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	<title>Fabio Lalli &#187; idee</title>
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	<description>ICT, Innovation and Digital Culture // Geek. Hacker.</description>
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		<title>How to build a Startup [72h] // Ignite al Codemotion 2011</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Mar 2011 00:27:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Lalli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oggi a Roma si è svolto il Codemotion, un evento che ha smosso oltre 1500 developer da tutta Italia e li ha aggregati presso l&#8217;Università di Roma 3. Anche se ho avuto la possibilità di partecipare solo per metà all&#8217;evento, essendo arrivato alle 14 circa, posso dire che è stata un vera e bella esperienza. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p>Oggi a Roma si è svolto il <a href="http://www.codemotion.it"><strong>Codemotio</strong><strong>n</strong></a>, un evento che ha smosso <strong>oltre 1500 developer da tutta Italia</strong> e li ha aggregati presso l&#8217;<strong>Università di Roma 3</strong>. Anche se ho avuto la possibilità di partecipare solo per metà all&#8217;evento, essendo arrivato alle 14 circa, posso dire che è stata un vera e bella esperienza. E&#8217; assolutamente d&#8217;obbligo fare i complimenti all&#8217;organizzazione.</p>
<p>Nella sala N12 a partire dalle 15.30 si è svolta una sessione di <a href="http://fabiolalli.com/tag/ignite">Ignite</a> durante la quale ho presentato un talk dal titolo &#8220;<strong>How to build a Startup [72h]</strong>&#8221; ossia l&#8217;esperienza fatta durante lo sviluppo della neo-startup <a href="http://yeplike.com">YepLike! </a>, di cui ho già parlato nel post <a href="http://www.fabiolalli.com/2011/03/02/yeplike-startup-in-72-ore/">YepLike! Startup in 72 ore</a>.</p>
<p>Ho cercato di sintetizzare, in 20 slide per 5 minuti, l&#8217;esperienza della creazione di una startup con un modalità di fast-execution (forse anche troppo fast, ma si trattava di un esperimento!), provando a trasmettere alcuni principi che ritengo molto validi indipendentemente dalla tipologia di progetto che si vuole affrontare:</p>
<ol>
<li>Si possono avere 10, 100, 1000 idee, ma se non vengono messe in pratica, è come non averle avute. Anzi in alcuni casi è peggio perchè aumenta il livello di frustrazione personale. Della serie&#8230; &#8220;<em>cazzarola l&#8217;ho pensato, l&#8217;hanno fatto altri, potevo farlo io</em>&#8220;. Bisogna <strong>fare, non solo sognare</strong>;</li>
<li>Anche se si pensa di aver trovato un&#8217;idea unica, bisogna sempre considerare sempre che in qualche parte del mondo c&#8217;è qualcuno che pensando contemporaneamente la stessa cosa, e magari, ha già iniziato a produrla. Bisogna<strong> attivarsi </strong>e non ci si può fermare pensando di riuscire ad analizzare tutto. Queste sono seghe mentali, quelle che ho definito <em>Mental Masturbations </em>(scusate la traduzione ma era il modo migliore di esprimere il concetto);</li>
<li>Organizzarsi rapidamente, strutturate un team, se possibile, affiatato e con un <strong>forte commitment e coinvolgimento</strong>;</li>
<li>Assegnare ruoli, task e attività in modo puntuale, così da<strong> evitare perdite di tempo</strong>, in attesa di capire chi deve fare cosa;</li>
<li><strong>Ottimizzare il tempo</strong> e pianificarlo focalizzando il piano su pochi obiettivi, ma determinanti, nell&#8217;immediato;</li>
<li><strong>Puntare all&#8217;essenziale</strong>, al cuore di quello che si vuole sviluppare, tralasciando le funzionalità secondarie, gli abbellimenti e il perfezionamento, ad un seconda fase;</li>
<li><strong>Evitare distrazioni</strong>;</li>
<li><strong>Divertirsi</strong> lavorando, perchè senza il divertimento non c&#8217;è progetto che riesca.</li>
</ol>
<p>Vi riporto le slide in lingua inglese che ho presentato, e non appena sarà pubblicato in rete, inserirò anche il link al video dell&#8217;intervento.</p>
<div style="width: 425px;"><strong><a title="How to build startup 72h" href="http://www.slideshare.net/fabius77/how-to-build-startup-72h">How to build startup 72h</a></strong> <object id="__sse7159382" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="355" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowScriptAccess" value="always" /><param name="src" value="http://static.slidesharecdn.com/swf/ssplayer2.swf?doc=howtobuildstartup72h-110305083712-phpapp02&amp;stripped_title=how-to-build-startup-72h&amp;userName=fabius77" /><param name="name" value="__sse7159382" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed id="__sse7159382" type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="355" src="http://static.slidesharecdn.com/swf/ssplayer2.swf?doc=howtobuildstartup72h-110305083712-phpapp02&amp;stripped_title=how-to-build-startup-72h&amp;userName=fabius77" name="__sse7159382" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></div>
<p>PS: Se trovate dei refusi nelle slide, perdonatemi: queste slide sono state preparate a 3 ore dall&#8217;evento, avendo scelto solo oggi di partecipare!</p>
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		<title>ICT 2011, idee driver e business</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Jan 2011 08:12:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Lalli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blogging]]></category>
		<category><![CDATA[business intelligence]]></category>
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		<description><![CDATA[All’inizio dell’anno scorso mi sono cimentato in una previsione dei driver che avrebbero spinto e trainato il mercato dell’ICT 2010 analizzando la tipologia di sviluppo che avremmo visto. Il risultato della previsione, a distanza di un anno, è stato più che positivo poiché gran parte degli argomenti affrontati, anche se ancora poco noti all’inizio dell’anno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p>All’inizio dell’anno scorso mi sono cimentato in una previsione dei driver che avrebbero spinto e trainato il <a href="http://www.fabiolalli.com/2010/04/15/idee-driver-e-spunti-per-il-business-del-2010/">mercato dell’ICT 2010</a> analizzando la tipologia di sviluppo che avremmo visto. Il risultato della previsione, a distanza di un anno, è stato più che positivo poiché gran parte degli argomenti affrontati, anche se ancora poco noti all’inizio dell’anno passato, hanno avuto un’impennata e una successiva crescita oltre ogni aspettativa.</p>
<p>Le <strong>Mobile Application</strong>, grazie ad iPhone, iPad ed Android e all’esplosione dei <strong>Location Based Service</strong>, hanno visto una crescita esponenziale: come direbbe qualcuno, ormai “<em>c’è un App per tutto”</em>. I <strong>social network</strong> che già nel 2009 avevano in qualche modo influenzato i mercati hanno avuto il loro ulteriore impatto sulle aziende e sul business e, hanno fatto crescere l’esigenza di un passaggio rapido a sistemi di <strong>Enterprise 2.0</strong> ed l&#8217;utilizzo di strumenti di <strong>social Crm</strong>. Sono cresciute le applicazioni che utilizzano sistemi di <strong>Tag</strong> (Rfid, Qr…), anche se meno di quanto immaginavo, e si è cominciato a parlare in modo più consapevole di <strong>Internet delle cose</strong>.</p>
<p>Guardando all’anno appena iniziato, ritengo che il 2011 non sarà un anno di grossi stravolgimenti dal punto di vista dei driver trainanti del mercato, quanto invece un anno di consolidamento ed affermazione di alcune tecnologie che usciranno dal giro ristretto degli early adopter e vedranno luce nella vita di tutti i giorni. I social network che già dal 2009 hanno iniziato l’insediamento nella vita quotidiana e che nel 2010 hanno coinvolto milioni di persone, diventeranno la normalità, raggiungendo un livello tale di integrazione da poter esser visti come il “<strong>backup delle informazioni della vita personale</strong>”: una sorta di memoria della vita, in Cloud, classificabile e interrogabile su una timeline. <strong>L’integrazione vita personale-social network</strong> e lo sviluppo <strong>degli oggetti che pensano </strong>darà modo di sviluppare prodotti e soluzioni basati sul concetto di <strong>context-awareness</strong>, sistemi in grado di attivarsi e svolgere elaborazioni in modo simultaneo con una coscienza sempre maggiore del contesto in cui sono attivi anche grazie alla conoscenza dell’utente finale e dei suoi dati.</p>
<p>Per quanto riguarda le aziende invece il 2011 sarà un anno di ri-partenza in cui dovranno <strong>metabolizzare determinati strumenti</strong>, <strong>superare eventuali blocchi culturali e affrontare un cambiamento tecnologico</strong> che vedrà i suoi frutti nel giro dei prossimi due anni. I driver che hanno trascinato il 2010 saranno ancora validi ma con qualche sfaccettatura e declinazione diversa ma dovranno assolutamente esser affrontati per non rimanere indietro, con il rischio d’impatti negativi negli anni a venire. Si parlerà ancora di <strong>Cloud Computing, Mobile, Social Network e Analytics</strong>.</p>
<p>Il cloud computing avrà ancora come tema caldo principalmente la <strong>sicurezza e la continuità di servizio</strong>. Le aziende romperanno la barriera culturale e investiranno in cloud non solo dopo averne percepito il beneficio economico, ma soprattutto dopo aver preso coscienza che i propri dati non sono nelle mani di estranei e alla portata di tutti, ma sono gestiti con livelli di sicurezza elevati.  Le infrastrutture proposte dai fornitori inoltre dovranno garantire la continuità del business in caso di disastro.</p>
<p>Il <strong>Mobile per le aziende sarà il</strong> <strong>contatto principale</strong> verso tutti gli stakeholder. I dipendenti, sempre più in contatto con l’azienda e fuori dalle mura aziendali, utilizzeranno applicazioni mobili in modo più consistente per dialogare, comunicare e gestire informazioni. I clienti, sempre più presenti in rete ed interconnessi con smartphone, tablet e cellulari, utilizzeranno servizi in mobilità per ogni azione di relazione: informazione, acquisto, prenotazione e segnalazioni.</p>
<p>Per quanto riguarda i <strong>social network</strong> , le aziende dovranno necessariamente prender atto che questi fanno parte della vita quotidiana e dovranno così <strong>liberalizzarne l’utilizzo, imparando a controllarne l’uso e gli effetti</strong>. Sempre di più sarà necessario inoltre integrare le tecnologie sociali all’interno dei sistemi di <strong>CRM, collaboration e business intelligence</strong>. I sistemi di analisi nello specifico diventeranno strumenti utili al business per verificare le tendenze e il dialogo tra aziende e clienti e se integrati correttamente con i social media, diverranno anche strumenti di previsione real time.</p>
<p>Infine l&#8217;uscita del Mac Store ed il <strong>consolidamento dei market  store</strong> darà una spinta ulteriore alla <strong>crescita di piccole-medie imprese per lo sviluppo di applicazioni desktop e mobile</strong>. Vinceranno le applicazioni che, sì andranno sullo store, ma saranno cross piattaforma e non solamente focalizzate su un ambiente: l&#8217;HTML5 e tutto il mondo che ci gira intorno darà una bella mano a questo tipo di sviluppo.</p>
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		<title>Tagghiamo tutto con i QR Code</title>
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		<pubDate>Sat, 22 May 2010 15:06:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Lalli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[No, no, tranquilli, il post non ha nulla a che fare con Facebook, con la privacy e con le foto. Parlerò di un altra cosa. Il termine Tagging (dall’inglese “tag”, contrassegno; in italiano taggare), diventato famoso grazie a Facebook, identifica l&#8217;attività che consiste nell&#8217;attribuzione di una o più parole chiave, dette tag, che individuano l&#8217;argomento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p>No, no, tranquilli, il post non ha nulla a che fare con Facebook, con la privacy e con le foto. Parlerò di un altra cosa.</p>
<p>Il termine <strong>Tagging</strong> (dall’inglese “<strong>tag</strong>”, contrassegno; in italiano <strong>taggare</strong>), diventato famoso grazie a Facebook, identifica l&#8217;attività che consiste nell&#8217;attribuzione di una o più parole chiave, dette tag, che individuano l&#8217;argomento di cui si sta trattando, documenti o, più in generale, informazioni di solito su internet. L&#8217;obiettivo dell&#8217;applicazione del Tag è fondamentalmente quello di classificare o anche di assegnare  una meta informazione o un codice univoco.</p>
<p>Probabilmente non ci avete mai pensato, ma a tutti gli effetti il tagging è un azione vecchissima: i romani segnavano le strade con dei pilastrini di marmo con su scritto il nome della strada ed il kilometro(!) Se poi non vogliamo andare così indietro con la memoria, basta ripensare all&#8217;ultima volta che abbiamo fatto la spesa e facciamo caso a qualsiasi prodotto e al suo codice a barre&#8230;</p>
<p>Negli ultimi mesi, in Italia, si sente parlare sempre più spesso di <strong>Tagging</strong>, <strong>Barcode</strong>, <a href="http://www.fabiolalli.com/2010/03/15/barcode-qr-a-colori-con-microsoft-tag/">Microsoft Tag</a>, <a href="http://www.fabiolalli.com/2010/02/17/barcode-qr-idee-e-applicazioni-per-passare-dal-reale-al-virtuale/">QR Code</a> e di come questi &#8220;strumenti&#8221; siano utilizzabili ed applicabili nella vita di tutti i giorni. Sembra  chissà di cosa si stia parlando, nulla di così estremamente innovativo. Attenzione, non voglio sminuire l&#8217;utilizzo e la tecnologia, anzi ne sono un fautore, voglio solo dire che è la stessa azione che facciamo da sempre, con strumenti leggermente diversi e con forme diverse: non è un pezzo di marmo, non è un codice a barre, ma bensì un codice quadrato fatto a puntini, o più semplicemente un immagine. Tutto qui.</p>
<p>Ci tengo a dire e sottolineare&#8221;finalmente!&#8221; ci siamo, visto che in Giappone la tecnica del tagging e l&#8217;utilizzo di barcode è ampiamente diffusa, e io ne parlo da qualche anno!</p>
<p>La cosa che mi ha sempre affascinato da quando ho iniziato ad interessarmi della logica del tagging degli oggetti e dell&#8217;<strong>Object Hyperlinking</strong>, è la convergenza fra internet, comunicazioni mobili, connessione always-on, sensori e lettori, verso un interazione sempre più avanzata tra uomo e computer. Il concetto di legare informazioni virtuali con quelle reali permette di creare estensioni delle funzioni della vita quotidiana verso le potenzialità della vita virtuale. Una sorta di fusione tra mondo fisico e digitale.</p>
<p>Recentemente, inoltre, con l&#8217;esplosione dei location based service, della moda/interesse della georeferenziazione e della diffusione deglli smartphone che permettono la rilevazione delle coordinate geografiche, sono sempre più realizzabili applicazioni per il<strong> tagging geografico</strong> (o <strong>geotagging</strong>) e la seguente mappatura elettronica delle coordinate geodetiche e di quelle internet.</p>
<p>L&#8217;interesse per questi argomenti è sempre più crescente, e per quanto mi riguarda, ho notato che moltissime persone arrivano sul mio blog dopo aver effettuato ricerche tipo &#8220;<strong>Cosa sono i QR Code</strong>&#8220;, &#8220;<strong>Come si utilizzano i Barcode QR</strong>&#8220;, &#8220;<strong>Cosa è possibile fare con i Microsoft Tag</strong>&#8220;, &#8220;<strong>Cosa posso taggare?</strong>&#8220;, &#8220;<strong>Come si legge un codice Tag</strong>&#8220;. C&#8217;è anche chi, più scaltro e smanettone, si domanda come generarlo. Per cercare di rispondere a tutte queste domande ho deciso di riepilogare alcuni campi di applicazioni e qualche idea che mi viene in mente. Alcune idee sono semplici, altre molto interessanti e alcune secondo me particolarmente innovative.</p>
<p><strong>Biglietti da visita</strong><br />
L&#8217;applicazione del barcode sul biglietto da visita potrebbe avere una doppia funzione: l&#8217;inserimento del link che riporta al sito internet aziendale o direttamente il download della vcard (biglietto da visita elettronico)</p>
<p><strong>Giornali<br />
</strong>I barcode QR cominciano ad esser già presenti su molte riviste (Capital, Panorama, Gazzetta dello Sport&#8230;) e vengono utilizzati per rimandare il lettore agli approfondimenti multimediali del sito.</p>
<p><strong>Libri<br />
</strong>Per quanto riguarda<strong> </strong>i libri, l&#8217;utilizzo del barcode QR potrebbe sostituire, a tendere, i codici a barre utilizzati per gli ISBN. Immaginate per esempio la possibilità di avere il dettaglio delle informazioni di un libro da un sistema wiki raggiungibile a livello mondiale e in modo centralizzato. Oppure, la possibilità di applicare il barcode QR all&#8217;interno del libro come richiamo ed approfondimento di un determinato argomento. In questo caso il legame tra reale e virtuale darebbe all&#8217;utente un senso di continuità ed libro stampato, storicamente un informazione statica, diventerebbe invece il ponte verso il mondo virtuale.</p>
<p><strong>Manifesti pubblicitari ed elettorali<br />
</strong>Quante volte avete visto una pubblicità, un cartellone o un manifesto elettorale e avreste voluto approfondire o commentare? La fretta o la scritta troppo piccola non vi hanno permesso di farlo. In questo caso, sarebbe bastata una foto al qr code stampato e via. Per esempio, un politico potrebbe rimandare al suo blog, una pubblicità al suo sito o prodotto, oppure la pubblicità di un servizio potrebbe generare in automatico l&#8217;invio di una mail o sms.</p>
<p><strong>TV<br />
</strong>Permetterebbe di rendere interattiva (nel suo piccolo) una modalità di comunicazione fino ad oggi monodirezionale. La CNN già lo fa. Immaginate se durante un telegiornale, alla visione di una notizia o durante la televendita, vi apparisse il barcode . In pochissimi secondi potreste essere connessi con il sito o con il numero di telefono che avete fotografato.<strong><br />
</strong></p>
<p><strong>Siti internet<br />
</strong>Probabilmente non ci avete fatto caso, ma il mio blog già lo fa. E&#8217; quel quadrato bianco e nero in alto a destra. Ogni post ha il suo barcode dedicato. Vi starete domandando a cosa serva in questo caso, visto che su internet ci siamo. Semplice. Se voi stampate e mandate in giro il pezzo di carta, su di esso rimarrà stampato il Qr Code e quindi sarà sempre possibile tornare al mio post.</p>
<p><strong>Prodotti da banco, scatola o packaging vari</strong><br />
Immaginate se ogni prodotto avesse un suo QR Code. In ogni momento, si potrebbero ricevere feedback dagli utenti, dare la possibilità ai consumatori di informarsi sul prodotto, verificarne gli ingredienti, la preparazione o addirittura ordinarne altri.</p>
<p><strong>Esposizione musei, gallerie d&#8217;arte e fotografie</strong><br />
Immaginate di trovarvi davanti ad un quadro di Picasso e non avete una guida che vi spieghi e vi dia approfondimenti. Bene, non sarebbe un problema. Con il vostro cellulare potreste leggere il codice riportato li vicino ed entrereste in contatto con tutte le informazioni multimediali che vi servono, dalle foto ai video, dagli approfondimenti ai commenti.</p>
<p>Potrei continuare con tantissimi altri casi di applicazione ed esempi, ma poi, che gusto ci sarebbe più?</p>
<p>Per quanto riguarda le potenzialità di questo sistema mi viene in mente una cosa: avete mai pensato di <strong>installare Google Analytics sulla vostra pubblicità stradale o su un volantino</strong>? No, ovviamente non è possibile, ma è possibile analizzare il traffico proveniente da uno specifico barcode, questo si, e ci permetterebbe di avere un informazione che fino ad oggi non potevamo sapere: chi naviga sul sito a seguito di un investimento off line. Infine pensate se tutto venisse integrato con la geolocalizzazione&#8230; saprei anche da dove è stato &#8220;cliccato&#8221; un codice.</p>
<p>Ovviamente se ne avete altre esperienze mi farebbe piacere avere vostre segnalazioni, e o ringraziamenti qualora vi fosse venuta qualche idea brillante.</p>
<p>Se poi avete bisogno di qualche consiglio, non esitate a scrivermi e contattarmi: mi sono fatto una bella esperienza a riguardo e potrei esservi di aiuto, sia in fase progettuale e di sviluppo (avendo già fatto parecchio). E ora&#8230; taggate tutto il possibile immaginabile!</p>
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		<title>Il Business Plan per fare impresa</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Mar 2010 07:00:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Lalli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come ho detto in altri post, la creatività, l&#8217;entusiasmo e la fantasia sono le caratteristiche fondamentali per qualunque iniziativa che si vuole definire imprenditoriale. Il rischio e la possibilità di sbagliare , quando si fa impresa, sono dietro l&#8217;angolo. Uno strumento fondamentale per non andare allo sbaraglio ed affrontare un attività in modo più strutturato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p>Come ho detto in altri post, la creatività, l&#8217;entusiasmo e la fantasia sono le caratteristiche fondamentali per qualunque iniziativa che si vuole definire imprenditoriale. Il rischio e la possibilità di sbagliare , quando si fa impresa, sono dietro l&#8217;angolo. Uno <strong>strumento fondamentale</strong> per non andare allo sbaraglio ed affrontare un attività in modo più strutturato è il <strong>business plan</strong>, un <strong>documento di programmazione e pianificazione</strong> indispensabile per determinare<strong> obiettivi e strategie</strong> ed evidenziare gli eventuali pericoli che si potrebbero manifestare.</p>
<p><strong>Cos&#8217;è un Business Plan?</strong><br />
Il business plan è un <strong>documento dettagliato</strong>, che approfondisce ed esamina tutte le aree e le tematiche di un&#8217;impresa. Può essere pensato come una sorta di documento d&#8217;identità dell&#8217;impresa, attraverso il quale si formalizzano tutte le componenti del piano imprenditoriale: dall&#8217;analisi del mercato e dei concorrenti al progetto finanziario, dala  gestione delle risorse umane fino al marketing. Questo documento più è dettagliato e più <strong>facilita la comprensione</strong> e la <strong>valutazione del valore dell&#8217;impresa</strong> e del progetto. Le funzioni del business plan vanno al di là del semplice biglietto da visita: se ben fatto serve ad approfondire i problemi che si dovranno affrontare e gli strumenti da utilizzare per farlo.</p>
<p><strong>La preparazione richiede tempo e dedizione </strong>e purtroppo spesso si cade nell&#8217;errore di pensare di poterlo fare in poco tempo. Non è così. Non si tratta di un semplice riassunto delle competenze e delle idee che si intendono avviare, né di un excel contenente le spese da affrontare. Il business plan è un progetto studiato, approfondito, strutturato e dettagliato che da vita alla nuova impresa. Più il documento è fatto bene, più l&#8217;azienda avrà delle radici forti.</p>
<p><strong>E&#8217; importante fare un Business Plan?</strong><br />
Come ho già detto, purtroppo si pensa troppo spesso che la pianificazione scritta sia una perdita di tempo. Ci sono molti casi in cui è dimostrato che è meglio perdere qualche giorno in più, piuttosto che trovarsi a chiudere l&#8217;azienda, poco dopo averla avviata, perché qualche &#8220;imprevisto&#8221; si è manifestato e non eravamo pronti ad affrontarlo. L&#8217;elaborazione e la creazione di un <strong>piano dettagliato per la propria idea di business</strong> richiede dedizione e sottopone il futuro imprenditore ad uno sforzo intellettuale non indifferente e di gran lunga superiore alla sua immaginazione.</p>
<p>L&#8217;entusiasmo iniziale che si ha allo startup spesso induce le persone a minimizzare e sottovalutare i dati non favorevoli e i possibili punti deboli, se non addirittura a non considerarli&#8230; Gravissimo e pericoloso!</p>
<p>In termini di comunicazione, il documento di impresa è un manifesto, è la carta d&#8217;identità del progetto. Il Business Plan parla dell&#8217;azienda che sarà, parla dell&#8217;idea e del modello di business, definisce le modalità di monetizzazione e parla dell&#8217;imprenditore, della sua serietà e del suo impegno. E&#8217; uno strumento fondamentale che deve esser utilizzato anche ai fini comunicativi: serve a farsi conoscere ed eventualmente finanziare. Il Business Plan è importante anche nelle fasi successive all&#8217;avvio del progetto:  ha un grande importanza anche come strumento di gestione e controllo e permette all&#8217;imprenditore di non perdere mai di vista gli obiettivi dell&#8217;azienda, di controllarne l&#8217;andamento e in alcuni casi serve di capire che è il giusto momento di ri-tarare il proprio business.</p>
<p><strong>Come si fa un Business Plan?</strong><br />
Ci sono alcune linee guida da fissare a mente. La redazione del business plan deve essere sintetica ma non troppo, deve convincere in poco tempo senza esser prolissa. Deve utilizzare un linguaggio tecnico ma non specialistico, altrimenti rischia di non essere comprensibile a tutti. Deve fornire dettagli e informazioni specifiche ma non dati superflui e ininfluenti alla valutazioni del business. Detta così, sembra tutto scontato e banale, ma tra il dire ed il fare, come sempre, c&#8217;è di mezzo un immensità. Il consiglio che si posso dare è legato al buon senso: si deve valutare l&#8217;entità del progetto in base ai destinatari, alle esigenze e alla specificità della propria attività. In un Business Plan è sicuramente importante enfatizzare alcuni fattori che riepilogo in tre macro categorie:</p>
<ol>
<li><strong>gli obiettivi</strong> , devono esser strutturati per motivare gli altri e se stessi;</li>
<li><strong>il piano di marketing e la comunicazione, </strong>per dimostrare che il progetto può funzionare e ha uno spazio in cui muoversi;</li>
<li><strong>i numeri, </strong>per la definizione di costi e ricavi, modello di business e piano di rientro di un investimento iniziale.</li>
</ol>
<p>Queste tre macro informazioni rendono facilmente intuibile l&#8217;idea di business ed il piano che si vuole portare avanti all&#8217;interlocutore con il quale ci troveremo a confronto.</p>
<p><strong>Esiste una struttura standard per un Business Plan?<br />
<span style="font-weight: normal;">Esistono ormai dei modelli di Business Plan più o meno noti, ma tendenzialmente un documento di questo tipo dovrà sempre contenere:</span></strong></p>
<ol>
<li>La copertina del progetto con le informazioni dell&#8217;imprenditore (nome, cognome, sede, riferimenti);</li>
<li>La descrizione del progetto, sintetica ma allo stesso tempo esaustiva contenente caratteristiche tecniche, materiali, punti di forza e debolezza, aspetti innovativi, politiche di pricing e confronto con il mercato;</li>
<li>La forma giuridica della società e gli la struttura in termini di persone, profili e qualifiche professionali. E&#8217; buona norma definire ruoli e competenze;</li>
<li>Analisi del mercato, dati raccolti in fase di ricerca, target, concorrenza e descrizione del servizio offerto;</li>
<li>Piano di marketing (si può utilizzare la regola delle quattro P del marketing: prodotto, prezzo, place, promozione);</li>
<li>Obiettivi imprenditoriali e dettaglio del progetto;</li>
<li>Aspetti organizzativi della società (struttura, uffici, personale, curriculum, tipologie contrattuali, piano di assunzione di nuovo personale, orari di lavoro);</li>
<li>Piano finanziario comprensivo di informazioni di startup, fonti di finanziamento, i metodi e tempi di rimborso, piano di ammortamento dell&#8217;investimento iniziale, previsione dei costi di gestione, flussi di cassa e ipotesi di ricavo;</li>
<li>Promozione e piani di comunicazione pubblicitaria</li>
<li>Motivazione e descrizione personale. L&#8217;imprenditore ci deve mettere la faccia e deve quindi mettersi in gioco descrivendo le ragioni che lo spingono a scegliere la strada del rischio imprenditoriale. Anche se può sembrare inutile dichiarare la propria motivazione, è in realtà un&#8217;indicazione importante per chi di investire e finanziare il progetto.</li>
</ol>
<p>Una StartUp che si rispetti, deve avere un Business Plan? Secondo me si, e personalmente (sarà un limite) non riesco a capire quei progetti che partono senza avere un modello di business tendenzialmente delineato e una logica di monetizzazione non definita e chiara.</p>
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		<title>Visionaria 2010: giovani, imprese e futuro</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Mar 2010 10:46:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Lalli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ieri ho partecipato all&#8217;evento Visionaria 2010 &#8211; 1° Brainstorming Day organizzato dalla Fondazione Ateneo Impresa, istituzione no profit che ha come missione quella di favorire l’aggregazione, la crescita e la valorizzazione dei giovani talenti e diffondere la mentalità imprenditoriale. Visionaria 2010, presentato con il concetto workshow, è stato creato  su tre parole chiavi principali: “giovani, imprese, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-780" style="margin: 5px;" title="Visionaria 2010" src="http://www.fabiolalli.com/wp-content/uploads/2010/03/Schermata-2010-03-05-a-12.01.00-220x220.png" alt="" width="154" height="154" />Ieri ho partecipato all&#8217;evento <strong><a href="http://www.iosonounvisionario.it/">Visionaria 2010 &#8211; 1° Brainstorming Day</a></strong> organizzato dalla <strong><a href="http://www.fondazioneateneoimpresa.it/">Fondazione Ateneo Impresa</a></strong>, istituzione no profit che ha come missione quella di favorire l’aggregazione, la crescita e la valorizzazione dei giovani talenti e diffondere la mentalità imprenditoriale.</p>
<p>Visionaria 2010, presentato con il concetto <strong>workshow</strong>, è stato creato  su tre parole chiavi principali: “giovani, imprese, futuro” per favorire l&#8217;interazione tra giovani, imprese ed istituzioni, all’insegna della <strong>libera circolazione di idee</strong>.</p>
<p>L&#8217;obiettivo dell&#8217;evento, che si propone di diventare il primo esperimento in Italia di <strong>melting pot creativo</strong>, è quello di condividere e far conoscere ai <strong>giovani talenti nascosti,</strong> attraverso incontri e presentazioni, i <strong>casi di successo</strong>, le <strong>esperienze di imprenditori</strong> e dei<strong> visionari </strong>che hanno concretamente realizzato le loro idee.</p>
<p>Le domande di partenza che si è posto <strong>Romolo Di Stefano</strong>, presentatore dell&#8217;evento, sono state &#8220;Quanti talenti inespressi ci sono nel nostro Paese? Quante buone idee non riescono ad emergere? E quindi, chi più di un giovane può essere un visionario? &#8220;.</p>
<p>A dare risposte a queste domande ci sono stati molti interventi, più o meno interessanti, e che ho cercato di raccogliere qui di seguito:</p>
<ul>
<li><strong>Gianmaria Fara (Eurispes)</strong>: parlando delle difficoltà che si possono incontrare nella vita, della burocrazia e della difficoltà che c&#8217;è in Italia ad immaginare il futuro, ha detto &#8220;<em>La vita non è uno spot, è più complessa di quello che pensate</em>&#8221; e poi, sempre rivolto ha continuato dicendo &#8220;<em>Non sentititevi una specie protetta perchè le specie protette vanno in estinsione</em>&#8220;.</li>
<li><strong>Giampaolo Tagliavia (MTV Italia)</strong>: ha presentato il progetto <a href="http://www.mtv.it/toccanoi/">Tocca a Noi</a>, i risultati ottenuti fino ad oggi e i dati dei sondaggi e delle votazioni effettuate da MTV relativamente alle aspettative dei giovani: c&#8217;è bisogno di riforme sulla scuola e sulle università.</li>
<li><strong>Giulio Xhaet (Cesop)</strong>: ha parlato di personal branding e cv 2.0. Il curriculum al tempo del web 2.0 è cambiato, non è più come prima: oggi è in beta perpetual, vivo, destrutturato ma trasparente. E&#8217; basato sul web e sui social media, è presente sui professional network. Ha parlato di casi di successo come Swan Fanning, Mark Zuckemberg, Chad Hurley, Biz Stone, di Andrea Lo Pumo e degli altri Nativi Digitali italiani. Ha detto &#8220;<em>I giovani hanno un sentimento radicato: vogliono metterlo in quel posto al potere!</em>&#8220;</li>
<li><strong>Christophe Sanchez (TesiOnline)</strong>: ha presentato dei numeri relativi al plagio (il 40% della tesi italiane è plagiato). Ha presentato il progetto <a href="http://www.compilatio.net">Compilatio.net</a> , strumento nato per l&#8217;analisi dei contenuti e l&#8217;individuazione delle fonti e della percentuale di plagio. Ha detto &#8220;<em>I giovani che copiano, si perdono un esperienza formativa fortissima, e non portano nulla nel mondo del lavoro</em>&#8220;</li>
<li><strong>Daniela Obaldi (Next Exit)</strong>: ha parlato degli Invisibili di  Successo, e dell&#8217;esigenza di dare visibilità ai giovani che hanno ricevuto premi, che hanno creato progetti, ma che nessuno conosce.</li>
<li><strong>Luigi Campitelli (Bic Lazio)</strong>: parlando di investimenti, capitali e startup ha sottolineato l&#8217;importanza di alcune caratteristiche che i giovani imprenditori devono avere: determinazione, curiosità e saper dare risposte al mercato.</li>
<li><strong>Massimiliano Magrini (Annapurna Ventures)</strong>: ex Country manager di Google e Altavista, ha parlato della sua esperienza in Google e della suo nuova azienda-incubatore e accelleratore di nuova generazione, specializzato nel lancio e nel supporto di iniziative imprenditoriali in ambito digitale.</li>
<li><strong>Massimo Banzi (Arduino)</strong>: ha presentato il progetto del primo hardware open Source e le applicazioni della sua creatura. Eccezionale, una persona veramente in gamba.</li>
</ul>
<p>Sono stati poi presentati alcuni progetti ed alcune esperienze di studenti, giovani e piccole startup. E&#8217; stato molto interessante.</p>
<p>Ci sono stati contenuti, ma non è stato un convegno tradizionale. Ci sono stati i giovani, ma non era una festa. Ci sono stati i manager, ma non era un business meeting.</p>
<p>E&#8217; stato un altro momento di ossigeno, idee, stimoli ed incentivo al <strong>fare e al non fermarsi al primo ostacolo</strong>.</p>
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		<title>Organizzare una StartUp</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 22:48:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Lalli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;esperienza vissuta in questo periodo, durante la creazione dell&#8217;UpStart Drink di Roma, mi ha fatto molto riflettere su pianificazione, organizzazione e collaborazione nell&#8217;era del web 2.0. E&#8217; stato bello vedere come persone con competenze diverse e che tendenzialmente non hanno mai lavorato insieme, in poco tempo, utilizzando strumenti web e pochi formalismi, siano riuscite ad [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p>L&#8217;esperienza vissuta in questo periodo, durante la creazione dell&#8217;<strong>UpStart Drink</strong> di Roma, mi ha fatto molto riflettere su pianificazione, organizzazione e collaborazione nell&#8217;era del <strong>web 2.0</strong>. E&#8217; stato bello vedere come persone con competenze diverse e che tendenzialmente non hanno mai lavorato insieme, in poco tempo, utilizzando <strong>strumenti web e pochi formalismi</strong>, siano riuscite ad organizzare un evento con un discreto successo (!).</p>
<p>Ho pensato così di condividere alcune <strong>idee</strong> ed alcuni <strong>spunti di riflessione</strong> che ritengo interessanti e innovativi su come approcciare ed <strong>organizzare l’avvio di un progetto startup</strong>:</p>
<p><strong> 1. Passione e determinazione</strong><br />
Tirare fuori la passione, sarà la caratteristica che farà la differenza. Le idee presentate senza il calore di chi crede veramente nel progetto hanno una vita molto più breve. Andate dritti al vostro obiettivo e non girate intorno alle cose. Pochi giri di parole.</p>
<p><strong>2. Culto del fare</strong><br />
E&#8217; importante sicuramente avere idee, ma pensarle e non realizzarle è come non averle pensate. Seguire il <strong><a href="http://www.fabiolalli.com/2010/02/15/il-culto-del-fare-the-cult-of-done-manifesto/">Cult Of Done Manifesto</a></strong></p>
<p><strong>3. Collaborazione e condivisione</strong><br />
Utilizzare tutti gli strumenti che permettano un lavoro snello e dinamico e che vi permettano di condividere con il team del progetto tutte le informazioni e la documentazione. Io suggerisco strumenti come <a href="http://www.google.com/calendar/">Google Calendar</a>, <a href="http://docs.google.com">Google Docs</a>, <a href="http://www.huddle.net/">Huddle</a>, <a href="http://doodle.com/">Doddle</a>, <a href="http://polldaddy.com/">Pooldaddy</a></p>
<p><strong>4. Dinamicità</strong><br />
Comunicare rapidamente. E&#8217; preferibile una breve e puntuale call su Skype con tutti i collaboratori, piuttosto che una pesante e, spesso, inutile riunione di un giorno. Il tempo è fondamentale.</p>
<p><strong>5. Attenzione al tempo<br />
<span style="font-weight: normal;">Io utilizzo la <a href="http://www.pomodorotechnique.com/">Tecnica del Pomodoro</a> non solo per lo sviluppo ma anche per la gestione di tutte le altre attività quotidiane. E&#8217; importante avere una visione d’insieme e misurare nel dettaglio quanto ci stiamo impiegando, l&#8217;avanzamento, il tempo impiegato per le singole attività e dove ci sono gli eventuali sprechi</span></strong></p>
<p>Gli investitori che incontrerete, anche se la vostra idea sembra funzionare già a parole, saranno molto più interessati se potranno &#8220;toccare&#8221; qualcosa: una beta, un prototipo o qualunque altra cosa che dimostri la vostra “passione” nel progetto e le vostre capacità di realizzarlo saranno determinanti. I soldi poi (forse) arriveranno… In bocca al lupo.</p>
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		<title>Imprenditori si nasce o si diventa?</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Jan 2010 14:06:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Lalli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questa mattina leggevo l&#8217;articolo di Nicola Mattina, sul sito del WorkingCapital di Telecom Italia, relativo all&#8217;avvio di una start up di successo e all&#8217;esperienza dell&#8217;essere imprenditore. Ho trovato interessante tutto l&#8217;articolo soprattutto il passaggio relativo alle qualità che un imprenditore deve avere per ritenersi tale. Riporto qui di seguito le 3 qualità descritte nel post: &#8230; La [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p>Questa mattina leggevo l&#8217;articolo di <a href="http://twitter.com/Nicolamattina">Nicola Mattina</a>, sul sito del <a href="http://www.workingcapital.telecomitalia.it/2010/01/limpresa-unesperienza-di-crescita/">WorkingCapital</a> di Telecom Italia, relativo all&#8217;avvio di una start up di successo e all&#8217;esperienza dell&#8217;essere imprenditore.</p>
<p>Ho trovato interessante tutto l&#8217;articolo soprattutto il passaggio relativo alle qualità che un imprenditore deve avere per ritenersi tale. Riporto qui di seguito le 3 qualità descritte nel post:</p>
<blockquote><p>&#8230; La prima è<strong> essere disponibili ad apprendere continuamente</strong>, perché le aziende (soprattutto quelle piccole) sono organismi dinamici, fatti di persone che apportano continuamente il loro contributo alla riuscita del progetto. Quindi la prima cosa da imparare è chi sono i nostri collaboratori, quali sono le loro attitudini e come possiamo metterli in grado di svolgere al meglio il loro lavoro.</p>
<p>La seconda è la <strong>capacità di o</strong><strong>sservare l’organizzazione nel suo complesso</strong> senza scendere nei dettagli dell’operatività. Bisogna sempre mantenere una visione di insieme, altrimenti non si riesce a capire se la direzione intrapresa è sostenibile, se si hanno le risorse idonee per arrivare alla meta e via dicendo.</p>
<p>Infine, fare l’imprenditore richiede una serie di <strong>conoscenze tecniche che permettono di </strong><strong>monitorare l’andamento dell’azienda</strong>. Ogni azienda ha un bilancio, gestisce delle risorse umane, economiche e finanziarie; non si può e non si deve demandare tutta questa gestione al commercialista derubricandola alla voce “scartoffie”. Dietro le scartoffie c’è una parte importante dell’impresa che va accuratamente governata. &#8230;</p></blockquote>
<p>Dopo aver letto l&#8217;articolo ed averlo ricondiviso mi è stato chiesto &#8221; Ma imprenditori quindi, si nasce o si diventa?&#8221;. Si può esser imprenditori avendo idee brillanti ed innovative ma non avendo quelle qualità? E viceversa, si può fare l&#8217;imprenditore senza idee?</p>
<p>Condivido quanto scritto da Nicola. Un imprenditore non è fatto solo di idee, ma anche di esperienza, di tecnica, di competenza, di valori e conoscenza del mercato. Secondo me, imprenditori si nasce, non si diventa: a volte è solo questione di prendere coscienza, ma la indole imprenditoriale non si costruisce.</p>
<p>Colgo l&#8217;occasione per ringraziare <a href="http://twitter.com/Nicolamattina">Nicola</a>, perchè i suoi post ed i suoi interventi sono sempre molto interessanti, utili e pieni di spunti.</p>
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		<title>Scegliere di fare l&#8217;imprenditore con proprie idee di business</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Dec 2009 15:20:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Lalli</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p>In questi giorni mi son trovato a parlare con un amico del dilemma &#8220;<strong>Posto di lavoro da dipendente o fare l’imprenditore ?</strong>&#8220;. In effetti non è un argomento banale e ognuno vede la cosa, ovviamente, da un punto di vista diverso, unico. Certo porsi la domanda vuol dire avere già fatto un passo: chi si pone la domanda (imho) è una di quelle persone che sentono un fuoco, particolare, ardere dentro. Quel fuoco che fa continuamente pensare a come sarebbe la propria azienda, alle proprie <a href="http://fabiolalli.com/tag/idee-business/">idee</a>, al modo in cui <a href="http://fabiolalli.com/tag/idee-innovative/">si potrebbe migliorare qualcosa di esistente</a> o perché no inventare qualcosa di nuovo. Se non si ha questo fuoco difficilmente ci si pone questo tipo di domanda.</p>
<p>Lasciare un posto di lavoro è come dire lasciare la routine e la noia per la fantasia, l’imprevedibilità e, perché no, il denaro e il successo. Allora, <strong>p</strong><strong>erché non provare?</strong> Ognuno di noi ha in mente la sua azienda ideale, un progetto che può essere supportato e pianificato, ma spesso la mancanza di coraggio e la non predisposizione al rischio, personale e/o di chi ci sta vicino, ci induce a temporeggiare, aspettare e ripensare fino ad arrivare al cedimento e lasciar spegnere quella fiamma e far passare il momento.</p>
<p>La scelta non è facile e prima di lanciarsi in una scelta credo sia essenziale conoscere se stessi, avere ben chiari i propri limiti, le proprie potenzialità, sapere quanto siamo disposti a rischiare e avere focalizzato i propri obiettivi. E&#8217; importante esser consapevoli dei rischi, ma anche dei benefici ai quali si va incontro. Bisogna avere le idee più chiare possibile e questo ovviamente non è facile. Mi vengono in mente alcuni punti fondamentali da tenere considerare prima di di partire con un progetto:</p>
<ul>
<li>è necessario scegliere i mercati in modo mirato</li>
<li>è fondamentale conoscere i potenziali clienti</li>
<li>è impossibile procedere se non si conoscono i propri competitor</li>
<li>è importante saper posizionare la propria idea</li>
<li>è assurdo non sapere i vantaggi della propria idea rispetto alle altre</li>
<li>bisogna saper presentare, con enfasi ed entusiasmo, il proprio progetto</li>
</ul>
<p>Per alcuni tipi di progetti è importante riuscire a trovare fin da subito finanziatori, imprenditori e aziende che credano nell&#8217;idea e nel progetto al fine di dare lo sprint iniziale che, senza capitali, stenterebbe a decollare o lo farebbe molto lentamente. In Italia è un problema molto sentito dalle piccole e medie imprese.</p>
<p>Negli ultimi anni, finalmente, cominciano ad esistere piazze ed eventi importanti per provare a far conoscere la propria idea. Recentemente ho assistito, via web, ad alcuni <a href="http://www.workingcapital.telecomitalia.it/" target="_blank">Working Capital</a> di Telecom:  un modo molto interessante di dare spazio alle idee, all&#8217;innovazione e far conoscere i progetti e le aziende. Ovviamente il suggerimento che ho dato al mio amico è stato proprio in questa direzione: preparare un progetto, presentarlo e far vedere di cosa si tratta. Anche se non si avranno risposte immediate, ritengo che saranno utili i feedback, gli spunti e i punti di debolezza che ne usciranno fuori. Questo sarà un buon punto di partenza per affinare ancora di più il progetto nel quale si crede e partire.</p>
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		<title>Twitter e alcuni casi di Business</title>
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		<pubDate>Tue, 19 May 2009 13:03:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Lalli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Leggo sul blog di  di Roberto Venturini, che seguo da un pò di tempo, un articolo  relativo al mondo di Twitter e tutto quello che ha generato.  L&#8217;articolo inizia così: Una delle caratteristiche più affascinanti di Internet è la sua capacità di innovare e quindi di metterci a disposizione strumenti sempre nuovi. Molti di questi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p><a href="http://www.fabiolalli.it/wp-content/uploads/2009/05/twitter-world.jpg"><img class="size-full wp-image-455 alignnone" style="margin: 5px;" title="twitter-world - tutte le applicazioni nate da twitter e che hanno generato Business" src="http://www.fabiolalli.it/wp-content/uploads/2009/05/twitter-world.jpg" alt="twitter-world - tutte le applicazioni nate da twitter e che hanno generato Business" width="439" height="697" /></a></p>
<p>Leggo sul <a href="http://robertoventurini.blogspot.com/2009/05/twitter-per-il-business-tre-casi.html" target="_blank">blog di  di </a><span class="contenuto"><a href="http://robertoventurini.blogspot.com/2009/05/twitter-per-il-business-tre-casi.html" target="_blank"><strong>Roberto Venturini</strong></a>, </span>che seguo da un pò di tempo, un articolo  relativo al mondo di Twitter e tutto quello che ha generato.  L&#8217;articolo inizia così:</p>
<blockquote><p>
<em>Una delle caratteristiche più affascinanti di Internet è la sua capacità di innovare e quindi di metterci a disposizione strumenti sempre nuovi. Molti di questi possono essere usati, anche dalle PMI, per fare un marketing di innovazione&#8230; a condizione di sperimentare: è questo il caso di Twitter.</em>
</p></blockquote>
<p>Mi succede una cosa strana: ogni volta che sento la parola <strong>Innovare</strong>, la mia attenzione sale alle stelle, se poi è abbinata a Microblogging e sistemi del web 2.0 diventa incontenibile la voglia di sapere, leggere e cercare. Comunque, torniamo a noi.</p>
<p>Anche se i sistemi di Microblogging, come ho già detto in altri post, vengono utilizzati principalmente per fini ludici e di passatempo, negli ultimi mesi, così come per la maggior parte delle società nate nell&#8217;era del Web 2.0, l&#8217;attenzione si è focalizzata sul modello di Business e di come facciano a fare soldi.</p>
<p>utilizzati per informare i propri &#8220;amici&#8221; di ciò che si fa o del proprio stato d&#8217;animo, lo strumento è stato usato con successo anche per applicazioni di tipo diverso, anche a fini commerciali e pubblicitari. Data la sua semplicità d&#8217;uso e il fatto che sia gratuito, questo ha attirato l&#8217;attenzione di aziende, anche di piccola dimensioni, attente all&#8217;innovazione nella comunicazione.</p>
<p>L&#8217;articolo di Venturini riporta 3 casi di successo:</p>
<ol>
<li>Twitter è stato utilizzato dalla <strong>NASA </strong>durante una raccolta di dati e opinioni sull&#8217;utilizzo dei soldi pubblici per missioni spaziali, in occasione del lancio della sonda spaziale Phoenix</li>
<li><strong>Kogi </strong>è un fast food ambulante e vende un particolare tipo di Barbecue Coreano a Los Angeles con due furgoni che seguono un itinerario di fermate prestabilito. Kogi ha utilizzato Twitter per informare in modo rapido e snello, accessibile anche dal cellulare, delle prossime fermate del furgone, in modo da rendere possibile organizzarsi a chi avesse voglia di quel cibo.</li>
<li><strong>Wine Library</strong> è una azienda vinicola americana che vende online. Attraverso l&#8217;utilizzo di Twitter è riuscita ad attirare a costo zero ben 1800 nuovi clienti .</li>
</ol>
<p>Cosa si può imparare da questi casi? Beh, sicuramente che l&#8217;utilizzo dei diversi e più o meno sofisticati canali di comunicazione può generare un rapporto duraturo e un interazione continua con il pubblico. Vi rimando all&#8217;<a href="http://www.eurogroup.biz/web/canali-tematici/ict-internet/approfondimenti/COMUNICARE-SEMPRE-PIU-IN-PICCOLO-TWITTER-TRE-CASE-HISTORIES_964_4.jsp" target="_blank">articolo integrale </a></p>
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