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	<title>Fabio Lalli &#187; crisi</title>
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		<title>Distinguersi, ottimizzare e differenziare per uscire dalla crisi</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 08:09:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Lalli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mi trovo ogni tanto a parlare con aziende ed imprenditori della crisi del mercato, degli effetti sull&#8217;azienda e di eventuali idee per uscire dalla crisi. La domanda che mi viene fatta spesso è “Tu che faresti in questo caso, quale sarebbe la tua strategia che applicheresti alla nostra azienda?”. Partendo dal presupposto che non credo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p style="margin-bottom: 0cm;"><a href="http://www.fabiolalli.it/wp-content/uploads/2009/11/innovation_1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-580" style="margin: 5px;" title="innovation" src="http://www.fabiolalli.it/wp-content/uploads/2009/11/innovation_1.jpg" alt="innovation" width="196" height="168" /></a>Mi trovo ogni tanto a parlare con aziende ed imprenditori della crisi del mercato, degli effetti sull&#8217;azienda e di eventuali idee per uscire dalla crisi. La domanda che mi viene fatta spesso è “<em>Tu che faresti in questo caso, quale sarebbe la tua strategia che applicheresti alla nostra azienda?</em>”.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Partendo dal presupposto che non credo nella crisi, e credendo che si tratta di un immobilismo psicologico del mercato, quello che di solito rispondo è “<em>Sfrutterei questo momento di staticità degli altri per muovermi più velocemente e prendere in contropiede gli altri</em>”.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Le azioni principali che porterei avanti sono 3:</p>
<ul>
<li>
<p style="margin-bottom: 0cm;">la prima azione è <strong>Distinguersi</strong> ed il momento <strong>per farsi notare</strong> ed uscire dalla mischia è 	proprio questo: i competitor  riducono il proprio impatto 	comunicativo e  questo significa che è possibile aggredire il 	mercato con campagne comunicative a costi ridotti. Nel silenzio 	comunicativo degli altri, far rumore diventa più facile.</p>
</li>
</ul>
<ul>
<li>
<p style="margin-bottom: 0cm;">la seconda azione è 	l&#8217;<strong>Ottimizzazione </strong><span style="font-weight: normal;">di risorse 	e processi</span> <strong>per contenere i costi e aumentare l&#8217;efficienza</strong>. 	La crisi è un freno e la competitività rallentata permette di 	rivedere il modo di lavorare, riorganizzarsi senza perdere 	eccessivamente tempo e mercato.</p>
</li>
</ul>
<ul>
<li>
<p style="margin-bottom: 0cm;">la terza azione è <strong>Differenziare</strong> la propria offerta di prodotti/servizi rendendola più scalabile e 	accessibile <strong>per acquisire</strong><span style="font-weight: normal;"> nuovi clienti</span><strong> e mantenere</strong><span style="font-weight: normal;"> la fedeltà dei vecchi</span>. In un momento di staticità del 	mercato è necessario introdurre prodotti/servizi a costo ridotto, 	magari con guadagni minimi, per andare incontro all&#8217;esigenza dei 	clienti che, in tempo di crisi, hanno sicuramente meno soldi e meno 	propensione alla spesa. Si tratta di una soluzione temporanea, che 	finirà con il rientrare della crisi, ma che dovrà esser gestita 	per evitare un posizionamento troppo basso della propria 	professionalità.</p>
</li>
</ul>
<p style="margin-bottom: 0cm;">In un momento di crisi la naturale tendenza è quella di giocare in difesa, massimizzare gli utili e immetter fieno in cascina. La realtà però è che la crisi si alimenta proprio così, con un gioco a spirale tra una situazione negativa e le reazioni negative, che sostanzialmente generano l&#8217;immobilismo.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">In questo momento invece è necessario agire e uscire dagli schemi e spesso, per uscire dagli schemi è necessario investire, rischiare, pazientare ed avere un po&#8217; di sana pazzia e originalità: il risultato non sarà immediato e non porterà soldi rilevanti, ma a crisi conclusa ci si troverà con una base clienti estesa e fidelizzata, e con maggiore disponibilità alla spesa.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Detta metaforicamente, l&#8217;immobilismo è una grossa e lunga onda. Chi sta fermo la subisce e può solo sperare di uscirne non troppo malconcio dopo che è passata. Chi ha coraggio e voglia di innovare, può surfare&#8230;</p>
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		<title>Ma la crisi c&#8217;è stata o no?</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 07:54:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Lalli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da un po&#8217; di tempo cerco e leggo articoli relativi alla crisi. Si parla spesso del suo stato evolutivo, degli impatti e gli effetti che ha avuto ma i pareri, indipendentemente dalla visione politica, dalla professione e dal mercato in cui si opera, sono molto contrastanti: se da un parte ci sono gli ottimisti che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p style="margin-bottom: 0cm;">Da un po&#8217; di tempo cerco e leggo articoli relativi alla crisi. Si parla spesso del suo stato evolutivo, degli impatti e gli effetti che ha avuto ma i pareri, indipendentemente dalla visione politica, dalla professione e dal mercato in cui si opera, sono molto contrastanti: se da un parte ci sono gli ottimisti che ritengono che siamo alla fine della crisi e che il peggio l&#8217;abbiamo superato, dall&#8217;altra parte c&#8217;è chi dice che la crisi, quella vera, deve ancora arrivare. Ma quindi, la crisi c&#8217;è stata o no?</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Guardandomi intorno e tirando un po&#8217; le somme sull&#8217;ultimo anno lavorativo, non sono convinto di poter dire di aver vissuto la crisi con la C maiuscola. Ho notato, e lo vedo ancora, un forte immobilismo, un freno alla ricerca e una riduzione degli investimenti in nuovi progetti, ma non perché i soldi non ci sono, ma solo per la paura e la preoccupazione di qualcosa che sarebbe dovuto arrivare. Dal momento che questo stato di preoccupazione lo ritengo indotto da un terrorismo psicologico fatto a livello mediatico, mi domando: ma cos&#8217;è che sbloccherà questo blocco mentale?</p>
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		<title>Crisi lavoro: 10 idee di business per il 2009</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Apr 2009 12:49:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Lalli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La crisi del 2009 c’è. Solo chi non si guarda in giro, non legge e non si informa può pensare il contrario. In questo momento di crisi le aziende sempre meno investono sull’innovazione e con maggiore attenzione controllano i costi andando a tagliare dove possibile. Il primo taglio che viene fatto è quello del personale: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p>La crisi del 2009 c’è. Solo chi non si guarda in giro, non legge e non si informa può pensare il contrario. In questo momento di crisi le aziende sempre meno investono sull’innovazione e con maggiore attenzione controllano i costi andando a tagliare dove possibile. Il primo taglio che viene fatto è quello del personale: il momento lo consente, le giustificazioni ci sono e le aziende ne approfittano per mandare a casa chi non è più “utile” al raggiungimento degli obiettivi. Condivisibile, in parte.</p>
<p>L’attenzione di questo post però non è sulla crisi ne sulla scelta delle aziende, ma bensì sulle persone che si trovano di punto in bianco senza  lavoro. Cosa succede a chi rimane senza lavoro? Quali sono le strade che si presentano in questo caso? La prima strada che viene in mente è quella di cercare un altro lavoro, probabilmente stesso settore rivendendo una competenza ormai consolidata. La seconda strada, un po’ meno frequente invece è  la creazione di un&#8217;impresa.</p>
<p>La prima ipotesi è più auspicabile per chi ha necessità di un reddito garantito e soprattutto per chi non ha un carattere imprenditoriale con una bassa predisposizione al rischio. La seconda ipotesi invece  è la soluzione per tutti coloro che, con una buona dose di predisposizione al rischio, sono stufi di tutte le politiche aziendali precedentemente vissute, non trovano giusto il ridimensionamento delle aziende, hanno capacità da vendere e magari anche idee valide da portare avanti. Ovviamente la scelta dipende da persona a persona, però, qualunque soluzione si scelga in questi momenti,  è importante ricordare e prendere in considerazione anche la via imprenditoriale per due motivi:</p>
<ol>
<li> Guardando alla storia delle imprese, grandi, medie o piccole che siano, da ogni ridimensionamento o cambiamento, sono nate aziende, imprenditori ed idee;</li>
<li> Così come succede alle aziende che licenziano per ridurre i costi, ce ne saranno altre che per esigenze di mercato avranno bisogno servizi efficienti a basso costo.</li>
</ol>
<p>Detto questo, vi riporto alcune idee che secondo me possono essere spunti di Business per il 2009, e che potrebbero invogliare qualcuno ad immergersi in imprenditorialità:<br />
<strong>1.	Do-It-Yourself</strong><br />
Nella maggior parte dei casi, il fai da te riduce i costi. Se si riesce a fornire prodotti e servizi che permettono alle persone di fare qualcosa &#8220;fai da te&#8221; si fronteggia un esigenza che in momenti di crisi è largamente condivisa da tutti.</p>
<p><strong>2.	Il risparmio energetico delle imprese</strong><br />
Questa idea è decisamente calda in questi ultimi anni, e dall’inizio del 2009 c’è stato un forte accento sulla riduzione dei costi energetici delle imprese. Produzione o distribuzione di illuminazione su sistemi a basso consumo potrebbe essere una strada.</p>
<p><strong>3.	Business online</strong><br />
Questa è la mia preferita. La meraviglia di Internet è questa: con un investimento basso (se non gratuito) si acquista un dominio, lo spazio web ci si affaccia sul mercato globale. Si investe un minimo in visibilità e si può avviare una attività online arrivando ad una clientela così lontana che non si sarebbe mai pensato di avere. Il limite di questa idea? Sono i prodotti e la loro giacenza! Esistono molti casi di aziende che, in breve tempo, sono riuscite a raggiungere un fatturato interessante. Naturalmente in internet un fattore fondamentale è la competitività, i costi e la qualità del servizio.</p>
<p><strong>4.	Effetto “Baby-boom”</strong><br />
I Baby boomer sono tutte quelle persone nate tra il 1945 ed il 1964 e che in questi anni (2007/2010) andranno in pensione creando un problema per l&#8217;economia vista la coincidenza della crisi e dell’alto tasso di natività di quel periodo. L’idea potrebbe svilupparsi nella creazione una rete di assistenza, sicurezza o servizi per l’intrattenimento. Un esempio potrebbe essere la creazione di centri di formazione imprenditoriale, o anche centri culturali.</p>
<p><strong>5.	Riciclo di materiale per la creazione di prodotti economici</strong><br />
Con l&#8217;aumento del materiale di scarto e dei costi di produzione, l&#8217;utilizzo di materiale inutile e di scarto per la creazione di qualcosa è diventato una fiorente attività. Un esempio: La creazione di Converse attraverso l’utilizzo di tele di rifiuto, o lo scrapbooking.</p>
<p><strong>6.	Telelavoro aziende</strong><br />
Il telelavoro o lavoro a domicilio è una soluzione al rapporto costo-taglio. Non è innovativo ma le aziende lo prendono in considerazione. Il punto di rottura è la fiducia: “Se lavori a casa come ti controllo?” La soluzione è la qualità, la puntualità e l’efficienza.</p>
<p><strong>7.	Health e Salute</strong><br />
Se Obama ne ha fatto uno dei suoi argomenti di battaglia durante le elezioni d’America, se Google e Microsoft si contendono il mercato pubblicando sistemi per la gestione dei dati sanitari e clinici, se le persone (volenti o nolenti) hanno sempre a che fare con la salute, il mercato dell’Health è sicuramente un mercato nel quale poter buttare qualche briciolo di tempo per trovare opportunità. No?</p>
<p><strong>8.	Outsourcing: standardizzazione e scalabilità</strong><br />
L’esigenza delle aziende è quella di essere più snelle e reattive alle richieste del mercato. In quest’ottica le aziende affidano a terzi servizi “pronta consegna” e progetti chiavi in mano da realizzare in tempi brevissimi. Per far fronte a questa richiesta è necessario standardizzare e creare sistemi in grado di adattarsi a casistiche più disparate. In questo modo si avrà una riduzione dei costi e un prezzo di mercato più basso e competitivo.</p>
<p><strong>9.	Mobile Business</strong><br />
Lo sviluppo delle applicazioni mobile non è più una ipotesi di espansione della tecnologia, ma una crescente tendenza del mercato. Ancora una volta, Internet svolge un ruolo importante nel business ed in particolar modo nella telefonia mobile. Applicazioni e soluzioni accessibili in totale mobilità, integrate con servizi online ad oggi accessibili solo da postazioni fisse saranno l’eldorado dei nuovi sviluppi.</p>
<p><strong>10.	Entertainment</strong><br />
Partendo dall’uscita dell’iPhone fino alla rincorsa di Android, passando per le molteplici consolle presenti sul mercato, il settore dell’Entertainment non sembra avere crisi. I bambini giocano, gli adulti anche. Lo sviluppo di applicazioni da intrattenimento sono sempre sulla cresta dell’onda.</p>
<p>Vi riporto infine la classifica delle top 10 tecnologie richieste dal mercato, stilata da <a href="http://www.roberthalftechnology.com/" target="_blank">Robert Half Technology</a>:</p>
<ol>
<li> Sicurezza informatica 43%</li>
<li> Virtualizzazione 28%</li>
<li> Efficientamento&#8217; dei data center 27%</li>
<li> VoIP 26%</li>
<li> Software as a service 26%</li>
<li> Green IT 20%</li>
<li> Business intelligence 19%</li>
<li> Social networking 18%</li>
<li> Web 2.0 17%</li>
<li> Outsourcing 16%</li>
</ol>
<p>Questo articolo l’ho voluto scrivere per tutti coloro che trovandosi senza lavoro, pensano di essere arrivati in un vicolo cieco. Io non penso sia così. Ritengo che ogni cosa nella vita non capita per caso, bisogna solo saper leggere il lato giusto e trovare la forza e l’energia per affrontare la prossima nuova decisione.</p>
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