People-Based Marketing e l’ADV di domani

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Che l’AppleTv fosse un bomba atomica, ve l’ho detto. Che Facebook abbia rilasciato l’SDK per AppleTV, lo sapete. Che la TV stia per entrare nella sua seconda vita, immagino lo abbiate capito. Che l’ADV a cui siamo esposti è sempre più preciso e capillare, lo state notando e ne avevo già parlato parecchio tempo fa nel post “l’ADV che verrà“. Che siamo in un momento in cui i dati utilizzati, tra interessi, grafi sociali e localizzazione, siano ormai utilizzati per l’applicazioni in molti ambiti in modo pesante, anche.

Ora, immaginate l’integrazione di queste cose e poi pensate al momento in cui rientrate a casa, e vi sedete a guardare la vostra TV, connessa, al palinsesto che state guardando, ma soprattutto immaginate gli spot pubblicitari che si rimappano in funzione dei vostri interessi, delle persone che avete incontrato, dei luoghi in cui vi siete stati in giornata e che in modo interattivo vi incentivino a delle azioni.

L’ADV che verrà sarà people-based.

Sarà basato sulle persone e le utilizzerà come vettore di dati nel mondo reale, sarà sempre più di prossimità e basato su interessi anche del contesto in cui la persona è presente. Entrerà in più punti della nostra vita grazie all’interconnessione degli oggetti, nel momento giusto, con il messaggio sempre più vicino al nostro stile e punterà alla cattura dell’attenzione delle persone cercando di anticipare esigenze, generandone anche di nuove, sempre più vicine alle abitudini delle persone.

Come dicevo parlando di Experience Graph,

L’intersezione dei dati di questi grafi, è quella che ho definito ormai un paio di anni fa Experience Graph: ossia un grafo in cui i dati di persone, interessi, oggetti diventano elementi di influenza di prossimità e di contesto.

Questo sarà il People-Based Marketing.

Location Based Services: non è solo una questione di Lat e Lng

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Le nuove tecnologie sono diventate un fenomeno di massa che coinvolge la maggior parte della popolazione. Mobile, Smartphone e Social sono parole che tutti cominciamo a conoscere: a Novembre del 2011 circa il 70% della popolazione italiana era connessa ad internet e di questi circa 93% è anche presente sui Social Network. Nel 2011 la penetrazione degli smartphone in Italia supera il 30% e raggiunge i 25 milioni di dispositivi con una crescita di circa il 52% rispetto al 2010. Dei possessori di smartphone la percentuale che utilizza servizi di geolocalizzazione ( LBS – Location Based Services ) è assolutamente crescente.

La geolocalizzazione, ossia l’identificazione della posizione geografica nel mondo reale di un dato oggetto, è presente nella vita quotidiana ed il concetto di CheckIn, l’azione che permette ad un utente la condivisione di un istante, è sempre più integrata nei servizi utilizzabili da Mobile. Se si vogliono analizzare i motivi di crescita dei sistemi di geolocalizzazione, a mio avviso i tre fattori determinanti sono stati tecnologia, dati e mercato delle app. In particolare:

  1. l’aumento della precisione dei dispositivi è passata nel giro di pochi anni da 100/5000 metri a 5/20 metri ed il tempo di allineamento della rilevazione è passato da 10 secondi a 1 secondo, generando un abbattimento dei costi e la possibilità di informazioni praticamente in realtime;
  2. l’adozione e lo sviluppo delle tecnologie preinstallate negli smartphone  ha reso le funzionalità di geolocalizzazione disponibili a tutti;
  3. la disponibilità della connettività da mobile ha permesso a più persone di iniziare ad interaggire maggiormente con piattaforme, social e applicazioni;
  4. l’ecosistema delle app, gli store e le API hanno generato e accelerato lo sviluppo di applicazioni per i dispositivi, la possibilità di integrare dati e generare opportunità di business.

La domanda e anche la risposta al “perchè la posizione e gli LBS oggi stanno diventando diventando così importante“, diventa quasi banale: la geolocalizzazione, vista dal lato business risponde a domande importanti e che permettono di conoscere ed analizzare i propri utenti, non solo dal punto di vista analitico, ma soprattutto comportamentale.

Negli ultimi tempi mi è capitato spesso di confrontarmi con varie startup che stanno implementando sistemi di geolocalizzazione, e mi sono accorto che l’attenzione è soprattutto focalizzata sugli effetti “social” derivanti dalla condivisione di una posizione e molto meno sull’importanza analitica e strategica dello studio di quel dato. Durante il corso che ho tenuto in Digital Accademia e durante il Master di MakeItSo, ho approfondito questo tema analizzando il valore del “CheckIn” per le aziende e per il business, cercando di andare oltre l’effetto della diffusione e della condivisione sociale.

Prima di tutto ho individuato le varie componenti del checkIn e la tipologia di opportunità che queste nascondono in se, oltre alla semplice latitudine e longitudine:

LBS oltre le semplici coordinate
LBS oltre le semplici coordinate

Sono stati poi individuati i modelli su cui basare la propria piattaforma di Location based Service:

Modelli possibili per gli LBS
Modelli possibili per gli LBS

Ed infine, ho mostrato tutte le fasi che danno valore al dato, sia per l’utente, sia per la piattaforma, sia per le aziende partner o per la stessa azienda, in chiave strategica:

LBS: il modello per la creazione di valore
LBS: il modello per la creazione di valore

Nelle slide che seguono trovate la presentazione integrale: ogni commento o integrazione è ben accetta.

GeoLocal – Informare, conoscere ed coinvolgere

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Oggi pomeriggio alle 15 avrei dovuto tenere un talk presso la Business International all’evento Social Media Marketing 3.0. Purtroppo per un piccolo inconveniente capitato poco prima dell’ora di pranzo non ho potuto partecipare.

Il mio talk dal titolo Geolocal Informare, conoscere e ingaggiare (termine cambiato successivamente in coinvolgere su suggerimento di Vincenzo S. in una discussione su Facebook) aveva l’obiettivo di presentare i sistemi di Location Based Services e di GeoLocal alle imprese presenti: le slide erano sono strutturate per mostrare il mercato degli smartphone in fortissima crescita, focalizzare l’attenzione sulla situazione in Italia, mostrare dei numeri di crescita del mercato e dell’utilizzo delle applicazioni e dei social network per poi arrivare a farne capire i benefici e dare degli spunti per valurne un possibile investimento futuro.

Il cuore della presentazione è a mio avviso nel passaggio dove appunto parlo di Geolocal e di come strumenti dedicati possano permettere alle aziende di informare i propri utenti, conoscerne abitudini ed esigenze e come coinvolgerli e fidelizzarli attraverso sistemi di Social gaming, realtà aumentata, loyalty e competizioni, deals e rewards.

19.10.2011 – Presentazione del libro “Geolocalizzazione e Mobile Marketing” all’Università Europea di Roma

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Mercoledi 19 ottobre alle ore 16:00, presso l’Aula Tesi dell’Università Europea di Roma, presenterò insieme ad Alessandro Prunesti il nostro nuovo libro “Geolocalizzazione e mobile marketing: fare business con le app e i social game”, edito da Franco Angeli. Oltre a noi interverranno, durante la presentazione del libro:

  • P. Paolo Scarafoni, L.C., Magnifico Rettore dell’Università Europea di Roma
  • Prof. Gianluca Casagrande, Direttore Scientifico del Geographic Research And Application Laboratory
  • Prof.ssa Margherita Pedrana, docente di Economia del Turismo presso l’Università Europea di Roma.

In accordo con Alessandro abbiamo deciso di dare un taglio molto pratico e dinamico alla presentazione, in linea con lo spirito del contenuto del libro. Il programma sarà il seguente: introduzione e saluti del Rettore e introduzione da parte del Prof. Casagrande, Alessandro approfondirà i temi trattati all’interno del volume (mobile marketing, geolocalizzazione, check-in, social gaming, pianificazione strategica e operativa), mentre io presenterò alcune case histories attuali analizzandoli in modo un pò più specifico dal punto di vista del marketing e dei modelli di business. La sessione si concluderà con l’intervento da parte della Prof.ssa Margherita Pedrana, che evidenzierà l’importanza delle applicazioni mobili per lo sviluppo del settore del marketing turistico.

Durante la presentazione mostreremo i dati relativi ai check-in di Foursquare e Instagram dei presenti, aggiornati in tempo reale, evidenziando nel modo più pratico possibile in che modo è possibile mettere in pratica un’attività di mobile marketing e social gaming.

La Sala Tesi ha posti limitati; per questo motivo, per partecipare all’evento è necessario prenotarsi compilando il modulo su Eventbrite.

Vi aspetto.

Più Places per tutti: benvenuto Maptivism!

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No no, non è un invito a manifestare in piazza, faccio riferimento a tutta questa geolocalizzazione che per moda, utilità o semplicemente cazzeggio è e sarà intorno a noi!

Facebook questa notte ha presentato Facebook Places, il servizio di geolocalizzazione che tutti aspettavano. A primo impatto, la cosa che mi ha fatto un pò ridere (e non solo a me)  è il logo: Facebook, un pò come fa Google nei loghi speciali, ha nascosto (nemmeno tanto) il numero 4, richiamando il Four di Foursquare, tra le vie che compongono la mappa sulla quale è depositato il Marker. Il servizio, attualmente utilizzabile solo dagli Stati Uniti ma nel frattempo Mashable ne ha pubblicato una guida descrittiva piuttosto completa.

Come avevo anticipato nel mio post, Places permetterà di effettuare lo status update localizzato inserendo il luogo in cui ci si trova, e  darà la possibilità di “taggare” gli amici in un determinato posto, facendo apparire, come già succede con i tag attuali, l’informazione sullo stream di chi è stato citato.

Riguardo alla privacy, così come già pensavo nel precedente post e come giustamente ha riportato anche De Biase oggi, le difficoltà non saranno poche e anche questa volta le regole preimpostate da Facebook sono discutibili: è necessario dichiarare la propria adesione per consentire alle applicazioni di usare la localizzazione, mentre di default gli amici potranno vedere la nostra posizione. E’ comunque possibile applicare policy più restrittive per se non vogliamo condividere le informazioni geolocalizzate alle applicazioni degli amici. Anzi ricordatevi di farlo.

Leggendo altri post e tweet in giro per la rete, sembra che l’uscita metta a rischio le attività degli altri player (Gowalla, Fursquare, Brightkite…). Come avevo accennato sempre ieri nel post relativo all’uscita di Facebook Places, stanotte sul palco dell’evento di Facebook erano presenti i responsabili di Foursquare e Gowalla, e questo secondo me dimostra quanto ho scritto: Facebook, come Twitter, non si metterà in concorrenza diretta, ma sarà un aggregatore di queste informazioni, facendo diventare gli altri sistemi, una sorta di partner. Al momento dell’uscita, come dice anche Vincos nel suo post, il rapporto con Facebook è solo unidirezionale, solo i check-in dei due pionieri alimenteranno lo stream di Facebook (cosa che veniva già fatta con il cross posting, in modo un pò più destrutturato).

Il problema che evidenziavo in qualche post fa, relativo alla convergenza dei social network, mi fa sempre più pensare, come dice anche Catepol, al “lavoro” che ognuno di noi dovrà svolgere nell’aggiornare e utilizzare tutti questi sistemi: quanti giardini dovremo coltivare? E soprattutto, quanto è utile sparpagliare le info in giro per vari sistemi e non averle aggregate in un solo punto?

Ora che 500 milioni di persone potranno geolocalizzare e geolocalizzarsi, e soprattutto dopo che il sistema verrà esteso oltre i confini statunitensi, secondo me sarà necessario intraprendere di nuovo non tanto il discorso della privacy (secondo me problema mai esistito) quanto il problema della netiquette e del corretto utilizzo di questi sistemi.

L’arrivo di facebook nel mondo della geolocalizzazione e dei location based services sarà una ulteriore e definitiva spinta di questi sistemi nella vita quotidiana di tutti, e darà il via alla trasformazione di questi sistemi in commodity. Non saranno più piattaforme ad uso solo degli early adopter , che oggi checckano ogni punto o mappano (da veri maptivist) tutto quello che ritengono necessario, ma saranno alla portata di tutti. Mi auguro che la diffusione degli LBS, possa dare il via alla crescita di sistemi socialmente utili come la mappatura di problematiche sociali e ambientali, monumenti, terremoti, manifestazioni, eventi sportivi, traffico e incidenti.

Benvenuto Maptivism, ora si che possiamo iniziare.

Social Location Based Services, arriva Facebook

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Il 2010 è l’anno dei social location based services: Foursquare, Gowalla, Google Latitude, Loopt, Brightkite, MyTown e tanti altri servizi geolocalizzati che ogni giorno escono fuori.

Infografica di Techcrunch

Negli ultimi mesi abbiamo visto una rapida crescita di questi servizi, in particolare Foursquare, che rispetto agli altri sistemi ha dato il via alla moda del CheckIn abbinato al Social Game.

Leggendo Woork Up ho trovato alcuni dati interessanti su RJmetrics: attualmente il mercato degli lbs principalmente si divide tra Foursquare e Gowalla. Il primo, Foursquare, sembra essere avanti di parecchio rispetto al concorrente con oltre 2,5 milioni di utenti attivi e con una crescita media giornaliera di 19.000 utenti al giorno (dati dell’ultimo mese), mentre Gowalla ha poco più di 390.000 utenti attivi (praticamente circa il 16% degli utenti totali di Foursquare), con un incremento medio giornaliero di 1.800 nuovi utenti.

Secondo Google Trend, Foursquare genera oltre 5,5 milioni di visitatori unici al mese con una crescita del 350% da gennaio ad agosto 2010 mentre Gowalla genera 830.000 visitatori / mese con un aumento del 15% considerando lo stesso periodo dell ‘anno. Per quanto riguarda gli altri concorrenti, relativamente a Google Latitude, non ci sono dati ufficiali se non una dichiarazione che riferisce circa 3 milioni di utenti attivi con un incremento del 30% al mese (circa 30.000 utenti al giorno). Se la crescita di Latitude fosse rimasta costante, vorrebbe dire che negli ultimi tre mesi il servizio di Google dovrebbe aver raggiunto 5,7 milioni di utenti attivi. Un numero decisamente importante rispetto a Foursquare e Gowalla.

Tra i vari servizi, c’è anche Loopt, un altro popolare (non in Italia) servizio location-based di mappatura sociale ha raggiunto oltre 4 milioni di utenti con 240.000 visitatori unici al mese, mentre Brightkite ha  superato 2 milioni di utenti e MyTown ha una userbase di 2,8 milioni di persone.

Poco tempo fa è stato il turno di Twitter con Places. E’ stato uno scossone per il mercato degli LBS? Non mi sembra. Twitter è entrato nel mondo dei Location Based Services integrandosi trasversalmente con Gowalla e Foursquare attivando così la possibilità di geolocalizzare ogni Tweet. A mio parere questa è stata una mossa strategicamente corretta poichè ha permesso a Twitter di entrare nell’onda del next big thing e allo stesso tempo gli ha permesso di mantenere il suo DNA di Microblogging senza entrare in competizione con gli altri sistemi ed evitandosi a monte il problema della corsa alla leadership degli lbs, che volendo avrebbe benissimo potuto intraprendere, visto il numero di utenti attivi (100 milioni di utenti circa).

E se entra Facebook? In questi giorni entrerà anche Facebook (…magari copiando twitter lo chiamerà Facebook Places), nel mondo della geolocalizzazione diventando così competitor anche di Foursquare, al quale poco tempo prima aveva offerto circa 120 milioni di dollari per acquistarlo. Ho letto molti post relativi all’ingresso di Facebook, tra cui anche quello del IlPost e tutti più o meno vedono questa mossa come pericolosa per il futuro di Foursquare.

Secondo me nel breve tempo non succederà nulla o per lo meno non ci saranno grossi cambiamenti. Facebook uscirà con delle funzionalità di georeferenziazione delle informazioni e permetterà agli utenti di localizzare foto, status update e visualizzare la posizione degli amici. Malgrado i suoi oltre 500 milioni di utenti, secondo me non riuscirà a scardinare, superare o sovrastare il modello di Social Game e Social Guide sviluppato da Foursquare. Anzi, a mio avviso Foursquare potrebbe crescere di più, accelerata dalla spinta che la stessa Facebook darà al mercato della geolocalizzazione.

Le motivazioni secondo me, sono più di una. La prima è riconducibile principalmente al discorso privacy e riservatezza: oggi in Foursquare posso “partecipare” con un Nick o con la visibilità del solo nome e potenzialmente potrei giocare senza farlo sapere a tutti. Attivando il servizio di localizzazione su Facebook questa scelta potrebbe esser più difficoltosa se non impossibile (come lo è su Latitude), visto che tutto il sistema dialoga per Nome e Cognome e la gestione della privacy non sarebbe così semplice.

Gli utenti di Facebook inoltre utilizzano il sistema principalmente per un uso “casalingo”, di gossip, per impicciarsi degli affari degli altri, per rimanere in contatto con amici: mi aspetto che l’utilizzo maggiore della localizzazione in Facebook sia per vedere dove sono gli amici e dove hanno scattato una foto, e non per guadagnare punti, censire Tips, commenti e feedback e mappare nuovi luoghi. Secondo me Facebook non sarà un competitor, ma un altro partner degli altri sistemi di lbs e questo permetterà a Foursquare e agli altri di crescere sull’onda della diffusione dei servizi geolocalizzati e della mania del checkin.

Secondo me è più facile che prendano piede applicazioni terze che interagiscono con i dati georeferenziati di Facebook che funzionalità proprietarie: magari piattaforme di Augmented Reality + Social. Allora, forse in questo caso, sarebbe a rischio Foursquare.

Risquare – battle of the check-in

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Foursquare sta crescendo ed i numeri parlano da soli. Techcrunch ha pubblicato un articolo nel quale mostra la crescita degli utenti e della mole di dati condivisi: nel giro di pochi mesi ha superato il milione di utenti e ogni giorni vengono effettuati oltre 2 milioni di check-in.

Anche io dò il mio piccolo contributo con una media di 10 check-in giornalieri. Qualcuno mi ha domandato perché mi impegno tanto a fare check-in ed a che serve. Il motivo per il quale una persona fa check-in, secondo me, è fondamentalmente divertimento (il gusto di guadagnare badge e mayorship) ed egocentrismo, sì egocentrismo 2.0, quella voglia di farsi vedere e farsi riconoscere.

Tutte le mattine qualcuno effettua una fermata dove qualche giorno prima, o anche poche ore prima, l’abbiamo fatta noi e questo mette a “rischio” la nostra conquista. Si innesca così quella voglia (esigenza?) di timbrare il posto dove siamo stati. Un modo per segnare il territorio, un pò come fanno gli animali… Cit. @nicolamattina

Da un pò di tempo, per esempio, sono diventato Mayor della Stazione Termini, una Venue ambitissima, una location che conta circa 500 check-in unici ed oltre 650 totali, e ogni mattina, ogni momento della giornata c’è qualcuno che vuole conquistarla. La battaglia va avanti cosi ogni giorno a suon di check-in e tweet di sfida.

La sfida, ecco cosa c’è di bello in foursquare. E così, da appassionato del gioco del Risiko, è nata l’idea di RiSquare.com.

Risquare.com è un gaming basato completamente su Foursquare e si sviluppa sullo stesso concetto del Risiko: conquistare una serie di venue, definite all’interno di un obiettivo assegnato ad inizio partita. Ogni partita è composta da più giocatori, possibilmente nella stessa area geografica per rendere più accattivante e difficile le conquiste delle venue. I giocatori possono essere invitati dagli stessi che hanno avviato una partita. L’invito consiste nel richiedere ad un determinato utente di confermare la propria partecipazione attraverso l’autenticazione con il proprio account di foursquare su risquare.com.

Ogni partita si conclude quando uno dei concorrenti completa il proprio obiettivo e ne comunica al sistema il raggiungimento, effettuando l’ultimo check-in sul sito risquare.com. Le partite hanno anche un tempo limite entro cui termiare la partita. Quando scade il tempo viene valutato dal sistema lo stato in cui ci si trova e viene assegnata la vittoria al concorrente che ha conquistato e completato la percentuale più alta di venue del proprio obiettivo.

Gli obiettivi, assegnati in automatico dal sistema, nella versione iniziale saranno uguali per tutti gli utenti, così da creare una competizione alla pari. Gli obiettivi potranno esser composti nei seguenti modi:

  • conquistare una categoria specifica di venue (esempio: conquista un ristorante ed un hotel a tua scelta)
  • conquistare un locale specifico (esempio: conquista il ristorante della Sora Lella)
  • effettuare un numero di check-in in posti specifici (esempio: effettua due check-in in due piazza diverse)
  • censire nuove venue ed invitare utenti a fare un check-in

Il concetto di conquista di una venue equivale al concetto di conquista della mayorship. Ovviamente al momento dell’inizio della partita verranno memorizzate le mayorship già in possesso di ogni singolo utente e queste non avranno validità ai fini del raggiungimento dell’obiettivo durante una partita.

Il sistema/gioco può svilupparsi anche in chiave di business e permettere cosi anche l’assegnazione di premi agli utenti, aggiungendo agli obiettivi assegnati eventuali venue sponsorizzate (esempio: conquistare la sede di “Intimissimi”).

Ovviamente, per evitare che gli utenti effettuino il check-in fuori dalla location senza nemmeno entrare nel locale si potrebbe pensare al check-in integrato con un sistema di qr-code (codice bidimensionali leggibili dalla maggior parte dei cellulari e degli smartphone con fotocamera) posizionato alla cassa o magari direttamente sullo scontrino in fase di acquisto (così che possa esser certificato un acquisto).

Le partite vinte darebbero all’utente punteggi nella classifica globale di risquare.com e questo potrebbe generare anche incontri incrociati tra giocatori in diverse zone del mondo.

Lo sviluppo di questo sistema risulta essere molto semplice poiché la maggior parte delle funzioni sono demandate a Foursquare: mayorship, check-in, registrazione utenti ma sopratutto non è necessario sviluppare nessun client per mobile, sfruttando completamente quelli esistenti (blackberry, iPhone, android) e tutte le Api messe a disposizione da 4SQ stesso.

Lo stato attuale del progetto è il seguente:

  • domini e nome registrati
  • marchio e idea definita
  • layout grafico completato
  • sviluppo applicativo al 30%

Cosa sto cercando? Mi piacerebbe che fosse un prodotto di Indigeni Digitali, un progetto a cui contribuissero tutti quelli che hanno disponibilità di qualche ora. Sarebbe il primo progetto di Gaming completamente Open e sviluppato dalla tribù di Indigeni, ognuno per la propria competenza.

Che ne pensate?

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La conferenza dei Sindaci di Foursquare, vista da fuori

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Ieri si è svolta a Bologna la prima conferenza dei sindaci di Foursquare e da quello che si legge sui blog (Andrea Contino, Luca Conti, Luca Della Dora, MiniMarketing, DelyMyth ) e dai molti tweet con hashtag #4sqconf, è stato un grande successo. Secondo Luca Conti le ragioni sono state numerose a partire dai tempi dedicati all’organizzazione (poco più di due mesi), la location informale e molto bella, il numero limitato di partecipanti  ed il giusto equilibrio di contenuti e networking, nonchè le idee creative sia nell’organizzazione che portate dai partecipanti.

Io non sono riuscito ad andare, mi è dispiaciuto moltissimo, ma ero di ritorno da una conferenza presso la Confartigianato di Sondrio incentrata sull’Innovazione per le imprese di artigiane. Ho seguito però attivamente i Tweet e le informazioni condivise in rete da tutti i Sindaci partecipanti e devo dire che comunque è stato interessante. Da quello che ho potuto leggere, i 30 minuti trascorsi in video conference tramite skype con Dennis Crowley collegato dagli Stati Uniti, sono stati piacevoli ed interessanti, ed i numeri che ha presentato sono assolutamente motivo di forte attenzione: 2 milioni di utenti registrati, 25.000 nuovi iscritti al giorno, 27 dipendenti, 15 milioni di finanziamento di venture capital usato per rimanere indipendenti (se necessario) per i prossimi 2 anni, 60% utenti USA, 40% resto del mondo, 20% Europa, 25.000 offerte speciali legati a locali in attesa di accettazione, lavoro svolto da 2 stagisti e un dipendente (numeri presi dal sito di Pandemia). Dennis Crowley ha accennato anche ad alcune novità relative all’utente e al mondo business.

Oggi ho cominciato a leggere con molto interesse  le prime presentazioni condivise in rete, su slideshare:

  1. Gianluca Diegoli – Foursquare: alcuni motivi di dubbio sul futuro, di un indubitabile caso di successo
  2. Luca Conti – Foursquare e location privacy
  3. Edoardo Piccolotto – Gowalla ed il processo di Branding

Prendendo al balzo l’ultima slide di Luca, nella quale ci incentiva alla discussione, devo dire che il tema privacy è veramente un tema caldo ed il suggerimento che esce dalle sue slide, relativamente all’utilizzo consapevole di Foursquare (così come di tutti i sistemi social) lo trovo perfettamente in linea con il mio punto di vista. Lo scambio di Tweet tra me e  Luca Perugini, a seguito di una citazione di @gluca, durante il suo intervento, è assolutamente significativo: “Quando si comunica su Social Media, il mondo è in CC. Solo pochi però ne hanno la consapevolezza”.

Sempre riguardo alla privacy condivido anche il suggerimento di Luca di limitare la condivisione su Facebook e Twitter. Secondo me Fousquare in questo caso funge da sistema di cross posting e ci permette di aggiornare lo status con un informazione aggiuntiva, la geolocalizzazione (che oggi per esempio Facebook non ci permette). E’ corretto consigliare un utilizzo strutturato e controllato, così come avviene anche con altri strumenti, tipo HelloTXT, che permettono l’aggiornamento massivo dello status update con un solo click. Il tema privacy è talmente soggettivo, che oltre a dare qualche linea guida è difficile dire se è giusto condividere un informazione: ognuno è responsabile della propria privacy e delle proprie informazioni condivise in rete.

Ho invece riletto le slide di Gianluca più volte, cercando di capire se i suoi 14 punti sono una provocazione, fatta per generare discussione o se realmente ha ragione nel dubitare di Foursquare. Personalmente, così come è successo anche a Luca Della Dora, ci sono alcuni punti che mi hanno fatto riflettere e che condivido ed altri che invece non condivido affatto. Ovviamente ci tengo a sottolineare che non avendo ascoltato l’intervento, la mia opinione è basata esclusivamente sulle slide. Analizzandoli uno per uno queste sono le mie opinioni:

  • 14° motivo – Brightkite, Latitude, Dopplr, Tripit… Se fossi in Foursquare sarei superstizioso.
    Non credo succeda lo stessa cosa. 4SQ ha un modello più strutturato e maggiormente integrabile in diverse direzioni: dal Social Gaming al Social Guide. Gli altri sistemi non avevano un modello premiante (come i badge) che attira e mette in competizione le persone.
  • 13° motivo – Quello che succede in Foursquare rimane (quasi tutto) in Foursquare. No API, no Google.
    Non ho capito il concetto di no API. Forse Gianluca intende che son poche quelle messe a disposizione: in questo caso si ha ragione, in effetti sono poco dettagliate, ma secondo me la scelta di Foursquare è voluta. Non esporre tutte le API o alcune informazioni di valore è forse una protezione del proprio patrimonio di dati. Se le API esponessero tutte le informazioni, chiunque potrebbe implementare sistemi per Importare / Esportare le venue ed i CheckIn da un sistema all’altro (cosa che in parte è già fattibile).
  • 12° motivo – Quanti siamo veramente? 2 milioni : 500 milioni = x : 16 milioni. In Italia 60.000?
    Beh il calcolo è corretto, ma è pur vero che nel numero di iscritti presi in considerazione (immagino) di Facebook, non ci son più solo gli early adopter, ma anche gli altri utenti (mia madre per esempio). In Italia invece, secondo me, Foursquare è ancora nella fase di utilizzo esclusivo di utenti precoci.
  • 11° motivo – […] on places that have tons of tips it’s hard to find the ones that really are going to make your experience magical.
    Condivido. Infatti ritengo corretto che 4SQ implementi la funzione di Like sui Tips, proprio per dar valore ai suggerimenti degli utenti. C’è anche da dire che se Foursquare implementa anche il like è come se volesse andare verso Facebook, come ho detto in un mio post, il Like di Facebook è già un sistema di CheckIn.
  • 10° motivo – […] lots of locations don’t have any tips, even ones that have Foursquare users checking in.
    Gli utenti sono pigri. Sono convinto però che a breve verremo sommersi di Tips, non scritti dagli utenti al momento del checkIn, alimentati da siti di guide turistiche, tramite API
  • 9° motivo – Perde il confronto con Around Me in utilità e usabilità immediata
    Secondo me sono due cose diverse, sia in termini di funzionalità che di utilità. In Around Me decidi dove andare (la funzione core è il search), in Foursquare confermi che sei arrivato (la funzione core è il checkIn).
  • 8° motivo – Il sindaco, in un sistema democratico, dovrebbe essere il più votato, non il più presente
    Condivido il concetto di Gianluca, ma non applicato a Foursquare. Un sistema basato sul voto degli altri utenti, non avrebbe fatto esplodere Foursquare come invece sta succedendo. Il CheckIn è un azione che vede coinvolto un solo utente, mentre il voto più utenti ne vede coinvolti di più. Inoltre, se due utenti fossero in competizione per la stessa venue, darebbero mai il voto al concorrente?
  • 7° motivo – I miei amici sono degli incompetenti nella maggior parte dei locali (statisticamente)
  • 6° motivo – Il check-in è la recensione della gente pigra
    Condivido pienamente questa osservazione, ed è per questo che ritengo il Like di Facebook un sistema di CheckIn.
  • 5° motivo – Funziona bene, il gioco. Ma solo finchè siamo pochi e non ci sono troppi soldi in ballo.
    Non sono completamente d’accordo, secondo me continuerà a funzionare allo stesso modo. Piuttosto la crescita del numero di persone genera venue duplicate e venue inutili (tipo questa vicino Stazione Termini)
  • 4° motivo – 4sq sarà assediato. Yelp, specialisti in recensioni, Google Maps, Twitter/Facebook, Tripadvisor…
    Come ho scritto anche al motivo 10, lo penso anche io. Credo che su 4SQ verranno pubblicate recensioni di guide per turisti.
  • 3° motivo – I sindaci devono essere “pagati” dai gestori? Quanto vale un sindaco “incentivato”?
    Il concetto di Sindaco pagato ed incentivato secondo me non ha senso, sopratutto se la Mayorship si prende con il check-In. Per cosa dovrebbe esser pagato un Sindaco? Per scrivere Tips o per esser presente. Immaginiamoci la scena: Britney Spears diventa Mayor di Starbucks e comincia a scrivere Tips. Se Britney non va a prendersi il caffè continuamente per fare CheckIn, e gli utenti che vanno non la trovano mai, secondo me ci rimetterebbe sia Starbucks che Foursquare in termini di immagine, perchè sarebbe evidente la marketta.
  • 2° motivo – E perché i gestori dovrebbero pagare i sindaci se poi gli utenti non si fidano di loro?
    Secondo me infatti i Sindaci non devono esser pagati, ma devono esser stimolati con premi e consumazioni. Deve esser stimolata la rincorsa alla Mayorship e sfruttare la relazione con i follower di ciascuno dei potenziali Mayor, che siano solo 20 o anche un milione.
  • 1° motivo – Dov’è l’ascolto e la conversazione?
    Nei Tips e nei like sui Tips, e secondo me sarà più efficace di molti altri sistemi poichè è immediata. Dopo tutto, l’utente è pigro

Ho inoltre letto con interesse i tweet di cronfronto tra Gowalla e Foursquare e le  slide di Edoardo Piccolotto, che alla conferenza di Foursquare ha parlato del processo di branding di Gowalla. Un mito! Spero di vedere presto il video del suo intervento.

L’idea che mi son fatto io relativamente a Gowalla e Foursquare, è che il sistema premiante di Foursquare è più immediato di quello di Gowalla. Il concetto di Mayorship è diretto e la coroncina stimola molto di più gli utenti. Gowalla ha invece molti pregi: il layout grafico è molto più curato, le Pins presenti sono moltissime (sponsor, eventi, edizioni limitate), l’applicazione per iPad è funzionale (anche se migliorabile), il sistema di scambio delle Pins ed i commenti sui checkIn rende il sistema interattivo e più social.

Chiudo ringraziando tutte le persone che hanno participato all’evento e hanno condiviso i loro tweet permettendoci di leggere ed esser più o meno presenti.

Foursquare vuole diventare Twitter e viceversa?

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Poco fa, come ho scritto in un mio tweet e come riportato anche su tech crunch, sono andate on line alcune modifiche alle pagine web ed ad alcune funzioni di Foursquare. Il mio primo pensiero è tornato ad una riflessione che facevo qualche giorno fa: ma se Twitter si mette a fare i CheckIn (Places), Foursquare come cambierà?

Secondo me, anche se il concetto del CheckIn attualmente sta generando un entusiamo incredibile ed intorno ad esso stanno crescendo migliaia di applicazioni, ritengo che non possa, da solo, continuare a far crescere e differenziare FourSquare rispetto alle altre applicazioni presenti sul mercato. Le modifiche apportate oggi al sito, e che a breve, secondo me, vedremo enfatizzate anche sui dispositivi mobile, dimostrano che Foursquare sta cambiando o accelerando in una certa direzione: social guide e social gaming .

Tips e Mayorship passano in una posizione di primo piano sulle pagine di dettaglio delle venue:

Prima di tutto è stato messo in bella mostra il sindaco (Mayor) ed il numero di CheckIns effettuati e che hanno assegnato la mayorship. Questa modifica stimola l’utente alla competizione perchè rende più trasparente il punteggio da raggiungere per aggiudicarsi il titolo locale e spodestare il detendore della corona.

Subito sopra è presente un dettaglio della venue, con il numero dei CheckIn effettuati totali, il numero unico degli utenti che hanno effettuato almeno una fermata e il numero dei CheckIns dell’utente collegato. Informazioni che associate al badge posizionato subito sopra in modo decisamente evidente, invitano il proprietario della venue ad accedere alla sezione Business.

La parte che invece secondo me è molto importante è relativa ai Tips e ai Todo. Foursquare ha reso possibile l’inserimento dei commenti e dei consigli direttamente sulla scheda, con la stessa logica dello status update. I Tips, già estremamente importanti della logica di Foursquare, diventeranno così più frequenti e daranno più informazioni all’utente che visita una venue e al gestore di un locale. Per quanto riguarda i ToDo è possibile contrassegnare suggerimenti in modo da ricordarsi le cose da fare in un secondo momento.

Quello che manca nella scheda della venue, è uno stream relativo alle persone che hanno effettuato il CheckIn nella giornata, tutti gli utenti che sono passati da quella location, magari con una classifica di quelli che frequentano di più la location e si contendono la mayorship e perchè no, un bel QR Code.

Ma se Twitter vuole fare anche un pò Foursquare, e Foursquare vuole fare un pò Twitter simulando lo status update per location, non è che tanto tanto, stanno iniziando una convergenza per far confluire uno dentro l’altro?

Il Like di Facebook è il CheckIn del web, ed il traffico è social

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Di solito non mi piace dire l’avevo detto, ma questa volta, visto il modo simpatico in cui ho scoperto che un’altra delle mie mille elucubrazioni visionarie ha preso forma, lo dico: l’avevo detto! Giuliano, uno dei veri Indigeni Digitali con i quali mi trovo ogni tanto a parlare, ha twittato pochi minuti fa un messaggio nel quale dice “Il #checkin migra sulle pagine web e l’analisi del traffico dei siti web diventa #social http://ow.ly/27LxN @fabiolalli l’aveva previsto“. In effetti il concetto descritto e l’applicazione sviluppata è praticamente la stessa che avevo pensato anche io qualche tempo fa.

Oggi gli utenti stanno impazzendo per i servizi di geolocalizzazione e l’effetto rete, contaminante per definizione, sta facendo crescere ogni giorno il numero di informazioni condivise, i check-in effettuati e i badge assegnati. Il check.in, come ho spiegato in altri post, è fondamentalmente quell’azione che l’utente compie nel momento in cui decide di condividere con gli altri determinate informazioni (una foto, un video, un parere su un locale) o semplicemente il momento in cui si trova in un determinato indirizzo. Fare un check-in significa praticamente rispondere alle 4 domande Chi?, Dove?, Cosa? e Quando? con la sola azione di un click.

Vi siete mai domandati dove ultimamente avete fatto questa azione, anche se non così esplicita? Si, proprio quella, cliccando il LIKE Button su Facebook o sui vari siti internet che hanno integrato i social plugins. Se ci pensate nel momento in cui cliccate il tasto Mi piace, a tutti gli effetti avete risposto alle stesse domande e avete dato molte informazioni:

  • Alla domanda Chi? avete risposto con Nome e Cognome
  • Alla domanda Cosa? avete risposto con una capillarità incredibile selezionando il singolo post
  • Alla domanda Quando? avete risposto dando un istante preciso
  • Alla domanda Dove? avete risposto indicativamente con le stesse informazioni di un checkIn, anche se con un livello di dettaglio leggermente inferiore. Ma neanche tanto se pensate all’analisi del traffico che viene fatto da Google Analytics…

Ma ora se vi impegnate ancora di più e ci pensate ancora un pò, vi accorgerete che il checkIn lo fanno tutti gli utenti di internet praticamente da sempre, solo che, invece di farlo con un click sul tasto CheckIn o un su un tasto Like, lo fanno subdolamente al caricamento delle pagine navigate e tutte le informazioni vengono rilevate dai sistemi di analisi del traffico.

E quindi dove sta la cosa nuova? Sta nel fatto che tutte le informazioni in questo caso diventano più social con tutti i vantaggi del caso, sia in termini di propagazione dell’informazione (effetto LIKE , condivisione verso amici e verso lo stream di altri social) sia in termini di analisi dei dati (informazioni geolocalizzate, profilate ed estremamente dettagliate).

L’ulteriore valore che secondo me andrebbe poi sviluppato ed associato al concetto di checkIn è la risposta alla 5a domanda: Perchè?

Secondo me, banalmente, basterebbe ri-attivare sui siti internet una cosa che è sempre esistita sul web: un sistema, come il like di facebook, ma che permetta all’utente però di esprimere un valore. Praticamente il classico dei più classici tasti rating, magari a cinque stelline. Si svilupperebbe così anche un informazione qualitativa,  integrata ad informazioni e dati tendenzialmente quantitativi. Pensate se FourSquare modificasse il suo tasto checkIn in 7 tastini e ciascuno di questi avesse un valore. Per ogni checkIn potremmo esprimere per esempio un valore numerico che potrebbe esser contestualizzato e analizzato.

Se poi volessimo rendere preciso anche il Dove?

Utilizzando un QR Code, leggibile dalla fotocamera di un cellulare o di uno smartphone, e sfruttando i sistemi GPS integrati, potremmo avere dei dati geolocalizzati in modo più preciso al posto della localizzazione effettuata tramite IP.

Il QR Code fa il Check-In su Foursquare

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Qualche giorno fa avevo parlato dei Location Based Services e anche della possibilità di utilizzare i QR Code per taggare e geolocalizzare allo stesso tempo. Detto, fatto. Poco fa, mentre girovagavo per la rete, ecco in cosa mi sono imbattuto: progetto φ ² dell’Università di Stoccolma, basato appunto sull’incrocio tra i QR Code ed il Check-in di Foursquare. Ne avete sentito parlare? Beh, io no, fino a qualche minuto fa, ma è la stessa cosa di cui parlavo io qualche giorno fa. Praticamente il φ² Scanner per Android è il primo risultato delle ricerche e degli studi di questa Università: un software che semplifica il processo di check-in in foursquare attraverso la lettura dei codici a barre 2D (codici QR) in un determinato posto.

L’idea è molto simile a quello che Google sta facendo con le “Favorites Plates” sempre attraverso l’utilizzo dei codice QR, ma questa applicazione è specifica per Foursquare e richiede agli utenti di scaricare e installare un’applicazione Android.

Ecco come funziona: il proprietario di un locale genera un codice a QR Code utilizzando l’indirizzo fisico (Via tal dei tali…) o l’ID di Foursquare e attacca il codice in punto ben visibile del locale stesso. I visitatori/clienti possono quindi utilizzare la semplice lettura del barcode utilizzando l’apposito software [Android download link] per scattare una foto al QR. La scansione rileva le informazioni ed effettua il check in modo più rapid0.

Attualmente questo tipo di funzionalità è attiva solo per Android e non esiste ancora un client per Iphone. Ovviamente questo è un limite ma la scelta dell’integrazione tra i due sistemi è assolutamente giusta. Mi aspetto di vedere questo tipo di logica e tecnologia applicata ad altri contesti, ma affinchè prenda piede è necessario che i consumatori, gli utenti inizino ad utilizzare attivamente lo scanner per codici QR o altri tipi di sistemi di lettura di TAG.

Qui sotto il video di Google:

Mentre qui il video del progetto φ²:

Foursquare Physical Checkin from mobile life on Vimeo.

Dove stanno andando le Location Based Applications?

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Fino a poco tempo fa, se avessimo chiesto agli utenti della rete di condividere informazioni personali pubblicamente, avremmo ricevuto sguardi tra il diffidente ed il preoccupato e valanghe di domande improbabili riguardanti la sicurezza. Con il passare del tempo abbiamo assistito, prima con i blog e poi con i social network, ad una crescente pubblicazione di dati, contenuti personali e momenti di vita privata in rete. Oggi si può dire che siamo arrivati all’esplosione definitiva di quella che mi piace definire life sharing mania, ossia quella voglia irrefrenabile di condividere tutto con tutti. Gli utenti non sembrano più avere freni, preoccupazioni ed inibizioni relative alla propria privacy e alla sicurezza delle informazioni, dalle foto ai video, dai commenti alle relazione, fino alla posizione geografica, in real time.

Aziende e sviluppatori, intravista in questa tendenza la possibilità del raggiungimento dell’El Dorado tanto ricercato, hanno dato il via ad uno sviluppo esponenziale di applicazioni e servizi mobili di localizzazione (location base service o lbs). La posizione geografica è diventata la componente fondamentale di alcune applicazioni sociali di successo, come per esempio in Foursquare, Gowalla, Google Buzz e da poco tempo anche Twitter.

Foursquare, noto per il concetto del Check-In, permette di fare appunto il checkin (ossia dichiarare la presenza) all’arrivo in un determinato posto, di condividere il luogo in cui si è bevuto un caffè , la libreria preferita, la location di un evento, un ristorante, un appuntamento o il posto di lavoro, in cambio di punteggi e badge. Grazie a questi premi gli utenti acquistano notorietà e la condivisione della posizione e dei feedback genera la creazione naturale di nuove comunità basate su preferenze, gusti, età, sesso, interessi e zona geografica.

La mole dei dati raccolti da questi sistemi diventa sempre più importante, puntuale ed interessante in termini analisi ed utilizzo. L’idea di poter gestire tutte queste informazioni, dall’età agli interessi, dalla localizzazione alle relazioni sociali degli utenti, fa venire l’acquolina in bocca e fa bollire la testa a suon di idee e possibili applicazioni!

Il potenziale delle informazioni geolocalizzate è enorme e gli sviluppi che questa tecnologia può avere sono secondo me molteplici: pensiamo per esempio ai giochi di ruolo, qualcosa tra realtà aumentata e 3D in cui sono coinvolti gli altri giocatori sulla stessa strada e nella stessa partita, oppure applicazioni per organizzare incontri di networking con persone nella stessa zona senza aspettare l’aperitivo serale. Oggi per esempio, ci pensavo mentre ero in un locale, mi è venuto in mente il concetto del Check-outproposto come idea a FourSquare ) che permetterebbe di sapere, a seguito del Check-In, anche il tempo di permanenza in un determinato posto. Banalmente FourSquare dovrebbe implementare questo servizio e dare punti e badge agli utenti che effettuano anche l’uscita.

Nel breve periodo, grazie alle applicazioni già esistenti, alla presenza di telefoni cellulari e smartphone sempre più sofisticati, e alla durata della vita della batteria che consente di mantenere il GPS always-on, secondo me assisteremo a due tipi di crescite: la prima è relativa al numero di utilizzatori mentre  la seconda al numero di check in giornalieri (o anche check-out…). La crescita secondo me sarà piuttosto veloce e porterà ad un utilizzo “naturale” nei vari momenti della vita quotidiana, e non solo per divertimento come succede attualmente. I servizi mobili basati sulla localizzazione saranno uno strumento basilare non solo per la comunicazione, ma anche e soprattutto come supporto per gli utenti nella ricerca di persone, prodotti e servizi in modo puntuale e localizzato. Mi aspetto nel breve termine che sistemi di Social come Facebook e Twitter integrino nei loro sistemi la possibilità di geolocalizzare le informazioni.

Dal mio punto di vista il potenziale di questa tecnologia è così alto che un giorno tutte le applicazioni avranno la localizzazione integrata nativamente. Sono sicuro che assisteremo allo sviluppo frenetico di questo mercato e nei prossimi anni questo settore creerà moltissime opportunità, darà vita ad innovative forme di applicazione e sarà fonte di reddito per l’industria del software mobile.

Dobbiamo solo decidere di condividere ed utilizzare queste informazioni.

Idee, driver e spunti per il business del 2010

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Il 2009 è stato l’anno dell’esplosione dei social network e della crescita esponenziale degli smartphone, grazie anche e soprattutto alla Apple che con l’iPhone alla fine dell’anno deteneva una quota di mercato di circa il 55% . I cambiamenti portati dal 2009 hanno avuto un impatto molto forte sul mercato, sulle aziende e sugli utenti.

La ripresa economica, se mai la crisi ci sia stata, sta generando entusiasmo ed il mercato ricomincia ad avere quell’adrenalina e quelle idee tipiche dei momenti di scoppiettante energia ed evoluzione innovativa del mercato. Le aziende, gli startupper ed i futuri imprenditori, riaprono alle nuove sperimentazioni, approfondiscono i temi caldi del mercato e direzionano la loro attenzione sempre di più verso l’utente, la mobilità, l’interazione ed i feedback. Gli utenti infine, investiti dalla passione per i social network, coinvolti dalla sfrenata crescita delle tecnologie e della mobilità, cambiano le abitudini e il rapporto con internet.

Dalla rete, luogo di esperti, appassionati, indigeni e geek sempre alla continua ricerca della next big thing e della prossima rivoluzione che cambierà il mondo, ho individuato quelli che secondo me saranno i driver che spingeranno il 2010 e sui quali bisognerà investire.

Mobile Application
Il mercato delle mobile application, trainato da iPhone e dalla futura uscita dell’iPad continuerà a dare i suoi frutti. Android, sistema operativo di Google, aprirà a nuovi device la possibilità di far concorrenza alla Apple.  Anche se il mercato delle Apps, secondo me, a tendere cederà al mercato delle web apps, ritengo che il 2010 ed il 2011 sarà ancora in forte crescita.

Social CRM
Le aziende che fino ad oggi hanno gestito la relazione con i propri clienti a partire da un approccio transazionale e che non riescono più a stare al passo con la velocità ed i numeri del mercato, hanno bisogno di affiancare ai sistemi di CRM, strumenti e metodologie in chiave social con l’obiettivo di migliorare la trasparenza, la comunicazione e la conversazione. Non è più sufficiente aumentare la presenza sulla rete, ma è necessario saperla monitorare (Monitoring), mappare (Mapping), gestire (Management), interaggire (Middleware) e misurare (Measurement) secondo il modello delle 5 M proposto da Altimeter.

Enterprise 2.0
La funzionalità dei social network e l’importanza dal punto di vista relazionale e comunicativo è ormai alla portata di tutti. Le aziende oggi devono creare ed utilizzare nuovi modelli organizzativi basati sul coinvolgimento diffuso, sulla collaborazione, la condivisione della conoscenza e sullo sviluppo e la valorizzazione delle reti sociali interne ed esterne all’organizzazione, attraverso l’utilizzo di strumenti e tecnologie sempre più vicine alle abitudini delle persone. Le stesse aziende devono imparare a stimolare i propri collaboratori attraverso politiche, flessibili ed adattabili in grado di generare idee ed innovazione.

Cloud Computing
Il cloud computing è uno di quei driver che genera business, al contrario: facendo risparmiare. Secondo questa chiave di lettura il cloud computing è visto, dalle aziende più attente all’evoluzione tecnologica, come il sistema efficace per ridurre energia elettrica, spazio hardware, licenze e software, impegno del personale e complessità varie, liberando tempo e risorse per progetti più strategici. In Italia attualmente l’interesse per “la rivoluzione delle nuvole” sta crescendo, ma a tutti gli effetti si è fatto ancora poco e questo fenomeno è ancora in fase iniziale. Ci sono degli ostacoli da superare quali sicurezza, privacy e performance che sono visti dalle imprese come fattori di “maggiore rischio” nel caso di utilizzo di soluzioni cloud.

Location based service
La diffusione dei dispositivi smartphone, il supporto della connettività mobile, l’utilizzo dei social network e la voglia crescente delle persone di condividere le proprie informazioni in rete, hanno fatto proliferare il numero dei servizi basati utilizzabili da mobile device abilitati all’utilizzo delle informazioni di posizionamento geografico rilevate attrvero A-GPS, GMS localizzation, RFID, Bluetooth e wifi. Tra i concetti principali legati ai Location Based Service, secondo me, è interessante approfondire il concetto del Check-In, lanciato da Brightkite, seguito da Latitude ed esploso con Gowalla e FourSquare. Secondo questa “abitudine” l’utente, arrivato in una determinata posizione, condivide informazioni, foto, video e post georeferenziati. L’interazione che si genera è bidirezionale: da un lato l’utente invia informazioni e la propria posizione e riceve allo stesso tempo, dal proprio network, offerte, proposte e approfondimenti in di prossimità della sua posizione.

Object hyperlinking
Legare il mondo reale con il mondo virtuale. Il principio di base è quello del tagging, ossia l’associazione di un codice univoco contenuto in un barcode QR, Tag Microsoft, RFID o altro e leggibile tramite l’utilizzo di un mezzo (fotocamera del cellulare o lettori specifici). Il codice associato all’oggetto permette all’utente di interagire, esprimere preferenze, condividere informazioni e aggiungere contenuti.

Internet of Things
Cominceremo a sentire parlare sempre di più di Internet degli oggetti e delle sue applicazioni. Gli oggetti che entreranno in contatto con  la rete, forniranno dati e saranno sempre di più integrati con il mondo reale.