I social network, il cocco, le bibite e la paura di esser tagliati fuori

Immaginiamo una spiaggia lunghissima di qualche chilometro: spazi enormi, tantissime persone presenti.

A sinistra un venditore di cocco inizia il suo percorso verso destra. Alla parte opposta, a destra, un venditore di noccioline, snack e bibite inizia il percorso verso sinistra. Nessuno dei due e a conoscenza dell’altro, ma entrambi hanno qualcosa in comune: la voglia di fare business. Partono alla conquista della spiaggia, sanno che non sarร  semplice conquistare tutto.

Cocco bello, cocco…” strilla il venditore di cocco mentre cammina a passo spedito in spiaggia, tra gli ombrelloni, con il suo secchio pieno del suo prodotto. Il suo modo di attirare l’attenzione รจ efficace e caratterizzante: la sua voce, la sua cantilena ed il suo accento si riconosce a distanza. Accontenta molti utenti con il suo prodotto, il suo modo di fare la relazione diretta con le persone, anche se ne perde alcuni che non amano il cocco. Ma lui รจ determinato e focalizzato: vuole vendere il suo cocco, il migliore cocco in circolazione e lo fa con un prezzo alto per molti, ma non ha concorrenti su quella parte di spiaggia e puรฒ permetterselo.

Noccioline, snack… bibite fresche!” ed un gingle musicale di sottofondo accompagna invece il secondo venditore mentre fa il suo percorso. Lui รจ piรน lento, percorre meno velocemente la spiaggia perchรจ รจ appesantito da un carretto piรน impegnativo che gli permette perรฒ di mantenere le bibite – piรน pesanti – fresche. Il suo servizio รจ piรน completo, ma richiede un maggior sforzo da parte sua e gli utenti devono avvicinarsi al carretto che cammina solo sulla sabbia bagnata.

Tutti e due lavorano, hanno i loro clienti e procedono verso il centro.

Poco dopo la metร  del percorso si incontrano. Non ci sono accavallamenti apparentemente e non sembrano tenersi in considerazione.

Continuando il percorso cominciano ad accorgersi di qualcosa di strano. Piรน avanzano e cresce la distanza dal punto di partenza, piรน diventa difficile vendere i propri prodotti. Chi ha le noccioline non vuole il cocco e ha giร  speso dei soldi. Ma succede anche il contrario: chi ha il cocco non vuole noccioline, ma il cocco mette sete e compra l’acqua.

Qui ha inizio la convergenza: il venditore di noccioline, snack e bibite inizia ad insediare il territorio ed il clienti dell’altro venditore.ย Il venditore di cocco, preoccupato del suo mercato e pensando di colmare un’esigenza dei suoi utenti, dalla mattina successiva inizierร  a vendere anche le bibite. Per farlo si doterร  di un carretto, piรน grande di quello del suo concorrente, che non gli permetterร  piรน di esser piรน veloce e snello in spiaggia come prima. A sua volta il venditore di noccioline, vedendo un agguerrito avversario muoversi in una certa direzione, si doterร  anche lui di cocco, di chupa chups e altri piccoli prodotti.

Fine della storia.

Non c’รจ una vera e propria morale in questo racconto, ma questa storia secondo me sintetizza bene quello che sta succedendo con i social networkย e la loro convergenza evolutiva:ย Google vuole fare Facebook, Facebook vuole fare Foursquare, Instagram fa Twitter, ma Twitter vuole esser anche Instagram…

Da qui una riflessione personale: in tutti e due i casi i venditori perderanno di vista le loro caratteristiche principali, il loro core business iniziale e la centricitร  su quegli utenti che avevano all’inizio con un prodotto mirato ed un servizio studiato ad hoc. Tutti e due faranno un po’ tutto sperando di cannibalizzare il piรน possibile l’altro, aggiungendo servizi e prodotti che “funzionano” per il concorrente, senza verificare l’effettiva esigenza, la migliore esperienza e senza concentrarsi su quello che veramente sanno fare bene.

Stefano Bernardi, che ringrazio, citando un mio tweet mi ha segnalatoย l’effettoย FOMOย – Fear of Missing Outย ย ossia la pauraย di rimanere tagliati fuori. Questo genera una convergenza fisiologicaย e va a discapito dell’innovazione e della qualitร  del servizio all’utente.

E’ giร  successo, sta succedendo di nuovo con Twitter, Facebook, Instagram e succederร  ancora: รจ fisiologico e tutto questo ha pro e contro. Da una parte genera un appiattimento delle piattaforme, dall’altra genera spazi verticali per nuove imprese e nuovi servizi maggiormente focalizzati sulla propria competenza e sul proprio valore.

 

Parlando di social con la nonna – Workshop Medioera

Ad ottobre del 2011 partecipai ad un evento di Medioeraย aย Viterbo dedicato allo startup dโ€™impresaย durante il quale parlai di Business Model Canvas. Ieri, Mauro e tutti gli amici di Medioera, mi hanno invitato di nuovo per parlare di social network, twitter e facebook e come utilizzare questi strumenti per fare business ad un target di giovani studenti ed alcuni imprenditori del viterbese.

Sapendo che il talk si sarebbe tenuto in orario aperitivo in un ambiente poco formale e molto rilassato, ho deciso di fare una presentazione un pรฒ fuori dagli schemi dal titolo โ€œParlando di social network con la nonnaโ€ partendo da alcune immagini del film di Verdone con la grande โ€œsora Lellaโ€. Ho cercato di tenere un linguaggio semplice, simulando appunto il racconto di un giovane alla nonna.

Ho parlato di Facebook e Twitter e come questi strumenti possono essere utilizzati sia dalle persone che dalle aziende. Il discorso si รจ poi focalizzato sullโ€™impatto dei due social network nella vita di tutti i giorni, del legame con il mondo โ€œmobileโ€, del commercio elettronico e del mobile commerce.

Il workshop รจ stato introdotto dallโ€™assessore allโ€™Innovazione del Comune Chiara Frontini che ha presentato il progetto in corso dโ€™opera per la cittร  di Viterbo sugli hotspot per la connessione a internet. Eโ€™ poi intervenuto lโ€™assessore provinciale alla Formazione e alle Politiche giovanile Paolo Bianchini che, invece, ha fatto il punto sul bando che sarร  pubblicato a breve dalla Provincia relativo alle start up dโ€™impresa per i giovani, progetto partito proprio in seguito ad un altro degli scorsi appuntamenti di Medioera.

Marco De Carolis ha annunciato le date del festival di Medioera che si terrร  dal 14 al 21 luglio (durante il quale si svolgerร  probabilmente il primo Indigeni Camp).

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Il valore degli investimenti fatti sui Social network e startup, รจ corretto?

Seguo ormai da tempo e con attenzione e passione il mondo delle startup straniere ed italiane e sto osservando le varie dinamiche del mercato e tutto ciรฒ che ne influenza la crescita, le scelte, i comportamenti ed modelli di investimento. Da un pรฒ di giorni in rete e nei gruppi di facebook si discute, in modo piรน o meno acceso e con punti di vista completamente opposti, le valutazioni astronomiche di alcune startup, social network e alcuni investimenti apparentemente insensati su modelli di business non chiari o su sistemi ancora in fase di studio o ancora nemmeno implementati.

Anche se รจ evidente che stiamo in un momento in cui sembrano esserci tanti soldi da investire, il dubbio al centro di queste discussioni รจ: ci troviamo di fronte ad una nuova bolla o realmente il valore degli investimenti fatti su questi Social network / startup รจ corretto?

Provo a buttare giรน alcune considerazioni personali ed un pรฒ di numeri che mi sono appuntato in questi giorni e che ho letto in altri post in rete e provo fare un pรฒ di ragionamenti partendo da alcuni esempi noti che a mio avviso sono i primi segnali di un sistema che “sta funzionando in modo strano“.

Partiamo da Groupon, azienda particolarmente criticata in questo periodo per il suo modello di business ed il cui obiettivo รจ quello di organizzare acquisti di gruppo su prodotti fortemente scontati: rifiuta da Google 6 miliardi di dollari, prende altri 950 milioni di fundraising e raggiunti i 2700 dipendenti punta ad un IPO che intorno ai 20 miliardi di dollari. Nello stesso segmento di Groupon,ย la piattaforma cineseย Lashou.com, ha preso nel suo ultimo foundraising 1,1 miliardi di dollari a fronte si di un fatturato in forte crescita, ma a dicembre supera di poco iย 150 milioni di dollari.

Facebook, societร  nata nel 2004, all’inizio del 2011 viene valutata circa 50 miliardi. Ilย Wall Street Journalย ai primi di maggio valuta che Facebook possa avere un valore di oltre 100 miliardi per un possibile IPO per il 2012. Il fatturato del social network รจย atteso intorno ai 4 miliardi ed un ebitda di quasi 2 miliardi.

Gli altri tre social network, Linkedin, Twitter e Foursquare hanno avuto anche loro una crescita del valore in modo esponenziale.ย Twitter, oggetto del desiderio di Google e Facebook (ma che a mio avviso, vista anche l’integrazione di iOS 5 , potrebbe diventare invece obiettivo di Apple come giร  si rumoreggiava nel 2009) viene valutata tra gli 8 ed 10 miliardi di dollari, mentre alla fine del 2010 valeva poco meno della metร , e con un fatturato atteso per il 2011 di circa 250 milioni.

Linkedin invece con il suo fatturato di circa 175 milioni di dollari, vede una quotazione a circa 6 miliardi di dollari. Infine l’ultimo arrivato tra i social di “livello” e che recentemente ha raggiunto la quota di 10 milioni di utenti, Foursquare, dicono possa valere 250 milioni di dollari, ma tranne i dati relativi al finanziamento ricevuto nel 2010 di circa 95 milioni di dollari, non pubblica da nessuna parte dati ufficiali relativi al fatturato (poca trasparenza o …?).

Nell’ambito del gaming il colossoย Zynga, social gaming company nata nel 2007 e cheย nel 2008ย ottenne 29 milioni di dollari da alcuni venture capitalist, tra ottobre 2010 e febbraio 2011 passa da una valutazione di 5 miliardi a quasi 10: nel 2010 il fatturato รจ stato diย circaย 850 milioni di dollari e un utile di 400 milioni.

Poi ci sono anche altri casi come per esempio Color, startup sulla quale a Marzo 2011 sono stati investiti 41 milioni di dollari ed oggi ancora non รจ altro che un applicazione incompleta e senza significato e con pochi utenti. Infine l’altro casoย Renren, social network cinese nato nel 2005 e ad oggi valutato ben oltre 70 volte il suo fatturato 2010 di 76 milioni di dollari. Potrei continuare con molti altri casi, ma per il fine di questo post, credo siano sufficienti gli esempi fatti.

Insomma, quindi tornando alla domanda iniziale, siamo o no ad una nuova bolla 2.0? Rischiamo di rifare lo stesso botto del 2000?

Pur ascoltando e leggendo pareri piรน o meno esperti che dicono che la situazione di oggi sia ben diversa da quella del 2000 sia dal punto di vista di chi mette i soldi, che dal punto di vista del modello di business delle aziende, maย non pensate che i numeri appena esposti abbiano comunque qualcosa di strano?

Io non ho fatto moltissimi esami di economia e finanza, ma quello che ho sempre saputo รจ che uno dei parametri su cui poter valutare finanziariamente un azienda รจ partendo dall’analisi dell’ebitda e soprattutto dal suo margine operativo lordo. Correggetemi se sbaglio. Ma qui come siamo messi?

Io credo che il problema piรน grosso in questo momento sia legato alle dinamiche finanziarie e agli investitori stessi, che avendo tutto l’interesse nel vedere crescere i numeri delle aziende sulle quali hanno investito, drogano il mercato con ipervalutazioni.ย Come รจ giร  successo nella bolla immobiliare.

Quello che mi vien da pensare, รจ che non saranno molte le aziende che rimarranno in vita se non quelle che saranno in grado di rispondere alle aspettative del mercato con i numeri reali.

 

La Convergenza Evolutiva dei social

La scienza definisce Convergenza Evolutiva il fenomeno per cui specie diverse che vivono nello stesso tipo di ambiente, o in nicchie ecologiche simili, sulla spinta delle stesse pressioni ambientali, si evolvono sviluppando per selezione naturale determinate strutture o adattamenti che li portano ad assomigliarsi fortemente. Tali specie sono dette convergenti.

Come avevo scritto in qualche post fa “La strana convergenza dei social” questo fenomeno, la convergenza evolutiva, si sta verificando anche all’interno di internet, agli strumenti e alle piattaforme del web: sistemi con funzionalitร , target e segmenti di mercato differenti, spinti dalle veloci dinamiche della rete, dall’evolversi delle abitudini degli utenti e dalle pressioni derivanti – in molti casi – da modelli di business non sempre monetizzabili, integrano le stesse caratteristiche e strutture di altri sistemi, con l’obiettivo di attirare altri utenti, raggiungere la massa critica ed aggiudicarsi il titolo di mainstream. Ogni funzionalitร  accolta in massa dagli utenti, diventa una best practices e viene replicata sugli altri.

Di casi eclatanti, oltre quelli giร  descritti nel precedente post di agosto, ce ne sono stati altri e la convergenza prosegue a grandi passi.

Twitter ha aperto alla grande massa aggiungendo funzionalitร  di geolocalizzazione, condivisione di oggetti multimediali, le liste e una gestione piรน dettagliata dei profili degli utenti.ย Intorno a Google rumoreggia l’uscita di GoogleMe eย procedono acquisizioni ed integrazioni di piattaforme di pagamento elettronico e prepara la sfida al social gaming e ai pagamenti virtuali.

Facebook integra nella sua piattaforma i gruppi, le funzionalitร  di gestione documenti e le notifiche facendo evolvere le comunitร  e le nicchie. Dal punto di vista della localizzazione avvia Places e lancia ufficialmente la piattaforma di Deal e le funzionalitร  di rewards, cominciando la vera battaglia a Foursquare dal punto di vista del local marketing e a Groupon, attraverso funzionalitร  di vendita di coupon-offerte a gruppi di utenti.

Foursquare dal canto suo, sentito il fiato sul collo di altri sistemi emergenti come Shopkick o Checkpoints, decide (finalmente) di fare un pรฒ di battaglia ai Check-In fasulli e recuperare un pรฒ di credibilitร  e attendibilitร  verso il lato business e non solo gaming.

Nasce Miso, un social che permette agli utenti di fare CheckIn, in modo simile a Gowalla e Foursquare, su un programma televisivo, condividere con gli altri commenti e messaggi e guadagnare badge.

Linkedin lancia Signal e si proietta nell’orgia social integrando i feed da Twitter e gli status da LinkedIn, migliorando la ricerca avanzata e i trending topics, e dando la possibilitร  agli utenti di segmentare le ricerche per rete di appartenenza, mercato o per azienda.

Dal lato del photostream Flickr dopo aver integrato la localizzazione delle foto ed il tagging degli utenti, sembra essersi fermata. Intanto nasceย Instagram, che non รจ ancora un mainstream che integra funzionalitร  di cross posting, sharing di foto, commenti e like, assomigliando a Twitter.

Insomma l’ecosistema della rete si comporta nello stesso identico modo dell’ecosistema biologico, dimostrazione che la rete รจ fatta di persone. To be continued…

Instagram: una semplice app che genera dipendenza emotiva

Da qualche giorno sono tornato in possesso di un appleFonino: l’iphone4. Questo mi ha permesso di mettere da parte (finalmente)ย il Blackberry che avevo da Aprile e ricominciare ad utilizzare varie app divertenti che su iPad non potevo sfruttare al massimo.

Chi mi segue su Twitter, Facebook o altri social, avrร  notato che da qualche giorno condivido foto scattate in qualunque posto e a qualsiasi cosa o persona. Le foto hanno la caratteristica di sembrare foto d’epoca, anticate e simili al formato delle polaroid. Emozionali, aggiungerei.

L’applicazione che sto utilizzando e che ha catturato completamente la mia attenzione tanto da generare in me “dipendenza da foto” – e credo di non esser l’unico: lucasartoni, yoriah, bastetinthesky … – si chiama Instagram (Download gratis). Si tratta di una piccola semplice app che permette di scattare foto, invecchiarle con alcuni effetti (10) , condividerle, cross-postarle e geolocalizzarle su diversi social (Facebook, Twitter, Flickr, Foursquare e Tumblr). La particolaritร  inoltre รจ la funzione di following dei propri amici e soprattutto la possibilitร  di poter ricevere notifiche sulla pubblicazione di foto, commenti e like in modalitร  push, un pรฒ come avviene su Twitter, solo che al posto di 140 caratteri c’รจ una foto.

Qualcuno potrebbe dire, “E cosa c’รจ di nuovo?” In effetti praticamente nulla, se non la semplicitร  di utilizzo, caratteristica principale del sistema.

Sul sito ufficiale, il team di Instagram descrivere l’applicazione come un “divertente e bizzarro modo di condividere la tua vita con gli amici attraverso una serie di immagini. Scatta una foto, quindi scegliere un filtro per trasformare il look and feel del tiro in una memoria per tenere in giro per sempre.

Instagram รจ un applicazione sviluppata dallo stesso team stava sviluppando Burbn, un servizio iniziato da Kevin Systromย in HTML5 che permette di effettuare check-in su Foursquare e cresciuto grazie all’investimento di 500.000 dollari in finanziamenti da Ventures Baseline e Andreessen Horowitz all’inizio di quest’anno. Burbn perรฒ non รจ mai stato lanciato ufficialmente poichรจ il team ha deciso di focalizzarsi su Instagram, individuando in questa un vero potenziale da sfruttare grazie alla popolaritร  di Flickr, l’utilizzo di Facebook, l’interesse per Daily Booth ed il momento positivo per il social-foto-sharing.

Leggendo dei post in giro della rete ho trovato alcune informazioni che confermano e danno ragione alla scelta del team: infatti secondo alcuni rapporti pubblicati, Instagram ha giร  raggiunto oltre 200.000 utenti e ben oltre 750.000 foto caricate , cosรฌ come confermato anche dal co-fondatore Kevin Systrom durante un intervista “750.000 foto? La cifra reale รจ di gran lunga al di sopra di questo valore”. Secondo un rapporto del New York Times , il servizio ha inoltre raggiunto la frequenza di caricamento di una foto ogni secondo.

Da un punto di vista tecnico l’applicazione di Instagram รจ piuttosto semplice e non utilizza particolari personalizzazioni nelle logiche di navigazione e questo la rende facile da utilizzare.ย La piattaforma web invece in se e per se รจ piuttosto base: non ha ancora funzionalitร  specifiche per l’utente sul web se non la modifica dei dati personali, non espone API per poter effettuare mashup e non ha funzionalitร  di streaming. Credo sia solo questione di tempo comunque.

Instagram, secondo me, puรฒ esser un esempio di come un app fatta bene e semplice possa esser piรน efficace di una buona idea, non sviluppata.ย Per molti versi รจ il prodotto giusto al momento giusto: wireless a banda larga in pieno boom, crescita esponenziale degli smartphone come iPhone (e iPod), iperconnessione e social mania crescente.

Chissร  se diventerร  un mainstream per il foto-sharing o verrร  acquisito prima da qualcuno…. chessรฒ da Yahoo per rimpiazziare Flickr, o magari proprio Facebook!

Telecom: il call center su Twitter? Bello, se non รจ solo marketing

A partire dal 30 settembre, Telecom Italia, con un comunicato pubblicato sulla sezione corporate del proprio sito, ha avviato il nuovo canale di assistenza su Twitter e Facebook. La notizia รจ rimbalzata sui principali siti internet, testate, borsa italiana, siti tecnologici e blog, su twitter stesso e su molti status degli utenti, tra curiositร  ed entusiamo.

Dal comunicato si evince che l’obiettivo principale di questo nuovo canale รจ quello diย creare una comunicazione dedicata ai propri clienti e caratterizzato da un’interazione diretta ed immediata e dallaย velocitร  nei tempi di risposta a tutti gli utenti. Il nuovo canale permetterร  ad un team specializzato di rispondere durante la giornata a domande e segnalazioni nelle pagine Telecom Italia, Tim e Impresa Semplice su Facebook e su Twitter. Da quanto comunicato inoltre, gli specialisti del team di Telecom Italia avranno le competenze per rispondere a diverse esigenze, sia consumer – fisso e mobile -, sia a tematiche proprie del mondo business, e risponderanno dal lunedรฌ al venerdรฌ.ย Telecom, che da qualche anno sta investendo in nuovi media e sta aprendo a nuovi canali comunicativi per rimanere in contatto con i propri utenti, con questo progetto si propone comeย la prima societร  in Italia a lanciare una nuova attivitร  di caring (twitter care come definito da Mantellini) evoluto nel mondo dei Social Media.

Da una parte c’รจ da riconoscere a Telecom l’importante passo nel campo della comunicazione: chi conosce infatti le regole di governance che indirizzano la comunicazione delle grandi aziende, sa che una scelta di questo tipo non รจ facile da far digerire e non รจ cosรฌ scontata e banale come sembra. Personalmente perรฒ non riesco a vedere questa operazione solo come un passo verso il cliente, ma bensรฌ un operazione markettara. Altro che social crm, clienti ed altro.

Prima di tutto ritengo questa operazione di Telecom semplicemente una rincorsa ad un mercato non ancora presidiato in modo importante: analizzando un pรฒ la presenza degli operatori sui social network partendo da Facebook, possiamo notare infatti che Vodafone con i suoi 560mila fan, รจ il primo operatore, seguito da Tim (50mila fan), Tre (40mila fan) e Wind (30mila fan), mentre per quanto riguarda i sistemi di microblogginng inveceย Tre Italia , da tempo attiva, puรฒ contare su oltre 11mila follower di twitter e quasi 1.400 su FriendFeed, seguita da Vodafone (5000 follower), Tim (circa 1000) e Wind (meno di 500). Probabilmente qualcuno in Telecom ha capito che quei pochi utenti italiani in Twitter, sono quelli che in qualche modo poi influenzano la rete: e allora perchรจ non iniziare a farsi vedere un pรฒ, come fa giร  Tre?

Andando oltre, vi รจ mai capitato di chiamare il 187 per problematiche tecniche? ย Penso di si. Vi sarete sentiti rispondere sicuramente con soluzioni estremamente tecniche tipo “riavviare il pc“, “riavviare il router“, “spenga il firewall“, “aggiorniamo i driver“, “installiamo un antivirus” o altre risposte di questo tipo, quando il problema, palesemente, รจ lato Telecom. Oppure, avete mai chiamato per avere informazioni relative a bollette e pagamenti? Beh, provate a chiamare, poi attaccate e chiamate di nuovo. Ogni operatore vi darร  risposte completamente diverse e la cosa stupefacente sarร  che nessuna รจ vera. A me sta succedendo da quando ho fatto il trasferimento della linea verso Fastweb (…non che sia meglio di Telecom). La sensazione รจ che le persone non siano preparate vero?

Si. Il problema secondo me NON รจ il mezzo di comunicazione, ma solo ed esclusivamente il contenuto, quello che gli operatori comunicano al cliente. Spesso infatti chi risponde non รจ all’altezza delle problematiche poste dal cliente, non รจ formato sulle tematiche tecniche o commerciali o non รจ aggiornato su quanto comunicato su altri canali dall’azienda stessa.ย Trovo assurdo che un azienda come Telecom, che ha nel servizio 187 una delle maggiori inefficienze verso il cliente (qualitร  e contenuto), pensi di risolvere la comunicazione con gli utenti aggiungendo un altro strumento invece di modificare l’approccio, formare le persone del call center e migliorare i processi verso il cliente. Mi auguro, e lo dico senza interesse visto che ormai sono su altro operatore, che le persone che risponderanno da twitter siano persone di Telecom – non dei PR come succede per altri servizi – o per lo meno siano veramente preparate come affermato nel comunicato.

Infine mi chiedo come mai una notizia del genere debba avere tutto questo eco, come se comunicare con il cliente sia per un azienda una grossa novitร  e vorrei evidenziare che non stiamo parlando della ditta Formaggi e Salumi con sede in aperta campagna (e che forse comunica di piรน con i propri clienti). Stiamo parlando di Telecom, la prima societร  di telecomunicazioni italiana che, in teoria, dovrebbe permetterci di comunicare e che, oltre a non riuscirci bene (vedi migliaia di persone che tutt’oggi non posso avere un adsl), dovrebbe esser tra le prime ad esplorare nuovi canali per migliorare la relazione e la comunicazione con il cliente.

Mi domando:ย potremmo quindi dire addio alle frustranti, lunghe ed inutili attese al telefono e poter invece chiedere assistenza o informazioni a Telecom Italia tramite Twitter?

Ioย un tweet di richiesta l’ho inviato (e sono stato forse uno dei primi). Per adesso la mia domanda รจ stata girata ad un altro account, che poi mi ha chiesto di fare follow per potermi mandare un DM.ย Per adesso sono passati 3gg, ma giustamente (!?), il sabato e la domenica non rispondono.

#newTwitter: non dire social, se non ce l’hai nel sacco

Ecco il nuovo Twitter.com.ย Questo รจ il titolo utilizzato da Twitter per annunciare la nuova versione della propria piattaforma. Nuovo.

A primo impatto, leggendo la pagina di presentazione e guardando il video di spiegazione, ho pensato subito che twitter stia cambiando, evolvendo e snaturando il suo DNA, nella direzione di Social Network. Poi leggendo in rete i commenti e le opinioni ho rischiato di convincermi del contrario, soprattutto quando Evan Williams, Ceo di twitter, durante la conferenza Nokia World 2010 ribadisce un concetto: “twitter non รจ dedicato soltanto allโ€™invio di messaggi” e non รจ un Social Network.

Quel “nuovo”, contenuto nel titolo,ย secondo Twitter sembra avere un significato molto piรน importante: Twitter รจ in evoluzione verso un sistema completo di news, contenuti e informazioni.

In effetti sembra cosรฌ. La nuova versione di Twitter infatti non riguarda solo un restiling grafico e la visualizzazione dei tweet, ma molto di piรน, soprattutto se si analizzano le nuove funzionalitร : รจ stata implementata la possibilitร  di integrareย video (da YouTube, Vimeo e ustream), sono state aggiunte leย mappe relative alle informazioni geolocalizzate, le immagini sono visualizzabili direttamente nel sito anche se caricateย da diversi servizi, tra cui Flickr e Twitpic, รจ presente unย dettaglio delle conversazioni e sono state sofisticate le ricerche di approfondimento sui singoli hashtag. Insomma un evoluzione – rivoluzione di funzionalitร  che comunque sono giร  contenute in altri Social Network.

Di fatto la piattaforma si รจ sviluppata su due piani diversi: tipologia di informazione e velocitร  di fruizione. Se da una parte l’utente adesso ha un flusso di informazioni piรน articolato e completo che gli permette, restando allโ€™interno dello stream stesso, di vedere immagini e video che vengono incorporate, dall’altra puรฒ ottenere informazioni aggiuntive sullโ€™utente che sta leggendo (profilo, tweet, mappa georeferenziata dei luoghi da cui ha tweettato, liste) e tutto questo senza la necessitร  di saltare da una pagina allโ€™altra.

Secondo me, l’effetto che Twitter otterrร  da questa nuova piattaforma sarร  una forte crescita dei tempi di permanenza degli utenti sul sito, a discapito delle applicazioni sviluppate da terzi ed integrate tramite API e soprattutto contrariamente a quanti dicevano che il web รจ morto. La nuova piattaforma meno minimalista e piรน “appeal” attirerร  nuovi utenti, farร  crescere l’abitudine dell’utente al controllo dei tweets e dello status update, l’attenzione ai video segnalati dai following e lo sbircio alle foto condivise. Un pรฒ come succede su Facebook e sugli altri social…

Qualche tempo fa nel mio post “La strana convergenza dei Social Network” ho descritto quella che secondo me รจ l’evoluzione naturale dei sistemi e che vede stringere sempre di piรน i confini tra social network, piattaforme di comunicazione e le loro differenze funzionali.

Insomma con questa nuova piattaforma Twitter, che secondo me sta snaturando quello che ha sempre comunicato nella propriaย mission โ€œThe constraint of 140 characters drives conciseness and lets you quickly discover and share whatโ€™s happeningโ€, va proprio nella direzione che ho descritto nel mio post: sta diventando una “NON”-social piattaforma di comunicazione, news ed informazioni potente, che ha le stesse caratteristiche di un Social Network per funzioni, tempi di permanenza, modalitร  di utilizzo e comportamenti.

Per rispondere a Paolo, concludo dicendo che, per adesso, non รจ una sfida diretta a Facebook, ma a breve lo diventerร .

Pagare con un tweet: il sistema di pagamento sociale

Oggi casualmente mi sono imbattuto in un tweet, che mi ha portato al download di un PDF, un ebook gratuito.

Ho pagato questo ebook con un Tweet. Si qualcuno mi ha venduto un contenuto per un semplice tweet. Li per li sono rimasto indifferente, poi dopo averci ragionato un pรฒ e aver letto il sito Pay with a Tweet – A social payment system, ho pensato che รจ un idea veramente geniale.

Oggi il valore del passaparola delle persone รจ spesso superiore al valore del denaro stesso che si ottiene dalla vendita di un prodotto/servizio.

Pagare con un Tweet รจ una modalitร  di pagamento sociale: le persone pagano con il valore della propria rete sociale e semplicementeย ogni volta che qualcuno paga con un tweet, non fa altro che condividere e comunicare a tutti i propri follower, contatti o lettori informazioni sul prodotto che ha comprato. Eccezionale, quando semplice.

I campi di applicazione sono moltissimi.ย In linea di massima tutti coloro che oggi producono contenuti e che allo stesso tempo vogliono creare del buzz in rete per se stessi, per il loro personal brand, o per un prodotto o un servizio. Da chi fa musica e vuole vendere unย mix o un brano per pubblicizzare per esempio, attraverso il Tweet, il prossimo spettacolo.

Il sito PayWithAtweetย in effetti si rivolge a moltissime persone:

  • Giornalisti ed editori che vogliono vendere un proprioย articolo per promuovere la rivista, giornale o promuovere un servizio a pagamento
  • Autori di libri cheย con un Tweet vogliono stimolare le vendite
  • Aziende e Brands che voglionoย far girare il marchio creando Tweet virali
  • Creativi o programmatori che vogliono aumentare il grado di popolaritร  del proprio sito, facendo scaricare immagini, foto, loghi o porzioni di codice gratuitamente
  • Studenti, professionisti che vogliono condividere la propriaย tesi di laurea, uno studio, o una prosentazione (slideshare o le infografiche di oggi) per aumentare la tua popolaritร  nel proprio campo
  • Sviluppatori di applicazioni per Ipad, iphone e Android che vogliono rilasciare la propria applicazione gratuitamente ma vogliono pubblicizzare la versione a pagamento

La condivisione puรฒ avvenire attraverso diversi sistemi, da Twitter a Facebook. Insomma, sembra sia nata la valuta per chi vuole produrre e condividere gratuitamente contenuti in rete, scambiando tutto per un Tweet.

Nel frattempo molti di voi comincieranno a vedere Tweet tipo: “This Book helps you to move into the Digital era of awesomeness. Download it for free: http://www.ohmygodwhathappened.com“. Perfetto, รจ quello che ho scaricato anche io ๐Ÿ˜‰

UPDATE

Aggiungo una simpatica citazione di un tweet di Giuseppe Lanzi, della serie:

“Chi siete? Da dove venite? Si ma quanti siete? Un twittino!

Enjoy, e buono sharing!

Social Location Based Services, arriva Facebook

Il 2010 รจ l’anno dei social location based services: Foursquare, Gowalla, Google Latitude, Loopt, Brightkite, MyTown e tanti altri servizi geolocalizzati che ogni giorno escono fuori.

Infografica di Techcrunch

Negli ultimi mesi abbiamo visto una rapida crescita di questi servizi, in particolare Foursquare, che rispetto agli altri sistemi ha dato il via alla moda del CheckIn abbinato al Social Game.

Leggendo Woork Up ho trovato alcuni dati interessantiย su RJmetrics: attualmente il mercato degli lbs principalmente si divide tra Foursquare e Gowalla. Il primo, Foursquare, sembra essere avanti di parecchio rispetto al concorrente con oltre 2,5 milioni di utenti attivi e con una crescita media giornaliera di 19.000 utenti al giorno (dati dell’ultimo mese), mentre Gowalla ha poco piรน di 390.000 utenti attivi (praticamente circa il 16% degli utenti totali di Foursquare), con un incremento medio giornaliero di 1.800 nuovi utenti.

Secondo Google Trend, Foursquare genera oltre 5,5 milioni di visitatori unici al mese con una crescita del 350% da gennaio ad agosto 2010 mentre Gowalla genera 830.000 visitatori / mese con un aumento del 15% considerando lo stesso periodo dell ‘anno. Per quanto riguarda gli altri concorrenti, relativamente aย Google Latitude, non ci sono dati ufficiali se non una dichiarazione che riferisce circa 3 milioni di utenti attivi con un incremento del 30% al mese (circa 30.000 utenti al giorno). Se la crescita di Latitude fosse rimasta costante, vorrebbe dire che negli ultimi tre mesi il servizio di Google dovrebbe aver raggiunto 5,7 milioni di utenti attivi. Un numero decisamente importante rispetto a Foursquare e Gowalla.

Tra i vari servizi, c’รจ anche Loopt, un altro popolare (non in Italia)ย servizio location-based di mappatura socialeย ha raggiunto oltre 4 milioni di utenti con 240.000 visitatori unici al mese, mentre Brightkite ha ย superato 2 milioni di utenti e MyTown ha una userbase di 2,8 milioni di persone.

Poco tempo fa รจ stato il turno di Twitter con Places. E’ stato uno scossone per il mercato degli LBS? Non mi sembra.ย Twitter รจ entrato nel mondo dei Location Based Services integrandosi trasversalmente con Gowalla e Foursquare attivando cosรฌ la possibilitร  di geolocalizzare ogni Tweet. A mio parere questa รจ stata una mossa strategicamente corretta poichรจ ha permesso a Twitter di entrare nell’onda del next big thing e allo stesso tempoย gli ha permesso di mantenere il suo DNA di Microblogging senza entrare in competizione con gli altri sistemi ed evitandosi a monte il problema della corsa alla leadership degli lbs, che volendo avrebbe benissimo potuto intraprendere, visto il numero di utenti attivi (100 milioni di utenti circa).

E se entra Facebook?ย In questi giorni entrerร  anche Facebook (…magari copiando twitter lo chiamerร  Facebook Places), nel mondo della geolocalizzazione diventando cosรฌ competitor anche di Foursquare, al quale poco tempo prima aveva offerto circa 120 milioni di dollari per acquistarlo. Ho letto molti post relativi all’ingresso di Facebook, tra cui anche quello del IlPost e tutti piรน o meno vedono questa mossa come pericolosa per il futuro di Foursquare.

Secondo me nel breve tempo non succederร  nulla o per lo meno non ci saranno grossi cambiamenti.ย Facebook uscirร  con delle funzionalitร  di georeferenziazione delle informazioni e permetterร  agli utenti di localizzare foto, status update e visualizzare la posizione degli amici. Malgrado i suoi oltre 500 milioni di utenti, secondo meย non riuscirร  a scardinare, superare o sovrastare il modello di Social Game e Social Guide sviluppato da Foursquare.ย Anzi, a mio avviso Foursquare potrebbe crescere di piรน, accelerata dalla spinta che la stessa Facebook darร  al mercato della geolocalizzazione.

Le motivazioni secondo me, sono piรน di una. La prima รจ riconducibile principalmente al discorso privacy e riservatezza: oggi in Foursquare posso “partecipare” con un Nick o con la visibilitร  del solo nome e potenzialmente potrei giocare senza farlo sapere a tutti. Attivando il servizio di localizzazione su Facebook questa scelta potrebbe esser piรน difficoltosa se non impossibile (come lo รจ su Latitude), visto che tutto il sistema dialoga per Nome e Cognome e la gestione della privacy non sarebbe cosรฌ semplice.

Gli utenti di Facebook inoltre utilizzano il sistema principalmente per un uso “casalingo”, di gossip, per impicciarsi degli affari degli altri, per rimanere in contatto con amici: mi aspetto che l’utilizzo maggiore della localizzazione in Facebook sia per vedere dove sono gli amici e dove hanno scattato una foto, e non per guadagnare punti, censire Tips, commenti e feedback e mappare nuovi luoghi. Secondo me Facebook non sarร  un competitor, ma un altro partner degli altri sistemi di lbs e questo permetterร  a Foursquare e agli altri di crescere sull’onda della diffusione dei servizi geolocalizzati e della mania del checkin.

Secondo me รจ piรน facile che prendano piede applicazioni terze che interagiscono con i dati georeferenziati di Facebook che funzionalitร  proprietarie: magari piattaforme di Augmented Reality + Social. Allora, forse in questo caso, sarebbe a rischio Foursquare.

La strana convergenza dei Social Network

In questi giorni mi sono soffermato ad osservare la crescita dei social network piรน importanti, gli sviluppi degli ultimi tempi, gli utenti e le funzionalitร  rilasciate o in rilascio. Ho notato alcune cose che mi hanno fatto riflettere. La cosa che piรน mi ha colpito sono le poche novitร : nessuno ha rilasciato funzionalitร  veramente innovative e differenti dagli altri.

Twitter , cavalcando l’ondata della geolocalizzazione, ha aggiunto recentemente la possibilitร  di localizare i tweet prendendo spunto da Foursquare (e ovviamente anche da altri LBS) e ha lanciato il servizio Places. Poi ha rilasciato la funzionalitร  Who to follow che suggerisce ad un utente quali account potrebbe conoscere permettendo un aumento dei legami e della socializzazione, copiando la funzionalitร  da Facebook. Sempre seguendo Facebook e scavalcando Tweetmeme ha comunicato il lancio del pulsante ufficiale per il retweet. Alcuni rumors dicono che potrebbe integrare l’anteprima delle immagini e dei video nello stream copiando da Friendfeed e Facebook.

Facebook ha aggiuntoย l’anteprima dei profili al passaggio del mouse su una foto copiando la funzionalitร  da Twitter, che a sua volta l’aveva copiata precedentemente da Friendfeed, se non erro.ย A breve inserirร  anche la geolocalizzazione nello stream nelle attivitร  e la possibilitร  di condividere foto e localizzarle prendendo spunto da Foursquare e rincorrendo Twitter. Facebook ha acquisito Friendfeed per poterne ereditare il realtime dello stream e fare cosรฌ concorrenza a Twitter.

Foursquare, nell’ambito dei location based services,ย rincorso da Facebook e da Twitter ed in continua competizione con Gowalla dal canto suo non poteva rimaner fermo. Prima ha dato maggior visibilitร  ai Tips trasformandoli in una sorta di status update alla Twitter, poi ha modificato la scheda utente dando maggior visibilitร  ai badge e alle informazioni condivise dall’utente. Poi ha aggiunto la possibilitร  di visualizzare i Tips per data o popolaritร  (i’ve done this!) prendendo spunto dal Like di Facebook.

Google ha provato a copiare Twitter con Jaiku, poi ha lasciato perdere per passare ad Orkut e poi dare vita a Buzz cercando di sviluppare qualcosa di simile a Facebook e a Twitter. Poi ha avviato Latitude, che non essendo integrato con altri sistemi non ha preso piede. Mi aspetto che prima o poi permetterร  di vedere i buzz, le foto di Picasa e gli amici posizionati su mappa.

Insomma, Twitter copia da Foursquare. Foursquare copia da Facebook. Facebook copia Twitter. Google copia un pรฒ da tutti. Tutti copiano da tutti. Ma รจ normale?

Secondo me si, ovviamente una mia opinione, ma questa rincorsa allo sviluppo delle funzionalitร  degli altri e questa sempre maggiore similaritร  fra i vari servizi, mi fa pensare che stiamo arrivando ad una fase di stabilitร  e tutta l’euforia legata alla novitร  dei social network, della geolocalizzazione e del mobile potrebbe leggermente affievolirsi.

Se il 2009/2010 infatti รจ stato l’anno dell’esplosione dei sistemi di Social Network, del mobile e dei sistemi di geolocalizzazione, secondo me, il periodo che stiamo per affrontare, e che va dalla fine del 2010 e forse per gran parte del 2011 sarร  caratterizzato da una maggiore omogeneizzazione di alcuni servizi, vedremo meno novitร  funzionali, probabilmente molte integrazioni e perchรจ no parecchie acquisizioni (?). Le novitร  rallenteranno e saranno poche le aziende che rilasceranno qualcosa di veramente nuovo.ย Sarร  invece una fase di consolidamento,ย secondo me molto importante, perchรจ il mercato avrร  modo di recepire l’ondata delle novitร  dell’ultimo anno. Le aziende, metabolizzate le potenzialitร  degli ultimi tempi, cominceranno ad investire in sviluppo, integrazioni e marketing e saranno l’acceleratore che porterร  questi sistemi alla portata di tutti. Gli utenti avranno modo di utilizzare tutti queste tecnologie e sistemi nella vita di tutti i giorni e sempre di piรน troveremo la geolocalizzazione e funzionalitร  sociali nella routine giornaliera.

In fondo, facendo un rapido riepilogo, con i sistemi attuali possiamo stringere amicizia, aggiornarci rapidamente, micro-messaggiare, condividere foto e video, esprimere pareri e dare feedback con like, retweet e commenti, geolocalizzare informazioni e vedere dove sono i nostri amici, comprare on line e trovare ogni tipo di informazione. Cosa altro vogliamo in questo momento da un social network?