6 punti fondamentali per costruire un Metaverso Responsabilmente

Quando internet iniziรฒ a prendere piede, era principalmente visto -mediamente – come uno strumento per comunicare e condividere informazioni.ย 

Il ritmo di evoluzione successiva e le relative sfide (tecnologiche, implementative, normative e sociali) erano difficili da prevedere.ย 

A posteriori oggi e con l’esperienza di questi anni, guardando alle modalitร  e ai percorsi fatti dalle aziende nel processo di adozione, possiamo dire che le aziende dovrebbero costantemente adottare modelli di sperimentazione per non rimanere indietro rispetto ad un mercato sempre piรน veloce, ma soprattutto dovrebbero adottare modelli adatti alle persone, ai clienti e alle attivitร  con la responsabilitร  come elemento centrale progettuale e di direzione e bussola delle scelte.ย 

Su tutto, il senso di responsabilitร , dovrebbe fondarsi su privacy, sicurezza, interoperabilitร , inclusivitร  e sostenibilitร .

Ovviamente a posteriori รจ piรน facile fare valutazioni o prendere decisioni, soprattutto quando i rischi sono ormai definiti e compresi.

Nel report di accenture, il primo se non erro su questo tema, sono concentrate sei aree di attenzione che le organizzazioni dovrebbero iniziare a esplorare e comprendere ora, per garantire un approccio al metaverso sicuro e protetto che sia altrettanto coinvolgente e virtuoso per le aziende quanto per gli utenti:

  • Privacy by design & default
  • Rischi e benefici della tokenizzazione
  • Interoperabilitร 
  • Sicurezza digitale
  • Sostenibilitร 
  • Identitร  e inclusione

Certo, ci saranno sempre incertezze in uno spazio dove l’innovazione prospera e la velocitร  non sempre consente di “ragionare” per tempo.ย 

Ma identificare le aree critiche e costruire dei “modelli di sicurezza” ci permetterร  una maggiore possibilitร  di allineamento tra le esperienze previste e quelle effettive nel metaverso.

In questi giorni Accenture ha pubblicato un report dal titolo “Building a Responsible Metevarse” scaricabile da questo link.

In particolare il cuore di questa lettura รจ nel punto “Innovating Responsibly: Key Considerations for the Metaverse

Management 2.0

Qualche giorno fa sono stato contattato da una rivista per scambiare due chiacchiere sul tema del Management 2.0. Visto che l’articolo che verrร  pubblicato su imprenditori.it รจ stato mixato con altri interventi (tra i quali quello di Alessandro), vi riporto le domande che mi erano state poste e le risposte integrali.

Da cosa deve partire un’azienda che voglia passare a un modello di management 2.0?
Oggi, a mio avviso, per affrontare una azienda che vuole affrontare un cambiamento di questo tipo ed arrivare ad un management 2.0 deve necessariamente intraprendere un nuovo percorso di gestione e governo. Prima di pensare quindi ad un management 2.0 รจ fondamentale che l’azienda acquisisca la consapevolezza dell’importanza di una โ€œorganizzazione 2.0โ€ณ basata su:

  • visione etica, non solo scritta su un pezzo di carta o su una sito, ma applicata con coerenza anche nell’operativitร ;
  • velocitร  e flessibilitร  nel cambiamento continuo sia dal punto di vista dei ruoli che delle modalitร  operative. Modalitร  che richiedono una forte adattabilitร  dei sistemi informativi nei tempi di risposta che, oggi come oggi, devono esser sempre piรน rapidi e reattivi rispetto alle esigenze del business e ai cambiamenti del mercato, per supportare processi organizzativi in rapido cambiamento e spesso destrutturati;
  • collaborazione e capacitร  di stimolare una relazione e una partecipazione delle persone indipendentemente dagli schemi organizzativi e dalle gerarchie;
  • cultura della cocreazione e capacitร  di attrarre e coinvolgere nei processi di ri-definizione e creazione di prodotti e servizi attori esterni come clienti, partner e fornitori;
  • apertura al dialogo e trasparenza e spinta alla socialitร  nella comunicazione e nei rapporti sia on line che offline;
  • accessibilitร  alle informazioni e agli strumenti indipendentemente dalla localizzazione fisica e dagli orari di lavoro per i dipendenti ed i collaboratori;

Quali sono le soluzioni irrinunciabili da realizzare all’interno di un’azienda perchรฉ questa arrivi a essere gestita con modalitร  di leadership condivisa e con un passaggio piรน fluido delle informazioni da un settore a un altro?
Per costruire un modello di impresa 2.0, che trasformi l’azienda in una social organization, รจ necessaria l’applicazione di un nuovo paradigma che metta al centro le persone e le informazioni, che permetta a tutti di poter contribuire attraverso la condivisione di esperienze personali e professionali e permetta soprattutto di accedere alle informazioni in modo semplice, cosรฌ da creare una conoscenza condivisa e una valorizzazione del merito, delle competenze, del talento e della creativitร . Un modello di impresa che ambisce ad una leadership condivisa e che permetta una fruizione di informazioni in modo fluido e trasparente, deve svilupparsi su alcuni fattori chiave quali cultura, strategia, leadership, community management, contenuti, governance, strumenti, metriche, hr, learning comunicazione interna ed esterna e corporate responsibility. Per ottenere risultati, diventa necessario rivedere politiche e strumenti di comunicazione, di formazione, di change management, di relazione con gli stakeholder interni ed esterni. Lo sviluppo di strumenti di collaborazione, piattaforme di Enterprise2.0 e community management e possibili articolazioni del community management diventa, cosรฌ, prioritario. Possiamo riepilogare alcune soluzioni, aggregandole per 3 aree:

  • Soluzioni interne allโ€™organizzazione: le community fungono da hub e generano interazione, relazione, comunicazione e formazione all’ interno dell’azienda. Gli strumenti ideali sono quindi Intranet 2.0, Social network aziendali, Corporate blog, piattaforme di Social Learning, Collaboration tools
  • Soluzioni per la comunicazione all’esterno dellโ€™organizzazione: con lo sviluppo del marketing conversazionale e di relazione verso tutti gli stakeholder esterni all’azienda, รจ necessario impiantare strumenti di Social media monitoring, Brand Community, Social Innovation, CRM 2.0
  • Soluzioni strettamente legate ai processi di innovazione: in questo caso non ci sono a mio avviso strumenti specifici, ma iniziative che utilizzando gli strumenti e le soluzioni descritte nei punti precedenti, stimolino e facilitino all’ interno delle community – luogo principale della condivisione delle conoscenze e dellโ€™innovazione partecipata – lo sviluppo e la creazione di nuove idee e nuovi progetti.

Quale percorso fa, solitamente, una persona che entri in un’azienda dove si applica il management 2.0? Come viene โ€œallenataโ€ ad adattarsi a una organizzazione aziendale diversa dagli standard?
Secondo la mia esperienza, una persona che entra all’interno di una azienda che sta sviluppando un management 2.0 e ha con una radicata cultura organizzativa basata sulla partecipazione, trasparenza e trasversalitร , ha molti meno problemi di integrazione ed acquisizione di informazione rispetto ad altre aziende diversamente organizzate. L’allenamento e l’adattamento saranno molto piรน semplici poichรจ l’approccio 2.0 facilitร  il passaggio delle informazioni e rende le persone che entrano a far parte dell’organizzazione piรน responsabili e con un alto livello di accountability, maggiormente coinvolte dal punto di vista emotivo e professionale e con un forte senso di appartenenza. La diversitร  percepita al momento dell’ingresso, rispetto agli standard – se cosรฌ possiamo definirli – di altre aziende , verrร  modificata in poco tempo. Quella “diversitร ” percepita non sarร  piรน quella dell’azienda con un management 2.0, ma del resto delle aziende che verranno viste come poco innovative, meno coinvolgenti e con un ambiente meno gratificante.

Son passati solo 1600 anni, eppure tutto sembra uguale.

La cittร  c’รจ, esiste, รจ vera e vivibile. Ci sono voluti anni, non รจ ancora completa e forse non lo sarร  mai, ma la sua architettura e la sua modernitร  sono maestose. Mancano alcune strutture che ne migliorerebbero la vivibilitร  e darebbero la possibilitร  di ospitare altre persone, ma soprattutto tali strutture permetterebbero di raggiungere persone piรน distanti.

Chi ne viene a conoscenza ne rimane affascinato: architettura, maestositร , immensitร  e organizzazione. Sembra non avere confini, sembra infinita. Tutto รจ perfetto. Si rimane colpiti dalla velocitร  con la quale le persone si spostano, la vivono, si aggregano, si nascondono e ne raccontano agli altri.ย Chiunque entra, fin da subito si sente parte di un grande progetto. Un progetto grandissimo, quasi un impero.

Chi entra nella cittร  contribuisce nel suo piccolo, creandone parti piรน o meno importanti per la sua architettura, per la sua continuitร , per il suo valore, per la sua diffusione, per il suo commercio e per il suo contenuto in modo consapevole o inconsapevole, diretto o indiretto.

Il valore della cittร  cresce di giorno in giorno, molti ne parlano, anche fuori dalle quattro mura. Le persone che la vivono e la frequentano sono sempre di piรน. E’ una cittร  viva le cui regole scritte e non scritte definiscono in modo piรน o meno esplicito dinamiche e comportamenti. Alcuni decidono di uscire, qualcuno viola le regole e viene espulso dagli altri, qualcuno non si sente a suo agio ma prova ad adattarsi. E’ normale, รจ una societร  che si sta sviluppando. C’รจ chi vestito di bianco frequenta luoghi d’elitรจ, partecipa a comizi di piazza o in sale private, c’รจ chi nel suo piccolo parla a gruppi di persone che si fermano a guardare e chi invece frequenta mercati, luoghi di aggregazione pubblici e vive la cittร  da cittadino qualsiasi. Chi piรน chi meno vive questa nuova societร .

La societร  cresce.ย Crescendo aumentano i problemi e le criticitร  e alcuni equilibri si vanno modellando. La societร ย prova a strutturarsi, si organizza e cerca di impostare delle regole. Non ci sono ancora cittร  cosรฌ grandi e piรน passa il tempo piรน questa societร  conquista sempre spazio e visibilitร , non sempre in modo pacifico, e allo stesso tempo si indebolisce e si frammenta.

All’orizzonte una nuvola sembra avvicinarsi. Non รจ una sola nuvola, sono molte nuvole. Sono nuvole di polveri sempre piรน vicine generate da masse di popolazioni etnicamente diverse che si dirigono a grande velocitร  verso la cittร . Un frastuono: lingue diverse , culture diverse. Forse รจ il caso di respingerli, di rifiutarli? Sono diversi nell’approccio, sembrano non preparati per una cittร  del genere, per una cultura di questo tipo.ย Qualcuno li definisce barbari ma forse รจ piรน un termine per poter definire sรฉ stessi, prendendolo come punto di paragone, in quanto “anormale” rispetto agli standard fino ad oggi e per poter definire cosรฌ un concetto di normalitร .

Vogliono entrare nella cittร  e da qualche parte a tutti gli effetti sono giร  entrati . Stanno influenzando la cultura e le dinamiche pre esistenti, stanno portando il loro nuovo contributo, le loro abitudini, piรน o meno buone che siano, stanno modificando l’organizzazione e mettendo in dubbio comportamenti tenuti fino ad oggi.ย Molto piรน velocemente di quello che si possa immaginare.

Dimenticavo.

Non vi stavo raccontando un po’ di storia, e non volevo parlare del seducente splendore della grandezza romana eย della caduta dell’impero Romano a seguito dell’invasione barbarica, ma della rete e del cambiamento in atto, della massificazione e dell’accesso agli strumenti della rete da parte di un numero di persone sempre piรน alto.

C’รจ un forte parallelismo storico, non trovate? Ilย bello del pragmatismo romano. Tra un conflitto ed un altro, barbari e romani si confrontavano quotidianamente, attraverso alleanze e commercio, incentivando un processo di acculturazione ed ibridazione di culture. Cambiamento che ha poi portato al crollo dell’Impero, ma alla costruzione di una nuova societร .

Ho riflettuto molto su questo tema e da un po’ di tempo osservo alcuni gruppi eย i comportamenti diย della rete. Non nascondo di avere una certa preoccupazione nei riguardi di alcune dinamiche esplosive, ma ritengo, seppur necessario mantenere un livello di educazione ed etica alto, che non dobbiamo pensare di civilizzare “nuove popolazioni” o preoccuparci di esser invasi “barbaricamente”.

Questa รจ una fase di transizione necessaria ed un ennesimo, fisiologico, cambiamentoย che permetterร  alla rete di svilupparsi, ampliarsi ed entrare nella vita di tutti, tanto da infrangere completamente quella sottile percezione che on line e off line siano due cose distinte.

HandwritingMe, dall’email alla lettera. Su carta.

Pochi giorni fa ho ricevuto una lettera. Sรฌ sรฌ, una lettera di carta, come quelle che non siamo piรน abituati a ricevere, non una email.

Quando la lettera รจ stata consegnata, io non ero a casa. Mia moglie, dopo averla trovata nella cassetta della posta mi ha chiamato al cellulare e mi ha detto: “Hai ricevuto una lettera“, ed io “Una multa?“. “No, no, una lettera scritta a mano, con una piuma stampata sopra“.ย Ho capito subito di cosa si trattava avendo giร  visto alcuneย foto scattate da altri ma, nemmeno il tempo di riflettere e spiegare a mia moglie l’idea del progetto, che mi fa: “Ma non eri quello tutto tecnologico e 2.0? Adesso da dove esce fuori questa cosa romantica della lettera scritta a mano ?“.

In effetti รจ vero, non ricevo lettere scritte a mano da tempo. Forse l’ultima volta era la lettera di un amico con il quale ho fatto il militare e che mi scriveva gli auguri di Natale dalla Germania e mi raccontava del suo ultimo anno professionale. Io non scrivo una lettera da tempo immemore, la penna la utilizzo per firmare qualche documento e prendere qualche appunto sulla Moleskine, al massimo scrivo la lista della spesa (quando non uso l’iphone) e ogni tanto scrivo qualche biglietto a mia moglie.ย La mia calligrafia รจ peggiorata tantissimo negli ultimi anni e quando scrivo, cercando di andare alla stessa velocitร  della tastiera, faccio mille errori.

Il grande Luca Volpi (@foxarts) รจ riuscito a farmi trovare la voglia di scrivere qualche riga grazie ad un idea tanto semplice, quanto affascinante.ย Il progetto si chiama HandwritingMe e come si puรฒ leggere sul blog:

…il concetto รจ semplice e serve per riscoprire il piacere di un gesto, di un pensiero e di un momento come quello di scrivere una lettera di carta e penna ed inviarla, ascoltando e percependo quella magia dellโ€™attesa e della sorpresa nel trovare nella cassetta delle lettere una โ€œmissivaโ€ a voi dedicata.

Niente altro: nessun obiettivo particolare, nessun business, nessun ritorno. Tutto il vantaggio puรฒ essere nel trovare qualcuno che risponde e che, nellโ€™era delle veloci email e nei post lampo, dedichi un poโ€™ di piacere in un foglio di carta, nella scelta di una penna adeguata e nel cercare una rossa cassetta dove completare la propria opera.

Un sorriso, niente di piรน. Puro divertimento. Se ti va di partecipare, gratuitamente :), lasciami il tuo indirizzo e ti invierรฒ una lettera in carta e penna. Insomma, una di quelle vere…

Anche se non conoscete Luca e volete riscoprire l’emozione dell’attesa di una lettera, potete scrivergli un messaggio e mandargli il vostro indirizzo. Lucaย vi scriverร .ย Io l’ho fatto e la lettera รจ arrivata. Ci ho messo un pรฒ a leggerla, visto che sembra scritta dal mio medico, ma il contenuto mi ha emozionato.

Ci tengo a dire che io e Luca ci conosciamo da poco tempo in effetti: tutto รจ iniziato da twitter, poi Facebook e poi un paio d’ore davanti ad un bicchiere di vino a Milano, tanto per dare un volto ad un nome in rete. E’ iniziata una di quelle amicizie che ti sembra di aver sempre avuto, quelle affinitร  particolari che ti fanno pensare che quella persona la conosci da tempo. Non รจ la prima volta che mi succede, e questo sempre con persone conosciute tramite la rete.

Poi questa lettera non ha fatto altro che consolidare quello che giร  pensavo. Grazie Luca, sei una persona eccezionale.

PS: ti arriverร  la mia a breve ๐Ÿ˜‰

Internet, libertร  e Costituzione

Leggere articoli relativi alla libertร  di internet,ย alla sua gratuitร , alla necessitร  di modificare la costituzioneย ed altre riflessioni riguardo alla sua utilitร  o meno, mi fa pensare. Mi fa pensare che siamo ancora parecchio indietro, non solo tecnologicamente e strutturalmente, ma soprattutto culturalmente.

Alcune analisi recenti riportano che oggi soltanto il 20% delle persone presenti sul nostro pianeta accede ad Internet. Secondo Tim Berners-Lee questi numeri possono esser letti guardando l’altro lato della medaglia, ossia, il restante 80% della popolazione attraverso l’utilizzo di internet potrebbe riuscire ad avere beni e servizi di primaria necessitร  come acqua e sanitร , che oggi non riesce ad avere.

L’attenzione, secondo questa lettura, ricade sul fatto che internet sia, per queste popolazioni, non solo un mezzo aggiuntivo o una commodities, ma un valido strumento per migliorare anche le condizioni di vita: la rete aiuterebbe le popolazioni nello sviluppo culturale, alla condivisione di informazioni, permetterebbe la crescita della consapevolezza e tutti potrebbero beneficiare dellโ€™intelligenza collettiva. Sbloccare lโ€™accesso alla rete, anche a velocitร  minime o anche solamente locali, sarebbe quindi giร  un passo avanti di enorme importanza.

Il padre del World Wide Web, durante l’intervento alla conferenza del Nokia World, ha promosso la diffusione di Internet in tutto il mondo ed ha espresso la propria filosofia in merito a quel che dovrebbe essere un diritto invece di un lusso. Secondo Berners-Lee sarebbe sufficiente offrire connessioni a banda stretta cosรฌ da offrire a tutti la possibilitร  di collegarsi al Web e sfruttare tutti i vantaggi offerti dalla rete. La chiave per arrivare ad una diffusione massiva ed in larga scala di Internet, secondo Berners-Lee sta nelle connessioni mobili e nella copertura mondiale che potrebbe infatti essere sufficiente ad offrire una connessione limitata in qualsiasi area del globo. Tutti dovrebbero avere la possibilitร  di accedere ad Internet. A titolo gratuito.

E mentre nel resto del mondo si dibatte sulla gratuitร  della rete affinchรจ si possa dare a chiunque, in Italia ci preoccupiamo di modificare la Costituzione per rendere Internet un diritto.

Stefano Rodotร , costituzionalista che giร  nel 2006 aveva accennato alla Carta dei Diritti per Internet,ย qualche giorno fa a Roma durante l’Internet Governance Forum,ย ha lanciato la proposta dell’ย articolo 21 bis della Costituzione, dedicato a difendere e promuovere il diritto dei cittadini di accedere a Internet:

โ€œTutti hanno eguale diritto di accedere alla Rete Internet, in condizione di paritร , con modalitร  tecnologicamente adeguate e che rimuovano ogni ostacolo di ordine economico e sociale.โ€

Anche Wired si รจ schierata a favore dell’articolo 21 bis, aprendo addirittura una petizione on line per far diventare internet un diritto costituzionale.

Mmm. Cioรจ ci stiamo dicendo che per poter accedere a qualcosa che รจ nato gratuito, neutrale, aperto ed accessibile, c’รจ bisogno di modificare la Costituzione?

Al di lร  della posizione presa da Wired che ritengo l’ennesima azione di Marketing buono al limite tra eccessivo fanatismo a supporto della rete e azione commerciale per la rivista, mi sono letto un bel pรฒ di post per provare a farmi un idea piรน precisa riguardo a questa proposta.

Tra i vari post che ho letto, oltre quelli di Roberto Dadda e Massimo Melica che ho trovato particolarmente approfonditi e condivisibili,ย mi รจ piaciuta molto la nota diย Vittorio Bertola su facebook e la discussione che si รจ generata. Nello specifico ho trovato interessanti un paio di passaggi di Vittorio quando dice:

“…credo che sia importante capire che ciรฒ che si vuole difendere non รจ uno specifico sistema di telecomunicazione – altrimenti ci si dovrebbe chiedere perchรฉ la Costituzione non parli del telefono – ma il modello di interazione sociale, primo nella storia delle comunicazioni, che รจ sotteso al concetto originario di Internet…”

e ancora

“…ciรฒ che si vuole difendere non รจ una tecnologia ma una pratica democratica di condivisione e organizzazione dal basso, che permette la realizzazione delle persone e dei loro diritti in modo mai visto prima, e che provvede a una redistribuzione del potere dallโ€™alto verso il basso…”

Ritengo che Internet possa esser utilizzato come forma di tutela della Democrazia e della Costituzione e non il contrario. Pensare di chiudere internet in un articolo della Costituzione o in una legge, sarebbe, secondo me, come dire che lo Stato Italiano si prenda, ingiustamente, un esclusivo ed indipendente potere sulla rete.

Articolo 21bis, no grazie.ย Io amo internet. Libero e responsabile.

Internet sta cambiando il nostro modo di pensare?

Questa mattina rileggevo un post che ho tra i bookmark da parecchio tempo dal titolo Is Google Making Us Stupid? dopo averlo ritrovato citato in un articolo del Guardian e anche sul ilPost.

L’articolo parla di Internet e come questo abbia modificato il nostro modo di pensare.ย L’impatto delle tecnologie, della rete e di internet, i social network e la presenza di Google nella vita di tutti i giorni hanno avuto impatti fortissimi sulla societร  di oggi, nel modo di relazionarsi e di comunicare. Sono cambiate le abitudini, ed il modo di pensare.ย Le nostre menti sono state modificate dalla nostra crescente dipendenza dai motori di ricerca, dall’utilizzo dei social network e da tutte le tecnologie digitali.

Nicholas Carr, scrittore americano e autore di The Shallow – What the Internet Is Doing to Our Brains e autore del post Is Google Making Us Stupid?, descrive Internet come modificatore, non solo delle nostre vite e delle nostre abitudini quotidiane, ma anche di evoluzioni fisiche e nel suo libro descrive il processo di alterarazione del nostro cervello e del modo di pensare.ย Nell’articolo emergono diversi punti di vista e in quello di Carr si legge:

“Over the past few years, I’ve had an uncomfortable sense that someone, or something, has been tinkering with my brain, remapping the neural circuitry, reprogramming the memory. My mind isn’t going โ€“ so far as I can tell โ€“ but it’s changing. I’m not thinking the way I used to think. I can feel it most strongly when I’m reading. Immersing myself in a book or a lengthy article used to be easy. My mind would get caught up in the narrative or the turns of the argument and I’d spend hours strolling through long stretches of prose. That’s rarely the case anymore. Now my concentration often starts to drift after two or three pages. I get fidgety, lose the thread, begin looking for something else to do. I feel as if I’m always dragging my wayward brain back to the text. The deep reading that used to come naturally has become a struggle.”

Secondo Carr l’esposizione continua a nuovi sistemi digitali, alla rete e alle nuove tecnologie ha un impatto sui processi cognitivi e sull’evoluzione della mente con effetti che vanno da una concentrazione discontinua, all’esigenza di attivitร  parallele (multitasking), fino al modo di memorizzare informazioni: non abbiamo piรน bisogno di “registrare”, annotare o imparare perchรฉ sappiamo che esistono sistemi (google per esempio) che ci permettono di recuperare informazioni in real time. Il web ed Internet sono diventate delle protesi della memoria collettiva.

Di fronte a queste affermazioni รจ facile farsi prendere dal panico e dalle preoccupazioni e pensare subito la fatidica frase “era meglio prima” . Non รจ cosรฌ, secondo me. In fondo se ci pensate il timore dell’evoluzione tecnologica, e faccio riferimento anche a Platone,ย ha sempre accompagnato l’uomo in ogni fase evolutiva, dalla scrittura, alla stampa alla fotografia, dal fax al telefono fino a radio e televisione.

Non c’รจ dubbio che la tecnologia sia un attivatore di rivoluzioni e cambiamenti, ed รจ evidente che la societร  sia stata rimodellata dalla tecnologia e dall’evoluzione della comunicazione. Basta guardare l’impatto che la stampa ed i mezzi di diffusione hanno avuto sul nostro mondo. E’ interessante leggere nel post del Guardian come fino ad oggi l’attenzione sia stata focalizzata proprio sulla societร  e molto meno sulle modifiche all’uomo.ย Carr sostiene che la neuroscienza moderna, che ha rivelato la “plasticitร ” del cervello umano, ha dimostrato che le nostre pratiche abituali e la routine nelle attivitร  di tutti i giorni possono realmente cambiare e modellare anche le nostre strutture neuronali. Il cervello degli analfabeti, per esempio, รจ strutturalmente diverso da quello di persone che sanno leggere. Quindi, se la stampa e la relativa esigenza di imparare a leggere ha e ha avuto impatto sullo sviluppo del cervello umano, allora รจ anche logico supporre che la nostra dipendenza dalla tecnologia, dalla rete e da Internet abbia lo stesso effetto.

Non tutti i neuroscienziati sono perรฒ d’accordo con questa tesi: molti ritengono che l’uso di Internet abbia migliorato l’intelligenza umana, altri invece ritengono che le tecnologie si siano sviluppate proprio per supportare la capacitร  umana di metabolizzare sempre piรน informazioni e poter gestire al meglio il carico di sovraccarico di informazioni: Google per esempio non sarebbe un problema, ma l’inizio di una soluzione.

Io trovo che Internet abbia cambiato il modo di pensare, il modo di relazionarsi e anche il modo di sviluppare nuove forme di comunicazione. Ha stimolato e reso possibile l’utilizzo di alcune caratteristiche del cervello che probabilmente non erano mai state utilizzate completamente.

Internet ha modificato e sta ancora modificando il nostro modo di pensare.

Voi come la vedete?

Io Amo Internet. Ecco perchรจ.

In questo ultimo periodo mi sono domandato piรน volte perchรจ amo internet e perchรจ ho questa innata passione per la tecnologia. Sono arrivato alla conclusione che tutto รจ legato alla domanda: Internet ed il digitale ha cambiato in meglio la nostra vita?

Internet , il web 2.0, i servizi mobile e tutto il mondo digitale che ci orbita intorno ci ha cambiato, non รจ un modo di dire. Dagli smartphone all’iPad, dagli sms alla mail, dai feedrss ai tweet, dalla connessione a banda larga, ai pagamenti on line e ai pagamenti con cellulare, dai servizi in mobilitร  fino ai social network location-based, siamo sempre piรน legati al mondo digitale e la nostra routine giornaliera รจ sempre piรน legata ad un click e alle informazioni interconnesse tra di loro.

Ogni giorno tutte questi click mettono in relazione realtร  e virtuale, ci forniscono nuove informazioni, ci permettono di sviluppare idee e nuovi business ma soprattutto ci permettono di comunicare ed interagire con persone spesso sconosciute e lontane, allargando orizzonti ed opportunitร .

Il Web 2.0 sta creando nuove forme artistiche, nuovi mestieri e nuove correnti culturali. La rete ha dato spazio, voce, consapevolezza ed autorevolezza a chi, in altro modo, non ne avrebbe mai avuta ed in particolare ha dato visibilitร  a guerre altrimenti sconosciute. Ha permesso di salvare delle vite umane e ha portato la cultura e l’informazione dove non ci sarebbe stata la possibilitร . Ha smosso la voglia di sapere e ha dato vita a piccole grandi rivoluzioni.

Internet ha ampliato le relazioni e allo stesso tempo ha reso molto piรน piccolo il mondo. L’ha reso un piccolo paese, un pรฒ provinciale, nel quale una notizia o un inciucio si propaga rapidamente da news in messaggio, da post a tweet fino al rimbalzo cross mediale, in tv, dove arriva all’orecchio e alle persone ancora non connesse.

Semplicemente, ha giร  cambiato la nostra vita. Lo ha giร  fatto e continua a farlo ogni momento.

Ecco perchรจ io amo internet ed il vivere digitale.

Crowdsourcing si, crowdsourcing no

La crescente diffusione di Internet e della mobilitร  degli ultimi anni ci ha permesso di assistere negli ultimi anni alla crescita dei servizi virtuali come alternativa ai servizi fisici. Siamo passatiย dalla posta alla email, dallo shopping all’ecommerce, passando per la didattica e l’e-learning arrivando ai libri e gli e-book e cosรฌ via.ย ย La “virtualizzazione” dei servizi e delle informazioni ha dato vita a molteplici declinazioni e forme, tra cui il Crowdsourcing, fenomeno che recentemente ha iniziato a farsi conoscere.

Il termine, coniato da Jeff Howe, nell’articolo The Rise of Crowdsourcing,ย deriva dalla fusione di due parole, ovviamente, non italiane: da un lato crowd (collettivitร ) e dall’altra outsourcing (esternalizzazione). La coppia di parole spiega facilmente e in modo sintetico il significato di questo fenomeno: leย aziende propongono dei progetti o delle esigenze (anche problematiche) sul Web e la collettivitร , la rete fatta di addetti ai lavori e liberi professionisti interessati, attraverso il proprio contributo, propongono soluzioni e collaborano alla realizzazione del progetto. La particolaritร  di questa “metodologia” sta nel fatto che non รจ detto che ci sia un solo vincitore, anzi. Molto spesso, proprio perchรจ si tratta di una fucina di idee, proposte e collaborazioni, la soluzione arriva da piรน fronti e non รจ una sola.

Dal mio punto di vista il Crowdsourcing รจ una grandissima opportunitร  che va pianificata, gestita e governata con la coscienza che ha dei vantaggi ma anche degli svantaggi. Se da una parte infatti si ha un effetto di forteย riduzione del tempo di lavoro, il taglio dei costi e la partecipazione collettiva della comunitร  (alla quale non sempre per budget si avrebbe la possibilitร  di accedere), ย dall’altra parte c’รจ da tenere in considerazione anche alcuni rischi. In primis, come รจ noto,ย al basso costo non corrisponde sempre un’ottima qualitร  e secondo luogo che non รจ detto che la creativitร  proveniente dalla rete dia sempre nelle soluzioni migliori. Infatti, c’รจ da tenere in considerazione che non รจ facile gestire piรน persone e risorse contemporaneamente, geograficamente dislocate distanti ed ognuna con una propria metodologia di lavoro ed i propri tempi. Un ambiente lavorativo di un’impresa, in cui il gruppo piรน omogeneo รจ dislocato in un solo punto e con un coordinamento diretto, รจ certamente piรน semplice.

C’รจ da tenere in considerazione anche un altro effetto non meno importante. I professionisti che partecipano ad un progetto di crowdsourcing sono a rischio di perdita di tempo: partecipare ad una competizione con “troppi concorrenti” provenienti dalla rete, rischia di rendere un idea o una soluzione poco visibile e quindi non eleggibile, con il conseguente effetto che un lavoro non sia poi ripagato.

Tim Berners-Lee ed il futuro del web

Un video assolutamente da vedere e ascoltare. 20 anni fa, Tim Berners-Lee inventรฒ il World Wide Web. Per il suo prossimo progetto, sta lavorando alla creazione di un web pensato in funzione di dati condivisi e interconessi che potrebbe rappresentare per i numeri ciรฒ che il Web รจ stato per le parole, le immagini e i video: rendere accessibili i dati riformulando il modo in cui li usiamo.

Due modi di leggere la realtร  di Internet in Italia

Capita molto spesso, forse sempre, di leggere ed interpretarne il significato delle milioni di informazioni che ogni giorno ci bombardano, secondo dei modelli mentali che abbiamo ormai immagazzinato o magari secondo euristiche. Non facciamo mai caso al modo in cui una certa informazione ci รจ stata mostrata. Magari ce ne accorgiamo dopo.

Il video che riporto qui di seguito fa riflettere sullโ€™approccio verso la Rete e la sua comprensione.

Ideato da Marco Montemagno e Tiziana Cera Rosco, ispirati dal video di Lost Generation.