MashupDrink, un modello alternativo

Ho letto poco fa un post di Nicola Mattina relativo ai format applicati attualmente negli eventi: un post semplice e sintetico nel quale ha sintetizzato i format di moda, la loro modalitร  di esecuzione e la tipologia di utenti ai quali si rivolge.

In questi ultimi tempi mi sono occupato degli Indigeni Digitali e nei primi raduni ho testato modalitร  diverse di conduzione dell’evento. Ritengo che ogni format debba essere contestualizzato e calato sull’evento prendendo in considerazione due tipi di fattori: il primo รจ il pubblico ed il secondo รจ il tempo a disposizione.

Nel primo evento degli indigeni abbiamo utilizzato la modalitร  dell’aperitivo, semplice networking due chiacchiere ed un bicchiere di vino. Questa modalitร  va bene se l’incontro ha il solo fine di far conoscenza, rompere il ghiaccio e scambiare due chiacchiere in relax, senza troppo impegno, sia organizzativo sia del partecipante. Il contro e’ dato dal fatto che si creino gruppi di persone che giร  si conoscono lasciando poco spazio ad interazioni con terzi, non essendoci un momento condiviso.

Nel secondo evento abbiamo provato l’ignite, format che a me piace moltissimo, ma che, per la questione del target, genera la curiositร  della platea che segue le presentazioni, ma lascia poco spazio alla discussione tra un intervento e l’altro. In questo caso, l’indigeno (che vuole e ricerca il confronto) si รจ “scaldato” dopo aver sentito alcune affermazioni, ma non riesce ad interagire e si fredda, non dando cosรฌ seguito alla discussione, vero risultato del confronto.

Ho pensato al barcamp come format di un altro evento, ma il tempo a disposizione, secondo me, per un incontro che fondamentalmente avviene in serata, รจ troppo poco. Andrebbe bene in un evento, magari un IndigeniCamp, svolto di sabato, all’insegna di discussioni tecniche per argomenti [vi do un anteprima: lo stiamo ipotizzando per novembre2010] .

In alternativa si potrebbe utilizzare l’elevator pitch, tempi rapidi di presentazione e sessione di domande e risposte. Potrebbe andare bene, se non fosse che questo format รจ tendenzialmente legato al concetto di presentazione di un idea ai venture capitalist, cosa che ne nostro aperitivo invece non avviene. Non si tratta di presentazione ma di discussione.

Il format che vorrei raggiungere io si sviluppa fondamentalmente in tre fasi, non prendendo in considerazione la registrazione, il networking di ingresso, e due chiacchiere di apertura: assegnazione dei gruppi di discussione per argomenti, brain-storming e presentazione del risultato. L’assegnazione dei gruppi potrebbe esser fatta prima dell’evento attraverso il sito e gli argomenti potrebbero esser definiti da un investitore, uno sponsor o una azienda in cerca di un progetto di innovazione. Il brain-storming si svilupperebbe per 2 ore e verrebbe condotto da un facilitatore e dallo stesso “sponsor dell’argomento” e la presentazione verrebbe fatta in chiusura dallo stesso sponsor o da una persona eletta dal gruppo. Dopo di che networking e saluti, e se durante la serata รจ nata qualche idea, si spera che decollerร !

L’idea che mi son fatto e’ quella del mashup, un evento durante il quale persone con competenze diverse si confrontano a livello tecnico, marketing e processi per innovare e tirar fuori un ipotesi di progetto durante un momento di relax e discussione informale. Un mashup appunto di conoscenze ed esperienze, basato sul confronto, l’ascolto, la condivisione e la passione per l’innovazione. Una sorta di crowdsourcing fatto offline, intorno ad un tavolo.

E’ ovvio che questo tipo di esperienza vada affinata, ma l’idea di far confrontare teste, cervelli, culture e passione, mi coinvolge e mi fa pensare che si possano generare opportunitร  e innovazione. Tanta innovazione.

Perfetto, รจ deciso, lo chiamerรฒ mashupdrink e sarร  il modello di un tipo di raduno degli indigeni digitali.

Indigeni Digitali

L’indigeno digitale, riprendendo in parte una frase trovata in rete (credo di Luca Sartoni) e riportata sul blog di Nicola Mattina, รจ colui che vive da sempre il digitale in tutti i suoi aspetti: crea le nuove applicazioni, testa e approfondisce nuove le nuove tecnologie, partecipa attivamente alla conversazione in Rete, diffida di un certo peloso marketing online, non si occupa di divulgare la conoscenza anche agli analogici perchรจ sono grandi abbastanza per sapersi arrangiare ma li aiuta se questi manifestano interesse. Un indigeno รจ un appassionato di tecnologie e mette a disposizione degli altri indigeni il proprio kwon how, le proprie capacitร  ed il proprio network.

Gliย Indigeni Digitali non sono un nuovo Linkedin nรฉ tanto meno un social network. E’ un gruppo di persone che voglionoย confrontarsi e condividere esperienze, casi di successo ed insuccesso, avere un parere tecnico e una soluzione in momenti critici e non, e bersi un bicchiere di vino dopo una giornata di lavoro chiacchierando di bit e byte in modo rilassato.

Indigeni Digitali ย รจ un iniziativa che ha l’obiettivo di generare un punto di incontro e di confronto tra professionisti e tecnici che vogliono interagire collaborare e creare opportunitร , sia online che offline.

L’idea degli Indigeni Digitali รจ nata in questi ultimi anni di lavoro, tra un gantt e un rilascio in produzione, tra un caffรจ e un sushi a pranzo, tra un aperitivo e una birra,ย ma soprattutto durante i vari confronti avuti con tutte le persone che ho incontrato sui vari progetti e che mi hanno permesso di maturare alcuni principi per me ormai fondamentali:ย il confronto, l’ascolto, la condivisione e la passione per la tecnologia e l’innovazione. Questi sono i principi di base degli Indigeni Digitali.

Se volete seguire ed entrare in contatto con gli indigeni, ecco alcuni link: