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	<title>Fabio Lalli &#187; internet</title>
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	<description>ICT, Innovation and Digital Culture // Geek. Hacker.</description>
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		<title>HandwritingMe, dall&#8217;email alla lettera. Su carta.</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Mar 2011 16:24:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Lalli</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Esperimenti e follie]]></category>
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		<description><![CDATA[Pochi giorni fa ho ricevuto una lettera. Sì sì, una lettera di carta, come quelle che non siamo più abituati a ricevere, non una email. Quando la lettera è stata consegnata, io non ero a casa. Mia moglie, dopo averla trovata nella cassetta della posta mi ha chiamato al cellulare e mi ha detto: &#8220;Hai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2023" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="27591f602ba44d8799ff76af5df18b09_7" src="http://www.fabiolalli.com/wp-content/uploads/2011/03/27591f602ba44d8799ff76af5df18b09_7-220x220.jpg" alt="" width="220" height="220" />Pochi giorni fa ho ricevuto una lettera. Sì sì, <strong>una lettera di carta</strong>, come quelle che non siamo più abituati a ricevere, <strong>non una email</strong>.</p>
<p>Quando la lettera è stata consegnata, io non ero a casa. Mia moglie, dopo averla trovata nella cassetta della posta mi ha chiamato al cellulare e mi ha detto: &#8220;<em>Hai ricevuto una lettera</em>&#8220;, ed io &#8220;<em>Una multa?</em>&#8220;. &#8220;<em>No, no, una lettera scritta a mano, con una piuma stampata sopra</em>&#8220;. Ho capito subito di cosa si trattava avendo già visto alcune <a href="http://handwritingme.tumblr.com/" target="_blank">foto scattate da altri</a> ma, nemmeno il tempo di riflettere e spiegare a mia moglie l&#8217;idea del progetto, che mi fa: &#8220;<em><strong>Ma non eri quello tutto tecnologico e 2.0? Adesso da dove esce fuori questa cosa romantica della lettera scritta a mano ?</strong></em>&#8220;.</p>
<p>In effetti è vero, non ricevo lettere scritte a mano da tempo. Forse l&#8217;ultima volta era la lettera di un amico con il quale ho fatto il militare e che mi scriveva gli auguri di Natale dalla Germania e mi raccontava del suo ultimo anno professionale. Io non scrivo una lettera da tempo immemore, la penna la utilizzo per firmare qualche documento e prendere qualche appunto sulla Moleskine, al massimo scrivo la lista della spesa (quando non uso l&#8217;iphone) e ogni tanto scrivo qualche biglietto a mia moglie. La mia calligrafia è peggiorata tantissimo negli ultimi anni e quando scrivo, cercando di andare alla stessa velocità della tastiera, faccio mille errori.</p>
<p>Il grande <strong>Luca Volpi (<a href="http://twitter.com/foxarts">@foxarts</a>)</strong> è riuscito a farmi trovare la voglia di scrivere qualche riga grazie ad un idea tanto semplice, quanto affascinante. Il progetto si chiama <a style="font-weight: bold;" href="http://handwritingme.tumblr.com/post/3402729117/scrivimi">HandwritingMe</a> e come si può leggere sul blog:</p>
<blockquote><p>&#8230;il concetto è semplice e serve per riscoprire il piacere di un gesto, di un pensiero e di un momento come quello di scrivere una lettera di carta e penna ed inviarla, ascoltando e percependo quella magia dell’attesa e della sorpresa nel trovare nella cassetta delle lettere una “missiva” a voi dedicata.</p>
<p>Niente altro: nessun obiettivo particolare, nessun business, nessun ritorno. Tutto il vantaggio può essere nel trovare qualcuno che risponde e che, nell’era delle veloci email e nei post lampo, dedichi un po’ di piacere in un foglio di carta, nella scelta di una penna adeguata e nel cercare una rossa cassetta dove completare la propria opera.</p>
<p>Un sorriso, niente di più. Puro divertimento. Se ti va di partecipare, gratuitamente <img src='http://fabiolalli.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> , lasciami il tuo indirizzo e ti invierò una lettera in carta e penna. Insomma, una di quelle vere&#8230;</p></blockquote>
<p>Anche se non conoscete Luca e volete riscoprire l&#8217;emozione dell&#8217;attesa di una lettera, potete scrivergli un messaggio e mandargli il vostro indirizzo. <strong>Luca vi scriverà</strong>. Io l&#8217;ho fatto e la lettera è arrivata. Ci ho messo un pò a leggerla, visto che sembra scritta dal mio medico, ma il contenuto mi ha emozionato.</p>
<p>Ci tengo a dire che io e Luca ci conosciamo da poco tempo in effetti: tutto è iniziato da twitter, poi Facebook e poi un paio d&#8217;ore davanti ad un bicchiere di vino a Milano, tanto per dare un volto ad un nome in rete. E&#8217; iniziata una di quelle amicizie che ti sembra di aver sempre avuto, quelle affinità particolari che ti fanno pensare che quella persona la conosci da tempo. Non è la prima volta che mi succede, e questo sempre con persone conosciute tramite la rete.</p>
<p>Poi questa lettera non ha fatto altro che consolidare quello che già pensavo. Grazie Luca, sei una persona eccezionale.</p>
<p>PS: ti arriverà la mia a breve <img src='http://fabiolalli.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </p>
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		<title>Internet, libertà e Costituzione</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Dec 2010 01:26:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Lalli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blogging]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura Digitale]]></category>
		<category><![CDATA[articolo 21 bis]]></category>
		<category><![CDATA[carta dei diritti]]></category>
		<category><![CDATA[internet]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Rodotà]]></category>
		<category><![CDATA[tim berners-lee]]></category>
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		<description><![CDATA[Leggere articoli relativi alla libertà di internet, alla sua gratuità, alla necessità di modificare la costituzione ed altre riflessioni riguardo alla sua utilità o meno, mi fa pensare. Mi fa pensare che siamo ancora parecchio indietro, non solo tecnologicamente e strutturalmente, ma soprattutto culturalmente. Alcune analisi recenti riportano che oggi soltanto il 20% delle persone presenti sul [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p>Leggere articoli relativi alla libertà di internet, <a href="http://www.webnews.it/2010/09/17/tim-berners-lee-connessione-internet-gratuita-per-tutti/">alla sua gratuità</a>, alla necessità di modificare la costituzione ed altre riflessioni riguardo alla sua utilità o meno, mi fa pensare. Mi fa pensare che siamo ancora parecchio indietro, non solo tecnologicamente e strutturalmente, ma soprattutto culturalmente.</p>
<p>Alcune analisi recenti riportano che oggi <strong>soltanto il 20%</strong> delle persone presenti sul nostro pianeta accede ad Internet. Secondo Tim Berners-Lee questi numeri possono esser letti guardando l&#8217;altro lato della medaglia, ossia, il restante 80% della popolazione attraverso l&#8217;utilizzo di internet potrebbe riuscire ad avere beni e servizi di primaria necessità come acqua e sanità, che oggi non riesce ad avere.</p>
<p>L&#8217;attenzione, secondo questa lettura, ricade sul fatto che internet sia, per queste popolazioni, non solo un mezzo aggiuntivo o una commodities, ma un valido strumento per migliorare anche le condizioni di vita: <strong>la rete aiuterebbe le popolazioni nello sviluppo culturale</strong>, alla condivisione di informazioni, permetterebbe la crescita della consapevolezza e<strong> tutti potrebbero beneficiare dell’intelligenza collettiva</strong>. Sbloccare l’accesso alla rete, anche a velocità minime o anche solamente locali, sarebbe quindi già un passo avanti di enorme importanza.</p>
<p>Il padre del World Wide Web, durante l&#8217;intervento alla conferenza del Nokia World, ha promosso la diffusione di Internet in tutto il mondo ed ha espresso la propria filosofia in merito a quel che dovrebbe <strong>essere un diritto invece di un lusso</strong>. Secondo Berners-Lee sarebbe sufficiente offrire connessioni a banda stretta così da offrire a tutti la possibilità di collegarsi al Web e sfruttare tutti i vantaggi offerti dalla rete. La chiave per arrivare ad una diffusione massiva ed in larga scala di Internet, secondo Berners-Lee sta nelle connessioni mobili e nella copertura mondiale che potrebbe infatti essere sufficiente ad offrire una connessione limitata in qualsiasi area del globo. <strong>Tutti dovrebbero avere la possibilità di accedere ad Internet. A titolo gratuito</strong>.</p>
<p>E mentre nel resto del mondo si dibatte sulla gratuità della rete affinchè si possa dare a chiunque, in Italia ci preoccupiamo di modificare la Costituzione per rendere Internet un diritto.</p>
<p>Stefano Rodotà, costituzionalista che già nel 2006 aveva accennato alla<strong><a href="http://www.repubblica.it/2006/11/sezioni/scienza_e_tecnologia/internet-30-milioni/carta-diritti-internet/carta-diritti-internet.html"> Carta dei Diritti per Internet</a></strong>, <a href="http://www.nextinnovation.it/site/news/articles/user-created/201012/Stefano-Rodot---Internet---un-diritto-costituzionale.html#">qualche giorno fa a Roma</a> durante l&#8217;Internet Governance Forum, ha lanciato la proposta dell&#8217; <strong><a href="http://www.articolo21.org/2183/notizia/un-articolo21bis-per-internet-.html">articolo 21 bis</a> della Costituzione</strong>, dedicato a difendere e promuovere il diritto dei cittadini di accedere a Internet:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: center;">“<em>Tutti hanno eguale diritto di accedere alla Rete Internet, in  condizione di parità, con modalità tecnologicamente adeguate e che  rimuovano ogni ostacolo di ordine economico e sociale.</em>”</p>
</blockquote>
<p>Anche Wired si è schierata a favore dell&#8217;articolo 21 bis, aprendo addirittura una <a href="http://www.internetcostituzione.it/">petizione on line</a> per <strong>far diventare internet un diritto costituzionale</strong>.</p>
<p>Mmm. Cioè ci stiamo dicendo che per poter accedere a qualcosa che è nato gratuito, neutrale, aperto ed accessibile, c&#8217;è bisogno di modificare la Costituzione?</p>
<p>Al di là della posizione presa da Wired che ritengo l&#8217;<a href="http://www.fabiolalli.com/2010/10/09/internet-for-peace-il-marketing-buono-esiste/">ennesima azione di Marketing buono</a> al limite tra eccessivo fanatismo a supporto della rete e azione commerciale per la rivista, mi sono letto un bel pò di post per provare a farmi un idea più precisa riguardo a questa proposta.</p>
<p>Tra i vari post che ho letto, oltre quelli di <a href="http://robertodadda.blogspot.com/2010/12/internet-un-diritto-idea-bizzarra.html">Roberto Dadda</a> e <a href="http://www.massimomelica.net/tecnologie-societa/819/internet-art-21bis-costituzione-italiana/">Massimo Melica</a> che ho trovato particolarmente approfonditi e condivisibili, mi è piaciuta molto la nota di <a href="http://www.facebook.com/note.php?note_id=10150102105481210&amp;id=1123842537">Vittorio Bertola su facebook</a> e la discussione che si è generata. Nello specifico ho trovato interessanti un paio di passaggi di Vittorio quando dice:</p>
<blockquote><p><em>&#8220;&#8230;credo che sia importante capire che ciò che si vuole difendere non è uno specifico sistema di telecomunicazione &#8211; altrimenti ci si dovrebbe chiedere perché la Costituzione non parli del telefono &#8211; ma il modello di interazione sociale, primo nella storia delle comunicazioni, che è sotteso al concetto originario di Internet&#8230;&#8221;</em></p></blockquote>
<p>e ancora</p>
<blockquote><p><em>&#8220;&#8230;ciò che si vuole difendere non è una tecnologia ma una pratica democratica di condivisione e organizzazione dal basso, che permette la realizzazione delle persone e dei loro diritti in modo mai visto prima, e che provvede a una redistribuzione del potere dall’alto verso il basso&#8230;&#8221;</em></p></blockquote>
<p>Ritengo che Internet possa esser utilizzato come forma di tutela della Democrazia e della Costituzione e non il contrario. Pensare di chiudere internet in un articolo della Costituzione o in una legge, sarebbe, secondo me, come dire che lo Stato Italiano si prenda, ingiustamente, un esclusivo ed indipendente potere sulla rete.</p>
<p>Articolo 21bis, no grazie. <a href="http://www.fabiolalli.com/2010/05/17/io-amo-internet/">Io amo internet. Libero e responsabile.</a></p>
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		<title>Internet sta cambiando il nostro modo di pensare?</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Aug 2010 12:44:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Lalli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blogging]]></category>
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		<description><![CDATA[Questa mattina rileggevo un post che ho tra i bookmark da parecchio tempo dal titolo Is Google Making Us Stupid? dopo averlo ritrovato citato in un articolo del Guardian e anche sul ilPost. L&#8217;articolo parla di Internet e come questo abbia modificato il nostro modo di pensare. L&#8217;impatto delle tecnologie, della rete e di internet, i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p>Questa mattina rileggevo un post che ho tra i bookmark da parecchio tempo dal titolo <strong><a href="http://www.theatlantic.com/magazine/archive/2008/07/is-google-making-us-stupid/6868/">Is Google</a></strong><strong><a href="http://www.theatlantic.com/magazine/archive/2008/07/is-google-making-us-stupid/6868/"> Making Us Stupid?</a> </strong>dopo averlo ritrovato citato in un articolo del <a href="http://www.guardian.co.uk/technology/2010/aug/15/internet-brain-neuroscience-debate?CMP=twt_gu">Guardian</a> e anche sul <a href="http://www.ilpost.it/2010/06/07/google-ci-rende-un-po-stupidi/">ilPost</a>.</p>
<p>L&#8217;articolo parla di Internet e come questo abbia modificato il nostro modo di pensare. L&#8217;impatto delle tecnologie, della rete e di internet, i social network e la presenza di Google nella vita di tutti i giorni hanno avuto impatti fortissimi sulla società di oggi, nel modo di relazionarsi e di comunicare. Sono cambiate le abitudini, ed il modo di pensare. Le nostre menti sono state modificate dalla nostra crescente dipendenza dai motori di ricerca, dall&#8217;utilizzo dei social network e da tutte le tecnologie digitali.</p>
<p>Nicholas Carr, scrittore americano e autore di <a href="http://www.anobii.com/books/The_Shallows/9780393072228/014f101791fbaf008e/">The Shallow</a> <em>- What the Internet Is Doing to Our Brains </em>e autore del post <em>Is Google Making Us Stupid?</em>, descrive Internet come modificatore, non solo delle nostre vite e delle nostre abitudini quotidiane, ma anche di evoluzioni fisiche e nel suo libro descrive il processo di alterarazione del nostro cervello e del modo di pensare. Nell&#8217;articolo emergono diversi punti di vista e in quello di Carr si legge:</p>
<blockquote><p>&#8220;Over the past few years, I&#8217;ve had an uncomfortable sense that someone, or something, has been tinkering with my brain, remapping the neural circuitry, reprogramming the memory. My mind isn&#8217;t going – so far as I can tell – but it&#8217;s changing. I&#8217;m not thinking the way I used to think. I can feel it most strongly when I&#8217;m reading. Immersing myself in a book or a lengthy article used to be easy. My mind would get caught up in the narrative or the turns of the argument and I&#8217;d spend hours strolling through long stretches of prose. That&#8217;s rarely the case anymore. Now my concentration often starts to drift after two or three pages. I get fidgety, lose the thread, begin looking for something else to do. I feel as if I&#8217;m always dragging my wayward brain back to the text. The deep reading that used to come naturally has become a struggle.&#8221;</p></blockquote>
<p>Secondo Carr l&#8217;esposizione continua a nuovi sistemi digitali, alla rete e alle nuove tecnologie ha un impatto sui processi cognitivi e sull&#8217;evoluzione della mente con effetti che vanno da una concentrazione discontinua, all&#8217;esigenza di attività parallele (multitasking), fino al modo di memorizzare informazioni: non abbiamo più bisogno di &#8220;registrare&#8221;, annotare o imparare perchè sappiamo che esistono sistemi (google per esempio) che ci permettono di recuperare informazioni in real time.<strong> Il web ed Internet sono diventate delle protesi della memoria collettiva</strong>.</p>
<p>Di fronte a queste affermazioni è facile farsi prendere dal panico e dalle preoccupazioni e pensare subito la fatidica frase &#8220;<em>era meglio prima</em>&#8221; . Non è così, secondo me. In fondo se ci pensate <a href="http://www.thanx.it/Web/Web-Writing/Platone-il-primo-apocalittico.htm">il timore dell&#8217;evoluzione tecnologica</a>, e faccio riferimento anche a Platone, ha sempre accompagnato l&#8217;uomo in ogni fase evolutiva, dalla scrittura, alla stampa alla fotografia, dal fax al telefono fino a radio e televisione.</p>
<p>Non c&#8217;è dubbio che la tecnologia sia un attivatore di rivoluzioni e cambiamenti, ed è evidente che la società sia stata rimodellata dalla tecnologia e dall&#8217;evoluzione della comunicazione. Basta guardare l&#8217;impatto che la stampa ed i mezzi di diffusione hanno avuto sul nostro mondo. E&#8217; interessante leggere nel post del Guardian come fino ad oggi l&#8217;attenzione sia stata focalizzata proprio sulla società e molto meno sulle modifiche all&#8217;uomo. Carr sostiene che la neuroscienza moderna, che ha rivelato la &#8220;plasticità&#8221; del cervello umano, ha dimostrato che le nostre pratiche abituali e la routine nelle attività di tutti i giorni possono realmente cambiare e modellare anche le nostre strutture neuronali. Il cervello degli analfabeti, per esempio, è strutturalmente diverso da quello di persone che sanno leggere. Quindi, se la stampa e la relativa esigenza di imparare a leggere ha e ha avuto impatto sullo sviluppo del cervello umano, allora è anche logico supporre che la nostra dipendenza dalla tecnologia, dalla rete e da Internet abbia lo stesso effetto.</p>
<p>Non tutti i neuroscienziati sono però d&#8217;accordo con questa tesi: molti ritengono che <strong>l&#8217;uso di Internet abbia migliorato l&#8217;intelligenza umana</strong>, altri invece ritengono che le tecnologie si siano sviluppate proprio per supportare la capacità umana di metabolizzare sempre più informazioni e poter gestire al meglio il carico di sovraccarico di informazioni: Google per esempio non sarebbe un problema, ma l&#8217;inizio di una soluzione.</p>
<p>Io trovo che Internet abbia cambiato il modo di pensare, il modo di relazionarsi e anche il modo di sviluppare nuove forme di comunicazione. Ha stimolato e reso possibile l&#8217;utilizzo di alcune caratteristiche del cervello che probabilmente non erano mai state utilizzate completamente.</p>
<p><strong>Internet ha modificato e sta ancora modificando il nostro modo di pensare.</strong></p>
<p>Voi come la vedete?</p>
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		<title>Io Amo Internet. Ecco perchè.</title>
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		<pubDate>Mon, 17 May 2010 07:42:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Lalli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In questo ultimo periodo mi sono domandato più volte perchè amo internet e perchè ho questa innata passione per la tecnologia. Sono arrivato alla conclusione che tutto è legato alla domanda: Internet ed il digitale ha cambiato in meglio la nostra vita? Internet , il web 2.0, i servizi mobile e tutto il mondo digitale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p>In questo ultimo periodo mi sono domandato più volte perchè <strong><a href="http://www.amointernet.it/">amo internet</a></strong> e perchè ho questa innata passione per la tecnologia. Sono arrivato alla conclusione che tutto è legato alla domanda: <strong>Internet ed il digitale ha cambiato in meglio la nostra vita</strong>?</p>
<p>Internet , il web 2.0, i servizi mobile e tutto il mondo digitale che ci orbita intorno ci ha cambiato, non è un modo di dire. Dagli smartphone all&#8217;iPad, dagli sms alla mail, dai feedrss ai tweet, dalla connessione a banda larga, ai pagamenti on line e ai pagamenti con cellulare, dai servizi in mobilità fino ai social network location-based, siamo sempre più legati al mondo digitale e la nostra routine giornaliera è sempre più legata ad un click e alle informazioni interconnesse tra di loro.</p>
<p><span style="font-size: 13.3333px;">Ogni giorno tutte questi click mettono in <strong>relazione</strong> realtà e virtuale, ci forniscono nuove <strong>informazioni</strong>, ci permettono di <strong>sviluppare idee</strong> e nuovi business ma soprattutto ci permettono di comunicare ed interagire con persone spesso sconosciute e lontane, allargando orizzonti ed opportunità.</span></p>
<p>Il Web 2.0 sta creando nuove forme artistiche, nuovi mestieri e <a href="http://fabiolalli.com/tag/cultura-digitale/">nuove correnti culturali</a>. La rete ha dato spazio, voce, consapevolezza ed autorevolezza a chi, in altro modo, non ne avrebbe mai avuta ed in particolare ha dato visibilità a guerre altrimenti sconosciute. Ha permesso di salvare delle vite umane e ha portato la cultura e l&#8217;informazione dove non ci sarebbe stata la possibilità. Ha smosso la voglia di sapere e ha dato vita a piccole grandi rivoluzioni.</p>
<p>Internet ha ampliato le relazioni e allo stesso tempo ha reso molto più piccolo il mondo. L&#8217;ha reso un piccolo paese, un pò provinciale, nel quale una notizia o un <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Inciucio">inciucio</a> si propaga rapidamente da news in messaggio, da post a tweet fino al rimbalzo cross mediale, in tv, dove arriva all&#8217;orecchio e alle persone ancora non connesse.</p>
<p><span style="font-size: 13.3333px;">Semplicemente, ha già cambiato la nostra vita. Lo ha già fatto e continua a farlo ogni momento.</span></p>
<p><span style="font-size: 13.3333px;">Ecco perchè <strong>io amo internet</strong> ed il <strong>vivere digitale</strong>.</span></p>
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		<title>Crowdsourcing si, crowdsourcing no</title>
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		<pubDate>Fri, 14 May 2010 13:10:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Lalli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La crescente diffusione di Internet e della mobilità degli ultimi anni ci ha permesso di assistere negli ultimi anni alla crescita dei servizi virtuali come alternativa ai servizi fisici. Siamo passati dalla posta alla email, dallo shopping all&#8217;ecommerce, passando per la didattica e l&#8217;e-learning arrivando ai libri e gli e-book e così via.  La &#8220;virtualizzazione&#8221; dei servizi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p>La crescente diffusione di Internet e della mobilità degli ultimi anni ci ha permesso di assistere negli ultimi anni alla crescita dei servizi virtuali come alternativa ai servizi fisici. Siamo passati dalla posta alla email, dallo shopping all&#8217;ecommerce, passando per la didattica e l&#8217;e-learning arrivando ai libri e gli e-book e così via.  La &#8220;virtualizzazione&#8221; dei servizi e delle informazioni ha dato vita a molteplici declinazioni e forme, tra cui il <strong>Crowdsourcing</strong>, fenomeno che recentemente ha iniziato a farsi conoscere.</p>
<p>Il termine, coniato da <strong>Jeff Howe</strong>, nell&#8217;articolo <a href="http://www.wired.com/wired/archive/14.06/crowds.html" target="_blank">The Rise of Crowdsourcing</a>, deriva dalla fusione di due parole, ovviamente, non italiane: da un lato <strong>crowd (collettività)</strong> e dall&#8217;altra <strong>outsourcing (esternalizzazione)</strong>. La coppia di parole spiega facilmente e in modo sintetico il significato di questo fenomeno: le aziende propongono dei progetti o delle esigenze (anche problematiche) sul Web e la collettività, la rete fatta di addetti ai lavori e liberi professionisti interessati, attraverso il proprio contributo, propongono soluzioni e collaborano alla realizzazione del progetto. La particolarità di questa &#8220;metodologia&#8221; sta nel fatto che non è detto che ci sia un solo vincitore, anzi. Molto spesso, proprio perchè si tratta di una fucina di idee, proposte e collaborazioni, la soluzione arriva da più fronti e non è una sola.</p>
<p>Dal mio punto di vista il <strong>Crowdsourcing </strong>è una grandissima opportunità che va pianificata, gestita e governata con la coscienza che ha dei vantaggi ma anche degli svantaggi. Se da una parte infatti si ha un effetto di forte <strong>riduzione del tempo di lavoro</strong>, il <strong>taglio dei costi</strong> e la <strong>partecipazione collettiva della comunità</strong> (alla quale non sempre per budget si avrebbe la possibilità di accedere),  dall&#8217;altra parte c&#8217;è da tenere in considerazione anche alcuni rischi. In primis, come è noto, al <strong>basso costo non corrisponde sempre un&#8217;ottima qualità</strong> e secondo luogo che non è detto che la creatività proveniente dalla rete dia sempre nelle <strong>soluzioni migliori</strong>. Infatti, c&#8217;è da tenere in considerazione che non è facile gestire più persone e risorse contemporaneamente, geograficamente dislocate distanti ed ognuna con una propria metodologia di lavoro ed i propri tempi. Un ambiente lavorativo di un&#8217;impresa, in cui il gruppo più omogeneo è dislocato in un solo punto e con un coordinamento diretto, è certamente più semplice.</p>
<p>C&#8217;è da tenere in considerazione anche un altro effetto non meno importante. I professionisti che partecipano ad un progetto di crowdsourcing sono a rischio di perdita di tempo: partecipare ad una competizione con &#8220;troppi concorrenti&#8221; provenienti dalla rete, rischia di rendere un idea o una soluzione poco visibile e quindi non eleggibile, con il conseguente effetto che un lavoro non sia poi ripagato.</p>
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		<title>Tim Berners-Lee ed il futuro del web</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Mar 2010 17:27:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Lalli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un video assolutamente da vedere e ascoltare. 20 anni fa, Tim Berners-Lee inventò il World Wide Web. Per il suo prossimo progetto, sta lavorando alla creazione di un web pensato in funzione di dati condivisi e interconessi che potrebbe rappresentare per i numeri ciò che il Web è stato per le parole, le immagini e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="446" height="326" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="wmode" value="transparent" /><param name="bgColor" value="#ffffff" /><param name="flashvars" value="vu=http://video.ted.com/talks/dynamic/TimBerners-Lee_2009-medium.flv&amp;su=http://images.ted.com/images/ted/tedindex/embed-posters/TimBerners-Lee-2009.embed_thumbnail.jpg&amp;vw=432&amp;vh=240&amp;ap=0&amp;ti=484&amp;introDuration=16500&amp;adDuration=4000&amp;postAdDuration=2000&amp;adKeys=talk=tim_berners_lee_on_the_next_web;year=2009;theme=what_s_next_in_tech;event=TED2009;&amp;preAdTag=tconf.ted/embed;tile=1;sz=512x288;" /><param name="src" value="http://video.ted.com/assets/player/swf/EmbedPlayer.swf" /><param name="bgcolor" value="#ffffff" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="446" height="326" src="http://video.ted.com/assets/player/swf/EmbedPlayer.swf" flashvars="vu=http://video.ted.com/talks/dynamic/TimBerners-Lee_2009-medium.flv&amp;su=http://images.ted.com/images/ted/tedindex/embed-posters/TimBerners-Lee-2009.embed_thumbnail.jpg&amp;vw=432&amp;vh=240&amp;ap=0&amp;ti=484&amp;introDuration=16500&amp;adDuration=4000&amp;postAdDuration=2000&amp;adKeys=talk=tim_berners_lee_on_the_next_web;year=2009;theme=what_s_next_in_tech;event=TED2009;&amp;preAdTag=tconf.ted/embed;tile=1;sz=512x288;" bgcolor="#ffffff" wmode="transparent" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>Un video assolutamente da vedere e ascoltare. 20 anni fa, <strong>Tim Berners-Lee</strong> inventò il <strong>World Wide Web</strong>. Per il suo prossimo progetto, sta lavorando alla creazione di un web pensato in funzione di dati condivisi e interconessi che potrebbe rappresentare per i numeri ciò che il Web è stato per le parole, le immagini e i video: rendere accessibili i dati riformulando il modo in cui li usiamo.</p>
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		<title>Due modi di leggere la realtà di Internet in Italia</title>
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		<pubDate>Thu, 28 May 2009 22:06:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Lalli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Capita molto spesso, forse sempre, di leggere ed interpretarne il significato delle milioni di informazioni che ogni giorno ci bombardano, secondo dei modelli mentali che abbiamo ormai immagazzinato o magari secondo euristiche. Non facciamo mai caso al modo in cui una certa informazione ci è stata mostrata. Magari ce ne accorgiamo dopo. Il video che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p>Capita molto spesso, forse sempre, di leggere ed interpretarne il significato delle milioni di informazioni che ogni giorno ci bombardano, secondo dei modelli mentali che abbiamo ormai immagazzinato o magari secondo euristiche. Non facciamo mai caso al modo in cui una certa informazione ci è stata mostrata. Magari ce ne accorgiamo dopo.</p>
<p>Il video che riporto qui di seguito fa riflettere sull’approccio verso la Rete e la sua comprensione.</p>
<p><object width="425" height="344" data="http://www.youtube.com/v/BROdJ_yfaJ8&amp;color1=0xb1b1b1&amp;color2=0xcfcfcf&amp;hl=it&amp;feature=player_embedded&amp;fs=1" type="application/x-shockwave-flash"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/BROdJ_yfaJ8&amp;color1=0xb1b1b1&amp;color2=0xcfcfcf&amp;hl=it&amp;feature=player_embedded&amp;fs=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /></object></p>
<p>Ideato da Marco Montemagno e Tiziana Cera Rosco, ispirati dal video di Lost Generation.</p>
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		<title>Il Trio Medusa parla di Facebook su La7 tra risate e legge.</title>
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		<pubDate>Mon, 11 May 2009 20:23:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Lalli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tra domande e battute, legge, normativa e dubbi, informazioni serie o meno, leggende metropolitane e dati reali, il Trio Medusa nella puntata di Gaia Scienza su La7 del 10/05/2009 ci parla di Facebook della privacy e dei dati del sistema di Social Network. Un modo simpatico di fare terrorismo psicologico agli utenti? Secondo me con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p><object width="400" height="330" data="http://www.la7.it/swf/flvplayer.swf?contentURL=/video/gaiascienza/la_gaia_scienza_100509_2.flv&amp;imgPath=/img/video/320X240/26100.jpg" type="application/x-shockwave-flash"><param name="src" value="http://www.la7.it/swf/flvplayer.swf?contentURL=/video/gaiascienza/la_gaia_scienza_100509_2.flv&amp;imgPath=/img/video/320X240/26100.jpg" /><param name="flashvars" value="contentURL=/video/gaiascienza/la_gaia_scienza_100509_2.flv&amp;imgPath=/img/video/320X240/26100.jpg" /><param name="allowfullscreen" value="true" /></object></p>
<p>Tra domande e battute, legge, normativa e dubbi, informazioni serie o meno, leggende metropolitane e dati reali, il <strong>Trio Medusa</strong> nella puntata di <strong>Gaia Scienza su La7</strong> del 10/05/2009 ci parla di Facebook della privacy e dei dati del sistema di Social Network.</p>
<p>Un modo simpatico di fare terrorismo psicologico agli utenti? Secondo me con qualcuno ci sono riusciti, tanto che oggi durante la pausa pranzo ne ho sentito parlare!</p>
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