StartupDay – Il futuro รจ piรน forte della crisi

Domani a Viterbo ci sarร  un evento dal titolo “StartDay – Il futuro รจ piรน forte della crisi”. Dall’idea imprenditoriale al business plan. Si tratta dell’ultima iniziativa di Medioera, il festival di cultura digitale di Viterbo, che sarร  presentata il 21 ottobre dalle 18 al Light bar di Viterbo in collaborazione con l’associazione “Viterbo Futura”.

Vi riporto il comunicato ufficiale pubblicato sul sito dell’organizzazione :

โ€œIl futuro รจ piรน forte della crisiโ€. Dallโ€™idea imprenditoriale al business plan. Eโ€™ lโ€™ultima iniziativa di Medioera, il festival di cultura digitale di Viterbo, che sarร  presentata il 21 ottobre dalle 18 al Light bar di Viterbo. Una serata dedicata alle start up, alle idee che vogliono prendere forma, che vogliono diventare una opportunitร  concreta, professionale ed economica. Tutti, i giovani in particolare, sono infatti invitati a partecipare per proporre le loro idee imprenditoriali legate al mondo delle nuove tecnologie. ๏ฟผProgetti, iniziative, e chi piรน ne ha piรน ne metta, da presentare e condividere con gli altri per creare opportunitร  e dar vita a nuove realtร  imprenditoriali. Un modo per aiutare i giovani a crescere e a promuoversi e per dimostrare che la crisi economica si supera solo lanciandosi in settori nuovi, freschi e ancora poco esplorati. La serata del 21 ottobre al Light vedrร  la partecipazione di Fabio Lalli e sarร  soltanto lโ€™inizio di un percorso da sviluppare poi con tutto lo staff di Medioera.โ€จLe migliori idee saranno selezionate e supportate per poi dar loro le giuste gambe per correre sul mercato.โ€จMaggiori informazioni nei prossimi giorni saranno diffuse dai profili Facebook e Twitter di Medioera e sul sito www.medioera.it.

Durante la serata terrรฒ un intervento dal titolo “Business Model Canvas – Creare, fornire e acquistare valore“. Spiegherรฒ in 40 slide (mi fa strano, di solito abituato a farne massimo 20) in che modo un neoimprenditore / startupper (ma non solo) puรฒ approcciare ed utilizzare questo modello per la propria startup, il proprio progetto o un prodotto.

Le slide le pubblicherรฒ domani pomeriggio su Slideshare e farรฒ un update di questo post.

Se siete da quelle parti, ci vediamo domani.

Il Venture Capital non รจ tuo amico

Ieri pomeriggio tra i vari tweet che leggevo con la coda dell’occhio, mentre lavoravo tra una mail e l’altra, sullo stream di twitter ad un certo punto mi รจ apparso questo tweet: VCโ€™s Are Not Your Friends .

Visto quanto in questo momento sia caldo il tema legato al mondo delle startup e al mondo dei VC, vedere un post del genere mi ha stupito e allo stesso tempo mi ha lasciato con un certo livello di soddisfazione visto che questo รจ un consiglio che sto dando da almeno un anno a questa parte, soprattutto da quando ho dato vita agli Indigeni Digitali, ai giovani startupper che sto conoscendo in giro per l’Italia.

Si lo so che sembrerร  strano, ma ho sempre pensato e condiviso il pensiero che ilย Venture Capital non sia un amico dello startupper. Mi spiego.

Mi รจ capitato, e dal mio punto di vista troppo spesso, di sentir parlare alcuni giovani startupper del loro rapporto con il proprio investitore ed esaltarsi al pensiero di essere IL progetto piรน importante e l’investimento sul quale verrร  messa maggiore attenzione da parte dell’investitore stesso.ย Sicuramente l’apporto che un investitore porta alla startup, soprattutto nella fase di lancio e quindi sul recruiting, sulla pianificazione, il coaching e la ricerca di contatti non รจ banale ed ha un importanza forse fondamentale per far decollare un progetto . Il punto perรฒ รจ proprio questo: tutto queste sono consulenze, non “coccole” e non nascono per missione divina o chissร  per quale visione celestiale.. I nuovi imprenditori devono capire che un VC non รจ altro che una forma nuova di investitore finanziario che a sua volta deve soddisfare i propri investitori e periodicamente fornire ai soci i ritorni pianificati. Il non raggiungimento dei risultati (anche nel loro caso), non darร  vita ad altri fondi ed investimenti.

Credo sia condivisibile quanto scritto da Steve Blank nel post nel quale racconta questa esperienza:

…But while I was just seeing a single board member, I was just one of twenty companies in their current fund portfolio. Their fiduciary responsibility was to manage a portfolio of investments for their limited partners. And what they promised their own investors was that they would invest money in deals that would grow in value and achieve liquidity. As much as they liked me as the entrepreneur, they couldnโ€™t throw good money after bad when they thought the deal went south…

Attenzione perรฒ, non vorrei esser frainteso: non sto dicendo che l’investitore sia un nemico dal quale prendere le distanze. Anzi. Dico che deve esser chiaro fin da subito che si tratta di un rapporto di convenienza, come qualsiasi rapporto basato su un legame economico e di investimento. Il VC, se crede nella vostra idea, ha bisogno di voi per far capitalizzare il suo investimento, e lo startupper ha bisogno del capitale per alimentare e dare forma alla progetto. L’interesse รจ reciproco e non puรฒ esser sbilanciato.

Ho trovato molto interessante un intervento di Tara Kelly nel gruppo Italian Startup Scene nel quale spiega quali sono i segnali che dovrebbero suggerire allo startupper di scartare l’investitore (e non solo il contrario!). Vi riporto fedelmente il contenuto del post:

Essere scartati da un’investitore per un seed capita spesso, certo. Ma quand’รจ dovresti TU scartare loro? Ecco alcuni punti su cui ci siamo trovati unaninamente daccordo durante un piacevole conversazione fra imprenditori. Scartate gli investitori che…

  1. Credono che si possa fare delle previsionni a 3-5 anni credibile prima ancora di aver raggiunto il product/market fit. Giusto che devi farti una stima, ma se lo credono piรน di quella – scappate!
  2. Entrano troppo nel dettaglio nel spreadsheet delle financials (“qualcosa non mi quadra nella cella AZ534, sei sicuro di aver calcolato bene i costi di telefonia nel 2013?”). Indica sia che credono nelle previsioni di cui sopra, sia una tendenza alla micromanagement, sia che non hanno idea del fatto che il tuo tempo รจ meglio speso lavorando sul business, e non dentro excel.
  3. Se dimostra un *qualsiasi* accenno al micromanagement. L’azienda รจ tua. Sempre. Comunque.
  4. Se dicono “investiamo sul business plan.” Tradotto, vuol dire che quando dovrai cambiare ruota (il famoso pivot), si opporranno con veemenza, rallentando tutto, e forse anche bloccando la crescita dell’azienda. In caso peggiore, potrebbe cercare di rimpiazzarti con qualcuno che seguirร  il piano.
  5. Vogliono piรน del 15-20% per un seed, o piรน del 5-10% per un micorseed. Se prende quote del genere, non riuscierai mai a prendere fondi da altre parti. Nel futuro sarai condanatto a cercare fondi solo ed esclusivemente in Italia. Perche limitarsi cosรฌ le possibilitร  future??
  6. Se si oppongono alle quote di cui sopra perche “portano un valore aggiunto”. Vendi le tue quote per denaro, null’altro. Il valore aggiunto migliore che possono portare sono i contatti. Qundi prima controllare che hanno di fatto MOLTI contatti che servono per crescere il tuo business. Allora รจ un buon investitore per te, gli puoi dare il privilegio di investire nella tua azienda… ma mica gli devi dare piรน quote.
  7. Se non ti piace, o se porta avanti un negoziato sporco. Il corteggiemento prima dell’investimento รจ la parte migliore. Se non ti piace ora, non ti piacerร  mai. (understatement)

A proposito di investitori vi segnalo una iniziativa che potenzialmente potrebbe esser interessante: la Banca dell’Innovazione della quale se ne รจ parlato anche a Montecitorio il 2 febbrario durante l’evento Rifare l’Italia. Trovate un post di spiegazione su Wired ย di Dettori, e anche sul sito di Working Capital.

Personalmente, come ho anche detto in tweet durante un intervento di Riccardo Luna, io non l’avrei chiamata “Banca”. A me personalmente il termine Banca ricorda troppo quella sensazione di qualcuno che ti tiene per le palle e al quale devi qualcosa.

Io se faccio una startup voglio un partner, non uno che mi ammanetta: se ci crede, lui mette i soldi e i contatti, ed io la testa, l’idea ed il talento.