#8220;, &#8220;<em>aggiorniamo i driver</em>&#8220;, &#8220;<em>installiamo un antivirus</em>&#8221; o altre risposte di questo tipo, quando il problema, palesemente, è lato Telecom. Oppure, avete mai chiamato per avere informazioni relative a bollette e pagamenti? Beh, provate a chiamare, poi attaccate e chiamate di nuovo. Ogni operatore vi darà risposte completamente diverse e la cosa stupefacente sarà che nessuna è vera. A me sta succedendo da quando ho fatto il <a href="http://www.fabiolalli.com/2010/06/08/fastweb-tieniti-la-tua-adsl-fail/">trasferimento della linea verso Fastweb</a> (&#8230;non che sia meglio di Telecom). La sensazione è che le persone non siano preparate vero?</p>
<p><strong>Si. Il problema secondo me NON è il mezzo di comunicazione</strong>,<strong> ma solo ed esclusivamente il contenuto, quello che gli operatori comunicano al cliente</strong>. Spesso infatti chi risponde non è all&#8217;altezza delle problematiche poste dal cliente, non è formato sulle tematiche tecniche o commerciali o non è aggiornato su quanto comunicato su altri canali dall&#8217;azienda stessa. Trovo assurdo che un azienda come Telecom, che ha nel<strong> servizio 187 una delle maggiori inefficienze verso il cliente (qualità e contenuto)</strong>, pensi di risolvere la comunicazione con gli utenti aggiungendo un altro strumento invece di <strong>modificare l&#8217;approccio, formare le persone del call center e migliorare i processi verso il cliente</strong>. Mi auguro, e lo dico senza interesse visto che ormai sono su altro operatore, che le persone che risponderanno da twitter siano persone di Telecom &#8211; non dei PR come succede per altri servizi &#8211; o per lo meno siano veramente preparate come affermato nel comunicato.</p>
<p>Infine mi chiedo come mai una notizia del genere debba avere tutto questo eco, come se <strong>comunicare con il cliente</strong> sia per un azienda una grossa novità e vorrei evidenziare che non stiamo parlando della ditta <em>Formaggi e Salumi</em> con sede in aperta campagna (e che forse comunica di più con i propri clienti). Stiamo parlando di Telecom, la prima società di telecomunicazioni italiana che, in teoria, dovrebbe permetterci di comunicare e che, oltre a non riuscirci bene (vedi migliaia di persone che tutt&#8217;oggi non posso avere un adsl), dovrebbe esser tra le prime ad esplorare nuovi canali per migliorare la relazione e la comunicazione con il cliente.</p>
<p>Mi domando: <em>potremmo quindi dire addio alle frustranti, lunghe ed inutili attese al telefono e poter invece chiedere assistenza o informazioni a Telecom Italia tramite Twitter?</em></p>
<p>Io <a href="http://twitter.com/#!/fabiolalli/status/25993249303">un tweet di richiesta l&#8217;ho inviato</a> (e sono stato forse uno dei primi). Per adesso la mia domanda è stata <a href="http://twitter.com/#!/TelecomItaliaTw/status/26059407804">girata ad un altro account</a>, che poi mi ha chiesto di <a href="http://twitter.com/#!/Telecom187Sara/status/26062538001">fare follow per potermi mandare un DM</a>. Per adesso sono passati 3gg, ma giustamente (!?), il sabato e la domenica non rispondono.</p>
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		<title>Come disabilitare e gestire la privacy con Facebook Places</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Aug 2010 16:16:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Lalli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Facebook]]></category>
		<category><![CDATA[Location Based Services]]></category>
		<category><![CDATA[Privacy On Line]]></category>
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		<category><![CDATA[foursquare]]></category>
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		<description><![CDATA[Facebook Places è un sistema di geolocalizzazione, come tutti gli altri. A differenza degli altri è legato strettamente ad una marea di informazioni personali (come lo è anche Google con Latitude). In rete molti hanno già sparato un miliardo di sentenze su Privacy e riservatezza, ma secondo me, il problema è sempre lo stesso: se [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p><strong>Facebook Places</strong> è un <a href="http://www.fabiolalli.com/2010/08/17/social-location-based-services-arriva-facebook/">sistema di geolocalizzazione</a>, come tutti gli altri. A differenza degli altri è legato strettamente ad una marea di informazioni personali (come lo è anche <strong>Google</strong> con <strong>Latitude</strong>). In rete molti hanno già sparato un miliardo di sentenze su Privacy e riservatezza, ma secondo me, il problema è sempre lo stesso: <strong>se volete la vostra privacy, dovete gestirla e non lasciarla in balia dei sistemi</strong>. Quindi, informatevi e leggete, senza farvi prendere dal panico, dalla paura, o dal terrorismo psicologico fatto dagli altri media.</p>
<p>Qui, scatta subito la domanda: <em>Come gestisco la mia privacy adesso che tutti possono sapere dove sono e cosa faccio?</em></p>
<p>Prima di tutto come dice giustamente anche <a href="http://blog.felter.it/2010/08/facebook-places-configurare-la-propria-privacy.html">Felter</a> ci sono <strong>alcune cose da sapere del servizio Places</strong>:</p>
<ul>
<li>quando inviate la vostra posizione su Places, se non avete configurato il vostro account, il messaggio apparirà sullo streaming (bacheca) di tutti i vostri contatti.</li>
<li>se non avete gestito correttamente le impostazioni del vostro account, così come avviene per le altre informazioni in facebook, tutti gli utenti nelle vicinanze (anche non vostri amici) sapranno dove sei in quel momento, e avranno accesso alle informazioni della tua posizione.</li>
<li>come succede nei tag durante la pubblicazione di foto o status update, anche nella geolocalizzazione i tuoi contatti possono collegarti ad una loro geolocalizzazione e risulterà come se ti fossi geolocalizzato tu.</li>
</ul>
<p>Detto questo è importante gestire al meglio le proprie impostazioni, secondo quanto vogliamo sapere. Facendo riferimento ad un post su <a href="http://lifehacker.com/5616395/how-to-disable-facebook-places">Lifehacker</a>, vi riporto i passaggi da seguire per impostare le impostazioni in facebook:</p>
<ul>
<li>Accedere in Facebook</li>
<li>Entrare nelle impostazioni dell&#8217;<strong>Account</strong> e andare in <strong>impostazioni sulla privacy</strong></li>
<li>Selezionare<strong> Personalizza </strong>e poi<strong> Impostazioni Personalizzate</strong></li>
<li>Accedere alla voce <strong>Luoghi in cui mi registro </strong>e selezionare il livello di sicurezza che vogliamo impostare</li>
<li>Selezionare o Deselezionare la voce successiva relativa all&#8217;inclusione nell&#8217;elenco delle persone in prossimità</li>
</ul>
<p>Tendenzialmente questo è tutto. Per il resto vi consiglio di leggere le <a href="http://www.facebook.com/privacy/explanation.php">policy di privacy</a> e la pagina dedicata alla <a href="http://www.facebook.com/places/">spiegazione del funzionamento di Places</a>.</p>
<p>Comunque, ricordatevi che non è il male Places: è solo necessario gestire con cura la propria privacy e comportarsi bene, secondo il galateo di Internet (netiquette).</p>
<p><strong>[UPDATE - Altri link utili del 19/08/2010]</strong></p>
<ul>
<li><a href="http://www.readwriteweb.com/archives/how_to_disable_facebook_places.php">How To Disable Facebook Places</a> (<a href="http://www.youtube.com/watch?v=fKrYBT7OUsM&amp;feature=player_embedded">video</a>)</li>
<li><a href="http://www.allfacebook.com/facebook-places-privacy-2010-08?utm_source=feedburner&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=Feed%3A+allfacebook+%28Facebook+Blog%29&amp;utm_content=FriendFeed+Bot">The Facebook Places Privacy Settings You Need To Know</a></li>
</ul>
<p><strong>[UPDATE - Altri link utili del 20/08/2010]</strong></p>
<ul>
<li><a href="http://www.facebook.com/video/video.php?v=697692691093">Facebook e Privacy (video ufficiale di Facebook)
<p></a></li>
</ul>
<p><span style="color: #0000ee;"><span style="text-decoration: underline;"><br />
</span></span></p>
<ul></ul>
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		<title>Più Places per tutti: benvenuto Maptivism!</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Aug 2010 09:31:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Lalli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[No no, non è un invito a manifestare in piazza, faccio riferimento a tutta questa geolocalizzazione che per moda, utilità o semplicemente cazzeggio è e sarà intorno a noi! Facebook questa notte ha presentato Facebook Places, il servizio di geolocalizzazione che tutti aspettavano. A primo impatto, la cosa che mi ha fatto un pò ridere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p>No no, non è un invito a manifestare in piazza, faccio riferimento a tutta questa geolocalizzazione che per moda, utilità o semplicemente cazzeggio è e sarà intorno a noi!</p>
<p>Facebook questa notte ha presentato <a href="http://www.facebook.com/places/">Facebook Places</a>, il servizio di geolocalizzazione che tutti aspettavano. A primo impatto, la cosa che mi ha fatto un pò ridere (<a href="http://www.contino.com/blog/2010/8/19/4-in-piazza.html">e non solo a me</a>)  è il logo: Facebook, un pò come fa Google nei loghi speciali, ha nascosto (<a href="http://techcrunch.com/2010/08/19/facesquare/#comment-1198772">nemmeno tanto</a>) il numero 4, richiamando il Four di <strong>Foursquare</strong>, tra le vie che compongono la mappa sulla quale è depositato il Marker. Il servizio, attualmente utilizzabile solo dagli Stati Uniti ma nel frattempo <a href="http://mashable.com/2010/08/19/facebook-places-guide/">Mashable ne ha pubblicato una guida descrittiva</a> piuttosto completa.</p>
<p><a href="http://www.fabiolalli.com/2010/08/17/social-location-based-services-arriva-facebook/">Come avevo anticipato nel mio post</a>, Places permetterà di effettuare lo <strong>status update localizzato</strong> inserendo il luogo in cui ci si trova, e  darà la possibilità di <strong>“taggare” gli amici</strong> in un determinato posto, facendo apparire, come già succede con i tag attuali, l&#8217;informazione sullo stream di chi è stato citato.</p>
<p>Riguardo alla <strong>privacy</strong>, così come già pensavo nel precedente post e come giustamente ha riportato anche <a href="http://blog.debiase.com/2010/08/facebook-places-dentro-e-fuori.html">De Biase</a> oggi, le difficoltà non saranno poche e anche questa volta le regole preimpostate da Facebook sono discutibili: è necessario dichiarare la propria adesione per consentire alle applicazioni di usare la localizzazione, mentre di default gli amici potranno vedere la nostra posizione. E&#8217; comunque possibile applicare policy più restrittive per se non vogliamo condividere le informazioni geolocalizzate alle applicazioni degli amici. Anzi <a href="http://www.fabiolalli.com/2010/08/17/social-location-based-services-arriva-facebook/">ricordatevi di farlo</a>.</p>
<p>Leggendo altri post e tweet in giro per la rete, sembra che l&#8217;uscita metta a rischio le attività degli altri player (Gowalla, Fursquare, Brightkite&#8230;). Come avevo accennato sempre ieri nel post relativo all&#8217;uscita di <a href="http://www.fabiolalli.com/2010/08/17/social-location-based-services-arriva-facebook/">Facebook Places</a>, stanotte sul palco dell&#8217;evento di Facebook erano presenti i responsabili di Foursquare e Gowalla, e questo secondo me dimostra quanto ho scritto: Facebook, come Twitter, non si metterà in concorrenza diretta, ma sarà un aggregatore di queste informazioni, facendo diventare gli altri sistemi, una sorta di partner. Al momento dell&#8217;uscita, come dice anche <a href="http://www.vincos.it/2010/08/19/places-il-nuovo-servizio-di-geolocalizzazione-di-facebook/comment-page-1/#comment-25683">Vincos nel suo post</a>, il rapporto con Facebook è solo unidirezionale, solo i check-in dei due pionieri alimenteranno lo stream di Facebook (cosa che veniva già fatta con il cross posting, in modo un pò più destrutturato).</p>
<p>Il problema che evidenziavo in qualche post fa, relativo alla <a href="http://www.fabiolalli.com/2010/08/14/la-strana-convergenza-dei-social-network/">convergenza dei social network</a>, mi fa sempre più pensare, <a href="http://www.catepol.net/2010/08/19/places-e-la-geolocalizzazione-su-facebook/#axzz0x2I1VE42">come dice anche Catepol</a>, al &#8220;lavoro&#8221; che ognuno di noi dovrà svolgere nell&#8217;aggiornare e utilizzare tutti questi sistemi: <a href="http://www.catepol.net/2010/08/18/coltivare-i-giardini-della-vita-digitale-che-gia-abitiamo-o-colonizzarne-sempre-di-nuovi/#axzz0x2iyLCH4">quanti giardini dovremo coltivare?</a> E soprattutto, quanto è utile sparpagliare le info in giro per vari sistemi e non averle aggregate in un solo punto?</p>
<p>Ora che 500 milioni di persone potranno geolocalizzare e geolocalizzarsi, e soprattutto dopo che il sistema verrà esteso oltre i confini statunitensi, secondo me sarà necessario intraprendere di nuovo non tanto il discorso della privacy (<em>secondo me problema mai esistito</em>) quanto il problema della <strong>netiquette</strong> e del corretto utilizzo di questi sistemi.</p>
<p>L&#8217;arrivo di facebook nel mondo della geolocalizzazione e dei location based services sarà una ulteriore e definitiva spinta di questi sistemi nella vita quotidiana di tutti, e darà il via alla trasformazione di questi sistemi in <strong>commodity</strong>. Non saranno più piattaforme ad uso solo degli early adopter , che oggi checckano ogni punto o mappano (da veri <strong><a href="http://www.slideshare.net/ckreutz/maptivism-maps-for-activism-transparency-and-engagement?from=ss_embed">maptivist</a></strong>) tutto quello che ritengono necessario, ma saranno alla portata di tutti. Mi auguro che la diffusione degli LBS, possa dare il via alla crescita di sistemi socialmente utili come la mappatura di problematiche sociali e ambientali, monumenti, terremoti, manifestazioni, eventi sportivi, traffico e incidenti.</p>
<p>Benvenuto <strong>Maptivism</strong>, ora si che possiamo iniziare.</p>
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		<title>Social Location Based Services, arriva Facebook</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Aug 2010 15:33:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Lalli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 2010 è l&#8217;anno dei social location based services: Foursquare, Gowalla, Google Latitude, Loopt, Brightkite, MyTown e tanti altri servizi geolocalizzati che ogni giorno escono fuori. Negli ultimi mesi abbiamo visto una rapida crescita di questi servizi, in particolare Foursquare, che rispetto agli altri sistemi ha dato il via alla moda del CheckIn abbinato al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p>Il 2010 è l&#8217;anno dei <strong>social location based services</strong>: Foursquare, Gowalla, Google Latitude, Loopt, Brightkite, MyTown e tanti altri servizi geolocalizzati che ogni giorno escono fuori.</p>
<div class="wp-caption alignnone" style="width: 416px">
	<a href="http://techcrunch.com/2010/08/19/facebook-world/?utm_source=feedburner&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=Feed%3A+Techcrunch+%28TechCrunch%29"><img style="margin-top: 5px; margin-bottom: 5px;" src="http://tctechcrunch.files.wordpress.com/2010/08/location.png" alt="" width="416" height="444" /></a>
	<p class="wp-caption-text">Infografica di Techcrunch</p>
</div>
<p>Negli ultimi mesi abbiamo visto una rapida crescita di questi servizi, in particolare Foursquare, che rispetto agli altri sistemi ha dato il via alla moda del CheckIn abbinato al Social Game.</p>
<p>Leggendo <a href="http://woorkup.com/2010/08/08/the-state-of-social-location-based-services/">Woork Up</a> ho trovato alcuni <a href="http://startupdata.rjmetrics.com/">dati interessanti su RJmetrics</a>: attualmente il mercato degli lbs principalmente si divide tra <strong>Foursquare</strong> e <strong>Gowalla.</strong> Il primo, Foursquare, sembra essere avanti di parecchio rispetto al concorrente con oltre <strong>2,5 milioni di utenti attivi</strong> e con una crescita media giornaliera di 19.000 utenti al giorno (dati dell&#8217;ultimo mese), mentre Gowalla ha poco più di 390.000 utenti attivi (praticamente circa il 16% degli utenti totali di Foursquare), con un incremento medio giornaliero di 1.800 nuovi utenti.</p>
<p>Secondo Google Trend, <strong>Foursquare genera oltre 5,5 milioni di visitatori unici al mese</strong> con una <strong>crescita del 350%</strong> da gennaio ad agosto 2010 mentre Gowalla genera 830.000 visitatori / mese con un aumento del 15% considerando lo stesso periodo dell &#8216;anno. Per quanto riguarda gli altri concorrenti, relativamente a Google Latitude, non ci sono dati ufficiali se non una dichiarazione che riferisce circa 3 milioni di utenti attivi con un incremento del 30% al mese (circa 30.000 utenti al giorno). Se la crescita di Latitude fosse rimasta costante, vorrebbe dire che negli ultimi tre mesi il servizio di Google dovrebbe aver raggiunto 5,7 milioni di utenti attivi. Un numero decisamente importante rispetto a Foursquare e Gowalla.</p>
<p>Tra i vari servizi, c&#8217;è anche <strong>Loopt</strong>, un altro popolare (non in Italia) servizio location-based di mappatura sociale ha raggiunto oltre 4 milioni di utenti con 240.000 visitatori unici al mese, mentre <strong>Brightkite</strong> ha  superato 2 milioni di utenti e <strong>MyTown</strong> ha una userbase di 2,8 milioni di persone.</p>
<p>Poco tempo fa è stato il turno di <strong>Twitter</strong> con Places. E&#8217; stato uno scossone per il mercato degli LBS? Non mi sembra. Twitter è entrato nel mondo dei <strong>Location Based Services</strong> integrandosi trasversalmente con Gowalla e Foursquare attivando così la possibilità di geolocalizzare ogni Tweet. A mio parere questa è stata una mossa strategicamente corretta poichè ha permesso a Twitter di entrare nell&#8217;onda del next big thing e allo stesso tempo gli ha permesso di mantenere il suo DNA di Microblogging senza entrare in competizione con gli altri sistemi ed evitandosi a monte il problema della corsa alla leadership degli lbs, che volendo avrebbe benissimo potuto intraprendere, visto il numero di utenti attivi (100 milioni di utenti circa).</p>
<p>E se entra Facebook? In questi giorni entrerà anche <strong>Facebook</strong> (&#8230;magari copiando twitter lo chiamerà <a href="http://fabiolalli.com/tag/facebook-places/">Facebook Places</a>), nel mondo della geolocalizzazione diventando così competitor anche di Foursquare, al quale poco tempo prima aveva offerto circa<a href="http://www.businessinsider.com/facebook-had-offered-foursquare-120-million-foursquare-asked-for-150-million-and-facebook-walked-away-2010-8"> 120 milioni di dollari per acquistarlo</a>. Ho letto molti post relativi all&#8217;ingresso di Facebook, tra cui anche quello del <a href="http://www.ilpost.it/2010/08/17/cosa-presentera-facebook-domani/?utm_source=twitterfeed&amp;utm_medium=twitter">IlPost</a> e tutti più o meno vedono questa mossa come pericolosa per il futuro di Foursquare.</p>
<p><strong>Secondo me nel breve tempo non succederà nulla</strong> o per lo meno non ci saranno grossi cambiamenti. Facebook uscirà con delle funzionalità di georeferenziazione delle informazioni e permetterà agli utenti di localizzare foto, status update e visualizzare la posizione degli amici. Malgrado i suoi oltre 500 milioni di utenti, secondo me non riuscirà a scardinare, superare o sovrastare il modello di Social Game e Social Guide sviluppato da Foursquare. Anzi, a mio avviso Foursquare potrebbe crescere di più, accelerata dalla spinta che la stessa Facebook darà al mercato della geolocalizzazione.</p>
<p>Le motivazioni secondo me, sono più di una. La prima è riconducibile principalmente al discorso<strong> privacy e riservatezza</strong>: oggi in Foursquare posso &#8220;partecipare&#8221; con un Nick o con la visibilità del solo nome e potenzialmente potrei giocare senza farlo sapere a tutti. Attivando il servizio di localizzazione su Facebook questa scelta potrebbe esser più difficoltosa se non impossibile (come lo è su Latitude), visto che tutto il sistema dialoga per Nome e Cognome e la gestione della privacy non sarebbe così semplice.</p>
<p>Gli utenti di Facebook inoltre utilizzano il sistema principalmente per un uso &#8220;casalingo&#8221;, di gossip, per impicciarsi degli affari degli altri, per rimanere in contatto con amici: mi aspetto che l&#8217;utilizzo maggiore della localizzazione in Facebook sia per vedere dove sono gli amici e dove hanno scattato una foto, e non per guadagnare punti, censire Tips, commenti e feedback e mappare nuovi luoghi. Secondo me Facebook non sarà un competitor, ma un altro partner degli altri sistemi di lbs e <strong>questo permetterà a Foursquare e agli altri di crescere sull&#8217;onda della diffusione dei servizi geolocalizzati e della mania del checkin</strong>.</p>
<p>Secondo me è più facile che prendano piede applicazioni terze che interagiscono con i dati georeferenziati di Facebook che funzionalità proprietarie: magari piattaforme di <strong>Augmented Reality + Social</strong>. Allora, forse in questo caso, sarebbe a rischio Foursquare.</p>
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		<title>La strana convergenza dei Social Network</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Aug 2010 12:15:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Lalli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In questi giorni mi sono soffermato ad osservare la crescita dei social network più importanti, gli sviluppi degli ultimi tempi, gli utenti e le funzionalità rilasciate o in rilascio. Ho notato alcune cose che mi hanno fatto riflettere. La cosa che più mi ha colpito sono le poche novità: nessuno ha rilasciato funzionalità veramente innovative [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p>In questi giorni mi sono soffermato ad osservare la crescita dei social network più importanti, gli sviluppi degli ultimi tempi, gli utenti e le funzionalità rilasciate o in rilascio. Ho notato alcune cose che mi hanno fatto riflettere. La cosa che più mi ha colpito sono le poche novità: nessuno ha rilasciato funzionalità veramente innovative e differenti dagli altri.</p>
<p><strong>Twitter</strong> , cavalcando l&#8217;ondata della geolocalizzazione, ha aggiunto recentemente la possibilità di localizare i tweet prendendo spunto da Foursquare (e ovviamente anche da altri LBS) e ha lanciato il servizio <strong>Places.</strong> Poi ha rilasciato la funzionalità <strong>Who to follow</strong> che suggerisce ad un utente quali account potrebbe conoscere permettendo un aumento dei legami e della socializzazione, copiando la funzionalità da Facebook. Sempre seguendo Facebook e scavalcando <strong>Tweetmeme</strong> ha comunicato il lancio del pulsante ufficiale per il <strong>retweet</strong>. Alcuni rumors dicono che potrebbe integrare l&#8217;anteprima delle immagini e dei video nello stream copiando da Friendfeed e Facebook.</p>
<p><strong>Facebook</strong> ha aggiunto l&#8217;<strong>anteprima dei profili</strong> al passaggio del mouse su una foto copiando la funzionalità da Twitter, che a sua volta l&#8217;aveva copiata precedentemente da Friendfeed, se non erro. A breve inserirà anche la <strong>geolocalizzazione</strong> nello stream nelle attività e la possibilità di condividere foto e localizzarle prendendo spunto da Foursquare e rincorrendo Twitter. Facebook ha acquisito Friendfeed per poterne ereditare il realtime dello stream e fare così concorrenza a Twitter.</p>
<p><strong>Foursquare</strong>, nell&#8217;ambito dei location based services, rincorso da Facebook e da Twitter ed in continua competizione con <strong>Gowalla</strong> dal canto suo non poteva rimaner fermo. Prima ha dato maggior visibilità ai <strong>Tips</strong> trasformandoli in una sorta di status update alla Twitter, poi ha modificato la scheda utente dando maggior visibilità ai badge e alle informazioni condivise dall&#8217;utente. Poi ha aggiunto la possibilità di visualizzare i Tips per data o popolarità (<strong>i&#8217;ve done this!</strong>) prendendo spunto dal <strong>Like</strong> di Facebook.</p>
<p><strong>Google</strong> ha provato a copiare Twitter con Jaiku, poi ha lasciato perdere per passare ad Orkut e poi dare vita a Buzz cercando di sviluppare qualcosa di simile a Facebook e a Twitter. Poi ha avviato Latitude, che non essendo integrato con altri sistemi non ha preso piede. Mi aspetto che prima o poi permetterà di vedere i buzz, le foto di Picasa e gli amici posizionati su mappa.</p>
<p>Insomma, Twitter copia da Foursquare. Foursquare copia da Facebook. Facebook copia Twitter. Google copia un pò da tutti. Tutti copiano da tutti. Ma è normale?</p>
<p>Secondo me si, ovviamente una mia opinione, ma questa rincorsa allo sviluppo delle funzionalità degli altri e questa sempre maggiore similarità fra i vari servizi, mi fa pensare che stiamo arrivando ad una fase di stabilità e tutta l&#8217;euforia legata alla novità dei social network, della geolocalizzazione e del mobile potrebbe leggermente affievolirsi.</p>
<p>Se il 2009/2010 infatti è stato l&#8217;anno dell&#8217;<strong>esplosione dei sistemi di Social Network</strong>, del mobile e dei sistemi di geolocalizzazione, secondo me, il periodo che stiamo per affrontare, e che va dalla fine del 2010 e forse per gran parte del 2011 sarà caratterizzato da una maggiore omogeneizzazione di alcuni servizi, vedremo meno <strong>novità funzionali</strong>, probabilmente molte <strong>integrazioni</strong> e perchè no parecchie <strong>acquisizioni</strong> (?). Le novità rallenteranno e saranno poche le aziende che rilasceranno qualcosa di veramente nuovo. Sarà invece una fase di consolidamento, secondo me molto importante, perchè il mercato avrà modo di recepire l&#8217;ondata delle novità dell&#8217;ultimo anno. Le aziende, metabolizzate le potenzialità degli ultimi tempi, cominceranno ad <strong>investire in sviluppo, integrazioni e marketing</strong> e saranno l&#8217;acceleratore che porterà questi sistemi alla portata di tutti. Gli utenti avranno modo di utilizzare tutti queste <strong>tecnologie e sistemi nella vita di tutti i giorni </strong>e sempre di più troveremo la geolocalizzazione e f<strong>unzionalità sociali nella routine giornaliera</strong>.</p>
<p>In fondo, facendo un rapido riepilogo, con i sistemi attuali possiamo stringere amicizia, aggiornarci rapidamente, micro-messaggiare, condividere foto e video, esprimere pareri e dare feedback con like, retweet e commenti, geolocalizzare informazioni e vedere dove sono i nostri amici, comprare on line e trovare ogni tipo di informazione. Cosa altro vogliamo in questo momento da un social network?</p>
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		<title>Il Like di Facebook è il CheckIn del web, ed il traffico è social</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Jul 2010 22:21:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Lalli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Di solito non mi piace dire l&#8217;avevo detto, ma questa volta, visto il modo simpatico in cui ho scoperto che un&#8217;altra delle mie mille elucubrazioni visionarie ha preso forma, lo dico: l&#8217;avevo detto! Giuliano, uno dei veri Indigeni Digitali con i quali mi trovo ogni tanto a parlare, ha twittato pochi minuti fa un messaggio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p>Di solito non mi piace dire l&#8217;avevo detto, ma questa volta, visto il modo simpatico in cui ho scoperto che un&#8217;altra delle mie mille elucubrazioni visionarie ha preso forma, lo dico: l&#8217;avevo detto! <a href="http://twitter.com/Giuliano84">Giuliano</a>, uno dei veri <strong>Indigeni Digitali</strong> con i quali mi trovo ogni tanto a parlare, ha <a href="http://twitter.com/giuliano84/status/17891943599">twittato</a> pochi minuti fa un messaggio nel quale dice &#8220;<em>Il </em><em>#checkin</em><em> migra sulle pagine web e l&#8217;analisi del traffico dei siti web diventa </em><em>#social </em><a rel="nofollow" href="http://ow.ly/27LxN" target="_blank"><em>http://ow.ly/27LxN</em></a><em> <strong>@</strong></em><em><strong>fabiolalli</strong></em><em><strong> l&#8217;aveva previsto</strong></em>&#8220;. In effetti il concetto descritto e l&#8217;applicazione sviluppata è praticamente la stessa che avevo pensato anche io qualche tempo fa.</p>
<p>Oggi gli utenti stanno impazzendo per i servizi di geolocalizzazione e l&#8217;effetto rete, contaminante per definizione, sta facendo crescere ogni giorno il numero di informazioni condivise, i check-in effettuati e i badge assegnati. Il <strong>check.in</strong>, come ho <a href="http://www.fabiolalli.com/tag/check-in/">spiegato in altri post</a>, è fondamentalmente quell&#8217;azione che l&#8217;utente compie nel momento in cui decide di condividere con gli altri determinate informazioni (una foto, un video, un parere su un locale) o semplicemente il momento in cui si trova in un determinato indirizzo. Fare un check-in significa praticamente rispondere alle <strong>4 domande Chi?, Dove?, Cosa? e Quando?</strong> con la sola azione di un click.</p>
<p>Vi siete mai domandati dove ultimamente avete fatto questa azione, anche se non così esplicita? Si, proprio quella, cliccando il <strong>LIKE Button su Facebook</strong> o sui vari siti internet che hanno integrato i <strong>social plugins</strong>. Se ci pensate nel momento in cui cliccate il <strong>tasto Mi piace</strong>, a tutti gli effetti avete risposto alle stesse domande e avete dato molte informazioni:</p>
<ul>
<li>Alla domanda Chi? avete risposto con Nome e Cognome</li>
<li>Alla domanda Cosa? avete risposto con una capillarità incredibile selezionando il singolo post</li>
<li>Alla domanda Quando? avete risposto dando un istante preciso</li>
<li>Alla domanda Dove? avete risposto indicativamente con le stesse informazioni di un checkIn, anche se con un livello di dettaglio leggermente inferiore. Ma neanche tanto se pensate all&#8217;analisi del traffico che viene fatto da Google Analytics&#8230;</li>
</ul>
<p>Ma ora se vi impegnate ancora di più e ci pensate ancora un pò, vi accorgerete che il checkIn lo fanno tutti gli utenti di internet praticamente da sempre, solo che, invece di farlo con un click sul tasto CheckIn o un su un tasto Like, lo fanno subdolamente al caricamento delle pagine navigate e tutte le informazioni vengono rilevate dai sistemi di analisi del traffico.</p>
<p>E quindi dove sta la cosa nuova? Sta nel fatto che tutte le informazioni in questo caso diventano più social con tutti i vantaggi del caso, sia in termini di propagazione dell&#8217;informazione (effetto LIKE , condivisione verso amici e verso lo stream di altri social) sia in termini di analisi dei dati (informazioni geolocalizzate, profilate ed estremamente dettagliate).</p>
<p>L&#8217;ulteriore valore che secondo me andrebbe poi sviluppato ed associato al concetto di checkIn è la risposta alla 5a domanda: <strong>Perchè? </strong></p>
<p><strong></strong>Secondo me, banalmente, basterebbe ri-attivare sui siti internet una cosa che è sempre esistita sul web: un sistema, come il like di facebook, ma che permetta all&#8217;utente però di esprimere un valore. Praticamente il classico dei più classici tasti <strong>rating</strong>, magari a cinque stelline. Si svilupperebbe così anche un <strong>informazione qualitativa</strong>,  integrata ad informazioni e dati tendenzialmente quantitativi. Pensate se <strong>FourSquare</strong> modificasse il suo tasto checkIn in 7 tastini e ciascuno di questi avesse un valore. Per ogni checkIn potremmo esprimere per esempio un valore numerico che potrebbe esser contestualizzato e analizzato.</p>
<p>Se poi volessimo rendere preciso anche il Dove?</p>
<p>Utilizzando un <strong><a href="http://www.fabiolalli.com/tag/qr-code/">QR Code</a>,</strong> leggibile dalla fotocamera di un cellulare o di uno smartphone, e sfruttando i sistemi GPS integrati, potremmo avere dei dati geolocalizzati in modo più preciso al posto della localizzazione effettuata tramite IP.</p>
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