Fabio Lalli geek: il lato umano oltre il tech

Il lato umano di Fabio

Questa pagina si chiama /igeek/ per una ragione storica: nel 2010 l’avevo dedicata al Geek Code, un codice sintetico inventato da Robert Hayden nel 1993 per descrivere geek con simboli criptici. La lasciavo lì come reliquia, fino a quando ho scoperto che Google la sta servendo a oltre 12.000 persone al trimestre, e nessuna clicca.

Allora ho deciso di riempirla diversamente. Se sei arrivato qui cercando “geek” e ti aspettavi un manifesto tecnico, mi dispiace deluderti. Se invece vuoi capire chi sono oltre i keynote, gli articoli e i progetti, sei nel posto giusto.

Cose che faccio quando non lavoro

Corro. Lo faccio da anni, ho passato la soglia delle ultramaratone, e nelle ore di solitudine sull’asfalto ho preso la maggior parte delle decisioni che hanno cambiato qualcosa nella mia vita professionale. Correre lungo non è disciplina, è una forma di pensiero.

Pratico arti marziali. Mi insegnano una cosa che il mondo del business spesso dimentica: la calma sotto stress non è un tratto, è un’abitudine che si allena.

Leggo molto, e quasi sempre fuori dal mio dominio tecnico. Filosofia, romanzi, saggi sul pensiero scientifico, antropologia. È da lì che vengono le connessioni che porto poi nei libri che ho scritto e nei progetti che seguo.

Studio. Anche dopo venticinque anni in questo mestiere. Lo studio è la mia forma di pensione attiva.

Cose che mi danno energia

I caffè con founder e imprenditori. Quelli senza agenda, dove l’idea esce di traverso, dove qualcuno racconta un problema che non sapeva di avere. Da lì spesso nasce qualcosa che vale la pena costruire.

La famiglia. Mia moglie Cinzia mi ha definito anni fa con un post che ancora mi rappresenta meglio di qualunque mio CV: lo trovi qui. I miei due figli mi tengono lontano dall’illusione che la tecnologia possa essere l’unico linguaggio per spiegare il mondo.

La cultura digitale come linguaggio condiviso. Non come settore di lavoro. Quando capisco che chi ho davanti pensa al digitale come a un set di strumenti, e non come a un modo di stare nel mondo, perdo subito interesse.

Cose che mi infastidiscono

L’hype senza sostanza. Predicare AI senza averla mai usata seriamente. Vendere come “innovazione” quello che è solo packaging nuovo su processi vecchi. Le parole-bingo nelle slide (“agile”, “purpose”, “ecosystem”, “transformation”) che hanno smesso di significare qualcosa anni fa.

Mi infastidisce anche, lo ammetto, chi è troppo veloce a giudicare. La velocità è una virtù, il giudizio precoce no.

Geek, ancora

Il termine “geek” oggi non significa più quello che voleva dire nel 1993. Oggi geek è chiunque mantenga curiosità attiva su un dominio specifico, di qualunque natura. Si può essere geek di vino, di pasta, di astronomia, di disegno industriale. Il geek è chi non smette di chiedersi come funzionano le cose.

In quel senso, sì, lo sono ancora. E lo resterò.

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