in TECH & BUSINESS

Quando i “cervelli in fuga” arrivano dalla Silicon Valley in Italia.

Capita che un pomeriggio di Luglio mentre sei lì che invii email, incontri le startup e fai qualche riunione, arriva un ragazzo che vuole informazioni per stabilirsi a lavorare nel tuo spazio di coworking. Istintivamente appena lo vedo gli dico “Ciao e benvenuto!”, come succede con la maggior parte dei nuovi arrivati. Lui risponde “Hi!”. Capisci ovviamente che non è italiano ed inizio a scambiarci due chiacchiere. Parla 4 lingue tra cui anche l’Italiano, abbastanza bene.

Viene da San Francisco, ha studiato in una delle più note università americane, è advisor di alcuni progetti, scrive per una testata hitech molto nota, si ritiene un innovatore e starà due anni in Italia. Alla domanda “Cosa ci fai qui?” risponde brillantemente:

Mi sono preso due anni sabbatici, voglio pensare al mio futuro e nel frattempo voglio fare startup in Italia perché penso sia il miglior posto al mondo dove poterlo fare. Se penso a SF, la mia città, ha 150 di storia, ma se guardo all’Italia, ai suoi 2000 anni di storia, invenzioni ed arte non posso non trovare un luogo migliore di ispirazione. Avete dato vita alla Dolcevita, poi alla moda e al Design. Qui potete fare un nuovo Risorgimento Digitale e forse sta arrivando il momento. L’Italia ha clima, cibo, storia, arte, vita mondana, l’Italian Style e molto da valorizzare, e poi -  secondo lui – è più o meno grande quanto la California: cambia poco, ha delle città bellissime che possono connettere anche più persone ed il talento non manca. Ma non solo: siete stati tra i più grandi innovatori in molti campi nella storia, forse vi state dimenticando solo di saperlo fare.

La chiacchierata prosegue fino alla sua esperienza fatta in questo periodo in Italia e mi racconta il suo punto di vista sulle difficoltà di uno startupper americano che vuole aprire una società qui da noi: l’ambasciata non da un supporto così specifico, non ci sono uffici in grado di rispondere con documentazione in inglese, non è facile trovare commercialisti o notai che parlino in inglese e conoscano le dinamiche legate a visti e società estere. E per interfacciarsi con la maggior parte degli sportelli degli uffici, i ragazzi sono costretti a ricorrere a traduzioni da inglese a italiano e da italiano a inglese.

…mi immagino solo cosa possa succedere al significato di un documento del Comune tradotto da Google Translate (!).

La cosa più bella di questa chiacchierata? L’entusiasmo con il quale mi fa capire che, proprio per questi problemi riscontrati, dal suo punto di vista c’è spazio per fare tante cose qui, e mi spiega che lui ed altri ragazzi americani vogliono creare un punto informazione e supporto per americani in Italia: un servizio di sostegno e semplificazione per lo sviluppo di startup americane che vogliono venire in Italia ed avviare il loro business qui, supportandoli in tutto dall’avvocato, al notaio, al commercialista, alla casa, ai permessi.

Parlare e confrarsi con lui è divertente e affascinante e nelle sue parole sento un messaggio positivo in cui credo molto anch’io e che fondamentalmente è sintetizzabile in tre parole: fare, opportunità e ottimismo. Mi domando perché se ci credono gli altri, non possiamo farlo noi per primi. L’Italia ha delle caratteristiche che la rendono unica al mondo: è possibile non riuscire a valorizzarle e renderle il punto di partenza per attrarre talenti e persone che possano portare valore e contaminazioni nuove?

L’idea che l’Italia abbia dimenticato che sa fare innovazione mi manda in fibrillazione tanto quanto il pessimismo cosmico e l’indifferenza verso il cambiamento e più che mai mi suona come una nota stonata nella testa quando è ribadita da chi ci guarda fuori. Ho intenzione di supportare  l’iniziativa che questi ragazzi vogliono portare avanti, anche grazie alla rete di ID, alla mia rete personale e far in modo che un giorno, se proprio di fuga di cervelli ci troveremo a parlare, lo faremo pensando a quelli che vanno via da altri paese per venire in Italia.

  • http://dottorblaster.it/ Bl@ster

    Credo di sapere di chi stai parlando e concordo totalmente, anche con il punto di vista della persona in questione.

    Ovviamente c’è tanto da fare ma rimbocchiamoci le maniche e cominciamo a fare l’infilata al paese intero ;)

    • http://fabiolalli.com/ Fabio Lalli

      E sull’infilata non posso che esser d’accordo. Vedo che la lezione di scacchi ha fatto effetto :)

      • http://dottorblaster.it/ Bl@ster

        È l’obiettivo del programma no? Siamo spugne che devono imbeversi di conoscenza :P

    • http://blog.setale.me/ koalalorenzo

      Let’s start to get shit done!

      • Marco Vismara

        Sembra il nuovo claim della pubblicità dell’Activia :)

  • http://blog.setale.me/ koalalorenzo

    Anche io credo di sapere di chi parli :) In questo ultimo periodo passo molto tempo con lui e mi sta cambiando. Ha un punto di vista diverso dal nostro, completamente differente. Proprio per questo ci sta scommettendo tantissimo, ci crede molto, anche se come hai sottolineato, sta incontrando i grossi problemi della realtà imprenditoriale italiana… come tutti noi del resto.

    Spero che tutto questo non sia solamente dovuto al fatto che venga da SF e dal fatto che parli una lingua diversa dalla nostra.

  • Vito

    Tu vuò fà l’ammerigano, ammerigano … Lalli, ma le leggi le notizie sui giornali? Le percentuali sugli aumenti di tutto e bla bla? Troppo facile parlare con le tasche dei pantaloni piene.

    • http://fabiolalli.com/ Fabio Lalli

      Ciao Vito.
      Il commento mi lascia basito per più motivi:
      1) Quali sarebbero le tasche dei pantaloni piene?
      2) Io non voglio fare l’ammerigano, sto facendo impresa qui
      3) Leggo e mi informo, non sto a piangere e basta.

      Se hai voglia di continuare a dialogare, un po’ come si fa in rete e come dovrebbe esser, mettici la faccia nel dialogo, e non solo un nome e non una foto. A presto.

    • Stepan66

      Smetti di guardare i tg e di leggere i giornali, cercano solo di creare un clima di terrore su tutto e tutti. La vita è diversa. La tua vita te la scegli tu. Ci sarà sempre chi scende e chi sale. Cerca solo di trovarti dalla parte giusta e non dare retta a chi cerca di demotivarti: loro cosa hanno fatto di buono nella vita ?
      Ciao.

  • Fulvio Esposito

    Davvero interessante e soprattutto confortante. Certo è che è scoraggiante dover affrontare così tanti problemi burocratici,non dico che non si possa fare, solo che ci vuole più impegno e soprattutto pazienza (avere a che fare con la pubblica amministrazione italiana è spesso, anche se non sempre, davvero frustrante. Se un ragazzo americano è venuto in italia a far quello che dice, mi chiedo perchè le istituzioni non si accorgono del potenziale che abbiamo e facciano qualcosa per migliorare la situazione. Nessuno dice che in Italia non si possa fare innovazione, è semplicemente molto più semplice farla altrove.

    • http://dottorblaster.it/ Bl@ster

      A me fa un po’ venire la lacrimuccia il fatto che debba venire uno da San Francisco a dirci che qua c’è potenziale. Il problema è sempre quello, burocrazia, overhead di PA su PA che devono mangiare su di te povero lavoratore (fa molto sindacalista ma è così), complicazioni su complicazioni. E il bello è che c’abbiamo pure un ministero addetto alla semplificazione -.-’

      Ah ma a breve la situazione cambierà, oh se cambierà :P

      • Fulvio Esposito

        Io credo che tra gli addetti ai lavori sappiamo benissimo che il potenziale c’è. Ma sappiamo anche come i nerdy siano poco avvezzi alla burocrazia, proprio perchè hanno questa cosa di dover “fare”, e la burocrazia ti lascia tempi morti inutili in un campo dove 3 mesi possono essere fatali per la tua società se esce qualcun altro con un’idea appena simile alla tua. E’ chiaro che al primo intoppo quelli desiderosi di fare e con una buona idea in cui credono fanno le valigie e la propongono a qualcuno che gli mette a disposizione ingenti capitali per lavorarci + non ha tutta la burocrazia da sbrigare! Io lo spero che cambia, ma per farlo deve cambiare la legislazione, e visto come stanno le cose da noi la vedo difficile. Sarò pessimista, ma per il momento il mio consiglio è ancora quello di andare altrove se si ha una buona idea!

        • http://fabiolalli.com/ Fabio Lalli

          Nessuno sta dicendo di non portare le idee altrove. Sono il primo a dire e scrivere che un progetto non deve spostarsi solo per moda, ma perchè segue l’opportunità. E l’opportunità per un imprenditore ed un progetto è andare dove c’è un sistema, un ambiente ed un contesto che faciliti il raggiungimento del proprio obiettivo di business.

  • Alessandro Cavaterra

    Voglio un follow-up quando inizierà ad interfacciarsi col fisco italiano.

    Non vorrei sembrare uno dei ‘pessimisti cosmici’ di cui parli Fabio ma francamente credo che se è vero che da una parte esiste un ‘estro’, una propensione naturale al fare ed all’innovazione dall’altra parte c’è un sistema elefantiaco che pare non faccia altro che porre freni cercando di capire come lucrare sul fermento che si sta creando oggi intorno al mondo delle startup e dell’innovazione in genere.

    • http://fabiolalli.com/ Fabio Lalli

      Ciao @5e55bd1eca99af9f4df0ed369d697cda:disqus .
      Assolutamente d’accordo con te: è per questo che ho intenzione di supportare l’iniziativa. Non sono di quelli che sta a braccia conserte o con il fazzoletto a raccogliere lacrime non facendo nulla.

    • http://fabiolalli.com/ Fabio Lalli

      Te lo faccio avere. Anche qui sul blog ;)

  • Luca Carbonelli

    ma si, perchè tutti possiamo permetterci una paio d’anni sabbatici ogni tanto per provare a cambiare vita. Fabio, questi messaggi (mio modestissimo parere) sono fuorvianti per i giovani che cercano un lavoro e vogliono inventarselo. Urge l’incontro che voleva Angelo.

    • http://fabiolalli.com/ Fabio Lalli

      Luca è bello leggere i tuoi commenti (qui, twitter e fb) perchè spesso partono da sovraschemi e non da domande o approfondimenti. Parti insinuando che il ragazzo sia ricco sfondato da permettersi due anni sabbatici. Questo ragazzo lavora, facendo quello che sa fare e nel frattempo si sta organizzando per altro. Quindi sbagli completamente partendo in questo modo con il commento.

      Ci tengo a precisare che dietro questo post non vuole esserci nessun messaggio di hype, fuffa e non è pagato da telco, giornali o altro. E’ semplicemente un racconto di una esperienza riportata sul mio spazio personale. L’unico messaggio che volevo passare, e che non hai colto per niente, è che malgrado le cose non funzionino in Italia (e ne sia cosciente, non sono cretino come pensi visti i tuoi commenti), c’è chi ci crede, sia guardandoci dall’esterno sia vivendoci. Questo per me è un bel messaggio che voglio cogliere. E lo voglio cogliere supportando delle iniziative di ragazzi che vogliono venire qui a sviluppare dei progetti e possono portare altra conoscenza, talento e perchè no esperienze.

      Io all’incontro che citi sono disponibile come già detto anche altre volte, ma non sto qui a mandare un invito scritto come ti aspetti. Vivo praticamente in acceleratore a Roma, dove ci sono molte persone che potrebbero raccontare anche altre esperienze diverse e soprattutto potrebbero farti vedere i primi risultati di quello che stanno facendo. Sono imprese, non sono giocattoli. Quando vuoi l’indirizzo è Via di Santa Maria in Via n.6

      • Luca Carbonelli

        Mi dispiace davvero Fabio. Hai litigato da solo. Voglio precisare solo una cosa: in un tweet dici che questo non vuole essere un messaggio ma un’esperienza. Ma non ci state facendo credere tutti (Riccardo L’una dovet) che dallo Storytelling devono passare i messaggi? Di chi ci prova, di chi ce la fa, ecc. Ed io sarei anche d’accordo. Con il mio commento volevo semplicemente dire che questa storia parte da un ragazzo che può permettersi un anno sabbatico. Io questo termine sin ora l’avevo sentito solo da grandi allenatori di calcio che potrebbero permettersi una nuova vita sabbatica perché con il lavoro svolto sin a quel momento potrebbero permettersela. Nessuno ha insinuato che il ragazzo si gratta le palle (cit. Fabio Lalli) nessuno crede sia un fallito o uno che perde tempo. Anzi, come ho detto in un tweet ci sarebbe solo da imparare da un ragazzo che in questa epoca riesce a venire in Italia e a trovare/crearsi un lavoro, visto che abbiamo il più alto tasso di disoccupazione. E comunque rilassati, che ecco, magari dialogando senza il limite di 140 caratteri, ci si arriva a capire di più. P.s. Non ho bisogno di inviti scritti, ma se per te gli inviti sono le newsletter del gruppo indigeni digitali, allora credo tu debba cambiare metodo almeno quando realmente ti interessa invitare qualcuno per scambiare un’opinione, cioè quando sei seriamente interessato all’opinione dell’invito ti è non ti serva solo come presenza per far numero agli eventi.

        • http://fabiolalli.com/ Fabio Lalli

          Luca, continuo a pensare che certe volte scrivi senza sapere perchè ID non è nell’acceleratore (e per quanto io abbia il doppio cappello iquii-id, ho sempre separato le due cose), quindi difficilmente hai ricevuto messaggi di questo tipo (se non un APE poco tempo fa fatto proprio con una community ristretta) e non ci sono newsletter di invito solo per numero. Ad ogni evento io o altri, ci impegniamo tutta la sera per parlare con tutti e cercare di connettere persone generando opportunità: non mi interessa il numero delle persone presenti ma la qualità delle relazioni e delle opportunità che si attivano, come succede da sempre. E se dici questo non hai capito proprio lo spirito di ID. L’invito è sempre aperto a tutti e cerco di dare messaggi broadcast perchè non riesco più a parlare one to one con tutti sempre.

          Pensare che l’anno sabbatico lo prendano i grandi allenatori, mi sembra un po’ riduttivo. Non hai mai sentito studenti post laurea o persone che vogliono ragionare sul proprio futuro e si fermano? Io si, spesso. E spesso questo fermarsi è correlato ad un lavoro poco impegnativo che permetta di sopravvivere e lascia il tempo di pensare.

          Continuo a non capire questo VOI (“non ci state facendo credere”) che mi dai legandomi ad altri: io non sono legato con nessuno. Ho la mia visione, ho la mia testa, scrivo per quello che penso e vivo, e non sto generando hype volutamente per nessuno. Io credo vivamente che fare impresa oggi è completamente diverso e si può fare, inventandosi un mestiere e potendolo portare ad alti livelli. Ci vuole fatica, ci vuole esperienza e ci vuole il giorno tempo. Se tu frequentassi i luoghi dove passo il tempo, il messaggio che passo ai ragazzi è proprio differente: a me sta sulle palle la parola startup ormai (è abusata) e mi prende la nausea ogni volta, sono un imprenditore che vuole fare una realtà sostenibile senza regalare a nessuno qualcosa se non al momento di crescita.

          Sostenibilità, qualità del lavoro e persone son le cose su cui punto.

          • Luca Carbonelli

            Fabio ma se presenzi a tutti gli eventi, anche di quelli da cui stai prendendo le distanze, è ovvio che si usa un VOI generico per intendere una certa visione delle cose. Lo Storytelling lo porti avanti tu, Luna, io stesso ne sono stato oggetto. È una cosa normale e ognuno lo fa a modo suo. E sta tranquillo che si Sto arrivando! Distinguere tra chi fa fuffa e chi davvero cerca di fare qualcosa di concreto. In ogni caso io nel 2013 ragazzi che dopo diplomati o laureati possono prendersi un anno sabbatico continuò a pensare che lo fanno perché possono permetterselo. E non c’è nulla di male, ma ti faccio notare che sono la stragrande minoranza dei giovani.

          • http://fabiolalli.com/ Fabio Lalli

            Luca quello che scrivi è il palese problema del dramma di questa nazione: il parlare sempre di guelfi e ghibellini, il fare sempre dietrologismo. Io non sto prendendo le distanze da nessuno, ti sto semplicemente dicendo che non ci sono cricche o gruppi nascosti da cui mi devo distanziare. Io presenzio tutti gli eventi perchè faccio networking, perchè seguo quello che succede e perchè vengo invitato a portare il mio contributo. Lo storytelling serve anche secondo me perchè è il modo di far vedere quanto di buono ci sia e cosa si stia facendo: preferisci il racconto delle cagate e del nulla? Io no, io racconto quello che vivo ti ripeto e se non ci credi vieni e ti presento questo ragazzo.

            Sull’anno sabbatico che dirti, non posso convincerti. Vieni a vedere con i tuoi occhi invece di continuare a parlare solo per quello che “percepisci” leggendo. Fidati, c’è molto di più di quello che pensi. E non sono storie, ma persone che fanno realmente cose.

          • Luca Carbonelli

            Alcuni gruppi devono chiudere! Questo è quello che sto predicando: che siate VOI a scremare. Poi ovviamente alcune cose sono relative: per me una storia può essere una cagata, un’altra un gran bel racconto; e viceversa. È tutto relativo.

          • http://fabiolalli.com/ Fabio Lalli

            Ma alcuni gruppi di cosa Luca? Ma vedi come conversi? Voi a scremare chi? Questo per me è dietrologismo. Come te lo devo far capire?

            E poi cosa c’entra la relatività? E’ ovvio che è relativa la percezione di un racconto. Per me un post su una startup può esser una bella esperienza condivisa, per te no. Ma cosa c’entra?

          • Luca Carbonelli

            Fabio non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Tiè altra dietrologia. Dai, te lo dico papale papele: se anche tu non dici a chi fa solo eventi e fuffa che non è quello che ci serve, in questo paese si continuerà a perder solo tempo

          • http://fabiolalli.com/ Fabio Lalli

            Luca ossantodio, passi da una roba ad un altra.

            Fare eventi per qualcuno è business, per qualcuno una opportunità, per qualcuno altro tempo perso. La bravura sta nel farli bene da una parte e nel farli utili, dall’altra invece la bravura sta nel decidere quando partecipare e quando stare a casa a fare altro.

            Ogni evento ha delle opportunità per qualcuno e gli eventi sono una parte di un ecosistema che si sta formando. Anni fa non avevamo molto di quello che abbiamo oggi: siamo in un momento in cui le cose stanno prendendo forma e stanno dando vita a qualcosa di inesistente. Le cose che non funzionano vanno naturalmente perse e le altre crescono. Se poi c’è la possibilità di fare anche altre cose che non sono nella sfera privata e sono in quella pubblica, sono il primo a dire la mia. Ma quando parli di eventi,siamo sempre nella sfera privata delle aziende e le aziende non fanno beneficienza: anzi, in certi casi, troppo stanno facendo.

          • Luca Carbonelli

            Fabio converrai che oggi in Italia si fanno più eventi startup che concerti. Troppo spesso promossi dal ministero anche, e troppo spesso gli organizzatori hanno anche interessi di business inteso come fondi statali. Sei troppo intelligente per non arrivarci e ti stimo troppo per non provare a fartelo capire con le parole più esplicite. Questi sono i fatti. Poi ognuno é e resta libero nelle sue considerazioni e nel suo modo di lavorare e contribuire al tanto conclamato rilancio.

          • http://fabiolalli.com/ Fabio Lalli

            Luca alle cose che non mi interessano non partecipo. E quello che non mi piace e che non ritengo utile, non lo promuovo o non ci perdo tempo. Sul fatto che ce ne siano troppe, son punti di vista. Ne vedi tanti semplicemente perchè prima non ce ne stavano.

  • Emiliano Micheli

    Ciao Fabio, coplimenti per questo intervento, l’ho trovato molto interessante!
    ( un allievo del Prust )

    • http://fabiolalli.com/ Fabio Lalli

      ;)

  • Giovanni Re

    Sto preparando un seminario dal titolo “il grande tuffo” con l’obiettivo di far capire ai miei amici artigiani tecnologici che l’Italia ha ancora molto da offrire, bisogna solo aver il coraggio di saltare. Gli argomenti citati dall’amico americano sono la molla per la spinta, sono la nostra energia latente che ci consente di andare molto più in alto di quando immaginiamo. Siamo come le pulci che una volta messe dentro un bicchiere limitano la loro potenza di salto per non farsi male. Il problema è che una volta levato il bicchiere non ricordano di saper saltare molto in lungo e continuano a salticchiare nella loro piccolissima area di confort.

    Abbiamo tanti punti di forza e non sarà certo una legge a fermare questo potenziale.

    • http://fabiolalli.com/ Fabio Lalli

      Mi piace la metafora della pulce e l’area di confort. Grazie Giovanni! :)

  • Bertalan Ivan

    Da straniero ho scelto l’Italia per gli stessi motivi. Qui c’è davvero tanto da fare, ma dovrà essere molto convinto a rimanere dopo i due anni. L’amore per il Bel Paese non sarà sufficiente per creare business (perlomeno come era abituato) per non parlare della dichiarazione dei redditi che è inconcepibile per uno abituato a quello americano.

    • http://fabiolalli.com/ Fabio Lalli

      Sicuro. Ci ho parlato @bertalanivan:disqus ed è così. Non è da poco che è in Italia se non erro e ha capito che non è facile. Ma il punto non è lui o meno, è il concetto di voler fare dove c’è spazio e condizioni che possono cambiare.

      • Bertalan Ivan

        Sono proprio curioso di sapere come proseguirà la sua avventura.

  • LivePaola

    Chi è? Lo voglio conoscere!

    • http://fabiolalli.com/ Fabio Lalli

      Se passi in Acceleratore te lo presento volentieri. Ce ne sono anche altri e non sono marziani! ;)

  • Alessandro Prunesti

    Ecco allora chi era quel ragazzo! Io,tutto preso dal preparare la lezione,non ci ho fatto caso. Il fatto che voglia trasferirsi qui per 2 anni è un fatto positivo. La sua testimonianza evidenzia che, secondo me, occorre agire a livello istituzionale per favorire l’immigrazione di cervelli esteri. Mi colpisce molto, ad esempio, il fatto che quel ragazzo trova difficoltà a trovare commercialisti ecc.. che parlino inglese. Approfittiamone per elaborare una sorta di “pattern di supporto” a chi voglia venire in Italia. Non penso che questo genere di iniziative abbaglino i giovani che non trovano lavoro o, se lo trovano, ne subiscono l’iniquitá dei contratti. Siamo la generazione piú istruita che il nostro Paese abbia mai avuto, e occasioni come queste sono una opportunitá ulteriore per fare qualcosa di concreto per questo Paese che, se non fosse per la competenza (e la rabbia) dei giovani, sarebbe completamente fottuto.

  • Maurizio Imparato

    bello, bravo, grazie!

    • http://fabiolalli.com/ Fabio Lalli

      ;)

  • Daniele Verzari

    Io da esterno, proprio non so come ci sono capitato a commentare questo post, provo a dire la mia.
    l problema non é l’Italia. Caspio ! Lo so anche io che l’Italia é un paese favoloso, abbiamo città d’arte e posti meravigliosi, mare e montagne che fanno invidia ai paesi tropicali e alle vette più gettonate. Abbiamo cibo favoloso e cultura oltre ogni limite…. Ma bisognerebbe veramente “vendere” l’Italia a qualcuno che la sappia gestire. Dal fuoco a parlamento e PA… Riprogettare tutto da capo. Tenere proprio solo il TERRITORIO. L gente scappa dall’italia mica perché qui non avrebbe successo, la gente scappa perché semplicemente se posso fare 100 spendendo 40 perché devo fare 90 spendendo 60?! ( non scrivo soldi , intendete lo come percentuale su scala numeri di sforzo / risultato)
    Design, Arte, ecologia, benessere, cultura, recupero del territorio, nuove tecnologie, restauro, …. Di tutto questo avrebbe bisogno l’Italia.
    Ma va fatto da fuori, bisogna distruggere la bolla di burocrazia e leggi assurde che esistono in Italia, poi allora si potrà parlare di startup. Ho un progetto anche io che sono sicuro sarebbe virale, contro il digital divide, e il super costo delle nostre connessioni. Ma é solo una mia idea su carta, ( anzi non é neanche ancora su carta) , poi penso che i miei genitori fanno fatica a 25km da Torino ad avere una connesse decente .
    WIIMAX inaccessibile per costi, cavo non pervenuta, satellite ( idem come WIIMAX), l’unica é la connessione mobile con tutti i limiti di tempo o GB che comporta.
    Se domani ci svegliassimo con un parlamento affetto da amnesia totale, in due anni, il Nostro Paese ( notare le maiuscole) Farebbe un salto evolutivo in avanti mostruoso.

    • http://fabiolalli.com/ Fabio Lalli

      Io sono per i piccoli cambiamenti. Tanti piccoli cambiamenti, fanno una evoluzione importante. Ma ovviamente son punti di vista. Grazie per il contributo Daniele! :)

      • Daniele Verzari

        Si vero! Io sto cercando qualcuno con cui poter mettere in pratica la mia idea. Dove posso orientarmi?

  • A. Giovanni Vitale

    Che storia caruccia, m’è piaciuta!
    La cosa che mi fa pensare, però, è che proprio l’ambasciata americana organizza, annualmente, incontri ‘importanti’ per lo sviluppo e le imprese, eventi d’alto prestigio rappresentativo che, evidentemente, stanno tanto giovando… perdonami Fabio, non voglio riprendere la discussione, già densa, del Carbonelli, ma che da noi si faccia tanta chiacchiera & avanspettacolo è, ahinoi, storia. Che queste servano, quasi esclusivamente, a chi le fa è storiaccia patria, tant’è che di fuffa sono ormai lastricate tutte le vie,..
    Anche a me, come a Bertalan, piacerebbe tanto risentire il ragazzo fra un paio d’anni, e non per stizza ma, sinceramente, per partecipare all’italian dream che, invece, per i ragazzi nostri è quasi sempre incubo o amara disillusione.
    Sia chiaro che non parlo tanto per me, ormai dark side of the moon, ma da genitore. Come, spero, sia chiaro che intervenendo molto raramente in contesti come questo, se lo faccio è per stima personale.

    • http://fabiolalli.com/ Fabio Lalli

      Giovanni ti ringrazio per la stima, ma questa non è una storia inventata ne tanto meno scritta per generare hype. L’ho riportata per come è stata, per quello che ho recepito e per condividere un mio impegno nei confronti di chi vuole fare qualcosa qui, malgrado le difficoltà incontrate. Onestamente della fuffa e dello avanspettacolo a me non importa: guardo, osservo, seleziono e faccio con la mia testa. Faccio cose per me e per altri. E farle per altri è per me il modo di portare un contributo: lo faccio dal basso del mio ruolo, con le mie forze e con chi come ma vuole, nel piccolo, fare qualcosa per cambiare la rotta e poter permettere di trovare ai propri figli un luogo in cui poter strutturare un futuro.

      Di disullusione, menefreghismo, disinteresse, disamoramento per la cosa pubblica, per l’Italia e per gli altri ne ho le balle piene e penso che siano proprio questi atteggiamenti il vero male, radicato nel dna, dell’Italia.

      Ripeto a me non interessa se il ragazzo domani ce la fa o meno, a me interessa dare il via a tanti piccoli cambiamenti che porteranno ad un cambiamento, proprio perchè non credo nel Cambiamento one shot.

      E non parlo da Italian Dream boys: son uno di quelli che cinicamente dice che il business deve seguire il contesto più adeguato per raggiungere lo scopo per cui è nato, quindi se è america, estonia, cina o italia, va bene e la scelta non può esser fatta per bandiera. E considera che non sto quindi dicendo alle persone “rimanete qui perchè un giorno sarà meglio”, anzi. Divido le due cose e dico che si può fare business ma dare il proprio contributo per cambiare le cose in piccoli punti. Tanti piccoli punti, cambiano culture, cambiano modo di fare, cambiano tutto.

  • Luigi Congedo

    Da qualche mese con alcuni amici italiani stiamo pensando di creare un progetto che possa appunto sostenere una rinascita culturale dell`imprenditoria Italiana. L`idea di partenza è molto simile a quella riportata in questo splendido articolo. L`Italia ha un potenziale enorme, ha una storia meravigliosa e delle risorse uniche. Non può essere la legge sbagliata o l`investimento del governo non fatto a fermare e paralizzare l`innovazione e la crescita di giovani imprenditori ed aziende. Sono in Silicon Valley ormai da un anno e sto cercando di fare quanta più esperienza possibile, imparare, capire perchè qui si e da noi no. Vorrei tra qualche anno tornare e riuscire a trasmettere la mia esperienza a quante più persone possibili. Sapere di iniziative del genere è entusiasmante. (It is awesome !!!) Effettivamente in California come in altri paesi ci sono delle basi differenti, un supporto legale e legislativo migliore, uno spirito innovativo e un ecosistema che permettono una piu facile crescita di startup ed attrattività di investimento. In Canada da qualche mese esiste un visto per startupper e in USA la collaborazione e l`integrazione tra startup e università permette una più efficiente organizzazione del sistema economico-educativo. I nostri programmi di laurea rispecchiano modelli più che decennali e gli stessi docenti universitari il piu delle volte non hanno una preparazione tale da poter supportare un giovane innovatore. Ad ogni modo ci sono tanti italiani che hanno voglia di fare, di cambiare e articoli del genere possono solo far del bene al nostro paese. Il punto di inizio è appunto fare, opportunità ed ottimismo; articoli del genere sono i benvenuti perchè aiutano e stimolano a fare di più e più velocemente. Internet ci da la possibilita di fare community di entrare in contatto velocemente, imparare, creare e crescere insieme. Sono sicuro che se vogliamo e se si è bravi a creare, presto o tardi anche le leggi inizieranno a cambiare. Dire il governo o i finanziamenti non ci aiutano è troppo facile. La cultura del fallimento è vista qui in Silicon Valley come una cosa positiva, la cultura del risolvere i problemi e del parlare dei problemi in modo costruttivo è uno dei pilastri principali a mio avviso del ecosistem californiano. I problemi vanno individuati e risolti! Le critiche vanno fatte ed in modo costruttivo! A mio modesto parere molto sta cambiando e negli ultimi due anni l`Italia è cambiata. Per la prima volta qualcosa sta crescendo e velocemente. I primi accelerator, fondi di investimento privati, leggi per il crowdfunding, l`interesse delle nuove generazioni e la rinascita dello spirito imprenditoriale sono ottimi punti di partenza; ancor troppo poco per poter parlare di rivoluzione o rinascimento tech, ma pur sempre qualcosa. Per chiudere ci tengo ad evidenziare una parte dell`articolo che secondo me è da esempio per i migliaia di italiani che non ci credono e che non riescono ad essere ottimisti :
    “La cosa più bella di questa chiacchierata? L’entusiasmo con il quale mi fa capire che, proprio per questi problemi riscontrati, dal suo punto di vista c’è spazio per fare tante cose qui,” .
    Spero di poter presto saper di piú di questo progetto e nel mio piccolo se possibile anche poter contribuire.

    • http://fabiolalli.com/ Fabio Lalli

      Grazie Luigi per il contributo. A presto!

  • http://www.dariosalvelli.com/ Dario Salvelli

    Voglio sapere quali difficoltà avrai poi incontrato perchè anche questo ci serve per capire come diventare un Paese che può attrarre investimenti e lavoratori stranieri. Dobbiamo renderci conto che oltre alla nostra voglia di fare e lavorare avremo bisogno anche di loro. Quando è venuto questo ragazzo io ero lì in un’aula ed ho ascoltato pur non volendo, ero tentato dal voler fare due chiacchiere e porgli qualche domanda perchè è sicuramente un caso atipico e abbastanza lontano dalla nostra cultura.

    Dobbiamo essere meno provinciali e imparare a guardare le cose da un altro punto di vista, contaminarci con culture diverse dalla nostra non può farci che bene, magari ne usciamo con convinzioni più rafforzate di prima, chi lo sa. Intanto come dice Lauris Libertis di Startup Vitamines:

    “Read a lot, learn a lot, and observe what’s going on and eventually you might find the great niche to pursue and to build a sustainable business.”

    • http://fabiolalli.com/ Fabio Lalli

      Grazie per il commento Dario, sono completamente d’accordo con quanto hai scritto. :)

  • Maurizio Ceravolo

    Bel post Fabio, è dura in questo paese, ma ci vuole entusiasmo, perchè lavorando duro si può riprendere a costruire nella nostra Italia, senza dover scappare via.
    Fare impresa è dura, non è un gioco. Però si può fare.

    • http://fabiolalli.com/ Fabio Lalli

      Ne sono certo. ;)

  • Andrea Spinazzola

    Buongiorno a tutti,
    prima di commentare voglio fare alcune premesse.
    Non conosco nessuno dei commentatori e nemmeno l’autore del post.
    Sono capitato sul post per caso attraverso una condivisione su fb da parte di un amico.
    Lavoro in Italia da sempre come libero professionista con P.IVA.

    La persona che ha deciso di trasferirsi in Italia ha dichiarato di voler prendersi due anni sabbatici e fare impresa.
    Bene, la prima riflessione è sul fatto che se puoi prenderti due anni sabbatici evidentemente non hai come priorità l’occupazione e probabilmente non hai problemi economici, per vivere in Italia ci vuole un entrata media di 1200,00 Euro mensili per sopravvivere.

    Fare impresa con i soldi è facile ovunque, anche in Italia nonostante la situazione politica e la burocrazia, forse un po’ più difficile ma, se hai i soldi, non impossibile.

    Quindi di cosa stiamo parlando? Di un ragazzo americano con idee e soldi che decide di stabilirsi in Italia ed avviare un’attività perché come dice lui stesso “Avete dato vita alla Dolcevita, poi alla moda e al Design” e ancora “se guardo all’Italia, ai suoi 2000 anni di storia, invenzioni ed arte non posso non trovare un luogo migliore di ispirazione”?
    Fa piacere che ce lo ricordi un americano, ma detto ciò mi vie da dire e quindi?

    Se avete 200.000 Euro da darmi(100.00 per come stipendio per i primi due anni e altri 100.00 per avviare l’impresa), mi prendo due anni sabbatici pure io e mi trasferisco in Sardegna e apro il più grande training center d’Europa. Affare fatto?

    Se questo significa fare gli “start-upper” allora chiedo scusa perché non ho proprio capito il senso della cosa.

    È da almeno quattro anni che continuo a sentire la parola start-up declinata in tutte le sua forme possibili ed impossibili, quello che ho compreso è che si tratta della solita e italianissima autoreferenzialità.

    Il nulla che si costruisce sul niente. Autoreferenzialità che ovviamente genera business ma non per gli “start-upper” ma per tutto l’indotto che ci ruota attorno.

    Non si senta offeso nessuno, non sto giudicando voi ed il vostro operato ma se non dite in modo chiaro che fare start-up significa mettere dei soldi in un progetto, contribuite anche voi alla creazione di quelle false aspettative e quei falsi miti che vengono spacciati da anni alle nuove generazioni ma che, per fortuna, oggi iniziano a comprendere e respingere al mittente andandosene da questo paese che fa sciacallaggio anche sugli avanzi.

    E francamente basta con tutto questo positivismo e ottimismo dai “piedi caldi”, quelli comodamente riposti in pantofole di lana.

    Essere positivi, fare, cercare opportunità, e c’è bisogno di ribadirlo?
    Può un qualsiasi imprenditore prescindere da queste cose? E allora perché puntare su questo?
    In America si chiamano venture capitalist o semplicemente finanziatori, una volta in Italia si chiamavano banche, tu andavi li con un progetto, lo presentavi e ti davano un finanziamento, soldi ti davano non positività e ottimismo.

    E poi, c’erano i consulenti aziendali le associazioni, i sindacati, c’erano e ci sono ancora, tutte le strutture necessarie per aiutare il piccolo imprenditore a fare impresa.

    Scusate se mi ripeto, di cosa stiamo parlando allora o forse dovrei dire di cosa state parlando?

    La gente se ne va dall’Italia perché non ha più senso rimanerci ed io stesso, che per fortuna non ho più il problema dell’occupazione, se potessi lo farei domani.

    Le conosco anche io le aziende che in tempi di crisi fatturano + 30% ed assumono 200 persone in due anni ma non lo fanno di certo grazie al fatto di essere in Italia, potrebbero essere ovunque e lo farebbero lo stesso.

    Non vorrei tediarvi oltre modo, il mio punto di vista è molto semplice:
    senza soldi non si startuppa un bel niente.
    Puoi essere americano, italiano, svedese, o brasiliano, puoi avere tutte le idee del mondo ma senza soldi non vai da nessuna parte, siano anche quelli per mangiare e dormire o per pagarti il co-working mentre “startuppi”.

    Un suggerimento, siate un po’ più cauti nell’elargire speranze.

    Andrea Spinazzola

    • http://fabiolalli.com/ Fabio Lalli

      Ciao Andrea,
      intanto benvenuto e grazie per il tuo contributo.
      Ti rispondo ad alcuni punti citando il tuo commento ed integrandolo di informazioni così da evitare ogni possibile fraintendimento.

      >>La persona che ha deciso di trasferirsi in Italia ha dichiarato di voler
      >> prendersi due anni sabbatici e fare impresa. Bene, la prima riflessione è sul
      >> fatto che se puoi prenderti due anni sabbatici evidentemente non hai come
      >> priorità l’occupazione e probabilmente non hai problemi economici, per
      >> vivere in Italia ci vuole un entrata media di 1200,00 Euro mensili per
      >> sopravvivere.
      Nessuna ha scritto, e anzi ho già commentato in un altro commento, che questo ragazzo è qui e sta lavorando. Non ha le saccocce pieni di soldi come state dicendo ne tanto meno si può permettere di stare a balle all’aria. L’anno sabbatico lo ha preso da quello che faceva di la, per potersi dedicare al suo futuro e provare.

      >> Fare impresa con i soldi è facile ovunque, anche in Italia nonostante la
      >> situazione politica e la burocrazia, forse un po’ più difficile ma, se hai i soldi,
      >> non impossibile.
      Ti ho risposto sopra.

      >> Quindi di cosa stiamo parlando? Di un ragazzo americano con idee e soldi
      >> che decide di stabilirsi in Italia ed avviare un’attività perché come dice lui
      >> stesso “Avete dato vita alla Dolcevita, poi alla moda e al Design” e ancora
      >> “se guardo all’Italia, ai suoi 2000 anni di storia, invenzioni ed arte non
      >> posso non trovare un luogo migliore di ispirazione”? Fa piacere che ce lo
      >> ricordi un americano, ma detto ciò mi vie da dire e quindi?
      E quindi mi sembra molto interessante che qualcuno apprezzi quello che di buono c’è in Italia. Cosa che non avviene tutti i giorni. Anzi. Nella maggior parte dei casi si parla di un paese di merda che non può dare futuro.

      >> Se avete 200.000 Euro da darmi(100.00 per come stipendio per i primi due
      >> anni e altri 100.00 per avviare l’impresa), mi prendo due anni sabbatici
      >> pure io e mi trasferisco in Sardegna e apro il più grande training center
      >> d’Europa. Affare fatto?
      Se tu avessi talento, una idea, un progetto e un team magari qualcuno che te li da lo troveresti pure. Di certo non lo trovi se passi il tempo a lamentarti che le cose non si possono fare. C’è chi ci prova e non riesce, chi prova e va cosi cosi, e chi prova e riesce. La differenza la fa il provare.

      >> Se questo significa fare gli “start-upper” allora chiedo scusa perché non ho
      >> proprio capito il senso della cosa. È da almeno quattro anni che continuo a
      >> sentire la parola start-up declinata in tutte le sua forme possibili ed
      >> impossibili, quello che ho compreso è che si tratta della solita e
      >> italianissima autoreferenzialità. Il nulla che si costruisce sul niente.
      >> Autoreferenzialità che ovviamente genera business ma non per gli
      >> “start-upper” ma per tutto l’indotto che ci ruota attorno.
      Ti ho risposto sopra: si confonde chi fa rumore con chi fa le cose veramente. E sono parecchi. L’autoreferenzialità in molti casi è dettata dal fatto che siamo all’inizio ed è facile che le persone siano sempre le stesse e che parlandone escano sempre le stesse esperienze. Vale in ogni settore. Sono d’accordo con te che la parola Startup poi si stra-abusata in Italia. Troppo.

      >> Non si senta offeso nessuno, non sto giudicando voi ed il vostro operato ma
      >> se non dite in modo chiaro che fare start-up significa mettere dei soldi in un
      >> progetto, contribuite anche voi alla creazione di quelle false aspettative e
      >> quei falsi miti che vengono spacciati da anni alle nuove generazioni ma
      >> che, per fortuna, oggi iniziano a comprendere e respingere al mittente
      >> andandosene da questo paese che fa sciacallaggio anche sugli avanzi.
      Parli di voi, ma come puoi vedere questo è un blog personale dove ho riportato una esperienza personale. Soprattutto stai scrivendo ad uno che si fa il culo tutti i giorni per supportare i progetti e metterci rete, contatti ed esperienza per far si che non si generino i mostri, in un paese che è sicuramente portato a guardare agli altri senza saper valorizzare se stesso.

      >> E francamente basta con tutto questo positivismo e ottimismo dai “piedi
      >> caldi”, quelli comodamente riposti in pantofole di lana. Essere positivi, fare,
      >> cercare opportunità, e c’è bisogno di ribadirlo? Può un qualsiasi
      >> imprenditore prescindere da queste cose? E allora perché puntare su
      >> questo? In America si chiamano venture capitalist o semplicemente
      >> finanziatori, una volta in Italia si chiamavano banche, tu andavi li con un
      >> progetto, lo presentavi e ti davano un finanziamento, soldi ti davano non
      >> positività e ottimismo.
      Esser positivi è l’unico modo da uscire dal pessimismo cosmico, dal disinteresse, dal disamoramento che gli ultimi 30 anni ci hanno radicato nel DNA. Il tuo approccio di costruttivo non ha nulla, mi sembra molto più dettato dalla pancia che dalla voglia di fare qualcosa di costruttivo.

      >> Scusate se mi ripeto, di cosa stiamo parlando allora o forse dovrei dire di
      >> cosa state parlando? La gente se ne va dall’Italia perché non ha più senso
      >> rimanerci ed io stesso, che per fortuna non ho più il problema
      >> dell’occupazione, se potessi lo farei domani. Le conosco anche io le
      >> aziende che in tempi di crisi fatturano + 30% ed assumono 200 persone in
      >> due anni ma non lo fanno di certo grazie al fatto di essere in Italia,
      >> potrebbero essere ovunque e lo farebbero lo stesso .
      >> Non vorrei tediarvi oltre modo, il mio punto di vista è molto semplice:
      >> senza soldi non si startuppa un bel niente. Puoi essere americano,
      >> italiano, svedese, o brasiliano, puoi avere tutte le idee del mondo
      >> ma senza soldi non vai da nessuna parte, siano anche quelli per
      >> mangiare e dormire o per pagarti il co-working mentre “startuppi”.
      Ti ripeto un concetto: è un blog personale, non parlo a nome di nessuno e parlo con gli occhi di vede certe cose e ha voglia di condividerle perchè importanti. La domanda che ti pongo quindi è: “Siccome l’italia è una merda, tutti fuori dall’Italia. Questa è la tua soluzione?”. Se si, come hai scritto, beh io non sono della stessa idea, penso che in momenti di crisi si possano tirar fuori cose positive e portare cambiamenti. Altra domanda: “Perchè sei ancora in Italia? E se sei qui non è meglio provare a cambiare le cose invece di vedere solo nebbia?”

      >> Un suggerimento, siate un po’ più cauti nell’elargire speranze.
      Ripeto: “siate”… non so di chi parli e con chi parli. Parlo con l’ottimismo di uno che le cose in Italia le sta facendo, conosce le regole e si adatta. Nel frattempo faccio cose per migliorarle dal mio piccolo ruolo.

      • Andrea Spinazzola

        Fabio, il blog è personale e fin qui ci arrivo da solo, ma se scrivo un post sto implicitamente commentando anche le risposte di altri ecco svelato perché non mi rivolgo al singolare ma al plurale, non credo sia difficile comprenderlo ma visto che continui a ribadirlo pareva giusto spiegartelo.

        Ora veniamo alle risposte, dalla fine.
        Io non credo che questo sia “un paese di merda” come scrivi tu, non io.
        Credo che invece si, ci siano un sacco di persone di merda che campano sulle speranze della gente.

        Io non ho giudicato il tuo lavoro e le tue scelte, quindi, cortesemente, non giudicare le mie e sopratutto non mettermi in bocca cose che non ho detto.

        Io, come te e come moltissimi altri, faccio, tutti i giorni, sempre e comunque da quasi 18 anni e sopratutto senza lamentarmi.
        Forse ti è sfuggita una cosa: il mio post è critico contro quelli che, come hai fatto tu, raccontano di un mondo che esiste solo finche hai i soldi per pagarti l’affitto e mangiare due pasti al giorno.

        Non mi sono lamentato di altro. Che l’Italia sia tra i paesi con la più alta tassazione al mondo, con un sistema burocratico elefantiaco, con un tasso di corruzione altissimo, con una classe politica e dirigente a dir poco mediocre, non è necessario che sia io a ribadirlo, è lampante.

        Perché non me ne vado dall’Italia?
        Primo: perché a 39 anni non è così semplice ricominciare da capo, Secondo: perché non ho più necessità occupazionali, il lavoro per me c’è.
        Terzo: chi ti dice che non lo stia per fare?

        Ancora una volta, commenta quello che scrivo senza fare processi alle intenzioni o inutili polemiche.

        “Di certo non lo trovi se passi il tempo a lamentarti che le cose non si possono fare.”
        Perché non si possono fare entrambe le cose?
        Secondo te o si “fa” o ci si lamenta?
        O si è positivi o non si è costruttivi?

        Tu non sai nulla del sottoscritto, confondi la critica con il pessimismo, credi che sia sufficiente “fare” per fare qualcosa di utile e farlo bene e alla fine trai pure conclusioni sul fatto che il mio è un ragionamento di “pancia”.
        Peccato, credevo che il livello della discussione fosse un po’ più alto.

        Veniamo all’inizio, la mia e quella di altri ai quali hai non-risposto non è una certezza: “il ragazzo ha le tasche piene”.
        La mia è una supposizione basata sulla logica: se ha deciso di prendersi DUE anni sabbatici, evidentemente non ha il problema dell’occupazione e presumibilmente ha soldi sufficienti per il vitto e l’alloggio e il co-workink per due anni oltre alle spese che, sempre a rigor di logica, dovrà sostenere.

        Quindi, al netto delle solite polemiche, o ci dici dove li prende i soldi il ragazzo americano oppure la mia supposizione è lecita.

        Se la mia supposizione è lecita allora è anche lecito scrivere, come ho fatto, che con i soldi si può fare impresa anche in Italia e anche in un periodo storico e politico come quello che stiamo affrontando.

        Dopodiché se ci riesce o meno fa parte dell’imprenditoria, il famoso rischio d’impresa e questo non ha nulla a che fare con le start-up, il positivismo cieco, l’ottimismo e la voglia di fare.

        Concludo, le migliori aziende italiane sono nate principalmente nel dopoguerra. I motivi sono molti, il fermento storico e culturale, la voglia di emanciparsi rispetto alla miseria, nuove opportunità, ecc.
        Ci sono poi dati oggettivi: l’accesso al credito era più semplice e anzi era agevolato e con tassi e modalità molto diverse da ora.
        La burocrazia era più snella ed era più facile trovare investitori che finanziassero progetti ed aziende.
        C’era la FAME, quella vera, la gente era più disposta al sacrificio (sacrificio che ne io ne tu possiamo solo immaginare).
        Il costo della vita era bassissimo e si doveva ricostruire tutto.

        Oggi in Italia non ci sono queste condizioni che invece ci sono in altri paesi.
        Quindi se tu riporti questo incontro come esempio simbolico per smentire chi dice che in Italia non si può fare impresa stai solo facendo demagogia.

        Sarebbe più utile se ti facessi spiegare dal ragazzo come si manterrà in Italia nei prossimi due anni e dove pensa di reperire i soldi necessari per portare avanti il suo progetto.

        Io, nel mio lavoro, spiego prima il problema e solo dopo propongo delle soluzioni e posso permettermi di farlo solo perché ho passato gli ultimi 18 anni a risolvere problemi.

        Andrea Spinazzola

        • http://fabiolalli.com/ Fabio Lalli

          Andrea, mi sembra che la lettura delle mie risposte (e fortuna che ho messo la citazione di ogni parte delle tue risposte) non sia stata minimamente compresa, a partire da una parte che forse non hai letto >> “Nessuna ha scritto che non lavora, e anzi ho già commentato in un altro commento, che questo ragazzo è qui e sta lavorando”. Specifico così forse è più comprensibile: si occupa di SMM e lezioni tematiche su argomenti di sua conoscenza. Ti basta? Spero di si.

          Ti faccio però una domanda: se lui avesse messo da parte dei suoi soldi dopo essersi fatto il culo in America e adesso volesse spenderli qui, ma secondo te, che male c’è o quale è il problema? Perchè dovrebbe giustificare se può farlo o meno?

          Sul resto, direi che non mi sembra di fare demagogia: ho raccontato una esperienza, ho sottolineato che supporterò questa iniziativa di ragazzi e non ho detto che qui è facile fare impresa. Ci sto, vivo la situazione e so quali sono le difficoltà che si incontrano in Italia, probabilmente come te che lo fai da 18 anni.

          Sull’ottimismo, che dirti: per me ottimismo è capacità di vedere anche oltre le difficoltà e fare qualcosa per cambiare invece di stare li a commentare che “Che l’Italia sia tra i paesi con la più alta tassazione al mondo, con un sistema burocratico elefantiaco, con un tasso di corruzione altissimo, con una classe politica e dirigente a dir poco mediocre, non è necessario che sia io a ribadirlo, è lampante”. Pensi che non lo so? E quindi? Soluzione? Ti rifaccio la domanda “Andiamo tutti fuori dall’Italia?”

          Rileggi tutto il commento, forse ti è sfuggito qualcosa.

          PS: il coworking qui da noi è free. Se vuoi fare un salto e venire a vedere cosa facciamo e conoscere direttamente il ragazzo, ti offro un caffè e ti aspetto.

  • Kasimir Berger

    Leggendo molti di questi commenti negativi sul questa voglia di fare di questo ragazzo Americano venuto in Italia, mi colpisce che pochi capiscano che cosa sia essere entrepreneur: non e’ incubators, accelators, partite IVA, livello di tassazione, la banca che ti presta i soldi, etc. etc…. essere un’entrepreneur e’ non avere paura di fallire, di provare a creare qualcosa anche se non c’e’ il commercialista che ti aiuta o la legge che ti difende. E’ lasciare la paura di non riuscire ad altri ed andare dritto per la propria strada. Divertendosi. Anch’io sono appena tornato in Italia – contro-traffico dice mia moglie – e vedo un sacco di opportunità…

    • http://fabiolalli.com/ Fabio Lalli

      Grazie Kasimir :)

  • Pingback: Vi racconto il posto dove lavoro | Bl@ster's Home

  • http://www.photospotland.com/ Mario Bucolo

    concordiamo tutti sul quanto sarebbe bello fare startup in Italia. Il problema è levare tutta la parte burocratica e gli idioti che ci sono in giro. Lunga vita e gran successo al ragazzo, però sarà dura resistere!

    • http://fabiolalli.com/ Fabio Lalli

      Ciao Mario, grazie per il contributo. Il tempo darà risposte migliori di quelle che si possono prevedere adesso.

      • http://www.photospotland.com/ Mario Bucolo

        speriamo si possa far pulizia e dar la giusta accoglienza non solo a questo ragazzo ma a tutti gli altri che stanno sbattendo…e magari anche a noi “nonni” che di certo in pensione non andiamo e che però vorremmo più occuparci del lato creativo che altro…

  • Pingback: Quando i “cervelli in fuga” arrivan...

  • Giovanni Laquidara

    siamo o no la patria del rinascimento ? Ci riusciremo anche stavolta

    • http://fabiolalli.com/ Fabio Lalli

      :)

  • http://fabiolalli.com/ Fabio Lalli

    ;) Grazie per il contributo Livio

  • http://fabiolalli.com/ Fabio Lalli

    @marcobicocchipichi:disqus ok ci sentiamo i primi di settembre!

  • Silvio

    “…due anni sabbatici…”

    da queste parole nasce tutta la serie di commenti sotto, da quello che ho letto, sembrano usate impropriamente.

    Un anno sabbatico (da wiki):
    Anno sabbatico: nella carriera lavorativa di una persona, presa allo scopo di dedicarsi ad una particolare attività.

    dal mio punto di vista dovrebbe significare smettere di lavorare per concentrarsi su qualcosa, questo significa aver dei soldi da parte altrimenti come ti mantieni… come spiegato in alcuni tuoi commenti il ragazzo continua a lavorare, quindi non si è preso un anno sabbatico (o due quello che è), ma si è semplicemente proiettato verso la realizzazione della sua idea continuando a lavorare per mantenersi.

    Anch’io ho pensato come altri che fosse “pieno di soldi” o quantomeno ne avesse a sufficenza per sopravvivere 2 anni senza lavorare, una incomprensione che cambia di parecchio il punto di vista.

    Mi scuso se sembro pedante o il mio commento sembri inutile (sopratutto con l’autore), ma penso e spero possa servire a qualcuno per comprendere meglio i vari punti di vista e i vari commenti a questo articolo e l’articolo stesso, che sono molto interessanti.

    Silvio

  • Pingback: Le startup, l’Italia ed i giovani | Luigi Congedo

  • http://fabiolalli.com/ Fabio Lalli

    Gestisco un coworking e acceleratore, la cui la zona cowo è free. Ma siccome non sono qui per fare markette o altro, non ho intenzione di citare il nome dell’azienda. Semplicemente ti sottolineavo il problema che parlavi di cowo a pagamento senza sapere. Se ti serve una sala corsi, contattami. Ho una Associazione No profit e non ho difficoltà enormi a trovarne. Ma ti ripeto, rileggi tutto, stiamo parlando di un post personale, in un blog personale, in cui racconto una esperienza e non ho l’obiettivo di mandare nessun messaggio se non condividere ottimismo, voglia di fare e l’impegno che ho preso sopra.