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	<title>Fabio Lalli &#187; strategia</title>
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	<description>ICT, Innovation and Digital Culture // Geek. Hacker.</description>
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		<title>Le 7 C dell&#8217;Innovazione</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Feb 2010 20:42:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Lalli</dc:creator>
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		<category><![CDATA[7C]]></category>
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		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
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		<description><![CDATA[Innovazione. Stavo giusto scrivendo qualche riga, quando mi arriva la segnalazione dal feed rss di webeconoscenza del post intitolato Innovazione. Ho letto il post e se da una parte ho detto &#8220;cavolo devo rivedere il mio post, abbiamo scritto le stesse cose&#8221; , dall&#8217;altro sono rimasto molto contento perchè non sono il solo a pensare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p><strong>Innovazione</strong>. Stavo giusto scrivendo qualche riga, quando mi arriva la segnalazione dal feed rss di <a href="http://www.webeconoscenza.net/2010/02/19/innovazione/">webeconoscenza</a> del post intitolato <strong>Innovazione</strong>. Ho letto il post e se da una parte ho detto &#8220;<em>cavolo devo rivedere il mio post, abbiamo scritto le stesse cose</em>&#8221; <img src='http://fabiolalli.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' />  , dall&#8217;altro sono rimasto molto contento perchè non sono il solo a pensare e dire da un pezzo che l&#8217;innovazione non è fatta solo bit, byte, cavi, cavetti e un pò di ferraglia, nè tanto meno la semplice applicazione di una o più mode del mercato o peggio ancora quell&#8217;agglomerato di idee sparse, casuali e non applicabili.</p>
<p>Come riporta anche <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Innovazione">Wikipedia</a>, “..Innovazione è una’attività di pensiero che, elevando il livello di conoscenza attuale, perfeziona un processo….”.</p>
<p>Questa breve frase secondo me è  rappresentabile con una equazione: <strong>Innovazione = 7C</strong> , in cui C vale</p>
<ul>
<li>cultura</li>
<li>competenza</li>
<li>controllo</li>
<li>chiarezza</li>
<li>coinvolgimento</li>
<li>convinzione</li>
<li>competitor</li>
</ul>
<p>Purtroppo, come dice anche Gigi nel suo post, di smanettoni abili ce ne sono molti e sempre più spesso si confondono e (peggio) si mascherano da innovatori. Il problema, e qui è il punto, è che con la tecnologia e con l&#8217;immissione di tanta ferraglia e tanto software all&#8217;interno di un azienda non si fa innovazione e difficilmente si raggiungono traguardi o si hanno i benefici attesi. Che io sappia non esistono molti casi di successo basati solo sull&#8217;applicazione di tecnologia. Non si può nascondere, però, che la tecnologia abbia contribuito a cambiare gli stili di vita e che spesso abbia modificato il modo di pensare.</p>
<p>In questi giorni ho conosciuto un imprenditore, uno di quelli che ha vissuto in prima linea uno scorcio importante della storia delle telecomunicazioni italiane, e mi ha fatto riflettere molto. Durante la nostra chiacchierata mi ha chiesto cosa ne pensassi dell&#8217;innovazione delle aziende e dell&#8217;evoluzione tecnologica degli ultimi 5 anni. Dopo avergli esposto le mie idee, mi ha detto: &#8220;&#8230;non ci si può innamorare della tecnologia, perchè chi innova innamorandosi della tecnologia, fallisce&#8221;. Questa cosa mi ha fatto pensare molto. E&#8217; vero non ci si può far travolgere dall’entusiasmo e dalla passione. Non basta sapere, essere curiosi, avere tanti nomi e termini tecnici da sfornare in ogni momento, bisogna saper capire, bisogna saper coinvolgere e convincere.</p>
<p>L’innovazione, è di fatto, un <strong>cambiamento</strong> e per questo si contrappone alla conservazione. Questo ostacolo si supera con la <strong>chiarezza</strong>, con la <strong>crescita di cultura</strong>, con il <strong>coinvolgimento</strong> di tutti e anche con la <strong>competenza</strong>. La sfida di chi si occupa di innovazione, dunque, è innovare i modelli organizzativi, ottimizzare i processi, far crescere la cultura della condivisione e del dialogo. Innovare richiede tempo e pazienza e nella dinamica del mercato attuale, e di tempo ce n&#8217;è sempre meno.</p>
<p>Innovare è una sfida veramente dura e non si vince facilmente, soprattutto perchè chi innova viene visto spesso come colui che va controcorrente.</p>
<p>Per esperienza personale posso confermare che la teoria del <a href="http://gdominici.wordpress.com/2008/12/23/aaa-disubbidienti-cercasi/">disubbidiente</a> è vera: chi prova ad innovare all&#8217;interno di un organizzazione, se questa non ha una visione e una predisposizione forte, è visto spesso antagonista e ribelle che non vuole uniformarsi.</p>
<p>Dal mio punto di vista si può parlare di innovazione quando il <a href="http://fabiolalli.com/2009/08/17/i-sogni-dell-impresa-di-domenico-de-masi/">sogno dell&#8217;impresa</a>, la tecnologia applicata e i processi ottimizzati, modificano la cultura delle persone che fanno parte della società e queste si muovono nella stessa direzione.</p>
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		<title>Distinguersi, ottimizzare e differenziare per uscire dalla crisi</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 08:09:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Lalli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mi trovo ogni tanto a parlare con aziende ed imprenditori della crisi del mercato, degli effetti sull&#8217;azienda e di eventuali idee per uscire dalla crisi. La domanda che mi viene fatta spesso è “Tu che faresti in questo caso, quale sarebbe la tua strategia che applicheresti alla nostra azienda?”. Partendo dal presupposto che non credo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p style="margin-bottom: 0cm;"><a href="http://www.fabiolalli.it/wp-content/uploads/2009/11/innovation_1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-580" style="margin: 5px;" title="innovation" src="http://www.fabiolalli.it/wp-content/uploads/2009/11/innovation_1.jpg" alt="innovation" width="196" height="168" /></a>Mi trovo ogni tanto a parlare con aziende ed imprenditori della crisi del mercato, degli effetti sull&#8217;azienda e di eventuali idee per uscire dalla crisi. La domanda che mi viene fatta spesso è “<em>Tu che faresti in questo caso, quale sarebbe la tua strategia che applicheresti alla nostra azienda?</em>”.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Partendo dal presupposto che non credo nella crisi, e credendo che si tratta di un immobilismo psicologico del mercato, quello che di solito rispondo è “<em>Sfrutterei questo momento di staticità degli altri per muovermi più velocemente e prendere in contropiede gli altri</em>”.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Le azioni principali che porterei avanti sono 3:</p>
<ul>
<li>
<p style="margin-bottom: 0cm;">la prima azione è <strong>Distinguersi</strong> ed il momento <strong>per farsi notare</strong> ed uscire dalla mischia è 	proprio questo: i competitor  riducono il proprio impatto 	comunicativo e  questo significa che è possibile aggredire il 	mercato con campagne comunicative a costi ridotti. Nel silenzio 	comunicativo degli altri, far rumore diventa più facile.</p>
</li>
</ul>
<ul>
<li>
<p style="margin-bottom: 0cm;">la seconda azione è 	l&#8217;<strong>Ottimizzazione </strong><span style="font-weight: normal;">di risorse 	e processi</span> <strong>per contenere i costi e aumentare l&#8217;efficienza</strong>. 	La crisi è un freno e la competitività rallentata permette di 	rivedere il modo di lavorare, riorganizzarsi senza perdere 	eccessivamente tempo e mercato.</p>
</li>
</ul>
<ul>
<li>
<p style="margin-bottom: 0cm;">la terza azione è <strong>Differenziare</strong> la propria offerta di prodotti/servizi rendendola più scalabile e 	accessibile <strong>per acquisire</strong><span style="font-weight: normal;"> nuovi clienti</span><strong> e mantenere</strong><span style="font-weight: normal;"> la fedeltà dei vecchi</span>. In un momento di staticità del 	mercato è necessario introdurre prodotti/servizi a costo ridotto, 	magari con guadagni minimi, per andare incontro all&#8217;esigenza dei 	clienti che, in tempo di crisi, hanno sicuramente meno soldi e meno 	propensione alla spesa. Si tratta di una soluzione temporanea, che 	finirà con il rientrare della crisi, ma che dovrà esser gestita 	per evitare un posizionamento troppo basso della propria 	professionalità.</p>
</li>
</ul>
<p style="margin-bottom: 0cm;">In un momento di crisi la naturale tendenza è quella di giocare in difesa, massimizzare gli utili e immetter fieno in cascina. La realtà però è che la crisi si alimenta proprio così, con un gioco a spirale tra una situazione negativa e le reazioni negative, che sostanzialmente generano l&#8217;immobilismo.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">In questo momento invece è necessario agire e uscire dagli schemi e spesso, per uscire dagli schemi è necessario investire, rischiare, pazientare ed avere un po&#8217; di sana pazzia e originalità: il risultato non sarà immediato e non porterà soldi rilevanti, ma a crisi conclusa ci si troverà con una base clienti estesa e fidelizzata, e con maggiore disponibilità alla spesa.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Detta metaforicamente, l&#8217;immobilismo è una grossa e lunga onda. Chi sta fermo la subisce e può solo sperare di uscirne non troppo malconcio dopo che è passata. Chi ha coraggio e voglia di innovare, può surfare&#8230;</p>
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