PENSIERI SPARSI

Il video concept di iPad

Se ancora non avete visto l’iPad, le sue potenzialit√† e come poterlo usare, ecco il video che fa per voi. Credo sia un buon modo di farsi venire qualche idea… Si si, idea per lo sviluppo di applicazioni per iPad ūüôā

Barcode QR, idee e applicazioni per passare dal reale al virtuale

Di¬†codice QR – acronimo di ‚ÄúQuick response‚ÄĚ –¬†se ne sente parlare da parecchio, ma molti ancora non sanno cosa sia malgrado lo si veda ormai su ogni bolletta che ci arriva a casa. Si tratta di un¬†codice a barre un p√≤ pi√Ļ “sofisticato”, un codice a barre che contiene in un immagine un contenuto criptato. Per questo tipo di Barcode non c’√® bisogno di un lettore di codici particolare, in pratica basta un semplice cellulare munito di fotocamera e di un software di riconoscimento. Questo √® il vero vantaggio ed il vero potenziale di questo QR Code.

In Giappone se fa un largo uso ¬†da pi√Ļ di un decennio (la sua invenzione risale al 1994, opera della corporation¬†Denson-wave). In Italia ha cominciato a prendere piede da non molto, ma l‚Äôinnumerevole quantit√† di implementazioni che offre porta a credere che il piccolo quadrato astratto entrer√† a far parte dell‚Äôimmaginario collettivo associato a molteplici oggetti e applicazioni.

Al di là degli aspetti tecnici e delle prospettive commerciali che offre un simile sistema, ho trovato molto interessante il concetto a cui questo barcode rimanda: object hyperlinking. Estendere internet al mondo reale, fisicamente. Un oggetto viene taggato, l’utente rileva il tag con un medium (lettori e/o  fotocamere) e tramite la rete vengono recuperate altre informazioni. Oggi siamo abituati ad un Internet che non si estende oltre il mondo elettronico o comunque le applicazioni ancora sono molto poche: l’Object hyperlinking estende il virtuale al reale, lo arricchisce e lo aumenta.

Per iniziare a prendere confidenza con i¬†Barcode QR ho realizzato una piccola¬†apps per la creazione e la condivisione del barcode del vostro sito. Vi sono gi√† venute in mente un p√≤ di applicazioni? A me una marea e qualcuna la pubblico tra le mie startup ūüôā

Il culto del fare

Leggevo un p√≤ di feed e mi sono trovato sul sito¬†Infoservi.it di Alberto D’Ottavi , che seguo da un p√≤, e ho trovato un post interessante: si tratta del The Cult of Done Manifesto che dopo aver letto e capito, ho subito stampato e appeso in ufficio. Da quello che ho letto questo manifesto¬†√® appeso vicino alle scrivanie di molti imprenditori di iniziative di innovazione, soprattutto Web. Qui di seguito riporto la traduzione del manifesto.

The Cult Of Done Manifesto –¬†ll Culto del Fare:

  • Ci sono tre stati dell‚Äôesistenza. Ignoranza, azione e completamento.
  • Accetta che tutto √® una bozza. Questo aiuter√† a fare.
  • Non c‚Äô√® un secondo passaggio, di editing o montaggio.
  • Far finta di sapere cosa stai facendo √® quasi lo stesso che saperlo fare davvero. Quindi accetta che sai quello che stai facendo, anche se non √® vero e fallo.
  • Non procrastinare. Se aspetti pi√Ļ di una settimana per agire su un‚Äôidea, abbandonala.
  • Lo scopo del fare non √® finire, ma di poter fare altro.
  • Quando l‚Äôhai fatto puoi buttarlo via.
  • Ridi in faccia alla perfezione. √ą noiosa e ti trattiene dal fare.
  • Le persone che non si sporcano le mani sono nel torto. Se fai qualcosa hai ragione.
  • Il fallimento conta come fare. Quindi devi fare tanti sbagli.
  • La distruzione √® una variante del fare.
  • Se hai un‚Äôidea e la pubblichi online in Internet, conta come l‚Äôombra del fare.
  • Il fare √® il motore del pi√Ļ.

L’immagine ad una risoluzione pi√Ļ alta si pu√≤¬†scaricare da questo link.

GeekAgenda e Upstart Drink Roma

I preparativi vanno avanti, l’organizzazione si √® messa in moto e l’iniziativa sembra piacere alla rete ed avere un bel numero di consensi e tweet di ritorno. C’√® un ottimismo incredibile in tutti noi del gruppo GeekAgenda e UpStart. Ci siamo quasi e siamo sicuri che sar√† un successone e questo, √® solo uno di questi eventi!

Ah, scusate… giustamente non tutti sapete di cosa sto parlando! Parlo dell’UpStartDrink che si svolger√† marted√¨ 23 febbraio 2010 alle 19:00 presso il Faenas Caf√© (via portuense 47, Roma ‚Äď zona Porta Portese).

L’aperitivo sar√† organizzato con una formula simile allo speed date, precisamente speed meeting: ogni partecipante ha diritto a 5 minuti per presentarsi individualmente a ciascun partecipante (azienda). Finito la modalit√† speed meeting l’aperitivo proseguir√† con il classico networking ed ognuno avr√† modo di approfondire e scambiare contatti.

L’ingresso √® libero e la consumazione per l’aperitivo ha un costo di 7 euro. Per partecipare √® necessario registrarsi. Se avete intenzione di partecipare, registratevi subito!

Imprenditori si nasce o si diventa?

Questa mattina leggevo l’articolo di Nicola Mattina,¬†sul sito del WorkingCapital di Telecom Italia, relativo all’avvio di una start up di successo e all’esperienza dell’essere imprenditore.

Ho trovato interessante tutto l’articolo soprattutto il passaggio relativo alle qualit√† che un imprenditore deve avere per ritenersi tale. Riporto qui di seguito le 3 qualit√† descritte nel post:

…¬†La prima √® essere disponibili ad apprendere continuamente, perch√© le aziende (soprattutto quelle piccole) sono organismi dinamici, fatti di persone che apportano continuamente il loro contributo alla riuscita del progetto. Quindi la prima cosa da imparare √® chi sono i nostri collaboratori, quali sono le loro attitudini e come possiamo metterli in grado di svolgere al meglio il loro lavoro.

La seconda è la capacità di osservare l’organizzazione nel suo complesso senza scendere nei dettagli dell’operatività. Bisogna sempre mantenere una visione di insieme, altrimenti non si riesce a capire se la direzione intrapresa è sostenibile, se si hanno le risorse idonee per arrivare alla meta e via dicendo.

Infine, fare l‚Äôimprenditore richiede una serie di conoscenze tecniche che permettono di monitorare l‚Äôandamento dell‚Äôazienda. Ogni azienda ha un bilancio, gestisce delle risorse umane, economiche e finanziarie; non si pu√≤ e non si deve demandare tutta questa gestione al commercialista derubricandola alla voce ‚Äúscartoffie‚ÄĚ. Dietro le scartoffie c‚Äô√® una parte importante dell‚Äôimpresa che va accuratamente governata. …

Dopo aver letto l’articolo ed averlo ricondiviso mi √® stato chiesto ” Ma imprenditori quindi, si nasce o si diventa?”. Si pu√≤ esser imprenditori avendo idee brillanti ed innovative ma non avendo quelle qualit√†? E viceversa, si pu√≤ fare l’imprenditore senza idee?

Condivido quanto scritto da Nicola. Un imprenditore non è fatto solo di idee, ma anche di esperienza, di tecnica, di competenza, di valori e conoscenza del mercato. Secondo me, imprenditori si nasce, non si diventa: a volte è solo questione di prendere coscienza, ma la indole imprenditoriale non si costruisce.

Colgo l’occasione per ringraziare¬†Nicola,¬†perch√® i suoi post ed i suoi interventi sono sempre molto interessanti, utili e pieni di spunti.

Tra Possibile e Immaginario come da Negroponte a Bernabè.

Ieri sera sono stato all’Auditorium di Roma con Waggle per sentire Nicholas Negroponte (fondatore del MediaLab del Massachussetts Institute of Technology – Mit), vedere un p√≤ di gente , sentire un p√≤ di interventi di Luca Sofri e qualche altra informazioni di Riccardo Luna relativamente ad Internet for peace .

Questo √® il primo evento del 2010 al quale partecipo e devo dire che ne √® valsa la pena: ascoltare l’intervento di Negroponte, vedere l’entusiasmo con il quale descrive le sue esperienze, la sicurezza che trasmette, scoprire il modo in cui il progetto One Laptop for Child sta avanzando nel mondo, vedere il laptop tanto raccontato volare a terra e non rompersi e soprattutto vedere dal vivo un personaggio come lui, √® assolutamente stimolante. Il suo intervento √® stato il vero momento della serata.

Il resto della serata √® stato alimentato da una conduzione simpatica e leggera del direttore di Wired e un p√≤ di battute di Sofri che hanno tenuta viva la platea. Quello che invece mi ha lasciato un p√≤ di amarezza sono stati gli interventi di Bernab√®, amministratore delegato di Telecom Italia, che ha dato veramente i “numeri” con alcune perle che sono riuscito a segnarmi sulla moleskine:

  1. Introduzione su Arpanet, protocollo Tcp-Ip, nascita di internet per scopi militari. Un quarto d’ora di pistolotto che poteva anche risparmiarci.
  2. “A San Diego in California la connettivit√† √® di scarsa qualit√† e quella dell’Italia √® di gran lunga superiore.” Io infatti nel 2008 ero connesso da un hotspot gratuito vicino al mare di San Diego, e video chiamavo su Skype con mia madre in Italia;
  3. “La sanit√† Italiana √® una delle migliori del mondo.” Probabilmente lui si cura in strutture private;
  4. “Telecom investe in infrastrutture”. Infatti alcuni amici in Calabria, hanno la centralina di Telecom a 100 metri da casa, ma sono connessi con le chiavette di H3G da 5 anni perch√© nessuno gli porta il cavo;
  5. “Gli anziani in italiani non vanno su Internet? Gli portiamo internet sulla TV”. No comment, non sarebbe il caso di portare prima la connessione a tutti?
  6. “Il 95% dell’Italia √® coperta da connessione”. Sar√† vero? Ho i miei dubbi.
  7. “Dei 26 milioni di italiani connessi in Rete almeno 22 sono su Facebook e questa √® una popolazione che ha un‚Äôalfabetizzazione alta e un uso avanzato della Rete” . In effetti la maggior parte degli utenti su FB √® talmente avanzata che si becca virus tramite applicazioni del cavolo, si iscrive a gruppi improbabili, si fa rubare i dati perch√® non sa nemmeno come si utilizzando le policy di privacy e subisce truffe banali.
  8. “In Italia c‚Äô√® una sana concorrenza tra operatori telefonici che garantisce libert√† di scelta e innovazione”. Infatti io a casa ho Telecom perch√® sono masochista, non perch√® Fastweb non ci arriva.
  9. “Degli italiani in internet, la maggior parte sono famiglie con figli”. E con questo? Potremmo applicare quindi la filosofia di One Laptop for Child di Negroponte: insegnare ai bambini per insegnare alle famiglie.

Riporto poi qui di seguito anche alcune frasi e note che ho preso:

  1. “Internet √® uno strumento di costruzione di massa” – Riccardo Luna
  2. “La rivoluzione in Iran non √® avvenuta a causa della morte di Michael Jackson. La rete ha spostato l’attenzione in un momento cruciale” – Citazione di Luna, frase di Rania di Giordania
  3. “Real time is new prime time” – Slide di Luna, frase di Rania di Giordania
  4. “Let’s use social for social good” – Slide di Luna, frase di Rania di Giordania
  5. “Fini supporta la candidatura di Internet for Peace” – Luca Sofri
  6. “Nella politica italiana c’√® una discreta ignoranza di internet” – Luca Sofri
  7. Tymothy Garton Ash, da approfondire.

Tra gli interventi di Maruzzi di Google Italia, le battute di Luca Sofri e i sorrisi di stupore di Negroponte si è chiusa una piacevole serata.

Scegliere di fare l’imprenditore con proprie idee di business

In questi giorni mi son trovato a parlare con un amico del dilemma “Posto di lavoro da dipendente o fare l‚Äôimprenditore ?“. In effetti non √® un argomento banale e ognuno vede la cosa, ovviamente, da un punto di vista diverso, unico. Certo porsi la domanda vuol dire avere gi√† fatto un passo: chi si pone la domanda (imho) √® una di quelle persone che sentono un fuoco, particolare, ardere dentro. Quel fuoco che fa continuamente pensare a come sarebbe la propria azienda, alle proprie idee, al modo in cui si potrebbe migliorare qualcosa di esistente o perch√© no inventare qualcosa di nuovo. Se non si ha questo fuoco difficilmente ci si pone questo tipo di domanda.

Lasciare un posto di lavoro è come dire lasciare la routine e la noia per la fantasia, l’imprevedibilità e, perché no, il denaro e il successo. Allora, perché non provare? Ognuno di noi ha in mente la sua azienda ideale, un progetto che può essere supportato e pianificato, ma spesso la mancanza di coraggio e la non predisposizione al rischio, personale e/o di chi ci sta vicino, ci induce a temporeggiare, aspettare e ripensare fino ad arrivare al cedimento e lasciar spegnere quella fiamma e far passare il momento.

La scelta non √® facile e prima di lanciarsi in una scelta credo sia essenziale conoscere se stessi, avere ben chiari i propri limiti, le proprie potenzialit√†, sapere quanto siamo disposti a rischiare e avere focalizzato i propri obiettivi. E’ importante esser consapevoli dei rischi, ma anche dei benefici ai quali si va incontro. Bisogna avere le idee pi√Ļ chiare possibile e questo ovviamente non √® facile. Mi vengono in mente alcuni punti fondamentali da tenere considerare prima di di partire con un progetto:

  • √® necessario scegliere i mercati in modo mirato
  • √® fondamentale conoscere i potenziali clienti
  • √® impossibile procedere se non si conoscono i propri competitor
  • √® importante saper posizionare la propria idea
  • √® assurdo non sapere i vantaggi della propria idea rispetto alle altre
  • bisogna saper presentare, con enfasi ed entusiasmo, il proprio progetto

Per alcuni tipi di progetti √® importante riuscire a trovare fin da subito finanziatori, imprenditori e aziende che credano nell’idea e nel progetto al fine di dare lo sprint iniziale che, senza capitali, stenterebbe a decollare o lo farebbe molto lentamente. In Italia √® un problema molto sentito dalle piccole e medie imprese.

Negli ultimi anni, finalmente, cominciano ad esistere piazze ed eventi importanti per provare a far conoscere la propria idea. Recentemente ho assistito, via web, ad alcuni Working Capital di Telecom: ¬†un modo molto interessante di dare spazio alle idee, all’innovazione e far conoscere i progetti e le aziende. Ovviamente il suggerimento che ho dato al mio amico √® stato proprio in questa direzione: preparare un progetto, presentarlo e far vedere di cosa si tratta. Anche se non si avranno risposte immediate, ritengo che saranno utili i feedback, gli spunti e i punti di debolezza che ne usciranno fuori. Questo sar√† un buon punto di partenza per affinare ancora di pi√Ļ il progetto nel quale si crede e partire.

Google dona 20 Milioni di Dollari in beneficenza

Questa mattina ho ricevuto da Google gli auguri di buone feste. Al di là che sappiamo tutti che si tratti di una mail inviata in modo automatico a tutti, però la mail di Google ha il suo fascino e soprattutto, per quanto semplice, riesce a stupire. Si, stupisce il fatto che cliccando sul link presente nella mail si finisce su una pagina nella quale si trova una sorpresa:

Questo regalo è per qualcuno di molto speciale: Tutti.
Molte istituzioni di carit√† stanno attraversando uno dei peggiori momenti dell’ultimo decennio ¬†ed abbiamo quindi deciso di devolvere 20 Milioni di Dollari per aiutare colore che hanno preso un impegno per aiutare il prossimo. Il nostro regalo per voi √® un regalo per loro. Buone Feste.

Complimenti veramente a Google.

I loghi di Google per il Natale 2009

I loghi di Google sono sempre geniali, belli e divertenti. Questa volta tocca alle cartoline per il Google Holiday Logos 2009. Non so se ci avete fatto caso ma la personalizzazione del logo di Google avviene sempre mantenendo la scritta Google, anche se meno visibile all’occhio poco attento. Se guardate con attenzione l’immagine, il sole rappresenta la O, la sabbia con il mare rappresenta la G e la palma la L.

Google sta pubblicando un logo per ogni giorno di queste feste, aggiungendo sempre una cartolina in sovrapposizione alle precedenti.

L’elenco di tutti i loghi di Google personalizzati per questo Natale 2009 sono raggruppati in una pagina chiamata Google Holiday Logos 2009

Utilizzare i permalinks di wordpress su IIS

Configurando Wordpress su server Windows e IIS mi è capitato di imbattermi nella configurazione dei permalinks. Per poter utilizzare i permalinks, in generale, il server deve esser configurato con il mod_rewrite, che però non è supportato nativamente dai server Windows.

Anche se non è presente il mod_rewrite su server windows, wordpress permette comunque di utilizzare i permalinks, ma il risultato è leggermente diverso da una stessa installazione effettuata su Linux + Apache. Nella sezione Permalinks del pannello di WordPress è infatti possibile configurare i parmalinks che genereranno un indirizzo simile a questo:

/index.php/archives/%year%/%monthnum%/%day%/%postname%

WordPress aggirer√† il problema passando gli argomenti alla pagina e mostrando nell’url index.php.

Facendo in pò di ricerche ho trovato sul sito WordPress Codex la soluzione a questo problema e quindi la possibilità di configurare IIS per supportare il mod_rewrite. La soluzione è semplice se il server gira con II6 + framework .net 3.5 o con II7.

Semplicemente, nella root del sito dove è installato WordPress, va inserito un file web.config contenente il seguente codice:

<rewrite>
    <rules>
        <rule name="Main Rule" stopProcessing="true">
            <match url=".*" />
            <conditions logicalGrouping="MatchAll">
                <add input="{REQUEST_FILENAME}" matchType="IsFile" negate="true" />
                <add input="{REQUEST_FILENAME}" matchType="IsDirectory" negate="true" />
            </conditions>
            <action type="Rewrite" url="index.php/{R:0}" />
        </rule>
    </rules>
</rewrite>

Entrando poi nel pannello sarà possibile togliere la chiamata al file index.php abilitando la struttura Custom del permalinks.

Da Carosello ad oggi, visto da me.

1977. Sono nato nell’anno in cui si chiudeva Carosello e¬†nel periodo in cui ancora la BR e gruppi neofascisti facevano stragi. Sono nato con Holly e Benji e con i cartoni animati nei quali si vedeva poco sangue, con programmi televisivi semplici e divertenti come Tris di Mike Bongiorno ed il Pranzo √® servito di Corrado. Sono nato con le cabine della Sip quelle che andavano a gettoni, quelli veri, quelli con la riga al centro. Sono nato con il Commodore 64, l’Amiga 500 e Sensible Soccer, con i primi giochi su nastro copiati dal giornalaio.

Sono cresciuto con Drive in e le ragazze Cin Cin di Colpo grosso, le modifiche ai motorini e la schedina del Totocalcio. Sono cresciuto con le occupazioni a scuola e i discorsi di politica, musica rock ascoltata e suonata e con l’idea che la laurea sarebbe servita a qualcosa e se non la prendevi era cavoli amari per il futuro.

Ho seguito Tangentopoli e visto in diretta la morte di Airton Senna. Ho cominciato ad assaggiare l’Informatica con il DOS e con Windows 3.1. Ho navigato in internet con i modem a 56K di Tiscali gratis e ho mandato la mia prima mail a me stesso per capire come funzionava. Non mi sono pi√Ļ staccato dai pc portatili e dalle consolle.

Sono diventato grande con il matrimonio, con la morte di Papa Wojtila, con il disastro dell’11 Settembre, lo scudetto della Roma del 2001, l’abbandono di Windows ed il passaggio ad Apple, all’Iphone e al mondo Open Source. Google √® diventata la mia fonte di informazione principale.

Ho conosciuto Calciopoli, Vallettopoli e Bancopoli. Sono diventato grande con i cellulari, con Internet veloce, la connessione in mobilit√† e l’esplosione mediatica.

Aspetto altri mille cambiamenti nella mia vita, ma dal 1977 è cambiato qualcosa. Si.

Gli slashtags su Twitter

Foto dal sito di NicolaGreco

Ho avuto modo questa sera di parlare qualche minuto con @NicolaGreco dopo aver letto il suo post in italiano relativo agli slashtags e lo stesso, approfondito, anche in inglese sul sito WorkingViral.

Cosa sono gli slashtags? Sono una sorta di evoluzione degli hashtags. Sottolineo una sorta perchè secondo me, mentre con gli hashtag si classificano i post, con gli slashtags si aggiungono informazioni al post.

Per farvi un esempio, tra gli slashtags citati sul sito di Nicola (e utilizzati in chat IRC o altre) c’√® /via per segnalare da dove √® stato preso il tweet che si √® postato o retwittato. C’√® poi per esempio il /cc per mettere uno o pi√Ļ twitters in copia del tweet. Il mio suggerimento sul /cc √® quello di poter associare una lista, per esempio: /cc [NomeLista]. In questo modo sarebbe possibile mettere in copia (un p√≤ come per l’email) un gruppo o una lista (quelle da poco inserite su twitter).

Ci sarebbe poi /thx per ringraziare qualcuno oppure /like, suggerito da Nicola stesso.

Secondo me potrebbe esser utile anche pensare alla negazione di alcuni tags, e nello specifico mi riferisco al LIKE. In molto Social Network (ormai in tutti…) √® possibile segnalare un “like” o un “mi piace”, ma non √® possibile per esempio dire “Non mi piace”. Si potrebbe ipotizzare l’utilizzo del “” o della della “d” generando cos√¨ un /-like oppure un /dlike (i dont like).

Nel wiki su PBworks creato da Chris Messina si pu√≤ leggere un p√≤ di pi√Ļ e trovare un p√≤ di esempi di slahstags.

Il GF fa piangere, ma questo FaRidere!

Penso di non aver mai visto nulla di peggio del Grande Fratello 2009. No, penso proprio di no. Gente che piange, crisi isteriche, rapporti strani (n’Omo, na Donna, na Donna n’Omo…) Boh! E detto questo ho spengo la TV.

Cosa faccio? Mi √® venuto in mente che il mio amico Merlinox mi ha invitato pi√Ļ volte a leggere e collaborare con un sito di video divertenti. Bene, in 5 minuti mi trovo su FaRidere.it, faccio un paio di “zapping” e decido. 10 volte meglio questo che la TV depressa e i programmi da spaccarsi le balle! Attacco il Mac tramite hdmi al mio bel Sony Bravia e via… si naviga e si ride! Spettacolo. Grazie Merlinox, grazie anche a FaRidere.it