L’essenza del networking

Un guerriero della luce condivide con gli altri tutto ciรฒ che conosce del cammino. Chi aiuta, viene sempre aiutato, e ha bisogno di insegnare ciรฒ che ha appreso. Perciรฒ egli si siede intorno al fuoco e racconta comโ€™รจ andata la giornata di lotta. Un amico gli sussurra: โ€œPerchรจ parlare tanto apertamente della tua strategia? Non vedi che, comportandoti cosรฌ. Corri il rischio di dover dividere le tue conquiste con altri?โ€ Il guerriero si limita a sorridere, e non risponde. Sa che, se giungerร  alla fine del viaggio in un paradiso vuoto, la sua lotta non avrร  avuto alcun valore.

Credo sia l’essenza del networking e del fare rete.

Tratto dal “Manuale del guerriero della luce” di Paulo Coelho.

Management 2.0

Qualche giorno fa sono stato contattato da una rivista per scambiare due chiacchiere sul tema del Management 2.0. Visto che l’articolo che verrร  pubblicato su imprenditori.it รจ stato mixato con altri interventi (tra i quali quello di Alessandro), vi riporto le domande che mi erano state poste e le risposte integrali.

Da cosa deve partire un’azienda che voglia passare a un modello di management 2.0?
Oggi, a mio avviso, per affrontare una azienda che vuole affrontare un cambiamento di questo tipo ed arrivare ad un management 2.0 deve necessariamente intraprendere un nuovo percorso di gestione e governo. Prima di pensare quindi ad un management 2.0 รจ fondamentale che l’azienda acquisisca la consapevolezza dell’importanza di una โ€œorganizzazione 2.0โ€ณ basata su:

  • visione etica, non solo scritta su un pezzo di carta o su una sito, ma applicata con coerenza anche nell’operativitร ;
  • velocitร  e flessibilitร  nel cambiamento continuo sia dal punto di vista dei ruoli che delle modalitร  operative. Modalitร  che richiedono una forte adattabilitร  dei sistemi informativi nei tempi di risposta che, oggi come oggi, devono esser sempre piรน rapidi e reattivi rispetto alle esigenze del business e ai cambiamenti del mercato, per supportare processi organizzativi in rapido cambiamento e spesso destrutturati;
  • collaborazione e capacitร  di stimolare una relazione e una partecipazione delle persone indipendentemente dagli schemi organizzativi e dalle gerarchie;
  • cultura della cocreazione e capacitร  di attrarre e coinvolgere nei processi di ri-definizione e creazione di prodotti e servizi attori esterni come clienti, partner e fornitori;
  • apertura al dialogo e trasparenza e spinta alla socialitร  nella comunicazione e nei rapporti sia on line che offline;
  • accessibilitร  alle informazioni e agli strumenti indipendentemente dalla localizzazione fisica e dagli orari di lavoro per i dipendenti ed i collaboratori;

Quali sono le soluzioni irrinunciabili da realizzare all’interno di un’azienda perchรฉ questa arrivi a essere gestita con modalitร  di leadership condivisa e con un passaggio piรน fluido delle informazioni da un settore a un altro?
Per costruire un modello di impresa 2.0, che trasformi l’azienda in una social organization, รจ necessaria l’applicazione di un nuovo paradigma che metta al centro le persone e le informazioni, che permetta a tutti di poter contribuire attraverso la condivisione di esperienze personali e professionali e permetta soprattutto di accedere alle informazioni in modo semplice, cosรฌ da creare una conoscenza condivisa e una valorizzazione del merito, delle competenze, del talento e della creativitร . Un modello di impresa che ambisce ad una leadership condivisa e che permetta una fruizione di informazioni in modo fluido e trasparente, deve svilupparsi su alcuni fattori chiave quali cultura, strategia, leadership, community management, contenuti, governance, strumenti, metriche, hr, learning comunicazione interna ed esterna e corporate responsibility. Per ottenere risultati, diventa necessario rivedere politiche e strumenti di comunicazione, di formazione, di change management, di relazione con gli stakeholder interni ed esterni. Lo sviluppo di strumenti di collaborazione, piattaforme di Enterprise2.0 e community management e possibili articolazioni del community management diventa, cosรฌ, prioritario. Possiamo riepilogare alcune soluzioni, aggregandole per 3 aree:

  • Soluzioni interne allโ€™organizzazione: le community fungono da hub e generano interazione, relazione, comunicazione e formazione all’ interno dell’azienda. Gli strumenti ideali sono quindi Intranet 2.0, Social network aziendali, Corporate blog, piattaforme di Social Learning, Collaboration tools
  • Soluzioni per la comunicazione all’esterno dellโ€™organizzazione: con lo sviluppo del marketing conversazionale e di relazione verso tutti gli stakeholder esterni all’azienda, รจ necessario impiantare strumenti di Social media monitoring, Brand Community, Social Innovation, CRM 2.0
  • Soluzioni strettamente legate ai processi di innovazione: in questo caso non ci sono a mio avviso strumenti specifici, ma iniziative che utilizzando gli strumenti e le soluzioni descritte nei punti precedenti, stimolino e facilitino all’ interno delle community – luogo principale della condivisione delle conoscenze e dellโ€™innovazione partecipata – lo sviluppo e la creazione di nuove idee e nuovi progetti.

Quale percorso fa, solitamente, una persona che entri in un’azienda dove si applica il management 2.0? Come viene โ€œallenataโ€ ad adattarsi a una organizzazione aziendale diversa dagli standard?
Secondo la mia esperienza, una persona che entra all’interno di una azienda che sta sviluppando un management 2.0 e ha con una radicata cultura organizzativa basata sulla partecipazione, trasparenza e trasversalitร , ha molti meno problemi di integrazione ed acquisizione di informazione rispetto ad altre aziende diversamente organizzate. L’allenamento e l’adattamento saranno molto piรน semplici poichรจ l’approccio 2.0 facilitร  il passaggio delle informazioni e rende le persone che entrano a far parte dell’organizzazione piรน responsabili e con un alto livello di accountability, maggiormente coinvolte dal punto di vista emotivo e professionale e con un forte senso di appartenenza. La diversitร  percepita al momento dell’ingresso, rispetto agli standard – se cosรฌ possiamo definirli – di altre aziende , verrร  modificata in poco tempo. Quella “diversitร ” percepita non sarร  piรน quella dell’azienda con un management 2.0, ma del resto delle aziende che verranno viste come poco innovative, meno coinvolgenti e con un ambiente meno gratificante.

L’agenda digitale della Borghesia 2.0

Qualche giorno fa ho scritto un post relativo ai principi dell’ย Hacktivism e all’importanza della partecipazione attraverso gli strumenti della rete e la tecnologia e i valori dell’etica hacker. Uno dei passaggi che secondo me รจ piรน importante รจ:

La partecipazione, lโ€™accesso a queste relazioni e la volontร  di fare network รจ il presupposto dellโ€™hacktivism ossia lโ€™evoluzione delle forme dellโ€™attivismo sociale che presuppongono un utilizzo efficace, basato sui principi dellโ€™ etica hacker, degli strumenti di comunicazione, e in particolare dei computer e della rete. Questi ultimi smettono di essere soltanto strumenti di produttivitร  e diventano mezzi attraverso i quali gli hacktivisti agiscono per produrre informazione indipendente e โ€œdal bassoโ€ contrastando i modelli e i simboli della comunicazione dominante e, al tempo stesso, producendo i luoghi e gli strumenti di una comunicazione libera e orizzontale.

A proposito di iniziative della rete e di attivismo, proprio questa notte รจ partito un tam tam in rete relativo al progettoย agenda digitale, un’iniziativa che invita i politici italiani a costruire una strategia strutturata per mettere il digitale al centro dellโ€™agenda politica italiana , con lโ€™obiettivo di ottenere la redazione, entro 100 giorni, di proposte organiche per unโ€™Agenda Digitale per lโ€™Italia coinvolgendo le rappresentanze economiche e sociali, i consumatori, le universitร  e coloro che, in questo paese, operano in prima linea su questo tema.

Ho subito dato la mia adesione. Trovo che queste forme di attivismo, che si propongono di migliorare la societร  e lo stato delle cose attraverso lโ€™utilizzo costruttivo della rete, debbano esser sostenute perchรฉ, attraverso queste, si puรฒ diffondere conoscenza, scatenare curiositร  dei meno addetti ai lavori e far crescere un pรฒ la cultura digitale.

Ultimamente perรฒ sono un pรฒ diffidente verso certe iniziative, e anche se sono tra quelli che pensano possa esistere un marketing buono, ritengo che progetti di importanza sociale come questo debbano partire si dal basso, come รจ successo anche in questo caso, ma sfruttando il valore della rete, la partecipazione e la conoscenza (o l’esigenza!?) di tutti e non solo di alcuni, secondo i veri principi del crowdsourcing .

Mi sembra che qui invece si sia fatta l’agendina per gli appuntamenti e le iniziative che interessano ai soliti comunicatori digitali e nomi noti della rete – la Borghesia 2.0 della nostra rete, come l’ha definita Nicola De Carne in un commento sul blog di Nicola Mattina –ย ,ย che ritengono di poter parlare a nome di molti, portando a conoscenza di tutti un qualcosa di giร  scelto e definito attraverso una campagna Viral, e chiedendo l’adesione ma non permettendo perรฒ un interazione, una partecipazione e una discussione aperta attraverso strumenti collaborativi tipici del web 2.0.

Il vero problema che dovrebbe esser affrontato รจ relativo al bisogno reale di eventi ed iniziative che inneschino il meme del cambiamento e dell’innovazione e rompano le barriere del culture divide. Affinchรจย si diffonda la cultura digitale e lโ€™uso delle tecnologie e della rete per scopi sociali, dobbiamo raggiungere la consapevolezza che le opportunitร  sono date prima dalla comprensione dei nuovi paradigmi sociali, e poi dalla tecnologia, che รจ si importante, ma rimane un fattore abilitante. Il digital divide per esempio, non รจ solo un problema infrastrutturale. E’ soprattutto una barriera culturale e se non costruiamo le condizioni per infrangerla, focalizzandoci solo sull’aspetto tecnologico, ย generiamo un muro e una divisione ancora piรน forte.

Ovviamente in rete se ne sta giร  discutendo parecchio, dal blog diย Nicola che ne identifica alcuni e pro e contro, alย post di Mantellini, eย Stefano Vitta che manifesta la sua adesione e raccoglie alcuni post della rete, fino alleย discussioni su Friendfeed.

La politica che vorrei

Oggi ho ricevuto una mail da un amico che mi ha invitato a leggere laย lettera aperta che ha scritto al partito, con lo scopo di discuterne, criticarla, magari integrarla e condividerla in rete. Di solito non mi piace scrivere di politica, fantapolitica, destra o sinistra. Ci sono argomenti che secondo me, malgrado siano borderline tra politica e cultura รจ giusto condividere e affrontare. Indipendentemente dallo schieramento politico.

Leggere il post mi ha fatto riflettere su alcuni temi, e sulla politica che vorrei.

Un sistema senza trasparenza non puรฒ costruire fiducia perchรฉ favorisce i furbi e costringe gli onesti in uno stato di illegalitร  latente; la trasparenza, al contrario, promuove la responsabilitร  e il merito. Nellโ€™epoca della cultura digitale essere trasparenti significa adottare il modello dellโ€™open government.

Lo Stato del ventunesimo secolo deve puntare alla co-produzione dei servizi pubblici, riconoscendo che i cittadini hanno competenze da mettere in campo e rappresentano delle risorse da coinvolgere. Gli individui, le famiglie, i vicinati, le comunitร  locali rappresentano il sistema operativo sul quale funzionano i servizi assicurati dalle pubbliche amministrazioni. Quando queste ultime operano in contrasto con i primi i risultati sono performance scadenti, un basso livello di fiducia, una scarsa volontร  di partecipazione.ย Il riferimento al computer non รจ casuale perchรฉ il tipo di tecnologia che viene sviluppata e che si diffonde in una societร  ne plasma in modo decisivo la struttura materiale e la politica non puรฒ continuare a ignorare la cultura digitale, che sottolinea valori come la responsabilitร , la collaborazione, lโ€™innovazione e la libertร .

Nella politica attuale i cittadini hanno veramente poca influenza sulle decisioni prese nel loro nomeย dai rappresentanti eletti durante il lungoย periodo del mandato.

Oggi, secondo me, รจ necessario creare dei canali di comunicazione e dei luoghi di aggregazione aggregazione, virtuali e reali, in cui il cittadino possa partecipare attivamente alle scelte, cancellando quel confine e quella distanza che si crea tra l’elettore e l’eletto: luoghi di deliberazione pubblica che, oltre al valore dato dalla condivisione della conoscenza e delle esperienze, diano la possibilitร  ai partecipanti di accrescere il proprio senso civico e il proprio senso di responsabilitร  verso ciรฒ che รจ collettivo.

La partecipazione genera un maggior coinvolgimento, un maggior grado di informazione e trasparenza, la fiducia nelle informazioni condivise, un senso di responsabilitร  e lo sviluppo di momenti di riflessione partecipativa. Essere “costretti” a confrontarsi in pubblico, attenua tramite il pudore la ricerca dellโ€™interesse personale, a vantaggio di comportamenti finalizzati al bene generale.

La politica che vorrei รจ fatta dei valori condivisi dal popolo della rete e che si trovano nei principi della Cultura Digitale:ย trasparenza, etica, fiducia, responsabilitร , partecipazione e coinvolgimento.

Vi invito a leggere anche il post di Nicola.