Web3 Real Estate Landscape | 2022

Oltre al mercato delle opere d’arte e dei asset digitali collezionabili, il mercato degli NFT per gli immobili digitali è in sviluppo (malgrado alcune flessioni avute ultimamente) e le perplessità di molti (tra cui ci sono anche io, tutt’ora).

Questa matrice grafica di progetti include un enorme numero di attori di questo ecosistema, seppur sicuramente qualcosa sia sfuggito alla mappatura (vedi per esempio Propy, RealT e MintGate e altri progetti che sto seguendo).

I progetti di real estate web3 si contraddistinguono principalmente per queste caratteristiche:

  • Consentono compravendita di lotti di terreni virtuali e frazioni, usando inoltre peculiari funzionalità come DeFi o DEX
  • Sono principalmente governate da DAO Company titolari e proprietarie del servizio / piattaforma e DAO Community che detengono diritti
  • La compravendita di spazi, servizi e contenuti utilizza smart contract e blockchain
  • I progetti prevedono la connessione tra metaverso e mondo reale, creando il senso completo di Digital twin
  • All’interno della piattaforma si sviluppano business correlati integrando soluzioni blockchain, SaaS, e altri servizi finanziari come pagamenti, raccolta fondi attraverso crypto asset (nft)

Sintetizzando, le caratteristiche comuni all’interno del mondo Real Estate Web3 sono l’uso di smart contract, la tokenizzazione degli asset e l’archiviazione decentralizzata dei dati.

Queste società mirano ad aumentare la trasparenza, l’efficienza e l’accessibilità nei mercati e nelle transazioni immobiliari sfruttando i vantaggi delle tecnologie del Web3.

A tutti gli effetti, se guardiamo a questo business, con un occhio meno influenzato dai nostri schemi di conoscenza, le società immobiliari Web3 sono effettivamente all’avanguardia nell’intersezione tra l’industria immobiliare tradizionale e le emergenti tecnologie decentralizzate.

L’essenza del Web3, in un racconto per bambini

Dietro ogni cambiamento c’è una storia.

Questa è la storia sintetica, ripresa da varie letture fatte in questi anni / giorni , che ieri viaggiando in macchina con i miei figli, di ritorno da un week end in montagna, ho raccontato per far capire cosa cambierebbe con il web3 e come questo potrebbe portare nuovi benefici, dopo la domanda di mio figlio “Ma cosa è il web3?”

C’era una volta un mondo di navigatori ed esploratori, che amavano viaggiare, scoprire, creare e inventare.
….

Nel loro percorso scoprirono una nuova terra e con il tempo la resero abitabile per molti. Una terra in cui era possibile viaggiare lontano, anche per chi non poteva viaggiare realmente, informarsi e condividere conoscenza. Mentre la popolazione dei visitatori aumentava, alcune grandi tribù costruirono delle città enormi in questa terra, e presero talmente tanto potere da riuscire a dividere questa terra in continenti . In tutte queste città i visitatori dovevano pagare una forma di affitto per rimanere lì e tutto ciò che i visitatori creavano o forgiavano non poteva essere rimosso, ed in molti casi diventava di proprietà della tribù. Anche gli scambi e le vendite tra persone venivano tracciate e tassate. Queste grandi tribù più passava il tempo più diventavano potenti e polarizzanti, creando un mercato non più florido ed in cui era difficile creare cose nuove.

Un giorno un visitatore appese una lettera sulla porta di un ricco castello: era una lettera che descriveva un nuovo tipo di commercio economico che poteva essere distribuito senza la necessità che ogni scambio o transazione fosse tassata e gestita. Una pratica affidabile e trasparente che rese possibile per i visitatori possedere realmente una proprietà su questa terra, per la prima volta. Improvvisamente, i visitatori diventarono proprietari e iniziarono a scambiare tra loro creando nuovi mercati dove poter scambiare e vendere diverse cose. La terra divenne fertile di nuovo e pronta una nuova esplorazione, dando vita ad una nuova fase di ricercatori e pionieri.

Da qui in poi la nascita di nuove tribù, auto-organizzate, con nuove missioni e interessi. La terra tornò di nuovo fertile, aperta a nuove possibilità di crescita.

….

Il visitatore sconosciuto, colui che iniziò la rivoluzione pubblicando la lettera, oggi è considerato ancora una leggenda.

La storia del web3 potrebbe esser questa e quello che volevo condividere ed enfatizzare erano sicuramente i valori e l’essenza che c’è dietro questo cambiamento imminente. La decentralizzazione è il cuore della storia, e non è un tema facile da raccontare a dei bambini. Ma è un tema che si porta dietro tematiche come trasparenza, fiducia, oggettività e equità. La decentralizzazione è molto più che un sistema tecnologico, è un movimento etico culturale che si sta propagando ed è giusto raccontarlo e farlo capire.

Il web si sta spostando ora dall’internet di “scambio di informazioni” a quello di “scambio di valore“. Ciò che mancava finora al web erano proprio i diritti di proprietà e quindi il modo per assegnare valore ai beni digitali ed il modo per scambiare la proprietà. Creators di contenuti, sviluppatori e costruttori di piattaforme, community e imprenditori sono tutti abitatori differenti di questo nuovo ecosistema che si sta creando.

Ovviamente la storia raccontata ai miei figli è andata oltre e abbiamo parlato di tanto altro, visto che il viaggio è durato – causa traffico – ben più di due ore. Quello che ho cercato di far capire è che non si tratta solo della prossima cosa interessante tecnologica da usare o di una piattaforma su cui costruire il prossimo gioco o il prossimo social, ma si tratta di un cambiamento in grado di poter dare a tutti maggior spazio di crescita, equità e tutela.

Ci sto lavorando veramente alla fiaba, vi aggiorno non appena la pubblico su amazon.

L’universo degli NFT: un ecosistema di servizi in via di sviluppo

Il mercato NFT ha vissuto un anno turbolento nel 2022, ma nonostante un rallentamento delle vendite e dell’interesse, si è registrato un continuo sviluppo e investimento in nuovi progetti. Le tendenze chiave per il 2023 includeranno la continua pressione delle condizioni macroeconomiche, l’emergere di nuove applicazioni per NFT e un aumento dei giocatori di giochi web2 che giocheranno a giochi web3.

Nel 2022 sono stati registrati un volume di vendite di 29,64 miliardi di dollari, principalmente nella prima metà dell’anno.  Le condizioni macroeconomiche hanno influito sulla riduzione del volume di vendite. Nel 2023 ci aspettiamo nuove applicazioni per NFT, come la tracciabilità delle emissioni di carbonio e l’emissione di fatture attraverso i contratti intelligenti.  L’aumento del gioco con tecnologie NFT e il lancio di giochi con maggiore creatività nell’utilizzo di NFT è previsto.

Casi d’uso e segmenti di mercato in sviluppo:

  • Arte: artisti di talento hanno venduto oltre 2 miliardi di dollari di opere d’arte su Ethereum, e importanti fiere d’arte come Art Basel espongono NFT.
  • Immersività e gioco: i giochi “play to earn” che premiano i giocatori con risorse NFT sono popolari, come Axie Infinity che ha superato il miliardo di dollari di volume di scambi.
  • Fashion: grandi marchi come Adidas, Nike e Gucci scommettono sugli NFT, con le proprie collezioni NFT e acquisti di società specializzate.
  • Comunità: gli NFT permettono lo scambio di immagini di profilo su Twitter e hanno generato club sociali esclusivi come Bored Ape Yacht Club.
  • Tra NFT e Defi: progetti DeFi adottano NFT come prova immutabile della proprietà
  • Ecommerce: sistemi di e-commerce (come Amazon) entrano nel mondo degli NFT con l’obiettivo di costruire membership e sistemi di loyalty
  • Governance: le adozioni NFT stanno sollevando questioni legali sulla protezione del copyright e controlli delle transazioni NFT, con casi come Hermes contro MetaBirkins e Nike contro StockX.

Siamo al punto di snodo: l’opinione è attualmente divida sulla sostenibilità a lungo termine degli NFT, ma la tecnologia blockchain alla base ne garantisce un valore reale. Gli asset digitali sono elementi fondamentali dell’internet futuro, con una crescente integrazione che sposterà verso un uso più ampio e accessibile.

Porsche, gli NFT, la cultura delle aziende ed i 10 comandamenti del web3

Il 23 gennaio Porsche, casa automobilistica tedesca, ha lanciato una collezione NFT dedicata all’iconica auto sportiva 911. Il progetto prevedeva un lancio pianificato di 7.500 asset digitali per la celebrazione dello storico veicolo del brand e consentito ai possessori di accedere a eventi , iniziative e merchandising esclusivo. Il progetto vuole costruire una community che possa “supportare Porsche nell’ingresso al mondo virtuale“.

Al lancio però non è andato tutto come “previsto” ed in soli 2gg in rete e nelle community web3 si è parlato molto delle modalità del progetto e del risultato come “da morte annunciata”.

Partiamo dall’inizio

A dicembre 2022 Porsche, alla Miami Art Week, ha annunciato la collezione NFTe la collaborazione con Road2Dreams, società tedesca di collezionismo digitale, sussidiaria di Fanzone, specializzata nella distribuzione di token, generando molta attesa sul progetto.

L’annuncio di Porsche

Venerdì 20 gennaio 2022 scorso, il brand ha annunciato il lancio della venduta degli NFT a 0,911 ETH ciascuno (circa $ 1.475). Il prezzo di partenza è stato fissato con l’idea ricordare appunto la sigla del veicolo. Ma forse già qui qualcosa è andato storto: in rete, già al primo tweet del brand, gli utenti hanno iniziato a rumoreggiare che il prezzo fosse elevato soprattutto in un mercato NFT che nell’ultimo ha perso molto vigore. In particolare la prima onda di segnalazioni era relativa al fatto che la presenza di diverse migliaia di NFT in vendita, fosse sproporzionata al prezzo di partenza.

Il lancio del mint

La collezione lanciata ha aperto la fase di mint alle 9:00 di lunedì con un rilascio progressivo a 4 wave, di un’ora ciascuna, aperta inizialmente agli inviti. Dopo la fine della lista iniziale, è stata rilasciata al pubblico la vendita a tempo indeterminato. I collezionisti in ingresso potevano mintare fino a tre Porsche 911 virtuali. Le fasi successive del processo di lancio avrebbero poi consentito ai titolari di scegliere uno dei tre “percorsi” da seguire per personalizzare il design e la rarità dei loro veicoli virtuali: Performance, Heritage e Lifestyle.

Le ore successive al lancio

Nelle ore successive all’apertura iniziale, le vendite della collezione hanno iniziato a rallentare arrivando a lunedì sera con solo 1.198 NFT – circa il 16% della collezione totale – venduti attraverso il sito ufficiale di Porsche . Le vendite sul mercato secondario hanno iniziato a dare segnali negativi, sembrando di fatto inattive e poco scambiate. Il prezzo minimo della collezione, dopo poco meno di una giornata dal lancio, è sceso a 0,89 ETH, circa $50 in meno su mercati secondari come OpenSea, con il mint ancora in corso.

I primi segnali della community e la (non) gestione della crisi di Porsche.

Alcuni utenti su Twitter hanno iniziato a commentare negativamente il progetto e la collezione, non solo per il costoso prezzo dell’asset digitale, ma per la strategia di vendita fortemente disallineata con l’etica di Web3, per la poca efficacia nelle modalità di gestione della community e del valore condiviso previsto da piano.

Porsche e Road2Dreams non hanno risposto immediatamente a diversi utenti, compresa CoinDesk e questo ha aumentato il sentiment negativo intorno all’iniziativa con commenti duri da diversi creators, esperti e collezionisti.

Solo successivamente il brand si è attivato per rispondere e dare una posizione rispetto alle richieste della community e comunicare che il MINT sarebbe stato fermato e chiuso in anticipo, secondo la richiesta della community, alla quota di 2,363 NFT.

Le critiche della community

Quello che la community (e non solo) ha mosso come critica al progetto è sintetizzabile quindi nei seguenti macro punti:

  1. Prezzo iniziale NFT elevato e non in linea rispetto alla quantità di asset disponibili
  2. Strategia di vendita non allineata con i valori e al cultura del Web3
  3. Nessuna strategia di community building prima del lancio
  4. Poco (nessun) coinvolgimento di creators e community
  5. Nessuno sfruttamento del POAP lanciato nell’evento nftnow
  6. Autenticità della collezione e chiarezza dell’utilità dell’asset
  7. Condizioni di mercato attuali non ottimali per sparare alto come fatto

Il risultato attuale

Allo stato attuale, considerato il rumore che si è generato, e l’iniziale sentimento negativo, la vendita ha raggiunto il sold out e sono iniziati gli scambi del mercato secondario, spostando già il floor price tra 1.2 ETH e punte anche poco sopra al 1,7 ETH.

Quello che ci si può aspettare è sicuramente un sali e scendi fino alla stabilizzazione di un prezzo: chi ha criticato il progetto a mio avviso prevalentemente lo ha fatto per speculazione, ma la verità è che chi sposa progetti di questo tipo lo fa con una ottica di lungo termine e punta al valore, più ampio, di un progetto del calibro di questo brand nel tempo.

E’ quindi realmente classificabile come un fallimento, come etichettato da molti?

La mia idea è leggermente differente rispetto a quanto ho letto e alle sonore critiche che ho visto sparare dopo pochissime ore da lancio.

Prima di tutto iniziamo a fare più attenzione ai commenti e soprattutto al commentatore: troppo spesso chi commenta negativamente una iniziativa è spinto da un interesse personale e usa la provocazione per mettersi in mostra. Un po’ come succedeva con i #socialmediafail che diventavano paccate di slide di “consulenti” web2, e che provavano poi a bussare alla porta del brand sull’onda della critica sferrata pubblicamente. Oggi molti sono consulenti Web3 e si comportano allo stesso modo.

Secondo punto guardiamo al brand, al potere mediatico e diamoci il tempo di capire meglio il concetto di successo o meno, ma soprattutto l’arco temporale del progetto. Ho visto tanti progetti NFT con meno potere mediatico, utilità e comunità essere comunque considerati un “successo” da molti e viceversa progetti sconosciuti esser snobbati dai produttori di slide.

Come ha detto Charles Adkins, che io condivido e che riporto con delle integrazioni:

“Penso però che un buon 99% delle persone che parlano dello scivolone di Porsche NFT:

  • Non possieda una Porsche (ergo non legge il problema dal punto di vista di chi ha quella capacità di spesa)
  • Non abbia acquistato l’NFT (e quindi non creda a prescindere nel progetto)
  • Non abbia mai visto un evento Porsche (e quindi parla di una community di riferimento senza conoscerla)
  • Abbia un interesse speculativo (vuole mettersi in mostra)”

i 10 comandamenti del web3 

Poi arrivo ad una serie di mantra (praticamente un elenco che mi sono dato) che sto imparando frequentando, gestendo e progettando iniziative per il web3 da un po’ per diversi clienti:

  1. nel web3 non è detto che un brand sia percepito ugualmente al web2 o al fisico
  2. nel web3 non è detto che tutte le idee siano applicabili e gli utenti interessati e disponibili
  3. nel web3 la community è il primo asset su cui investire in termini di ascolto, coinvolgimento, progettazione e valorizzazione
  4. nel web3 c’è una nuova “netiquette” – per dirla da boomer – da dover comprendere
  5. nel web3 bisogna esser trasparenti
  6. nel web3 la community a cui ci si rivolge si aspetta di aggiungere valore, ma anche e soprattutto che il brand aggiunga valore
  7. nel web3 c’è una cultura fatta di valori legati agli elementi fondanti: decentralizzazione, autodeterminazione, trasparenza, sostenibilità, inclusività e interoperabilità sono caratteristiche che un brand deve adottare se vuole entrare nel web3.
  8. nel web3 ci vogliono, a supporto dei progetti, persone con competenze specifiche che vivano e comprendano le dinamiche, la dialettica, le piattaforme e le aspettative della community in questo ambito. Non basta avere un consulente con un avatar NFT da qualche migliaio di dollari o plotoni di consulenti con excel in mano pensando sia solo un tema di numeri e speculazione.
  9. non si può affrontare il web3 (come altre frontiere e sperimentazioni) senza pensare che il progetto potrebbe fallire, che il progetto potrebbe dover ricevere revisioni strategiche e soprattutto nuovi investimenti.
  10. nel web3, come in altri settori, non esiste un modello applicabile in modo incondizionato a tutti i brand, a tutti i progetti e a tutti gli utenti. I progetti vanno costruiti con gli utenti e per gli utenti, seriamente.

Infine, provo a condividere un monito per la community di “esperti: non perpetuiamo la “cultura del fallimento” se poi ogni volta che un nuovo progetto non va bene, stiamo li a scrivere tonnellate di analisi affondando il progetto. Anche perché per esser esperti bisogna avere esperienza fatta sul campo, e/o aver studiato tanto (tantissimo) materiale da cui aver acquisito veramente tanta conoscenza. Ma c’è tutta questa conoscenza già ora a parte i (pochi) casi noti già su mille slide?

Da un lato predichiamo di volere che le imprese sperimentino, entrino e sviluppino iniziative così da raggiungere una “adozione di massa”, ma poi, non appena le prime sperimentazioni non soddisfano le nostre alte aspettative, iniziamo a gettare ombra e a lamentarci del fatto che le aziende “non sono abbastanza pronte“.

Quante altre aziende in qualsiasi settore, in qualsiasi paese del mondo, sbagliano la loro strategia di prezzo al momento del lancio?

Sbagliare è normale, ripetere l’errore no. Vediamo adesso come andrà il progetto Porsche e vediamo se la lezione è stata appresa.

Doodles acquisisce Golden Wolf: il web3 avanza

Doodles, società web3, ha annunciato l’acquisizione dello studio di animazione – premiato con un Emmy – Golden Wolf, per rafforzarsi ulteriormente e poter così evolvere il proprio marchio in una delle più innovative serie al mondo. 

Come parte dell’acquisizione, il team di Golden Wolf si unirà a Doodles portando la loro esperienza su animazioni, narrazione visuale e creazione di contenuti a livello globale, oltre che accordi già in essere.

Doodles avrà cosi modo di poter utilizzare la partnership strategica di Golden Wolf con il famoso studio creativo Psyop per lanciare una joint venture, Active Ingredient.

E’ interessante vedere come realtà native web3 stiano facendo il percorso di acquisizione di realtà web2 e come stiano integrando la loro proposizione con nuove competenze.

L’utilizzo delle tecnologie blockchain e AI e la capacità di creare community, elementi caratterizzanti delle realtà native we3, possono esser punti di differenziazione e sviluppo per i brand web2, i produttori di contenuti e prosumers che vogliono entrare nel web3. 

Qui una delle news uscite https://deadline.com/2023/01/doodles-buys-golden-wolf-web3-rick-and-morty-1235237160/

.SWOOSH Studio , la seconda fase del progetto Nike Community Web3

Nike presenta con un post su Instagram .SWOOSH Studio, la casa della co-creazione virtuale.
Questa che sta partendo è la seconda fase delle tre comunicate dal brand al momento de lancio:

  • Nov 2022 > Beta Launch
  • Gen 2023 > Education and Community Challenge
  • Early 2023 > First Collection Drops

Questa sarà la prima opportunità di sfidare la community: “Your Force 1” sarà la prima challange in cui i creators potranno condividere la propria storia e fare la storia dell’Air Force 1. Il viaggio inizia mercoledì 25 gennaio 2023 e sarà aperto ai membri di .SWOOSH negli Stati Uniti e in alcuni Paesi dell’UE.

“Let’s create the future of Nike together”

C’è molto da imparare. E prendere spunto.

Qui il video del lancio https://t.me/mtvrs_it/180

Demystifying the Consumer Metaverse | Word Economic Forum

In diversi report ormai si parla di metaverso come un cambiamento dal grande impatto, esteso non solo a modelli di consumo di contenuti e interazioni, ma anche su comportamento dei consumatori in termini di meccaniche di formazione, apprendimento, guadagno e socializzazione.

Le organizzazioni, secondo il report, dovranno ridefinire non solo i modelli di customer experience, ma in molti casi adeguare anche il posizionamento di brand, cambiare il modello di entrata in relazione e onboarding, e modificare il modo in cui realizzano ricavi e rivedere anche alcuni modelli di servizio per creare vero valore alla community.

Il Forum Economico Mondiale ha lanciato l’iniziativa “Defining and Building the Metaverse” per esplorare e qualificare le opportunità e le sfide sociali ed economiche del metaverso e creare un quadro di governance globale.

La domanda chiave di questo rapporto è: da cosa è composto il metaverso e come possono le organizzazioni e gli individui creare valore economico equo attraverso di esso in un contesto di consumo?

Il metaverso è attualmente difficile da definire, ma i suoi principali componenti distintivi sono l’interazione sociale, l’identità, lo scambio e la distribuzione di valore multilaterale e un contesto di immersività.

Le organizzazioni e gli utenti possono assumere uno o più ruoli nel metaverso, da partecipanti a creators o fornitori. Il ruolo dei creators verrà amplificato nel metaverso. Tecnologie come l’AI e la blockchain supporteranno questa amplificazione.

Un’economia dei creators in evoluzione influenzerà fortemente la distribuzione del valore nel metaverso e offrirà opportunità di grande portata per le imprese e gli individui, ma porterà anche sfide nuove da normare, comprendere e strutturare.

Sono stati identificati 8 modelli economici per generare valore nel metaverso, tra cui prodotti e beni digitali, accesso e influenza, commercio immersivo, pagamenti e valuta, monetizzazione di asset, pubblicità e marketing, economia dei creators e servizi nativi del metaverso. Stessi temi affrontati anche nel post di ieri su Social Media e Metaverso.

Sono stati identificati 6 fattori di crescita e adozione del metaverse, tra cui reti pronte per il metaverso, avatar realistici, infrastruttura, governance, protocolli standard, interoperabilità e regolamentazione, proprietà e intelligenza artificiale.

Qui il report da leggere https://link.mtvrs.it/WEF-Demystifying-the-metaverse

Il futuro dei social media (è) nel metaverso ?

Il futuro dei social media (è) nel metaverso? Questa è una domanda che in molti si stanno ponendo ormai da tempo, con l’avanzare dello sviluppo di piattaforme, delle tecnologie del web3 e casi di progetti ed iniziative che si stanno sviluppando in community “un po’ meno” accessibili e circoscritte in luoghi digitale / virtuali più selettivi e meno di massa.

L’avanzamento della tecnologia ha portato alla creazione di mondi virtuali che hanno cambiato il modo in cui ci stiamo iniziando a relazionare l’uno con l’altro e il modo in cui consumiamo e creiamo contenuti. Anche i social media, uno dei più significativi sviluppi tecnologici (e non solo) dei nostri tempi, sono influenzati da questo cambiamento. In questo post provo ad approfondire il futuro dei social media nel metaverso e come è probabile che cambi il modo in cui consumiamo quotidianamente contenuti nel mondo virtuale, ma soprattutto in che modo le tecnologie del Web3 come l’immersività, la Blockchain e gli smart contract, gli NFT e l’AI apriranno opportunità di modelli di business, opportunità per nuove competenze da sviluppare e nuovo lavoro in ambito realtà virtuale, gaming, marketing digitale e altro ancora. Diversi report di quelli che recentemente ho pubblicato su MTVRS prevedono inoltre una elevata richiesta di professionisti con competenze in analisi e gestione dei dati, oltre che di capacità di “educazione” di sistemi di AI: tutto questo perché le aziende ne avranno bisogno per sfruttare efficacemente i dati generati dai nuovi canali virtuali e poter comprendere nuovi pattern di comportamento e adattare le progettualità e l’esperienza utente di conseguenza.

Le domande che mi sono posto sono le seguenti:

  • Cosa saranno i social media nel metaverso?
  • Come evolveranno i social media?
  • Cosa ci aspetta?
  • Come saranno i social media nel web3?

Il progresso della tecnologia ha portato alla creazione di mondi virtuali che stanno gradualmente cambiando il modo in cui interagiamo tra di noi e il modo in cui consumiamo e creiamo contenuti. Anche i social media, uno dei progressi tecnologici / sociali più significativi del nostro tempo, sono influenzati e lo saranno sempre di più da questo cambiamento. In questo, dopo mesi di letture e approfondimenti, su diverse piattaforme provo a dare un punto di vista sul futuro dei social media nel metaverso.

Ulteriore approfondimento è come ritengo che possa cambiare il modo in cui consumeremo contenuti nel mondo virtuale, nelle piattaforme di gaming (evolute). Le nuove competenze che stanno nascendo (o comunque crescendo) grazie al web3 come appunto immersività, blockchain, smart contract, NFT, e AI apriranno molte opportunità di lavoro. Competenze che saranno oggetto di forte domanda da parte delle aziende, che dovendo sfruttare i dati generati dalle nuove piattaforme immersive e per comprendere il comportamento degli utenti e adattare i propri modelli di servizio, dovranno sempre più ricorrere a professionisti con capacità di analisi e gestione dei dati.

La crescita e lo sviluppo di diverse piattaforme di gaming e immersive non c’è dubbio quindi che creerà numerose opportunità per sviluppatori e aziende, e questo l’ho già ripetuto più volte. Ma il punto di ripercussione che vedo e che trovo sarà sicuramente un tema importante come successe con l’arrivo dei social media nella prima fase. Ci sarà sempre più bisogno della competenza di chi accompagnerà il brand su questo nuovo canale immersivo, di chi saprà integrare l’omnicanalità, ma soprattutto di chi sarà sempre meglio interpretare il ruolo delle community, il potenziale tecnologico a supporto e attivare nuovi processi di coinvolgimento con nuovi modelli di customer experience.

Dopo la tanto sfruttata parola “phygital” sarà necessario battezzare una nuova parola che metta insieme fisico-digitale-virtuale. Forse la parola metaverso, che oggi definisce il concetto di immersività potrebbe invece prendere una accezione più allargata e abbracciare completamente un concetto di mondo aumentato e che connetta appunto fisico, digitale e virtuale.

Dopo aver esplorato il concetto di metaverso in lungo e largo negli ultimi mesi, analizzando il suo stato attuale e il suo potenziale per il futuro in diversi post e articoli condivisi, da più persone (anche in aula durante alcune lezioni) mi è stato chiesto di approfondire l’impatto sul tema social media. Dopo un po’ di appunti presi e letture quindi eccomi qui.

Come saranno i social media con il metaverso.

Nel metaverso il concetto di social media sarà diverso da quello a cui siamo abituati poiché verrà esteso di una componente non di poco impatto: l’immersività. Il fatto di poter interagire in modo meno piatto e più realistico, la possibilità di interagire con oggetti digitali, entità virtualizzate animate da AI e l’aumento di potenzialità (volare, andare più veloce, non avere limiti fisici) permetterà una esplorazione, un modello di gioco e una modalità interattiva completamente nuova e coinvolgente. Ciò migliorerà notevolmente l’esperienza e consentirà nuove forme di comunicazione e espressione (partendo dalla rappresentazione di se stessi). La virtualizzazione delle ambientazioni, le potenzialità di nuovi visori e tecnologie in sviluppo consentirà inoltre di vivere il mondo reale e virtuale in modo trasparente, permettendo di accedere e interagire con i contenuti digitali e con gli altri utenti nel mondo fisico, contemporaneamente. Le aziende avranno nuove opportunità per progettare momenti di interazione, di ispirazione e di coinvolgimento. Inserzionisti e i creators avranno un nuovo canale nel quale immergersi: dall’adv ad iniziative di marketing, da spazi virtuali a sponsorizzazioni in-game e nuove modalità di esposizione a contenuti e formati. Darà anche origine a nuovi tipi di formati, contenuti, come film, serie animate e sviluppate in ambientazioni virtuali e giochi.

Non c’è dubbio però su una cosa dal mio punto di vista: togliamoci dalla testa la preoccupazione che vivremo con un casco in testa, immersi e isolati. Non ci credo ne come professionista, ne tanto meno me lo auguro come padre. Non passeremo tutto il giorno isolati, in un mondo virtuale, ma integreremo la realtà aumentata all’esperienza fisica e digitale.

Come cambieranno i social media.

È evidente che quando parliamo dei cambiamenti che il metaverso porterà ai social media, la prima cosa che emerge e quello che è ritenuto il primo impatto è sicuramente la capacità degli utenti di interagire tra loro, con oggetti digitali in un contesto “aumentato” e realistico. Invece di limitarsi a scorrere un feed o a guardare un video, sarà possibile entrare in un mondo virtuale dove si potrà esplorare, giocare e interagire. Questo è un punto che seppur apparentemente intuibile migliorerà notevolmente l’esperienza sociale e consentirà nuove forme di comunicazione ed espressione.

Il secondo impatto – e che richiederà sicuramente una progettazione aggiuntiva per le aziende – è quello di sfumare i confini tra le esperienze online e offline, integrando maggiormente i diversi canali di comunicazione rendendoli sempre meno separati: fisico, digitale e virtuale saranno una unica esperienza continuativa. Il metaverso consentirà agli utenti di vivere il mondo reale e quello virtuale senza soluzione di continuità, permettendo loro di accedere e interagire con i contenuti digitali e con gli altri utenti nel mondo fisico. Questa interazione emergerà come un nuovo modo in cui noi umani interagiamo con la tecnologia: non esisterà più il momento in cui ci dedichiamo al digitale, perché il digitale/virtuale sarà parte integrante di tutto resto.

Cosa aspettarci.

Mentre diverse piattaforme e iniziative continuano ad evolvere e crescere, le aziende e i brand stanno iniziando ad esplorare i modi per utilizzare questi nuovi ambiti per migliorare l’esperienza dei propri clienti, acquisirne di nuovi, impattare sulle vendite ed il posizionamento del brand. Di giorno in giorno, brand e aziende esploreranno sempre più nuovi modi per utilizzare insieme i social media e il metaverso, cercando di integrare nuove tecnologie (AI, blockchain, AR/VR) per estendere proposizione e perimetro di presidio del mercato. In particolare vedo dei grandi ambiti di applicazione già a partire dal 2023:

  1. Consapevolezza del marchio. Metaverso e i social media insieme per creare spazi virtuali all’interno dei quali poter per promuovere prodotti o servizi, posizionare appunto il brand e offrire un’esperienza unica e personalizzata in base agli interessi di un particolare pubblico (gaming, approfondimento, educazione, ispirazione).
  2. Monitoraggio dell’utilizzo dei dati degli utenti. Metaverso e i social media a supporto delle strategie di arricchimento dei dati. Il Metaverso genera un’enorme quantità di dati sul comportamento degli utenti, che possono essere utilizzati per analizzare modelli di interazioni, preferenze e creare nuovi modelli, miglioramento di servizi, campagne pubblicitarie mirate e personalizzare l’esperienza virtuale di ciascun utente. 
  3. Costruire relazioni migliori. Metaverso come strumento e per creare esperienze coinvolgenti e a una maggiore fedeltà dei clienti. La presenza del brand in ambienti virtuali progettati ad hoc può intrattenere, ispirare e abilitare comportamenti ed iniziative virtuose.
  4. Nuovi modelli di Influencer Marketing. Il metaverso non ha il solo scopo di aumentare l’esperienza, ma se ben progettato ed integrato in una visione omnichannel, oltre al coinvolgimento di talent e influencer specifici e legati a community / target nuovi, può dare vita a nuovi personaggi, stili e virtual influencer in grado di diventare nel tempo un asset importante per la narrazione del brand.

Social media e Web3

Il potenziale del web3 è enorme e può risolvere diversi problemi chiave che abbiamo vissuto nei social media tradizionale degli ultimi anni, tra cui:

  • Sicurezza
  • Tutela dei creators e dei contenuti
  • Monetizzazione dei contenuti
  • Interattività
  • Personalizzazione
  • Economie virtuali

Con l’evoluzione e la diffusione del metaverso e di altre tecnologie web3, l’aggiornamento in questo settore sarà fondamentale per chiunque voglia essere al passo con un mercato che sta notevolemente accelerando. Le nuove competenze saranno un driver fondamentale dello sviluppo e della crescita delle aziende, ma soprattutto sarà necessario avere comprensione dei grandi cambiamenti anche culturali delle nuove generazioni, introdotti da macro temi come decentralizzazione, trust, trasparenza e partecipazione.

L’ascesa del Metaverso è destinata a migliorare notevolmente l’esperienza utente, rendendo meno netti i confini tra esperienze online e offline.

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Digital Identities. Chi saremo nel metaverso?

Il metaverso è un nuovo paradigma di interazione umana, fisico digitale, che sta attirando sempre più attenzione e interesse. E di questo ne parlo ormai da mesi, quindi non mi soffermo più di tanto su questo punto.

Si prevede che il metaverso diventi la prossima grande opportunità da trilioni di dollari, con un numero crescente di aziende che già oggi stanno mostrando interesse e che vendono nei luoghi virtuali immersivi un nuovo canale ed una nuova opportunità che consentirà loro e ai propri clienti di viaggiare e relazionarsi al di là di ciò che è fisicamente possibile.

L’attenzione nei confronti del metaverso è stata alimentata da importanti investimenti da parte dei brand già in questa prima fase, alla ricerca di nuovi modi per interagire con i clienti, ed i potenziali. I protagonisti di questa prima fase, ovvero i “coraggiosi” brand che hanno fatto da traino, stanno costruendo nuovi mondi, partecipando a piattaforme esistenti e creando modi innovativi per gli utenti, con l’obiettivo di sperimentare (in prima fase) e  di interagire, facendo uso di un ampio spettro di nuove (e nemmeno troppo) tecnologie, tra cui AR/VR, AI, blockchain e la criptovalute / NFT.

Io non sono certo che il metaverso prenderà la gran parte del nostro tempo, soprattutto nell’accezione attuale gioco e immersività, ma è certo invece che assumerà sempre più una parte maggiore delle nostre interazioni quotidiane e lo farà probabilmente a tendere grazie alla realtà aumentata. Se questo avverrà comunque, in qualsiasi forma, una domanda fondamentale ci guiderà comunque d’ora in avanti: “Chi saremo nel metaverso?“.

Poiché questa domanda apre uno scenario di risposte, quello che mi vien da dire sicuramente è che una serie di diversi stakeholder con interessi divergenti (non necessariamente cooperativi) vorranno dire la loro in questa direzione e qualcuno vorrà arrogarsi con fisiologica certezza, il ruolo di unico “Dio” e unica piattaforma e quindi unica modalità di “battezzare” le identità.

Giganti come Meta stanno lavorando per collegare le identità reali con gli avatar e colmare così il divario tra i social media e le personalità nel metaverso, mentre la comunità web3 ha i suoi diversi attori (con diverse focalizzazioni) che richiedono anonimato e diversità nel regno virtuale.

Il metaverso non c’è dubbio che rappresenti una grande opportunità per la creazione di nuovi modelli di business e per la generazione di valore, ma allo stesso tempo pone anche sfide importanti in termini di privacy, sicurezza e protezione dei dati come ho avuto già modo di trattare.  Sarà fondamentale trovare un equilibrio tra la possibilità di sfruttare le opportunità offerte dal metaverso e la tutela dei diritti, delle libertà delle persone e gli impatti social, ambientali e di sostenibilità.

Gli avatar, in questo scenario, giocano un ruolo importante nell’espressione dell’identità digitale nello spazio virtuale. Mentre molte aziende si concentrano sulla rappresentazione virtuale del mondo e del contesto, con avatar umanoidi, altre piattaforme si stanno spostando verso avatar senza confini , offrendo maggiore libertà creativa per consentire nuove prospettive sull’espressione di sé, la diversità e le possibilità di interazione.

E’ previsto che il mercato dell’identità digitale crescerà esponenzialmente nei prossimi anni e che possa generare più di 600 miliardi di dollari entro il 2030. Con la crescente importanza della vita digitale, diventerà sempre più cruciale trovare risposte alle domande fondamentali dell’identità digitale.

L’infrastruttura dell’identità digitale, i mondi virtuali, gli avatar, le raccolte NFT e la moda digitale sono i pilastri chiave su cui si sta costruendo il metaverso.

I partecipanti lungimiranti che osano assumersi la responsabilità di plasmare i concetti per la base della futura interazione umana, abbiano la possibilità di plasmare la nostra società e di essere premiati se guidati nella giusta direzione. Inoltre, è importante che gli utenti finali e la società nel suo insieme facciano sentire la loro voce nel decidere cosa dovrebbe essere costruito.

Siamo di fronte ad un mare di opportunità di sviluppo, partecipazione ed integrazione di servizi omnicanale, ed il metaverso può esser un ulteriore accelerazione per la creazione di nuovi modelli di business e per la costruzione di nuove forme di valore.

Allo stesso tempo pone anche sfide importanti in termini di privacy, sicurezza e protezione dei dati e molti altri nuovi rischi. Sarà fondamentale trovare un equilibio tra le opportunità offerte e la tutela dei diritti e delle libertà delle persone.

Nel report Digital Identies sono mostrati trend, informazioni e dati sul tema e sull’importanza degli asset digitali Qui il report scaricabile https://link.mtvrs.it/Digital-identities

6 punti fondamentali per costruire un Metaverso Responsabilmente

Quando internet iniziò a prendere piede, era principalmente visto -mediamente – come uno strumento per comunicare e condividere informazioni. 

Il ritmo di evoluzione successiva e le relative sfide (tecnologiche, implementative, normative e sociali) erano difficili da prevedere. 

A posteriori oggi e con l’esperienza di questi anni, guardando alle modalità e ai percorsi fatti dalle aziende nel processo di adozione, possiamo dire che le aziende dovrebbero costantemente adottare modelli di sperimentazione per non rimanere indietro rispetto ad un mercato sempre più veloce, ma soprattutto dovrebbero adottare modelli adatti alle persone, ai clienti e alle attività con la responsabilità come elemento centrale progettuale e di direzione e bussola delle scelte. 

Su tutto, il senso di responsabilità, dovrebbe fondarsi su privacy, sicurezza, interoperabilità, inclusività e sostenibilità.

Ovviamente a posteriori è più facile fare valutazioni o prendere decisioni, soprattutto quando i rischi sono ormai definiti e compresi.

Nel report di accenture, il primo se non erro su questo tema, sono concentrate sei aree di attenzione che le organizzazioni dovrebbero iniziare a esplorare e comprendere ora, per garantire un approccio al metaverso sicuro e protetto che sia altrettanto coinvolgente e virtuoso per le aziende quanto per gli utenti:

  • Privacy by design & default
  • Rischi e benefici della tokenizzazione
  • Interoperabilità
  • Sicurezza digitale
  • Sostenibilità
  • Identità e inclusione

Certo, ci saranno sempre incertezze in uno spazio dove l’innovazione prospera e la velocità non sempre consente di “ragionare” per tempo. 

Ma identificare le aree critiche e costruire dei “modelli di sicurezza” ci permetterà una maggiore possibilità di allineamento tra le esperienze previste e quelle effettive nel metaverso.

In questi giorni Accenture ha pubblicato un report dal titolo “Building a Responsible Metevarse” scaricabile da questo link.

In particolare il cuore di questa lettura è nel punto “Innovating Responsibly: Key Considerations for the Metaverse