TECH & BUSINESS

Photo Sharing + Social Discovery = Photo Discovery

Il mondo della fotografia negli ultimi due anni ha subito una esponenziale evoluzione grazie allo sviluppo del photosharing, raggiungendo numeri importanti per numero di foto condivise, frequenza e qualità degli scatti. Evoluzione dovuta sicuramente al numero di smartphone sul mercato e alla diffusione della connettività da mobile ma anche, a mio avviso, all’esplosione di sistemi e piattaforma social come Instagram che, come ho detto più volte, ha generato una rivoluzione nel mondo della fotografia pari di quella degli Mp3 nell’ambito musicale.

Le persone hanno “imparato” a scattare foto da smartphone e non più da macchina fotografica seppur piccola e compatta, hanno migliorato i loro scatti attraverso l’applicazione di filtri che hanno reso le foto più belle ed emozionali, hanno imparato piccole-nuove tecniche di scatto seguendo altri utenti, hanno condiviso luoghi, momenti ed emozioni. Questa rivoluzione ha definitivamente generato una divisione netta tra il fotografo professionista, che scatta con strumenti professionali e molta tecnica, ed il fotografo amatoriale che scatta in mobilità, con strumenti alla portata di – quasi – tutti e con molta meno esperienza e professionalità.

Proprio come è successo tra l’ascoltatore di musica di qualità, e l’utilizzatore di Mp3. Meno tecnica, meno qualità, meno esperienza, strumenti meno sofisticati, ma alta frequenza di scatto, disponibilità dei contenuti on line, condivisione e socializzazione.

Socializzazione, questa è stata la chiave e l’ulteriore evoluzione del Photo sharing è nella direzione Social: persone e brand che attraverso le foto comunicano, condividono emozioni ed esperienze. E grazie ad affinità di scatti, luoghi e contenuti si incontrano e si conoscono.

Photo Sharing + Social Discovery = Photo Discovery.

Le foto possono questo e molto di più.

Instagram l’ha capito, Facebook lo sta rilasciandoFollowgram lo sta facendo già da qualche mese. 😉

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La crescita esplosiva di Instagram #infografica

Chi segue il mio blog sa quanto io sia innamorato e addicted di Instagram, e quanto, da quando hanno rilasciato le API del loro servizio, mi sia focalizzato sul suo studio, sullo sviluppo di Followgram con Lorenzo e su tutto l’ecosistema che si è creato intorno a questa applicazione.

Instagram è a mio avviso un progetto di startup perfetto: i numeri riportati in questa infografica ne sono la conferma.

 Instagram Nation: The Smartphone Photographer’s App of Choice
Courtesy of: Online Colleges

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Location Based Services: non è solo una questione di Lat e Lng

Le nuove tecnologie sono diventate un fenomeno di massa che coinvolge la maggior parte della popolazione. Mobile, Smartphone e Social sono parole che tutti cominciamo a conoscere: a Novembre del 2011 circa il 70% della popolazione italiana era connessa ad internet e di questi circa 93% è anche presente sui Social Network. Nel 2011 la penetrazione degli smartphone in Italia supera il 30% e raggiunge i 25 milioni di dispositivi con una crescita di circa il 52% rispetto al 2010. Dei possessori di smartphone la percentuale che utilizza servizi di geolocalizzazione ( LBS – Location Based Services ) è assolutamente crescente.

La geolocalizzazione, ossia l’identificazione della posizione geografica nel mondo reale di un dato oggetto, è presente nella vita quotidiana ed il concetto di CheckIn, l’azione che permette ad un utente la condivisione di un istante, è sempre più integrata nei servizi utilizzabili da Mobile. Se si vogliono analizzare i motivi di crescita dei sistemi di geolocalizzazione, a mio avviso i tre fattori determinanti sono stati tecnologia, dati e mercato delle app. In particolare:

  1. l’aumento della precisione dei dispositivi è passata nel giro di pochi anni da 100/5000 metri a 5/20 metri ed il tempo di allineamento della rilevazione è passato da 10 secondi a 1 secondo, generando un abbattimento dei costi e la possibilità di informazioni praticamente in realtime;
  2. l’adozione e lo sviluppo delle tecnologie preinstallate negli smartphone  ha reso le funzionalità di geolocalizzazione disponibili a tutti;
  3. la disponibilità della connettività da mobile ha permesso a più persone di iniziare ad interaggire maggiormente con piattaforme, social e applicazioni;
  4. l’ecosistema delle app, gli store e le API hanno generato e accelerato lo sviluppo di applicazioni per i dispositivi, la possibilità di integrare dati e generare opportunità di business.

La domanda e anche la risposta al “perchè la posizione e gli LBS oggi stanno diventando diventando così importante“, diventa quasi banale: la geolocalizzazione, vista dal lato business risponde a domande importanti e che permettono di conoscere ed analizzare i propri utenti, non solo dal punto di vista analitico, ma soprattutto comportamentale.

Negli ultimi tempi mi è capitato spesso di confrontarmi con varie startup che stanno implementando sistemi di geolocalizzazione, e mi sono accorto che l’attenzione è soprattutto focalizzata sugli effetti “social” derivanti dalla condivisione di una posizione e molto meno sull’importanza analitica e strategica dello studio di quel dato. Durante il corso che ho tenuto in Digital Accademia e durante il Master di MakeItSo, ho approfondito questo tema analizzando il valore del “CheckIn” per le aziende e per il business, cercando di andare oltre l’effetto della diffusione e della condivisione sociale.

Prima di tutto ho individuato le varie componenti del checkIn e la tipologia di opportunità che queste nascondono in se, oltre alla semplice latitudine e longitudine:

LBS oltre le semplici coordinate
LBS oltre le semplici coordinate

Sono stati poi individuati i modelli su cui basare la propria piattaforma di Location based Service:

Modelli possibili per gli LBS

Modelli possibili per gli LBS

Ed infine, ho mostrato tutte le fasi che danno valore al dato, sia per l’utente, sia per la piattaforma, sia per le aziende partner o per la stessa azienda, in chiave strategica:

LBS: il modello per la creazione di valore

LBS: il modello per la creazione di valore

Nelle slide che seguono trovate la presentazione integrale: ogni commento o integrazione è ben accetta.

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Paper by FiftyThree: un app semplice come il suo modello di business

Mi è capitato solo una volta fino ad ora di innamorarmi di un’applicazione in modo così forte da scriverne dei post: era novembre del 2010 e scrissi il mio primo post su Instagram, “un’applicazione che genera dipendenza emotiva“. Beh, a distanza di un anno e poco, più posso dire, in linea di massima, di aver avuto una buona intuizione.

Instagram ha superato il billione di foto caricate, oltre 30 milioni di utenti e dopo l’uscita della versione per Android, sta facendo parlare di se per la valutazione che ha ricevuto per il suo round b.

Qualche giorno fa mi è successo di nuovo: mi sono innamorato di un’altra applicazione. Questa volta si chiama Paper di FiftyThree.

Si tratta di una applicazione elegante e minimale e nella sua semplicità e sensibilità diventa perfetta per chi vuole scarabocchiare a mano libera o con pennino su un ipad e vuole divertirsi con gli acquerelli o pennarelli. L’applicazione permette di creare dei taccuini, personalizzarli, disegnarne il contenuto con diversi tipi di punte e colori, e poi condividere il risultato finale, per adesso, su Facebook, Twitter e Tumblr. L’applicazione è gratuita ed il suo modello di business è basato sulla vendita dei pennini aggiuntivi che attualmente possono esser comprati in-App alla cifra di 1,59€ singolarmente o 5.99€ per l’intero pacchetto.

Sullo store di Apple non esiste ovviamente solo questa applicazione per disegnare, ma questa devo ammettere che mi ha colpito in particolar modo. Perchè? Prima di tutto per il design: un’ interfaccia molto pulita, chiara e con pochi fronzoli, funzioni minime ed una interazione efficace. Secondo, mi ha colpito il semplice modello di business, applicato in modo efficacissimo: ti regalano l’app con la miglior “punta”, ti fanno vedere che funziona bene, ti fanno vedere le altre punte e ti incentivano a completare tutto il set con un pricing vantaggioso rispetto all’acquisto singolo, direttamente in-app. Senza perder tempo, sull’emotività e l’impulsività di acquisto.

Per quanto sia molto ben curata, facilmente utilizzabile e con un livello di comunicazione puntualissimo (buttate un occhio al loro sito), l’applicazione secondo me può ancora crescere, sia dal punto di vista delle funzionalità, sia dell’aspetto social, sia dal punto di vista delle possibilità di integrazione con altre piattaforme. Pensavo per esempio alla possibilità di poter fare direttamente il backup su dropbox o altro storage in cloud, o esportare i disegni in PDF o ancora salvare in formati grafici diversi da poter utilizzare in presentazioni o direttamente programmi di fotoritocco.

Poco fa ho proposto, sul sito del loro supporto, l’attivazione delle API per gli sviluppatori : a mio avviso l’attivazione di un’area utenti dove poter caricare i lavori sviluppati e contestualmente l’apertura delle API agli sviluppatori, darebbe una forte spinta alla crescita all’app, aumenterebbe gli utenti e l’utilizzo per utente, renderebbe l’app ancora più social e con un potenziale di crescita enorme.

Secondo me, con una scelta de genere si potrebbe sviluppare lo stesso ecosistema di applicazioni che è nato intorno ad Instagram, e Paper potrebbe diventare l’ “instagram” dei disegni ed una startup perfetta 😉

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Il manifesto del Customer Development

Stavo leggendo il post di Steve Blank pubblicato poco fa: il manifesto del Customer Development.

Praticamente riepiloga in 17 punti i passaggi fondamentali del libro “The Startup Owners Manual” scritto dallo stesso Blank e Bob Dorf (di cui ho fatto l’ordine su Amazon da qualche giorno e che non ho ancora letto).

Ve li condivido qui di seguito:

A Startup Is a Temporary Organization Designed to Search for A Repeatable and Scalable Business Model

  1. There Are No Facts Inside Your Building, So Get Outside
  2. Pair Customer Development with Agile Development
  3. Failure is an Integral Part of the Search for the Business Model
  4. If You’re Afraid to Fail You’re Destined to Do So
  5. Iterations and Pivots are Driven by Insight
  6. Validate Your Hypotheses with Experiments
  7. Success Begins with Buy-In from Investors and Co-Founders
  8. No Business Plan Survives First Contact with Customers
  9. Not All Startups Are Alike
  10. Startup Metrics are Different from Existing Companies
  11. Agree on Market Type – It Changes Everything
  12. Fast, Fearless Decision-Making, Cycle Time, Speed and Tempo
  13. If it’s not About Passion, You’re Dead the Day You Opened your Doors
  14. Startup Titles and Functions Are Very Different from a Company’s
  15. Preserve Cash While Searching. After It’s Found, Spend
  16. Communicate and Share Learning
  17. Startups Demand Comfort with Chaos and Uncertainty

Ci sono quattro passaggi su cui mi trovo particolarmente d’accordo:

  • Il fallimento è parte integrante della ricerca del modello di business
  • Se hai paura di fallire sei destinato a fallire
  • Nessun Business Plan sopravvive al primo incontro con i clienti (che ho citato anche nelle slide del talk che feci sul Business Model Canvas)
  • Comunica e condivi quanto stai imparando

Blank, nella sua pagina dice che tantissime persone avevano questo riepilogo, tanto che ne hanno creato il manifesto del Customer Development Manifesto su poster acquistabile.

E ora stampalo ed attaccalo al muro. 😉

via Steve Blank

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Parlando di social con la nonna – Workshop Medioera

Ad ottobre del 2011 partecipai ad un evento di Medioera a Viterbo dedicato allo startup d’impresa durante il quale parlai di Business Model Canvas. Ieri, Mauro e tutti gli amici di Medioera, mi hanno invitato di nuovo per parlare di social network, twitter e facebook e come utilizzare questi strumenti per fare business ad un target di giovani studenti ed alcuni imprenditori del viterbese.

Sapendo che il talk si sarebbe tenuto in orario aperitivo in un ambiente poco formale e molto rilassato, ho deciso di fare una presentazione un pò fuori dagli schemi dal titolo “Parlando di social network con la nonna” partendo da alcune immagini del film di Verdone con la grande “sora Lella”. Ho cercato di tenere un linguaggio semplice, simulando appunto il racconto di un giovane alla nonna.

Ho parlato di Facebook e Twitter e come questi strumenti possono essere utilizzati sia dalle persone che dalle aziende. Il discorso si è poi focalizzato sull’impatto dei due social network nella vita di tutti i giorni, del legame con il mondo “mobile”, del commercio elettronico e del mobile commerce.

Il workshop è stato introdotto dall’assessore all’Innovazione del Comune Chiara Frontini che ha presentato il progetto in corso d’opera per la città di Viterbo sugli hotspot per la connessione a internet. E’ poi intervenuto l’assessore provinciale alla Formazione e alle Politiche giovanile Paolo Bianchini che, invece, ha fatto il punto sul bando che sarà pubblicato a breve dalla Provincia relativo alle start up d’impresa per i giovani, progetto partito proprio in seguito ad un altro degli scorsi appuntamenti di Medioera.

Marco De Carolis ha annunciato le date del festival di Medioera che si terrà dal 14 al 21 luglio (durante il quale si svolgerà probabilmente il primo Indigeni Camp).

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GeoLocal – Informare, conoscere ed coinvolgere

Oggi pomeriggio alle 15 avrei dovuto tenere un talk presso la Business International all’evento Social Media Marketing 3.0. Purtroppo per un piccolo inconveniente capitato poco prima dell’ora di pranzo non ho potuto partecipare.

Il mio talk dal titolo Geolocal Informare, conoscere e ingaggiare (termine cambiato successivamente in coinvolgere su suggerimento di Vincenzo S. in una discussione su Facebook) aveva l’obiettivo di presentare i sistemi di Location Based Services e di GeoLocal alle imprese presenti: le slide erano sono strutturate per mostrare il mercato degli smartphone in fortissima crescita, focalizzare l’attenzione sulla situazione in Italia, mostrare dei numeri di crescita del mercato e dell’utilizzo delle applicazioni e dei social network per poi arrivare a farne capire i benefici e dare degli spunti per valurne un possibile investimento futuro.

Il cuore della presentazione è a mio avviso nel passaggio dove appunto parlo di Geolocal e di come strumenti dedicati possano permettere alle aziende di informare i propri utenti, conoscerne abitudini ed esigenze e come coinvolgerli e fidelizzarli attraverso sistemi di Social gaming, realtà aumentata, loyalty e competizioni, deals e rewards.

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StartApp. Dall’App alla Startup #bto2011

Ieri per la prima volta ho partecipato al BTO 2011 a Firenze con una presentazione dal titolo “StartApp. Dall’App alla Startup“.

Ci tengo per prima cosa a fare i complimenti a Mirko Lalli (“mi0 cugino” toscano, non mio fratello 🙂 ) e alla sua organizzazione, perchè organizzare un evento che riesce a crescere di 1000 persone in un anno e raggiungere numeri come quelli visti quest’anno (circa 5000 persone) è veramente un risultato incredibile. Complimenti veramente, spero di esserci l’anno prossimo, e perchè no, dare un contributo con Indigeni Digitali in qualche panel.

Il panel che ho tenuto dalle 16.30 alle 17.30 in #Hall1 era orientato allo sviluppo di applicazioni e di come queste possano diventare un progetto di startup. E’ evidente che in un ora è complicatissimo cercare di sviluppare completamente un discorso del genere e quindi ho cercato di riassumere i passaggi a mio avviso più critici, in una 50ina di slide.

I tepi affrontati sono stati:

  1. App Economy ed ecosistema delle applicazioni per Smartphone
  2. Importanza della presenza su Mobile
  3. Tipologia di applicazioni HTML5 e applicazioni Native
  4. 3 principali errori nell’approccio allo sviluppo di un progetto di Startup
  5. APP + Startup = StartApp
  6. Differenza tra Business Plan e Business Model
  7. 5 suggerimenti per un progetto di StartApp
  8. Il Business Model Canvas di Alexander Osterwalder
  9. Introduzione e qualche approfondimento alla Customer Development Metodology di Steve Blank
  10. Lancio di un progetto e la strategia
  11. 3 caratteristiche fondamentali per esser virali e coinvolgere gli utenti
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Business Model Canvas – Creare, fornire e acquistare valore

Ieri sera ho avuto modo di partecipare al primo evento di StartpDay – Il futuro è più forte della crisi, organizzato da Medioera a Viterbo. L’evento ha l’obiettivo di creare un momento di incontro tra giovani startupper e neo imprenditori, università e altri enti e condividere progetti idee ed esperienze.

Durante la serata ho condiviso delle slide dal titolo Business Model Canvas – Creare, fornire e acquistare valore e affrontato alcuni temi relativi al mondo delle startup, il processo di realizzazione di un business plan e presentato il Business Model Canvas di Alex Osterwalder, pubblicato nel suo libro Business Model Generation di cui consiglio vivamente la lettura, con i suoi vantaggi, le sue applicazioni e le modalità in cui può esser utilizzato.

Il Business Model Canvas è un quadro d’insieme che permette di visualizzare facilmente le relazioni tra i vari elementi del Business Model. E’ organizzato in 9 blocchi che identificano le 9 entità che devono esser analizzate affinchè si possa arrivare ad una valutazione Costi / Ricavi più puntuale possibile.

I 9 blocchi sono:

  1. Customer Segment: Sono i clienti divisi in gruppi per bisogni, interessi, tipo di relazione, profitto e canali di distribuzione Descrive i clienti, dividendoli in classi e da modo capire i bisogni, per cosa sono disposti a pagare e che potenziale hanno.
  2. Value Proposition: è tutto quello che ha valore per i vostri clienti e che la vostra società è in grado di offrire. Descrive il valore, i prodotti ed i servizi erogati classificandoli in base ai clienti.
  3. Channels: Sono i mezzi con cui il vostro servizio, descritto nella value proposition, raggiunge il cliente attraverso comunicazione, distribuzione e rete di vendita. Descrive tutti i canali, i mezzi e le modalità in cui arriverete ai vostri clienti. Circoscrive il ciclo di vita dell’acquisto e l’esperienza dell’acquisto dell’utente.
  4. Customer Relationships: Sono tutte le modalità in cui l’azienda si mette in relazione con il cliente e la modalità con cui gestisce la relazione con il cliente. Descrive l’esperienza del cliente ed il modo in cui l’azienda rafforza la propria immagine sul mercato e misura l’efficacia delle proprie relazioni.
  5. Revenue Streams: Sono tutti i possibili incassi generati dai diversi clienti, segmentati per categoria, valore e tipologia di cliente A cosa serve Descrive il pricing ed i livelli e le tipologie di servizio e in che modo i clienti effettuano il pagamento.
  6. Key Resources: Sono tutto ciò che serve all’azienda per riuscire a produrre il valore da offrire al cliente: risorse fisiche, intellettuali, umane, finanziarie Descrive ed elenca tutte le risorse necessarie e in che modo sono in relazione con il valore offerto.
  7. Key Activities: Sono tutte le attività necessarie alla creazione del valore offerto al cliente: progettare, sviluppare, produrre, inventare, pubblicizzare. Descrive l’elenco delle attività e la relazione con il valore offerto.
  8. Key Partners: Sono tutte le aziende partner con le quali si vogliono instaurare dei rapporti al fine di creare valore da offrire al cliente: alleanze, partnership, fornitori, cooperazioni. Descrive tutte le relazioni chiave da instaurare per ridurre i costi, diminuire i rischi, individuare fornitori con prodotti speciali e alleanze strategiche in termini di posizionamento e marketing
  9. Cost Structure: Sono tutti i costi sostenuti dall’azienda per le risolrse, le attività ed i partner. Definisce l’elenco dei costi fissi e variabili che l’azienda dovrà affrontare.
Vi segnalo alcune risorse interessanti per approfondire l’argomento:
Qui di seguito trovare le mie slide pubblicate su Slideshare:

Business model canvas – Creare, fornire e acquistare valore.

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Ringrazio Medioera e Mauro Rotelli per aver coinvolto me e il nostro network Indigeni Digitali: sento e ho il piacere di partecipare ad eventi nei quali è sempre più forte la voglia di fare rete, creare opportunità e dare un forte cambiamento al nostro sistema imprenditoriale giovanile. Sono convinto che questa sia la strada giusta per il cambiamento.

 

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StartupDay – Il futuro è più forte della crisi

Domani a Viterbo ci sarà un evento dal titolo “StartDay – Il futuro è più forte della crisi”. Dall’idea imprenditoriale al business plan. Si tratta dell’ultima iniziativa di Medioera, il festival di cultura digitale di Viterbo, che sarà presentata il 21 ottobre dalle 18 al Light bar di Viterbo in collaborazione con l’associazione “Viterbo Futura”.

Vi riporto il comunicato ufficiale pubblicato sul sito dell’organizzazione :

“Il futuro è più forte della crisi”. Dall’idea imprenditoriale al business plan. E’ l’ultima iniziativa di Medioera, il festival di cultura digitale di Viterbo, che sarà presentata il 21 ottobre dalle 18 al Light bar di Viterbo. Una serata dedicata alle start up, alle idee che vogliono prendere forma, che vogliono diventare una opportunità concreta, professionale ed economica. Tutti, i giovani in particolare, sono infatti invitati a partecipare per proporre le loro idee imprenditoriali legate al mondo delle nuove tecnologie. Progetti, iniziative, e chi più ne ha più ne metta, da presentare e condividere con gli altri per creare opportunità e dar vita a nuove realtà imprenditoriali. Un modo per aiutare i giovani a crescere e a promuoversi e per dimostrare che la crisi economica si supera solo lanciandosi in settori nuovi, freschi e ancora poco esplorati. La serata del 21 ottobre al Light vedrà la partecipazione di Fabio Lalli e sarà soltanto l’inizio di un percorso da sviluppare poi con tutto lo staff di Medioera.
Le migliori idee saranno selezionate e supportate per poi dar loro le giuste gambe per correre sul mercato.
Maggiori informazioni nei prossimi giorni saranno diffuse dai profili Facebook e Twitter di Medioera e sul sito www.medioera.it.

Durante la serata terrò un intervento dal titolo “Business Model Canvas – Creare, fornire e acquistare valore“. Spiegherò in 40 slide (mi fa strano, di solito abituato a farne massimo 20) in che modo un neoimprenditore / startupper (ma non solo) può approcciare ed utilizzare questo modello per la propria startup, il proprio progetto o un prodotto.

Le slide le pubblicherò domani pomeriggio su Slideshare e farò un update di questo post.

Se siete da quelle parti, ci vediamo domani.

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Instagram, può esser un modello di startup perfetta?

Instagram nell’ultimo anno è divenuta una delle applicazioni più popolari nell’app store ma soprattutto è diventata il social per il photo sharing con maggior crescita.

Poco più di un mese fa, con il team di sviluppo di Followgram, abbiamo realizzato la nostra infografica “Fun and Fact” nella quale avevamo raccolto alcuni numeri importanti e segnalato la vertiginosa crescita di Instagram fino a 7 milioni di utenti in un anno e 150 milioni di foto caricate. Durante il TechCrunch’s Disrupt conference tenutosi pochi giorni fa, Instagram ha annunciato alcuni nuovi numeri: 9 milioni di utenti, (praticamente come Foursquare, ma nella metà tempo) e oltre 200 milioni di foto.

Incredibile, un incremento di oltre 50 milioni di foto e una crescita di poco meno di 2 milioni di utenti in poco più di un mese . Impressionante.

Chi legge il mio blog sa quanto sono affascinato da questa applicazione, ma quello che mi ha colpito di più negli ultimi mesi, è il modello con il quale Kevin e Mike, fondatori di Instagram, stanno portando avanti il progetto. Ci sono almeno 4 punti fondamentali che, secondo me, fanno di questa gestione, e quindi di Instagram, un modello di startup perfetta e che dovrebbe esser preso come esempio.

Costi e struttura. Fino a pochi anni fa per raggiungere 10 milioni di utenti era necessario immaginare una società composta da migliaia di persone e una rete di vendita o sedi distribuita su territorio mondiale. Instagram ha invece solo 5/6 dipendenti a tempo pieno, una sede non troppo grande, una infrastruttura estremamente scalabile. Eppure, raggiunge quasi 10 milioni utenti e processa un numero di documenti (foto) incredibilmente alto, ogni secondo. Una startup oggi deve puntare ad una struttura snella, ad una infrastruttura basata su cloud e software open source, e mantenere e razionalizzare i costi quanto più possibile.

Mercato. Instagram è una applicazione che attualmente è solo su iPhone. Non è presente su Android, ed è appena presente sul web, pur non avendo tutte le funzionalità di base dell’app, grazie alla pubblicazione delle API che hanno permesso lo sviluppo di applicazioni di terze parti. Qualcuno ha più volte detto “Ma come è possibile che ancora non abbiano investito anche su Android!?“. Il punto è proprio questo: è stata una strategia e fin ora hanno avuto ragione: oggi il mercato è talmente grande, pieno di tecnologie, ambienti diversi (basti vedere al Mobile con iOS, Android, WindowsPhone, Blackberry, Symbian…) e una forte diffusione tra gli utenti, che un prodotto immesso sul mercato può crescere molto, anche se focalizzato su uno solo di essi, riducendo così i costi iniziali di sviluppo e manutenzione.

Crescita e distribuzione. Negli ultimi 4 anni Facebook ha mantenuto un trend di crescita altissimo tanto da stravolgere completamente l’importanza dei motori di ricerca, e sviluppando numeri incredibili in termini di condivisione e contenuti generati dagli utenti (commenti, like, post, foto, video…). Ormai ogni 12 mesi i social network raddoppiano i contenuti condivisi in rete. Instagram grazie a questa crescita (e all’astuta integrazione con le piattaforme più note) sta crescendo due volte più veloce Foursquare che sta crescendo a sua volta più velocemente di Twitter. Questo dimostra che un prodotto sviluppato e ben integrato nei social network, può sfruttare lo sviluppo esponenziale delle piattaforme social e la quantità crescente di dati condivisi, riducendo notevolmente i costi di posizionamento e marketing.

Modello di business. Chi l’ha detto che una startup non può partire se non ha un modello di business? Instagram attualmente non ce l’ha, e non monetizza. Non ha pubblicità, e non vende funzionalità premium. Probabilmente ad un certo punto dovrà tirare fuori un modello di business e cominciare a generare revenue e questo è fuori dubbio. Adesso però non ce l’ha e momentaneamente non ne ha bisogno: malgrado questo ha già avuto circa 8 milioni di dollari founding. Perchè? Il punto è che l’esecuzione e la realizzazione è costata pochissimo, la manutenzione e lo sviluppo anche, la struttura è crescente ma sotto controllo, ed il team è ridotto. Per un investitore Instagram è quindi decisamente appetibile: costa poco e cresce tanto. Si può aspettare ancora prima che questa trovi il modello di business vincente, e magari attendere una acquisizione.

Secondo voi quindi, esiste un modello di startup perfetto?

 

UPDATE 8 dicembre 2011
Vi segnalo un paio di risorse che potrebbero farvi intuire il livello di architettura e progettazione messo su da Instagram. Se vi fate una lettura approfondita di questi due post vi rendete conto che una architettura di questo tipo, non costa poco e scalarla vuol dire avere un discreto impatto su budget.

 

 

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INNOVATORI JAM 2011: Innovazione, Talenti, Start up, incubatori e venture capital

A partire da oggi, per due giorni, l’Agenzia per la diffusione delle tecnologie dell’innovazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri, promuove INNOVATORI JAM 2011. Io parteciperò con un gruppo di persone del network Indigeni Digitali ed il nostro intervento sarà prevalentemente per quello che riguarda Startup incubatori e venture capital e quello che concerne l’Innovazione, i giovani e i giovani talenti.

Che cos’è Innovatori Jam?

E’ una jam session come per il jazz, ovvero una sessione di discussione su 10 temi per affrontare argomenti legati all’innovazione, tutto online tramite un apposito tool che permette ai promotori di analizzare dopo pochi giorni le conversazioni ed elaborare un documento da sottoporre alla governance.

I 10 temi

  1. Innovazione e internazionalizzazione: Italia degli Innovatori
  2. Giovani, talento e merito nella ricerca e nell’innovazione
  3. Start up, incubatori, venture capital
  4. I ranking dell’innovazione
  5. Accessibilità, apps e nuovi canali
  6. Digital agenda: open data, cloud computing e banda larga
  7. e-commerce & e-tourism
  8. Il Codice dell’Amministrazione Digitale
  9. Informazione e nuovi canali
  10. Le Smart Cities del futuro?

Indigeni Digitali è tra i gruppi selezionati dai promotori (grazie ad Andrea Casadei) di Innovatori Jam 2011 come community da coinvolgere sulla conversazione legata appunto all’innovazione, ai giovani e ai talenti. Noi cercheremo di esser sempre presenti, alternando la presenza on line tra chi è disponibile sempre, chi in un determinato momento e chi può solo dopo lavoro o la scuola. Saranno molto gradite le segnalazioni di case history pubbliche e private, condivisione di esperienze e idee per migliorare l’innovazione e far emergere i talenti Italiani che più che mai nell’ultimo periodo stanno dimostrando di non esser secondi alla Silycon Valley.

Occorre iscriversi, è gratis; poi il 12 Settembre (oggi) via e-mail direttamente dai promotori di Innovatori Jam 2011 riceverete tutte le info per contribuire a questa iniziativa. Come ha spiegato bene Roberta Milano, si tratta di un evento a cui si può partecipare esclusivamente on line, intervenendo nelle discussioni articolate in 10 forum tematici in un lasso di tempo limitato: solo 40 ore.

Mi è piaciuto un post di Luca de Biase, che in un post di agosto, annunciava l’evento:

L’intelligenza collettiva, dice Thomas Malone che se ne occupa all’Mit, si vede quando gruppi di invididui si comportano in modo coordinato. Internet ha fatto fare un salto decisivo alle possibilità di rendere le collettività più intelligenti. La Jam dell’innovazione italiana potrebbe essere un esperimento per verificare quanto queste considerazioni sono realistiche.

Su twitter l’hashtag è #ij11.

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Quando il PHP incontra Business ed Università – PHP.TO.START Torino

A partire da quest’anno prende il via il PHP.TO.START un evento dedicato all’incontro tra il mondo Open, le aziende e le Università. Il progetto, nato da un idea di Skuola.net ed Indigeni Digitali, ha l’obiettivo di creare un momento di incontro e condivisione di esperienze delle aziende e professionisti e gli studenti e permettere a questi ultimi di entrare direttamente a contatto con realtà aziendali. Una opportunità soprattutto per coloro che stanno entrando nel mondo del lavoro.

L’evento dal titolo “Quando il PHP incontra business ed università” che si svolgerà l’11 Luglio 2011 dalle ore 9.30 all’interno dell’I3P, incubatore per le imprese innovative del Politecnico di Torino. Interverranno aziende del settore che riporteranno le loro esperienze, il modello di business sul quale stanno basando il loro percorso e gli impatti positivi che il passaggio al mondo dell’open source può avere. Ci saranno interventi tecnici di esperti e non mancherà la possibilità di fare networking.

Tutte le informazioni per l’iscrizione ed il programma dell’evento le trovate sul blog di Indigeni Digitali

Il programma sarà il seguente:

  • Ore 9.30/10.00 – Inizio attività di registrazione ed ingresso
  • Ore 10.30 – Presentazione I3P e Politecnico
  • Ore 11.00 – Introduzione ai talk
  • Ore 11.15 – L’esperienza di IDEATO
  • Ore 11.45 – Enrico Zimuel – Zend Framework
  • Ore 12.15 – Massimiliano Arione – Sviluppo rapido di applicazioni
  • Ore 12.45 – Conclusione attività prima parte
  • Ore 13.00 – 14.00 Pausa pranzo
  • Ore 14.00 – L’esperienza DNSEE
  • Ore 14.30 – L’esperienza di SKUOLA.net
  • Ore 15.00 – Alessandro Nadalin – Rest
  • Ore 15.30 – David Funaro – Nosql
  • Ore 16.00 – Jacopo Romei – Metodologia Agile
  • Ore 16.30 – Mitch Pirtle – L’esperienza Joomla
  • Ore 17.00 – Chiusura attività ed inizio networking

Vi invito a partecipare perchè sarà un bell’evento, costruttivo e sicuramente ci saranno delle opportunità per tutti. Vi aspetto.

 

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