Metamask ha annunciato la sua integrazione con Unity il gaming engine

L’annuncio dell’integrazione tra Metamask e Unity rappresenta un ulteriore passo avanti per l’adozione di massa di sistemi di wallet e per la decentralizzazione nel settore dei giochi. Unity, la piattaforma di sviluppo di giochi leader nel settore, ha deciso di creare una categoria “decentralizzazione” nel suo store online, aggiungendo il supporto per diversi software developer kit (SDK) basati su blockchain, tra cui Metamask.

La partnership tra Metamask e Unity è una notizia positiva per gli sviluppatori di giochi e per le aziende impegnate nello sviluppo di piattaforme e iniziative web3, poiché fornisce le risorse necessarie per connettersi al mondo del Web3 gaming. In pratica, questo significa che i developer potranno costruire giochi che utilizzano autenticazione basata su wallet, transazioni, utilizzare token non fungibili (NFT) e l”accesso segmentato in funzione di possesso di asset digitali ai diversi “metaversi” e piattaforme di gioco, e di conseguenza consentiranno ai giocatori di creare, guadagnare e scambiare risorse in-game in modo sicuro e trasparente.

L’industria dei giochi sta crescendo rapidamente, e il settore dei giochi Web3 sta attirando investimenti significativi“, ha detto MetaMask in un tweet. “È una nuova era per gli sviluppatori di giochi.

L’integrazione di Metamask in Unity fornirà un’esperienza di gioco più immersiva e autentica per i giocatori, mentre gli sviluppatori potranno creare nuove funzionalità e meccaniche di gioco che sfruttano le potenzialità della blockchain. Inoltre, l’aggiunta di Metamask e altri SDK decentralizzati in Unity contribuirà a creare un ecosistema di sviluppo di giochi più aperto e trasparente, dove gli sviluppatori possono condividere e monetizzare le loro creazioni in modo più efficiente e sicuro.

L’integrazione di Metamask in Unity rappresenta solo uno dei tanti sviluppi del settore dei giochi decentralizzati ed il percorso che questa industria sta facendo: altri esempi includono The Sandbox, Decentraland e DOGAMÍ, giochi che sfruttano le potenzialità della blockchain e del Web3 per creare nuove esperienze di gioco.

Unity sta aggiungendo il supporto per 13 diversi software developer kit (SDK) basati su blockchain, provenienti da blockchain e protocolli differenti, prodotti tra cui Algorand, Aptos, il blockchain Flow di Dapper Labs, Immutable X, MetaMask, Solana e Tezos.

L’essenza del Web3, in un racconto per bambini

Dietro ogni cambiamento c’è una storia.

Questa è la storia sintetica, ripresa da varie letture fatte in questi anni / giorni , che ieri viaggiando in macchina con i miei figli, di ritorno da un week end in montagna, ho raccontato per far capire cosa cambierebbe con il web3 e come questo potrebbe portare nuovi benefici, dopo la domanda di mio figlio “Ma cosa è il web3?”

C’era una volta un mondo di navigatori ed esploratori, che amavano viaggiare, scoprire, creare e inventare.
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Nel loro percorso scoprirono una nuova terra e con il tempo la resero abitabile per molti. Una terra in cui era possibile viaggiare lontano, anche per chi non poteva viaggiare realmente, informarsi e condividere conoscenza. Mentre la popolazione dei visitatori aumentava, alcune grandi tribù costruirono delle città enormi in questa terra, e presero talmente tanto potere da riuscire a dividere questa terra in continenti . In tutte queste città i visitatori dovevano pagare una forma di affitto per rimanere lì e tutto ciò che i visitatori creavano o forgiavano non poteva essere rimosso, ed in molti casi diventava di proprietà della tribù. Anche gli scambi e le vendite tra persone venivano tracciate e tassate. Queste grandi tribù più passava il tempo più diventavano potenti e polarizzanti, creando un mercato non più florido ed in cui era difficile creare cose nuove.

Un giorno un visitatore appese una lettera sulla porta di un ricco castello: era una lettera che descriveva un nuovo tipo di commercio economico che poteva essere distribuito senza la necessità che ogni scambio o transazione fosse tassata e gestita. Una pratica affidabile e trasparente che rese possibile per i visitatori possedere realmente una proprietà su questa terra, per la prima volta. Improvvisamente, i visitatori diventarono proprietari e iniziarono a scambiare tra loro creando nuovi mercati dove poter scambiare e vendere diverse cose. La terra divenne fertile di nuovo e pronta una nuova esplorazione, dando vita ad una nuova fase di ricercatori e pionieri.

Da qui in poi la nascita di nuove tribù, auto-organizzate, con nuove missioni e interessi. La terra tornò di nuovo fertile, aperta a nuove possibilità di crescita.

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Il visitatore sconosciuto, colui che iniziò la rivoluzione pubblicando la lettera, oggi è considerato ancora una leggenda.

La storia del web3 potrebbe esser questa e quello che volevo condividere ed enfatizzare erano sicuramente i valori e l’essenza che c’è dietro questo cambiamento imminente. La decentralizzazione è il cuore della storia, e non è un tema facile da raccontare a dei bambini. Ma è un tema che si porta dietro tematiche come trasparenza, fiducia, oggettività e equità. La decentralizzazione è molto più che un sistema tecnologico, è un movimento etico culturale che si sta propagando ed è giusto raccontarlo e farlo capire.

Il web si sta spostando ora dall’internet di “scambio di informazioni” a quello di “scambio di valore“. Ciò che mancava finora al web erano proprio i diritti di proprietà e quindi il modo per assegnare valore ai beni digitali ed il modo per scambiare la proprietà. Creators di contenuti, sviluppatori e costruttori di piattaforme, community e imprenditori sono tutti abitatori differenti di questo nuovo ecosistema che si sta creando.

Ovviamente la storia raccontata ai miei figli è andata oltre e abbiamo parlato di tanto altro, visto che il viaggio è durato – causa traffico – ben più di due ore. Quello che ho cercato di far capire è che non si tratta solo della prossima cosa interessante tecnologica da usare o di una piattaforma su cui costruire il prossimo gioco o il prossimo social, ma si tratta di un cambiamento in grado di poter dare a tutti maggior spazio di crescita, equità e tutela.

Ci sto lavorando veramente alla fiaba, vi aggiorno non appena la pubblico su amazon.

DAO: cosa sono, spunti progettuali ed esempi per il futuro

Negli ultimi tempi, tra i post legati al #web3 e alle comunità legate a NFT, Token e Metaverso si è parlato spesso di DAO (Organizzazioni Autonome Decentralizzate), uno dei temi di (probabile) tendenza del 2023.

Tema a mio avviso sottovalutato poiché quando si parla di blockchain, NFT e metaverso tutto è concentrato su concept finale, sull’asset e sul servizio all’utente, ma poche volte la valutazione e la riflessione viene posta sull’entità forse di maggiore interesse per la riuscita di queste progettualità: la community.

Nel metaverso, come nelle reti sociali, la community è una entità fondamentale, e per far sì che queste comunità funzionino in modo corretto è necessaria, più che mai oggi, una governance che non sia basata su un unico ente o persona. 

Oggi uno dei modelli di design di community principale che permette a tutti i partecipanti di poter proporre e votare per collaborare al miglioramento progressivo è appunto la modalità DAO.

Le DAO offrono un sistema sociale che si auto organizza, senza gerarchie. Sono enti auto-governati con regole specificate da smart contract eseguiti e convalidati in una Blockchain, automatizzati e che operano in regole codificate. 

Possono esistere e prendere decisioni senza alcuna gestione umana, una volta che il design del modello è stato ovviamente correttamente implementato. 

In realtà le DAO consentiranno a una rete globale di utenti che si trovano distribuite di decidere le regole del loro spazio virtuale di proprietà collettiva, di fatto sfuggendo così al controllo di un modello centralizzo. 

Quello a cui assisteremo presto saranno nuove forme di scelta collettiva, come votazione quadratica e democrazia fluida, con variabilità di strumenti di rappresentanza diretta o per delega. 

Tutto questo permetterebbe di rivoluzionare il modo in cui le organizzazioni complesse, sono gestite, attivando nuovi modelli di partecipazione e coinvolgimento: community di prodotto, community di servizio, community open o addirittura aziende intere (pensiamo a modelli DAO applicati ad un club sportivo e ai processi decisionali legati a sostenibilità, servizi ai fan, partecipazione dei fan alla costruzione del valore non solo effimero ma anche economico).

C’è parecchio da studiare, questo report è un buon inizio.

Qui un report, non esaustivo, ma buon punto di partenza per studiare DAO esempi e modelli applicati.

Dal Web2 al Web3: opportunità e rischi della transizione digitale

Iniziamo un po’ a parlare di questa transizione digitale dal Web2 al Web3 che stiamo affrontando.

La versione di Internet che tutti conosciamo oggi, partiamo da qui, si chiama Web2, quella di cui io stesso son sempre stato un grande fautore, evangelizzatore e forse pusher.

È un Internet caratterizzato da interattività, conversazione e socializzazione e che abilita la collaborazione tra gli utenti. È un Internet dominato da società che forniscono servizi percepiti come grande valore in cambio dei dati personali. Insomma, tutte quelle “cose belle” che ci hanno facilitato gli acquisti, semplificato la ricerca di un prodotto e di una notizia, permesso di personalizzare tutto quello che vogliamo, accelerato le connessioni sociali, amplificato discussioni e potere di parole, e di cui godiamo oggi su Internet… sono tutte grazie a Web2.

D’altra parte della medaglia però di questo Web2, soprattutto negli ultimi anni, ci sono stati alcuni inconvenienti.

Inconvenienti legati all’attenzione fagocitata da costanti contenuti, alla crescita della noia, alla sensazione di vivere bolle informative, agli effetti collaterali di una droga chiamata Dopamina prodotta dalla continua soddisfazione generata di da avere tutto a disposizione e sentirci onnipotenti, ma soprattutto abbiamo vissuto dinamiche non più accettabili relative al tema del trattamento dei dati. Tematiche che stanno diventando sempre più preoccupanti di giorno in giorno.

È una situazione in bilico, che si sta spostando rapidamente verso il problema più che verso il beneficio e l’evoluzione.

Fortunatamente, negli ultimi anni, questa attenzione a queste problematiche è cresciuta, e contemporaneamente è cresciuta anche la maturità di alcune tecnologie che oggi possono venirci incontro, dando vita ad un onda nuova di Internet chiamata Web3: quell’internet di livello successivo che ci auguriamo possa risolvere i problemi esistenti presenti in Web2.

Non c’è da stupirsi se stiamo vivendo quindi una nuova transizione e se molti utenti stanno ora iniziando a migrare dalle app e servizi del web2 al web3. La transizione spinta anche da motivi speculativi in molti casi, è però solo all’inizio e credo (e mi auguro) che possa accelerare.

Prima che ce ne renderemo conto e prima si arriverà ad un nuovo livello di maturità digitale, consolidando una adozione globale di web3 proprio come è successo in passato quando web2 prese il posto il posto di web1.

ll passaggio dal Web2 al Web3 è a mio avviso necessario, così come sarà necessario in questa transizione digitale evitare errori già fatti e mettere basi, anche normative in evoluzione (seppur estremamente complesso), in grado di abilitare questo nuovo shift.

Nel Web3 , già oggi, sono state creati servizi e modelli che stanno iniziando a soppiantare gradualmente il posto delle loro controparti nello spazio Web, incorporando concetti come decentralizzazione, tecnologie blockchain ed economia basata sui token.

Web3 si riferisce ad applicazioni decentralizzate che girano sulla blockchain. Si tratta di applicazioni che consentono a chiunque di partecipare senza monetizzare i propri dati.

Gli svantaggi di Web2

I giganti del Web2 come Paypal, Facebook, Apple, Instagram e tutti gli altri del GAFAM e del BATX vche non sto qui a citare, raccolgono e monetizzano i dati in modo ormai estremamente sofisticato al limite tra persuasione e manipolazione, e sono in grado di polarizzare su se stessi acquisizione di piattaforme e prodotti – grazie anche alle grandi capacità economiche – in grado di arricchire costantemente dati e pattern comportamentali dell’utente finale, in condizioni differenti.

In molti casi hanno il potere di decidere di “censurare” i nostri contenuti come ritengono opportuno. Il consumatore finale, malgrado le normative introdotte, non ha alcun controllo sulle informazioni, come vengono utilizzate e conservate.

Inoltre, ad aumentare la rischiosità di questo contesto, le infrastrutture utilizzate dai diversi servizi non sono infallibili, e danno vita a data breach all’ordine del giorno.

Se crollano, in termini di sostenibilità e/o modello di business, potrebbero avere, come già successo con diversi down di piattaforme, un impatto finanziario negativo se non letale sulle persone/aziende che dipendono da loro in termini di business.

Infine i servizi di pagamento, esplosi anche dopo la pandemia, richiedono modelli e policy di adesione a linee guida spesso vincolanti e con potere unilaterale di negare il pagamento se la piattaforma ritiene che tali standard non siano rispettati.

Dal Web2 al Web3
Dal Web2 al Web3

Web3 e opportunità

Il Web3, seppur nato con una direzione differente inizialmente, mira a risolvere questi problemi del web2 attraverso l’uso della blockchain e le proprietà che si porterà dietro come la decentralizzazione, l’esser trustless e permissionless.

Ciò significa, in parole semplici, che gli utenti avranno un maggiore controllo su come una piattaforma terza potrà o meno trattre i propri dati, come funziona e come è sviluppata.

Il Web3 è considerato un Internet dove tutto ciò che potrebbe essere fatto in Web2 potrà ancora essere fatto, ma in modo decentralizzato, trasparente e senza la necessità della decisione di una terza parte.

Ad esempio, Facebook non raccoglierà e salverà più informazioni sul tempo di accesso specifico di un utente, la cronologia delle ricerche, immagini e post completamente. Sarà l’utente, attraverso l’autorizzazione dal proprio “wallet” a creare la condizione di accesso e memorizzazione dei dati. Potremo trasferire queste informazioni da una piattaforma ad un’altra, definendo quando e dove. Inoltre, non sarà necessario il permesso di alcuna autorità, quindi nessuno sarebbe in grado di sospendere o impedire di accedere a determinati servizi. Di fatto il Web3 dovrebbe dare vita a una nuova economia digitale globale, creando nuovi modelli di business e mercati.

Un ruolo significativo nel Web3 sarà svolto da NFT, DeFi, Dapps e DAO o del fiorente GameFi, legato al futuro del metaverso (per capire la differenza di significato tra Web3 e Metaverso, ne ho scritto qui). Tra le direttrici di valore del web3 emergenti sta crescendo anche il SocialFi, una combinazione di piattaforma di social networking e di finanza che faciliterebbe l’elaborazione efficiente dei pagamenti senza la necessità di terzi.

Il decentramento derivante dal Web3 avrà impatto di conseguenza anche sul modo in cui verranno sviluppate e create le applicazioni: gli sviluppatori utilizzeranno la tecnologia blockchain, attraverso reti decentralizzate di numerosi nodi peer-to-peer, anziché creare programmi su un singolo server e archiviare i dati in un unico database (spesso un provider cloud).

Web3 e lato oscuro

Se da un lato i grandi player si stanno già muovendo per avvicinarsi al mondo del web3 per non perdere il treno del cambiamento e non poter rimanere indietro, dall’altro lato, sfruttando il grande potere mediatico e le grandi masse già presenti sulle loro piattaforme si stanno muovendo per creare forme di adozione a loro limitrofe ed in grado comunque di generare valore per loro: l’accoppiamento di wallet web3 alle identità di grandi piattaforma del web2… andrà valutato bene.

Tuttavia, il decentramento della rete comporterà anche significativi rischi legali e normativi. La criminalità informatica e la sicuezza, l’incitamento all’odio e la disinformazione, che sono già abbastanza difficili da controllare (ed in forte ed eccessiva crescita in rete), lo diventeranno ancora di più in una struttura decentralizzata a causa dell’assenza appunto di un controllo centrale. Un web decentralizzato renderebbe anche molto difficile la regolamentazione e l’applicazione: ad esempio, quale legge nazionale si applicherebbe a un sito web specifico il cui contenuto è ospitato in numerose nazioni a livello globale e distribuito?

Dal Web2 al Web3: riepilogando

Facendo una analogia con la tecnologia: il Web 1.0 è stato la televisione a tubo ed in bianco e nero, il Web 2.0 la TV piatta e a colori ed interattiva, mentre il Web 3.0 sarà il casco immersivo ed esperienziale nel salotto di casa.

Come già successo nel primo decennio del 2000, in cui il Web 2.0 è diventato la forza rivoluzionaria e dominante nel panorama economico, culturale e comunicativo globale, anche nel caso del Web 3.0, il secondo decennio potrebbe creare uno shit del genere.

Il Web3 comunque a mio avviso è e sarà un’incredibile rivoluzione e come dico sempre nei workshop tenuti negli ultimi mesi

Siamo all’inizio di un viaggio, come quando nel 1995 abbiamo iniziato a parlare di Internet, con una differenza: l’adozione oggi è la stessa di internet agli albori, ma la tecnologia questa volta è maggiormente matura ed il contesto più veloce. Sono certo che non ci impiegheremo gli stessi anni per arrivare ad uno stato di maturità: tanti eventi mediatici e non solo stanno già dando vita a questo cambiamento, è senza dubbio siamo sulla buona strada per l’adozione di massa tra pochi anni