I social network, il cocco, le bibite e la paura di esser tagliati fuori

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Immaginiamo una spiaggia lunghissima di qualche chilometro: spazi enormi, tantissime persone presenti.

A sinistra un venditore di cocco inizia il suo percorso verso destra. Alla parte opposta, a destra, un venditore di noccioline, snack e bibite inizia il percorso verso sinistra. Nessuno dei due e a conoscenza dell’altro, ma entrambi hanno qualcosa in comune: la voglia di fare business. Partono alla conquista della spiaggia, sanno che non sarà semplice conquistare tutto.

Cocco bello, cocco…” strilla il venditore di cocco mentre cammina a passo spedito in spiaggia, tra gli ombrelloni, con il suo secchio pieno del suo prodotto. Il suo modo di attirare l’attenzione è efficace e caratterizzante: la sua voce, la sua cantilena ed il suo accento si riconosce a distanza. Accontenta molti utenti con il suo prodotto, il suo modo di fare la relazione diretta con le persone, anche se ne perde alcuni che non amano il cocco. Ma lui è determinato e focalizzato: vuole vendere il suo cocco, il migliore cocco in circolazione e lo fa con un prezzo alto per molti, ma non ha concorrenti su quella parte di spiaggia e può permetterselo.

Noccioline, snack… bibite fresche!” ed un gingle musicale di sottofondo accompagna invece il secondo venditore mentre fa il suo percorso. Lui è più lento, percorre meno velocemente la spiaggia perchè è appesantito da un carretto più impegnativo che gli permette però di mantenere le bibite – più pesanti – fresche. Il suo servizio è più completo, ma richiede un maggior sforzo da parte sua e gli utenti devono avvicinarsi al carretto che cammina solo sulla sabbia bagnata.

Tutti e due lavorano, hanno i loro clienti e procedono verso il centro.

Poco dopo la metà del percorso si incontrano. Non ci sono accavallamenti apparentemente e non sembrano tenersi in considerazione.

Continuando il percorso cominciano ad accorgersi di qualcosa di strano. Più avanzano e cresce la distanza dal punto di partenza, più diventa difficile vendere i propri prodotti. Chi ha le noccioline non vuole il cocco e ha già speso dei soldi. Ma succede anche il contrario: chi ha il cocco non vuole noccioline, ma il cocco mette sete e compra l’acqua.

Qui ha inizio la convergenza: il venditore di noccioline, snack e bibite inizia ad insediare il territorio ed il clienti dell’altro venditore. Il venditore di cocco, preoccupato del suo mercato e pensando di colmare un’esigenza dei suoi utenti, dalla mattina successiva inizierà a vendere anche le bibite. Per farlo si doterà di un carretto, più grande di quello del suo concorrente, che non gli permetterà più di esser più veloce e snello in spiaggia come prima. A sua volta il venditore di noccioline, vedendo un agguerrito avversario muoversi in una certa direzione, si doterà anche lui di cocco, di chupa chups e altri piccoli prodotti.

Fine della storia.

Non c’è una vera e propria morale in questo racconto, ma questa storia secondo me sintetizza bene quello che sta succedendo con i social network e la loro convergenza evolutivaGoogle vuole fare Facebook, Facebook vuole fare Foursquare, Instagram fa Twitter, ma Twitter vuole esser anche Instagram…

Da qui una riflessione personale: in tutti e due i casi i venditori perderanno di vista le loro caratteristiche principali, il loro core business iniziale e la centricità su quegli utenti che avevano all’inizio con un prodotto mirato ed un servizio studiato ad hoc. Tutti e due faranno un po’ tutto sperando di cannibalizzare il più possibile l’altro, aggiungendo servizi e prodotti che “funzionano” per il concorrente, senza verificare l’effettiva esigenza, la migliore esperienza e senza concentrarsi su quello che veramente sanno fare bene.

Stefano Bernardi, che ringrazio, citando un mio tweet mi ha segnalato l’effetto FOMO – Fear of Missing Out  ossia la paura di rimanere tagliati fuori. Questo genera una convergenza fisiologica e va a discapito dell’innovazione e della qualità del servizio all’utente.

E’ già successo, sta succedendo di nuovo con Twitter, Facebook, Instagram e succederà ancora: è fisiologico e tutto questo ha pro e contro. Da una parte genera un appiattimento delle piattaforme, dall’altra genera spazi verticali per nuove imprese e nuovi servizi maggiormente focalizzati sulla propria competenza e sul proprio valore.

 

Parlando di social con la nonna – Workshop Medioera

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Ad ottobre del 2011 partecipai ad un evento di Medioera a Viterbo dedicato allo startup d’impresa durante il quale parlai di Business Model Canvas. Ieri, Mauro e tutti gli amici di Medioera, mi hanno invitato di nuovo per parlare di social network, twitter e facebook e come utilizzare questi strumenti per fare business ad un target di giovani studenti ed alcuni imprenditori del viterbese.

Sapendo che il talk si sarebbe tenuto in orario aperitivo in un ambiente poco formale e molto rilassato, ho deciso di fare una presentazione un pò fuori dagli schemi dal titolo “Parlando di social network con la nonna” partendo da alcune immagini del film di Verdone con la grande “sora Lella”. Ho cercato di tenere un linguaggio semplice, simulando appunto il racconto di un giovane alla nonna.

Ho parlato di Facebook e Twitter e come questi strumenti possono essere utilizzati sia dalle persone che dalle aziende. Il discorso si è poi focalizzato sull’impatto dei due social network nella vita di tutti i giorni, del legame con il mondo “mobile”, del commercio elettronico e del mobile commerce.

Il workshop è stato introdotto dall’assessore all’Innovazione del Comune Chiara Frontini che ha presentato il progetto in corso d’opera per la città di Viterbo sugli hotspot per la connessione a internet. E’ poi intervenuto l’assessore provinciale alla Formazione e alle Politiche giovanile Paolo Bianchini che, invece, ha fatto il punto sul bando che sarà pubblicato a breve dalla Provincia relativo alle start up d’impresa per i giovani, progetto partito proprio in seguito ad un altro degli scorsi appuntamenti di Medioera.

Marco De Carolis ha annunciato le date del festival di Medioera che si terrà dal 14 al 21 luglio (durante il quale si svolgerà probabilmente il primo Indigeni Camp).

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Il valore degli investimenti fatti sui Social network e startup, è corretto?

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Seguo ormai da tempo e con attenzione e passione il mondo delle startup straniere ed italiane e sto osservando le varie dinamiche del mercato e tutto ciò che ne influenza la crescita, le scelte, i comportamenti ed modelli di investimento. Da un pò di giorni in rete e nei gruppi di facebook si discute, in modo più o meno acceso e con punti di vista completamente opposti, le valutazioni astronomiche di alcune startup, social network e alcuni investimenti apparentemente insensati su modelli di business non chiari o su sistemi ancora in fase di studio o ancora nemmeno implementati.

Anche se è evidente che stiamo in un momento in cui sembrano esserci tanti soldi da investire, il dubbio al centro di queste discussioni è: ci troviamo di fronte ad una nuova bolla o realmente il valore degli investimenti fatti su questi Social network / startup è corretto?

Provo a buttare giù alcune considerazioni personali ed un pò di numeri che mi sono appuntato in questi giorni e che ho letto in altri post in rete e provo fare un pò di ragionamenti partendo da alcuni esempi noti che a mio avviso sono i primi segnali di un sistema che “sta funzionando in modo strano“.

Partiamo da Groupon, azienda particolarmente criticata in questo periodo per il suo modello di business ed il cui obiettivo è quello di organizzare acquisti di gruppo su prodotti fortemente scontati: rifiuta da Google 6 miliardi di dollari, prende altri 950 milioni di fundraising e raggiunti i 2700 dipendenti punta ad un IPO che intorno ai 20 miliardi di dollari. Nello stesso segmento di Groupon, la piattaforma cinese Lashou.com, ha preso nel suo ultimo foundraising 1,1 miliardi di dollari a fronte si di un fatturato in forte crescita, ma a dicembre supera di poco i 150 milioni di dollari.

Facebook, società nata nel 2004, all’inizio del 2011 viene valutata circa 50 miliardi. Il Wall Street Journal ai primi di maggio valuta che Facebook possa avere un valore di oltre 100 miliardi per un possibile IPO per il 2012. Il fatturato del social network è atteso intorno ai 4 miliardi ed un ebitda di quasi 2 miliardi.

Gli altri tre social network, Linkedin, Twitter e Foursquare hanno avuto anche loro una crescita del valore in modo esponenziale. Twitter, oggetto del desiderio di Google e Facebook (ma che a mio avviso, vista anche l’integrazione di iOS 5 , potrebbe diventare invece obiettivo di Apple come già si rumoreggiava nel 2009) viene valutata tra gli 8 ed 10 miliardi di dollari, mentre alla fine del 2010 valeva poco meno della metà, e con un fatturato atteso per il 2011 di circa 250 milioni.

Linkedin invece con il suo fatturato di circa 175 milioni di dollari, vede una quotazione a circa 6 miliardi di dollari. Infine l’ultimo arrivato tra i social di “livello” e che recentemente ha raggiunto la quota di 10 milioni di utenti, Foursquare, dicono possa valere 250 milioni di dollari, ma tranne i dati relativi al finanziamento ricevuto nel 2010 di circa 95 milioni di dollari, non pubblica da nessuna parte dati ufficiali relativi al fatturato (poca trasparenza o …?).

Nell’ambito del gaming il colosso Zynga, social gaming company nata nel 2007 e che nel 2008 ottenne 29 milioni di dollari da alcuni venture capitalist, tra ottobre 2010 e febbraio 2011 passa da una valutazione di 5 miliardi a quasi 10: nel 2010 il fatturato è stato di circa 850 milioni di dollari e un utile di 400 milioni.

Poi ci sono anche altri casi come per esempio Color, startup sulla quale a Marzo 2011 sono stati investiti 41 milioni di dollari ed oggi ancora non è altro che un applicazione incompleta e senza significato e con pochi utenti. Infine l’altro caso Renren, social network cinese nato nel 2005 e ad oggi valutato ben oltre 70 volte il suo fatturato 2010 di 76 milioni di dollari. Potrei continuare con molti altri casi, ma per il fine di questo post, credo siano sufficienti gli esempi fatti.

Insomma, quindi tornando alla domanda iniziale, siamo o no ad una nuova bolla 2.0? Rischiamo di rifare lo stesso botto del 2000?

Pur ascoltando e leggendo pareri più o meno esperti che dicono che la situazione di oggi sia ben diversa da quella del 2000 sia dal punto di vista di chi mette i soldi, che dal punto di vista del modello di business delle aziende, ma non pensate che i numeri appena esposti abbiano comunque qualcosa di strano?

Io non ho fatto moltissimi esami di economia e finanza, ma quello che ho sempre saputo è che uno dei parametri su cui poter valutare finanziariamente un azienda è partendo dall’analisi dell’ebitda e soprattutto dal suo margine operativo lordo. Correggetemi se sbaglio. Ma qui come siamo messi?

Io credo che il problema più grosso in questo momento sia legato alle dinamiche finanziarie e agli investitori stessi, che avendo tutto l’interesse nel vedere crescere i numeri delle aziende sulle quali hanno investito, drogano il mercato con ipervalutazioni. Come è già successo nella bolla immobiliare.

Quello che mi vien da pensare, è che non saranno molte le aziende che rimarranno in vita se non quelle che saranno in grado di rispondere alle aspettative del mercato con i numeri reali.

 

La Convergenza Evolutiva dei social

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La scienza definisce Convergenza Evolutiva il fenomeno per cui specie diverse che vivono nello stesso tipo di ambiente, o in nicchie ecologiche simili, sulla spinta delle stesse pressioni ambientali, si evolvono sviluppando per selezione naturale determinate strutture o adattamenti che li portano ad assomigliarsi fortemente. Tali specie sono dette convergenti.

Come avevo scritto in qualche post fa “La strana convergenza dei social” questo fenomeno, la convergenza evolutiva, si sta verificando anche all’interno di internet, agli strumenti e alle piattaforme del web: sistemi con funzionalità, target e segmenti di mercato differenti, spinti dalle veloci dinamiche della rete, dall’evolversi delle abitudini degli utenti e dalle pressioni derivanti – in molti casi – da modelli di business non sempre monetizzabili, integrano le stesse caratteristiche e strutture di altri sistemi, con l’obiettivo di attirare altri utenti, raggiungere la massa critica ed aggiudicarsi il titolo di mainstream. Ogni funzionalità accolta in massa dagli utenti, diventa una best practices e viene replicata sugli altri.

Di casi eclatanti, oltre quelli già descritti nel precedente post di agosto, ce ne sono stati altri e la convergenza prosegue a grandi passi.

Twitter ha aperto alla grande massa aggiungendo funzionalità di geolocalizzazione, condivisione di oggetti multimediali, le liste e una gestione più dettagliata dei profili degli utenti. Intorno a Google rumoreggia l’uscita di GoogleMe e procedono acquisizioni ed integrazioni di piattaforme di pagamento elettronico e prepara la sfida al social gaming e ai pagamenti virtuali.

Facebook integra nella sua piattaforma i gruppi, le funzionalità di gestione documenti e le notifiche facendo evolvere le comunità e le nicchie. Dal punto di vista della localizzazione avvia Places e lancia ufficialmente la piattaforma di Deal e le funzionalità di rewards, cominciando la vera battaglia a Foursquare dal punto di vista del local marketing e a Groupon, attraverso funzionalità di vendita di coupon-offerte a gruppi di utenti.

Foursquare dal canto suo, sentito il fiato sul collo di altri sistemi emergenti come Shopkick o Checkpoints, decide (finalmente) di fare un pò di battaglia ai Check-In fasulli e recuperare un pò di credibilità e attendibilità verso il lato business e non solo gaming.

Nasce Miso, un social che permette agli utenti di fare CheckIn, in modo simile a Gowalla e Foursquare, su un programma televisivo, condividere con gli altri commenti e messaggi e guadagnare badge.

Linkedin lancia Signal e si proietta nell’orgia social integrando i feed da Twitter e gli status da LinkedIn, migliorando la ricerca avanzata e i trending topics, e dando la possibilità agli utenti di segmentare le ricerche per rete di appartenenza, mercato o per azienda.

Dal lato del photostream Flickr dopo aver integrato la localizzazione delle foto ed il tagging degli utenti, sembra essersi fermata. Intanto nasce Instagram, che non è ancora un mainstream che integra funzionalità di cross posting, sharing di foto, commenti e like, assomigliando a Twitter.

Insomma l’ecosistema della rete si comporta nello stesso identico modo dell’ecosistema biologico, dimostrazione che la rete è fatta di persone. To be continued…

Instagram: una semplice app che genera dipendenza emotiva

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Da qualche giorno sono tornato in possesso di un appleFonino: l’iphone4. Questo mi ha permesso di mettere da parte (finalmente) il Blackberry che avevo da Aprile e ricominciare ad utilizzare varie app divertenti che su iPad non potevo sfruttare al massimo.

Chi mi segue su Twitter, Facebook o altri social, avrà notato che da qualche giorno condivido foto scattate in qualunque posto e a qualsiasi cosa o persona. Le foto hanno la caratteristica di sembrare foto d’epoca, anticate e simili al formato delle polaroid. Emozionali, aggiungerei.

L’applicazione che sto utilizzando e che ha catturato completamente la mia attenzione tanto da generare in me “dipendenza da foto” – e credo di non esser l’unico: lucasartoni, yoriah, bastetinthesky … – si chiama Instagram (Download gratis). Si tratta di una piccola semplice app che permette di scattare foto, invecchiarle con alcuni effetti (10) , condividerle, cross-postarle e geolocalizzarle su diversi social (Facebook, Twitter, Flickr, Foursquare e Tumblr). La particolarità inoltre è la funzione di following dei propri amici e soprattutto la possibilità di poter ricevere notifiche sulla pubblicazione di foto, commenti e like in modalità push, un pò come avviene su Twitter, solo che al posto di 140 caratteri c’è una foto.

Qualcuno potrebbe dire, “E cosa c’è di nuovo?” In effetti praticamente nulla, se non la semplicità di utilizzo, caratteristica principale del sistema.

Sul sito ufficiale, il team di Instagram descrivere l’applicazione come un “divertente e bizzarro modo di condividere la tua vita con gli amici attraverso una serie di immagini. Scatta una foto, quindi scegliere un filtro per trasformare il look and feel del tiro in una memoria per tenere in giro per sempre.

Instagram è un applicazione sviluppata dallo stesso team stava sviluppando Burbn, un servizio iniziato da Kevin Systrom in HTML5 che permette di effettuare check-in su Foursquare e cresciuto grazie all’investimento di 500.000 dollari in finanziamenti da Ventures Baseline e Andreessen Horowitz all’inizio di quest’anno. Burbn però non è mai stato lanciato ufficialmente poichè il team ha deciso di focalizzarsi su Instagram, individuando in questa un vero potenziale da sfruttare grazie alla popolarità di Flickr, l’utilizzo di Facebook, l’interesse per Daily Booth ed il momento positivo per il social-foto-sharing.

Leggendo dei post in giro della rete ho trovato alcune informazioni che confermano e danno ragione alla scelta del team: infatti secondo alcuni rapporti pubblicati, Instagram ha già raggiunto oltre 200.000 utenti e ben oltre 750.000 foto caricate , così come confermato anche dal co-fondatore Kevin Systrom durante un intervista “750.000 foto? La cifra reale è di gran lunga al di sopra di questo valore”. Secondo un rapporto del New York Times , il servizio ha inoltre raggiunto la frequenza di caricamento di una foto ogni secondo.

Da un punto di vista tecnico l’applicazione di Instagram è piuttosto semplice e non utilizza particolari personalizzazioni nelle logiche di navigazione e questo la rende facile da utilizzare. La piattaforma web invece in se e per se è piuttosto base: non ha ancora funzionalità specifiche per l’utente sul web se non la modifica dei dati personali, non espone API per poter effettuare mashup e non ha funzionalità di streaming. Credo sia solo questione di tempo comunque.

Instagram, secondo me, può esser un esempio di come un app fatta bene e semplice possa esser più efficace di una buona idea, non sviluppata. Per molti versi è il prodotto giusto al momento giusto: wireless a banda larga in pieno boom, crescita esponenziale degli smartphone come iPhone (e iPod), iperconnessione e social mania crescente.

Chissà se diventerà un mainstream per il foto-sharing o verrà acquisito prima da qualcuno…. chessò da Yahoo per rimpiazziare Flickr, o magari proprio Facebook!

Telecom: il call center su Twitter? Bello, se non è solo marketing

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A partire dal 30 settembre, Telecom Italia, con un comunicato pubblicato sulla sezione corporate del proprio sito, ha avviato il nuovo canale di assistenza su Twitter e Facebook. La notizia è rimbalzata sui principali siti internet, testate, borsa italiana, siti tecnologici e blog, su twitter stesso e su molti status degli utenti, tra curiosità ed entusiamo.

Dal comunicato si evince che l’obiettivo principale di questo nuovo canale è quello di creare una comunicazione dedicata ai propri clienti e caratterizzato da un’interazione diretta ed immediata e dalla velocità nei tempi di risposta a tutti gli utenti. Il nuovo canale permetterà ad un team specializzato di rispondere durante la giornata a domande e segnalazioni nelle pagine Telecom Italia, Tim e Impresa Semplice su Facebook e su Twitter. Da quanto comunicato inoltre, gli specialisti del team di Telecom Italia avranno le competenze per rispondere a diverse esigenze, sia consumer – fisso e mobile -, sia a tematiche proprie del mondo business, e risponderanno dal lunedì al venerdì. Telecom, che da qualche anno sta investendo in nuovi media e sta aprendo a nuovi canali comunicativi per rimanere in contatto con i propri utenti, con questo progetto si propone come la prima società in Italia a lanciare una nuova attività di caring (twitter care come definito da Mantellini) evoluto nel mondo dei Social Media.

Da una parte c’è da riconoscere a Telecom l’importante passo nel campo della comunicazione: chi conosce infatti le regole di governance che indirizzano la comunicazione delle grandi aziende, sa che una scelta di questo tipo non è facile da far digerire e non è così scontata e banale come sembra. Personalmente però non riesco a vedere questa operazione solo come un passo verso il cliente, ma bensì un operazione markettara. Altro che social crm, clienti ed altro.

Prima di tutto ritengo questa operazione di Telecom semplicemente una rincorsa ad un mercato non ancora presidiato in modo importante: analizzando un pò la presenza degli operatori sui social network partendo da Facebook, possiamo notare infatti che Vodafone con i suoi 560mila fan, è il primo operatore, seguito da Tim (50mila fan), Tre (40mila fan) e Wind (30mila fan), mentre per quanto riguarda i sistemi di microblogginng invece Tre Italia , da tempo attiva, può contare su oltre 11mila follower di twitter e quasi 1.400 su FriendFeed, seguita da Vodafone (5000 follower), Tim (circa 1000) e Wind (meno di 500). Probabilmente qualcuno in Telecom ha capito che quei pochi utenti italiani in Twitter, sono quelli che in qualche modo poi influenzano la rete: e allora perchè non iniziare a farsi vedere un pò, come fa già Tre?

Andando oltre, vi è mai capitato di chiamare il 187 per problematiche tecniche?  Penso di si. Vi sarete sentiti rispondere sicuramente con soluzioni estremamente tecniche tipo “riavviare il pc“, “riavviare il router“, “spenga il firewall“, “aggiorniamo i driver“, “installiamo un antivirus” o altre risposte di questo tipo, quando il problema, palesemente, è lato Telecom. Oppure, avete mai chiamato per avere informazioni relative a bollette e pagamenti? Beh, provate a chiamare, poi attaccate e chiamate di nuovo. Ogni operatore vi darà risposte completamente diverse e la cosa stupefacente sarà che nessuna è vera. A me sta succedendo da quando ho fatto il trasferimento della linea verso Fastweb (…non che sia meglio di Telecom). La sensazione è che le persone non siano preparate vero?

Si. Il problema secondo me NON è il mezzo di comunicazione, ma solo ed esclusivamente il contenuto, quello che gli operatori comunicano al cliente. Spesso infatti chi risponde non è all’altezza delle problematiche poste dal cliente, non è formato sulle tematiche tecniche o commerciali o non è aggiornato su quanto comunicato su altri canali dall’azienda stessa. Trovo assurdo che un azienda come Telecom, che ha nel servizio 187 una delle maggiori inefficienze verso il cliente (qualità e contenuto), pensi di risolvere la comunicazione con gli utenti aggiungendo un altro strumento invece di modificare l’approccio, formare le persone del call center e migliorare i processi verso il cliente. Mi auguro, e lo dico senza interesse visto che ormai sono su altro operatore, che le persone che risponderanno da twitter siano persone di Telecom – non dei PR come succede per altri servizi – o per lo meno siano veramente preparate come affermato nel comunicato.

Infine mi chiedo come mai una notizia del genere debba avere tutto questo eco, come se comunicare con il cliente sia per un azienda una grossa novità e vorrei evidenziare che non stiamo parlando della ditta Formaggi e Salumi con sede in aperta campagna (e che forse comunica di più con i propri clienti). Stiamo parlando di Telecom, la prima società di telecomunicazioni italiana che, in teoria, dovrebbe permetterci di comunicare e che, oltre a non riuscirci bene (vedi migliaia di persone che tutt’oggi non posso avere un adsl), dovrebbe esser tra le prime ad esplorare nuovi canali per migliorare la relazione e la comunicazione con il cliente.

Mi domando: potremmo quindi dire addio alle frustranti, lunghe ed inutili attese al telefono e poter invece chiedere assistenza o informazioni a Telecom Italia tramite Twitter?

Io un tweet di richiesta l’ho inviato (e sono stato forse uno dei primi). Per adesso la mia domanda è stata girata ad un altro account, che poi mi ha chiesto di fare follow per potermi mandare un DM. Per adesso sono passati 3gg, ma giustamente (!?), il sabato e la domenica non rispondono.

#newTwitter: non dire social, se non ce l’hai nel sacco

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Ecco il nuovo Twitter.com. Questo è il titolo utilizzato da Twitter per annunciare la nuova versione della propria piattaforma. Nuovo.

A primo impatto, leggendo la pagina di presentazione e guardando il video di spiegazione, ho pensato subito che twitter stia cambiando, evolvendo e snaturando il suo DNA, nella direzione di Social Network. Poi leggendo in rete i commenti e le opinioni ho rischiato di convincermi del contrario, soprattutto quando Evan Williams, Ceo di twitter, durante la conferenza Nokia World 2010 ribadisce un concetto: “twitter non è dedicato soltanto all’invio di messaggi” e non è un Social Network.

Quel “nuovo”, contenuto nel titolo, secondo Twitter sembra avere un significato molto più importante: Twitter è in evoluzione verso un sistema completo di news, contenuti e informazioni.

In effetti sembra così. La nuova versione di Twitter infatti non riguarda solo un restiling grafico e la visualizzazione dei tweet, ma molto di più, soprattutto se si analizzano le nuove funzionalità: è stata implementata la possibilità di integrare video (da YouTube, Vimeo e ustream), sono state aggiunte le mappe relative alle informazioni geolocalizzate, le immagini sono visualizzabili direttamente nel sito anche se caricate da diversi servizi, tra cui Flickr e Twitpic, è presente un dettaglio delle conversazioni e sono state sofisticate le ricerche di approfondimento sui singoli hashtag. Insomma un evoluzione – rivoluzione di funzionalità che comunque sono già contenute in altri Social Network.

Di fatto la piattaforma si è sviluppata su due piani diversi: tipologia di informazione e velocità di fruizione. Se da una parte l’utente adesso ha un flusso di informazioni più articolato e completo che gli permette, restando all’interno dello stream stesso, di vedere immagini e video che vengono incorporate, dall’altra può ottenere informazioni aggiuntive sull’utente che sta leggendo (profilo, tweet, mappa georeferenziata dei luoghi da cui ha tweettato, liste) e tutto questo senza la necessità di saltare da una pagina all’altra.

Secondo me, l’effetto che Twitter otterrà da questa nuova piattaforma sarà una forte crescita dei tempi di permanenza degli utenti sul sito, a discapito delle applicazioni sviluppate da terzi ed integrate tramite API e soprattutto contrariamente a quanti dicevano che il web è morto. La nuova piattaforma meno minimalista e più “appeal” attirerà nuovi utenti, farà crescere l’abitudine dell’utente al controllo dei tweets e dello status update, l’attenzione ai video segnalati dai following e lo sbircio alle foto condivise. Un pò come succede su Facebook e sugli altri social…

Qualche tempo fa nel mio post “La strana convergenza dei Social Network” ho descritto quella che secondo me è l’evoluzione naturale dei sistemi e che vede stringere sempre di più i confini tra social network, piattaforme di comunicazione e le loro differenze funzionali.

Insomma con questa nuova piattaforma Twitter, che secondo me sta snaturando quello che ha sempre comunicato nella propria mission “The constraint of 140 characters drives conciseness and lets you quickly discover and share what’s happening”, va proprio nella direzione che ho descritto nel mio post: sta diventando una “NON”-social piattaforma di comunicazione, news ed informazioni potente, che ha le stesse caratteristiche di un Social Network per funzioni, tempi di permanenza, modalità di utilizzo e comportamenti.

Per rispondere a Paolo, concludo dicendo che, per adesso, non è una sfida diretta a Facebook, ma a breve lo diventerà.

Pagare con un tweet: il sistema di pagamento sociale

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Oggi casualmente mi sono imbattuto in un tweet, che mi ha portato al download di un PDF, un ebook gratuito.

Ho pagato questo ebook con un Tweet. Si qualcuno mi ha venduto un contenuto per un semplice tweet. Li per li sono rimasto indifferente, poi dopo averci ragionato un pò e aver letto il sito Pay with a Tweet – A social payment system, ho pensato che è un idea veramente geniale.

Oggi il valore del passaparola delle persone è spesso superiore al valore del denaro stesso che si ottiene dalla vendita di un prodotto/servizio.

Pagare con un Tweet è una modalità di pagamento sociale: le persone pagano con il valore della propria rete sociale e semplicemente ogni volta che qualcuno paga con un tweet, non fa altro che condividere e comunicare a tutti i propri follower, contatti o lettori informazioni sul prodotto che ha comprato. Eccezionale, quando semplice.

I campi di applicazione sono moltissimi. In linea di massima tutti coloro che oggi producono contenuti e che allo stesso tempo vogliono creare del buzz in rete per se stessi, per il loro personal brand, o per un prodotto o un servizio. Da chi fa musica e vuole vendere un mix o un brano per pubblicizzare per esempio, attraverso il Tweet, il prossimo spettacolo.

Il sito PayWithAtweet in effetti si rivolge a moltissime persone:

  • Giornalisti ed editori che vogliono vendere un proprio articolo per promuovere la rivista, giornale o promuovere un servizio a pagamento
  • Autori di libri che con un Tweet vogliono stimolare le vendite
  • Aziende e Brands che vogliono far girare il marchio creando Tweet virali
  • Creativi o programmatori che vogliono aumentare il grado di popolarità del proprio sito, facendo scaricare immagini, foto, loghi o porzioni di codice gratuitamente
  • Studenti, professionisti che vogliono condividere la propria tesi di laurea, uno studio, o una prosentazione (slideshare o le infografiche di oggi) per aumentare la tua popolarità nel proprio campo
  • Sviluppatori di applicazioni per Ipad, iphone e Android che vogliono rilasciare la propria applicazione gratuitamente ma vogliono pubblicizzare la versione a pagamento

La condivisione può avvenire attraverso diversi sistemi, da Twitter a Facebook. Insomma, sembra sia nata la valuta per chi vuole produrre e condividere gratuitamente contenuti in rete, scambiando tutto per un Tweet.

Nel frattempo molti di voi comincieranno a vedere Tweet tipo: “This Book helps you to move into the Digital era of awesomeness. Download it for free: http://www.ohmygodwhathappened.com“. Perfetto, è quello che ho scaricato anche io 😉

UPDATE

Aggiungo una simpatica citazione di un tweet di Giuseppe Lanzi, della serie:

“Chi siete? Da dove venite? Si ma quanti siete? Un twittino!

Enjoy, e buono sharing!

Social Location Based Services, arriva Facebook

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Il 2010 è l’anno dei social location based services: Foursquare, Gowalla, Google Latitude, Loopt, Brightkite, MyTown e tanti altri servizi geolocalizzati che ogni giorno escono fuori.

Infografica di Techcrunch

Negli ultimi mesi abbiamo visto una rapida crescita di questi servizi, in particolare Foursquare, che rispetto agli altri sistemi ha dato il via alla moda del CheckIn abbinato al Social Game.

Leggendo Woork Up ho trovato alcuni dati interessanti su RJmetrics: attualmente il mercato degli lbs principalmente si divide tra Foursquare e Gowalla. Il primo, Foursquare, sembra essere avanti di parecchio rispetto al concorrente con oltre 2,5 milioni di utenti attivi e con una crescita media giornaliera di 19.000 utenti al giorno (dati dell’ultimo mese), mentre Gowalla ha poco più di 390.000 utenti attivi (praticamente circa il 16% degli utenti totali di Foursquare), con un incremento medio giornaliero di 1.800 nuovi utenti.

Secondo Google Trend, Foursquare genera oltre 5,5 milioni di visitatori unici al mese con una crescita del 350% da gennaio ad agosto 2010 mentre Gowalla genera 830.000 visitatori / mese con un aumento del 15% considerando lo stesso periodo dell ‘anno. Per quanto riguarda gli altri concorrenti, relativamente a Google Latitude, non ci sono dati ufficiali se non una dichiarazione che riferisce circa 3 milioni di utenti attivi con un incremento del 30% al mese (circa 30.000 utenti al giorno). Se la crescita di Latitude fosse rimasta costante, vorrebbe dire che negli ultimi tre mesi il servizio di Google dovrebbe aver raggiunto 5,7 milioni di utenti attivi. Un numero decisamente importante rispetto a Foursquare e Gowalla.

Tra i vari servizi, c’è anche Loopt, un altro popolare (non in Italia) servizio location-based di mappatura sociale ha raggiunto oltre 4 milioni di utenti con 240.000 visitatori unici al mese, mentre Brightkite ha  superato 2 milioni di utenti e MyTown ha una userbase di 2,8 milioni di persone.

Poco tempo fa è stato il turno di Twitter con Places. E’ stato uno scossone per il mercato degli LBS? Non mi sembra. Twitter è entrato nel mondo dei Location Based Services integrandosi trasversalmente con Gowalla e Foursquare attivando così la possibilità di geolocalizzare ogni Tweet. A mio parere questa è stata una mossa strategicamente corretta poichè ha permesso a Twitter di entrare nell’onda del next big thing e allo stesso tempo gli ha permesso di mantenere il suo DNA di Microblogging senza entrare in competizione con gli altri sistemi ed evitandosi a monte il problema della corsa alla leadership degli lbs, che volendo avrebbe benissimo potuto intraprendere, visto il numero di utenti attivi (100 milioni di utenti circa).

E se entra Facebook? In questi giorni entrerà anche Facebook (…magari copiando twitter lo chiamerà Facebook Places), nel mondo della geolocalizzazione diventando così competitor anche di Foursquare, al quale poco tempo prima aveva offerto circa 120 milioni di dollari per acquistarlo. Ho letto molti post relativi all’ingresso di Facebook, tra cui anche quello del IlPost e tutti più o meno vedono questa mossa come pericolosa per il futuro di Foursquare.

Secondo me nel breve tempo non succederà nulla o per lo meno non ci saranno grossi cambiamenti. Facebook uscirà con delle funzionalità di georeferenziazione delle informazioni e permetterà agli utenti di localizzare foto, status update e visualizzare la posizione degli amici. Malgrado i suoi oltre 500 milioni di utenti, secondo me non riuscirà a scardinare, superare o sovrastare il modello di Social Game e Social Guide sviluppato da Foursquare. Anzi, a mio avviso Foursquare potrebbe crescere di più, accelerata dalla spinta che la stessa Facebook darà al mercato della geolocalizzazione.

Le motivazioni secondo me, sono più di una. La prima è riconducibile principalmente al discorso privacy e riservatezza: oggi in Foursquare posso “partecipare” con un Nick o con la visibilità del solo nome e potenzialmente potrei giocare senza farlo sapere a tutti. Attivando il servizio di localizzazione su Facebook questa scelta potrebbe esser più difficoltosa se non impossibile (come lo è su Latitude), visto che tutto il sistema dialoga per Nome e Cognome e la gestione della privacy non sarebbe così semplice.

Gli utenti di Facebook inoltre utilizzano il sistema principalmente per un uso “casalingo”, di gossip, per impicciarsi degli affari degli altri, per rimanere in contatto con amici: mi aspetto che l’utilizzo maggiore della localizzazione in Facebook sia per vedere dove sono gli amici e dove hanno scattato una foto, e non per guadagnare punti, censire Tips, commenti e feedback e mappare nuovi luoghi. Secondo me Facebook non sarà un competitor, ma un altro partner degli altri sistemi di lbs e questo permetterà a Foursquare e agli altri di crescere sull’onda della diffusione dei servizi geolocalizzati e della mania del checkin.

Secondo me è più facile che prendano piede applicazioni terze che interagiscono con i dati georeferenziati di Facebook che funzionalità proprietarie: magari piattaforme di Augmented Reality + Social. Allora, forse in questo caso, sarebbe a rischio Foursquare.

La strana convergenza dei Social Network

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In questi giorni mi sono soffermato ad osservare la crescita dei social network più importanti, gli sviluppi degli ultimi tempi, gli utenti e le funzionalità rilasciate o in rilascio. Ho notato alcune cose che mi hanno fatto riflettere. La cosa che più mi ha colpito sono le poche novità: nessuno ha rilasciato funzionalità veramente innovative e differenti dagli altri.

Twitter , cavalcando l’ondata della geolocalizzazione, ha aggiunto recentemente la possibilità di localizare i tweet prendendo spunto da Foursquare (e ovviamente anche da altri LBS) e ha lanciato il servizio Places. Poi ha rilasciato la funzionalità Who to follow che suggerisce ad un utente quali account potrebbe conoscere permettendo un aumento dei legami e della socializzazione, copiando la funzionalità da Facebook. Sempre seguendo Facebook e scavalcando Tweetmeme ha comunicato il lancio del pulsante ufficiale per il retweet. Alcuni rumors dicono che potrebbe integrare l’anteprima delle immagini e dei video nello stream copiando da Friendfeed e Facebook.

Facebook ha aggiunto l’anteprima dei profili al passaggio del mouse su una foto copiando la funzionalità da Twitter, che a sua volta l’aveva copiata precedentemente da Friendfeed, se non erro. A breve inserirà anche la geolocalizzazione nello stream nelle attività e la possibilità di condividere foto e localizzarle prendendo spunto da Foursquare e rincorrendo Twitter. Facebook ha acquisito Friendfeed per poterne ereditare il realtime dello stream e fare così concorrenza a Twitter.

Foursquare, nell’ambito dei location based services, rincorso da Facebook e da Twitter ed in continua competizione con Gowalla dal canto suo non poteva rimaner fermo. Prima ha dato maggior visibilità ai Tips trasformandoli in una sorta di status update alla Twitter, poi ha modificato la scheda utente dando maggior visibilità ai badge e alle informazioni condivise dall’utente. Poi ha aggiunto la possibilità di visualizzare i Tips per data o popolarità (i’ve done this!) prendendo spunto dal Like di Facebook.

Google ha provato a copiare Twitter con Jaiku, poi ha lasciato perdere per passare ad Orkut e poi dare vita a Buzz cercando di sviluppare qualcosa di simile a Facebook e a Twitter. Poi ha avviato Latitude, che non essendo integrato con altri sistemi non ha preso piede. Mi aspetto che prima o poi permetterà di vedere i buzz, le foto di Picasa e gli amici posizionati su mappa.

Insomma, Twitter copia da Foursquare. Foursquare copia da Facebook. Facebook copia Twitter. Google copia un pò da tutti. Tutti copiano da tutti. Ma è normale?

Secondo me si, ovviamente una mia opinione, ma questa rincorsa allo sviluppo delle funzionalità degli altri e questa sempre maggiore similarità fra i vari servizi, mi fa pensare che stiamo arrivando ad una fase di stabilità e tutta l’euforia legata alla novità dei social network, della geolocalizzazione e del mobile potrebbe leggermente affievolirsi.

Se il 2009/2010 infatti è stato l’anno dell’esplosione dei sistemi di Social Network, del mobile e dei sistemi di geolocalizzazione, secondo me, il periodo che stiamo per affrontare, e che va dalla fine del 2010 e forse per gran parte del 2011 sarà caratterizzato da una maggiore omogeneizzazione di alcuni servizi, vedremo meno novità funzionali, probabilmente molte integrazioni e perchè no parecchie acquisizioni (?). Le novità rallenteranno e saranno poche le aziende che rilasceranno qualcosa di veramente nuovo. Sarà invece una fase di consolidamento, secondo me molto importante, perchè il mercato avrà modo di recepire l’ondata delle novità dell’ultimo anno. Le aziende, metabolizzate le potenzialità degli ultimi tempi, cominceranno ad investire in sviluppo, integrazioni e marketing e saranno l’acceleratore che porterà questi sistemi alla portata di tutti. Gli utenti avranno modo di utilizzare tutti queste tecnologie e sistemi nella vita di tutti i giorni e sempre di più troveremo la geolocalizzazione e funzionalità sociali nella routine giornaliera.

In fondo, facendo un rapido riepilogo, con i sistemi attuali possiamo stringere amicizia, aggiornarci rapidamente, micro-messaggiare, condividere foto e video, esprimere pareri e dare feedback con like, retweet e commenti, geolocalizzare informazioni e vedere dove sono i nostri amici, comprare on line e trovare ogni tipo di informazione. Cosa altro vogliamo in questo momento da un social network?

Sliding Doors

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Vi racconto la mia giornata completamente twittata e condivisa in rete oggi.

Tutto inizia con il suono della sveglia delle 5.00.

Oggi riunione a Parigi, un pò di shopping, toccata e fuga e poi rientro a Roma. La giornata inizia prestissimo: la sveglia alle 5 del mattino sembra il bigbang. Preparazione rapida e via, taxi e direzione Fiumicino. Alle 6.00 checkIn in aeroporto e alle 7.00 partenza per Paris. L’arrivo all’aeroporto di Parigi Charles De Gaulles è previsto per le 9.10, il volo è tranquillo e l’atterraggio puntuale. Dopo una lunga e piacevole riunione con il cliente, saluto tutti e me ne scappo di corsa, approfittando dalla giornata splendida parigina per fare due passi. Faccio uno spuntino alle 13 da Lina’s , poi una veloce una passeggiata verso le 14 al Louvre ed infine partenza per tornare a Roma con il volo delle 15.30. Arriverò a Fiumicino per le 17.40, con il giusto tempo di passare da casa, fare una doccia ed andare a cena con un paio di amici alle 20.

Aspetta aspetta, rewind: torniamo al momento in cui mi è suonata la sveglia, e vi racconto la giornata, vissuta in parallelo.

Accc!! Mi ero dimenticato di disattivare la sveglia. Di solito non riprendo sonno e così mi sono messo scrivere due righe sul mio blog in attesa dell’inizio della giornata. Alle 5.30 trovo in rete un amico che vive negli States e dopo una breve discussione mi domanda: “Ti fidi delle informazioni in internet?”. Sono rimasto un pò spiazzato dalla domanda ma poi parlando del più e del meno mi è venuta in mente un idea per un esperimento e mi sono messo subito al lavoro dalle 6.00 alle 7 circa. Alle 9 sono uscito di casa per fare un paio di commissioni personali e poi sono andato in ufficio. La mattinata è trascorsa tranquillamente. Alle 13 sono sceso a mangiare una cosa rapida sotto l’ufficio e dalle 14 alle 15.00 ho fatto una riunione. Alle 20 cena in serata mi vedrò con due miei amici.

A quale dei due racconti credereste? Praticamente alle 5 del mattino ho dato inizio al mio sliding doors, che si è poi ricongiunto alle ore 20 per cena.

Bene, questo è stato il mio piccolo esperimento: simulare lo sliding doors, vivere per una giornata intera una dimensione parallela, virtuale e far credere a tutti che la mia giornata si sia svolta realmente così, utilizzando gli strumenti di comunicazione che, tutti, abbiamo a disposizione e dei quali ci fidiamo, a volte, troppo.

L’esperimento è iniziato con qualche ricerca veloce: voli di aerei, distanze e percorsi, orari ed indirizzi e qualche dettaglio. Poi ho creato una timeline sulla quale ho messo un piano dei tweet (schedulati così da evitarmi di doverli fare manualmente), l’elenco dei checkin per simulare e comunicare la mia posizione ed i miei spostamenti, qualche info di dettaglio da tweettare per far sembrare più vera la giornata.

Nessuna collaborazione, un solo complice: mia moglie. Lei sapeva tutto questa mattina ovviamente, ma solo per evitare una bomba atomica! Vi immaginate la sua faccia, se avesse letto su Facebook che stavo a Parigi e non le avevo detto nulla!?

Durante la giornata ho dovuto fare molta attenzione ad alcuni aspetti: dal telefono spento durante la fase dei voli aerei, la disattivazione della localizzazione automatica di Android su Latidude, le risposte via email. Ho dovuto gestire i commenti su facebook, twittare senza geolocalizzazione, evitare CheckIn (veri) ed interagire sugli altri social in momenti ed orari opportuni per evitare che tutto l’esperimento fallisse a causa di qualche contraddizione. Non volevo che nessuno sapesse che si trattava di un esperimento, anche se a qualcuno il dubbio è venuto… Ho inviato su Twitter qualche frase con contenuti mirati e testi che comunicavano il mio coinvolgimento (la fretta, le osservazioni sul contesto e qualche, finto, dettaglio). Ho condiviso tutto anche su Facebook, FriendFeed e FourSquare.

Ora, aldilà dell’aspetto ludico e divertente nel vedere i commenti delle persone, i like e le risposte su Twitter, vorrei fare qualche considerazione sull’esperimento e tirarne fuori qualcosa di riflessione.

Prima di tutto la privacy. Secondo me l’esperimento dimostra che la privacy può essere gestita gestendola e i dati personali possono esser comunicati e condivisi come vogliamo, dipende principalmente da noi e da quello che decidiamo di far sapere, come e quando. La crescita dei social network, la diffusione di strumenti di condivisione, l’utilizzo della rete in modo scriteriato di molti utenti e la mancanza del rispetto della netiquette ci deve comunque far prendere in considerazione la possibilità che qualcuno possa “condividere” in rete, senza autorizzazione e a nostra insaputa, informazioni su di noi. Immaginate il tweet di un amico che dice di averci visto in via tal dei tali o la condivisione di una foto che ci ritrae in un determinato momento, senza che nessuno ci abbia richiesto l’autorizzazione. Con questo non sto dicendo di mentire in rete, anzi, ma di gestire la propria privacy ed esser consapevoli di quello che stiamo mettendo on line.

Ci sono molti post che parlano di problematiche relative alla privacy e ai social network, ma io sono dell’idea che tutto è riconducibile maggiormente a quello che vogliamo condividere. Vi segnalo un paio di post in particolare: uno di Luca Perugini che parla di Galateo ai tempi di FourSquare, e le slide di Catepol al VesuvioCamp2010 nelle quali accenna alla Regola della nonna e di come dovrebbero comportarsi gli utenti all’interno dei social network. Secondo me sono considerazioni semplici, ma da tenere bene a mente.

La seconda è la fiducia verso Internet crescente. Quando poco fa ho detto a qualche persona che è stato tutto un gioco, e che sono sempre stato a Roma, la domanda che mi ha più colpito è stata: “Ma l’hai scritto su Facebook, pensavo fosse vero!”. Agghiacciante. Una volta questa cosa si diceva della televisione e dei telegiornali, oggi, si dice di Internet (già?!). Da un lato mi sembra un bene, vuol dire che l’attenzione si sta spostando verso la rete, dall’altra lo ritengo un problema: se adesso lo dice Internet, Deus Ex machina, a prescindere è vero?

C’è poi il discorso degli strumenti che abbiamo a disposizione. In questi giorni in rete si è parlato molto di FourSquare, dei suoi punti di forza e delle sue debolezze, delle funzionalità e dell’utilità dei sistemi di geolocalizzazione. Si è discusso in particolar modo della possibilità di fare checkIn su delle location senza esser realmente sul posto. Personalmente non condivido l’utilizzo di 4SQ in questo modo, poichè, anche se è un gioco ed il sistema attualmente lo permette, mi domando che senso abbia dire di esser in un posto e poi esser altrove. A questo punto la domanda già girata in rete è stata: esiste un modo corretto di utilizzare gli strumenti della rete?

Sono d’accordo con chi dice che, proprio perchè si tratta di strumenti, ognuno è libero di utilizzarli come meglio crede: io aggiungerei alla frase “con senso di responsabilità, attenzione e consapevolezza“. Si attenzione e consapevolezza perchè “quando parliamo in rete” – citando Gianluca Diegoli al #4sqconf – ” è come se il mondo fosse in CC“, ed ogni cosa detta rimane e sarà visibile anche a distanza di tempo.

Per quanto riguarda Foursquare nello specifico, mi auguro che inibisca quanto prima la possibilità di effettuare CheckIn fuori area. Ne guadagnerebbe il social game e anche l’attendibilità dei Poi generati dall’utente.

A l’utilizzo degli strumenti della rete infine mi aggancio per porre attenzione sulla responsabilità degli utenti nei confronti di internet. La rete è in costante crescita da quando è nata e sta diventando un enorme contenitore di dati. Tutti i giorni utilizziamo Internet per cercare, informarci e condividere. Tutti possiamo beneficiare di un sistema democratico, gratuito e globale. Alimentare il sistema con informazioni errate o non classificate è dal mio punto di vista irresponsabile. Se non ci preoccupiamo oggi di strutturare le informazioni, ci troveremo ben presto nel marasma di dati destrutturati ed inutili. Possiamo impegnarci nella ricerca, nella progettazione di sistemi di analisi di dati basati su reti neurali, ambire ad un web semantico, discutere sugli opendata e quant’altro ma prima o poi ci troveremo a lavorare quantità enormi di dati spazzatura.

Vabbè, era un momento di elucubrazioni mentali… Voi come la vedete?

A settembre QR Code e CheckIn a scuola?

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Ieri al mare ascoltavo due signore vicine di ombrellone discutere di alcune problematiche relative agli studenti: non studiano, non si presentano alle lezioni, portano il cellulare in classe, non si portano i libri a scuola e via dicendo. Ascoltandole mi sono venute in mente alcune possibili applicazioni legate proprio ai problemi che loro evidenziavano. Secondo me la tecnologia potrebbe in parte risolvere o comunque stimolare gli studenti. Mi spiego.

Immaginiamo per esempio una dispensa didattica per gli studenti contenente un QR Code su alcuni capitoli, su eventuali argomenti da approfondire o alla fine di ogni capitolo. Le applicazioni sarebbero molteplici: lo studente semplicemente leggendo il barcode QR dal proprio cellulare potrebbe andare velocemente ad un sito di approfondimento contenente video, foto, audio e altri testi. Potrebbe interagire direttamente con il professore o con un tutor e porre domande su argomentazioni specifiche, o anche leggendo un QR code potrebbe esser dirottato su una pagina di esercizi per la verifica di fine capitolo.

Il professore potrebbe condividere rapidamente contenuti e link senza dover dettare indirizzi lunghissimi o inviare materiale, avrebbe la possibilità di visualizzare le statistiche di lettura, l’avanzamento degli studi degli studenti in base agli esercizi svolti e gli approfondimenti letti e potrebbe raggiungere un livello di interazione maggiore di quello che c’è oggi. Banalmente non sarebbe altro che l’utilizzo e l’evoluzione dei sistemi attualmente utilizzati da alcune Università con FAD anche alle scuole medie e superiori.

Se a tutto questo questo fosse legata un ambientazione in formato social network (strumento sicuramente utilizzato dagli studenti) si potrebbe pensare per esempio alla condivisione dei punteggi (magari postando su Facebook o su Twitter il valore raggiunto) e stimolando lo studio sotto forma di gaming in un contesto più familiare e attuale. Chissà magari il Secchione potrebbe diventare una nuova tendenza!

Infine pensavo all’utilizzo del CheckIn come forma di registrazione della presenza a scuola, ma non appena ho finito la riflessione, ho pensato a quante parolacce mi potrei prendere e mi hanno iniziato a fischiare subito le orecchie…

Chissà, magari in futuro non troppo lontano, veramente lo studente farà checkin a scuola, leggerà con il cellulare i QR code, prenderà appunti su ipad e leggerà libri nell’eBook.

Fantascienza, cosa ne pensate?

Foursquare vuole diventare Twitter e viceversa?

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Poco fa, come ho scritto in un mio tweet e come riportato anche su tech crunch, sono andate on line alcune modifiche alle pagine web ed ad alcune funzioni di Foursquare. Il mio primo pensiero è tornato ad una riflessione che facevo qualche giorno fa: ma se Twitter si mette a fare i CheckIn (Places), Foursquare come cambierà?

Secondo me, anche se il concetto del CheckIn attualmente sta generando un entusiamo incredibile ed intorno ad esso stanno crescendo migliaia di applicazioni, ritengo che non possa, da solo, continuare a far crescere e differenziare FourSquare rispetto alle altre applicazioni presenti sul mercato. Le modifiche apportate oggi al sito, e che a breve, secondo me, vedremo enfatizzate anche sui dispositivi mobile, dimostrano che Foursquare sta cambiando o accelerando in una certa direzione: social guide e social gaming .

Tips e Mayorship passano in una posizione di primo piano sulle pagine di dettaglio delle venue:

Prima di tutto è stato messo in bella mostra il sindaco (Mayor) ed il numero di CheckIns effettuati e che hanno assegnato la mayorship. Questa modifica stimola l’utente alla competizione perchè rende più trasparente il punteggio da raggiungere per aggiudicarsi il titolo locale e spodestare il detendore della corona.

Subito sopra è presente un dettaglio della venue, con il numero dei CheckIn effettuati totali, il numero unico degli utenti che hanno effettuato almeno una fermata e il numero dei CheckIns dell’utente collegato. Informazioni che associate al badge posizionato subito sopra in modo decisamente evidente, invitano il proprietario della venue ad accedere alla sezione Business.

La parte che invece secondo me è molto importante è relativa ai Tips e ai Todo. Foursquare ha reso possibile l’inserimento dei commenti e dei consigli direttamente sulla scheda, con la stessa logica dello status update. I Tips, già estremamente importanti della logica di Foursquare, diventeranno così più frequenti e daranno più informazioni all’utente che visita una venue e al gestore di un locale. Per quanto riguarda i ToDo è possibile contrassegnare suggerimenti in modo da ricordarsi le cose da fare in un secondo momento.

Quello che manca nella scheda della venue, è uno stream relativo alle persone che hanno effettuato il CheckIn nella giornata, tutti gli utenti che sono passati da quella location, magari con una classifica di quelli che frequentano di più la location e si contendono la mayorship e perchè no, un bel QR Code.

Ma se Twitter vuole fare anche un pò Foursquare, e Foursquare vuole fare un pò Twitter simulando lo status update per location, non è che tanto tanto, stanno iniziando una convergenza per far confluire uno dentro l’altro?