Crowdsourcing si, crowdsourcing no

La crescente diffusione di Internet e della mobilitร  degli ultimi anni ci ha permesso di assistere negli ultimi anni alla crescita dei servizi virtuali come alternativa ai servizi fisici. Siamo passatiย dalla posta alla email, dallo shopping all’ecommerce, passando per la didattica e l’e-learning arrivando ai libri e gli e-book e cosรฌ via.ย ย La “virtualizzazione” dei servizi e delle informazioni ha dato vita a molteplici declinazioni e forme, tra cui il Crowdsourcing, fenomeno che recentemente ha iniziato a farsi conoscere.

Il termine, coniato da Jeff Howe, nell’articolo The Rise of Crowdsourcing,ย deriva dalla fusione di due parole, ovviamente, non italiane: da un lato crowd (collettivitร ) e dall’altra outsourcing (esternalizzazione). La coppia di parole spiega facilmente e in modo sintetico il significato di questo fenomeno: leย aziende propongono dei progetti o delle esigenze (anche problematiche) sul Web e la collettivitร , la rete fatta di addetti ai lavori e liberi professionisti interessati, attraverso il proprio contributo, propongono soluzioni e collaborano alla realizzazione del progetto. La particolaritร  di questa “metodologia” sta nel fatto che non รจ detto che ci sia un solo vincitore, anzi. Molto spesso, proprio perchรจ si tratta di una fucina di idee, proposte e collaborazioni, la soluzione arriva da piรน fronti e non รจ una sola.

Dal mio punto di vista il Crowdsourcing รจ una grandissima opportunitร  che va pianificata, gestita e governata con la coscienza che ha dei vantaggi ma anche degli svantaggi. Se da una parte infatti si ha un effetto di forteย riduzione del tempo di lavoro, il taglio dei costi e la partecipazione collettiva della comunitร  (alla quale non sempre per budget si avrebbe la possibilitร  di accedere), ย dall’altra parte c’รจ da tenere in considerazione anche alcuni rischi. In primis, come รจ noto,ย al basso costo non corrisponde sempre un’ottima qualitร  e secondo luogo che non รจ detto che la creativitร  proveniente dalla rete dia sempre nelle soluzioni migliori. Infatti, c’รจ da tenere in considerazione che non รจ facile gestire piรน persone e risorse contemporaneamente, geograficamente dislocate distanti ed ognuna con una propria metodologia di lavoro ed i propri tempi. Un ambiente lavorativo di un’impresa, in cui il gruppo piรน omogeneo รจ dislocato in un solo punto e con un coordinamento diretto, รจ certamente piรน semplice.

C’รจ da tenere in considerazione anche un altro effetto non meno importante. I professionisti che partecipano ad un progetto di crowdsourcing sono a rischio di perdita di tempo: partecipare ad una competizione con “troppi concorrenti” provenienti dalla rete, rischia di rendere un idea o una soluzione poco visibile e quindi non eleggibile, con il conseguente effetto che un lavoro non sia poi ripagato.

iPad: ecco i 10 motivi del mio acquisto

In questi giorni ho pensato piรน volte all’acquisto dell’iPad, non posso nasconderlo. Inizialmente ne facevo anche una questione di rapporto prezzo / servizio, poi una persona mi ha domandato :ย “Ma come, ancora non ce l’hai? Tu!?”.

E giร , non ce l’ho. Colpito nell’orgoglio Geek. E’ cosรฌ mi sono rimesso di nuovo con la testa e con il pensiero, finchรจ ieri non ho ricevuto la mail della Apple, dall’oggetto “Ipad arriva. 28 maggio. Preordina oggi”. E cosรฌ l’ho fatto.

Per prepararmi alle mille domande di mia moglie e degli amici, hoย classificato i motivi che mi hanno spinto all’acquisto dell’iPad in seri e un pรฒ menoโ€ฆ seri:

Motivi seri

1) Ritengo sia uno strumento in grado di migliorare l’attivitร  lavorativa in mobilitร . Si รจ vero, con il portatile e un iPhone (o una chiavetta) si puรฒ certamente fare a meno di averlo, ma vuoi mettere la facilitร  con la quale puoi accedere alle informazioni (posta, internet, giornali, documenti e altro) in qualsiasi circostanza, senza per forza dover organizzare una postazione di lavoro?

2) La presenza di iWork permette di utilizzare iPad come strumento di lavoro (Powerpoint > Keynote, Pages > Word, Numbers > Excel)

3) Utilizzare un sistema nuovo รจ motivo di riflessioni e studio, nonchรฉ idee. Chi si occupa di sviluppo, tecnologie e comunicazione, secondo me deve provare prodotti nuovi per capire e progettare.

4) Tutti dicono che l’Ipad non รจ un notebook, non รจ un book reader, non รจ una cornice digitale, non รจ uno storace per video, non รจ un laptop. E’ vero, รจ cosรฌ. E’ un pรฒ di tutti, per questo lo trovo fantastico.

Altri motivi…

1) Si ho il MacbookPro, il NexusOne, l’Iphone, il BlackBerry, un pc fisso, l’acer aspire one. Ma questo รจ diverso, nella forma. No?

2) E’ Geek e come tutti i prodotti Apple, รจ un oggetto di culto, un oggetto che aggrega e che ti porta a volerlo. Non dite di no, non vi รจ mai capitato di attaccare a parlare con qualcuno solo perchรฉ ha l’iPhoneโ€ฆ (Esempio: “Che applicazioni hai installate?”) o ancora prima l’iPod? A me siโ€ฆ

3) Cosa penserebbe di me chi mi conosce e sa come reagisco di fronte ad una vetrina o uno scaffale pieno di giocattoli tecnologici? Sarร  mica un caso che su FourSquare sono il sindaco di Unieuro!

4) La sera quando leggo e mi rilasso sul divano o sul letto, รจ sicuramente piรน comodo.

5) Tutte le applicazioni che ho comprato per iPhone, che faccio, non le provo anche sull’iPad?

6) Mia moglie non potrร  dire piรน “Stai sempre al PC” oppure “Stai sempre al telefono”โ€ฆ voglio vedere come definisce l’iPad!

Forse le motivazioni sono un pรฒ sbilanciate…

UPDATE 24/05/2010 : Ho appena ricevuto un messaggio dalla Apple che mi comunica che l’ordine รจ partito ed entro (e non oltre) il 28/05/2010 il gioiello sarร  nelle mie mani. WhooooW!

Flash Mob for Peace a Roma

Un Flash Mob per Internet for Peace, per candidare Internet al Premio Nobel per la Pace, per manifestare la voglia che abbiamo, tutti, di vedere Pace e sorrisi nel Mondo, per pensare positivo e dimostrare che la voglia di vivere non รจ una questione di bandiera o di una fede specifica.
Il 29 Maggio 2010, avremo un occasione importante e allo stesso tempo divertente per dimostrarlo. Possiamo alzare la voce, insieme al cuore, per testimoniare il nostro amore non per una persona, non per la nostra cittร , ma per qualcosa di ancora piรน alto, La Pace.
Internet for Peace รจ una campagnia estesa a livello mondiale a testimonianza del valore di internet come mezzo di diffusione del messaggio di Pace.
Il Flash Mob, scelto come forma dimostrativa di questa manifestazione, ย nasce proprio creare un momento incentrato sullโ€™amicizia, il divertimento, sulla gioia ed il colore. L’idea questa volta non รจ di baciarsi, frizzarsi o spararsi con la schiuma, ma รจ quella di dare un messaggio forte creando, tutti insieme, un enorme simbolo della Pace, tutti vestiti di colori pastello, richiamanti la bandiera della Pace.
Piazza del Popolo a Roma, luogo dove si svolgerร  il Flash Mob, verrร  simbolicamente rinominata Piazza del Popolo della Rete, e per qualche minuto verrร  affissa una targa simbolica su quella giร  esistente.
Pubblico questo post come invito a partecipare numerosi, e vi chiedo di propagare questo messaggio ad amici, conoscenti, parenti e a tutti coloro che ritengono la Pace un principio fondamentale, al di lร  dei colori, delle religioni e delle convinzioni politiche. Io ci sarรฒ.
Se cercate informazioni sull’evento e sulla modalitร  potete leggere il blog ufficiale del Flash Mob Romano.

Arrivano gli Indigeni con Ignite

Ci siamo quasi, mancano pochi giorni al prossimo raduno degli Indigeni Digitali. Questa volta l’evento sarร  caratterizzato dalla modalitร  di svolgimento: non sarร  aperitivo puro come il precedente, ma Igniteย in collaborazione con Elasticย .ย ย Si inizierร  come al solito con un aperitivo e quattro chiacchiere, siย continuerร  con le presentazioni, con un pรฒ di confronto e sano dibattito, per poi concludere con il networking puro e perchรจ no le ore piccole.

Senza nulla togliere ai miei carissimi amici di Dolcevinoย e che ringrazio per il loro splendido lavoro durante il primo raduno, questa volta abbiamo scelto unaย location piรน ampia e con il vantaggio di essere organizzata con un palco e tanti tavolini.

Sul blog dell’Ignite Italia sono giร  presenti le liste delle presentazioni giร  comunicate e l’elenco di coloro che si lanceranno in questo “esercizio” di stileย in 5 minuti. Questa volta ci sarรฒ anche io e in questa occasione presenterรฒ ufficialmente gli Indigeni Digitali.

Le info per l’evento sono le seguenti:
Data: 6 maggio 2010 ore 18.30
Location: New Egon in via Ostiense 131h a Roma (mappa)
Altre info: Blog, Facebook evento, Facebook Fan

Idee, driver e spunti per il business del 2010

Il 2009 รจ stato lโ€™anno dellโ€™esplosione dei social network e della crescita esponenziale degli smartphone, grazie anche e soprattutto alla Apple che con lโ€™iPhone alla fine dellโ€™anno deteneva una quota di mercato di circa il 55% . I cambiamenti portati dal 2009 hanno avuto un impatto molto forte sul mercato, sulle aziende e sugli utenti.

La ripresa economica, se mai la crisi ci sia stata, sta generando entusiasmo ed il mercato ricomincia ad avere quellโ€™adrenalina e quelle idee tipiche dei momenti di scoppiettante energia ed evoluzione innovativa del mercato. Le aziende, gli startupper ed i futuri imprenditori, riaprono alle nuove sperimentazioni, approfondiscono i temi caldi del mercato e direzionano la loro attenzione sempre di piรน verso lโ€™utente, la mobilitร , lโ€™interazione ed i feedback. Gli utenti infine, investiti dalla passione per i social network, coinvolti dalla sfrenata crescita delle tecnologie e della mobilitร , cambiano le abitudini e il rapporto con internet.

Dalla rete, luogo di esperti, appassionati, indigeni e geek sempre alla continua ricerca della next big thing e della prossima rivoluzione che cambierร  il mondo, ho individuato quelli che secondo me saranno i driver che spingeranno il 2010 e sui quali bisognerร  investire.

Mobile Application
Il mercato delle mobile application, trainato da iPhone e dalla futura uscita dell’iPad continuerร  a dare i suoi frutti. Android, sistema operativo di Google, aprirร  a nuovi device la possibilitร  di far concorrenza alla Apple. ย Anche se il mercato delle Apps, secondo me, a tendere cederร  al mercato delle web apps, ritengo che il 2010 ed il 2011 sarร  ancora in forte crescita.

Social CRM
Le aziende che fino ad oggi hanno gestito la relazione con i propri clienti a partire da un approccio transazionale e che non riescono piรน a stare al passo con la velocitร  ed i numeri del mercato, hanno bisogno di affiancare ai sistemi di CRM, strumenti e metodologie in chiave social con lโ€™obiettivo di migliorare la trasparenza, la comunicazione e la conversazione. Non รจ piรน sufficiente aumentare la presenza sulla rete, ma รจ necessario saperla monitorare (Monitoring), mappare (Mapping), gestire (Management), interaggire (Middleware) e misurare (Measurement) secondo il modello delle 5 M proposto da Altimeter.

Enterprise 2.0
La funzionalitร  dei social network e lโ€™importanza dal punto di vista relazionale e comunicativo รจ ormai alla portata di tutti. Le aziende oggi devono creare ed utilizzare nuovi modelli organizzativi basati sul coinvolgimento diffuso, sulla collaborazione, la condivisione della conoscenza e sullo sviluppo e la valorizzazione delle reti sociali interne ed esterne allโ€™organizzazione, attraverso lโ€™utilizzo di strumenti e tecnologie sempre piรน vicine alle abitudini delle persone. Le stesse aziende devono imparare a stimolare i propri collaboratori attraverso politiche, flessibili ed adattabili in grado di generare idee ed innovazione.

Cloud Computing
Il cloud computing รจ uno di quei driver che genera business, al contrario: facendo risparmiare. Secondo questa chiave di lettura il cloud computing รจ visto, dalle aziende piรน attente allโ€™evoluzione tecnologica, come il sistema efficace per ridurre energia elettrica, spazio hardware, licenze e software, impegno del personale e complessitร  varie, liberando tempo e risorse per progetti piรน strategici. In Italia attualmente lโ€™interesse per โ€œla rivoluzione delle nuvoleโ€ sta crescendo, ma a tutti gli effetti si รจ fatto ancora poco e questo fenomeno รจ ancora in fase iniziale. Ci sono degli ostacoli da superare quali sicurezza, privacy e performance che sono visti dalle imprese come fattori di โ€œmaggiore rischioโ€ nel caso di utilizzo di soluzioni cloud.

Location based service
La diffusione dei dispositivi smartphone, il supporto della connettivitร  mobile, lโ€™utilizzo dei social network e la voglia crescente delle persone di condividere le proprie informazioni in rete, hanno fatto proliferare il numero dei servizi basati utilizzabili da mobile device abilitati allโ€™utilizzo delle informazioni di posizionamento geografico rilevate attrvero A-GPS, GMS localizzation, RFID, Bluetooth e wifi. Tra i concetti principali legati ai Location Based Service, secondo me, รจ interessante approfondire il concetto del Check-In, lanciato da Brightkite, seguito da Latitude ed esploso con Gowalla e FourSquare. Secondo questa โ€œabitudineโ€ lโ€™utente, arrivato in una determinata posizione, condivide informazioni, foto, video e post georeferenziati. Lโ€™interazione che si genera รจ bidirezionale: da un lato lโ€™utente invia informazioni e la propria posizione e riceve allo stesso tempo, dal proprio network, offerte, proposte e approfondimenti in di prossimitร  della sua posizione.

Object hyperlinking
Legare il mondo reale con il mondo virtuale. Il principio di base รจ quello del tagging, ossia lโ€™associazione di un codice univoco contenuto in un barcode QR, Tag Microsoft, RFID o altro e leggibile tramite lโ€™utilizzo di un mezzo (fotocamera del cellulare o lettori specifici). Il codice associato allโ€™oggetto permette allโ€™utente di interagire, esprimere preferenze, condividere informazioni e aggiungere contenuti.

Internet of Things
Cominceremo a sentire parlare sempre di piรน di Internet degli oggetti e delle sue applicazioni. Gli oggetti che entreranno in contatto con ย la rete, forniranno dati e saranno sempre di piรน integrati con il mondo reale.

L’importanza del live twitting

Qualche giorno fa discutevo con waggle delle abitudini che i blogger e social-frequentatori vari (me compreso) hanno assunto negli ultimi anni, e nello specifico dellโ€™abitudine a twittare durante gli eventi. Ci domandavamo quanto questo fosse positivo o meno, sia per lโ€™attenzione verso il relatore e lโ€™argomento trattato, sia per il dibattito che si puรฒ generare.

Come รจ noto, gli strumenti, le infrastrutture e le tecnologie a disposizione delle persone, modificano e generano nuovi comportamenti. Cosรฌ come i social network hanno cambiato il rapporto con Internet, la diffusione della connettivitร  e molti altri aspetti della comunicazione, allo stesso modo sta succedendo anche con i sistemi di microblogging.

Negli ultimi anni i social network e altri strumenti presenti in rete come Twitter, Facebook e FriendFeed, si sono rivelati molto utili, semplici e funzionali per seguire conferenze, barcamp, seminari ed interventi amplificando la comunicazione in rete e generando un flusso di informazioni a doppia direzione: un flusso in uscita verso la rete composto da contenuti, citazioni e foto riprese e spesso integrate di commenti, ed un flusso di ritorno dalla rete composto da domande e contributi, in tempo reale o quasi.

Anche se apparentemente, twittare durante una conferenza, sembra una mancanza di educazione nei confronti del relatore, secondo me, lโ€™abitudine del live twitting ha solo vantaggi (non riesco onestamente a vedere svantaggi), sia per il pubblico che per il relatore.

Dal punto di vista del pubblico questa attivitร  aiuta a rimanere concentrati. A differenza di quello che si puรฒ pensare un flusso di informazioni di ritorno ad integrazione dei contenuti piรน interessanti permette al pubblico in ascolto di seguire aggiornamenti senza perdere il filo della discussione. Tutti possono partecipare alla discussione e seguire gli spunti o i link suggeriti attraverso lโ€™utilizzo dellโ€™hashtag definito per lโ€™evento stesso. Quando il live twitting รจ pubblico e cโ€™รจ una platea di ascoltatori ampia, generalmente i contenuti off-topic sono molto limitati se non nulli.

Il live Twitting non รจ una forma distrazione, ma una nuova forma di interazione che permette al pubblico di ricevere piรน contenuti, aggiungere spiegazioni, punti di vista differenti, link ad approfondimenti ed altro. Inoltre se chi parla รจ predisposto e preparato puรฒ rivedere la scaletta della presentazione in base alle domande e alle proposte provenienti dalla rete.

Il pubblico puรฒ effettuare domande e lo spazio per le domande non ha un momento ben specifico. Twittando, il pubblico puรฒ lasciare traccia di un dubbio o di un osservazione, se si tratta di questioni note lo stesso pubblico risponde, altrimenti il relatore riprende lโ€™elenco delle domande in momenti a lui piรน comodi o congruenti con lโ€™argomento trattato. Chiunque puรฒ partecipare alla discussione in live e come nei BarCamp o negli Ignite, i confini tra relatori e pubblico sono assolutamente vicini e tutti possono intervenire in maniera attiva e propositiva, portando opinioni ed intuizioni che spesso portano innovazione e confronti.

Cโ€™รจ un aspetto inoltre da non sottovalutare rispetto ai vantaggi del pubblico e riguarda la logistica e la posizione geografica delle persone. Non essendo fisicamente presenti si supera quel limite logistico e si puรฒ entrare in contatto con persone che non si conoscono e si riesce a rompere il ghiaccio, superare la timidezza ed entrare in contatto in maniera semplice ed immediata.

Per quanto riguarda invece i vantaggi per il relatore, il live twitting รจ fondamentale per verificare lโ€™interesse della discussione attraverso il numero di interventi e ritarare eventuali argomenti sulla base degli approfondimenti richiesti dal pubblico. Le risposte, i link e le segnalazioni derivanti da altri professionisti in rete permette inoltre di approfondire eventuali argomenti e ricevere feedback in tempo reale.

Infine il flusso di contenuto generato dai tweet e classificato attraverso lโ€™hashtag, incrociato e consultato insieme alle altre informazioni provenienti dalla rete (foto, post su blog vari, documenti e slide condivise), genera un hub informativo, una knowledge base condivisa e pubblica.

Ignite, networking e ikuii

Giovedรฌ c’รจ stata il secondo appuntamento di Ignite Italia a Roma presso l’Antu. Questo secondo atto, come lo definisce Giorgio, ritengo sia stato molto piรน interessante del primo: la partecipazione รจ stata molto piรน alta, le slide e le presentazioni sono state piรน efficaci e gli argomenti piรน interessanti e in alcuni casi anche particolarmente in linea, segno che l’attenzione del mercato cominci a girare in un certo modo.

Ho coinvolto alcuni amici del networkย Indigeni Digitali, che per la prima volta partecipavano proprio all’Ignite, e ho notato da parte loro parecchio interesse per questa modalitร  di presentazione e mi hanno confermato che l’idea di organizzare il prossimo raduno del 6 maggio in questa modalitร  sia proprio una bella idea.ย Sono convito anche io che lโ€™ignite sia un format molto intelligente e che funzioni molto bene, sia per creare nuovi contatti nella fase del networking e sia per creare discussione ed approfondimento sugli argomenti presentati.

Questi qui di seguito vi riporto i titoli delle presentazioni che mi son piaciute di piรน e che ho seguito con particolare interesse, sia per la modalitร  di presentazione, sia per il contenuto:

  1. Giorgio Marandola,ย Il brand, il consumatore e la community
  2. Nicola Mattina,ย Maptivism
  3. Alessio Jacona,ย Il futuro dei siti aziendali
  4. Mara Marzocchi,ย Ready, Set Pomodoro!
  5. Andrea Vascellari, Get the best out ofโ€ฆ
  6. Giorgio Massaro,ย Location based services

In particolare devo dire che mi ha colpito la presentazione di Andrea Vascellari, CEO di iTive.net, societร  Finlandese, che ha parlato di Twitter, real time search e Google, argomento che poi, sempre con Andrea, abbiamo continuato a cena tra una pizza e una birra in compagnia diย Nicola Mattina, Cristiano Peppoloni e Andrea Genovese .

Tra le presentazioni c’รจ stata inoltre quella di Nicola Mattina, che ha proposto, nella slide finale, la preview del progetto in startup a cui stiamo lavorando da qualche giorno insieme e che si chiama ikuii e che dovrebbe essere on line nel giro di un mese. Il progetto รจ interessante, l’idea piace e ho notato molto interesse intorno a questo progetto . Sono veramente entusiasta del progetto ikuii e del collaborazione nata con Nicola.

Comโ€™รจ andato il raduno degli Indigeni Digitali?

E’ giร  passato qualche giorno ed oggi, con un pรฒ di relax, ripensavo al raduno del 31-03-2010 presso l’enoteca Dolcevino. Tirando le somme, per esser stato il primo raduno-aperitivo degli Indigeni Digitali, devo dire che, secondo me, รจ andato bene. Hanno partecipato 32 Indigeni, si รจ parlato di tecnicismi vari, abbiamo conosciuto qualche persona nuova e abbiamo bevuto e mangiato abbondantemente, quindi l’obiettivo che ci eravamo dati l’abbiamo raggiunto. Per vedere qualche foto dell’evento potete andare su Facebook o su Flickr

Qualche riflessione sull’organizzazione e qualche autocritica devo farla:

  • La scelta della location: abbiamo fatto una selezionato un locale troppo decentrato rispetto a Roma e forse qualche defezione รจ stata legata a questa scelta;
  • La registrazione e la consumazione: non avendo gestito la registrazione ed avendo lasciato libertร , si รจ creato probabilmente troppa confusione;
  • La mancanza di linee guida: non avendo definito un argomento, delle linee guida sulla modalitร  di networking e non avendo fatto presentazioni, sono nati gruppi tendenzialmente pre-costituiti di persone che giร  si conoscevano e quessto ha generato poca contaminazione e scambio tra i presenti.

Vista comunque la riuscita e l’interesse per questo network e per la filosofia degli Indigeni, abbiamo fissato la data per il prossimo evento: Giovedรฌ 6 Maggio presso l’Antรน a Roma, in via Libetta. Questa volta si farร  qualcosa di piรน serio e organizzato. Prima di tutto c’รจ da dire che l’evento sarร  organizzato con IgniteItalia. L’HashTag dell’evento รจ #iddrink2

Ci saranno 10 o piรนย Ignite, possibilmente focalizzati su temi tecnici. Ovviamente gli argomenti ancora da definire e se volete presentare qualche caso di successo, l’applicazione di tecnologie per un progetto particolare, o un vostro progetto sarete i benvenuti.

Alcune idee ed argomenti che mi piacerebbe fossero presentati:

  • Design pattern
  • Framework Symfony
  • SEO e Real Time Search
  • Sviluppo di applicazioni iPhone (Objective-C)
  • Sviluppo di applicazioni Android
  • Prototipazione e Mockup
  • Ruby on rails / Python

In questi giorni su Facebook, Linkedin e Twitter verranno pubblicate tutte le informazioni.

I social network in azienda, questione di cultura. Di tutti.

Nei giorni scorsi un’azienda amica ha deciso di chiudere tutti i Social Network (Twitter, Facebook, Linkedin e molti altri),ย nonchรฉย filtrare moltissime parole chiave. Questa scelta, anche se da una parte mi sembra assurda visto che si tratta di una societร  che ha il web nel dna, non รจ del tutto contestabile nel momento in cui si osservano i dati di traffico rilevati daย un monitoraggio della rete: il 75% del traffico della rete รจ derivante da Facebook! In effetti qualche riflessione in piรน credo sia il caso di farla.

Prima di tutto va detto che la modalitร  di utilizzo di facebook รจ diversa tra persona e persona, soprattutto tra addicted e non. Per capirci meglio, gli “adetti ai lavori” sono quelli che utilizzano facebook come strumento di comunicazione o per svago (moderato) e, a mio avviso, sono quelli che paradossalmente generano meno traffico poichรจ effettuano connessioni spot, quando possono rispondono alle notifiche via email, utilizzano iphone o altri device e soprattutto utilizzano altri plugIn o sistemi di cross posting per aggiornare il proprio stato.ย Di contro ci sono quelli che non sono addetti ai lavori e che utilizzano prevalentemente facebook per socialcazzeggio eย sono i piรน dannosi (dal punto di vista del traffico!): effettuano connessioni frequenti o addirittura lasciano il browser aperto in polling (per i non addetti: facebook effettua continui aggiornamenti dei dati della vostra pagina, anche se non รจ stato fatto il refresh, grazie a chiamate ajax/jquery), rispondono a tutti i sondaggi e giocano con le mille applicazioni che ogni giorno vengono rilasciate dagli sviluppatori e dalle aziende.

Bisogna perรฒ anche dire che il traffico verso facebook non รจ soltanto generato direttamenteย dall’utilizzo di facebook stesso, ma anche dalla navigazione su tutti quei siti che hanno embeddato (per i non addetti ai lavori, si intende inserito, incluso) il facebook-connect all’interno del proprio sito per permettere l’autenticazione o per la pubblicazione del widget dei fan. Molti blog e siti istituzionali di aziende ormai infatti hanno questo tipo di informazioni incluse per motivi di visibilitร  e marketing. Ovviamente non sto dicendo che il traffico รจ generato principalmente da questo, ma sicuramente dal punto di vista dei dati e delle connessioni verso il social network un numero importante di chiamate viene da qui.

Ora se da una parte c’รจ un aspetto “tecnico” di valutazione del traffico, dall’altra c’รจ un aspetto da valutare relativo alla cultura dell’ “informatico iperconnesso“, al tipo di utilizzo della rete e alla modalitร  di lavoro. I nuovi informatici sono abituati ad usare la rete ed i social network nella loro vita privata e trovano naturale poter usare gli stessi strumenti per gestire le relazioni professionali, la ricerca di informazioni di lavoro e per trovare soluzioni e risolvere problemi. Non avere a disposizione certi strumenti rende frustrante il lavoro e allo stesso tempo, secondo me, diminuisce le performance lavorative.

Infine c’รจ da tenere in considerazione la visione dell’azienda nei confronti del problema produttivitร  dei propri dipendenti. Un azienda che punta ad avere il massimo dai propri collaboratori e che non principalmente di web o soprattutto che non ha la cultura dell’importanza della rete per gli sviluppatori, vede l’utilizzo di Facebook o sistemi similari come una enorme perdita di tempo e nel caso della band come uno spreco di risorse . Di fronte ad un numero cosรฌ alto (75% del traffico!) in effetti รจ difficile non comprendere una politica di chiusura di tutto e soprattutto รจ difficile non farsi venire in mente la fatidica domanda “Ma gli serve veramente facebook ai programmatori?“. Secondo me, non serve, ma chiudere totalmente comunque รจ un problema e non รจ una politica che io personalmente attuerei: il divieto di usare i social network durante il lavoro lo ritengo un boomerang per lโ€™azienda.

In questi giorni ho letto un post, che mi รจ piaciuto molto, diย Josh Bernoff, analista di Forrester Research e co-autore diย Groundswell, nel quale viene chiarito il concetto di โ€œlavoratore iperconnessoโ€, definito in modo specifico nel concetto di HERO:ย Highly Empowered and Resourceful Operative, ossia quelย collaboratore che utilizza le risorse della rete e di internet ed รจ incoraggiato ad usare la rete a vantaggio dellโ€™azienda. Secondo l’ideaย degli autori di Groundswell, il management di un azienda non deve piรน controllare, limitare e applicare procedure rigide, ma, al contrario, deve creare un contesto in cui chi lavora รจ in grado, grazie alla tecnologia, di mantenere un rapporto vivo con clienti e consumatori, anchโ€™essi sempre piรน empowered, trovando soluzioni innovative e facendo viaggiare lโ€™azienda alla stessa velocitร  del suo mercato.

Riguardo alle politiche e policy attuabili in azienda, la chiusura drastica di tutto, come ho giร  detto, secondo me non รจ vincente. Principalmente sensibilizzerei le persone sull’importanza o meno dell’utilizzo dei social in determinati contesti o in determinati momenti della giornata, e se proprio la situazione non cambiasse, applicherei delle restrizioni in termini di banda e/o di tempo a disposizione per utente, garantendo magari quel 20% massimo da dedicare a svago e recupero tra un attivitร  e l’altra.

Personalmente utilizzo Facebook per rimanere prevalentementeย in contatto ed essere aggiornato sui rapporti con le persone e con gli amici, sapere cosa fanno e magari avere qualche bella notizia. Utilizzo Meemi,ย Twitter e Friendfeed per approfondimenti di temi specifici e condividere notizie ed informazioni, mentre utilizzo Linkedin per tenermi aggiornato sul percorso professionale di amici ed ex colleghi o trovare altre opportunitร  e contatti.

Concludendo ritengo che l’utilizzo dei social network in azienda sia un problema di cultura, di tutti: l’azienda deve aprire all’utilizzo dei social e capirne l’importanza, e i dipendenti devono apprenderne le potenzialitร  ed i limiti e moderarne l’utilizzo.

E voi, come utilizzate i social network? Ops, … magari non riuscite a navigare perchรจ avete tutto chiuso. ๐Ÿ˜‰

Differenza tra Project Manager e Product Manager

Pochi minuti fa ho visto un Tweet di Nicolaย che conteneva un link ad un post dal titolo “Are you a Web Project Manager or Web Product Manager?” . Mi sono letto l’articolo di Rob Grady con molto interesse poichรจ ultimamente, spesso, mi รจ capitato di discutere dello stesso argomento con alcuni colleghi ed in particolare l’attenzione si รจ focalizzata sulle differenze dei processi di produzione di un progetto e quello di un prodotto. Le differenze secondo me, aldilร  che รจ noto che ci sono processi completamente diversi, si possono individuare semplicemente nelle responsabilitร  e negli obiettivi del project manager e del product manager.

I titoli di Project Manager e Product Manager (indipendentementeย dal web o meno), anche se apparentemente simili vista la minima differenza nel nome stesso (ci sono solo due lettere differenti pro (je) ct >ย pro (du) ct),ย sono decisamente differenti e l’elenco dello skill che ognuno di essi deve avere รจ particolarmente diverso. Guardando ad una definizione di piรน alto livello, un project manager gestisce un progetto che ha un inizio e una fine con un ciclo di vita limitato (Project Lyfecicle), mentre il product manager ha il compito di gestire il ciclo di vita del prodotto (Product Lyfecicle) che puรฒ avere una durata decisamente piรน lunga poichรจ coincidente con il modello di business dell’azienda stessa (che si spera che non cambi o finisca a breve termine…).

I project manager hanno l’incarico di assicurare che i progetti siano disponibili nel tempo pianificato, che vengano sviluppati nel budget stabilito e che soddisfino le esigenze iniziali del cliente. Le capacitร  di project manager sono relative allo sviluppo di piani di progetto dettagliati, alla realizzazione di documentazione e alla consegna del progetto,ย nonchรฉย alla gestione delle risorse assegnate al progetto.ย L’obiettivo principale di un project manager รจ quello di garantire che le persone assegnate eseguano efficacemente una serie di compiti: anche se tecnicamente, professionalmente e particolarmente capaci di gestire progetti nel medio-breve termine, generalmente non sono interessati alla strategia di business di un prodotto.

Differentemente l’obiettivo del product manager รจ quello di gestire un “prodotto” attraverso un ciclo di vita atto a migliorare, crescere e restituire, continuamente, risultati che rispondono agli obiettivi aziendali definiti. Il Product manager non solo deve concentrarsi sulla definizione delle attivitร  di front-end e sul delivery del prodotto, ma operativamente segue la gestione e la misurazione del prodotto anche dopo che รจ stato sviluppato al fine di garantire il rispetto degli obiettivi prefissati.ย Al Product manager inoltre possono essere affidati un alta varietร  di compiti: modellazione del business, ricerche di mercato e degli utenti, definizione dei requisiti, progettazione dell’interfaccia, supporto al prodotto e supporto alle vendite.

Con l’avvento del web questa differenza si รจ amplificata ulteriormente, le aziende non sono state in grado di percepirlo e hanno affrontato le tematiche del web in modo errato. I siti internet , che negli ultimi 15 anni sono stati tra gli argomenti piรน trattati nelle aziende, sono stati affrontati come progetti e non come prodotti. Questo รจ successo perchรจ pochissime aziende hanno avuto la capacitร  e l’esperienza per capire che un sito deve rispecchiare il modello di business e come tale deve esser gestito. Molte aziende hanno affrontato l’esigenza del sito, cosรฌ come per molti altri progetti tecnologici, come un progetto affidandolo a consulenti e societร  terze che notoriamente fanno progetti per core business e non hanno quell’attenzione che un prodotto richiede.

Concludendo, non รจ detto (e per esperienza personale รจ una certezza) che un azienda che sa fare progetti, sappia anche fare prodotti, e viceversa.