Tim Berners-Lee ed il futuro del web

Un video assolutamente da vedere e ascoltare. 20 anni fa, Tim Berners-Lee inventรฒ il World Wide Web. Per il suo prossimo progetto, sta lavorando alla creazione di un web pensato in funzione di dati condivisi e interconessi che potrebbe rappresentare per i numeri ciรฒ che il Web รจ stato per le parole, le immagini e i video: rendere accessibili i dati riformulando il modo in cui li usiamo.

Il Business Plan per fare impresa

Come ho detto in altri post, la creativitร , l’entusiasmo e la fantasia sono le caratteristiche fondamentali per qualunque iniziativa che si vuole definire imprenditoriale. Il rischio e la possibilitร  di sbagliare , quando si fa impresa, sono dietro l’angolo. Uno strumento fondamentale per non andare allo sbaraglio ed affrontare un attivitร  in modo piรน strutturato รจ il business plan, un documento di programmazione e pianificazione indispensabile per determinare obiettivi e strategie ed evidenziare gli eventuali pericoli che si potrebbero manifestare.

Cos’รจ un Business Plan?
Il business plan รจ un documento dettagliato, che approfondisce ed esamina tutte le aree e le tematiche di un’impresa. Puรฒ essere pensato come una sorta di documento d’identitร  dell’impresa, attraverso il quale si formalizzano tutte le componenti del piano imprenditoriale: dall’analisi del mercato e dei concorrenti al progetto finanziario, dala ย gestione delle risorse umane fino al marketing. Questo documento piรน รจ dettagliato e piรน facilita la comprensione e la valutazione del valore dell’impresa e del progetto. Le funzioni del business plan vanno al di lร  del semplice biglietto da visita: se ben fatto serve ad approfondire i problemi che si dovranno affrontare e gli strumenti da utilizzare per farlo.

La preparazione richiede tempo e dedizione e purtroppo spesso si cade nell’errore di pensare di poterlo fare in poco tempo. Non รจ cosรฌ. Non si tratta di un semplice riassunto delle competenze e delle idee che si intendono avviare, nรฉ di un excel contenente le spese da affrontare. Il business plan รจ un progetto studiato, approfondito, strutturato e dettagliato che da vita alla nuova impresa. Piรน il documento รจ fatto bene, piรน l’azienda avrร  delle radici forti.

E’ importante fare un Business Plan?
Come ho giร  detto, purtroppo si pensa troppo spesso che la pianificazione scritta sia una perdita di tempo. Ci sono molti casi in cui รจ dimostrato che รจ meglio perdere qualche giorno in piรน, piuttosto che trovarsi a chiudere l’azienda, poco dopo averla avviata,ย perchรฉย qualche “imprevisto” si รจ manifestato e non eravamo pronti ad affrontarlo. L’elaborazione e la creazione di un piano dettagliato per la propria idea di business richiede dedizione e sottopone il futuro imprenditore ad uno sforzo intellettuale non indifferente e di gran lunga superiore alla sua immaginazione.

L’entusiasmo iniziale che si ha allo startup spesso induce le persone a minimizzare e sottovalutare i dati non favorevoli e i possibili punti deboli, se non addirittura a non considerarli… Gravissimo e pericoloso!

In termini di comunicazione, il documento di impresa รจ un manifesto, รจ la carta d’identitร  del progetto. Il Business Plan parla dell’azienda che sarร , parla dell’idea e del modello di business, definisce le modalitร  di monetizzazione e parla dell’imprenditore, della sua serietร  e del suo impegno. E’ uno strumento fondamentale che deve esser utilizzato anche ai fini comunicativi: serve a farsi conoscere ed eventualmente finanziare. Il Business Plan รจ importante anche nelle fasi successive all’avvio del progetto:ย ย ha un grande importanza anche come strumento di gestione e controllo e permette all’imprenditore di non perdere mai di vista gli obiettivi dell’azienda, di controllarne l’andamento e in alcuni casi serve di capire che รจ il giusto momento di ri-tarare il proprio business.

Come si fa un Business Plan?
Ci sono alcune linee guida da fissare a mente. La redazione del business plan deve essere sintetica ma non troppo, deve convincere in poco tempo senza esser prolissa. Deve utilizzare un linguaggio tecnico ma non specialistico, altrimenti rischia di non essere comprensibile a tutti. Deve fornire dettagli e informazioni specifiche ma non dati superflui e ininfluenti alla valutazioni del business. Detta cosรฌ, sembra tutto scontato e banale, ma tra il dire ed il fare, come sempre, c’รจ di mezzo un immensitร . Il consiglio che si posso dare รจ legato al buon senso: si deve valutare l’entitร  del progetto in base ai destinatari, alle esigenze e alla specificitร  della propria attivitร . In un Business Plan รจย sicuramente importante enfatizzare alcuni fattori che riepilogo in tre macro categorie:

  1. gli obiettivi , devono esser strutturati per motivare gli altri e se stessi;
  2. il piano di marketing e la comunicazione, per dimostrare che il progetto puรฒ funzionare e ha uno spazio in cui muoversi;
  3. i numeri, per la definizione di costi e ricavi, modello di business e piano di rientro di un investimento iniziale.

Queste tre macro informazioni rendono facilmente intuibile l’idea di business ed il piano che si vuole portare avanti all’interlocutore con il quale ci troveremo a confronto.

Esiste una struttura standard per un Business Plan?
Esistono ormai dei modelli di Business Plan piรน o meno noti, ma tendenzialmente un documento di questo tipo dovrร  sempre contenere:

  1. La copertina del progetto con le informazioni dell’imprenditore (nome, cognome, sede, riferimenti);
  2. La descrizione del progetto, sintetica ma allo stesso tempo esaustiva contenenteย caratteristiche tecniche, materiali, punti di forza e debolezza, aspetti innovativi, politiche di pricing e confronto con il mercato;
  3. La forma giuridica della societร  e gli la struttura in termini di persone, profili e qualifiche professionali. E’ buona norma definire ruoli e competenze;
  4. Analisi del mercato, dati raccolti in fase di ricerca, target, concorrenza e descrizione del servizio offerto;
  5. Piano di marketing (si puรฒ utilizzareย la regola delle quattro P del marketing: prodotto, prezzo, place, promozione);
  6. Obiettivi imprenditoriali e dettaglio del progetto;
  7. Aspetti organizzativi della societร  (struttura, uffici, personale,ย curriculum, tipologie contrattuali, piano di assunzione di nuovo personale, orari di lavoro);
  8. Piano finanziario comprensivo diย informazioni di startup, fonti di finanziamento, i metodi e tempi di rimborso,ย piano di ammortamento dell’investimento iniziale,ย previsione dei costi di gestione, flussi di cassa e ipotesi di ricavo;
  9. Promozione e piani di comunicazione pubblicitaria
  10. Motivazione e descrizione personale. L’imprenditore ci deve mettere la faccia e deve quindi mettersi in gioco descrivendo le ragioni che lo spingono a scegliere la strada del rischio imprenditoriale. Anche se puรฒ sembrare inutile dichiarare la propria motivazione, รจ in realtร  un’indicazione importante per chi di investire e finanziare il progetto.

Una StartUp che si rispetti, deve avere un Business Plan? Secondo me si, e personalmente (sarร  un limite) non riesco a capire quei progetti che partono senza avere un modello di business tendenzialmente delineato e una logica di monetizzazione non definita e chiara.

Differenze tra Microsoft Tag e QR Code

Ieri ho scritto un post relativamente alla tecnologia Tag di Microsoft e subito dopo mi sono ritrovato a parlare con amici piรน o meno smanettoni relativamente alle implementazioni possibili ma soprattutto riguardo alle differenze e ai vantaggi tra una tecnologia e l’altra. Partendo dal fatto che entrambe le tecnologie sono legate al concetto di object hyperlinking,ย la domanda che ci siamo posti perรฒ รจ stata “Ma quali sono queste differenze tra il TAG ed il QR?”

Bene, qui di seguito ecco un pรฒ di riflessioni al riguardo.

Stampa. Tag consente una dimensione molto piรน piccola dei codici QR, per cui su materiale stampato riduce l’ingombro. Immaginiamo per esempio l’utilizzo di un Tag su una stampa di un annuncio: nel caso dei QR il codice dovrร  esser ben visibile, mentre con i Tag si avrebbe un impatto visivo minore e meno invasivitร .

Personalizzazione. Il tradizionale codice 2D รจ un simbolo privo di senso: dopo tutto si tratta di un codice a barre bianco nero. Con Tag invece, attraverso l’opzione per effettuare Custom Tag, si possono integrare completamente codice e marchio, per esempio, creando dei simboli anche visivamente e graficamente interessanti.

Unico lettore. Attualmente sul mercato sono presenti molti lettori di Codici QR, gratuiti e non, e sopratutto con funzionalitร  e caratteristiche differenti a seconda del device. Microsoft fornisce invece una singola soluzione per il mobile tagging per tutte le principali piattaforme: Windows Mobile, J2ME, iPhone, Blackberry, telefoni Symbian S60 e Android.

Precisione. La sofisticata tecnologia utilizzata da Tag, chiamata High Capacity Color Bar Code, o HCCBs, permette una accurata scansione anche su telefoni cellulari che hanno delle fotocamere con caratteristiche limitate e in situazioni di immagine sfocata, di bassa qualitร  delle lente, o di mancanza di auto-focus per la messa a fuoco dell’immagine. I barcode QR spesso non si riescono a leggere proprio per i problemi appena descritti.

Api e sviluppo. Sia per Barcode QR che per TAG si possono trovare sul mercato delle API di sviluppo. Nel caso dei QR Code ci ha pensato Google, mentre per i Tag ci ha pensato ovviamente Microsoft.

Report. Passando da Microsoft ogni scansione, si ha sempre un report di lettura e delle statistiche. Nel caso dei QR bisogna sviluppare un applicazione di tracciamento per ogni progetto.

Leggendo queste riflessioni e tirando le somme sembra che il Tag d Microsoft siano migliori dei Barcode QR senza ombra di dubbio.ย Personalmente, come ho detto anche ieriย sul post in risposta a Riccardo, ho un pรฒ di dubbi relativamente al fatto che Microsoft mantenga gratuito il client e rimango un pรฒ diffidente dall’utilizzo di questo sistema che passa sempre e comunque dai sistemi di microsoft (…ovviamente questo succede anche nel caso delle API di Google).

Barcode QR a colori con Microsoft Tag

In questi giorni ho avuto modo di approfondire un pรฒ di problematiche relative ai Barcode QR e dopo aver messo on line un apps di prova per generare i QR per un amico di Torino, mi son trovato a leggere un articolo interessante relativo al caso dellโ€™ente Turismo Torino e Provincia. In pratica l’ente ha dato il via alla prima implementazione dei tag basata sulla tecnologia di barcoding Microsoft Tag (High Capacity Color HCCBs)

La cosa mi ha incuriosito e subito mi sono letto un pรฒ di articoli,ย specifiche tecniche e le linee guida per creare dei tag personalizzati. Praticamente questi barcode della Microsoft non hanno niente piรน dei semplici Barcode QR, con la differenza perรฒ che sono a colori e che il client per i cellulari รจ distribuito gratuitamente da Microsoft per :

  • Android
  • Blackberry
  • iPhone
  • J2ME
  • Java 2 Micro Edition
  • PalmOS
  • Symbian S60
  • Symbian S60 1st Edit
  • Symbian S60 2nd Edit
  • Symbian S60 3rd Edit
  • Symbian S60 5th Edit
  • Windows Mobile
  • Windows Phone

La Microsoft ha inoltre creato un apposita sezione dedicata a chi vuole generare il proprio barcode da utilizzare su volantini, manifesti, siti e biglietti da visita (molto geek). L’utilizzo di questa applicazione รจ gratuita, attivabile facilmente attraverso l’account Hotmail / MSN e permette anche di avere dei report di lettura.

Insomma, ma dico io, รจ possibile che Microsoft debba sempre realizzare qualcosa fuori standard, solo per differenziarsi un pรฒ?

Devo dire perรฒ che questi barcode,ย aldilร ย del fatto che possono contenere piรน informazioni, sono effettivamente graficamente piรน belli e curiosi.

UPDATE 15/03/2010 ore 15.18: ho trovato anche questa pagina relativa alla sezione sviluppatori contenente le API da utilizzare per eventuali sviluppi

Visionaria 2010: giovani, imprese e futuro

Ieri ho partecipato all’evento Visionaria 2010 – 1ยฐย Brainstorming Day organizzato dalla Fondazione Ateneo Impresa, istituzione no profit che ha come missione quella di favorire lโ€™aggregazione, la crescita e la valorizzazione dei giovani talenti e diffondere la mentalitร  imprenditoriale.

Visionaria 2010, presentato con il concetto workshow, รจ stato creato ย su tre parole chiavi principali: โ€œgiovani, imprese, futuroโ€ per favorire l’interazione tra giovani, imprese ed istituzioni, allโ€™insegna della libera circolazione di idee.

L’obiettivo dell’evento, che si propone di diventare il primo esperimento in Italia di melting pot creativo, รจ quello di condividere e far conoscere ai giovani talenti nascosti, attraversoย incontri e presentazioni, iย casi di successo, leย esperienze di imprenditori e dei visionari che hanno concretamente realizzato le loro idee.

Le domande di partenza che si รจ posto Romolo Di Stefano, presentatore dell’evento, sono state “Quanti talenti inespressi ci sono nel nostro Paese? Quante buone idee non riescono ad emergere? E quindi, chi piรน di un giovane puรฒ essere un visionario? “.

A dare risposte a queste domande ci sono stati molti interventi, piรน o meno interessanti, e che ho cercato di raccogliere qui di seguito:

  • Gianmaria Fara (Eurispes): parlando delle difficoltร  che si possono incontrare nella vita, della burocrazia e della difficoltร  che c’รจ in Italia ad immaginare il futuro, ha detto “La vita non รจ uno spot, รจ piรน complessa di quello che pensate” e poi, sempre rivolto ha continuato dicendo “Non sentititevi una specie protetta perchรจ le specie protette vanno in estinsione“.
  • Giampaolo Tagliavia (MTV Italia): ha presentato il progetto Tocca a Noi, i risultati ottenuti fino ad oggi e i dati dei sondaggi e delle votazioni effettuate da MTV relativamente alle aspettative dei giovani: c’รจ bisogno di riforme sulla scuola e sulle universitร .
  • Giulio Xhaet (Cesop): ha parlato di personal branding e cv 2.0. Il curriculum al tempo del web 2.0 รจ cambiato, non รจ piรน come prima: oggi รจ in beta perpetual, vivo, destrutturato ma trasparente. E’ basato sul web e sui social media, รจ presente sui professional network. Ha parlato di casi di successo come Swan Fanning, Mark Zuckemberg, Chad Hurley, Biz Stone, di Andrea Lo Pumo e degli altri Nativi Digitali italiani. Ha detto “I giovani hanno un sentimento radicato: vogliono metterlo in quel posto al potere!
  • Christophe Sanchez (TesiOnline): ha presentato dei numeri relativi al plagio (il 40% della tesi italiane รจ plagiato). Ha presentato il progetto Compilatio.net , strumento nato per l’analisi dei contenuti e l’individuazione delle fonti e della percentuale di plagio. Ha detto “I giovani che copiano, si perdono un esperienza formativa fortissima, e non portano nulla nel mondo del lavoro
  • Daniela Obaldi (Next Exit): ha parlato degli Invisibili di ย Successo, e dell’esigenza di dare visibilitร  ai giovani che hanno ricevuto premi, che hanno creato progetti, ma che nessuno conosce.
  • Luigi Campitelli (Bic Lazio): parlando di investimenti, capitali e startup ha sottolineato l’importanza di alcune caratteristiche che i giovani imprenditori devono avere: determinazione, curiositร  e saper dare risposte al mercato.
  • Massimiliano Magrini (Annapurna Ventures): ex Country manager di Google e Altavista, ha parlato della sua esperienza in Google e della suo nuova azienda-incubatore e accelleratore di nuova generazione, specializzato nel lancio e nel supporto di iniziative imprenditoriali in ambito digitale.
  • Massimo Banzi (Arduino): ha presentato il progetto del primo hardware open Source e le applicazioni della sua creatura. Eccezionale, una persona veramente in gamba.

Sono stati poi presentati alcuni progetti ed alcune esperienze di studenti, giovani e piccole startup. E’ stato molto interessante.

Ciย sono stati contenuti, ma non รจ stato un convegno tradizionale.ย Ci sono stati i giovani, ma non era una festa.ย Ci sono stati i manager, ma non era un business meeting.

E’ stato un altro momento di ossigeno, idee, stimoli ed incentivo al fare e al non fermarsi al primo ostacolo.

Due parole sull’Ignite e poi appuntamento a Roma

Sono giorni che medito di portare il concetto dell’Ignite (PS per i colleghi: tranquilli, non ha niente a che fare con Crypton e cose similari) all’interno delle aziende come metodologia di condivisione e presentazione dei progetti in corso o in partenza, con l’obiettivo di far conoscere a tutti lo stato dell’arte e gli impegni dell’azienda periodicamente. Parlandone mi sono accorto che prima di tutto bisogna introdurre un pรฒ di concetti partendo (purtroppo troppo spesso) dall’importanza della condivisione e del sapere diffuso, per poi passare proprio alle metodologie, alleย presentazioni efficaci eย sintetiche (anche perchรจ non si puรฒ passare una giornata a vedere slide! Sai che palle…). Sul discorso della cultura, il lavoro non รจ facile e bisogna lavorarci un pรฒ, sul resto invece ci si puรฒ lavorare meglio.

Ora, cos’รจ l’ Ignite? In poche parole lโ€™idea di base dell’Ignite รจ molto semplice, si tratta di mettere insieme persone diverse, animate dalle piรน svariate motivazioni e ambizioni, con diversi background, ma con la caratteristica comune : far conoscere agli altri qualcosa che li appassiona e che potrebbe essere di interesse generale, nel modo piรน efficace possibile.

Il format per la presentazione รจ definito rigidamente e questo รจ il punto di forza e allo stesso tempo la barriera da superare per chi non รจ sintetico e abituato a parlare in pubblico. Infatti, secondo questa formula,ย ogni relatore ha a disposizione 5 minuti per parlare del proprio argomento preferito, accompagnato da 20 slide, che scorrono automaticamente con un intervallo di 15 secondi tra una e lโ€™altra. Un evento di questo tipo รจ organizzato inย due fasi: la prima prevede unaย piccola gara tra i partecipanti raggruppati in squadre,e nella seconda si svolgono leย presentazioni. La prima fase ha l’obiettivo di rompere il ghiaccio e la seconda di condividere e presentare.

Sul sito di Ignite Italia ci sono vari esempi e spiegazioni interessanti. Altri approfondimenti sul’impostazione di una presentazione รจ possibile trovarli anche su una pagina di Working Capital, lโ€™iniziativa di telecom Italia a favore delle start-up.

Lโ€™origine dell’Ignite risale piรน o meno al 2006, quando Brady Forrest, Technology Evangelist per Oโ€™Reilly Media, e Bre Pettis – produttore di robot, ideatore di Etsy.com ed abile divulgatore โ€“ inventarono il format e lo inaugurarono durante un evento svoltosi a Seattle.

In occasione della Global Ignite Week, Roma ospiterร  un evento giovedรฌ 4 marzo. Vi do quindiย appuntamento all’edizione italiana, a Roma, presso Antรน, in Via Libetta 15c, dalle 18.30 alle 24.00.

Organizzare una StartUp

L’esperienza vissuta in questo periodo, durante la creazione dell’UpStart Drink di Roma, mi ha fatto molto riflettere su pianificazione, organizzazione e collaborazione nell’era del web 2.0. E’ stato bello vedere come persone con competenze diverse e che tendenzialmente non hanno mai lavorato insieme, in poco tempo, utilizzando strumenti web e pochi formalismi, siano riuscite ad organizzare un evento con un discreto successo (!).

Ho pensato cosรฌ di condividere alcune idee ed alcuni spunti di riflessione che ritengo interessanti e innovativi su come approcciare ed organizzare lโ€™avvio di un progetto startup:

1. Passione e determinazione
Tirare fuori la passione, sarร  la caratteristica che farร  la differenza. Le idee presentate senza il calore di chi crede veramente nel progetto hanno una vita molto piรน breve. Andate dritti al vostro obiettivo e non girate intorno alle cose. Pochi giri di parole.

2. Culto del fare
E’ importante sicuramente avere idee, ma pensarle e non realizzarle รจ come non averle pensate.ย Seguire il Cult Of Done Manifesto

3. Collaborazione e condivisione
Utilizzare tutti gli strumenti che permettano un lavoro snello e dinamico e che vi permettano di condividere con il team del progetto tutte le informazioni e la documentazione. Io suggerisco strumenti come Google Calendar, Google Docs, Huddle, Doddle, Pooldaddy

4.ย Dinamicitร 
Comunicare rapidamente. E’ preferibile una breve e puntuale call su Skype con tutti i collaboratori, piuttosto che una pesante e, spesso, inutile riunione di un giorno. Il tempo รจ fondamentale.

5. Attenzione al tempo
Io utilizzo la Tecnica del Pomodoro non solo per lo sviluppo ma anche per la gestione di tutte le altre attivitร  quotidiane. E’ importante avere una visione dโ€™insieme e misurare nel dettaglio quanto ci stiamo impiegando, l’avanzamento, il tempo impiegato per le singole attivitร  e dove ci sono gli eventuali sprechi

Gli investitori che incontrerete, anche se la vostra idea sembra funzionare giร  a parole, saranno molto piรน interessati se potranno “toccare” qualcosa: una beta, un prototipo o qualunque altra cosa che dimostri la vostra โ€œpassioneโ€ nel progetto e le vostre capacitร  di realizzarlo saranno determinanti. I soldi poi (forse) arriverannoโ€ฆ In bocca al lupo.

La bella esperienza dell’UpStart Drink

Riflettevo a mente fresca sull’esperienza UpStart Drink e lo speed meeting che si รจ svolto a Roma questa settimana e la sensazione che mi rimane รจ bella e mi dร  un entusiasmo incredibile.

Cosรฌ come giustamente ha scritto anche Azzurra sul nostro blog di GeekAgenda, non voglio essere troppo di parte e vorrei che le impressioni sull’organizzazione e sull’esperienza venissero dalle persone che hanno partecipato e dalla rete, cosรฌ come giร  sta avvenendo su Twitter, FriendFeed e WorkingCapital.

L’impressione che ho avuto fin da subito , confermata anche dai feedback che ho catturato durante il networking libero, รจ stata sicuramente di forte interesse alloย speedmeeting. Questo ha generato curiositร  e voglia di mettersi in gioco. La modalitร  di interazione che abbiamo utilizzato, ispirata allo speed dating (organizzata in due sessioni da un’ora circa con la partecipazione di 10 coppie che interagiscono per 3 minuti a coppia), prevede che si esprimano in poco tempo le potenzialitร  ed i punti di forza della propria idea di business, del proprio progetto o prodotto e le proprie caratteristiche, tanto da generare nell’altro speed-daters l’interesse per un eventuale collaborazione o investimento. ย Questo, per chi non รจ abituato alla “sintesi” poteva essere un ostacolo e inficiare, pertanto, la buona riuscita dell’evento aggregante. L’effetto invece รจ stato incredibile: tutti sono stati coinvolti ed estremamente disponibili.

L’ambiente informale, la voglia di confrontarsi e la novitร  dell’evento sono state secondo me i veri ingredienti che hanno dato a questo evento romano, una caratteristica nuova e una nuova modalitร  di fare networking. Sono veramente contentoย perchรฉ durante la serata si sentiva forte ย la voglia di fare innovazione, energia e passione, condivisione e la volontร  di creare un sistema di collaborazione che va totalmente in controtendenza alla mentalitร  media italiana. Credo veramente che questa sia una spinta e una ventata di aria fresca e che, se cavalcata ed amplificata, possa fare veramente la differenza.

Ho pubblicato suย Flickr qualche scatto fatto daย David .ย Ovviamente un grandissimo ringraziamento per questa, prima, bella esperienza va a Waggle, Azzurra, Luca e Cristina: spero veramente che questa collaborazione continui e che questo modello si possa portare anche in altre cittร .

Gli incentivi aziendali e il problema della candela

Come al solito i post e le segnalazioni di Giacomo Mason sono sempre utilissime e piene di spunti. Questa volta ci ha segnalato un intervento di Daniel Pink alle TED confercence. E’ un video incredibile e favoloso. In circa 18 minuti il video spiega perchรฉ gli incentivi economici e, piรน in generale, gli incentivi โ€œesterniโ€ non siano piรน adatti a garantire lโ€™eccellenza nelle prestazioni lavorative del 21ยฐ secolo. Utilizzando l’esempio del problema della candela, dimostra come la teoria del bastone e della carota non sempre dia risultati positivi. Anzi, in alcuni casi peggiora le prestazioni.

Le 7 C dell’Innovazione

Innovazione. Stavo giusto scrivendo qualche riga, quando mi arriva la segnalazione dal feed rss di webeconoscenza del post intitolato Innovazione. Ho letto il post e se da una parte ho detto “cavolo devo rivedere il mio post, abbiamo scritto le stesse cose” ๐Ÿ™‚ , dall’altro sono rimasto molto contento perchรจ non sono il solo a pensare e dire da un pezzo che l’innovazione non รจ fatta solo bit, byte, cavi, cavetti e un pรฒ di ferraglia, nรจ tanto meno la semplice applicazione di una o piรน mode del mercato o peggio ancora quell’agglomerato di idee sparse, casuali e non applicabili.

Come riporta anche Wikipedia, โ€œ..Innovazione รจ unaโ€™attivitร  di pensiero che, elevando il livello di conoscenza attuale, perfeziona un processoโ€ฆ.โ€.

Questa breve frase secondo me รจ ย rappresentabile con una equazione:ย Innovazione = 7C , in cui C vale

  • cultura
  • competenza
  • controllo
  • chiarezza
  • coinvolgimento
  • convinzione
  • competitor

Purtroppo, come dice anche Gigi nel suo post, di smanettoni abili ce ne sono molti e sempre piรน spesso si confondono e (peggio) si mascherano da innovatori. Il problema, e qui รจ il punto, รจ che con la tecnologia e con l’immissione di tanta ferraglia e tanto software all’interno di un azienda non si fa innovazione e difficilmente si raggiungono traguardi o si hanno i benefici attesi. Che io sappia non esistono molti casi di successo basati solo sull’applicazione di tecnologia. Non si puรฒ nascondere, perรฒ, che la tecnologia abbia contribuito a cambiare gli stili di vita e che spesso abbia modificato il modo di pensare.

In questi giorni ho conosciuto un imprenditore, uno di quelli che ha vissuto in prima linea uno scorcio importante della storia delle telecomunicazioni italiane, e mi ha fatto riflettere molto. Durante la nostra chiacchierata mi ha chiesto cosa ne pensassi dell’innovazione delle aziende e dell’evoluzione tecnologica degli ultimi 5 anni. Dopo avergli esposto le mie idee, mi ha detto: “…non ci si puรฒ innamorare della tecnologia, perchรจ chi innova innamorandosi della tecnologia, fallisce”.ย Questa cosa mi ha fatto pensare molto. E’ vero non ci si puรฒ far travolgere dallโ€™entusiasmo e dalla passione. Non basta sapere, essere curiosi, avere tanti nomi e termini tecnici da sfornare in ogni momento, bisogna saper capire, bisogna saper coinvolgere e convincere.

Lโ€™innovazione, รจ di fatto, un cambiamento e per questo si contrappone alla conservazione. Questo ostacolo si supera con la chiarezza, con la crescita di cultura, con il coinvolgimento di tutti e anche con la competenza.ย La sfida di chi si occupa di innovazione, dunque, รจ innovare i modelli organizzativi, ottimizzare i processi, far crescere la cultura della condivisione e del dialogo.ย Innovare richiede tempo e pazienza e nella dinamica del mercato attuale, e di tempo ce n’รจ sempre meno.

Innovare รจ una sfida veramente dura e non si vince facilmente, soprattutto perchรจ chi innova viene visto spesso come colui che va controcorrente.

Per esperienza personale posso confermare che la teoria del disubbidiente รจ vera: chi prova ad innovare all’interno di un organizzazione, se questa non ha una visione e una predisposizione forte, รจ visto spesso antagonista e ribelle che non vuole uniformarsi.

Dal mio punto di vista si puรฒ parlare di innovazione quando il sogno dell’impresa, la tecnologia applicata e i processi ottimizzati, modificano la cultura delle persone che fanno parte della societร  e queste si muovono nella stessa direzione.