Invisible UX: come l’IA sta cambiando per sempre il volto del design

Per decenni, il design dell’esperienza utente (UX) si รจ concentrato sull’accompagnare le persone attraverso interfacce visibili: menu, pulsanti, schede, slider. I designer si sono ossessionati per layout, stati e transizioni per aiutare gli utenti a navigare tra le opzioni su schermo. Ma con l’ascesa dell’intelligenza artificiale, sta emergendo un nuovo tipo di interfaccia, una in gran parte invisibile, guidata dall’intento dell’utente piuttosto che da un’interazione esplicita. In questo nuovo paradigma, la migliore UX potrebbe essere proprio quella che si nota a malapena.

Dall’interfaccia visibile all’esperienza invisibile

Tradizionalmente, usare un prodotto significava navigare manualmente un’interfaccia grafica passo dopo passo. Pensa a come ascoltavi musica o prenotavi un soggiorno in passato:

  • Vecchio modo (UI visibile): apri l’app, sfogli elenchi o menu, applichi filtri, poi scegli tra molte opzioni. Ad esempio, potresti aprire Spotify, scorrere tra i generi, entrare nella categoria “Focus”, poi selezionare una playlist. Oppure cercare su Airbnb, impostare date, ospiti, filtri, e scorrere tra decine di annunci. Questo approccio con interfaccia grafica presenta all’utente varie scelte e menu per ottenere ciรฒ che desidera.
  • Nuovo modo (UI invisibile): esprimi semplicemente ciรฒ di cui hai bisogno in linguaggio naturale e lascia che sia il sistema a occuparsi del resto. Ora puoi semplicemente dire, “Riproduci musica per concentrarmi” e Spotify avvierร  una playlist adeguata. Oppure chiedere, “Trovami una baita vicino a Oslo con una sauna, disponibile il prossimo weekend” e un assistente di viaggio basato su IA puรฒ gestire la ricerca e la prenotazione. Nessun menu, nessun tap su schermo, solo intento โ†’ risultato.

In altre parole, la UX tradizionale offre opzioni, mentre la UX guidata dall’IA fornisce risultati. Invece di dire “Ecco 12 modi per ottenere ciรฒ che vuoi”, il sistema puรฒ dire “Dimmi cosa vuoi e ci penserรฒ io”. Questo cambiamento riguarda la riduzione dell’attrito: progettare sistemi che comprendono l’intento dell’utente, rispondono all’istante e poi si fanno da parte. Le interazioni diventano cosรฌ fluide e intuitive che l’interfaccia quasi scompare. L’interfaccia non รจ sparita del tutto; si รจ dissolta sullo sfondo, emergendo solo quando necessario.

Cos’รจ la UX invisibile?

L'”UX invisibile” si riferisce a esperienze utente che richiedono una manipolazione minima o nulla di un’interfaccia visibile. Invece di fare affidamento su clic o tocchi espliciti su pulsanti e link, il sistema comprende silenziosamente il contesto dell’utente, prevede il suo intento e agisce di conseguenza. Spesso viene descritta come una transizione da schermi a sistemi, un passaggio in cui le interazioni diventano conversazioni, predizioni o azioni automatiche.

In questo paradigma, meno non รจ solo di piรน, nulla puรฒ essere tutto. L’obiettivo รจ un’esperienza cosรฌ integrata e anticipatoria che l’obiettivo dell’utente viene soddisfatto senza dover navigare una UI complessa. Un mantra diffuso nel design moderno รจ “la migliore interfaccia รจ nessuna interfaccia”, che cattura l’idea che la UX ideale sembri non avere alcun intermediario tra l’intento dell’utente e il risultato desiderato.

Questo non significa che le interfacce grafiche scompariranno completamente; piuttosto, molte interazioni verranno gestite tramite assistenza guidata da IA, comandi vocali, sensori e automazioni. Siamo entrati in quella che alcuni chiamano l’era della Zero UI, dove l’interfaccia svanisce e prendono il sopravvento input naturali. Gli analisti di Gartner prevedono che entro il 2028, il 70% dei customer journey si svolgerร  interamente tramite interfacce conversazionali o invisibili guidate dall’IA. Allo stesso modo, IDC stima che il 60% di tutte le interazioni utente avverrร  tramite sistemi invisibili alimentati da IA entro il 2027. Queste previsioni sottolineano un cambiamento giร  in corso.

Perchรฉ la UX invisibile รจ importante

La crescita della UX invisibile non รจ una semplice trovata: rappresenta un cambiamento profondo nel modo in cui le persone si aspettano di interagire con la tecnologia. Ecco alcune delle ragioni per cui questo passaggio รจ rilevante:

  • Interazione senza attriti: la UX invisibile riduce l’attrito delle attivitร  composte da piรน passaggi. Gli agenti AI possono comprimere procedure complesse o flussi decisionali in un’unica interazione fluida. Invece di compiere ogni passo (cliccare, filtrare, navigare), รจ il sistema a gestire tutto in background. Questo fa risparmiare tempo ed energia, rendendo l’esperienza piรน naturale.
  • Risultati invece che opzioni: nelle interfacce tradizionali, l’utente riceve un elenco di opzioni e deve scegliere. Questo puรฒ essere faticoso o dispersivo. LA UX alimentata dall’AI ribalta questo schema e punta ai risultati. Come ha detto un designer: “la vecchia UX ti offriva i modi per ottenere ciรฒ che volevi; la nuova UX lo ottiene per te”. Sempre piรน spesso, i sistemi intelligenti restituiscono il miglior risultato, non un menu di possibilitร . In un’esperienza nativa dell’AI, la vera UX non รจ l’interfaccia: รจ il risultato finale.
  • Interazione naturale: gli esseri umani esprimono naturalmente i propri obiettivi tramite linguaggio, parlato o scritto. LA UX invisibile sfrutta questa capacitร  attraverso interfacce conversazionali e rilevamento dell’intento. Parlare o digitare una richiesta in linguaggio naturale รจ spesso piรน intuitivo che navigare un’app sconosciuta. Inoltre, i sistemi di IA possono considerare il contesto (posizione, orario, comportamenti passati) per interpretare le richieste in modo piรน naturale. Ad esempio, se dici โ€œHo fameโ€ a un assistente smart, potrebbe proporti ristoranti vicini o ordinare il tuo piatto preferito, senza bisogno di aprire un’app o effettuare ricerche manuali.
  • Velocitร  ed efficienza: eliminando i passaggi intermedi, le interazioni invisibili possono essere piรน rapide. Quando un assistente AI conosce le tue preferenze e il contesto, puรฒ saltare direttamente alla soluzione. Questa esperienza “zero clic” o a “zero passaggi” significa meno attese e meno ostacoli tra l’utente e l’obiettivo. Gli studi dimostrano che le persone sono sempre piรน attratte da esperienze snelle: ad esempio, quasi l’80% degli utenti si affida oggi a risultati diretti (zero-click) per gran parte delle proprie ricerche, segnale del fatto che le persone preferiscono risposte e risultati immediati, piuttosto che navigare tra pagine e link.
  • Accessibilitร  e inclusivitร : la UX invisibile puรฒ rendere la tecnologia piรน accessibile. Le interfacce vocali e gli assistenti intelligenti sono un aiuto concreto per chi ha difficoltร  con gli schermi tradizionali o con i dispositivi di input. Una persona con disabilitร  visive, ad esempio, puรฒ beneficiare enormemente di un assistente vocale che svolge compiti senza bisogno di interfacce visive. (Va detto che i progettisti devono garantire che questi sistemi siano fruibili anche da chi preferisce feedback visivi, mantenendo inclusivitร  per tutti.)

La ‘UX invisibile punta a offrire comoditร , velocitร  e personalizzazione a un livello che le interfacce visibili spesso non riescono a eguagliare. Quando รจ ben progettata, la tecnologia “scompare” per lasciare spazio all’obiettivo dell’utente.

Progettare per lโ€™intento, non per il clic

Spostarsi verso la UX invisibile significa che designer e creatori di prodotto devono ripensare il proprio approccio. In passato, progettare un flusso significava decidere dove collocare i pulsanti, quale schermata seguiva quale, e come guidare passo dopo passo lโ€™utente. Ora, sempre piรน spesso, i designer stanno progettando per lโ€™intento, costruendo sistemi che possano intuire perchรฉ lโ€™utente รจ arrivato e di cosa ha bisogno, anzichรฉ dirgli come ottenerlo.

รˆ un cambiamento radicale. Invece di layout perfetti al pixel, occorre progettare logiche decisionali, consapevolezza del contesto e โ€œcircuiti di fiduciaโ€ che operano dietro le quinte. Alcuni elementi chiave da considerare nella progettazione di esperienze invisibili o assistite da IA:

  • Consapevolezza del contesto: il sistema dovrebbe sfruttare dati contestuali (tempo, posizione, interazioni passate, preferenze dellโ€™utente, dati da sensori, ecc.) per anticipare i bisogni. Una buona UX invisibile spesso dร  la sensazione che il prodotto โ€œsapesseโ€ cosa voleva lโ€™utente ancor prima che lo chiedesse. Esempio: un calendario smart che ti ricorda di uscire in anticipo se rileva traffico intenso per raggiungere lโ€™aeroporto, senza che tu debba configurare nulla. Progettare per il contesto significa mappare situazioni e segnali in modo che lโ€™IA possa offrire lโ€™assistenza giusta, al momento giusto.
  • Conversazioni intuitive: quando le interazioni avvengono tramite voce o chat, progettiamo conversazioni piuttosto che schermate. Il sistema potrebbe dover fare domande di chiarimento, ma dovrebbe farlo in modo conversazionale, non rigido. Ad esempio, se dici a un assistente AI โ€œrimanda la mia riunioneโ€, un sistema ideale capirร  da solo a quale riunione ti riferisci (in base a calendario, email recenti) e proporrร  direttamente la modifica, invece di chiederti di inserire manualmente tutti i dettagli. Progettare questi flussi conversazionali richiede comprensione del linguaggio naturale e capacitร  di gestire lโ€™ambiguitร  con grazia.
  • Assistenza predittiva: una grande UX invisibile รจ proattiva. Potrebbe suggerire azioni prima ancora che lโ€™utente le chieda. Questo โ€œdesign anticipatorioโ€ si basa su previsioni alimentate da IA. I designer devono pensare ai percorsi utente in modo non lineare, invece di aspettare input, il sistema potrebbe agire per primo. Esempi: unโ€™app musicale che avvia brani rilassanti quando capisce che รจ sera, oppure unโ€™app finanziaria che segnala una spesa insolita e prepara un modulo per contestarla. Esperienze cosรฌ risultano magiche perchรฉ eliminano il bisogno di iniziare lโ€™azione.
  • Risultati, non schermate: lโ€™obiettivo di un agente AI รจ risolvere il bisogno dellโ€™utente, non mostrare tante schermate intermedie. I designer dovrebbero concentrarsi su come appare la soluzione finale. Un buon mindset รจ: โ€œDi cosa ha bisogno adesso lโ€™utente, e come possiamo darglielo senza costringerlo a cercare il pulsante giusto?โ€ A volte significa automatizzare un intero flusso; altre volte significa sintetizzare informazioni o dare una raccomandazione da confermare con un tap. Lโ€™output del design diventa un servizio, non un artefatto visivo.
  • Errori gestibili e casi limite: i sistemi invisibili devono essere progettati per gestire bene gli errori e le previsioni sbagliate. Quando lโ€™IA si sbaglia (capiterร ), come puรฒ lโ€™utente correggerla? Progettare UX invisibile significa anche creare binari di sicurezza invisibili, ad esempio, limiti che impediscano allโ€™IA di agire in modo inappropriato, e opzioni alternative quando il sistema รจ incerto. Un agente smart, se dubbioso, potrebbe dire โ€œNon sono sicuro di quale playlist vuoi, preferisci Chill o Focus?โ€ invece di fare scelte errate. Fallire con grazia รจ cruciale per mantenere la fiducia.

Fiducia: il nuovo pilastro della UX

Quando gli utenti affidano piรน autonomia a un sistema guidato dallโ€™IA, la fiducia diventa il pilastro centrale dellโ€™esperienza. Nei software tradizionali con interfaccia visibile, se qualcosa va storto, lโ€™utente vede cosa succede e puรฒ intervenire. Con la UX invisibile, molte azioni avvengono dietro le quinte, e gli utenti devono essere certi che il sistema agisca nel loro interesse.

I designer hanno oggi una nuova responsabilitร : progettare per generare fiducia. Questo significa occuparsi di:

  • Trasparenza: anche se lโ€™interfaccia รจ minima, il sistema deve fornire feedback su cosa sta facendo e perchรฉ. Gli utenti devono comprendere le azioni dellโ€™IA. Se un assistente AI cancella e riprenota un volo per farti risparmiare, dovrebbe spiegarti cosa ha fatto e per quale motivo (es: โ€œHo trovato una tariffa piรน bassa e ti ho spostato su un volo piรน tardiโ€). Log di attivitร  o riepiloghi possono aiutare a mantenere trasparenza anche in sistemi complessi.
  • Controllo e possibilitร  di intervento: gli utenti devono sentirsi in grado di modificare o correggere lโ€™IA quando necessario. UX invisibile non significa perdita di controllo. รˆ importante offrire meccanismi per intervenire: opzioni per annullare azioni, rivedere suggerimenti prima dellโ€™invio, regolare il grado di autonomia. Un sistema domotico, ad esempio, puรฒ agire automaticamente ma chiedere conferma prima di bloccare la porta dโ€™ingresso o autorizzare un pagamento.
  • Privacy ed etica: questi sistemi si basano su molti dati (comportamenti, preferenze, contesto), quindi la loro gestione etica รจ fondamentale. Gli utenti devono poter fidarsi che i dati siano sicuri, e che le decisioni dellโ€™IA siano corrette e imparziali. Anche un sospetto di abuso puรฒ compromettere la fiducia. Per questo, progettazione etica e regole chiare sulla privacy devono essere parte dellโ€™esperienza.
  • Cicli di feedback: il sistema dovrebbe imparare dai feedback degli utenti. Quando un utente corregge lโ€™IA o fornisce unโ€™opinione, ricevere un riconoscimento del tipo โ€œPerfetto, terrรฒ conto di questa preferenzaโ€ costruisce fiducia e percezione di miglioramento. Se nel tempo lโ€™utente nota che lโ€™assistente diventa sempre piรน utile, la sua fiducia crescerร . In un certo senso, la relazione tra utente e IA รจ parte della UX invisibile, costruita con comunicazione e affidabilitร .

Senza fiducia, lโ€™utente non permetterร  mai a unโ€™interfaccia invisibile di gestire attivitร  importanti. Come ha scritto un designer, โ€œnella UX guidata dallโ€™AI, la fiducia รจ tuttoโ€. Se si rompe, lโ€™esperienza crolla, indipendentemente dallโ€™intelligenza dellโ€™algoritmo.

Il ruolo in evoluzione del designer

Dato questo cambiamento, cosa devono fare i designer UX e i creatori di prodotto? Nellโ€™era della UX invisibile, il ruolo del designer si espande: non si limita piรน alla progettazione visiva, ma include lโ€™orchestrazione del comportamento di un sistema intelligente. I designer dovranno progettare interazioni senza interfacce tradizionali, il che richiederร  nuove competenze e prospettive:

  • Comprensione dellโ€™intento umano: i designer devono studiare come le persone esprimono obiettivi e bisogni. Questo include ricerca sui modelli conversazionali, sugli indizi contestuali e perfino sulla psicologia. Comprendere le diverse modalitร  con cui un utente puรฒ esprimere la stessa richiesta diventa cruciale. Ad esempio, ci sono decine di modi per dire โ€œmetti musica per concentrarmiโ€, il sistema (e i suoi progettisti) devono anticiparli.
  • Architettura del prompt: nei sistemi basati su modelli linguistici di grandi dimensioni, il prompt engineering, ovvero guidare il comportamento dellโ€™IA tramite prompt ben strutturati, diventa parte integrante del design. Significa scrivere dialoghi di esempio, definire come lโ€™IA deve rispondere, stabilire tono e personalitร . In pratica, il designer orienta il comportamento del modello attraverso regole e testi. Lโ€™obiettivo รจ mantenere chiarezza, utilitร  e coerenza con la voce del brand.
  • Binari invisibili: i designer collaborano con gli sviluppatori per definire i limiti entro cui lโ€™IA puรฒ agire, per garantire velocitร , sicurezza e chiarezza. Questo include decidere cosa lโ€™IA non dovrebbe fare, come segnalare lโ€™incertezza, quando passare la palla allโ€™essere umano. รˆ una combinazione tra design dellโ€™esperienza e progettazione di policy. Ad esempio, un chatbot bancario potrebbe essere progettato per non eseguire mai un bonifico sopra una certa cifra senza conferma aggiuntiva, un binario di sicurezza pensato per tutelare lโ€™utente.
  • Pensiero sistemico: invece di pensare in termini di schermate, i designer devono pensare in termini di sistemi, flussi di dati e logiche decisionali. Si tratta di progettare la logica e le condizioni in cui certe azioni accadono dietro le quinte. Questo richiede una visione piรน ampia del percorso utente, degli algoritmi sottostanti e delle regole di business. Come ha detto un esperto: โ€œProgettare lโ€™invisibile significa cambiare punto di vista, dal layout alla logica, dallโ€™estetica allโ€™intenzioneโ€. Nella pratica, spesso richiede collaborazione stretta con data scientist e ingegneri AI.
  • Apprendimento continuo: i prodotti basati su AI cambiano comportamento nel tempo, man mano che imparano. I designer dovranno monitorare lโ€™interazione e adattare lโ€™esperienza in modo dinamico. Non รจ piรน โ€œprogetto una volta e viaโ€: il design diventa iterativo, reattivo a come lโ€™utente interagisce e a come si evolve la performance dellโ€™IA.

Importante: le competenze di visual design non diventano obsolete. Ci saranno ancora punti di contatto visivi in molti contesti (persino gli assistenti vocali hanno unโ€™app o una schermata di impostazioni). Ma il focus cambia. La UX del futuro non sarร  valutata solo in base a ciรฒ che si vede su schermo, ma in base a quanto efficacemente il sistema soddisfa il bisogno dellโ€™utente con il minimo attrito. Come ha detto MaFisher: โ€œIn futuro giudicheremo i sistemi non in base a quanto li usiamo, ma in base a quanto poco dobbiamo usarli per ottenere ciรฒ che vogliamo.โ€

Lโ€™IA come amplificatore, non come sostituto

Un malinteso comune รจ che lโ€™IA sostituirร  completamente le interfacce tradizionali o addirittura i designer stessi. In realtร , lโ€™IA agisce piรน come un amplificatore dellโ€™intento e delle capacitร  umane, non come un sostituto totale. Lโ€™interfaccia grafica (GUI) non sta scomparendo: sta evolvendo e integrandosi con lโ€™IA. Come osservano i futurologi del design di Microsoft, non รจ โ€œla fine del sito webโ€ o la morte di tutti gli schermi, piuttosto, le interfacce conversazionali e invisibili stanno integrando e ridefinendo il modo in cui usiamo gli schermi.

Per gli utenti, la UX invisibile significa che i compiti ripetitivi possono essere delegati a un assistente intelligente, liberando attenzione per decisioni piรน importanti. Per designer e aziende, lโ€™IA puรฒ occuparsi della personalizzazione e dellโ€™elaborazione dati, permettendo ai progettisti umani di concentrarsi su sfide creative ed etiche. Lโ€™IA potenzia lโ€™esperienza: gestisce micro-decisioni e adatta lโ€™interfaccia in tempo reale, mentre lโ€™essere umano definisce la direzione e garantisce empatia e fiducia. In breve, lโ€™IA non elimina il design, lo eleva.

Un modo utile per pensarci: lโ€™IA รจ per la UX ciรฒ che il pilota automatico รจ per lโ€™aviazione. La cabina di pilotaggio (lโ€™interfaccia) รจ ancora lรฌ, e il pilota (lโ€™utente) ha ancora il comando generale, ma le manovre di routine possono essere gestite dal sistema per rendere il volo piรน fluido. Il ruolo del pilota diventa quello di supervisore e gestore delle eccezioni. Allo stesso modo, gli utenti in unโ€™esperienza guidata dallโ€™IA mantengono il controllo finale e possono intervenire o guidare il sistema, ma non devono gestire ogni singolo passaggio.

Concependola come amplificatore, garantiamo che la tecnologia rimanga uno strumento al servizio dei bisogni umani, non qualcosa che sostituisce unilateralmente il giudizio o il desiderio umano. I prodotti di maggior successo in questa nuova era saranno probabilmente quelli che fonderanno perfettamente assistenza intelligente e controllo umano intuitivo, offrendo il meglio di entrambi i mondi.

Scenari applicativi e contesti emergenti

LA UX invisibile non รจ solo un concetto teorico o limitato agli assistenti vocali: si sta manifestando concretamente in molti settori, sotto forme come app predittive, agenti intelligenti o servizi proattivi. Sono parecchi gli ambiti dove l’intervento della UX invisibile si sta facendo strada:

  • Musica e intrattenimento: Spotify, YouTube o Netflix stanno perfezionando la capacitร  di curare contenuti automaticamente. Le playlist personalizzate, i comandi vocali e le raccomandazioni basate sullo stato dโ€™animo sono passi verso unโ€™esperienza in cui lโ€™utente esprime solo unโ€™intenzione e il sistema restituisce ciรฒ che serve, senza bisogno di navigare o selezionare.
  • Smart home e IoT: i sistemi domotici anticipano le esigenze, regolano il riscaldamento in base al comportamento, spengono le luci automaticamente, suggeriscono ricette o accendono il forno quando si avvicina lโ€™ora di cena. Lโ€™interfaccia, in questi casi, si riduce a una notifica o a un segnale vocale. Lโ€™ambiente reagisce proattivamente.
  • Viaggi e ospitalitร : piattaforme di viaggio stanno sperimentando concierge AI. Invece di cercare manualmente voli, hotel, noleggi, lโ€™assistente prenota tutto sulla base di una semplice richiesta (โ€œorganizza un viaggio economico a Parigi il prossimo meseโ€). Alcune compagnie aeree giร  riorganizzano automaticamente i voli in caso di cancellazioni, avvisando lโ€™utente senza bisogno dโ€™azione.
  • E-commerce e retail: si passa da โ€œsfoglio decine di prodottiโ€ a โ€œdimmi cosa cerchi e lo trovo ioโ€. Giร  oggi, servizi come Amazon e Instacart propongono riacquisti automatici e anticipano i bisogni. Il futuro รจ uno shopping guidato da intenzioni, non da filtri.
  • Industria e azienda: nella manutenzione predittiva, i sistemi AI monitorano i macchinari e programmano autonomamente gli interventi. Nel knowledge work, copilot AI suggeriscono documenti rilevanti o completano contenuti. Lโ€™utente riceve assistenza senza neanche richiederla.
  • Sanitร : dispositivi indossabili monitorano i parametri vitali e avvisano in caso di anomalie, prima ancora che il paziente si accorga di qualcosa. Lโ€™assistente sanitario AI puรฒ anche suggerire azioni preventive o contattare un medico in caso di rischio rilevato.

In tutti questi casi, il tema รจ lo stesso: intelligenza contestuale, esperienza orientata allโ€™esito, interfaccia minima. Lโ€™umano resta nel ciclo, ma il carico cognitivo e operativo si riduce.

A cosa dobbiamo fare attenzione

Pur offrendo enormi vantaggi, la UX invisibile introduce nuove complessitร  che designer e sviluppatori devono gestire:

  • Interpretazione errata dellโ€™intento: nessun sistema รจ perfetto. Quando lโ€™IA sbaglia, รจ fondamentale prevedere percorsi di recupero e opzioni per correggere. Senza meccanismi di fallback, si rischia frustrazione e perdita di fiducia.
  • Bias e imparzialitร : lโ€™AI si basa su dati. Se questi sono distorti, anche i risultati lo saranno, spesso senza che lโ€™utente se ne accorga. Decisioni invisibili possono rafforzare pregiudizi se non monitorate. Serve vigilanza continua.
  • Perdita di competenze: se tutto รจ automatizzato, gli utenti potrebbero perdere familiaritร  con i processi. Un sistema invisibile deve offrire trasparenza e possibilitร  di apprendere come funziona, per evitare disempowerment.
  • Debugging e supporto: โ€œNon ha fatto quello che volevoโ€, ma cosa รจ successo? Serve nuova strumentazione per monitorare e spiegare le scelte dellโ€™IA, anche a fini di assistenza e accountability.
  • Sicurezza: se un agente autonomo puรฒ eseguire azioni (pagamenti, accessi), vanno implementati meccanismi di verifica forti. Lโ€™autenticazione biometrica e i sistemi di conferma sono fondamentali.
  • Tocco umano: automatizzare non deve significare spersonalizzare. Il design deve mantenere empatia, calore e sensibilitร , anche in assenza di unโ€™interfaccia visibile.

Nel futuro della UX invisibile

Lโ€™arrivo della UX invisibile non รจ solo unโ€™evoluzione tecnologica: รจ una transizione culturale. Serve un cambio di mentalitร  per diventare davvero data-driven e AI-augmented. Leader, designer e stakeholder devono rimettere al centro lโ€™obiettivo dellโ€™utente, ridefinendo lโ€™idea stessa di interfaccia.

La rivoluzione non chiede di abbandonare tutto ciรฒ che sappiamo sul design, ma di alzare il livello della conversazione. La domanda non sarร  piรน โ€œcome rendere questa schermata piรน intuitiva?โ€, ma โ€œserve davvero una schermata qui o possiamo far sรฌ che il sistema agisca in modo trasparente?โ€

Il futuro della UX, come molti stanno dicendo, non si vedrร . Si sentirร .

Sarร  misurato in fluiditร , fiducia, capacitร  di ottenere ciรฒ che serve con il minimo sforzo.

Benvenuti nellโ€™era della UX invisibile.

Progettare un cambiamento non รจ adeguare (solo) quello che ho oggi

Entriamo nell’ottica, rapidamente, che ripensare a domani , a quella che chiamiamo nuova normalitร , non vuol dire pensare soluzioni che partono da processi pregressi, e vincolati a vecchi modelli business.

Ripensare, vuol dire mettere in discussione, completamente, tutto. Compreso il modello di business, la sostenibilitร  ed i processi.

Se costruisco pareti in plexiglass lasciando le distanze tra gli ombrelloni intatte, solo per speculare sul numero di ombrelloni per metro quadrato, senza ipotizzare di partire da quanto piรน semplice (ossia distanziare gli ombrelloni), sto sbagliando l’approccio.

Il risultato non potrร  esser che fallimentare e creeremo dei mostri. Proprio come quel modello che sta circolando relativamente alle pareti per gli stabilimenti. Terrificante.

Entriamo nell’ottica che ripensare a domani non vuol dire pensare soluzioni che partano da processi pregressi, e vincolati a vecchi modelli business. le dinamiche sociali e dare alla tecnologia e alla progettazione una connotazione piรน umana.

Il cambiamento non si risolverร  solo con la tecnologia o con soluzioni fisiche.

Il cambiamento si affronta con la creativitร , con la tecnologia, con l’innovazione con la scienza e con un sano approccio all’esperienza delle persone e ai loro bisogni.

Design Thinking: l’importanza del metodo, la centralitร  dell’utente e l’efficacia della UX

Mi รจ stato chiesto piรน volte cosa fosse il Design Thinking, come viene utilizzato, in quali casi serve e come puรฒ esser applicato a determinati progetti.

Bene, partiamo dalla base: il Design Thinking

Il Design Thinking รจ essenzialmente un metodo per affrontare il problem solving in maniera creativa. Secondo l’Interaction Design Foundation (IDF),

“Il Design Thinking รจ un processo iterativo in cui si cerca di comprendere l’utente, sfidare convinzioni e ridefinire i problemi nel tentativo di identificare strategie e soluzioni alternative…”

Il punto chiave รจ che si tratta di un processo incentrato sull’uomo, sull’utente, sulla persona. Per lo UX Designer รจ fondamentale che l’utente sia in prima linea, il che significa che รจ necessario essere in grado di entrare in empatia con esso. Il Design Thinking crea un terreno fertile per l’empatia: รจ facile riconoscere un prodotto che pone al centro le esigenze degli utenti rispetto a uno che non lo fa. Ciรฒ non vuol dire che gli obiettivi di business non siano altrettanto importanti, ma la UX si basa sul trovare un giusto equilibrio tra le esigenze dellโ€™utente e le esigenze di business: incorporare i principi del Design Thinking fornirร  una base per trovare quellโ€™equilibrio.

 

Il metodo

Il processo di Design Thinking si basa su 5 fasi:

  1. Empatizzare – con gli utenti
  2. Definire – le esigenze degli utenti, i loro problemi e le tue intuizioni derivanti da essi
  3. Ideare – sfida le ipotesi e produci idee alla ricerca di soluzioni innovative
  4. Prototipare – inizia a creare soluzioni
  5. Testare โ€“ le soluzioni

รˆ importante comprendere che questi step non sono lineari. Possono verificarsi in parallelo e spesso (quasi sempre) ripetersi. Tuttavia, il primo step รจ in genere quello dellโ€™empatia.

 

Empatizzare per gli utenti

L’empatia non รจ solo applicabile alla UX. รˆ una competenza importante da avere e che, talvolta, puรฒ sempre tornare utile in contesti differenti, non solo al lavoro e nei progetti. Tuttavia, anche se ci consideriamo empatici, puรฒ essere facile perdere di vista il modo di “connettersi” con l’utente. Quindi, come ci si puรฒ assicurare che questo non accada?

Il primo passo รจ conoscere gli utenti. Non si tratta solo di capire ciรฒ che il cliente potenziale desidera e quello di cui ha bisogno. Piuttosto, questo step, consiste nel prendere il giusto tempo per analizzare, raccogliere e collezionare quanti piรน pensieri, emozioni, desideri ed informazioni degli utenti. Come dice Simon Sinek, People donโ€™t buy what you do, they buy why you do it. Se si riesce a capire il “perchรฉ” del cliente, allora saremo in grado di trasmettere loro meglio il “perchรฉ” della nostra proposizione. In sostanza, si tratta di creare una connessione tra il prodotto e l’utente.

Possiamo dire di aver iniziato a sviluppare un senso di empatia per le persone per le quali stiamo progettando, quando abbiamo raccolto informazioni sui loro bisogni, desideri, comportamenti e pensieri e ne abbiamo compreso dinamiche, esigenze e criticitร . Mentre facciamo osservazioni, รจ meglio tenere da parte i giudizi, cosรฌ da evitare supposizioni o esperienze e non creare pregiudizi. Dobbiamo assicurarci di fare domande e ascoltare veramente ciรฒ che l’utente dice.

Condurre interviste รจ un metodo utile per connettersi con i clienti. Prima dell’intervista, รจ produttivo individuare i temi e le domande che si vuole mettere in evidenza nelle conversazioni. Questo assicura di rimanere in tema e di entrare nel vivo di ciรฒ che si vuole imparare da queste interviste e quali informazioni raccogliere.

 

Definire il problema

Una volta acquisita una conoscenza approfondita di come entrare in empatia con gli utenti e, quindi, una solida conoscenza delle persone per le quali stiamo progettando, si puรฒ iniziare a definire il problema e creare una soluzione human-centered. Durante questa parte del processo, รจ necessario sintetizzare tutte le intuizioni derivanti dalle interviste e dalle osservazioni. Una volta fatto, รจ possibile creare una chiara definizione del problema che aiuterร  a produrre una soluzione pertinente.

Questa fase riguarda l’analisi e la sintesi. Secondo l’IDF, l’analisiriguarda la demolizione di concetti e problemi complessi in costituenti piรน piccoli e piรน facili da comprendere“. Mentre la sintesicoinvolge creativamente mettendo insieme il puzzle per formare idee“.

Una volta completati questi due step รจ necessario creare una definizione del problema, da seguire in modo tale da andare sempre nella giusta direzione per il resto del progetto e non perdere il focus rispetto al problema iniziale.

 

Dal problema all’idea

La prima fase creativa ha inizio con il brainstorming ed ha l’obiettivo di generare potenziali soluzioni sulla base di tutta la ricerca e lโ€™attivitร  di sintesi svolta precedentemente. Sarร  essenziale mantenere un approccio sempre human-centered (in poche parole: non scordiamoci mai dell’utente!). La soluzione generata dovrร  riflettere la ricerca effettuata sullโ€™utente e i temi chiave emersi dalle informazioni raccolte nelle fasi precedenti.

Durante questo step, si dovranno creare quante piรน idee possibili. Piรน avanti, restringeremo l’analisi a poche idee selezionate. Questo momento รจ l’occasione migliore per pensare fuori dagli schemi ed dare un impatto creativo alla progettualitร . Questo sarร  un importante supporto alla produzione di soluzioni innovative, a cui potremmo non aver pensato in una prima analisi. La fase di ideazione permette di mettere in discussione le assunzioni tradizionali e di approfondire la conoscenza dell’utente e i suoi bisogni. Fare domande (io prediligo la tecnica della scatola dei perchรจ) continue e rivalutare le convinzioni comuni. Come scrive Don Norman, le domande โ€œstupideโ€ sono esattamente il modo giusto di acquisire la conoscenza necessaria per costruire un grande prodotto.

 

Prototipare velocemente

Dalla teoria alla pratica, portando le idee in vita. รˆ uno step che di solito piace e coinvolge, in quanto si comincerร  a progettare la soluzione potenziale che successivamente, ed eventualmente, verrร  testata con le persone. รˆ importante notare che in questa fase non stiamo ancora realizzando un prodotto finito. In questa fase, infatti, ci si focalizzerร  su una versione โ€œridottaโ€ del prodotto, detta anche MVP (Minimum Viable Product). IDF definisce cosรฌ lโ€™uso dei prototipi, โ€œI prototipi sono costruiti in modo tale che i designer possano pensare alle loro soluzioni in maniera diversa (con prodotti tangibili piรน che idee astratte), cosรฌ come possano fallire in maniera rapida ed economica, in modo tale che che meno tempo e denaro siano investiti in unโ€™idea che poi si riveli essere non buona.โ€

Il punto chiave รจ che in questa fase si puรฒ “fallire” velocemente e con un impatto economicamente minore. Prima di investire troppo tempo e risorse in un prodotto, raccogliere feedback dagli utenti mediante lโ€™utilizzo di un โ€œprototipoโ€ รจ sicuramente piรน efficace , riduce l’impatto dell’errore, permette di ridefinire un percorso senza dover cestinare un eccesso di lavoro giร  fatto.

 

Testare la soluzione

Prendere questo step come unโ€™opportunitร  per ridefinire ogni problema, e per imparare di piรน , ed in modo agile, sull’utente finale in termini di sensazioni, pensiero e comportamento. La fase di testing ti consente di costruire una conoscenza piรน profonda del cliente, circa la sua interazione con il prodotto e quindi di migliorare la user experience.

Un punto cruciale รจ quello di raccogliere quanti piรน feedback possibili: osservare come le persone interagiscono con il prototipo e chiedere loro di pensare a voce alta durante l’utilizzo รจ il miglior modo di sollevare ulteriori domande ed approfondimenti progressivi.

La fase di testing puรฒ confermare le ipotesi o puรฒ essere il segnale che bisogna ricominciare il processo, ma non importa se il feedback รจ positivo o negativo: quello che รจ importante รจ tutta la conoscenza che si sta accumulando durante il processo.

 

Concludendo

Applicare il Design Thinking significa iterare e migliorare, muovendosi agilmente attraverso ogni step del processo. Questi 5 step non sono lineari, e potremmo trovarci a ripercorrere la stessa fase piรน volte prima di arrivare alla giusta soluzione (succede puntualmente, esperienza personale!). Pensate al processo come un framework generale, da utilizzare in progetti differenti e senza la necessitร  di vederlo come uno strumento rigido. Indipendentemente dal percorso utilizzato, implementare la metodologia di Design Thinking porterร  al miglioramento dell’esperienza utente e al tanto auspicato successo del progetto.

 

Il futuro del Retail passa da User Experience, Analytics e Intelligenza Artificiale

Le aspettative dei consumatori per servizi di qualitร  sempre piรน elevati e accessibili in modo semplice e veloce rappresentano la sfida piรน ardua per i retailer di oggi. Soprattutto se devono competere in un mercato globale dove realtร  come Amazon, Alibaba, eBay, o Google – solo per citarne alcune – stanno scardinando, attraverso la tecnologia, modelli e logiche che sembravano solide e consolidate.

Il paradigma 4.0, caratterizzato da interconnessione estesa, automazione, accesso ai dati, intelligence, si riflette ormai anche nel Retail diventando lโ€™ombrello sotto il quale far cadere anche il concetto di omnicanalitร  dove, paradossalmente, โ€œomniโ€ dovrebbe quasi significare unico. Come lโ€™esperienza dellโ€™utente, unica nella sua espressione di autenticitร  e personalizzazione, coerente nella sua accezione di connessa, integrata, โ€œunicaโ€ indipendentemente dal tipo di canale e dalla sua natura fisica o digitale.

Retail 4.0 e user experience: non lasciamo che siano โ€œparole al ventoโ€

Secondo gli analisti di Bloomberg, in particolare della divisione Bloomberg Intelligence, i โ€œdigital-native retailerโ€ continuano a rimanere i piรน competitivi rispetto ai commercianti di tipo tradizionale, anche di coloro che tutto sommato stanno investendo inย  tecnologie digitali innovative. Tuttavia, cโ€™รจ un aspetto importante che ritrovo nellโ€™analisi di Bloomberg: a quanto pare, chi non investe in innovazione tecnologica continua a cedere market share ai concorrentimentre chi prova ad apportare qualche cambiamento (anche portando un piccolo servizio digitale nello store fisico, come il catalogo sfogliabile da un tablet) ha qualche chance in piรน di resistere alla forza competitiva dei grandi retailer digitali.

Eppure, secondo il report dellโ€™Osservatorio Innovazione Digitale nel Retail del Politecnico di Milano, il processo di trasformazione del Retail italiano รจ ancora lento. Solo il 42% dei grandi retailer considera lโ€™innovazione un fattore chiave per competere oggi. Un dato che mi lascia decisamente perplesso, ancor di piรน se guardo la percentuale di spesa: quella per lโ€™innovazione digitale rappresenta solo il 20% degli investimenti complessivi di un retailer italiano.

Con questi numeri cโ€™รจ il rischio che il divario tra i top player digitali ed i commercianti del nostro paese si amplifichi ancor di piรน. E quando la forbice sarร  troppo ampia, le lamentele sullโ€™aggressivitร  dei vari Amazon e Google serviranno davvero a poco.

Il rovescio della medaglia, per fortuna lo si vede andando a guardare le tipologie di investimento. La maggior parte di chi investe in un percorso verso il Retail 4.0, seppur non ancora del tutto strutturato, lo fa in progetti di front-end che hanno come obiettivo il miglioramento della customer experience. Peccato solo che, ancora troppo spesso, siano focalizzati solo sul punto vendita, tralasciando quindi le logiche dellโ€™omnicanalitร  e lโ€™approccio Retail 4.0, i quali dovrebbero invece essere i veri motori di innovazione.

Intelligenza Artificiale ed intelligence sui dati (analytics avanzate) daranno una forte accelerata al Retail 4.0

Per capire cosa sta succedendo nel mondo Retail e su quali tecnologie si potrร  puntare per innescare il nuovo paradigma 4.0 tocca volgere lo sguardo, ancora una volta, verso gli Stati Uniti dโ€™America.

Walmart, una delle piรน grandi e famose catene di supermercati e negozi al dettaglio del pianeta, ha introdotto allโ€™interno di 50 dei suoi negozi (il numero ridotto รจ legato al solo fatto che, per ora, il progetto รจ in fase di sperimentazione) alcuni โ€œShelf Scanning Robotsโ€, robot che monitorano la situazione negli scaffali controllando scorte, esposizioni, comunicazione, prezzi richiamando lโ€™attenzione dei commessi solo se strettamente necessario (la gestione delle scorte per esempio puรฒ essere totalmente automatizzata e gestita dagli stessi robot collegati direttamente con il magazzino).

AmazonGo, ormai lo sapete tutti, รจ lโ€™esempio evidente della nuova frontiera del Digital Retail, un negozio che basa sulle tecnologie piรน innovative tutta lโ€™esperienza di acquisto in-store, compreso il check-out che avviene senza bisogno di passare dalle casse per il pagamento. Le persone che entrano nel negozio vengono monitorate attraverso sistemi di riconoscimento delle immagini e sensori che registrano il comportamento di acquisto (ed i beni immessi nel carrello). In uscita i clienti non pagano, ricevono la ricevuta della transazione di pagamento direttamente sul proprio account Amazon.

In questo secondo caso, la customer experience รจ evidente, lโ€™esperienza di acquisto รจ semplice, rapida, soddisfacente per lโ€™utente. Nel primo caso, trattandosi di un progetto di efficienza operativa, il nesso con la customer experience รจ piรน โ€œsottileโ€ ma cโ€™รจ: vi siete mai trovati in un negozio dove mancavano a scaffale dei prodotti e siete dovuti andare alla ricerca del personale di vendita per chiedere informazioni? Ecco, con i robot di Walmart questo non accade piรน.

Il mantra: user experience (ed engagement)

Quello che accomuna questi due esempi (sicuramente un poโ€™ estremi ma che servono a far capire che โ€œchi correโ€, investe in tecnologia ed innova vince nella gara competitiva globale) sono le tecnologie adottate: Intelligenza Artificiale(computer vision, riconoscimento immagini, sensori di movimento, ecc.) e Analytics (sofisticati sistemi di analisi e gestione intelligente dei dati).

Due delle tecnologie che piรน di altre rivoluzioneranno, ancora, il mondo del Retail offrendo, in particolare, gli strumenti necessari alla data monetization, ossia alla valorizzazione (in termini di business) dei servizi digitali erogati e della user experience offerta alle persone. Ecco alcuni esempi di come questo potrร  avvenire:

  1. personalizzazione degli storefront per ogni singolo cliente: lโ€™Intelligenza Artificiale consente, attraverso il riconoscimento facciale, di identificare le persone che entrano in uno store fisico; lโ€™analisi avanzata dei dati (per esempio lo storico degli acquisti o le conversazioni dellโ€™utente circa uno specifico brand sui digital media) permetterร  poi di adattare lโ€™esperienza di acquisto della persona, per esempio con display che erogano contenuti ad hoc pensati per โ€œquelโ€ cliente, servizi e prezzi personalizzati, riconoscimento di premi o promozioni particolari, ecc.
  2. individuazione delle preferenze di acquisto: gli assistenti virtuali (come Alexa di Amazon), inseriti in un negozio, possono aiutare i clienti con le scelte di acquisto suggerendo servizi o prodotti in base alle loro preferenze e bisogni (anche se non direttamente espressi in quel momento ma analizzabili attraverso gli analytics)
  3. riconoscimento e comprensione delle emozioni: attraverso lโ€™analisi delle espressioni facciali รจ possibile capire lo stato dโ€™animo di una persona; da qui, il passo per poter rendere unica e personalizzata la sua esperienza di acquisto non dovrebbe essere complessa;
  4. analisi real-time delle informazioni: in questo caso gli analytics e lโ€™Intelligenza Artificiale entrano in gioco โ€œdietro le quinteโ€ e poco importa se lโ€™esperienza di acquisto stia avvenendo in uno store fisico oppure online. Quel che conta รจ che lโ€™analisi in real-time dei dati e lโ€™apprendimento automatico (machine learning) diventano gli strumenti opportuni per creare in modo proattivo una esperienza utente unica e personalizzata, disegnata a seconda dello specifico contesto (dove si trova lโ€™utente, cosa sta facendo, che tipo di abitudini sta mostrando, che tipologia di servizi o prodotti sta consultando, ecc.).

A fare da fil rouge รจ sempre la user experience, anzi, volendo estendere il concetto ad un linguaggio di business, che renda bene lโ€™idea della possibile monetizzazione di questa esperienza, dovremmo parlare di user engagement. Un principio che va ben oltre le buzzword marketing ma che si puรฒ concretizzare in un vero e proprio framework metodologico di riferimento per i Retailer.

Questi gli elementi dello user engagement framework (cosรฌ come lo abbiamo sviluppato in Iquii):

  1. connect: comunicare, relazionarsi, connettersi con i propri utenti attraverso tutti i canali ed i device possibili;
  2. engage: far vivere a questi utenti unโ€™esperienza โ€œmemorabileโ€ (attraverso diversi strumenti e progetti) affinchรฉ gli rimanga un ricordo (del brand, del servizio, ecc.);
  3. analyze: analizzare i dati lungo tutta la filiera integrando i dati provenienti da tutti i canali che hanno consentito al brand/retailer di entrare in contatto, comunicare, stabilire un ingaggio/relazione con le persone per creare nuovi servizi, sviluppare campagne marketing ad hoc, fidelizzare i clienti, sviluppare nuove idee.

Questโ€™ultima fase รจ quella che porta alla monetizzazione vera e propria ma, senza le prime due, rischia di essere solo una grande scatola vuota.

Intelligenza Artificiale ed emozioni: il legame รจ nella user experience

Di recente mi รจ capitato di scrivere un articolo per Bancaforte, magazine dedicato al settore bancario, parlando di โ€œbanca emozionaleโ€ e di come lโ€™Intelligenza Artificiale (IA) possa rappresentare un grande volano di cambiamento per un business ormai piuttosto tradizionale.

Il riferimento alle emozioni non รจ casuale: quando ci sono di mezzo le persone รจ inevitabile che la componente emozionale abbia un peso ed un valore. Soprattutto oggi dove la soddisfazione per un bene acquistato o un servizio ricevuto si compone di molte variabili, molte delle quali soggettive ma il cui peso sullโ€™esperienza (user experience) vissuta (anche quando si tratta di chiedere un prestito in banca) รจ sempre piรน rilevante e determinante nelle scelte delle persone.

E non sono casuali nemmeno i risultati del nuovo Osservatorio del Politecnico di Milano dedicato allโ€™Intelligenza Artificiale che evidenziano come, in Italia (in linea con il resto del mondo), le applicazioni di IA piรน diffuse in questo momento siano quelle legate allโ€™Intelligent Data Processing e ai Virtual Assistant (in questo momento prevalentemente Chatbot).

Le emozioni che possono โ€œprovocareโ€ i dati

Nel primo caso si tratta di soluzioni che utilizzano algoritmi di Intelligenza Artificiale per recuperare informazioni e conoscenza utili ad avviare processi decisionali piรน rapidi, se non addirittura automatizzati. Mi rendo conto che sia difficile vederci qualcosa di emozionale in questo ma la componente emotiva non sta nella tecnologia in sรฉ quanto nel risultato che puรฒ produrre.

Facciamo un esempio concreto: io sono un utente decisamente digitale ma, molto spesso, amo visitare alcuni store fisici, soprattutto per la scelta di abbigliamento ed accessori sportivi. Ci sono alcuni brand che preferisco rispetto ad altri e che seguo attraverso differenti canali, anche tramite blog e social media, non solo per sapere le ultime novitร  di prodotto ma per scoprire atleti, eventi, attivitร , ecc. Se questi brand riuscissero a tracciare queste mie attivitร  ed interessi (con il mio consenso, ovviamente!) – sfruttando analisi avanzate di dati – riuscirebbero ad offrirmi servizi personalizzati che vanno ben oltre lโ€™accoglienza in store salutandomi per nome o proponendomi uno sconto extra il giorno del mio compleanno. Servizi personalizzati che, sulla base di algoritmi auto-apprendenti di machine learning, possono addirittura auto-costruirsi in funzione di analisi predittive per essere perfettamente in linea con le mie specifiche esigenze in un dato momento ed in uno specifico contesto.

Mi spingo oltre: ipotizziamo che abbia pianificato di correre la maratona di New York a novembre e che in quei giorni sia previsto maltempo sulla cittร . Uno dei brand piรน lungimiranti nellโ€™utilizzo dellโ€™Intelligent Data Processing potrebbe inviarmi un messaggio tramite app o con un semplice servizio di messaggistica istantanea dicendomi che le loro persone sono orgogliose del mio impegno e che tutto il loro team mi sarร  vicino. Per dimostrarmi questa vicinanza lโ€™azienda mi offre uno sconto particolare sullโ€™acquisto di un nuovo servizio o prodotto pensato apposta per i maratoneti per affrontare le intemperie, oppure mi farร  recapitare nel giro di poche ore un pacco con una coperta termica per riscaldarmi dopo la corsa sotto la pioggia, o ancora mi consegnerร  in albergo โ€œla cena del campioneโ€ tramite una partnership con qualche ristornate o servizio di consegne di ciboโ€ฆ

Sono solo esempi, naturalmente, che mi servono per far capire il legame tra Intelligenza Artificiale ed emozioni: lโ€™Intelligenza Artificiale aiuta ad incrociare grandissime quantitร  di dati e ad analizzarli in tempi rapidi formulando in modo automatico scenari possibili e suggerendo quindi ad un brand come โ€œconquistareโ€ Fabio Lalli; lโ€™emozione รจ quella che vivo io grazie alla user experience personalizzata che il brand ha deciso di costruire attorno a me (suggeritagli dallโ€™Intelligenza Artificiale che mi ha monitorato e analizzato incrociando i miei dati con โ€œnโ€ altre variabili).

Empatia anche con assistenti virtuali e chatbot

La componente emozionale risulta forse piรน evidente quando si parla di assistenti virtuali e chatbot, agenti software (oggi in realtร  disponibili anche con dispositivi hardware, pensiamo ad Alexa) in grado di interagire con le persone (e perchรฉ no, anche con un altro robot) per eseguire unโ€™azione o offrire un servizio.

In questo caso cโ€™รจ unโ€™altra componente dellโ€™Intelligenza Artificiale ad entrare in gioco, quella legata al Natural Language Processing (NLP), cioรจ lโ€™elaborazione, la comprensione e lโ€™utilizzo del linguaggio naturale; quella โ€œcosaโ€ che ci permette oggi di entrare in empatia con Siri, Alexa o Pepper.

Oggi forse siamo ancora un poโ€™ lontani dallโ€™entrare in sintonia e stabilire una connessione emotiva con un robot umanoide, ma chi di noi non si รจ arrabbiato con Siri o ha ringraziato educatamente Alexa (o viceversa!) per lโ€™assistenza ricevuta.

Al di lร  di queste considerazioni, da leggere piรน come โ€œesercizio di stileโ€ che non come scenario evolutivo tecnologico, ciรฒ che sta avvenendo con chatbot e assistenti virtuali รจ sintomatico di un cambiamento sociale profondo: le persone preferiscono chiedere assistenza ad un software perchรฉ piรน rapido, piรน preciso ed efficace di una persona e, sempre piรน, persino piรน educato di un essere umano.

Sto lanciando delle provocazioni, sia ben inteso. Non รจ mia intenzione sostenere che lโ€™Intelligenza Artificiale sia sostituibile allโ€™uomo; tuttavia, in un mondo dove le persone necessitano di attenzione e cura, perchรฉ si sentono protagoniste o semplicemente perchรฉ vogliono essere โ€œcoccolateโ€ o ricevere servizi personalizzati e puntuali, รจ proprio lโ€™Intelligenza Artificiale (ed una buona userย Experience ) che puรฒ aiutare i brand a dare delle risposte concrete in questa direzione.

User Experience: attenzione a non dimenticare mai la U

Persone disposte a pagare di piรน per servizi di aziende che le facciano sentire uniche e importanti e stanche di interagire con chi รจ focalizzato solo sul guadagno e trascura la User Experience prima e dopo un acquisto o lโ€™accesso a un servizio. Sembra uno slogan ma รจ ciรฒ che sta avvenendo a livello globale e molto spesso, anche quando ci si concentra sulla qualitร  del servizio, ci si dimentica di capire davvero cosa vuole lโ€™utente. Una leggerezza non piรน accettabile.

Che i consumatori sarebbero disposti a spendere di piรน verso aziende capaci di assicurare loro una User Experience unica e personalizzata non lo dico io, lo testimoniano i dati della ricerca Censuswide promossa da Ricoh; condotta su 3.600 consumatori europei, questo studio evidenzia che addirittura il 70% degli intervistati sostiene che le migliori aziende sono quelle che li trattano come singoli individui.

Secondo questa indagine il 57% dei consumatori sarebbe disposto a spendere di piรน con le aziende che lo fanno sentire unico e importante; e ancora, il 59% dei clienti crede che le imprese siano interessate solo al guadagno e non a offrire un buon livello di servizio, e solo il 50% dei consumatori pensa che le aziende siano maggiormente interessate alla User Experience prima che i clienti acquistino.

Insomma, sembra proprio che le aziende, anche quando adottano strategie di miglioramento dei servizi e pensino allโ€™Experience, troppo spesso si dimenticano della U, della persona a cui offriranno il servizio o il prodotto.

Non a caso, sempre dalla stessa ricerca, emerge che se si parla di User Experience, le aziende che in Europa soddisfano meglio le aspettative del cliente prima, durante e dopo lโ€™acquisto sono PayPal, Yamaha Motor e Amazon.com.

 

La migliore User Experience viene dai pagamenti digitali

Trovare PayPal e Amazon.com sul podio delle aziende piรน attente alla User Experience non deve stupire. Quello del pagamento รจ una fase importante nel processo di acquisto ma deve essere costruita con una vista complessiva sullโ€™utente e non puรฒ di certo rappresentare lโ€™anello debole. Una User Experience non soddisfacente nel momento della conclusione dellโ€™acquisto puรฒ avere ripercussioni su tutto il processo, cosรฌ come una User Experience inadatta nel pre e post vendita che puรฒ inibire ed interrompere lโ€™esperienza di acquisto o far cambiare idea allโ€™utente anche dopo aver concluso il pagamento.

Non รจ un caso se, negli ultimi anni, a conquistare importanti fette di un mercato tradizionale, fino a poco tempo fa solido e stabile, come quello finanziario e bancario siano state le startup FinTech: sono state capaci di introdurre la User Experience lungo tutto il processo di accesso, utilizzo e pagamento di un servizio.

Non stupisce, allo stesso modo, che siano i servizi e sistemi di Mobile Payment a godere in questo momento di un forte โ€œhypeโ€: gli utenti non vogliono piรน essere โ€œdistrattiโ€ dalla loro esperienza di acquisto (soprattutto se questa รจ ovviamente molto soddisfacente) e il pagamento non puรฒ โ€œcatapultarliโ€ in un mondo obsoleto che smorza gli entusiasmi.

Oggi le persone sono abituate ad avere lo smartphone sempre a portata di mano, anzi, diciamo pure โ€œsempre in manoโ€. Perchรฉ allora non pagare semplicemente con quellโ€™oggetto giร  disponibile e in uso?

E lo smartphone รจ solo uno dei โ€œnuovi oggetti di pagamentoโ€, seguono smartwatch e wearable device sui quali andranno sempre piรน sviluppandosi App e servizi digitali la cui complessitร  tecnologica รจ innegabile ma deve essere totalmente trasparente per lโ€™utente che vuole utilizzare questi servizi in modo naturale, semplice, immediato.

 

Le Banche non possono โ€œstare a guardareโ€

Se i pagamenti, soprattutto digitali e via mobile, non possono piรน essere decontestualizzati dallโ€™esperienza globale di acquisto, vien da sรฉ che attori tradizionali che fino ad oggi si sono fatti carico di gestire le transazioni (cioรจ banche e istituti finanziari) non possono stare a guardare e trascurare la User Experience nei propri servizi.

Una User Experience consistente e soddisfacente in tutti i โ€œpassaggiโ€ del processo di acquisto (da quando lโ€™utente si informa sui social media fino a quando paga lโ€™acquisto con il proprio smartwatch) richiede collaborazione tra piรน aziende (Retailer, Fintech, Service Provider, Web e Digital Company, banche tradizionali, ecc.) ma, soprattutto, integrazione e apertura dei sistemi tecnologici che, per garantire una User Experience coerente, devono interoperare rendendo fluido e semplice il โ€œpercorsoโ€ dellโ€™utente. Significa, in altre parole, costruire sistemi che abbiano tutti unโ€™unica vista, quella della U di User.

Si tratta di una strada ormai tracciata dove persino le normative offrono unโ€™importante spinta. La PSD2 (Payment Service Directive 2), infatti, apre anche nuove prospettive in termini di User Experience consentendo lโ€™ideazione e lโ€™attuazione di servizi sempre piรน personalizzati. Non a caso sono proprio i Retailer i piรน โ€œentusiastiโ€ rispetto alla normativa, cosรฌ come rivela unโ€™indagine di Accenture (svolta su circa 80 executive responsabili dei servizi di pagamento del mondo Retail e delle banche in tutta Europa).

Grazie alla PSD2, quasi un terzo dei Retailer coinvolti nello studio dice che sarร  in grado di collegarsi direttamente alle banche per acquisire le informazioni relative ai clienti e per gestire autonomamente disposizioni di pagamento. Una quota giร  rilevante destinata a crescere: secondo le stime di Accenture il 90% dei Retailer europei sarร  nella condizione di gestire disposizioni di pagamento giร  entro il 2019.

Di fatto, la PSD2 porta allโ€™apertura delle reti delle banche anche a terze parti che non operano nel settore bancario-finanziario (i cosiddetti Third Party Provider o TPP) dando quindi il via allo sviluppo di un nuovo ecosistema incentrato su un modello di Open Banking che ha nella User Experience uno dei capisaldi piรน importanti. Ai consumatori รจ infatti ormai โ€œpermessoโ€ di trasferire fondi, confrontare prodotti e gestire i propri conti anche al di fuori dei tradizionali ambienti bancari.

Una situazione che le banche possono affrontare in due modi: rimanendo a guardare e continuando a fare il loro โ€œmestiere tradizionaleโ€ (finchรฉ durerร ) oppure cogliendo questo momento di forte dicontinuitร  come unโ€™opportunitร  per rinnovare il proprio modello di business e di erogazione dei servizi.

 

User Experience fisica e digitale: non devโ€™esserci alcuna differenza (per lโ€™utente!)

Se quello dei pagamenti digitali e mobile รจ certamente un grande fattore di cambiamento per banche e Retailer, la focalizzazione sulla User Experience non deve essere oggetto solo e unicamente dei servizi digitali online. Ciรฒ che caratterizza e accomuna banche e punti vendita รจ lโ€™ambiente fisico che non perde certo di importanza rispetto ai servizi online ma che deve essere ripensato, anche in questo caso con una fortissima focalizzazione sulla U di User.

Aspetti che non possiamo trascurare perchรฉ a breve, dopo i Millenials, dovremo fare i conti con la nuova generazione, i Centellians, giovani nati tra la metร  degli anni Novanta e il 2010 per i quali connessione ad Internet,ย  tecnologie mobile e social media rappresentano โ€œbasi socialiโ€ senza alcuna distinzione tra vita fisica e vita digitale. Per questa generazione, lโ€™identitร  รจ unica e non cโ€™รจ distinzione tra esperienza digitale e fisica, devono avere lo stesso valore e qualitร . Stiamo parlando di una popolazione di circa 60 milioni di persone negli Stati Uniti e 2,6 miliardi a livello mondialeโ€ฆ numeri tuttโ€™altro che trascurabili, saranno loro i nostri prossimi โ€œclientiโ€.

IOT, SmartHome e User Experience: in che direzione stiamo andando

Immaginate un mondo dove tutto, nelle vostre vite, รจ connesso a Internet e agli altri, dallo smartphone al Pc fino alle luci di casa, allโ€™acqua, allโ€™automobile. Un mondo dove ogni cosa puรฒ essere controllata e pilotata da remoto con app e comandi vocali. Un mondo che รจ giร  realtร .

Dellโ€™Internet of Everything avevo giร  scritto qualche tempo fa ย sottolineando come lโ€™ingovernabilitร  del fenomeno (e lโ€™ingestibilitร  della miriade di dati che vengono generati quotidianamente) dipendesse dalla mancanza di visione e dallโ€™incapacitร  di riuscire ad approcciare il cambiamento traendone le giuste opportunitร  (sia da parte delle aziende ma anche da parte degli utenti consumer), focalizzandosi troppo spesso sulla tecnologia e dimenticando, invece, lโ€™elemento piรน importante: la user experience.

Sono passati tre anni e per fortuna le cose sono un poโ€™ cambiate. Oggi siamo nel pieno boom della Smart Home ed entro il prossimo decennio (anzi, probabilmente anche molto prima) gli oggetti intelligenti che avremo in casa saranno di uso comune, esattamente come avere uno smartphone in mano.

Secondo una recente ricerca di Intel entro il 2025 ci sarร  almeno un dispositivo intelligente in ogni casa. Scenario molto verosimile grazie anche alla messa a fuoco di alcuni grandi Big player come Google, Amazon ed Apple che stanno accelerando proprio sullโ€™IoT tendendo la mano in particolare agli utenti finali conquistandoli, as usual, con lโ€™esperienza emozionale.

Questi colossi stanno facendo il loro ingresso anche in Italia: il termostato Nest di Google รจ arrivato in Italia allโ€™inizio di questโ€™anno, Amazon Echo che integrerร  lโ€™assistente vocale Alexa in italiano arriverร  nei prossimi mesi, il recentissimo HomePod di Apple arriverร  a dicembre (ma in inglese, per lโ€™italiano si dovrร  attendere ancora un poโ€™). Parallelamente si svilupperanno una miriade di altri oggetti e progetti ma ciรฒ che hanno โ€œdi buonoโ€ le strategie di questi Over-The-Top รจ riuscire a creare quel clima di interesse e fiducia delle persone sul quale si fonda poi lโ€™intero mercato.

Tralasciando lโ€™analisi delle loro politiche aggressive, spesso molto discusse perchรฉ minano la libertร  dei โ€œgiochi concorrenzialiโ€, quello che mi interessa analizzare รจ il comune denominatore delle strategie di questi big, cioรจ la massima e quasi unica focalizzazione sullโ€™utente.

Nest รจ un termostato intelligente ma arriva in un mercato ormai saturo; come riuscirร  a conquistarsi i suoi spazi? Innanzitutto รจ un oggetto di design, cool (lo ha progettato lโ€™inventore dellโ€™iPod!), รจ in vetro e alluminio con un display touch luminoso e minuziosamente curato nei dettagli, puรฒ essere controllato e gestito via app (sia per iOS sia per Android)โ€ฆ ma la cosa in assoluto piรน importante รจ che nasce come oggetto realmente intelligente: dispone di un sistema di intelligenza artificiale che gli consente di adattarsi alle abitudini delle persone, cosรฌ non cโ€™รจ alcun bisogno di programmarlo perchรฉ si accenda alle 6 del mattino, capirร  da solo quando deve avviarsi per far trovare la casa alla giusta temperatura quando le persone si svegliano.

Ed รจ proprio da qui che parte la sua avanzata sul mercato, sta diventando lโ€™oggetto dei desideri come lo sono stati lโ€™iPhone e Netflix. E sappiamo bene fin dove si รจ spinto il loro successo!

Apple sta giocando la stessa partita con HomePod. Si posiziona sul mercato piรน tardi degli altri, come al solito, con un oggetto che costa quasi il triplo rispetto ai concorrenti Google Home e Amazon Echo, ma con un posizionamento ed una strategia che, ancora una volta, hanno lโ€™utente, la sua esperienza, le sue emozioni al centro. HomePod รจ un concentrato di sofisticate tecnologie completamente trasparenti ai consumatori che non solo regola in real-time e completamente in autonomia lโ€™ottimale diffusione della musica in una stanza (indipendentemente dalle sue caratteristiche e dalla sua ampiezza) ma integra Siri, Apple Music, Apple TV e puรฒ fungere da ripetitore HomeKit per pilotare con la propria voce le luci di casa, i termostati, le serrature e via dicendo (ovviamente anche tramite app via iPhone, iPad o Apple watch), nonchรฉ inviare messaggi, leggere news e via dicendo. Il tutto con una qualitร  del suono che lo colloca ben al di sopra dei concorrenti.

Quello degli assistenti vocali intelligenti in casa sarร  il vero grande punto di svolta dellโ€™IoT e della Smart Home perchรฉ oltre ad integrare avanzate tecnologie nella loro progettazione ci si รจ ricordati, a differenza dei predecessori della domotica, dellโ€™utente, della qualitร  e del valore della sua โ€œexperienceโ€. Un risultato che potrebbe sembrare banale ma non lo รจ affatto, la domotica รจ fallita perchรฉ troppo sofisticata sia per chi la utilizza sia per chi deve vendere ed installare certi sistemi. Quello che ci stanno insegnando gli Over-The-Top รจ che la sofisticatezza tecnologica (che non puรฒ mancare, sia chiaro!) deve essere โ€œmascherataโ€ agli utenti: a loro non interessa sapere cosa cโ€™รจ dentro un oggetto, un sistema, unโ€™appโ€ฆ a loro interessa sapere cosa puรฒ fare per loro! E questo vale tanto per le soluzioni consumer quanto per quelle business.

Lโ€™utente al centro dellโ€™esperienza dell’evento

Butto giรน una riflessione nata dopo la partecipazione ad un evento recentemente. In Italia.

Mi capita spesso, soprattutto in Italia appunto, che di ritorno da alcuni eventi ioย senta manifestare e condividere un alto livello insoddisfazione, un crescente livello di frustrazione derivante dal continuo malcontento e dellโ€™esperienza vissuta non ne rimane nulla se non solo il ricordo dellโ€™inefficienza organizzativa fatta di mal funzionamenti del wifi, poca disponibilitร  dโ€™informazioni, livello di contenuto dei relatori non adeguato al costo oย difficoltร  nellโ€™utilizzo dei servizi dellโ€™evento grazie alla poca organizzazione della logistica.

Ritengo che la pianificazione di un evento non puรฒ esser sottovaluta, gestita senza criterio o superficialmente, piรน che mai se si ambisce ad esser un evento di successo, proprio come avviene negli eventi allโ€™estero. Eโ€™ necessario che la “cultura dellโ€™evento” entri nel DNA degli organizzatori, cosรฌ come lo รจ giร  fuori dall’Italia, e lโ€™organizzazione non si limiti alla sola scelta del catering o alla location migliore.

Lโ€™errore che si sta continuando a fare (e che spesso ritrovo anche in manifestazioni importanti, manifestazioni pubbliche o di grandi aziende) รจ quello di costruire lโ€™evento intorno al brand, pensando che i partecipanti siano la parte finale dell’evento, dei meri spettatori a cui propinare un messaggio, un prodotto o un marchio.

E tutto questo si manifesta con una cattiva pianificazione dei processi, unย superficiale dimensionamento del wifi o della connettivitร , la mancanza di comunicazione fisica e una logistica poco idone (audio, sala, temperatura, copertura 3G).

Questo approccio non puรฒ piรน funzionare e gli utenti se ne stanno accorgendo.

Oggi un evento deve esser progettato con un mix di piรน fattori e scelte organizzative integrate fra loro in maniera organica e studiate in modo tale da rendere l’esperienza dellโ€™utente completa dalla prenotazione, alla fruizione dell’evento,ย per passare dal post evento fino al follow up.

Lโ€™utente di una manifestazione non รจ piรน un semplice partecipante, ma รจ (e deve esser) parte attiva in termini di amplificazione e costruzione del contenuto. L’utente รจ il motivo, primo, della riuscita dellโ€™evento.

E’ย fondamentale quindi focalizzare l’attenzione sull’utente, metterlo al centro dei processi di interazioneย e la sua esperienza fisica, nel contesto dell’evento, deve esser completamente integrata con quella digitale inย una naturale continuitร  informativa.

Lโ€™utente al centro dellโ€™esperienza dell’evento: ecco cosa fare per organizzare un evento oggi, che vuole ambire ad esser un riferimento.

Recentemente ho partecipato ad eventi internazionali, ed il livello come dicevo sopra รจ di gran lunga differente. Faccio l’esempio l’EMCWord di Las Vegas, al quale ho partecipato anche quest’anno per la seconda volta consecutiva, che ritengo forse uno dei migliori eventi ai quali abbia mai partecipato per livello di attenzione, dettaglio ed esperienza utente generata. Dalla qualitร  dei relatori, al livello di contenuto, alla modalitร  di interazione, alle tecnologie di prossimitร , alla connettivitร , all’organizzazione maniacale fino ad arrivare a gadget, interazione stand/utente, engagement, gamification e tanto altro. E non parliamo di un evento da poche persone, ma di un evento da circa 15K persone partecipanti in 5gg.

Sintetizzando quanto detto sopra e che, a mio avviso, un evento deveย necessariamente avereย oggi affinchรฉ possa raggiungere un livello di coinvolgimento alto e un risultato eccellente, i cinqueย concetti chiave sono:

  • produrreย contenuti rilevanti ed assicurarsi che il pubblico riceva informazioni di interesse e valore, indipendentemente dal brand
  • dare al pubblico il controllo delle informazioni ed una gestione / fruizione migliore del servizio attraverso l’utilizzo di tutti i canali informativi a disposizione evitando malfunzionamenti proprio nel momento della partecipazione all’evento
  • aumentare iย touch point, cheย grazie alle tecnologie mobile, di prossimitร  (pensate a NFC, RFid, QrCode, iBeacon)ย e di contatto (totem, wall interattivi, pavimenti, schermi, macchinette e distributori), possanoย abilitareย il pubblico all’interazioneย con il contenuto dell’evento permettendo cosรฌ di contribuire alla costruzione del contenuto e del valore, come vogliono, quando vogliono e in nelleย modalitร  che conoscono.
  • costruire una relazione con l’utente che inizi con la fase di registrazione, sia viva ed interattivaย durante l’evento e prosegua post evento con informazioni rilevanti, materiale e follow up.

Apparentemente sembra tutto molto semplice. Apparentemente.

Nei prossimi mesi (dal 25 al 28 settembre) supporterรฒ, in qualitร  di direttore tecnico/creativo, l’evento AppyDaysย a Todiย nelย quale cercherรฒ di capitalizzare l’esperienza fatta all’estero ed i concetti raccolti in questo post. Siete ovviamente invitati. Enjoy.

La mia esperienza con Apple

Leggevo una discussione interessante lanciata sul gruppo Linkedin di One Consulenza Evolutiva dal titolo Apple investe di meno ma cresce piรน della concorrenza nata dal post su Macynet. Aldilร  dell’analisi fatta nell’articolo, che รจ molto interessante e motivo di discussione, la cosa che mi ha stuzzicato รจ stata la domanda di Lorenzo Campese:

Quali sono secondo voi i punti forti della strategia di Apple? Cosa possono imparare le aziende italiane per il futuro?

Questa รจ stata la mia risposta che riporto per intero.

La discussione mi appassiona cosรฌ tanto che sono entrato in fibrillazione da voglia di scrivere di tutto di piรน, della mia esperienza con il mondo Apple, del mio acquisto dell’iPad e del fatto che oggi porto i gemelli al polso, bianchi con il Ctrl e l’alt…

Sono diventato un Apple Addicted da circa un anno e mezzo, quindi non sono un anziano utilizzatore, anzi mi ritengo ancora un novizio. Ho sempre pensato che i prodotti Mac in generale costassero troppo, e quindi per motivi banalmente economici, non ne avevo mai acquistato uno. La prima esperienza รจ stata l’acquisto un un iPod a Cupertino, nell’Apple store all’interno della sede della Apple. Non ho fatto fatto nulla, se non indicare il prodotto, e in 3 minuti netti (nemmeno su un ecommerce sarebbe cosรฌ veloce) avevo il prodotto in mano, con busta elegantissima e ricevuta tramite posta elettronica. Stupefacente.

Negli ultimi anni, la mia passione per le tecnologie e la curiositร  per tutto ciรฒ che รจ nuovo ed innovativo mi ha portato a pensare: “Cavolo, non ho mai provato un prodotto Apple. Come faccio a parlarne, se non ho mai provato?”. Ho cosรฌ comprato un iPhone. L’obiettivo era studiare, capire e sviluppare applicazioni, nulla di piรน. Qui รจ scattata la prima scintilla: la user experience dell’iphone รจ stata fantastica e dopo pochi minuti mi sono sentito a mio agio, senza leggere un manuale, senza che nessuno mi abbia spiegato nulla. L’iphone, lo accendi, lo usi e sei confidente. Questa cosa mi ha affascinato. Non era un problema estetico, e nemmeno tecnico, dopo tutto l’iphone รจ pieno di difetti (batteria, facilitร  di rottura…), ma la l’usabilitร  e l’assistenza clienti mi hanno stupito.

Ho allora pensato di acquistare successivamente un MacBook Pro, con la solita curiositร  e con la voglia di poter dire la mia “vediamo se l’iphone รจ un caso, o meno…

Ora, ma questo un giorno potrebbe cambiare per qualcosa di piรน nuovo e magari migliore, non posso pensare di cambiare da Apple. Anzi, ho comprato l’iPad e oggi dovrebbe arrivarmi. Fatta tutta questa premessa e sottolineato che in questo momento sono innamorato ma pronto a divorziare per qualcosa di migliore, posso dire che secondo me, quello che differenzia la Apple รจ riconducibile ad un solo fattore: l’attenzione per l’utente, attenzione, non il cliente, l’utente.

L’utente รจ al centro della progettazione, di tutti i dispositivi di apple dalla progettazione hardware (design, ergonomia) fino al software (stabilitร  usabilitร ). In questo caso il caso lampante รจ che la Apple (se pur superficialmente ormai vista la mole di applicazioni nell’appstore) si prende il tempo di verificare il software che viene sviluppato, cosa che non avviene negli altri store (esempio Market di Android).

L’utente รจ al centro della comunicazione di apple, dalla pubblicitร  semplice (pochi messaggi e facilmente intuibili anche per mia nonna che mi dice “Cavolo, ma con quel coso trovi proprio tutto eh!“) alla comunicazione tecnica (efficiente e puntuale).

L’utente รจ al centro della vendita e del post vendita dai centri Apple nei quali ti fanno formazione, assistenza e supporto e alle informazioni disponibili on line. L’assistenza per esempio per problemi รจ incredibile: prenoti l’appuntamento su Consierge (sistema di booking per gli appuntamenti, nel quale scegli anche l’ora, non solo il giorno) e hai un tecnico assegnato (nome e cognome) tutto per te, dedicato per tutto il tempo necessario.

L’utente รจ al centro delle scelte della Apple.

Non vorrei che qualcuno pensasse che questa รจ una marketta, ma รจ la sintesi di un anno di esperienza. Non so se avete letto il libro “Nella testa di Steve“, se non l’avete fatto, lo consiglio, รจ illuminante .

Apple ha una brand awarness molto forte indotta dal fatto che il cliente apprezza questo tipo di attenzione e ne parla bene. Questo รจ “l’investimento” con il roi piรน alto: il cliente.

Per quanto riguarda Google, non voglio scrivere un altra spataffia, ma condivido con Massimo che sia una delle imprese piรน innovative, ma c’รจ da tenere in considerazione che sono aziende con un DNA completamente diverso: una fa servizi, una fa prodotti. Una fa servizi gratuiti via web e che quindi raggiungono la massa velocemente (notare che i prodotti business non sono cosรฌ noti a tutti), l’altra fa prodotti estremamente costosi che piรน lentamente arrivano alla massa (ma ci sono arrivati). Siccome non mi faccio mancare niente di tecnologia, ho anche un Nexus One (il googlefonino) ma vi assicuro che, per quanto potente non ha nulla a che fare con l’esperienza dell’iphone.

Poi che dire, ho un blog dedicato a Google, utilizzo circa 26 servizi di google (dalla posta a molto altro…), come non posso amare questa azienda! ๐Ÿ™‚

Voi cosa ne pensate?