Oltre l’efficienza: l’AI generativa e la trasformazione del lavoro quotidiano

Ogni giorno che passa, vedo l’Intelligenza Artificiale generativa insinuarsi sempre più nelle attività professionali quotidiane. Non si tratta solo di aumentare l’efficienza, ma di ridefinire il modo in cui apprendiamo, progettiamo e prendiamo decisioni. Da imprenditore (e consulente negli ultimi anni su questi temi), ho imparato che l’AI non è una bacchetta magica calata dall’alto: è uno strumento potente da comprendere a fondo e da sfruttare in modo pragmatico.

Che l’adozione dell’AI generativa stia rivoluzionando il lavoro non c’è dubbio, ma dobbiamo sfatare alcuni miti e abbracciare un approccio sperimentale basato sui dati. La collaborazione tra uomo e macchina evolve, ed è importante capire quali impatti trasformativi attendono i modelli di business e le organizzazioni, dalla personalizzazione dei servizi ai nuovi ruoli professionali, fino al modo in cui una organizzazione rivedrà modello completamente i modelli organizzativi e l”integrazione di “competenze specifiche” agentive.

Nuovi modi di imparare, creare e decidere oltre l’efficienza

L’adozione dell’AI generativa sta già andando oltre il semplice risparmio di tempo: sta aprendo nuove modalità di apprendimento, di creatività progettuale e di decision-making informato. Qui di seguito, anche in vista di un workshop che ho settimana prossima, ho buttato giù alcuni esempi quotidiani di come questi strumenti stiano cambiando il nostro modo di lavorare:

  1. Apprendimento e ricerca dinamica: professionisti di ogni settore usano chatbot avanzati come fossero tutor personali o ricercatori instancabili. È possibile approfondire argomenti complessi dialogando con modelli tipo ChatGPT, Perplexity o Claude, che sintetizzano informazioni dal web e dai documenti. Se voglio capire per esempio un caso studio di business o le vicende di un personaggio citato in un talk ispirazionale, posso interrogarne l’AI integrata nella ricerca Internet e ottenere risposte contestuali e approfondite. Questo approccio interattivo all’apprendimento sta sostituendo molte ricerche tradizionali: si pone una domanda, si ottiene una spiegazione, poi si chiedono chiarimenti e dettagli aggiuntivi, in un ciclo rapido di domande-risposte. Immaginiamo un giovane manager che vuole approfondire tecniche di leadership situazionale: con un’AI generativa può esplorare concetti psicologici e consigli pratici in una conversazione, anziché leggere decine di articoli separati. Il sapere diventa più accessibile e personalizzato.

  2. Creatività e progettazione aumentata: designer, architetti, marketer innovativi sfruttano l’AI per generare bozze, schemi e prototipi in pochi istanti. Esistono modelli text-to-image come lo stesso ChatGpt, DALL-E o Midjourney o tanti altri che, fornito un concept, producono visualizzazioni e schizzi utili a ispirare il lavoro creativo. Un designer di prodotto chiede all’AI di immaginare varianti di un concept e ottenere in output immagini o diagrammi da affinare. Allo stesso modo, un team di innovazione può usare l’AI per brainstorming: generare idee di nuovi servizi o campagne marketing a partire da pochi spunti testuali. Questo non significa delegare del tutto la creatività alla macchina, ma ampliare la portata dell’ingegno umano: l’AI fornisce suggerimenti grezzi, l’esperto umano li seleziona e sviluppa quelli vincenti. Si abilitano così processi di progettazione iterativi più rapidi, dove l’umano e l’AI giocano di sponda per arrivare a soluzioni originali.

  3. Comunicazione e linguaggio assistito: nella scrittura professionale l’AI è divenuta, come era ovvio, un’alleata preziosa. Non tanto per scrivere testi interamente al posto nostro (il valore autentico di una voce umana resta fondamentale nel content marketing e nella comunicazione aziendale), bensì come “editor aumentato”. Strumenti come ChatGPT vengono usati per revisionare bozze, ridurre ambiguità e ottimizzare toni e stili. Un imprenditore può ad esempio farsi aiutare dall’AI a controllare se una mail importante risulta chiara e persuasiva, puntuale e priva di bias, chiedendo al modello di evidenziare possibili fraintendimenti o migliorare certe frasi. Allo stesso tempo, le AI generative eccellono nella traduzione contestuale: in azienda ormai si preferisce spesso dare in pasto un paragrafo all’AI chiedendo “come posso esprimere questo concetto in inglese in modo efficace?”, ottenendo traduzioni/adattamenti su misura, spesso migliori dei vecchi traduttori automatici. La capacità di comunicare migliora perché abbiamo un feedback istantaneo e intelligente su tutto ciò che scriviamo, in qualsiasi lingua.

  4. Automazione di task tecnici e ripetitivi: questo è uno dei punti sul tema della produttività che personalmente sto vedendo come enorme beneficio. L’AI generativa sta alleggerendo il carico di lavoro su molti compiti ripetibili o tecnici, permettendo di concentrarsi su attività più strategiche. Un esempio lampante è il coding assistito: sviluppatori software usano strumenti come GitHub Copilot o ChatGPT per generare porzioni di codice, debuggare errori o configurare ambienti, riducendo il tempo speso in ricerche su StackOverflow (non a caso il traffico su forum tradizionali sta calando, segno che molti preferiscono chiedere direttamente all’AI). Questo non elimina la figura del programmatore, ma la potenzia: problemi ostici – ad esempio risolvere un conflitto di dipendenze in un progetto – possono essere inquadrati dall’AI che propone soluzioni, mentre lo sviluppatore mantiene il controllo verificando e integrando il codice suggerito. Altre forme di automazione quotidiana includono la generazione di report, di gestione di dati attraverso strumenti misti di marketing automation ed ai, o ancora slide (per quanto personalmente sia un esteta delle slide fatte a mano): oggi un chiunque può chiedere a un’AI di riassumere dati di vendita in un briefing o persino di creare la bozza di una presentazione, svolgendo in minuti lavori preparatori che avrebbero richiesto ore. Queste automazioni selettive liberano tempo umano prezioso, trasformando l’approccio al lavoro: meno micro-attività manuali, più supervisione e creatività.

  5. Analisi e decision-making data-driven: altro tema che a mio avviso è anche troppo sottovalutato, con l’AI diventano più accessibili anche analisi complesse su dati e scenari decisionali. Strumenti di generative AI addestrati su dati numerici possono esplorare dataset, trovare trend e presentare risultati in linguaggio naturale. Un analista di mercato può interrogare un modello per confrontare le performance di diverse strategie, oppure un appassionato di finanza personale può farsi riassumere dall’AI i bilanci di un’azienda prima di decidere un investimento, o analizzare la distribuzione di un investimento o la riallocazione. Nel mio caso, ho usato più volte Claude (e altri strumenti) per confrontare benchmark, analizzare prodotti, confrontare titoli, o fare ricerche e confronti su tariffe, usando vari prompt iterativi. Certo, serve occhio critico – l’AI a volte commette imprecisioni – ma usata con attenzione diventa un assistente per prendere decisioni più informate e più rapidamente. Molte aziende stanno iniziando a comprenderne il potenziale impatto: integrazioni di AI nei fogli di calcolo e nei BI tools consentiranno sempre più a manager di porre domande in linguaggio naturale (“Quali prodotti hanno avuto la crescita più alta quest’anno e perché?”) ottenendo insight immediati, senza dover attendere lunghe analisi manuali dei data analyst.

Questi casi d’uso, per quanto semplici, dimostrano che l’AI generativa sta rimodellando le nostre abitudini professionali. Non è solo questione di fare più in fretta ciò che già facevamo: spesso permette di fare cose che prima non erano fattibili, o di approcciare i problemi da angolazioni completamente nuove.

Va anche sottolineato che esiste un intero ecosistema di strumenti a supporto di questi nuovi modi di lavorare. Oggi abbiamo AI specializzate per quasi ogni esigenza: modelli di linguaggio generali come ChatGPT di OpenAI (e le sue alternative come Claude di Anthropic, Gemini di Google, o gli assistenti integrati nei motori di ricerca) dominano nella generazione di testi e conoscenza generale .

Per la creatività visiva ci si rivolge a generatori di immagini come Midjourney, DALL-E, Stable Diffusion, o strumenti come Ideogram specializzati in grafica. Nel campo dello sviluppo software proliferano i copilota di programmazione, addestrati su repository di codice, pronti a suggerire soluzioni in ambienti come Visual Studio Code, Cursor e altri. Non manca l’offerta di soluzioni “on premise” per i più esperti: dalle librerie open-source (basate su modelli open come Llama 2) a piattaforme come Ollama che consentono di eseguire LLM locali con modelli distillati.

Non esiste AI per tutto, ma esistono AI per tutto: ma una cassetta degli attrezzi variegata. Un professionista lungimirante oggi combina strumenti diversi a seconda del caso, invece di cercare la soluzione magica universale. E non solo li combina ma li usa, nel modo e tempo corretto, senza innamoramento, passando allo strumento che successivamente darà la miglior resa. Insomma sperimenta.

Dal mito dell’AI “magica” ad un approccio pragmatico e sperimentale

Nonostante questi progressi tangibili, attorno all’Intelligenza Artificiale aleggia ancora una narrazione “magica” e sensazionalistica. Quante volte post di vario genere hanno titolato in modo strillato su AI quasi onniscienti destinate a rimpiazzare l’uomo in un baleno, oppure su catastrofi imminenti degne di fantascienza? Questo mito dell’AI come entità quasi mistica è alimentato sia da hype mediativo sia da timori irrazionali. Ma in qualità di innovatori e ricercatori attivi dobbiamo andare oltre il mito e guardare le cose come stanno: l’AI non è stregoneria, è tecnologia fallibile ma migliorabile.

Adottare un approccio pragmatico significa sporcarsi le mani con gli strumenti, provarli sul campo, misurarne i risultati. Invece di aspettarci miracoli da un algoritmo sconosciuto, dobbiamo capire come funziona, quali dati richiede, quali sono i suoi punti deboli. Chiunque si sia occupato di innovazione e tecnologia sa che ogni nuova tecnologia attraversa una fase di maturazione: l’AI generativa di oggi è potentissima rispetto a pochi anni fa, ma presenta ancora limitazioni (dall’invenzione di fatti inesatti, al bias se i dati di addestramento sono distorti, fino ai costi computazionali non trascurabili). Senza una comprensione concreta di questi aspetti, rischiamo sia di sovrastimare sia di sottostimare l’AI.

Un esempio pratico? Pensiamo all’analisi dati con l’AI citata prima: per arrivare a un risultato affidabile ho dovuto iterare più volte il prompting, ripulendo anomalie e verificando l’output step by step. Non è stato affatto un processo “premi il bottone e magia fatta”; al contrario, ha richiesto spirito sperimentale, capacità critica e adattamento continuo, quasi fosse un dialogo con un giovane analista da istruire e correggere. Questo rispecchia un principio chiave: la GenAI va guidata dall’intelligenza umana. Chi la dipinge come una black box infallibile commette un errore tanto quanto chi la liquida come gioco inutile.

Fortunatamente, iniziano a diffondersi dati e studi che smontano la narrazione magica per restituirci un quadro più realistico. Anthropic ha analizzato milioni di conversazioni utente per capire in quali ambiti la gente utilizza davvero l’AI. Ne è emerso che l’uso effettivo dell’AI si concentra su compiti molto “terra-terra”, con una forte prevalenza di attività come programmazione e scrittura (insieme quasi la metà degli utilizzi ). Altro che scenari fantascientifici… le persone sfruttano l’AI dove serve concretamente, oggi, nel risolvere problemi quotidiani di lavoro. Inoltre, dallo stesso studio arriva un dato a mio avviso illuminante: nel 57% dei casi l’AI è usata per collaborare a un’attività umana, mentre solo nel 43% è delegata ad automatizzare un compito intero . Questo sfata l’illusione di massa di un’AI che lavora in autonomia totale: nella maggior parte degli scenari reali è un partner, non un sostituto completo.

Alla luce di questi elementi, il messaggio è chiaro: per abbracciare davvero l’AI occorre togliersi gli occhiali dell’illusione e adottare un approccio pratico, data-driven. Significa incoraggiare nelle aziende la sperimentazione controllata:

Piccoli progetti pilota per valutare l’impatto degli strumenti AI in specifiche aree, raccolta di metriche di performance, confronto dei risultati con i metodi tradizionali.

Solo così si costruisce una conoscenza solida su cosa funziona e cosa no. Per fare un parallelo, è come passare dall’alchimia alla chimica: meno incantesimi, più metodo scientifico.

Un imprenditore con background tecnico (e ne so qualcosa) sa bene che il valore di una tecnologia si misura sul campo. Se voglio introdurre un assistente AI nel servizio clienti, non mi fido di slide mirabolanti ma faccio un test su una piccola percentuale di chiamate, osservo come reagiscono i clienti, quantifico i tempi di risoluzione e la soddisfazione. Posso così iterare e migliorare il sistema, magari scoprendo che va bene per rispondere a FAQ semplici ma deve passare la mano a un umano per i casi complessi. Questo è un approccio sperimentale e iterativo, diametralmente opposto all’adozione “magica” dove ci si aspetta che la sola implementazione di un’AI porti risultati miracolosi.

Dobbiamo demistificare l’AI, credo sia fondamentale. Riconoscerne le capacità straordinarie ma anche i limiti attuali, e soprattutto capire che il fattore critico di successo risiede nell’uso che ne facciamo. L’AI non sostituisce la visione strategica, i dati solidi e la competenza umana – li amplifica, se usata con giudizio. Chi adotta questa mentalità pragmatica riuscirà a capitalizzare davvero sull’AI generativa, evitando sia le delusioni da aspettative irrealistiche sia il rischio di rimanere indietro ignorando una rivoluzione in atto.

Lavoro aumentato: collaborazione uomo-AI e competenze ibride

Uno degli aspetti più affascinanti ed intriganti dell’AI generativa e di questo momento storico è come sta ridefinendo il rapporto tra tecnologia e lavoro umano. Non stiamo assistendo a un semplice processo di sostituzione automatica, bensì alla nascita di un modello collaborativo uomo-macchina. Si parla spesso di augmented intelligence: l’intelligenza aumentata dove il risultato finale è dato dalla somma delle capacità umane e artificiali.

Abbiamo già visto che in oltre la metà dei casi d’uso l’AI affianca l’uomo anziché agire in autonomia . Questo si traduce in scenari quotidiani molto concreti. Un copywriter oggi lavora fianco a fianco con l’AI: lascia che il modello generi una prima bozza di testo o qualche idea creativa, poi interviene con il suo tocco umano per aggiustare tono, accuratezza e intuito narrativo. Il risultato finale è spesso migliore (e ottenuto più velocemente) di quello che avrebbe potuto fare l’AI da sola o il copywriter da solo. Allo stesso modo un medico radiologo può utilizzare un algoritmo di visione artificiale per evidenziare possibili anomalie in una lastra: l’AI segnala zone sospette, il medico le passa in rassegna una per una applicando la propria esperienza clinica prima di dare la diagnosi definitiva. Due teste – una silicea e una umana – lavorano meglio di una.

Questa collaborazione aumentata richiede però nuove competenze ibride. In passato, ciascun professionista si specializzava nel proprio dominio (il marketer nelle campagne, l’avvocato nei contratti, l’ingegnere nel progetto, etc.), interagendo con strumenti relativamente statici. Oggi invece diventa cruciale saper dialogare con l’AI, guidarla e controllarne i risultati. È la famosa abilità del prompting: formulare le richieste alla macchina nel modo giusto per ottenere output utili. Ma non solo. Servono capacità di valutazione critica dei risultati generati: il professionista deve saper individuare errori o incongruenze nell’output dell’AI (che spesso si presenta con tono sicuro anche quando sbaglia) e correggerli grazie alla propria expertise. In pratica la competenza tecnica si fonde con quella settoriale: nasce il marketer-prompt engineer, l’analista finanziario che padroneggia i modelli predittivi, l’avvocato che conosce i limiti dell’AI nel processing del linguaggio giuridico e la usa per le prime stesure.

Le competenze ibride stanno diventando così importanti che molte aziende le ricercano attivamente. In fase di assunzione già oggi si valuta non solo l’esperienza tradizionale, ma anche l’“AI aptitude” del candidato, ovvero la sua capacità di lavorare efficacemente con strumenti di intelligenza artificiale. In una ricerca Microsoft/LinkedIn, i manager hanno dichiarato che la padronanza dell’AI potrebbe presto pesare quanto gli anni di esperienza nel curriculum . È un cambiamento notevole nei criteri di selezione: chi ha intuito e familiarità nel farsi aiutare dall’AI parte avvantaggiato, perché potenzialmente più produttivo e adattabile alle nuove sfide.

D’altronde, stiamo vedendo emergere ruoli professionali prima impensabili proprio a cavallo tra competenze umane e AI. Il Prompt Engineer è l’esempio più citato, seppur a mio avviso non sarà una figura professionale ma una skill necessaria per molte professionalità (se non tutte) così come saper elaborare prompt e istruzioni per ottenere il meglio dai modelli generativi, soprattutto in contesti dove serve alta precisione. Ci sono poi il Model Trainer o AI Specialist, che all’interno di un’azienda si occupano di istruire i modelli sui dati proprietari e di definire come integrarli nei processi. Anche ruoli classici si stanno evolvendo: l’analista dati diventa AI data analyst quando lavora in tandem con algoritmi di Machine Learning; il designer UX inizia a considerare non solo l’esperienza utente tradizionale ma anche l’interazione uomo-AI; il responsabile del customer service diventa un orchestratore di team ibridi composti da operatori umani e chatbot AI.

È importante notare che l’automazione non avanza in blocco, ma in modo selettivo. I compiti ripetitivi e standardizzati sono i primi candidati a essere delegati interamente alle macchine (ad esempio la classificazione automatica di email, l’instradamento di chiamate, la verifica iniziale di dati). Altri compiti invece rimarranno saldamente in mano umana, magari supportati dall’AI: sono quelli che richiedono creatività, empatia, pensiero critico e contestualizzazione profonda. Questo equilibrio automazione vs intervento umano va calibrato con attenzione. Le aziende più avanti nel processo di ragionamento su questi temi oggi non cercano di rimpiazzare indiscriminatamente i lavoratori con l’AI, bensì di ridisegnare i flussi di lavoro in modo che ogni attività sia svolta dal “cervello” – biologico o artificiale – più adatto. Ne risulta una sorta di automazione aumentata: la macchina fa il grosso in alcuni step, l’uomo supervisiona e aggiunge valore in altri. Uno studio legale può utilizzare  l’AI per compilare una prima bozza di contratto standard raccogliendo clausole da template esistenti, e un avvocato controllerà ogni riga e adatterà le parti delicate alle specificità del cliente.

Per prepararsi a questo futuro del lavoro aumentato, investire nelle competenze ibride del personale è fondamentale. Formazione continua sull’AI per tutti i livelli (dai neolaureati ai dirigenti) è la parola d’ordine nelle organizzazioni vincenti. Non serve che tutti diventino data scientist, ma ciascuno deve essere messo in grado di capire le potenzialità e i limiti delle AI nel proprio ambito, e di collaborarci proficuamente. Chi lo fa godrà di un aumento di produttività significativo: non a caso, un recente Work Trend Index ha rilevato che ben 75% dei knowledge worker globali già utilizza strumenti di AI nel proprio lavoro , segno che chi ha queste skill non aspetta permessi ma abbraccia subito l’aiuto tecnologico.

Per gli altri c’è il rischio di rimanere tagliati fuori: “l’AI non ti rimpiazzerà, ma un professionista che usa l’AI potrebbe farlo” è diventato un mantra che suona ormai in ogni settore.

Business model e organizzazione: evoluzione sotto la spinta dell’AI

L’impatto dell’AI generativa non si ferma alle singole attività: investe la struttura stessa dei modelli di business e delle organizzazioni aziendali. Ci troviamo di fronte a cambiamenti che vanno dal modo in cui gestiamo la conoscenza interna, alle scelte strategiche sui prodotti e servizi, fino ai nuovi ruoli professionali e ai principi di governance da adottare. In sostanza, le aziende stanno ripensando se stesse per allinearsi al potenziale trasformativo dell’AI.

Dal knowledge management alla governance data-driven

Ogni impresa è, in fondo, una rete di conoscenze e processi decisionali. Oggi, grazie all’AI, stiamo assistendo a un salto di qualità nel knowledge management: la gestione e valorizzazione della conoscenza interna. Prima, informazioni preziose (documentazione, procedure, insight dai progetti) rischiavano di rimanere nascoste in qualche cartella o nelle teste di pochi esperti. Ora è possibile creare assistenti virtuali aziendali – basati su LLM addestrati sul corpus di documenti aziendali – che forniscono risposte immediate ai dipendenti. Immaginiamo un nuovo assunto che deve trovare rapidamente le linee guida di compliance aziendale: anziché cercare manualmente nel wiki interno, può chiedere in linguaggio naturale a un “AI collega” che in pochi secondi cita la policy corretta e magari suggerisce i passi da seguire. Questo porta a decisioni più veloci e informate, perché l’informazione giusta raggiunge la persona giusta al momento giusto. Strumenti come il recente NotebookLM di Google (per l’ambito individuale) mostrano la strada: possiamo interrogare i nostri documenti con la stessa naturalezza con cui cerchiamo su Google sul web, ma ottenendo risposte contestualizzate al patrimonio informativo interno.

Allo stesso tempo, l’AI sta cambiando il modo di prendere decisioni a livello strategico. Le aziende veramente data-driven iniziano a usare AI avanzate nei processi di business intelligence e analytics, integrandole con i classici dashboard. Invece di limitarsi a guardare grafici, i manager possono porre domande complesse all’AI (“Quali sono i trend emergenti nelle vendite dell’ultimo trimestre per area geografica e segmento di clientela?”) e ottenere analisi descrittive e predittive in tempo reale. Si passa da decisioni basate su intuito ed esperienza (pur preziosi) a decisioni supportate da una mole di dati prima ingestibile manualmente . La governance aziendale diventa quindi più scientifica: meno discussioni su opinioni, più confronto su evidenze fornite dall’analisi aumentata dei dati. L’AI può essere utilizzata per simulare scenari: prima di una scelta di investimento importante, un team dirigenziale può chiedere a modelli generativi di proiettare diversi scenari economico-finanziari sulla base di variabili di mercato, ottenendo così una “seconda opinione” da affiancare alle valutazioni degli analisti umani.

Tutto ciò richiede però una robusta governance dell’AI stessa. Integrando strumenti di AI generativa nei processi chiave, le aziende devono dotarsi di linee guida etiche e operative: come e dove è lecito usare l’AI (ad esempio vietando di darle in pasto dati sensibili non anonimizzati), come verificare la qualità delle risposte (sistemi di human-in-the-loop per validare output critici), come evitare bias e discriminazioni involontarie nei risultati. Molte organizzazioni stanno istituendo comitati o task force dedicati all’AI, coinvolgendo figure legali, esperti di dati, HR e IT, per assicurare un’adozione responsabile e strategica. In alcuni casi si è introdotto in organigramma il Chief AI Officer (CAIO), un ruolo dirigenziale dedicato proprio a massimizzare le opportunità dell’intelligenza artificiale e mitigarne i rischi. Gartner prevede che entro il 2025 oltre il 35% delle grandi imprese avrà un Chief AI Officer che riporta direttamente al CEO o al COO . Questo riflette la convinzione che l’AI sia ormai un asset talmente centrale da meritare una responsabilità di alto livello, al pari di quanto avvenuto in passato con il CIO per l’IT. Il CAIO definisce la strategia AI dell’azienda, coordina i progetti trasversali e garantisce che l’uso dei modelli generativi sia allineato agli obiettivi di business e ai valori etici aziendali.

Dalla personalizzazione dei servizi ai nuovi ruoli professionali

Un altro impatto dirompente dell’AI generativa è sulla personalizzazione su larga scala di prodotti e servizi. Nel marketing e nel customer care, ad esempio, l’AI consente di creare esperienze “tailor-made” per milioni di utenti contemporaneamente. Piattaforme e-commerce avanzate già utilizzano modelli generativi per dialogare con i clienti in modo unico: il messaggio promozionale che ricevo io non è più generico, ma è scritto e calibrato dall’AI sulla base delle mie interazioni e preferenze, diverso da quello che riceverà il mio vicino. Allo stesso modo, nel supporto clienti, i chatbot di nuova generazione sono in grado di riconoscere l’intento dell’utente e modulare la risposta di conseguenza, arrivando persino a variare tono e registro linguistico in base al profilo del cliente (più formale con un utente business, più colloquiale con un giovane consumatore). La personalizzazione massiva diventa realtà: un vero cambio di paradigma rispetto alla produzione di contenuti “one size fits all”. Pensiamo anche al settore media: con l’AI si possono generare articoli, raccomandazioni o persino video personalizzati per ciascun utente, mescolando informazioni in modi un tempo impraticabili manualmente. Questo apre modelli di business nuovi, dove il valore sta nella capacità di servire ogni cliente in modo unico tramite l’automazione intelligente, aumentando engagement e soddisfazione.

Parallelamente, l’organizzazione aziendale vede nascere nuovi ruoli e nuove strutture in risposta all’adozione massiccia di AI. Abbiamo citato il Chief AI Officer come figura apicale, ma le novità avvengono a tutti i livelli. Squadre multidisciplinari uniscono esperti di dominio con specialisti AI: ad esempio, team di progetto dove un data scientist lavora gomito a gomito con un responsabile di prodotto e un designer, assicurando che sin dall’ideazione di un nuovo servizio le funzionalità AI siano ben integrate e orientate all’utente. In alcune aziende pionieristiche compaiono laboratori interni di AI (AI lab), incubatori di idee dove piccoli gruppi sperimentano prototipi di soluzioni AI da poi trasferire alle unità operative.

Quanto ai profili professionali specifici, oltre al già menzionato Prompt Engineer, vediamo ruoli come il Data Curator (specialista nel curare e preparare i dati da dare in pasto ai modelli, assicurandone qualità e rappresentatività), l’AI Ethicist (consulente che valuta implicazioni etiche e di compliance nell’uso dell’AI), o il Trainer AI (figura tecnica che “allena” e ottimizza i modelli sulle esigenze dell’azienda, un po’ come un addestratore fa con un giovane talento grezzo). Persino i ruoli decisionali stanno cambiando pelle: alcune aziende parlano di Chief Decision Officer, Decision Engineer o Decision Designer – posizioni focalizzate su come si prendono decisioni data-driven e su come algoritmi e persone interagiscono in questi processi . Si tratta di evoluzioni dei classici CIO o Chief Data Officer, segno che l’attenzione si sta spostando dalla gestione dell’infrastruttura e dei dati alla gestione delle decisioni supportate dall’AI.

In molti si chiedono: tutti questi nuovi ruoli significano che i vecchi scompariranno? In parte, alcuni ruoli tradizionali potrebbero ridursi (pensiamo a mansioni amministrative di base, se automatizzate da sistemi AI). Ma storicamente, ogni ondata tecnologica ha portato più a trasformare i lavori che a eliminarli completamente. Le persone vengono riallocate su attività diverse, spesso più qualificanti. Ad esempio, con l’introduzione di chatbot avanzati, il classico operatore di call center può evolvere in supervisore di chatbot: monitora le conversazioni gestite dall’AI, interviene solo sui casi anomali o delicati, e contemporaneamente addestra il sistema segnalando dove ha sbagliato. Il suo lavoro diventa meno ripetitivo ma più orientato alla risoluzione creativa dei problemi fuori standard. Allo stesso modo, in produzione, un tecnico di linea può diventare un analista di manutenzione predittiva grazie ai modelli AI che prevedono i guasti: non si limita più a reagire ai problemi, ma previene i fermi macchina interpretando i segnali forniti dall’algoritmo.

Insomma, l’organizzazione che incorpora l’AI generativa tende a farsi più fluida e adattabile. Meno silos, più contaminazione di competenze; meno routine, più innovazione continua. Ciò comporta anche una sfida culturale: le persone in azienda vanno accompagnate nel cambiamento, rassicurandole che l’obiettivo non è rimpiazzarle ma farle crescere insieme alle nuove tecnologie. I ruoli di supervisione e strategia rimangono saldamente umani – le macchine, per quanto intelligenti, non prenderanno il posto di chi deve avere visione d’insieme, responsabilità etica e creatività imprenditoriale. Ma quei ruoli umani guideranno squadre in cui gli “assistenti AI” saranno parte integrante. Prepararsi a questo significa ridefinire organigrammi, percorsi di carriera e modelli di leadership.

Verso il futuro del lavoro e della leadership nell’era dell’AI

Guardando avanti, appare evidente che l’intelligenza artificiale diventerà pervasiva in ogni attività lavorativa, così come l’elettricità o Internet. Il futuro del lavoro non sarà una contrapposizione uomo vs macchina, ma un intreccio virtuoso di capacità umane aumentate da quelle delle macchine. In questo scenario in rapida evoluzione, anche la leadership deve fare un salto di qualità.

I leader d’azienda oggi sono chiamati a un duplice compito: da un lato ispirare una visione coraggiosa su come l’AI può trasformare il proprio settore, dall’altro mantenere i piedi per terra, guidando l’adozione con consapevolezza e responsabilità. Non basta annunciare “metteremo l’AI ovunque”; occorre delineare come e perché, quali benefici concreti ci si attende e come prepararvisi. Le organizzazioni di successo saranno quelle i cui leader sapranno creare una cultura in cui sperimentazione e apprendimento continuo siano incoraggiati. L’AI è un terreno nuovo per tutti – anche gli esperti sbagliano previsioni – quindi la qualità più importante sarà la capacità di adattamento. Bisogna essere pronti a iniziare progetti pilota, apprendere dai risultati (positivi o negativi), correggere la rotta rapidamente e scalare ciò che funziona. In altre parole, leadership agile e data-driven.

Un altro aspetto cruciale è la fiducia. I dipendenti devono potersi fidare dell’AI che usano, e questo nasce dalla fiducia nei leader che l’hanno introdotta. La trasparenza è fondamentale: spiegare al team con chiarezza quali decisioni verranno supportate dall’AI, come funziona (nei limiti del possibile) un certo algoritmo implementato, quali dati utilizza e con quali limiti. Così come vanno condivisi i risultati ottenuti: ad esempio, se l’AI nel customer service ha ridotto i tempi di risposta del 30% migliorando la soddisfazione del cliente, questo successo va comunicato internamente, per far capire perché ne è valsa la pena e stimolare altre unità aziendali ad abbracciare strumenti simili. Celebrando i casi d’uso virtuosi si crea un effetto moltiplicatore e si combatte la resistenza al cambiamento.

Non dimentichiamo poi che i leader stessi devono aggiornare le proprie competenze. Un dirigente nel 2025 non può più permettersi di essere del tutto estraneo ai concetti di AI: senza diventare tecnico, deve però conoscere le basi (cosa può o non può fare un LLM, cos’è il machine learning e come si “allena” un modello, quali sono i rischi di bias, ecc.). Solo così potrà dialogare proficuamente con i propri esperti e prendere decisioni informate. In molti consigli di amministrazione si inizia a discutere di alfabetizzazione AI per il top management, talvolta inserendo nei board advisor con esperienza specifica nel campo. Questo è segno di maturità: governare la trasformazione richiede competenza diffusa ai vertici, non basta delegare tutto ai tecnologi. La trasformazione digitale in cui l’AI gioca un ruolo chiave è innanzitutto trasformazione culturale.

Uno sguardo al futuro del lavoro ci suggerisce scenari insieme stimolanti e impegnativi. Potremmo avere orari e modalità di lavoro più flessibili grazie all’automazione di molti compiti – se le macchine lavorano “instancabilmente” per noi, forse potremo dedicarci a orari ridotti o a focalizzarci su ciò che ci appassiona davvero. La creatività e l’intelligenza emotiva diventeranno abilità sempre più importanti man mano che l’AI toglierà peso alle mansioni ripetitive e analitiche: le aziende cercheranno persone capaci di pensare fuori dagli schemi, di costruire relazioni, di guidare il cambiamento. In un certo senso, l’AI ci costringerà a essere più umani, a eccellere proprio in quelle qualità che ci distinguono dalle macchine.

Nel breve termine, è probabile che vedremo nascere ruoli che oggi neppure immaginiamo, e modelli di business completamente nuovi abilitati dall’AI (così come lo smartphone ha creato tutta l’economia delle app, l’AI generativa potrebbe creare nuove industrie basate su servizi personalizzati on-demand, educazione immersiva, intrattenimento interattivo e così via). Chi saprà anticipare questi trend e sperimentare per primo godrà di un vantaggio competitivo enorme. Stiamo già notando che le aziende che adottano l’AI diffusamente riescono a gestire costi meglio, innovare prodotti più velocemente e offrire maggiore valore ai clienti, creando un divario rispetto a chi resta attendista . È la classica dinamica delle grandi rivoluzioni tecnologiche: first mover advantage per chi investe con visione e rischio calcolato.

Girando lo sguardo indietro, possiamo trarre conforto dal passato: ogni tecnologia dirompente inizialmente ha generato scetticismo o visioni distorte. La fotografia nell’800 veniva bollata come un “surrogato” senz’anima rispetto alla pittura; il telefono fu accolto dai professionisti del telegrafo come un giocattolo destinato a fallire; perfino Internet, negli anni ‘90, vedeva guru della tecnologia dubitare che il commercio elettronico potesse davvero decollare su larga scala. La storia insegna che tendiamo a sovrastimare l’impatto immediato di una nuova tecnologia, ma a sottovalutarne l’effetto a lungo termine. L’AI generativa oggi può avere difetti e limitazioni, ma il suo potenziale trasformativo è immenso e si dispiegherà negli anni a venire, probabilmente in modi che ora fatichiamo a immaginare.

La differenza la farà, come sempre, l’atteggiamento con cui affrontiamo il cambiamento. Rimanere alla finestra ad osservare può forse evitare errori nel breve periodo, ma preclude la crescita. Al contrario, chi sperimenta, impara e si adatta costruisce un vantaggio destinato a durare. Il futuro del lavoro e della leadership in epoca di AI non è scritto in modo predeterminato: il futuro non va solo osservato, va costruito attivamente. È un invito a imprenditori, manager e professionisti: rimbocchiamoci le maniche e guidiamo noi la rivoluzione aumentata dell’AI, trasformando la “magia” in realtà concreta, una decisione informata dopo l’altra.

Il lavoro di domani sarà ciò che noi decideremo di farne oggi, con coraggio, visione e responsabilità. E personalmente, non potrei immaginare un’epoca più entusiasmante per essere un innovatore.

Stingray: l’innovazione con l’Intelligenza Artificiale

Il modello “Stingray” del Board of Innovation è un nuovo framework per l’innovazione e il design che sfrutta l’intelligenza artificiale generativa (GenAI). Questo modello è stato creato in risposta all’emergere esplosivo dell’AI generativa, che ha portato a un progresso innovativo esponenziale.

Il Board of Innovation ritiene che il tradizionale modello “Double Diamond“, utilizzato per la risoluzione di problemi complessi e il design, stia diventando obsoleto a causa dell’evoluzione delle tecnologie e delle nuove metodologie di lavoro. Il modello Stingray mira a migliorare l’efficienza dei team di innovazione e ad aumentare la fiducia negli investimenti fornendo soluzioni pratiche e validate

Il modello Stingray è stato presentato in un webinar intitolato “Death of the Double Diamond and the new AI-powered Stingray model“, dove è stato spiegato come l’AI stia cambiando il modello Double Diamond in un modello Stingray, che consente di progredire ulteriormente nel percorso di validazione dei concetti in meno tempo. Il modello ha un impatto significativo sui processi di innovazione e design front-end, consentendo di ideare e validare concetti tenendo conto della fattibilità, sostenibilità e vitalità fin dall’inizio del processo.

Cos’è Stingray 

Il modello Stingray, sviluppato dalla Board of Innovation, rappresenta un nuovo approccio nell’ambito dell’innovazione, in risposta alle limitazioni del tradizionale modello Double Diamond. Stingray nasce dalla necessità di integrare l’intelligenza artificiale (IA) nei processi di design e innovazione, per affrontare problemi complessi e accelerare la generazione di idee.

A differenza del Double Diamond, che si concentra su fasi distinte di scoperta e definizione seguite da sviluppo e consegna, Stingray è strutturato in tre fasi principali: “Train”, “Develop” e “Iterate”. Questo modello mira a superare i pregiudizi umani e ad accelerare la validazione delle idee, enfatizzando la sperimentazione e l’utilizzo dell’IA come strumento centrale nel processo creativo.

Il modello Double Diamond: Pro e Contro

Il modello Double Diamond, per quasi due decenni, è stato un pilastro nei progetti di design e innovazione, offrendo un approccio strutturato basato sulla divergenza e convergenza per identificare problemi e soluzioni.

La sua forza risiede nella semplicità e nella struttura, che hanno guidato migliaia di individui e team globalmente, orientando investimenti miliardari. Tuttavia, l’emergere dell’innovazione guidata dall’intelligenza artificiale sta mettendo in discussione la sua rilevanza. Nato in un’epoca in cui i progetti erano limitati dalla quantità di Post-It su un muro e dalla capacità di elaborazione del cervello umano, il Double Diamond si appoggiava a strumenti come PowerPoint, Excel e Photoshop, lontani dalle potenzialità dell’odierna data science e GenAI.

In questo contesto, esperti come Koen Burghouts di PepsiCo riconoscono il possibile declino del modello. Se da un lato il Double Diamond ha avuto un impatto significativo nella strutturazione del pensiero innovativo, dall’altro lato, in un ambiente dominato dall’innovazione AI-driven, rischia di diventare obsoleto, non tenendo il passo con il ritmo esponenziale del progresso e le nuove esigenze di elaborazione e analisi dei dati.

3 Ragioni per cui il Double Diamond viene ritenuto “vecchio”

  1. Il problem solving complesso non è più solo una questione di pensiero umano. La gestione dell’interazione tra pensiero umano e intelligenza artificiale è cruciale. Invece di valutare per settimane poche soluzioni superficiali, ora possiamo considerarne dozzine immediatamente, prioritarizzandole rapidamente e approfondendo le più promettenti.
  2. Utilizzando il Double Diamond, i team possono impiegare settimane o mesi in ricerche di empatia, ottenendo soluzioni che soddisfano i bisogni dei clienti ma che spesso non sono finanziariamente sostenibili o tecnologicamente fattibili. Grazie a strumenti come la GenAI, possiamo sintetizzare rapidamente i bisogni dei consumatori, individuando concetti che siano non solo desiderabili, ma anche fattibili e sostenibili.
  3. I team spesso devono filtrare tante informazioni che possono cadere vittime dei propri pregiudizi. Si concentrano su utenti mainstream a discapito di quelli meno rappresentati a causa della complessità di considerare le esigenze di tutti. Tuttavia, i modelli di linguaggio come ChatGPT, pur avendo i loro bias, sono più facilmente ‘riaddestrabili’ rispetto agli esseri umani. Questo offre la possibilità di superare i pregiudizi umani e fornire soluzioni veramente inclusive per un ampio spettro della società.

Approccio e Modalità del Modello Stingray

Il modello Stingray si distingue per il suo approccio innovativo nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale per guidare il processo di design e innovazione.

La prima fase, “Train”, si concentra sull’addestramento dell’IA utilizzando dati e informazioni pertinenti, stabilendo così le fondamenta per le fasi successive. In “Develop”, le idee vengono sviluppate e raffinate con l’assistenza dell’IA, che fornisce insights e analisi avanzate. Infine, “Iterate” enfatizza l’importanza di testare e rivedere continuamente i progetti, utilizzando l’IA per ottimizzare e perfezionare ulteriormente le soluzioni. Questo ciclo iterativo di sviluppo e raffinamento mira a un’innovazione più rapida ed efficace, superando i limiti del modello Double Diamond che tende a essere più lineare e sequenziale.

Le Tre Fasi del Modello Stingray

Il modello Stingray, emergente nel panorama dell’innovazione e del design, si articola in tre fasi distinte: “Train”, “Develop” e “Iterate”. Ogni fase gioca un ruolo cruciale nel trasformare le idee innovative in soluzioni concrete, sfruttando il potenziale dell’intelligenza artificiale (IA). Ecco una panoramica dettagliata di ciascuna fase.

Fase 1: Train – Definizione degli Obiettivi e Raccolta Informazioni In questa fase iniziale, i team definiscono gli obiettivi del progetto e raccolgono le informazioni rilevanti per identificare le soluzioni. Queste possono includere dati proprietari sull’azienda, come le capacità produttive o informazioni pubbliche su tendenze di mercato e concorrenza. Una volta raccolti questi dati, vengono utilizzati per generare ipotesi prioritarie su problemi e tipologie di soluzioni, fornendo una guida iniziale per il proseguimento del progetto. Questa fase, che può durare da ore a giorni, non solo stabilisce un punto di partenza solido, ma consente anche iterazioni rapide e continue nel ridefinire gli obiettivi del progetto.

Fase 2: Develop – Esplorazione Esponenziale di Problemi e Soluzioni Nella fase “Develop”, il modello permette di generare un ampio spettro di ipotesi e soluzioni mirate, superando i limiti del pensare prima ai problemi e poi alle soluzioni. Questa fase può essere guidata interamente dall’IA o integrare workshop umani. L’output è un insieme categorizzato di soluzioni, che possono includere descrizioni iniziali di prodotti o servizi, con visualizzazioni o prototipi, e ipotesi iniziali sulla fattibilità e capacità di soddisfare i criteri di successo del progetto. Il punto chiave è l’utilizzo dell’IA non solo per ideare, ma anche per identificare cluster di soluzioni promettenti e gestibili.

Fase 3: Iterate – Validazione Iterativa delle Soluzioni Pratiche Con un ampio set di potenziali soluzioni, i team iniziano un processo iterativo di sperimentazione per restringere, de-rischio e focalizzarsi su un insieme più limitato di soluzioni. Queste saranno validate per desiderabilità, fattibilità, sostenibilità e viabilità. La produttività fornita dall’IA permette di esplorare tipi di iterazioni desiderate ma spesso limitate da budget o tempo nei metodi tradizionali. Le squadre possono impiegare metodi di design thinking e innovazione tradizionali, ma anche nuovi metodi come test sintetici, utilizzando IA per predire comportamenti dei consumatori o condurre interviste autonome con chatbot IA.

Il modello Stingray rappresenta quindi una rivoluzione nel mondo dell’innovazione, integrando l’IA per ottimizzare ogni fase del processo creativo, dalla definizione del problema allo sviluppo e alla validazione delle soluzioni.

Visione e Prospettiva del Modello Stingray

Il valore della proposizione del modello Stingray è esattamente nell’intersezione tra l’intelligenza artificiale e il design thinking. Mentre il modello Stingray sfrutta l’IA per anticipare e risolvere problemi complessi, è fondamentale il contributo del design thinking per definire obiettivi e ambiti di applicazione dell’IA.

Questa integrazione tra umano e macchina è il fulcro dell’innovazione futura. A mio avviso il potenziale di Stingray è nell’effetto catalizzatore del “pensare in modo più esteso e creativo”, abilitando un futuro dove i metodi di design sono arricchiti e potenziati dall’IA.

Confronto con Altri Framework

Il modello Stingray, confrontato con altri framework di innovazione, si distingue per l’integrazione dell’IA nel processo creativo. A differenza di metodi come il Lean Startup, incentrato sulla costruzione-misurazione-apprendimento, o l’Agile, che enfatizza iterazioni rapide, Stingray unisce queste dinamiche con l’analisi avanzata dell’IA.

Questo approccio offre una visione più ampia e dati-driven per il processo decisionale, ma potrebbe richiedere risorse e competenze tecniche maggiori.

Opportunità e Potenziale di Implementazione del Modello Stingray

Il modello Stingray apre nuove possibilità per l’integrazione dell’IA nel processo di innovazione. La sua capacità di accelerare la validazione delle idee e di esplorare soluzioni creative oltre i confini del pensiero umano tradizionale offre un potenziale significativo per le aziende che cercano di innovare rapidamente. La sua enfasi sulla iterazione e sul miglioramento continuo delle soluzioni, guidata dai dati, permette un adattamento agile alle mutevoli esigenze di mercato.

Le imprese possono sfruttare Stingray per sviluppare prodotti e servizi più in linea con le aspettative dei consumatori, anticipando le tendenze e rimanendo competitivi. Questa implementazione dell’IA nel design rappresenta una frontiera promettente nell’evoluzione dei processi di innovazione.

Impatto Etico e Sociale dell’IA

L’uso dell’IA nel modello Stingray solleva questioni etiche e sociali importanti. La gestione dei bias nell’IA è cruciale per garantire che i prodotti e i servizi siano equi e non discriminanti. Inoltre, la dipendenza dall’IA nel design potrebbe influenzare il mercato del lavoro, con potenziali ripercussioni sulle competenze richieste e sulla natura del lavoro creativo.

Tendenze Future

Il futuro del modello Stingray potrebbe vedere un’ulteriore integrazione di tecnologie emergenti, come l’apprendimento profondo e l’elaborazione del linguaggio naturale, per generare insights ancora più profondi e automatizzati. Questo potrebbe portare a un’innovazione ancora più rapida e personalizzata, ma anche ad una maggiore necessità di supervisione umana per garantire risultati pertinenti e responsabili.

Un punto di vista aggiuntivo (non richiesto)

Sebbene il modello Stingray offra un approccio sicuramente nuovo, va tenuto presente che come tutti i modelli basati su AI porta con se anche alcune sfide. La sua efficacia dipende fortemente dalla qualità dei dati utilizzati per l’addestramento dell’IA, e potrebbe non essere adatto a tutte le tipologie di progetti, specialmente quelli che richiedono un’intensa comprensione umana o un approccio artistico. La dipendenza dall’IA potrebbe anche limitare l’innovazione a ciò che è “prevedibile” dai dati, potenzialmente soffocando la creatività.

Per questo, come consiglio da sempre nel processo di adozione di qualsiasi (nuovo) modello, è necessario sempre valutare cosa prendere o meno, senza un approccio “talebano” e religioso: sono dell’idea che sono i modelli che vanno adattati all’azienda e non l’azienda che si adatta ad un modello, snaturando se stessa.

AI Generativa e le opportunità per le aziende

L’intelligenza artificiale (AI) sta vivendo una trasformazione radicale. Si è evoluta da un insieme di algoritmi isolati ad una forza potente e integrata, pronta a rivoluzionare il modo in cui le aziende operano. Questa evoluzione, guidata in particolare dall’ascesa dell’AI generativa, sta offrendo ai singoli, ma soprattutto alle aziende opportunità senza precedenti, ma presenta anche nuove sfide che richiedono attenzione e corretta interpretazione, oltre che azione (tempestiva, aggiungerei).

L’AI generativa sta aprendo la strada a una nuova ondata di innovazioni di modelli e processi, ampliando le possibilità di applicazione dell’AI in una serie di settori, dalla farmaceutica alla banca, dal retail allo sport. Modelli come GPT-4, Bard, sono capaci di generare contenuti unici e di alta qualità, che possono essere utilizzati in una serie di contesti aziendali, dal marketing allo sviluppo del prodotto, passando dal legal al finance. .

Malgrado le tante potenzialità e opportunità, l’avvento dell’AI generativa non è privo comunque di sfide e punti di critici da attenzionare. La sua velocità di sviluppo, il rischio di bias nascosti nei dati di addestramento e la necessità di nuove infrastrutture tecnologiche e competenze specializzate sono tutti fattori che le aziende devono necessariamente considerare nel loro viaggio verso l’adozione in generale di nuove tecnologie, ma anche e soprattutto nei confronti dell’AI generativa.

L’AI generativa offre senza dubbio alle aziende l’opportunità di rivedere e reinventare molti dei loro processi operativi ed impattare sui modelli di business, permettendo una maggiore automazione, efficienza e personalizzazione, e di conseguenza ottimizzazione di costi e potenzialità maggiori sui ricavi.

Riguardo ai nuovi modelli di business, come l’uso di AI per generare contenuti unici o per offrire servizi personalizzati su larga scala però c’è un punto che deve esser necessariamente considerato ossia rischi e sfide derivanti da un normativo in continua evoluzione, con nuove leggi e regolamentazioni che potrebbero influenzare l’uso dell’AI, e di conseguenza diritti di ownership sull’asset creato, tipologia di utilizzo e applicazione.

I CEO oggi di aziende che vogliono accelerare e non perdere quote di mercato, hanno un ruolo fondamentale nel guidare l’adozione dell’AI in primis, e anche dell’AI generativa nelle loro aziende. L’attenzione e le azioni che la direzione dell’azienda dovrà affrontare non dovranno esser solo orientate alle opportunità e le sfide presentate dall’A in termini infrastrutturali e tecnologici, ma anche (e soprattutto) di metodo, al fine di guidare i team attraverso il cambiamento organizzativo necessario,  per sfruttare al meglio questa nuova potenzialità.

Una della prime azioni che l’organizzazione dovrebbe affrontare è la creazione di un gruppo cross-funzionale di leader dell’azienda a cui affidare lo studio, l’identificazione e le priorità dei casi d’uso di maggior valore, al fine di garantire un’implementazione sicura e coordinata dell’AI nel contesto aziendale. Questo può anche includere la promozione di una cultura di apprendimento continuo e la sperimentazione (che troppo spesso le aziende tralasciano pensando sia una attività individuale e spontanea) in cui i dipendenti sono incoraggiati ad innovare i processi, le competenze, le metodologie e i prodotti che incorporano efficacemente questi strumenti.

Un altro aspetto cruciale è la creazione di un “faro”, ossia un progetto o un caso d’uso pilota che possa servire da esempio concreto, e che possa dimostrare il reale potenziale dell’AI generativa e l’impatto che questa adozione avrebbe su più larga scala, oltre ad aiutare a creare entusiasmo, sostegno e consenso all’interno dell’organizzazione.

Le aziende dovranno essere molto attente a bilanciare la creazione di valore con la corretta gestione del rischio. Se da una parte l’AI generativa può offrire enormi vantaggi, presenta nuovi rischi, come dicevo, come la possibilità di perpetuare i bias nascosti nei dati di addestramento o di “allucinare” informazioni non esistenti. Sarà necessario definire e stabilire principi e linee guida etiche per l’uso dell’AI, modelli di controllo e sviluppare una comprensione approfondita dei rischi presentati da ogni caso d’uso potenziale.

Costruire e mantenere un insieme equilibrato di alleanze esterne oltre che sviluppare le competenze interne può inoltre aiutare, in questo processo di adozione, le aziende ad accelerare l’implementazione dell’AI generativa. A vantaggio di un approccio ad ecosistema si permetterà di abilitare l’esperienza e le competenze di altri senza dover costruire tutte le applicazioni o i modelli di base da soli, creando un processo di maggiore facilità di aggiornamento progressivo e l’adozione delle più recenti tecnologia.

La fase di boost tecnologico e l’evoluzione dell’AI generativa che stiamo vivendo rappresenta una promessa enorme per le aziende, ed una offerta senza precedenti di nuove opportunità per l’innovazione, l’efficienza e la personalizzazione. Ma per realizzare questo potenziale, le aziende devono essere pronte a affrontare le sfide associate a questa nuova tecnologia, compreso il bisogno di nuove competenze, infrastrutture e approcci alla gestione del rischio, e di conseguenza investimenti. Con la giusta guida e strategia, tuttavia, le aziende potranno sfruttare questo potenziale per guidare la trasformazione e creare un vantaggio competitivo duraturo.

Generative AI & Roblox: tutti possono esser creators

Roblox, la piattaforma di gioco online con 58,8 milioni di utenti giornalieri, dopo l’annuncio dei dati del periodo, ora ha annunciato che utilizzerà l’AI generativa nella sua piattaforma.

L’obiettivo è quello di rivoluzionare la creazione dei contenuti sulla propria piattaforma grazie all’uso dell’Intelligenza Artificiale generativa. I creators di Roblox potranno utilizzare questi strumenti per rendere la creazione di contenuti più facile e veloce, nonché per integrare la creazione di 3D con la scrittura di codice.

L’obiettivo finale è quello di rendere ogni utente un creators, consentendo anche ai principianti di avere un punto di partenza valido e poter sviluppare la propria creatività senza limiti.

La piattaforma sta affrontando delle sfide tecniche uniche per generare contenuti interattivi in modo automatico e allo stesso tempo mantenere la sicurezza del servizio e dell’esperienza degli utenti ad alto livello viste le numerose critiche ricevute nell’ultimo anno.

Che l’AI potesse esser un acceleratore per il mondo del gaming lo avevo scritto in alcuni post.

Qui il comunicato ufficiale di Roblox https://blog.roblox.com/2023/02/generative-ai-roblox-vision-future-creation/

MidJourney | Prompt by me | FabioLalli_A_group_of_tech-savvy_robots_competing_in_a_futurist_2cc213c7-96a3-4509-bc4e-bdb28d7677a5

Gaming e la rivoluzione della Intelligenza Artificiale Generativa

Qualche giorno fa ho fatto un colloquio ad un game designer e la chiacchierata piacevole è andata avanti poi per circa un’oretta, su diversi temi, anche fuori dal perimetro del colloquio, entrando nella sfera di passioni e ragionamenti di mercato, nonché potenzialità dell’AI generativa nel mondo del gaming. La prima cosa che più mi è rimasta in mente di lui è la sua eccitazione e meraviglia legata alla potenzialità dell’AI, ma non tanto in generale, quanto rispetto alla sua competenza e alle potenzialità applicate al suo lavoro: non paura appunto, ma opportunità. Non timore di imparare, ma voglia di governare.

In sintesi i ragionamenti fatti si basavano su 4 punti:

  • Questo potere creativo è ora disponibile per chiunque possa imparare alcuni semplici strumenti.
  • Questi strumenti possono creare un numero infinito di variazioni in modo altamente iterativo.
  • Una volta addestrato, il processo è in tempo reale – i risultati sono disponibili quasi istantaneamente.
  • Non esiste una tecnologia così rivoluzionaria per i giochi dal 3D in tempo reale.

Allora, dove sta andando questa tecnologia? E come trasformerà il gioco? Innanzitutto, però, esaminiamo cos’è l’IA generativa?

Per capire a cosa siamo di fronte e come AI generativa può cambiare intere industrie e competenze, provo a fare un ragionamento sul mondo del gaming e come questo può beneficiarne (cosa che sta già facendo) prima di molte altre industrie.

Che cos’è l’AI generativa

L’AI generativa è una categoria del machine learning. L’intelligenza è in grado di creare contenuti originali in risposta ai suggerimenti dell’utente. Attualmente è particolarmente in voga la generazione di testo (ChatGPG) e di immagini (Stablediffusion, MidJourney, Dall-E). Seppur il T2I (Text to Image) ed il T2T (Text to Text) siano tra i più maturi in questo momento, è in corso un lavoro di sperimentazione praticamente in ogni dominio creativo, dall’animazione agli effetti sonori, alla musica, persino alla creazione di personaggi e avatar virtuali con personalità arricchite ed in grado di conversare. Tra le classificazioni che stanno emergendo tra i diversi sistemi AI generativi, ci sono:

  • Text to Image (T2I)
  • Text to Video (T2V)
  • Text to Audio (T2A)
  • Text to Text (T2T)
  • Text to Motion (T2M)
  • Image to Text (I2T)
  • Audio to Text (A2T)
  • Audio to Audio (A2A)
  • Brain to Text (B2T)
  • Text to Code (T2C)
  • Text to 3D (T23D)
  • Text to NFT (T2N)
  • …. Text-to-Everything!

L’intelligenza artificiale non è una novità, soprattutto oggi, e soprattutto nel mondo del gaming, ovviamente. Se tornassimo indietro nel tempo anche i primi giochi, come il Pong di Atari, avevano avversari controllati dal computer per sfidare il giocatore. Questi “nemici” virtuali, tuttavia, non erano animati da AI come la conosciamo oggi, ma erano semplicemente procedure scritte, a stati finiti in molti casi, realizzate dagli sviluppatori del gioco, che simulavano un avversario artificialmente intelligente, con comportamenti in linea generale standard ma soprattutto non potevano imparare progressivamente con il passare del tempo e delle partite.

Ciò che è diverso oggi, a distanza di anni, è sicuramente la quantità di potenza di elaborazione e calcolo disponibile, la scalabilità delle architetture e grazie a microprocessori più veloci e al cloud. Con questo “nuovo” potere, oggi è possibile costruire grandi reti neurali in grado di identificare modelli e rappresentazioni in domini altamente complessi.

AI a servizio del mercato, e del gaming

Siamo in un momento in cui di segnali che l’AI sia qui per rimanere e non per esser una tecnologia di passaggio ne abbiamo.

Negli ultimi anni la mole di pubblicazioni e ricerche sul tema dell’AI in generale è aumentata drasticamente e sempre più aziende hanno iniziato ad adottare piattaforme e soluzioni per introdurre processi e modelli basati su intelligenza artificiale all’interno dei propri business. Molte aziende inoltre hanno avviato progetti di R&S . Il risultato è un’esplosione di interesse e innovazione sul tema sicuramente crescente.

Nel mondo dell’intrattenimento, in particolare del gaming (una delle industrie più ampie e sviluppate a livello mondiale), l’interesse per l’AI è sicuramente in forte crescita e le motivazioni sono piuttosto facili da individuare ed evidenti. I giochi sono la forma di intrattenimento più complessa, in termini di numero assoluto di tipi di risorse coinvolte ( 2D art, 3D art, effetti sonori, musica, dialoghi, coding ecc. ). I giochi sono anche i più interattivi, con una forte enfasi sulle esperienze in tempo reale. Questa complessità progettuale legata ad una necessità di costante sviluppo ed evoluzione, crea una forte barriera all’ingresso per i nuovi produttori di giochi per via un costo elevato di produzione che diventa sempre più alto.

Per fare un esempio, il gioco Red Dead Redemption 2 è uno dei giochi più costosi mai prodotti, con un costo stimato di circa 500 milioni di dollari. È facilmente intuibile la motivazione se ci avete giocato: è uno dei mondi virtuali più belli e completamente realizzati, a mio avviso, di qualsiasi gioco sul mercato. Ci sono voluti quasi 8 anni di sviluppo, con oltre 1.000 personaggi attivi nel gioco ( ognuno con la propria personalità, caratterizzazione e doppiatore ), un mondo di quasi 30 miglia quadrate, più di 100 missioni suddivise in 6 capitoli e quasi 60 ore di musica create da oltre 100 musicisti. Giusto per dare una idea.

Ora, per dare l’idea di complessità, pensiamo invece a Microsoft Flight Simulator: più che un gioco una esperienza di volo completa che a confronto con il gioco di cui sopra non ha nulla a che vedere. E non intendo a livello di gioco, ma di dimensione progettuale. Microsoft Flight Simulator consente ai giocatori di volare in tutto il pianeta Terra. In che modo Microsoft può aver creato un gioco così mastodontico? Lasciando che una intelligenza artificiale lo facesse. Microsoft ha infatti collaborato con blackshark.ai, e ha addestrato un’AI a generare un mondo 3D fotorealistico, partendo dalle immagini satellitari 2D.

Ho fatto questo esempio per far dare  che sarebbe stato letteralmente impossibile costruire un gioco di queste dimensioni senza l’ausilio dell’AI, e senza pensare che questo modello di sviluppo non si è fermato alla prima produzione, ma sta continuando a sviluppare e migliorare ambientazioni nel tempo, sempre più dettagliate e sempre diverse.

Se oggi quindi vediamo l’intelligenza artificiale generativa come un gioco passatempo da cui estrapolare sfondi, volti, ambientazioni e immagini per le prossime slide, di fatto ci stiamo limitando a vedere la punta di un iceberg e non quello che sta emergendo veramente: avremo modello AI generativi per ogni risorsa specifica, e nel caso dei giochi, modelli per la produzione di singole parti di gioco, meccaniche e dettagli.

Finora i generatori di immagini 2D come Stable Diffusion o MidJourney hanno catturato la maggior parte dell’attenzione sul tema dell’AI generativa per via della loro natura semplicità e per la qualità delle immagini che possono esser generate. Ma già adesso sono presenti sul mercato modelli di intelligenza artificiale generativa praticamente per tutte le risorse coinvolte nella produzione di un gioco, dai modelli 3D, alle animazioni dei personaggi, ai dialoghi e alla musica.

L’effetto collaterale del valore dei contenuti a mio avviso calerà drasticamente, andando effettivamente a zero in alcuni casi. Ma non deve esser una preoccupazione:

Chris Anderson disse: “ Ogni abbondanza crea una nuova scarsità”.

Leggendo post, articoli e annunci di sviluppatori e società di sviluppo di giochi che stanno sperimentando l’integrazione dell’AI generativa nei loro piani di produzione, il più grande impatto rilevato è senza dubbio la drammatica riduzione di tempo ed i costi di sviluppo, passando da stime di creazione di concept art di una singola immagine da settimane a qualche ora.

Per essere chiari, visto che di questo ne ho letto più volte in questi giorni, gli artisti, i creator ed i copywriter non rischiano di essere sostituiti dall’AI (come ho già detto in un post qualche giorno fa) ma sicuramente dovranno adeguare le loro competenze e non lavorare più da soli: d’ora in avanti la produzione di contenuti potrà esser impostata in termini di direzione creativa iniziale e quindi esser consegnata all’esecuzione tecnica a un’intelligenza artificiale.

Siamo ancora agli inizi di questa rivoluzione e molte pratiche, metodi e approcci dovranno ancora essere perfezionati, ma abbiamo una rivoluzione davanti agli occhi. C’è un’enorme quantità di lavoro da fare quando scopriamo come sfruttare questa nuova tecnologia per i giochi, e saranno generate enormi opportunità per le aziende che si spostano rapidamente in questo nuovo spazio.

Cosa aspettarci dal 2023?

Nel 2022, abbiamo assistito a un’esplosione del text-to-2D, poiché Dall-E, MidJourney e Stable Diffusion come ho detto hanno ottenuto risultati straordinari. Il text-to-3D, l’audio, il video e altro ancora sono stati esplorati dai ricercatori, ma nel 2023 ci si può aspettare di vedere applicazioni pratiche di modelli generativi che permeteranno la creazione di tutti i tipi di nuovi media.

Si prevede che i modelli multimodali, che combinano diverse modalità come la parola, l’audio, l’immagine e il testo, diventeranno sempre più popolari, guadagnando importanza come strumenti per creare un’interazione unica tra diverse modalità di input, permettendo una profonda comprensione ed una evoluzione maggiore nella produzione di contenuti.

Con l’avvento inoltre di queste nuove potenzialità, è probabile che vedremo nascere nuovi modelli di gioco focalizzati e potenziati dall’utilizzo e la  combinazione della potenza dei modelli generativi: avremo giochi in grado di creare esperienze personalizzate, sbloccando la possibilità di giochi in grado di forkare, ed nel quale una singola versione può essere personalizzata in milioni di versioni diverse, con costi di sviluppo bassi e alto valore di replay.

Questo nuovo genere aumenterà l’engagement degli utenti con narrazioni altamente uniche e personalizzate. Gli sviluppatori di giochi potranno esplorare un nuovo paradigma di storytelling e giochi basati su narrazioni ad infinite possibilità di esplorazione e gameplay.

Inoltre, l’IA generativa permetterà agli sviluppatori principianti di giochi di costruire le proprie esperienze giocabili senza alcuna esperienza di codifica. I linguaggi di programmazione basati sull’immagine e gli editori semplici drag-and-drop, il no-code/low-code in generale, permetterà alle persone di creare e condividere rapidamente i loro progetti generativi con pochi clic.

L’Era della Creatività Artificiale

L’intelligenza artificiale sta conquistando il mondo (almeno così sembra dall’hype delle ultime settimane e forse lo stava già iniziando a fare prima di questa wave).

Siamo stati travolti da strumenti di AI generativa come #ChatGPT#Midjourney#stablediffusion#Lensa o #DALL•E, ma questo a mio avviso è solo l’inizio di un processo di adozione molto più ampio e che vedrà nel 2023 nuove progettualità fortemente orientate all’integrazione di sistemi di AI in diversi processi di business.

L’avvento di questi strumenti di AI pone oggi la seguente – frequente – domanda: cosa significa essere un creativo nell’età della creatività artificiale?

La creatività artificiale è un nuovo spazio sottile tra macchina e uomo, tra produttività e creatività, che influenzerà la vita di miliardi di lavoratori nei prossimi anni. Alcuni lavori verranno sostituiti, altri verranno potenziati e molti altri verranno reinventati in modo irriconoscibile.

Più tardi pubblico un approfondimento perché questa chart mi ha stimolato una enorme riflessione (che sto scrivendo). Intanto vi condivido questo landscape interessante.

🔥 C’è di più… molto, molto di più in arrivo!

Se ti interessano questi temi (e vuoi esser aggiornato su prossimi contenuti) ne scrivo qui Fabio Lalli e sul gruppo Telegram #MTVRS qui https://t.me/mtvrs_it

DRAMATRON: Intelligenza Artificiale Generativa a supporto (ed evoluzione) di mestieri e professioni

Dramatron è un sistema che utilizza modelli di linguaggio AI a supporto per gli autori nel processo di co-scrittura delle sceneggiature: utilizza la generazione gerarchica di storie, progressive, per coerenza tra i testi generati.

A partire da una sequenza di comandi e informazioni strutturate, Dramatron genera descrizioni dei personaggi, punti della trama, descrizioni delle posizioni, del contesto e dialoghi.

Queste generazioni forniscono agli autori materiale da completare, modificare o riscrivere.

Dramatron è concepito come uno strumento di scrittura e come fonte di ispirazione ed esplorazione per scrittori, e non come strumento di sostituzione integrale della scrittura.

Qui il progetto della Cornell University https://arxiv.org/abs/2209.14958

Qui l’accesso al Github https://deepmind.github.io/dramatron/index.html

Qui il paper completo in PDF dello studio e implementazione https://tinyurl.com/Dramatron-AI-per-scenografie

E se questo articolo lo avesse scritto una AI?

Sono giorni che girano su Web screenshot di più strani dialoghi fatti tra personaggi storici e attuali, tra cartoni ed altro, completamente generati da sistemi di AI in grado di scrivere testi, interpretare testi e creare immagini o dare vita piccoli spezzoni di video. Di piattaforme di Intelligenza Artificiale generativa ne stanno nascendo parecchie e tra le più note di cui si parla c’è sicuramente MidJourney per le immagini, RunWay per video e OpenAI ChatGPT per i testi. Ieri dopo la richiesta di un cliente di fargli vedere come funzionassero, ho usato ChatGPT scrivendo:

Scrivi un articolo che parla di Intelligenza Artificiale generativa, applicata a video, immagini e testi. Inizia l’articolo con la domanda “E se questo articolo lo avesse scritto una AI?”

In meno di un paio di secondi ChatGPT mi ha risposto nel modo che segue:

E se questo articolo lo avesse scritto una AI? L’Intelligenza Artificiale generativa sta diventando sempre più avanzata e capace di creare contenuti come video, immagini e testi che possono essere difficili da distinguere da quelli creati da esseri umani.

L’Intelligenza Artificiale generativa può essere utilizzata in molti campi, dall’arte alla pubblicità, passando per la scrittura di testi tecnici o scientifici. Ad esempio, un’AI può essere addestrata su una vasta gamma di immagini per creare nuove immagini che sembrano realistiche, oppure può essere addestrata su un corpus di testi per scrivere articoli che hanno lo stile e il tono di un essere umano.

L’Intelligenza Artificiale generativa può anche essere utilizzata per creare video che sembrano girati da una telecamera, con personaggi che parlano e si muovono in modo realistico. Inoltre, può essere utilizzata per generare trascrizioni accurate di audio o video, o per creare sottotitoli per i contenuti audio o video.

L’Intelligenza Artificiale generativa sta facendo passi da gigante nella creazione di contenuti realistici e credibili, e il suo utilizzo sta diventando sempre più diffuso nel mondo dei media e della comunicazione. Tuttavia, ci sono anche preoccupazioni per quanto riguarda la possibilità che queste tecnologie vengano utilizzate per diffondere false informazioni o ingannare gli utenti.

In ogni caso, l’Intelligenza Artificiale generativa rappresenta un importante passo avanti nella creazione di contenuti realistici e convincenti, e sarà interessante vedere come evolverà e come verrà utilizzata in futuro.

Ho rifatto la stessa domanda per dimostrare che non fosse una risposta a “stato finito” e questa è la seconda generazione.

E se questo articolo lo avesse scritto una AI? Negli ultimi anni, l’Intelligenza Artificiale generativa sta diventando sempre più avanzata e sta trovando applicazioni in diversi campi, come la creazione di video, immagini e testi.

L’Intelligenza Artificiale generativa è un tipo di IA che è in grado di creare contenuti originali, utilizzando modelli di apprendimento automatico per analizzare dati esistenti e generare nuovi contenuti che rispettano determinate specifiche. Ad esempio, una IA generativa può essere utilizzata per creare video di alta qualità a partire da un set di immagini o per generare testi che rispettano determinati criteri, come un certo stile o un determinato argomento.

L’applicazione dell’Intelligenza Artificiale generativa ai video può offrire numerosi vantaggi rispetto ai metodi tradizionali di produzione. Ad esempio, una IA generativa può analizzare un gran numero di video e immagini e creare nuovi contenuti in modo più veloce e accurato rispetto a un team di editor umani. Inoltre, l’utilizzo di una IA generativa per la creazione di video può aiutare a ridurre i costi di produzione e aumentare l’efficienza.

Anche nel campo delle immagini, l’Intelligenza Artificiale generativa sta trovando importanti applicazioni. Ad esempio, una IA generativa può essere utilizzata per generare immagini di alta qualità a partire da dati di input scarsi o incompleti. In questo modo, è possibile creare immagini realistiche e dettagliate anche partendo da dati di scarsa qualità.

Infine, l’Intelligenza Artificiale generativa può essere utilizzata anche per la creazione di testi. Ad esempio, una IA generativa può analizzare un gran numero di testi e utilizzare queste informazioni per generare nuovi testi che rispettano determinati criteri, come uno stile specifico o un argomento particolare. In questo modo, l’IA generativa può aiutare a creare contenuti originali e di alta qualità in modo efficiente e veloce.

In conclusione, l’Intelligenza Artificiale generativa sta trovando sempre più applicazioni in campi come i video, le immagini e i testi, offrendo vantaggi come la velocità, l’accuratezza e la riduzione dei costi rispetto ai metodi tradizionali. In futuro, è probabile che questa tecnologia continui a evolversi e a trovare nuove e interessanti

Non vi racconto lo stupore perché sarà lo stesso che molti che leggeranno questo articolo proveranno, ma la cosa interessante è stata la convergenza della discussione sulle opportunità di business e le implementazioni potenziali che ne potrebbero derivare.