Parlando di social con la nonna – Workshop Medioera

Ad ottobre del 2011 partecipai ad un evento di Medioeraย aย Viterbo dedicato allo startup dโ€™impresaย durante il quale parlai di Business Model Canvas. Ieri, Mauro e tutti gli amici di Medioera, mi hanno invitato di nuovo per parlare di social network, twitter e facebook e come utilizzare questi strumenti per fare business ad un target di giovani studenti ed alcuni imprenditori del viterbese.

Sapendo che il talk si sarebbe tenuto in orario aperitivo in un ambiente poco formale e molto rilassato, ho deciso di fare una presentazione un pรฒ fuori dagli schemi dal titolo โ€œParlando di social network con la nonnaโ€ partendo da alcune immagini del film di Verdone con la grande โ€œsora Lellaโ€. Ho cercato di tenere un linguaggio semplice, simulando appunto il racconto di un giovane alla nonna.

Ho parlato di Facebook e Twitter e come questi strumenti possono essere utilizzati sia dalle persone che dalle aziende. Il discorso si รจ poi focalizzato sullโ€™impatto dei due social network nella vita di tutti i giorni, del legame con il mondo โ€œmobileโ€, del commercio elettronico e del mobile commerce.

Il workshop รจ stato introdotto dallโ€™assessore allโ€™Innovazione del Comune Chiara Frontini che ha presentato il progetto in corso dโ€™opera per la cittร  di Viterbo sugli hotspot per la connessione a internet. Eโ€™ poi intervenuto lโ€™assessore provinciale alla Formazione e alle Politiche giovanile Paolo Bianchini che, invece, ha fatto il punto sul bando che sarร  pubblicato a breve dalla Provincia relativo alle start up dโ€™impresa per i giovani, progetto partito proprio in seguito ad un altro degli scorsi appuntamenti di Medioera.

Marco De Carolis ha annunciato le date del festival di Medioera che si terrร  dal 14 al 21 luglio (durante il quale si svolgerร  probabilmente il primo Indigeni Camp).

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Geolocalizzazione e Mobile Marketing [Anteprima]

Se c’era un’esperienza che volevo fare, era proprio quella di scrivere un libro. A darmi lo spunto qualche tempo fa, facendomi provare il “brivido dello scrittore“, รจ stato Alessandro durante la stesura delย libro Enterprise 2.0 nel qualeย mi sono occupato della scritturaย della parte relativa alla progettazione. La sensazione di vedere il proprio nome all’interno di un libro รจ qualcosa di incredibile. Figuriamoci vederlo sulla copertina…

E cosรฌ quando qualche giorno fa Alessandro mi ha proposto di scrivere un libro a due mani, non ci ho pensato due volte:ย Geolocalizzazione e Mobile Marketing, editore Franco Angeli, sezione Management. E via, al lavoro.

Nel libro tratteremo lโ€™evoluzione dei dispositivi mobili โ€“ dagli smartphone ai tablet pc โ€“ย ed il successo dei servizi web accessibili in mobilitร , analizzando alcuni casi di successo stranieri ed altri progettiย italiani. Affronteremo tematiche relative al social gaming, l’integrazione con i social network e l’approccio allo sviluppo di un app per iphone/android.

Pochi minuti fa su Facebook ho pubblicato un post che dice:

…lancio una idea di “crowdsourcing” alla me: segnalateci casi di successo di integrazione tra sistemi di geolocalizzazione e campagne marketing e noi vi regaliamo una copia del libro e la citazione nel volume! Selezioneremo i 6 casi che ci sembreranno piรน in linea con il resto del libro…

Bene, ora che รจ ufficiale, mi rimetto al lavoro: si scrive, e anche se non sembra, posso assicurarvi che c’รจ bisogno di impegno e concetrazione enorme, e Alessandro su questo รจ un maestro. Grazie per l’opportunitร  e la spinta.

PS: Twitteremo con il seguente hashtag #geomobilemkt

Aspetto vostre segnalazioni e feedback!

Quella strana puntata di Social-Report

Ieri sera รจ andata in onda una “strana puntata” di Report dal titolo “Il prodotto sei tu” e si รจ parlato di rete, social e tanti altri argomenti in qualche modo correlati. Come faccio di solito, ho seguito contemporaneamente i tweet e le discussioni che avvenivano in rete prima dell’inizio del programma, durante e dopo. ย La puntata in questione era stata anticipata sul sito ufficiale in questo modo:

โ€œCondividiโ€ e โ€œconnettiโ€ sono le parole del momento su tutte le piattaforme sociali: Facebook, Youtube, Twitter, Foursquare, LinkedInโ€ฆ Ce ne sono ormai a decine e anche chi aveva delle remore si sta iscrivendo. Tra gli Italiani che vanno su internet, 1 su 2 usa Facebook e il suo fondatore Mark Zuckerberg a 26 anni si รจ fatto un gruzzolo di 7 miliardi di dollari. Anche Larry Page e Sergey Brin avevano 26 anni quando hanno fondato Google e oggi si son messi da parte 15 miliardi di dollari a testa. Eโ€™ una nuova corsa allโ€™oro nel Far West digitale. Milioni di Gigabytes delle nostre informazioni personali scalpitano per uscire dai corral delle fattorie di server californiane. I nostri nomi e cognomi, indirizzi, numero di cellulare, gusti, preferenze sessuali e dโ€™acquisto, vogliono correre liberi nelle praterie della Rete dove i pubblicitari non vedono lโ€™ora di prenderle al lazo e Facebook ha il compito di trattenerli. Ma ci riesce sempre? E Google, cosa sa di noi e cosa se ne fa delle informazioni che raccoglie? Condividere รจ facile anche su Youtube, dove gli Italiani cliccano i video un miliardo di volte al mese e puรฒ succedere che qualcuno condivide la roba tua anche se non te lo saresti mai aspettato. Come si fa a difendersi? E come si evitano le trappole che i criminali allestiscono per derubare gli utenti di Facebook quando cliccano il tasto โ€œmi piaceโ€? Circa 17 milioni di Italiani usano Facebook ogni giorno per comunicare con i loro amici, ma in certi casi ti ritrovi buttato fuori. Cโ€™รจ libertร  di espressione su Facebook o hanno fatto accordi con il Ministero dellโ€™Interno per monitorare quello che dicono gli utenti? Intanto lโ€™Autoritร  garante delle comunicazioni sta preparando un sistema per oscurare parti di siti italiani o per sbarrare totalmente lโ€™accesso ai siti esteri sospettati di violare il diritto dโ€™autore. Migliaia di siti potrebbero diventare inaccessibili come oggi capita a thePiratebay, ma cโ€™รจ anche il sistema per aggirare la censura italiana. Si puรฒ tenere insieme la libertร  dโ€™espressione con il profitto oppure come ritengono gli hacker solo una Rete anonima e gratuita รจ libera e al riparo da ogni controllo? Meglio esporsi come raccomandano i californiani o vivere nascosti come raccomandava Epicuro 2300 anni fa e oggi Wikileaks?

Anche io durante il programma sono stato un pรฒ critico, perรฒ poi riflettendoci un pรฒ ho cambiato idea riguardo alla riuscita della puntata: la delusione รจ un effetto soggettivo e ognuno la vive rispetto ad una aspettativa dettata dal proprio grado di preparazione e conoscenza dell’argomento.

Quello che accomuna tutti i delusi guarda caso รจ l’appartenenza alla stessa famiglia e allo stesso gruppo di “conoscenza”: la rete.

Il programma della Gabanelli a mio avviso ha rispettato la linea di contenuto che aveva anticipato anche nel post del proprio sito ed il livello di approfondimento che in ogni puntata viene dato agli argomenti trattati. In 2 ore, c’รจ da considerare che in un format televisivo e con determinati ritmi, piรน di tanto in profonditร  non si puรฒ andare.

Il problema รจ che a mio avviso si รจ generato un enorme misunderstanding: da una parte la rete aveva una aspettativa alta su questi argomenti e dall’altra il contenuto era tarato, probabilmente, per un target diverso. Lo si evince riascoltando il linguaggio utilizzato, gli esempi citati ed il livello di complessitร  con cui sono stati affrontati alcuni argomenti (vedi per esempio la sicurezza).

Nella mia testa mi immagino che quando Report parla di altri argomenti (nucleare, leggi e via dicendo…), potenzialmente ci sia lo stesso “effetto delusione” negli esperti dell’argomento in questione. Questo credo sia normale proprio perchรจ ognuno si aspetta un contenuto piรน approfondito rispetto alla propria conoscenza e preparazione. Un contenuto di alto livello sarebbe incomprensibile per i non addetti ai lavori e viceversa. Non esiste un contenuto ottimo per tutti.

In particolare poi la rete, da questo punto di vista, รจ una brutta bestia: รจ particolarmente suscettibile quando si toccano argomenti come social, internet e sicurezza, e basta che uno ne parli leggermente fuori dalle righe o al di sotto dell’aspettativa che tutti scrivono, strillano, tweettano e postano incazzati come bisce scagliandosi alla velocitร  della luce anche contro un qualcosa che fino a due ore prima era un must.

Report ha toccato tanti argomenti piรน o meno importanti, forse, con eccessiva divagazione, ma tutti particolarmente delicati e da approfondire, soprattutto per un target che ancora oggi confonde Internet con Facebook, utilizza la rete in modo inconsapevole, inserisce i propri dati in siti web senza leggere chi e come li utilizzerร  ed imposta le password dei propri account di posta in modo talmente tanto banale che anche un non-cracker sarebbe in grado di violare.

Io credo che il programma abbia fatto da una parte sensibilizzazione e dall’altra eccessivo terrorismo psicologico. Se da una parte รจ lodevole aver toccato, finalmente, anche questi temi, dall’altra parte ha peccato di superficialitร  dando spazio ad argomenti che potevano esser evitati: esempio io avrei spiegato perchรจ il tizio ha subito la violazione della casella di posta elettronica su Google (password debole) invece di spiegare l’utilizzo di firesheep per sniffare i profili di facebook attivi sulla stessa rete.

Concludendo, per quanto riguarda proprio il discorso “terrorismo psicologico” (e qui so di andare un pรฒ controcorrente), io credo che ci siano dei casi in cui รจ necessario affrontare argomenti in modo piรน diretto e purtroppo รจ facile che si superi il livello di sensibilizzazione e di messa in guardia esagerando: perรฒ basti pensare al modo in cui รจ stato necessario sensibilizzare le persone all’utilizzo della cintura di sicurezza o all’utilizzo del casco (esempio: ci รจ voluta la pubblicitร  che faceva vedere incidenti stradali e alcune testimonianze), oppure il modo in cui le persone sono state sensibilizzate sulla pericolositร  del Nucleare (esempio: ci รจ voluto Fukushima, non era bastato Cernobil) o infine il discorso fame nel mondo (esempio: c’รจ bisogno di vedere il bambino mezzo morto tra le braccia della madre per capirlo). Sono tutti casi in cui la sensibilizzazione รจ borderline con l’esagerazione.

In Italia la questione digitale a mio avviso รจ grave: tutti pensano che il problema sia la Tecnologia, il Digital Divide e le Leggi quando invece il problema piรน grande รจ proprio la mancanza di Cultura Digitale e conoscenza della rete.

 

ICT 2011, idee driver e business

Allโ€™inizio dellโ€™anno scorso mi sono cimentato in una previsione dei driver che avrebbero spinto e trainato il mercato dellโ€™ICT 2010 analizzando la tipologia di sviluppo che avremmo visto. Il risultato della previsione, a distanza di un anno, รจ stato piรน che positivo poichรฉ gran parte degli argomenti affrontati, anche se ancora poco noti allโ€™inizio dellโ€™anno passato, hanno avuto unโ€™impennata e una successiva crescita oltre ogni aspettativa.

Le Mobile Application, grazie ad iPhone, iPad ed Android e allโ€™esplosione dei Location Based Service, hanno visto una crescita esponenziale: come direbbe qualcuno, ormai โ€œcโ€™รจ un App per tuttoโ€. I social network che giร  nel 2009 avevano in qualche modo influenzato i mercati hanno avuto il loro ulteriore impatto sulle aziende e sul business e, hanno fatto crescere lโ€™esigenza di un passaggio rapido a sistemi di Enterprise 2.0 ed l’utilizzo di strumenti diย social Crm. Sono cresciute le applicazioni che utilizzano sistemi di Tag (Rfid, Qrโ€ฆ), anche se meno di quanto immaginavo, e si รจ cominciato a parlare in modo piรน consapevole di Internet delle cose.

Guardando allโ€™anno appena iniziato, ritengo che il 2011 non sarร  un anno di grossi stravolgimenti dal punto di vista dei driver trainanti del mercato, quanto invece un anno di consolidamento ed affermazione di alcune tecnologie che usciranno dal giro ristretto degli early adopter e vedranno luce nella vita di tutti i giorni. I social network che giร  dal 2009 hanno iniziato lโ€™insediamento nella vita quotidiana e che nel 2010 hanno coinvolto milioni di persone, diventeranno la normalitร , raggiungendo un livello tale di integrazione da poter esser visti come il โ€œbackup delle informazioni della vita personaleโ€: una sorta di memoria della vita, in Cloud, classificabile e interrogabile su una timeline. Lโ€™integrazione vita personale-social network e lo sviluppo degli oggetti che pensano darร  modo di sviluppare prodotti e soluzioni basati sul concetto di context-awareness, sistemi in grado di attivarsi e svolgere elaborazioni in modo simultaneo con una coscienza sempre maggiore del contesto in cui sono attivi anche grazie alla conoscenza dellโ€™utente finale e dei suoi dati.

Per quanto riguarda le aziende invece il 2011 sarร  un anno di ri-partenza in cui dovranno metabolizzare determinati strumenti, superare eventuali blocchi culturali e affrontare un cambiamento tecnologico che vedrร  i suoi frutti nel giro dei prossimi due anni. I driver che hanno trascinato il 2010 saranno ancora validi ma con qualche sfaccettatura e declinazione diversa ma dovranno assolutamente esser affrontati per non rimanere indietro, con il rischio dโ€™impatti negativi negli anni a venire. Si parlerร  ancora di Cloud Computing, Mobile, Social Network e Analytics.

Il cloud computing avrร  ancora come tema caldo principalmente la sicurezza e la continuitร  di servizio. Le aziende romperanno la barriera culturale e investiranno in cloud non solo dopo averne percepito il beneficio economico, ma soprattutto dopo aver preso coscienza che i propri dati non sono nelle mani di estranei e alla portata di tutti, ma sono gestiti con livelli di sicurezza elevati.ย  Le infrastrutture proposte dai fornitori inoltre dovranno garantire la continuitร  del business in caso di disastro.

Il Mobile per le aziende sarร  il contatto principale verso tutti gli stakeholder. I dipendenti, sempre piรน in contatto con lโ€™azienda e fuori dalle mura aziendali, utilizzeranno applicazioni mobili in modo piรน consistente per dialogare, comunicare e gestire informazioni. I clienti, sempre piรน presenti in rete ed interconnessi con smartphone, tablet e cellulari, utilizzeranno servizi in mobilitร  per ogni azione di relazione: informazione, acquisto, prenotazione e segnalazioni.

Per quanto riguarda i social network , le aziende dovranno necessariamente prender atto che questi fanno parte della vita quotidiana e dovranno cosรฌ liberalizzarne lโ€™utilizzo, imparando a controllarne lโ€™uso e gli effetti. Sempre di piรน sarร  necessario inoltre integrare le tecnologie sociali allโ€™interno dei sistemi di CRM, collaboration e business intelligence. I sistemi di analisi nello specifico diventeranno strumenti utili al business per verificare le tendenze e il dialogo tra aziende e clienti e se integrati correttamente con i social media, diverranno anche strumenti di previsione real time.

Infine l’uscita del Mac Store ed il consolidamento dei market ย store darร  una spinta ulteriore alla crescita di piccole-medie imprese per lo sviluppo di applicazioni desktop e mobile. Vinceranno le applicazioni che, sรฌ andranno sullo store, ma saranno cross piattaforma e non solamente focalizzate su un ambiente: l’HTML5 e tutto il mondo che ci gira intorno darร  una bella mano a questo tipo di sviluppo.

Google Me come รจ messo nella corsa al social network?

Proprio in questi giorni ho scritto un post relativo alla strana convergenza dei Social Network e all’equilibrio a cui si sta arrivando dal punto di vista delle funzionalitร  delle piattaforme di Social. Appiattimento causato da un lato, positivo, dal completamento dei servizi all’utente da parte di tutti i big e dall’altro, negativo, dall’effetto moda/emulazione di sistemi concorrenti. Nel post infatti ho scritto che tutti copiano qualcosa e Google copia un pรฒ tutti.

A seguito dei commenti lasciati sul post, ho iniziato a riflettere sulla politica di Google ed in particolare sul possibile servizio Google Me (se cosรฌ si chiamerร …?) e le sue funzionalitร .

Google Me sarebbe ipoteticamente il guanto di sfida ufficiale a Facebook nell’ambito dei Social Network, ma lanciare un nuovo servizio adesso, viste le cattive acque in cui naviga Google in questo momento, sarebbe poco propizio: i vari problemi derivanti dalla Privacy e dalla gestione dei dati, la battaglia contro Oracle per il discorso Java/Android, l’accordo con Verizon ed il discorso della Net Neutrality, la chiusura ed il flop di Google Wave, l’abbandono del Nexus One e via dicendo.

Anche se Google sta giร  lavorando per questoย sviluppo (ย focus group sui social network ), probabilmente dovremo aspettare ancora un pรฒ prima di vedere e poter utilizzare un social marchiato google.

Comunque, cosรฌ per farmi un idea, ho tirato giรน un paio di riflessioni su come potrebbe esser il Social Network di Google e quali potenzialitร  e sviluppi potrebbe avere.

La prima idea รจ che Google possa puntare ai profili degli utenti e trasformare la piattaforma Google Profile nel sistema di base di autenticazione, personalizzazione del profilo e gestione della privacy (quello che in Facebook รจ il Profilo).ย Per quanto riguarda la messaggistica, la posta e gli eventi, non c’รจ dubbio che il sistema potrebbe esser Gmail per i messaggi, Google Buzz per tutto quello che riguarda lifestream e attivitร ,ย Google Contacts per la rubrica e Google Calendar per tutto quello che riguarda eventi, compleanni e scadenze.

Le funzionalitร  social verrebbero importate da Orkut e questo permetterebbe la gestione dell’amicizia e il following. La struttura delle relazioni e delle amicizie sarebbe basata suย Google Social Graph e la piattaforma potrebbe esser sviluppata sullo standard Open Social. Le discussioni di gruppo potrebbero esser gestite daย Google Groups, eย Blogger verrebbe integrato per dare la possibilitร  di fare blogging all’interno della piattaforma stessa. Google Documents integrerebbe la parte collaborativa e di gestione documentale che oggi non รจ presente su nessun altro Social Network, mentre Knol verrebbe utilizzato dagli utenti come sistema di knowledge base in stile Wikipedia.

Picasa e Youtube potrebbero esser integrate rispettivamente per la gestione delle foto e dei video. La chat verrebbe implementata su Google Talk, con tanto di possibilitร  di video chiamata.ย Per la geolocalizzazione potrebbe esser utilizzato Google Latitude, che fino ad oggi non รจ mai stato sfruttato a pieno (e ha giร  3 milioni di utenti attivi), e Google Maps per la visualizzazione e gestione dei dati su mappa.

Ci sarebbe poi la funzionalitร  di Advertising che potrebbe esser demandata ad AdSense e AdWords. In questo caso Google potrebbe addirittura implementare una cosa in piรน: dare la possibilitร  all’utente di dedicare degli spazi AdSense all’interno del proprio profilo e far sfruttare la propria visibilitร  per guadagnare, come quello che oggi avviene sui blog con l’inserimento delle inserzioni AdSense. L’analisi del traffico e l’Insight verrebbe gestito attraverso Google Analitycs, ovviamente.

Google Alert e Google SMS potrebbero esser utilizzati come sistema di notifica e avviso di eventuali aggiornamenti.ย Per quanto riguarda la sezione del marketplace e della piattaforma di pagamento, Google secondo me parte da un buon punto: CheckOut per quanto riguarda il pagamento eย Google Site per gestire un proprio micro sito web per l’ecommerce.

Per quanto riguarda infine lo sviluppo e l’integrazione verso il mondo esterno ed i blog, Google potrebbe tranquillamente continuare a pubblicare le API cosรฌ come sono oggi e potenziare il sistemaย Google Connect per gli sviluppatori, in concorrenza a Facebook Connect. Gli sviluppi di terzi (widget e porzioni di apps) continuerebbero a funzionare nella stessa modalitร  delle Widget di iGoogle, come alternativa alle Facebook Apps.

Visto l’utilizzo intenso dei Social Network che oggi facciamo e visto che presto tutti cominceremo a farlo anche durante la giornata nelle attivitร  quotidiane, e se Google integrasse anche Google Health nella sua piattaforma? Potreste richiedere le ricette al medico, verificare l’elenco delle medicine comprate, ricordarvi quando avete delle visite e verificare lo stato di salute di un vostro parente che vi ha condiviso le informazioni.

Insomma con un integrazione di questo tipo, con tutti i servizi giร  sviluppati e quelli che si potrebbero sviluppare ed aggiungere Google potrebbe raggiungere (e forse superare), secondo me, Facebook nella corsa al Social Network. Dal punto di vista dei numeri Facebook ha giร  oltre 500 milioni di utenti, mentre Google dovrebbe raggruppare gli utenti di servizi diversi (anche se tutti registrati con account Google) per poter raggiungere lo stesso numero. Da una parte inoltre Google potrebbe aver interesse a sviluppare una piattaforma integrata perchรจ gli servirebbe per scalzare Facebook. Da un altro punto di vista invece potrebbe non avere senso perchรจ, dopo tutto, Google รจ giร  un enorme social network.

E voi che ne pensate?

Dove stanno andando le Location Based Applications?

Fino a poco tempo fa, se avessimo chiesto agli utenti della rete di condividere informazioni personali pubblicamente, avremmo ricevuto sguardi tra il diffidente ed il preoccupato e valanghe di domande improbabili riguardanti la sicurezza. Con il passare del tempo abbiamo assistito, prima con i blog e poi con i social network, ad una crescente pubblicazione di dati, contenuti personali e momenti di vita privata in rete. Oggi si puรฒ dire che siamo arrivati all’esplosione definitiva di quella che mi piace definireย life sharing mania, ossia quella voglia irrefrenabile di condividere tutto con tutti.ย Gli utenti non sembrano piรน avere freni, preoccupazioni ed inibizioni relative alla propria privacy e alla sicurezza delle informazioni, dalle foto ai video, dai commenti alle relazione, fino alla posizione geografica, in real time.

Aziende e sviluppatori, intravista in questa tendenza la possibilitร  del raggiungimento dell’El Dorado tanto ricercato, hanno dato il via ad uno sviluppo esponenziale di applicazioni e servizi mobili di localizzazione (location base service o lbs). La posizione geografica รจ diventata la componente fondamentaleย di alcune applicazioni sociali di successo, come per esempio inย Foursquare, Gowalla, Google Buzz e da poco tempo ancheย Twitter.

Foursquare, noto per il concetto del Check-In, permette di fare appunto il checkin (ossia dichiarare la presenza) all’arrivo in un determinato posto, di condividere il luogo in cui si รจ bevuto un caffรจ , la libreria preferita, la location di un evento, un ristorante, un appuntamento o il posto di lavoro, in cambio di punteggi e badge. Grazie a questi premi gli utenti acquistano notorietร  e la condivisione della posizione e dei feedback genera la creazione naturale di nuove comunitร  basate su preferenze, gusti, etร , sesso, interessi e zona geografica.

La mole dei dati raccolti da questi sistemi diventa sempre piรน importante, puntuale ed interessante in termini analisi ed utilizzo. L’idea di poter gestire tutte queste informazioni, dall’etร  agli interessi, dalla localizzazione alle relazioni sociali degli utenti, fa venire l’acquolina in bocca e fa bollire la testa a suon di idee e possibili applicazioni!

Il potenziale delle informazioni geolocalizzate รจ enorme e gli sviluppi che questa tecnologia puรฒ avere sono secondo me molteplici: pensiamo per esempio ai giochi di ruolo, qualcosa tra realtร  aumentata e 3D in cui sono coinvolti gli altri giocatori sulla stessa strada e nella stessa partita, oppure applicazioni per organizzare incontri di networking con persone nella stessa zona senza aspettare l’aperitivo serale. Oggiย per esempio, ci pensavo mentre ero in un locale, mi รจ venuto in mente il concetto del Check-out (ย proposto come idea a FourSquare ) che permetterebbe di sapere, a seguito del Check-In, anche il tempo di permanenza in un determinato posto. Banalmente FourSquare dovrebbe implementare questo servizio e dare punti e badge agli utenti che effettuano anche l’uscita.

Nel breve periodo, grazie alle applicazioni giร  esistenti, alla presenza diย telefoni cellulari e smartphone sempre piรน sofisticati, e alla durata della vita della batteria che consente di mantenere il GPS always-on, secondo me assisteremo a due tipi di crescite: la prima รจ relativa al numero di utilizzatori mentre ย la seconda al numero di check in giornalieri (o anche check-out…). La crescita secondo me sarร  piuttosto veloce e porterร  ad un utilizzo “naturale” nei vari momenti della vita quotidiana, e non solo per divertimento come succede attualmente. Iย servizi mobili basati sulla localizzazione saranno uno strumento basilare non solo per la comunicazione, ma anche e soprattutto come supporto per gli utenti nella ricerca di persone, prodotti e servizi in modo puntuale e localizzato. Mi aspetto nel breve termine che sistemi di Social come Facebook e Twitter integrino nei loro sistemi la possibilitร  di geolocalizzare le informazioni.

Dal mio punto di vista il potenziale di questa tecnologia รจ cosรฌ alto che un giorno tutte le applicazioni avranno la localizzazione integrata nativamente. Sono sicuro che assisteremo allo sviluppo frenetico di questo mercato e nei prossimi anni questo settore creerร  moltissime opportunitร , darร  vita ad innovative forme di applicazione e sarร  fonte di reddito per l’industria del software mobile.

Dobbiamo solo decidere di condividere ed utilizzare queste informazioni.

Idee, driver e spunti per il business del 2010

Il 2009 รจ stato lโ€™anno dellโ€™esplosione dei social network e della crescita esponenziale degli smartphone, grazie anche e soprattutto alla Apple che con lโ€™iPhone alla fine dellโ€™anno deteneva una quota di mercato di circa il 55% . I cambiamenti portati dal 2009 hanno avuto un impatto molto forte sul mercato, sulle aziende e sugli utenti.

La ripresa economica, se mai la crisi ci sia stata, sta generando entusiasmo ed il mercato ricomincia ad avere quellโ€™adrenalina e quelle idee tipiche dei momenti di scoppiettante energia ed evoluzione innovativa del mercato. Le aziende, gli startupper ed i futuri imprenditori, riaprono alle nuove sperimentazioni, approfondiscono i temi caldi del mercato e direzionano la loro attenzione sempre di piรน verso lโ€™utente, la mobilitร , lโ€™interazione ed i feedback. Gli utenti infine, investiti dalla passione per i social network, coinvolti dalla sfrenata crescita delle tecnologie e della mobilitร , cambiano le abitudini e il rapporto con internet.

Dalla rete, luogo di esperti, appassionati, indigeni e geek sempre alla continua ricerca della next big thing e della prossima rivoluzione che cambierร  il mondo, ho individuato quelli che secondo me saranno i driver che spingeranno il 2010 e sui quali bisognerร  investire.

Mobile Application
Il mercato delle mobile application, trainato da iPhone e dalla futura uscita dell’iPad continuerร  a dare i suoi frutti. Android, sistema operativo di Google, aprirร  a nuovi device la possibilitร  di far concorrenza alla Apple. ย Anche se il mercato delle Apps, secondo me, a tendere cederร  al mercato delle web apps, ritengo che il 2010 ed il 2011 sarร  ancora in forte crescita.

Social CRM
Le aziende che fino ad oggi hanno gestito la relazione con i propri clienti a partire da un approccio transazionale e che non riescono piรน a stare al passo con la velocitร  ed i numeri del mercato, hanno bisogno di affiancare ai sistemi di CRM, strumenti e metodologie in chiave social con lโ€™obiettivo di migliorare la trasparenza, la comunicazione e la conversazione. Non รจ piรน sufficiente aumentare la presenza sulla rete, ma รจ necessario saperla monitorare (Monitoring), mappare (Mapping), gestire (Management), interaggire (Middleware) e misurare (Measurement) secondo il modello delle 5 M proposto da Altimeter.

Enterprise 2.0
La funzionalitร  dei social network e lโ€™importanza dal punto di vista relazionale e comunicativo รจ ormai alla portata di tutti. Le aziende oggi devono creare ed utilizzare nuovi modelli organizzativi basati sul coinvolgimento diffuso, sulla collaborazione, la condivisione della conoscenza e sullo sviluppo e la valorizzazione delle reti sociali interne ed esterne allโ€™organizzazione, attraverso lโ€™utilizzo di strumenti e tecnologie sempre piรน vicine alle abitudini delle persone. Le stesse aziende devono imparare a stimolare i propri collaboratori attraverso politiche, flessibili ed adattabili in grado di generare idee ed innovazione.

Cloud Computing
Il cloud computing รจ uno di quei driver che genera business, al contrario: facendo risparmiare. Secondo questa chiave di lettura il cloud computing รจ visto, dalle aziende piรน attente allโ€™evoluzione tecnologica, come il sistema efficace per ridurre energia elettrica, spazio hardware, licenze e software, impegno del personale e complessitร  varie, liberando tempo e risorse per progetti piรน strategici. In Italia attualmente lโ€™interesse per โ€œla rivoluzione delle nuvoleโ€ sta crescendo, ma a tutti gli effetti si รจ fatto ancora poco e questo fenomeno รจ ancora in fase iniziale. Ci sono degli ostacoli da superare quali sicurezza, privacy e performance che sono visti dalle imprese come fattori di โ€œmaggiore rischioโ€ nel caso di utilizzo di soluzioni cloud.

Location based service
La diffusione dei dispositivi smartphone, il supporto della connettivitร  mobile, lโ€™utilizzo dei social network e la voglia crescente delle persone di condividere le proprie informazioni in rete, hanno fatto proliferare il numero dei servizi basati utilizzabili da mobile device abilitati allโ€™utilizzo delle informazioni di posizionamento geografico rilevate attrvero A-GPS, GMS localizzation, RFID, Bluetooth e wifi. Tra i concetti principali legati ai Location Based Service, secondo me, รจ interessante approfondire il concetto del Check-In, lanciato da Brightkite, seguito da Latitude ed esploso con Gowalla e FourSquare. Secondo questa โ€œabitudineโ€ lโ€™utente, arrivato in una determinata posizione, condivide informazioni, foto, video e post georeferenziati. Lโ€™interazione che si genera รจ bidirezionale: da un lato lโ€™utente invia informazioni e la propria posizione e riceve allo stesso tempo, dal proprio network, offerte, proposte e approfondimenti in di prossimitร  della sua posizione.

Object hyperlinking
Legare il mondo reale con il mondo virtuale. Il principio di base รจ quello del tagging, ossia lโ€™associazione di un codice univoco contenuto in un barcode QR, Tag Microsoft, RFID o altro e leggibile tramite lโ€™utilizzo di un mezzo (fotocamera del cellulare o lettori specifici). Il codice associato allโ€™oggetto permette allโ€™utente di interagire, esprimere preferenze, condividere informazioni e aggiungere contenuti.

Internet of Things
Cominceremo a sentire parlare sempre di piรน di Internet degli oggetti e delle sue applicazioni. Gli oggetti che entreranno in contatto con ย la rete, forniranno dati e saranno sempre di piรน integrati con il mondo reale.

I social network in azienda, questione di cultura. Di tutti.

Nei giorni scorsi un’azienda amica ha deciso di chiudere tutti i Social Network (Twitter, Facebook, Linkedin e molti altri),ย nonchรฉย filtrare moltissime parole chiave. Questa scelta, anche se da una parte mi sembra assurda visto che si tratta di una societร  che ha il web nel dna, non รจ del tutto contestabile nel momento in cui si osservano i dati di traffico rilevati daย un monitoraggio della rete: il 75% del traffico della rete รจ derivante da Facebook! In effetti qualche riflessione in piรน credo sia il caso di farla.

Prima di tutto va detto che la modalitร  di utilizzo di facebook รจ diversa tra persona e persona, soprattutto tra addicted e non. Per capirci meglio, gli “adetti ai lavori” sono quelli che utilizzano facebook come strumento di comunicazione o per svago (moderato) e, a mio avviso, sono quelli che paradossalmente generano meno traffico poichรจ effettuano connessioni spot, quando possono rispondono alle notifiche via email, utilizzano iphone o altri device e soprattutto utilizzano altri plugIn o sistemi di cross posting per aggiornare il proprio stato.ย Di contro ci sono quelli che non sono addetti ai lavori e che utilizzano prevalentemente facebook per socialcazzeggio eย sono i piรน dannosi (dal punto di vista del traffico!): effettuano connessioni frequenti o addirittura lasciano il browser aperto in polling (per i non addetti: facebook effettua continui aggiornamenti dei dati della vostra pagina, anche se non รจ stato fatto il refresh, grazie a chiamate ajax/jquery), rispondono a tutti i sondaggi e giocano con le mille applicazioni che ogni giorno vengono rilasciate dagli sviluppatori e dalle aziende.

Bisogna perรฒ anche dire che il traffico verso facebook non รจ soltanto generato direttamenteย dall’utilizzo di facebook stesso, ma anche dalla navigazione su tutti quei siti che hanno embeddato (per i non addetti ai lavori, si intende inserito, incluso) il facebook-connect all’interno del proprio sito per permettere l’autenticazione o per la pubblicazione del widget dei fan. Molti blog e siti istituzionali di aziende ormai infatti hanno questo tipo di informazioni incluse per motivi di visibilitร  e marketing. Ovviamente non sto dicendo che il traffico รจ generato principalmente da questo, ma sicuramente dal punto di vista dei dati e delle connessioni verso il social network un numero importante di chiamate viene da qui.

Ora se da una parte c’รจ un aspetto “tecnico” di valutazione del traffico, dall’altra c’รจ un aspetto da valutare relativo alla cultura dell’ “informatico iperconnesso“, al tipo di utilizzo della rete e alla modalitร  di lavoro. I nuovi informatici sono abituati ad usare la rete ed i social network nella loro vita privata e trovano naturale poter usare gli stessi strumenti per gestire le relazioni professionali, la ricerca di informazioni di lavoro e per trovare soluzioni e risolvere problemi. Non avere a disposizione certi strumenti rende frustrante il lavoro e allo stesso tempo, secondo me, diminuisce le performance lavorative.

Infine c’รจ da tenere in considerazione la visione dell’azienda nei confronti del problema produttivitร  dei propri dipendenti. Un azienda che punta ad avere il massimo dai propri collaboratori e che non principalmente di web o soprattutto che non ha la cultura dell’importanza della rete per gli sviluppatori, vede l’utilizzo di Facebook o sistemi similari come una enorme perdita di tempo e nel caso della band come uno spreco di risorse . Di fronte ad un numero cosรฌ alto (75% del traffico!) in effetti รจ difficile non comprendere una politica di chiusura di tutto e soprattutto รจ difficile non farsi venire in mente la fatidica domanda “Ma gli serve veramente facebook ai programmatori?“. Secondo me, non serve, ma chiudere totalmente comunque รจ un problema e non รจ una politica che io personalmente attuerei: il divieto di usare i social network durante il lavoro lo ritengo un boomerang per lโ€™azienda.

In questi giorni ho letto un post, che mi รจ piaciuto molto, diย Josh Bernoff, analista di Forrester Research e co-autore diย Groundswell, nel quale viene chiarito il concetto di โ€œlavoratore iperconnessoโ€, definito in modo specifico nel concetto di HERO:ย Highly Empowered and Resourceful Operative, ossia quelย collaboratore che utilizza le risorse della rete e di internet ed รจ incoraggiato ad usare la rete a vantaggio dellโ€™azienda. Secondo l’ideaย degli autori di Groundswell, il management di un azienda non deve piรน controllare, limitare e applicare procedure rigide, ma, al contrario, deve creare un contesto in cui chi lavora รจ in grado, grazie alla tecnologia, di mantenere un rapporto vivo con clienti e consumatori, anchโ€™essi sempre piรน empowered, trovando soluzioni innovative e facendo viaggiare lโ€™azienda alla stessa velocitร  del suo mercato.

Riguardo alle politiche e policy attuabili in azienda, la chiusura drastica di tutto, come ho giร  detto, secondo me non รจ vincente. Principalmente sensibilizzerei le persone sull’importanza o meno dell’utilizzo dei social in determinati contesti o in determinati momenti della giornata, e se proprio la situazione non cambiasse, applicherei delle restrizioni in termini di banda e/o di tempo a disposizione per utente, garantendo magari quel 20% massimo da dedicare a svago e recupero tra un attivitร  e l’altra.

Personalmente utilizzo Facebook per rimanere prevalentementeย in contatto ed essere aggiornato sui rapporti con le persone e con gli amici, sapere cosa fanno e magari avere qualche bella notizia. Utilizzo Meemi,ย Twitter e Friendfeed per approfondimenti di temi specifici e condividere notizie ed informazioni, mentre utilizzo Linkedin per tenermi aggiornato sul percorso professionale di amici ed ex colleghi o trovare altre opportunitร  e contatti.

Concludendo ritengo che l’utilizzo dei social network in azienda sia un problema di cultura, di tutti: l’azienda deve aprire all’utilizzo dei social e capirne l’importanza, e i dipendenti devono apprenderne le potenzialitร  ed i limiti e moderarne l’utilizzo.

E voi, come utilizzate i social network? Ops, … magari non riuscite a navigare perchรจ avete tutto chiuso. ๐Ÿ˜‰

Chiudi i Social e scaccia la crisi?

Leggevo un articolo su MyMarketing.net relativo alla chiusura dei siti di Social Network (come Twitter e Facebook) in alcune aziende australiane. Il blocco dei siti sarebbe un tentativo per rendere i propri dipendenti piรน produttivi in un momento difficile per l’economia. Della serie “Chiudi il social e scaccia la crisi…” .

Vi riporto uno stralcio dell’articolo e un pรฒ di numeri:

…i dati diffusi da Telstra e dagli specialisti nella sicurezza di Internet MessageLabs evidenziano un netto aumento (di circa quattro volte) dei datori di lavoro che hanno bloccato l’accesso ai social network ad aprile 2009 rispetto a giugno 2008. Circa 6.000 tentativi di accesso vengono infatti bloccati ogni giorno, rispetto ai 2.000 al giorno di 10 mesi fa. โ€œSe un dipendente passa un’ora al giorno su Facebook, puรฒ arrivare a costare all’azienda migliaia di dollari in tempo perso nel corso di un anno”, ha detto il direttore esecutivo di Telstra, Brian Harcourt. “Chattare o navigare su siti di social network durante l’orario di lavoro potrebbe non essere il modo migliore per aumentare la produttivitร  delle piccole imprese che stanno lottando per resistere alle condizioni attuali dell’economia”, ha detto in una nota.
Secondo un rapporto sulle tendenze dell’utilizzo di internet nelle piccole e medie imprese australiane, il numero totale di Url “bloccati” dalle organizzazioni รจ cresciuto del 193% da gennaio, e per la maggior parte dei casi si tratta di siti di social network. Le compagnie piรน grandi, inclusa Telstra, hanno introdotto linee guida per lo staff sull’utilizzo consentito di internet, si legge nella nota. I social network stanno vedendo un’espansione incredibile, infatti gli ultimi dati diffusi da Nielsen online hanno mostrato che i minuti passati su questi siti web sono quasi raddoppiati negli Usa nell’ultimo anno.

La cosa che mi stupisce รจ che dall’altra parte della terra succede l’inverso. In un post di qualche giorno fa ho riportato uno studio recente dell’Universitร  di Melbourne che avrebbe invece dimostrato che chi utilizza Internet per ragioni personali al lavoro รจ piรน produttivo di circa il 9% rispetto agli altri. Ho letto inoltre una recente ricerca di Deloitte, ripresa dalla newsletter quotidiana di eMarketer, che afferma che quasi un terzo dei manager aziendali statunitensi (il 30%, precisamente) ha iniziato ad utilizzare le attivitร  di social networking come strumento strategico per le loro attivitร  di comunicazione integrata. Il grafico qui di seguito ne riporta un pรฒ di numeri:

uso aziendale dei social network

Quindi, per combattere la crisi รจ necessario chiudere la comunicazione dei dipendenti?

Riflettevo sulla politica da adottare in azienda: รจ meglio una politica repressiva o una politica aperta all’utilizzo degli strumenti di comunicazione? Ho sempre pensato che uno degli aspetti piรน importanti da tenere in considerazione in caso di politica repressiva (e quindi blocco dei siti e delle chat) sia proprio il clima che ne consegue.ย Usare metodi troppo repressivi, come per lโ€™appunto inibire Skype/MSN, chiudere gli accessi a social network o reti esterne, mettere i propri dipendenti sotto una campana di vetro controllata 24 ore su 24, ha il solo effetto di farli vivere in un clima di terrore: se lโ€™azienda spera di ricevere dalle proprie risorse idee creative e costruttive che possano dare un vantaggio competitivo in questo momento di crisi, secondo me, questo รจ il primo modo per azzerarle completamente.

Dall’altra parte perรฒ una politica di non controllo genera di solito una continua disattenzione e la perdita di vista degli obiettivi aziendali. Appurato quindi che inibire lโ€™accesso ai social network e ai servizi 2.0 non sia รจ una soluzione appropriata perchรฉ crea scontento fra i dipendenti, quale potrebbe essere l’idea? Secondo me l’introduzione di soluzioni enterprise 2.0 puรฒ essere una strada da prendere in considerazione e che, oltre ad aiutare lโ€™azienda a rinnovarsi, permetterebbe di incanalare lโ€™attenzione della propria forza lavoro usando gli stessi strumenti che l’utente utilizza a scopo personale.

Chi secondo voi รจ l’eretico: chi dice che non servono strumenti di social o chi ne fa strumento di comunicazione integrata? E perchรจ?

Usiamo internet in modo responsabile, libero e sicuro.

Parte questa settimana la seconda edizione (2009) della settimana della Sicurezza in Rete, la campagna nazionale di sensibilizzazione per la protezione e la sicurezza online che si propone di aiutare gli utenti della Rete anche mediante la diffusione di risorse certificate.

Credo sia un ottima iniziativa e una buona dimostrazione di come le aziende del settore (social network e non), se vogliono, possano essere portatrici di informazioni comprensibili, utili e concrete, facendo anche da moderatore su quelle notizie che generano allarmismo e terrorismo psicologico pubblicate da “non addetti ai lavori” e politicanti che, purtroppo, in Italia sono sempre piรน frequenti.

In questi giorni ho pubblicato un articolo relativo alla protezione della propria Privacy in Facebook, che vi invito a leggere se siete “nuovi” nei Social Network o comunque se non avete mai messo mano alle impostazioni di sicurezza di Facebook. Non รจ una guida tecnica, ne tanto meno un manuale delle inefficienze del social network, ma una breve guida composta da 9 sempliciย  punti diย  configurazione.

Ci pensate come sarebbe bello sapere di poter navigare senza problemi, senza incappare in qualche truffa, in video non graditi, e senza la preoccupazione di subire un furto d’identitร ?

Io amo internet e sono a favore di un uso responsabile, libero e sicuro della rete.