Quella strana puntata di Social-Report

Ieri sera è andata in onda una “strana puntata” di Report dal titolo “Il prodotto sei tu” e si è parlato di rete, social e tanti altri argomenti in qualche modo correlati. Come faccio di solito, ho seguito contemporaneamente i tweet e le discussioni che avvenivano in rete prima dell’inizio del programma, durante e dopo.  La puntata in questione era stata anticipata sul sito ufficiale in questo modo:

“Condividi” e “connetti” sono le parole del momento su tutte le piattaforme sociali: Facebook, Youtube, Twitter, Foursquare, LinkedIn… Ce ne sono ormai a decine e anche chi aveva delle remore si sta iscrivendo. Tra gli Italiani che vanno su internet, 1 su 2 usa Facebook e il suo fondatore Mark Zuckerberg a 26 anni si è fatto un gruzzolo di 7 miliardi di dollari. Anche Larry Page e Sergey Brin avevano 26 anni quando hanno fondato Google e oggi si son messi da parte 15 miliardi di dollari a testa. E’ una nuova corsa all’oro nel Far West digitale. Milioni di Gigabytes delle nostre informazioni personali scalpitano per uscire dai corral delle fattorie di server californiane. I nostri nomi e cognomi, indirizzi, numero di cellulare, gusti, preferenze sessuali e d’acquisto, vogliono correre liberi nelle praterie della Rete dove i pubblicitari non vedono l’ora di prenderle al lazo e Facebook ha il compito di trattenerli. Ma ci riesce sempre? E Google, cosa sa di noi e cosa se ne fa delle informazioni che raccoglie? Condividere è facile anche su Youtube, dove gli Italiani cliccano i video un miliardo di volte al mese e può succedere che qualcuno condivide la roba tua anche se non te lo saresti mai aspettato. Come si fa a difendersi? E come si evitano le trappole che i criminali allestiscono per derubare gli utenti di Facebook quando cliccano il tasto “mi piace”? Circa 17 milioni di Italiani usano Facebook ogni giorno per comunicare con i loro amici, ma in certi casi ti ritrovi buttato fuori. C’è libertà di espressione su Facebook o hanno fatto accordi con il Ministero dell’Interno per monitorare quello che dicono gli utenti? Intanto l’Autorità garante delle comunicazioni sta preparando un sistema per oscurare parti di siti italiani o per sbarrare totalmente l’accesso ai siti esteri sospettati di violare il diritto d’autore. Migliaia di siti potrebbero diventare inaccessibili come oggi capita a thePiratebay, ma c’è anche il sistema per aggirare la censura italiana. Si può tenere insieme la libertà d’espressione con il profitto oppure come ritengono gli hacker solo una Rete anonima e gratuita è libera e al riparo da ogni controllo? Meglio esporsi come raccomandano i californiani o vivere nascosti come raccomandava Epicuro 2300 anni fa e oggi Wikileaks?

Anche io durante il programma sono stato un pò critico, però poi riflettendoci un pò ho cambiato idea riguardo alla riuscita della puntata: la delusione è un effetto soggettivo e ognuno la vive rispetto ad una aspettativa dettata dal proprio grado di preparazione e conoscenza dell’argomento.

Quello che accomuna tutti i delusi guarda caso è l’appartenenza alla stessa famiglia e allo stesso gruppo di “conoscenza”: la rete.

Il programma della Gabanelli a mio avviso ha rispettato la linea di contenuto che aveva anticipato anche nel post del proprio sito ed il livello di approfondimento che in ogni puntata viene dato agli argomenti trattati. In 2 ore, c’è da considerare che in un format televisivo e con determinati ritmi, più di tanto in profondità non si può andare.

Il problema è che a mio avviso si è generato un enorme misunderstanding: da una parte la rete aveva una aspettativa alta su questi argomenti e dall’altra il contenuto era tarato, probabilmente, per un target diverso. Lo si evince riascoltando il linguaggio utilizzato, gli esempi citati ed il livello di complessità con cui sono stati affrontati alcuni argomenti (vedi per esempio la sicurezza).

Nella mia testa mi immagino che quando Report parla di altri argomenti (nucleare, leggi e via dicendo…), potenzialmente ci sia lo stesso “effetto delusione” negli esperti dell’argomento in questione. Questo credo sia normale proprio perchè ognuno si aspetta un contenuto più approfondito rispetto alla propria conoscenza e preparazione. Un contenuto di alto livello sarebbe incomprensibile per i non addetti ai lavori e viceversa. Non esiste un contenuto ottimo per tutti.

In particolare poi la rete, da questo punto di vista, è una brutta bestia: è particolarmente suscettibile quando si toccano argomenti come social, internet e sicurezza, e basta che uno ne parli leggermente fuori dalle righe o al di sotto dell’aspettativa che tutti scrivono, strillano, tweettano e postano incazzati come bisce scagliandosi alla velocità della luce anche contro un qualcosa che fino a due ore prima era un must.

Report ha toccato tanti argomenti più o meno importanti, forse, con eccessiva divagazione, ma tutti particolarmente delicati e da approfondire, soprattutto per un target che ancora oggi confonde Internet con Facebook, utilizza la rete in modo inconsapevole, inserisce i propri dati in siti web senza leggere chi e come li utilizzerà ed imposta le password dei propri account di posta in modo talmente tanto banale che anche un non-cracker sarebbe in grado di violare.

Io credo che il programma abbia fatto da una parte sensibilizzazione e dall’altra eccessivo terrorismo psicologico. Se da una parte è lodevole aver toccato, finalmente, anche questi temi, dall’altra parte ha peccato di superficialità dando spazio ad argomenti che potevano esser evitati: esempio io avrei spiegato perchè il tizio ha subito la violazione della casella di posta elettronica su Google (password debole) invece di spiegare l’utilizzo di firesheep per sniffare i profili di facebook attivi sulla stessa rete.

Concludendo, per quanto riguarda proprio il discorso “terrorismo psicologico” (e qui so di andare un pò controcorrente), io credo che ci siano dei casi in cui è necessario affrontare argomenti in modo più diretto e purtroppo è facile che si superi il livello di sensibilizzazione e di messa in guardia esagerando: però basti pensare al modo in cui è stato necessario sensibilizzare le persone all’utilizzo della cintura di sicurezza o all’utilizzo del casco (esempio: ci è voluta la pubblicità che faceva vedere incidenti stradali e alcune testimonianze), oppure il modo in cui le persone sono state sensibilizzate sulla pericolosità del Nucleare (esempio: ci è voluto Fukushima, non era bastato Cernobil) o infine il discorso fame nel mondo (esempio: c’è bisogno di vedere il bambino mezzo morto tra le braccia della madre per capirlo). Sono tutti casi in cui la sensibilizzazione è borderline con l’esagerazione.

In Italia la questione digitale a mio avviso è grave: tutti pensano che il problema sia la Tecnologia, il Digital Divide e le Leggi quando invece il problema più grande è proprio la mancanza di Cultura Digitale e conoscenza della rete.

 

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Come disabilitare e gestire la privacy con Facebook Places

Facebook Places è un sistema di geolocalizzazione, come tutti gli altri. A differenza degli altri è legato strettamente ad una marea di informazioni personali (come lo è anche Google con Latitude). In rete molti hanno già sparato un miliardo di sentenze su Privacy e riservatezza, ma secondo me, il problema è sempre lo stesso: se volete la vostra privacy, dovete gestirla e non lasciarla in balia dei sistemi. Quindi, informatevi e leggete, senza farvi prendere dal panico, dalla paura, o dal terrorismo psicologico fatto dagli altri media.

Qui, scatta subito la domanda: Come gestisco la mia privacy adesso che tutti possono sapere dove sono e cosa faccio?

Prima di tutto come dice giustamente anche Felter ci sono alcune cose da sapere del servizio Places:

  • quando inviate la vostra posizione su Places, se non avete configurato il vostro account, il messaggio apparirà sullo streaming (bacheca) di tutti i vostri contatti.
  • se non avete gestito correttamente le impostazioni del vostro account, così come avviene per le altre informazioni in facebook, tutti gli utenti nelle vicinanze (anche non vostri amici) sapranno dove sei in quel momento, e avranno accesso alle informazioni della tua posizione.
  • come succede nei tag durante la pubblicazione di foto o status update, anche nella geolocalizzazione i tuoi contatti possono collegarti ad una loro geolocalizzazione e risulterà come se ti fossi geolocalizzato tu.

Detto questo è importante gestire al meglio le proprie impostazioni, secondo quanto vogliamo sapere. Facendo riferimento ad un post su Lifehacker, vi riporto i passaggi da seguire per impostare le impostazioni in facebook:

  • Accedere in Facebook
  • Entrare nelle impostazioni dell’Account e andare in impostazioni sulla privacy
  • Selezionare Personalizza e poi Impostazioni Personalizzate
  • Accedere alla voce Luoghi in cui mi registro e selezionare il livello di sicurezza che vogliamo impostare
  • Selezionare o Deselezionare la voce successiva relativa all’inclusione nell’elenco delle persone in prossimità

Tendenzialmente questo è tutto. Per il resto vi consiglio di leggere le policy di privacy e la pagina dedicata alla spiegazione del funzionamento di Places.

Comunque, ricordatevi che non è il male Places: è solo necessario gestire con cura la propria privacy e comportarsi bene, secondo il galateo di Internet (netiquette).

[UPDATE - Altri link utili del 19/08/2010]

[UPDATE - Altri link utili del 20/08/2010]


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    Più Places per tutti: benvenuto Maptivism!

    No no, non è un invito a manifestare in piazza, faccio riferimento a tutta questa geolocalizzazione che per moda, utilità o semplicemente cazzeggio è e sarà intorno a noi!

    Facebook questa notte ha presentato Facebook Places, il servizio di geolocalizzazione che tutti aspettavano. A primo impatto, la cosa che mi ha fatto un pò ridere (e non solo a me)  è il logo: Facebook, un pò come fa Google nei loghi speciali, ha nascosto (nemmeno tanto) il numero 4, richiamando il Four di Foursquare, tra le vie che compongono la mappa sulla quale è depositato il Marker. Il servizio, attualmente utilizzabile solo dagli Stati Uniti ma nel frattempo Mashable ne ha pubblicato una guida descrittiva piuttosto completa.

    Come avevo anticipato nel mio post, Places permetterà di effettuare lo status update localizzato inserendo il luogo in cui ci si trova, e  darà la possibilità di “taggare” gli amici in un determinato posto, facendo apparire, come già succede con i tag attuali, l’informazione sullo stream di chi è stato citato.

    Riguardo alla privacy, così come già pensavo nel precedente post e come giustamente ha riportato anche De Biase oggi, le difficoltà non saranno poche e anche questa volta le regole preimpostate da Facebook sono discutibili: è necessario dichiarare la propria adesione per consentire alle applicazioni di usare la localizzazione, mentre di default gli amici potranno vedere la nostra posizione. E’ comunque possibile applicare policy più restrittive per se non vogliamo condividere le informazioni geolocalizzate alle applicazioni degli amici. Anzi ricordatevi di farlo.

    Leggendo altri post e tweet in giro per la rete, sembra che l’uscita metta a rischio le attività degli altri player (Gowalla, Fursquare, Brightkite…). Come avevo accennato sempre ieri nel post relativo all’uscita di Facebook Places, stanotte sul palco dell’evento di Facebook erano presenti i responsabili di Foursquare e Gowalla, e questo secondo me dimostra quanto ho scritto: Facebook, come Twitter, non si metterà in concorrenza diretta, ma sarà un aggregatore di queste informazioni, facendo diventare gli altri sistemi, una sorta di partner. Al momento dell’uscita, come dice anche Vincos nel suo post, il rapporto con Facebook è solo unidirezionale, solo i check-in dei due pionieri alimenteranno lo stream di Facebook (cosa che veniva già fatta con il cross posting, in modo un pò più destrutturato).

    Il problema che evidenziavo in qualche post fa, relativo alla convergenza dei social network, mi fa sempre più pensare, come dice anche Catepol, al “lavoro” che ognuno di noi dovrà svolgere nell’aggiornare e utilizzare tutti questi sistemi: quanti giardini dovremo coltivare? E soprattutto, quanto è utile sparpagliare le info in giro per vari sistemi e non averle aggregate in un solo punto?

    Ora che 500 milioni di persone potranno geolocalizzare e geolocalizzarsi, e soprattutto dopo che il sistema verrà esteso oltre i confini statunitensi, secondo me sarà necessario intraprendere di nuovo non tanto il discorso della privacy (secondo me problema mai esistito) quanto il problema della netiquette e del corretto utilizzo di questi sistemi.

    L’arrivo di facebook nel mondo della geolocalizzazione e dei location based services sarà una ulteriore e definitiva spinta di questi sistemi nella vita quotidiana di tutti, e darà il via alla trasformazione di questi sistemi in commodity. Non saranno più piattaforme ad uso solo degli early adopter , che oggi checckano ogni punto o mappano (da veri maptivist) tutto quello che ritengono necessario, ma saranno alla portata di tutti. Mi auguro che la diffusione degli LBS, possa dare il via alla crescita di sistemi socialmente utili come la mappatura di problematiche sociali e ambientali, monumenti, terremoti, manifestazioni, eventi sportivi, traffico e incidenti.

    Benvenuto Maptivism, ora si che possiamo iniziare.

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    Social Location Based Services, arriva Facebook

    Il 2010 è l’anno dei social location based services: Foursquare, Gowalla, Google Latitude, Loopt, Brightkite, MyTown e tanti altri servizi geolocalizzati che ogni giorno escono fuori.

    Infografica di Techcrunch

    Negli ultimi mesi abbiamo visto una rapida crescita di questi servizi, in particolare Foursquare, che rispetto agli altri sistemi ha dato il via alla moda del CheckIn abbinato al Social Game.

    Leggendo Woork Up ho trovato alcuni dati interessanti su RJmetrics: attualmente il mercato degli lbs principalmente si divide tra Foursquare e Gowalla. Il primo, Foursquare, sembra essere avanti di parecchio rispetto al concorrente con oltre 2,5 milioni di utenti attivi e con una crescita media giornaliera di 19.000 utenti al giorno (dati dell’ultimo mese), mentre Gowalla ha poco più di 390.000 utenti attivi (praticamente circa il 16% degli utenti totali di Foursquare), con un incremento medio giornaliero di 1.800 nuovi utenti.

    Secondo Google Trend, Foursquare genera oltre 5,5 milioni di visitatori unici al mese con una crescita del 350% da gennaio ad agosto 2010 mentre Gowalla genera 830.000 visitatori / mese con un aumento del 15% considerando lo stesso periodo dell ‘anno. Per quanto riguarda gli altri concorrenti, relativamente a Google Latitude, non ci sono dati ufficiali se non una dichiarazione che riferisce circa 3 milioni di utenti attivi con un incremento del 30% al mese (circa 30.000 utenti al giorno). Se la crescita di Latitude fosse rimasta costante, vorrebbe dire che negli ultimi tre mesi il servizio di Google dovrebbe aver raggiunto 5,7 milioni di utenti attivi. Un numero decisamente importante rispetto a Foursquare e Gowalla.

    Tra i vari servizi, c’è anche Loopt, un altro popolare (non in Italia) servizio location-based di mappatura sociale ha raggiunto oltre 4 milioni di utenti con 240.000 visitatori unici al mese, mentre Brightkite ha  superato 2 milioni di utenti e MyTown ha una userbase di 2,8 milioni di persone.

    Poco tempo fa è stato il turno di Twitter con Places. E’ stato uno scossone per il mercato degli LBS? Non mi sembra. Twitter è entrato nel mondo dei Location Based Services integrandosi trasversalmente con Gowalla e Foursquare attivando così la possibilità di geolocalizzare ogni Tweet. A mio parere questa è stata una mossa strategicamente corretta poichè ha permesso a Twitter di entrare nell’onda del next big thing e allo stesso tempo gli ha permesso di mantenere il suo DNA di Microblogging senza entrare in competizione con gli altri sistemi ed evitandosi a monte il problema della corsa alla leadership degli lbs, che volendo avrebbe benissimo potuto intraprendere, visto il numero di utenti attivi (100 milioni di utenti circa).

    E se entra Facebook? In questi giorni entrerà anche Facebook (…magari copiando twitter lo chiamerà Facebook Places), nel mondo della geolocalizzazione diventando così competitor anche di Foursquare, al quale poco tempo prima aveva offerto circa 120 milioni di dollari per acquistarlo. Ho letto molti post relativi all’ingresso di Facebook, tra cui anche quello del IlPost e tutti più o meno vedono questa mossa come pericolosa per il futuro di Foursquare.

    Secondo me nel breve tempo non succederà nulla o per lo meno non ci saranno grossi cambiamenti. Facebook uscirà con delle funzionalità di georeferenziazione delle informazioni e permetterà agli utenti di localizzare foto, status update e visualizzare la posizione degli amici. Malgrado i suoi oltre 500 milioni di utenti, secondo me non riuscirà a scardinare, superare o sovrastare il modello di Social Game e Social Guide sviluppato da Foursquare. Anzi, a mio avviso Foursquare potrebbe crescere di più, accelerata dalla spinta che la stessa Facebook darà al mercato della geolocalizzazione.

    Le motivazioni secondo me, sono più di una. La prima è riconducibile principalmente al discorso privacy e riservatezza: oggi in Foursquare posso “partecipare” con un Nick o con la visibilità del solo nome e potenzialmente potrei giocare senza farlo sapere a tutti. Attivando il servizio di localizzazione su Facebook questa scelta potrebbe esser più difficoltosa se non impossibile (come lo è su Latitude), visto che tutto il sistema dialoga per Nome e Cognome e la gestione della privacy non sarebbe così semplice.

    Gli utenti di Facebook inoltre utilizzano il sistema principalmente per un uso “casalingo”, di gossip, per impicciarsi degli affari degli altri, per rimanere in contatto con amici: mi aspetto che l’utilizzo maggiore della localizzazione in Facebook sia per vedere dove sono gli amici e dove hanno scattato una foto, e non per guadagnare punti, censire Tips, commenti e feedback e mappare nuovi luoghi. Secondo me Facebook non sarà un competitor, ma un altro partner degli altri sistemi di lbs e questo permetterà a Foursquare e agli altri di crescere sull’onda della diffusione dei servizi geolocalizzati e della mania del checkin.

    Secondo me è più facile che prendano piede applicazioni terze che interagiscono con i dati georeferenziati di Facebook che funzionalità proprietarie: magari piattaforme di Augmented Reality + Social. Allora, forse in questo caso, sarebbe a rischio Foursquare.

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    La conferenza dei Sindaci di Foursquare, vista da fuori

    Ieri si è svolta a Bologna la prima conferenza dei sindaci di Foursquare e da quello che si legge sui blog (Andrea Contino, Luca Conti, Luca Della Dora, MiniMarketing, DelyMyth ) e dai molti tweet con hashtag #4sqconf, è stato un grande successo. Secondo Luca Conti le ragioni sono state numerose a partire dai tempi dedicati all’organizzazione (poco più di due mesi), la location informale e molto bella, il numero limitato di partecipanti  ed il giusto equilibrio di contenuti e networking, nonchè le idee creative sia nell’organizzazione che portate dai partecipanti.

    Io non sono riuscito ad andare, mi è dispiaciuto moltissimo, ma ero di ritorno da una conferenza presso la Confartigianato di Sondrio incentrata sull’Innovazione per le imprese di artigiane. Ho seguito però attivamente i Tweet e le informazioni condivise in rete da tutti i Sindaci partecipanti e devo dire che comunque è stato interessante. Da quello che ho potuto leggere, i 30 minuti trascorsi in video conference tramite skype con Dennis Crowley collegato dagli Stati Uniti, sono stati piacevoli ed interessanti, ed i numeri che ha presentato sono assolutamente motivo di forte attenzione: 2 milioni di utenti registrati, 25.000 nuovi iscritti al giorno, 27 dipendenti, 15 milioni di finanziamento di venture capital usato per rimanere indipendenti (se necessario) per i prossimi 2 anni, 60% utenti USA, 40% resto del mondo, 20% Europa, 25.000 offerte speciali legati a locali in attesa di accettazione, lavoro svolto da 2 stagisti e un dipendente (numeri presi dal sito di Pandemia). Dennis Crowley ha accennato anche ad alcune novità relative all’utente e al mondo business.

    Oggi ho cominciato a leggere con molto interesse  le prime presentazioni condivise in rete, su slideshare:

    1. Gianluca Diegoli – Foursquare: alcuni motivi di dubbio sul futuro, di un indubitabile caso di successo
    2. Luca Conti – Foursquare e location privacy
    3. Edoardo Piccolotto – Gowalla ed il processo di Branding

    Prendendo al balzo l’ultima slide di Luca, nella quale ci incentiva alla discussione, devo dire che il tema privacy è veramente un tema caldo ed il suggerimento che esce dalle sue slide, relativamente all’utilizzo consapevole di Foursquare (così come di tutti i sistemi social) lo trovo perfettamente in linea con il mio punto di vista. Lo scambio di Tweet tra me e  Luca Perugini, a seguito di una citazione di @gluca, durante il suo intervento, è assolutamente significativo: “Quando si comunica su Social Media, il mondo è in CC. Solo pochi però ne hanno la consapevolezza”.

    Sempre riguardo alla privacy condivido anche il suggerimento di Luca di limitare la condivisione su Facebook e Twitter. Secondo me Fousquare in questo caso funge da sistema di cross posting e ci permette di aggiornare lo status con un informazione aggiuntiva, la geolocalizzazione (che oggi per esempio Facebook non ci permette). E’ corretto consigliare un utilizzo strutturato e controllato, così come avviene anche con altri strumenti, tipo HelloTXT, che permettono l’aggiornamento massivo dello status update con un solo click. Il tema privacy è talmente soggettivo, che oltre a dare qualche linea guida è difficile dire se è giusto condividere un informazione: ognuno è responsabile della propria privacy e delle proprie informazioni condivise in rete.

    Ho invece riletto le slide di Gianluca più volte, cercando di capire se i suoi 14 punti sono una provocazione, fatta per generare discussione o se realmente ha ragione nel dubitare di Foursquare. Personalmente, così come è successo anche a Luca Della Dora, ci sono alcuni punti che mi hanno fatto riflettere e che condivido ed altri che invece non condivido affatto. Ovviamente ci tengo a sottolineare che non avendo ascoltato l’intervento, la mia opinione è basata esclusivamente sulle slide. Analizzandoli uno per uno queste sono le mie opinioni:

    • 14° motivo - Brightkite, Latitude, Dopplr, Tripit… Se fossi in Foursquare sarei superstizioso.
      Non credo succeda lo stessa cosa. 4SQ ha un modello più strutturato e maggiormente integrabile in diverse direzioni: dal Social Gaming al Social Guide. Gli altri sistemi non avevano un modello premiante (come i badge) che attira e mette in competizione le persone.
    • 13° motivo - Quello che succede in Foursquare rimane (quasi tutto) in Foursquare. No API, no Google.
      Non ho capito il concetto di no API. Forse Gianluca intende che son poche quelle messe a disposizione: in questo caso si ha ragione, in effetti sono poco dettagliate, ma secondo me la scelta di Foursquare è voluta. Non esporre tutte le API o alcune informazioni di valore è forse una protezione del proprio patrimonio di dati. Se le API esponessero tutte le informazioni, chiunque potrebbe implementare sistemi per Importare / Esportare le venue ed i CheckIn da un sistema all’altro (cosa che in parte è già fattibile).
    • 12° motivo - Quanti siamo veramente? 2 milioni : 500 milioni = x : 16 milioni. In Italia 60.000?
      Beh il calcolo è corretto, ma è pur vero che nel numero di iscritti presi in considerazione (immagino) di Facebook, non ci son più solo gli early adopter, ma anche gli altri utenti (mia madre per esempio). In Italia invece, secondo me, Foursquare è ancora nella fase di utilizzo esclusivo di utenti precoci.
    • 11° motivo - […] on places that have tons of tips it’s hard to find the ones that really are going to make your experience magical.
      Condivido. Infatti ritengo corretto che 4SQ implementi la funzione di Like sui Tips, proprio per dar valore ai suggerimenti degli utenti. C’è anche da dire che se Foursquare implementa anche il like è come se volesse andare verso Facebook, come ho detto in un mio post, il Like di Facebook è già un sistema di CheckIn.
    • 10° motivo - […] lots of locations don’t have any tips, even ones that have Foursquare users checking in.
      Gli utenti sono pigri. Sono convinto però che a breve verremo sommersi di Tips, non scritti dagli utenti al momento del checkIn, alimentati da siti di guide turistiche, tramite API
    • 9° motivo - Perde il confronto con Around Me in utilità e usabilità immediata
      Secondo me sono due cose diverse, sia in termini di funzionalità che di utilità. In Around Me decidi dove andare (la funzione core è il search), in Foursquare confermi che sei arrivato (la funzione core è il checkIn).
    • 8° motivo - Il sindaco, in un sistema democratico, dovrebbe essere il più votato, non il più presente
      Condivido il concetto di Gianluca, ma non applicato a Foursquare. Un sistema basato sul voto degli altri utenti, non avrebbe fatto esplodere Foursquare come invece sta succedendo. Il CheckIn è un azione che vede coinvolto un solo utente, mentre il voto più utenti ne vede coinvolti di più. Inoltre, se due utenti fossero in competizione per la stessa venue, darebbero mai il voto al concorrente?
    • 7° motivo - I miei amici sono degli incompetenti nella maggior parte dei locali (statisticamente)
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    • 6° motivo - Il check-in è la recensione della gente pigra
      Condivido pienamente questa osservazione, ed è per questo che ritengo il Like di Facebook un sistema di CheckIn.
    • 5° motivo - Funziona bene, il gioco. Ma solo finchè siamo pochi e non ci sono troppi soldi in ballo.
      Non sono completamente d’accordo, secondo me continuerà a funzionare allo stesso modo. Piuttosto la crescita del numero di persone genera venue duplicate e venue inutili (tipo questa vicino Stazione Termini)
    • 4° motivo – 4sq sarà assediato. Yelp, specialisti in recensioni, Google Maps, Twitter/Facebook, Tripadvisor…
      Come ho scritto anche al motivo 10, lo penso anche io. Credo che su 4SQ verranno pubblicate recensioni di guide per turisti.
    • 3° motivo - I sindaci devono essere “pagati” dai gestori? Quanto vale un sindaco “incentivato”?
      Il concetto di Sindaco pagato ed incentivato secondo me non ha senso, sopratutto se la Mayorship si prende con il check-In. Per cosa dovrebbe esser pagato un Sindaco? Per scrivere Tips o per esser presente. Immaginiamoci la scena: Britney Spears diventa Mayor di Starbucks e comincia a scrivere Tips. Se Britney non va a prendersi il caffè continuamente per fare CheckIn, e gli utenti che vanno non la trovano mai, secondo me ci rimetterebbe sia Starbucks che Foursquare in termini di immagine, perchè sarebbe evidente la marketta.
    • 2° motivo - E perché i gestori dovrebbero pagare i sindaci se poi gli utenti non si fidano di loro?
      Secondo me infatti i Sindaci non devono esser pagati, ma devono esser stimolati con premi e consumazioni. Deve esser stimolata la rincorsa alla Mayorship e sfruttare la relazione con i follower di ciascuno dei potenziali Mayor, che siano solo 20 o anche un milione.
    • 1° motivo - Dov’è l’ascolto e la conversazione?
      Nei Tips e nei like sui Tips, e secondo me sarà più efficace di molti altri sistemi poichè è immediata. Dopo tutto, l’utente è pigro

    Ho inoltre letto con interesse i tweet di cronfronto tra Gowalla e Foursquare e le  slide di Edoardo Piccolotto, che alla conferenza di Foursquare ha parlato del processo di branding di Gowalla. Un mito! Spero di vedere presto il video del suo intervento.

    L’idea che mi son fatto io relativamente a Gowalla e Foursquare, è che il sistema premiante di Foursquare è più immediato di quello di Gowalla. Il concetto di Mayorship è diretto e la coroncina stimola molto di più gli utenti. Gowalla ha invece molti pregi: il layout grafico è molto più curato, le Pins presenti sono moltissime (sponsor, eventi, edizioni limitate), l’applicazione per iPad è funzionale (anche se migliorabile), il sistema di scambio delle Pins ed i commenti sui checkIn rende il sistema interattivo e più social.

    Chiudo ringraziando tutte le persone che hanno participato all’evento e hanno condiviso i loro tweet permettendoci di leggere ed esser più o meno presenti.

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    Dove stanno andando le Location Based Applications?

    Fino a poco tempo fa, se avessimo chiesto agli utenti della rete di condividere informazioni personali pubblicamente, avremmo ricevuto sguardi tra il diffidente ed il preoccupato e valanghe di domande improbabili riguardanti la sicurezza. Con il passare del tempo abbiamo assistito, prima con i blog e poi con i social network, ad una crescente pubblicazione di dati, contenuti personali e momenti di vita privata in rete. Oggi si può dire che siamo arrivati all’esplosione definitiva di quella che mi piace definire life sharing mania, ossia quella voglia irrefrenabile di condividere tutto con tutti. Gli utenti non sembrano più avere freni, preoccupazioni ed inibizioni relative alla propria privacy e alla sicurezza delle informazioni, dalle foto ai video, dai commenti alle relazione, fino alla posizione geografica, in real time.

    Aziende e sviluppatori, intravista in questa tendenza la possibilità del raggiungimento dell’El Dorado tanto ricercato, hanno dato il via ad uno sviluppo esponenziale di applicazioni e servizi mobili di localizzazione (location base service o lbs). La posizione geografica è diventata la componente fondamentale di alcune applicazioni sociali di successo, come per esempio in Foursquare, Gowalla, Google Buzz e da poco tempo anche Twitter.

    Foursquare, noto per il concetto del Check-In, permette di fare appunto il checkin (ossia dichiarare la presenza) all’arrivo in un determinato posto, di condividere il luogo in cui si è bevuto un caffè , la libreria preferita, la location di un evento, un ristorante, un appuntamento o il posto di lavoro, in cambio di punteggi e badge. Grazie a questi premi gli utenti acquistano notorietà e la condivisione della posizione e dei feedback genera la creazione naturale di nuove comunità basate su preferenze, gusti, età, sesso, interessi e zona geografica.

    La mole dei dati raccolti da questi sistemi diventa sempre più importante, puntuale ed interessante in termini analisi ed utilizzo. L’idea di poter gestire tutte queste informazioni, dall’età agli interessi, dalla localizzazione alle relazioni sociali degli utenti, fa venire l’acquolina in bocca e fa bollire la testa a suon di idee e possibili applicazioni!

    Il potenziale delle informazioni geolocalizzate è enorme e gli sviluppi che questa tecnologia può avere sono secondo me molteplici: pensiamo per esempio ai giochi di ruolo, qualcosa tra realtà aumentata e 3D in cui sono coinvolti gli altri giocatori sulla stessa strada e nella stessa partita, oppure applicazioni per organizzare incontri di networking con persone nella stessa zona senza aspettare l’aperitivo serale. Oggi per esempio, ci pensavo mentre ero in un locale, mi è venuto in mente il concetto del Check-outproposto come idea a FourSquare ) che permetterebbe di sapere, a seguito del Check-In, anche il tempo di permanenza in un determinato posto. Banalmente FourSquare dovrebbe implementare questo servizio e dare punti e badge agli utenti che effettuano anche l’uscita.

    Nel breve periodo, grazie alle applicazioni già esistenti, alla presenza di telefoni cellulari e smartphone sempre più sofisticati, e alla durata della vita della batteria che consente di mantenere il GPS always-on, secondo me assisteremo a due tipi di crescite: la prima è relativa al numero di utilizzatori mentre  la seconda al numero di check in giornalieri (o anche check-out…). La crescita secondo me sarà piuttosto veloce e porterà ad un utilizzo “naturale” nei vari momenti della vita quotidiana, e non solo per divertimento come succede attualmente. I servizi mobili basati sulla localizzazione saranno uno strumento basilare non solo per la comunicazione, ma anche e soprattutto come supporto per gli utenti nella ricerca di persone, prodotti e servizi in modo puntuale e localizzato. Mi aspetto nel breve termine che sistemi di Social come Facebook e Twitter integrino nei loro sistemi la possibilità di geolocalizzare le informazioni.

    Dal mio punto di vista il potenziale di questa tecnologia è così alto che un giorno tutte le applicazioni avranno la localizzazione integrata nativamente. Sono sicuro che assisteremo allo sviluppo frenetico di questo mercato e nei prossimi anni questo settore creerà moltissime opportunità, darà vita ad innovative forme di applicazione e sarà fonte di reddito per l’industria del software mobile.

    Dobbiamo solo decidere di condividere ed utilizzare queste informazioni.

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    Ma Google accompagna anche nonna dal fornaio?

    Prima di tutto premetto che io amo Google, i suoi servizi, le sue novità ed il modo in cui sta rivoluzionando internet.

    Google ti fa scoprire. Google ti permette di sapere sempre qualcosa in più. Google ti aiuta con tutti gli strumenti. Google ti fa risparmiare mantenendo tutto quanto on line a costi limitati. Google sa, e quindi tu sai. Ogni giorno ci regala un servizio nuovo, e la novità di questa mattina è Public DNS, il servizio tramite il quale potenzialmente Google ti permette di navigare più velocemente ed avere la garanzia che i suoi DNS sono più stabili di tanti altri. Molto bene! Ma è sempre positiva questa cosa?

    Comincio ad avere qualche dubbio:

    1. Conosce cosa cerchiamo (History)
    2. Conosce la nostra posta e quello che comunichiamo (Gmail)
    3. Conosce dove siamo (Latitude)
    4. Conosce dove dobbiamo andare (Maps)
    5. Conosce cosa leggiamo (Reader / Books)
    6. Conosce i nostri documenti e le nostre attività (Documents)
    7. Conosce i nostri appuntamenti (Calendar)
    8. Conosce le nostre attività (Tasks)
    9. Conosce la nostra rubrica ed i nostri contatti (Contacts)
    10. Conosce cosa compriamo (Checkout)
    11. Conosce le nostre relazioni e le amicizie (Friends connect)
    12. Conosce i nostri video (Youtube)
    13. Conosce le nostre immagini (Picasa)
    14. Conosce il nostro compleanno (Profiles)
    15. Conosce le nostre relazioni extra (Orkut)
    16. Conosce con chi chattiamo e di cosa (GTalk)
    17. Conosce quali prodotti cerchiamo e cosa compriamo (Product Search)
    18. Conosce come vanno i nostri siti (WebMaster Tools)
    19. Conosce i nostri utenti (Analitycs)
    20. Conosce i gusti dei nostri lettori (FeedBurner)
    21. Conosce quanto guadagnamo con il nostro sito (AdSense)
    22. Conosce i gruppi ai quali partecipiamo (Groups)
    23. Conosce a cosa siamo interessati in un determinato momento (Alert)
    24. Conosce quali siti navighiamo (DNS)
    25. Conosce quale cellulare hai (Mobile apps)
    26. Conosce il tuo sistema operativo (Chrome)
    27. Conosce le informazioni che ritieni più utili (iGoogle)
    28. Conosce i tuoi appunti e le tue note (Notebook)
    29. Conosce la conoscenza che condividi (Knol)
    30. Conosce di cosa discuti (Wave)

    A beh almeno non sa lo stato di salute… Ops! Dimenticavo c’è Google Health per questo!  Ma quindi Google accompagnerebbe anche mia nonna a fare la spesa da fornaio?

    Dai si, quando passa con la Google Car per Street View

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    Usiamo internet in modo responsabile, libero e sicuro.

    Parte questa settimana la seconda edizione (2009) della settimana della Sicurezza in Rete, la campagna nazionale di sensibilizzazione per la protezione e la sicurezza online che si propone di aiutare gli utenti della Rete anche mediante la diffusione di risorse certificate.

    Credo sia un ottima iniziativa e una buona dimostrazione di come le aziende del settore (social network e non), se vogliono, possano essere portatrici di informazioni comprensibili, utili e concrete, facendo anche da moderatore su quelle notizie che generano allarmismo e terrorismo psicologico pubblicate da “non addetti ai lavori” e politicanti che, purtroppo, in Italia sono sempre più frequenti.

    In questi giorni ho pubblicato un articolo relativo alla protezione della propria Privacy in Facebook, che vi invito a leggere se siete “nuovi” nei Social Network o comunque se non avete mai messo mano alle impostazioni di sicurezza di Facebook. Non è una guida tecnica, ne tanto meno un manuale delle inefficienze del social network, ma una breve guida composta da 9 semplici  punti di  configurazione.

    Ci pensate come sarebbe bello sapere di poter navigare senza problemi, senza incappare in qualche truffa, in video non graditi, e senza la preoccupazione di subire un furto d’identità?

    Io amo internet e sono a favore di un uso responsabile, libero e sicuro della rete.

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    Come proteggere la propria privacy su Facebook

    Da quando è nato Facebook, il livello di informazioni che circolano è cresciuto in modo esponenziale. Ora che praticamente tutti hanno creato un profilo personale su Facebook e vi accedono con regolarità, ci si comincia a chiedere sempre più insistentemente come continuare a condividere liberamente le informazioni inserite sul web, pur preservando la privacy degli utenti.

    Sebbene Facebook consenta agli utenti registrati di personalizzare via web le proprie impostazioni di privacy con un livello di dettaglio molto spinto, la percentuale di utenti che hanno utilizzato queste funzionalità modificando tali parametri e che, soprattutto, sanno di poter gestire puntualmente e in autonomia le proprie impostazioni di privacy è sorprendentemente bassa.
    La maggior parte degli utenti, e in particolare quelli che non si sentono particolarmente tutelati dal punto di vista della privacy, non solo non sanno che possono indicare le proprie preferenze di privacy direttamente via web (e modificarle in qualsivoglia momento) ma non hanno nemmeno contezza delle condizioni di utilizzo che hanno “firmato” all’atto della registrazione su Facebook.
    Questa breve guida ha, pertanto, l’obiettivo di riepilogare le 9 regole d’oro per proteggere la vostra privacy opportunamente configurando il vostro profilo su Facebook e di rispondere ai dubbi più comuni sull’argomento.

    1. Segmentare gli amici
    1-segmentare-gli-amiciPrima di tutto è importante creare ed organizzare al meglio tutti i contatti. Nel menu in alto di ogni pagina trovate il link “Amici”. Ciccandolo entrerete nella sezione dedicata alla gestione dei contatti. Qui è possibile creare, modificare ed eliminare liste di amici. Le liste possono essere organizzate per area geografica, tipo di rapporto, per interesse, ecc…come meglio credete e come vi fa più comodo. Una tale organizzazione dei contatti vi sarà molto utile (lo vedremo in seguito) nel configurare le impostazioni di privacy, ma è utile anche nell’utilizzo delle più recenti funzionalità rilasciate da Facebook, quali la “Chat” e lo “Stato”. E’ possibile, infatti, impostare su “off line” il proprio profilo solo per alcuni gruppi (che, quindi, non vi vedranno come “connessi”, anche se in realtà lo siete). L’utilizzo più frequente di questa funzionalità sapete quando si verifica? Secondo Facebook nell’orario dell’ufficio! Chissà come mai…
    I gruppi possono essere inoltre utilizzati anche nella messaggistica interna del sistema. Se volete comunicare con un gruppo di utenti, invece di selezionarne uno per uno, a quel punto potete tranquillamente selezionare la lista e mandare un messaggio!

    2. Impostare i criteri per la tutela della privacy
    2-impostazioni-privacy-dashboardLe impostazioni della Privacy permettono di modificare la visibilità e le informazioni del tuo profilo ad altri utenti. Per accedere alle impostazioni di privacy, occorre cliccare su “Impostazioni” sulla barra dei menu in alto e poi scegliere “Impostazioni sulla privacy” nel menù a tendina. Verrà visualizzata una pagina (come quella in foto) da cui è possibile accedere alle opzioni di privacy:

    • Profilo: consente di modificare tutte le informazioni personali ed i livelli di visibilità
    • Ricerca: consente di personalizzare le impostazioni relative alla visibilità in fase di ricerca interna ed esterna dai motori di ricerca (Google per esempio!)
    • Notizie e Bacheca: consente la gestione delle informazioni e delle notizie che volete pubblicare nella home di tutti gli amici
    • Applicazioni: consente la gestione della condivisione dei dati con le applicazioni sviluppate da terzi per Facebook.

    3. Gestione del profilo
    3-informazioni-personali-e-profiloIl profilo e, nello specifico, la Bacheca di Facebook contengono molteplici informazioni personali dell’utente, quindi è importante pensare bene a quali sono le informazioni che si vogliono far conoscere, a chi farle conoscere e soprattutto a chi concedere l’autorizzazione a scrivere sulla propria bacheca. Accedendo alla voce “Profilo” potremo così abilitare/disabilitare alcune informazioni decidendo per ogni voce quale livello di autorizzazione dare.
    Ponderando bene questi fattori è possibile evitare “disastri relazionali” di cui si sente parlare in giro o si legge anche in rete quali ad esempio interruzioni di rapporti personali (coppie “scoppiate”) o anche lavorativi (capi che vengono a conoscenza di informazioni personali…). Un amico, per esempio, ha completamente disattivato la possibilità di scrivere sulla propria bacheca dopo che una sua conoscente ha scritto un post che faceva allusioni ad un suo cambio di lavoro imminente, che lui stesso non aveva ancora annunciato a colleghi, superiori ed amici: bel guaio! Le alternative per evitare questi inconvenienti sono due:

    • disabilitare la possibilità di scrivere messaggi
    • selezionare la rete o la lista di utenti da escludere dalla scrittura

    Nell’immagine è riportata una configurazione “imprudente” del profilo.
    E’ inoltre importante scegliere in modo puntuale anche le autorizzazioni sui campi del proprio profilo. Da questa stessa maschera, infatti, è possibile definire politiche di visualizzazione “Personalizzate” per ogni campo del profilo: potrei per esempio decidere che gli amici visualizzano il telefono cellulare e tutti gli altri no.

    4. Impostazione per la visibilità dei contatti
    4-impostazioni-contattiSempre accedendo dal menù “Profilo” e spostandoci su “Info di contatto” (vedi figura) avremo la possibilità di modificare la visibilità dei nostri contatti.
    C’è da notare che Facebook mette a disposizione di tutti una funzionalità chiamata Rubrica.
    Questa funzionalità accede ai dati di contatto (email, IM, telefono e cellulare) e crea una rubrica di tutti gli amici presenti in Facebook.
    Personalizzando opportunamente tali impostazioni si evita che i proprio contatti vengano letti dalla funzione rubrica e dalla scheda personale (sotto la funzione “INFO”). Nella figura ho riportato un esempio di impostazioni “prudenti” per i contatti.

    5. Foto: impostare la visibilità e le informazioni
    Allo stesso modo accedendo dall’album fotografico, nella sezione “Impostazioni Privacy” è possibile definire un sotto – insieme di contatti con i quali condividere le proprie foto. Nell’immagine per esempio, ho impostato l’accesso ai “soli amici” per l’album “Upload da cellulare”

    6. Bloccare un utente: nel dubbio, blocchiamo tutto?
    6-visualizza-profiloSempre dalla sezione “profilo” è possibile visualizzare la propria scheda pubblica visualizzando un’ anteprima di cosa vede un preciso contatto. Nella foto ho riportato il punto in cui inserire il nome dell’utente per il quale volete “verificare” le informazioni che visualizza su di voi.

    Se dalle impostazioni non riuscite a configurare un profilo idoneo alla vostra esigenza, non vi rimane che il blocco completo. In Facebook è infatti possibile sia rimuovere un contatto dal proprio network, sia bloccarlo completamente.

    Dove sta la differenza?
    Nel primo caso, lo eliminate dal vostro network, ma se lui è in contatto con un vostro contatto vedrà comunque tutte le vostre informazioni che sono autorizzate con “Amici di amici”.
    Nel secondo caso (blocco), invece, l’effetto è radicale: per quell’utente è come se non voi non esisteste in Facebook. Attenzione però: se state utilizzando applicazioni di terze parti (per esempio il Texas Holdem), la persona bloccata potrebbe visualizzare i vostri punteggi e le vostre informazioni.

    7. Azioni recenti e attività: impostare ciò che finisce in bacheca
    7-bloccare-le-personeÈ possibile scegliere quali azioni effettuate nel sistema, vuoi pubblicare sulla tua bacheca. Questa operazione è molto importante. In aggiunta, è possibile scegliere se si desidera apparire nelle “Pubblicità Sociali”. Che cosa sono? Praticamente Facebook utilizza la vostra faccina (avatar) negli annunci delle applicazioni o dei prodotti che hai utilizzato, durante la navigazione dei vostri amici.
    Esempio: “Anche Stefano utilizza l’applicazione XXX” corredata da foto.
    Ovviamente una pubblicità sociale è molto più appetibile di qualunque altra, poiché attira maggiormente l’attenzione dell’utente e soprattutto è una sorta di raccomandazione per gli altri, quindi non so voi, ma io non concedo la mia faccina per far guadagnare altri!

    8. Scegliere come apparire nelle ricerche e sui motori di ricerca
    8-impostazioni-azioniNelle impostazioni di “Privacy > Ricerca” è possibile impostare tutti i parametri e decidere chi può trovarti nelle ricerche sia su Facebook che su altri motori di ricerca. I tuoi amici potranno sempre trovarti, sia all’interno che all’esterno di Facebook.
    È possibile inoltre decidere quali informazioni si desidera includere nei risultati della ricerca (foto, amici, aggiungi link come un amico / inviare un messaggio e Pagine di cui sei Fan).

    9. Scelta impostazioni di privacy per le applicazioni
    9-impostazione-ricercheFacebook, da quando è nato, ha sempre messo a disposizione degli utenti molte funzionalità per la gestione della Privacy e man mano le ha sempre più affinate.
    Per quanto riguarda infatti le applicazioni sviluppate da terzi ed integrate tramite le API è possibile definire, anche in questo caso, quali dati rendere visibili.

    Per modificare queste impostazioni è sufficiente accedere al menu “Privacy > Applicazioni” e spostarsi su “Impostazioni”.
    Per ogni voce si può abilitare o disabilitare la domanda di accesso ai dati / inviare le email / pubblicare una riga alla vostra bacheca.

    Conclusione
    Facebook è un luogo in cui tutti, amici, parenti e colleghi, interagiscono ogni giorno con le nostre informazioni e con la nostra vita.
    La decisione di interagire è nostra ed è strettamente personale: esser presenti in Facebook vuol dire aver preso la decisione di esserci e condividere.
    Questa presenza genera obbligatoriamente, ad un certo punto, l’esigenza di scegliere quanto e come condividere in Facebook. Potremmo esser presenti senza pubblicare o condividere informazioni, foto e messaggi, ma anche solo per “vivere” in Facebook è necessario almeno chiedere/accettare amicizie.
    Chi sono i vostri amici è già un informazione importante di noi, da questo si capisce chi si frequenta, qual è il tuo giro e, pertanto, a quali informazioni o persone puoi accedere….
    In conclusione ritengo che Facebook sia un social network potentissimo ma se si vuole tutelare la propria privacy occorre informarsi ed applicare gli strumenti che Facebook stesso mette a disposizione, capirne i vantaggi ed i limiti ed usarli bene. Anche in questo caso “la legge non ammette ignoranza”!
    Questa guida è stata scritta proprio per dare un minimo di informazioni a chi utilizza Facebook ma non ha avuto tempo e modo di informarsi bene.

    E’ possibile visualizzare tutto l’articolo e scaricare il fire direttamente da SLIDESHARE

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    Il Trio Medusa parla di Facebook su La7 tra risate e legge.

    Tra domande e battute, legge, normativa e dubbi, informazioni serie o meno, leggende metropolitane e dati reali, il Trio Medusa nella puntata di Gaia Scienza su La7 del 10/05/2009 ci parla di Facebook della privacy e dei dati del sistema di Social Network.

    Un modo simpatico di fare terrorismo psicologico agli utenti? Secondo me con qualcuno ci sono riusciti, tanto che oggi durante la pausa pranzo ne ho sentito parlare!

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