Quanta intelligenza artificiale stai davvero governando?

Usare intelligenza artificiale e governarla sono due cose diverse. Quasi nessuna organizzazione che conosco ha ancora fatto il salto dalla prima alla seconda, e il conto sta arrivando, in modo molto concreto, sotto forma di budget esplosi a fine mese.

Le due cose sembrano simili. Non lo sono per niente.

Ho visto circolare nelle ultime settimane un grafico che mi ha colpito per la sua semplicitร , il tipo di visualizzazione che riesce a mettere insieme in modo immediato qualcosa che si intuiva ma non si riusciva ancora a formulare bene. Su scala logaritmica, due curve: i ricavi da abbonamento per posto, piatti e stabili nel tempo, e il costo reale per token di inferenza, che cresce in modo esponenziale con l’intensitร  d’uso. Finchรฉ le linee restano separate, il margine esiste, le aziende che costruiscono su questi modelli respirano. Dopo l’incrocio, il grafico lo chiama “Profit Collapse.” Non รจ un modello accademico, รจ quello che le aziende che hanno messo intelligenza artificiale in produzione su larga scala stanno giร  vedendo nelle loro dashboard finanziarie.

Un caso che ha fatto girare molto rumore nelle ultime settimane: il CTO di Uber ha dichiarato di aver consumato in quattro mesi l’intero budget previsto per l’anno intero. Non perchรฉ i modelli non funzionassero. Perchรฉ nessuno aveva progettato il workflow con la consapevolezza che ogni chiamata ha un peso, che la somma di migliaia di micro-interazioni che sembrano gratuite diventa, alla scala di un’azienda come Uber, una spesa concreta, reale, non pianificata.

Il prezzo del flat-rate รจ stato l’ignoranza

Per due anni, i modelli di pricing a tariffa fissa hanno fatto una cosa molto precisa: hanno reso invisibile il costo reale dell’inferenza. La subscription mensile, il “paga X al mese e usa quanto vuoi”, ha creato nelle organizzazioni un’abitudine pericolosa, quella di non porsi le domande giuste sul consumo. Quanti token stiamo generando davvero? Chi li genera? Quale parte del flusso di lavoro produce valore misurabile e quale รจ ridondanza computazionale, automazione per automazione?

Quelle domande non venivano poste perchรฉ il modello economico non le rendeva urgenti. Adesso lo diventano, perchรฉ il pricing a token le mette sul tavolo ogni mese, come voce di costo separata, attribuibile, visibile.

La reazione che osservo piรน spesso รจ quella sbagliata: tagliare le licenze, ridurre l’accesso, aspettare che i costi scendano ancora. รˆ una risposta di gestione del budget, non una risposta di strategia. E rischia di far perdere il vantaggio competitivo che si stava costruendo nel momento peggiore.

Adottare e governare sono due fasi diverse

C’รจ una distinzione che mi sembra fondamentale e che non viene fatta abbastanza, anche tra le persone che lavorano sul tema con serietร .

Adottare vuol dire integrare strumenti nei processi, formare le persone, misurare i primi risultati, dimostrare che funziona. รˆ la fase in cui quasi tutte le organizzazioni si trovano, o si sono trovate nell’ultimo anno e mezzo. รˆ necessaria, รจ il punto di partenza, ed รจ giusta.

Governare รจ qualcosa di diverso, piรน granulare e piรน esigente. Significa sapere dove ogni interazione con un modello si inserisce nel flusso operativo, quali sono le condizioni di attivazione, quanto pesa in termini di contesto, quanto costa ogni singola risposta e perchรฉ vale quello che costa. Significa avere visibilitร  sul consumo in tempo reale, non scoprirlo a consuntivo a fine mese. Significa, soprattutto, aver progettato i processi attorno agli strumenti, non aver semplicemente incollato un modello linguistico sopra un flusso di lavoro che esisteva giร  prima e che continua a funzionare esattamente come prima, solo con un layer di testo generato in piรน.

La gran parte delle organizzazioni che conosco รจ ancora nella fase dell’adozione. Si vede dai sintomi: budget che arrivano come sorprese, utilizzi distribuiti in modo caotico tra team diversi, nessuna metrica di efficienza sul consumo, nessuna distinzione operativa tra le interazioni che creano valore e quelle che lo consumano senza restituirlo.

Perchรฉ tenere l’intelligenza dentro cambia tutto

In questo contesto, spostare i modelli dentro perimetri controllati, on-premise o in architetture ibride dove il dato sensibile non esce, smette di essere una posizione ideologica sulla sovranitร  del dato e diventa una scelta molto concreta, economica e operativa insieme.

I vantaggi sono due, e si sovrappongono. Il primo รจ la prevedibilitร  dei costi: un modello che gira su infrastruttura propria ha un costo fisso che si pianifica, con una variabile di consumo che rimane interna, controllabile, non affidata all’intensitร  d’uso di tremila dipendenti distribuiti su fusi orari diversi. Il secondo รจ la compliance, che con l’AI Act in vigore e la pressione normativa che continua a crescere รจ diventata un requisito operativo con scadenze e responsabilitร , ben oltre il perimetro di chi si occupa di legale.

Non tutti i casi d’uso hanno bisogno di modelli privati. Molti flussi di lavoro funzionano perfettamente su API pubbliche, purchรฉ siano stati progettati con la consapevolezza del costo. Ma la scelta tra pubblico e privato non puรฒ essere presa senza aver prima risposto alle domande di governo: chi usa cosa, con quale frequenza, per fare cosa, e quanto rende.

I token come risorsa operativa

C’รจ un cambio culturale che secondo me non sta avvenendo alla velocitร  giusta, ed รจ quello di trattare il consumo di token come una risorsa operativa, con la stessa serietร  con cui si trattano le ore di computing, la banda di rete, lo storage.

In ogni organizzazione tecnologicamente matura, queste metriche hanno un owner, un budget, un ciclo di ottimizzazione. Il consumo di token, finora, non ne ha avuto uno. Era nascosto nel flat-rate, o era abbastanza economico da sembrare irrilevante come singola voce.

Non รจ piรน cosรฌ, e la risposta non รจ tagliare, come dicevo. La risposta รจ costruire la governance prima che il budget esploda: monitoraggio in tempo reale, attribuzione del consumo per team e per processo, soglie di allerta, revisione periodica dei flussi ad alto costo. รˆ lavoro di ingegneria, di processo, di cultura organizzativa. รˆ il lavoro che separa chi sta ancora adottando da chi sta davvero costruendo.

C’รจ un parallelo che mi viene in mente pensando a come siamo arrivati qui. Nel mondo dello sport professionistico, c’รจ stato un momento in cui le squadre hanno smesso di valutare i giocatori a occhio e hanno iniziato a misurare tutto, ogni azione, ogni metro percorso, ogni contatto. Quella trasformazione non ha reso lo sport meno umano, ha reso le decisioni piรน informate. Qualcosa di simile sta per succedere con l’intelligenza artificiale in azienda: chi impara a misurare prima, e a misurare le cose giuste, arriverร  avvantaggiato alla fase successiva.

La competizione si sposta

Ci sarร  un punto, e credo non lontano, in cui la competizione sull’intelligenza artificiale in azienda non si giocherร  piรน sull’accesso ai modelli. I modelli sono giร  disponibili, i costi di inferenza scendono, la barriera tecnica all’ingresso si abbassa. La competizione si giocherร  su chi riesce a usarli in modo economicamente sostenibile, con processi progettati per reggere la scala, non solo la demo, e con la capacitร  di misurare, ottimizzare, correggere in tempo reale.

Le organizzazioni che arriveranno avvantaggiate a quella fase sono quelle che adesso, mentre la conversazione pubblica รจ ancora tutta sull’adozione e sui casi d’uso, stanno costruendo la governance. Stanno ponendo ai loro team le domande scomode. Stanno mettendo metriche dove prima c’erano impressioni. Stanno disegnando flussi di lavoro che hanno senso economico oltre che funzionale.

Senza dubbio, la domanda che conta adesso non รจ “stai usando intelligenza artificiale?” ma “sai cosa sta facendo l’intelligenza artificiale che stai usando, e quanto ti costa davvero governarla?”

Pelle Digitale: quando il mondo diventa interfaccia e lโ€™intelligenza diventa ambiente

Ci sono libri che nascono per spiegare una tecnologia. โ€œPelle Digitaleโ€ pubblicato con EGEA nasce per spiegare una condizione. Una nuova condizione dellโ€™umano, che non riguarda solo chi โ€œlavora nel techโ€, ma chiunque viva in un ambiente sempre piรน intelligente, sensorizzato e predittivo.

Lโ€™idea centrale รจ questa: stiamo entrando in unโ€™era in cui lโ€™intelligenza smette di essere un software che consultiamo e diventa unโ€™atmosfera che respiriamo. Unโ€™infrastruttura invisibile che collega sensori IoT, edge device, algoritmi e modelli in una rete globale. I dati diventano impulsi. Gli oggetti smettono di essere โ€œcoseโ€ separate e diventano organi di un ecosistema piรน grande.

In apertura del libro parlo di transizione profonda: non un upgrade, ma un cambio di paradigma. La tecnologia non si sovrappone piรน al mondo: si radica nel mondo. Lo spazio diventa interfaccia. Lโ€™esperienza diventa persistente e contestuale. La relazione tra fisico e digitale non รจ piรน una โ€œconnessioneโ€: รจ una dissoluzione del confine.

Il catalizzatore di questa metamorfosi ha un nome chiave: spatial computing. Non รจ โ€œsoloโ€ AR/VR. รˆ un principio operativo che rende ogni luogo un potenziale punto di accesso: casa, cittร , oggetti, corpo. รˆ la trasformazione della realtร  in un layer interpretato, aumentato e governato da modelli. E quando la realtร  diventa un layer, la domanda non รจ piรน โ€œquale app userรฒ?โ€, ma โ€œquale realtร  sto abitando?โ€.

Per raccontare questa trasformazione ho scelto una struttura in otto pilastri, perchรฉ lo shift non รจ monodimensionale: รจ simultaneo e sistemico. Questi sono i capitoli del viaggio:

  1. Lโ€™intelligenza invisibile: la rete globale che unifica dispositivi, dati e decisioni.

  2. La nuova grammatica dellโ€™interazione: come cambiano i linguaggi tra umani, interfacce e sistemi.

  3. Il mondo come interfaccia: la cittร  e lo spazio come UI diffusa.

  4. Il corpo e la mente estesa: quando la tecnologia non รจ โ€œfuoriโ€, ma diventa parte della cognizione.

  5. Relazioni aumentate: socialitร , identitร , presenza e mediazione algoritmica.

  6. Lโ€™economia dellโ€™attenzione e dellโ€™intenzione: la competizione non รจ piรน solo per il tempo, ma per il โ€œvolereโ€.

  7. Il paradosso dellโ€™opacitร : piรน sistemi intelligenti, meno comprensione del โ€œperchรฉโ€ dietro le scelte.

  8. Lโ€™umanesimo aumentato: la necessitร  di una nuova alleanza tra innovazione e valori umani.

Questa sequenza รจ intenzionale: parte dallโ€™infrastruttura e arriva alla responsabilitร . Perchรฉ, a un certo punto, non basta piรน descrivere il fenomeno. Serve prendere posizione.

Uno degli snodi del libro รจ il conflitto tra promessa e ombra. Da un lato: un mondo piรน efficiente, sicuro, personalizzato, capace di anticipare bisogni e amplificare capacitร . Dallโ€™altro: controllo pervasivo, delega cognitiva, perdita di autonomia, complessitร  indecifrabile. La pelle digitale puรฒ essere un esoscheletro che ci rende migliori o una gabbia elegante che ci rende docili

Per questo โ€œPelle Digitaleโ€ non si chiude con una sintesi, ma con un Manifesto per un umanesimo aumentato. Lโ€™idea รจ semplice: il futuro non รจ qualcosa che โ€œci capitaโ€. รˆ qualcosa che progettiamo, decisione dopo decisione, interazione dopo interazione. E se siamo co-creatori di questo sistema nervoso invisibile, allora siamo anche responsabili della sua direzione.

Quando dico โ€œumanesimo aumentatoโ€ non intendo un ottimismo ingenuo. Intendo un compito: riportare lโ€™uomo al centro non come slogan, ma come criterio di design. Vuol dire chiedersi quali valori devono guidare lo sviluppo e lโ€™adozione delle tecnologie; come preservare autenticitร  dellโ€™esperienza umana in un mondo mediato; come evitare che lโ€™innovazione invisibile diventi un automatismo economico privo di etica.

Come si usa, concretamente, questo libro?

Si usa come lente: per rileggere prodotti, servizi e piattaforme non per feature, ma per impatto sul comportamento e sulla percezione. Si usa come mappa: per capire dove stiamo mettendo intelligenza (e dove stiamo togliendo agency). Si usa come strumento di conversazione: perchรฉ lo shift non va affrontato da soli, ma dentro organizzazioni, scuole, istituzioni, famiglie.

Se โ€œPelle Digitaleโ€ ha un obiettivo, รจ questo: rendere visibile lโ€™invisibile. Dare parole e struttura a ciรฒ che spesso percepiamo solo come ansia diffusa o entusiasmo confuso. E trasformare quella percezione in scelta consapevole: non subire la pelle digitale, ma diventare architetti del modo in cui ci avvolgerร .

Dal โ€œperchรฉโ€ al โ€œcomeโ€: tre libri per orientarsi tra pelle digitale, AI locale e agenti autonomi

Negli ultimi mesi ho lavorato su tre testi diversi, ma legati da un filo unico: capire cosa sta diventando il digitale quando smette di essere โ€œuno schermoโ€ e diventa ambiente, infrastruttura e, soprattutto, comportamento. โ€œPelle Digitaleโ€ prova a nominare il cambiamento (e le sue implicazioni umane). La guida su LocalAI spiega come costruire un ecosistema di AI privata e controllabile. La guida su OpenClaw porta tutto sul piano operativo: un assistente che non si limita a rispondere, ma agisce.

 


Negli ultimi mesi sono usciti tre miei lavori che, a prima vista, sembrano parlare a pubblici diversi: un saggio, due guide pratiche. In realtร , sono tre capitoli della stessa domanda: cosa succede quando la tecnologia smette di essere un โ€œmezzoโ€ e diventa uno โ€œstratoโ€ della realtร ? Uno strato che ci avvolge, ci legge, ci anticipa, ci indirizza. E che, proprio per questo, va capito prima ancora che usato.

Il primo punto รจ semplice e scomodo: non stiamo vivendo unโ€™ennesima ondata di innovazione. Stiamo attraversando un cambio di postura dellโ€™umano. Il digitale non รจ piรน un luogo separato (il web, lโ€™app, la piattaforma). รˆ un sistema nervoso diffuso fatto di sensori, modelli, agenti, edge, interfacce spaziali. Una โ€œintelligenza invisibileโ€ che diventa infrastruttura del quotidiano, mentre noi continuiamo a raccontarcela come una serie di prodotti e feature.

Da qui nasce โ€œPelle Digitaleโ€: un tentativo di dare un nome alla convergenza tra AI e mondo fisico, e di ragionare sul prezzo (e sul valore) di questa simbiosi. Perchรฉ se la tecnologia migra โ€œdalla tasca alla pelleโ€, cambiano le regole dellโ€™esperienza, della percezione, della relazione e del potere. Non รจ un libro sulle tendenze: รจ una mappa per non subire lo shift.

Il secondo punto รจ operativo: se lโ€™AI diventa una componente strutturale, allora serve una scelta di architettura. E la scelta non รจ solo tecnica: รจ politica, economica, culturale. โ€œAI localeโ€ significa, prima di tutto, riprendersi controllo su dati, costi, personalizzazione e continuitร  operativa. รˆ una forma di sovranitร  digitale: non delegare tutto al cloud per abitudine, ma decidere dove vive la tua intelligenza, con quali vincoli, con quali garanzie.ย 

รˆ il senso della โ€œGuida completa a LocalAI, LocalAGI e LocalRecallโ€: un percorso pratico per costruire un ecosistema privato (LLM, memoria, agenti) su hardware consumer, con strumenti open-source e API compatibili. Non รจ un manuale โ€œda laboratorioโ€: รจ una guida pensata per chi vuole capire davvero cosa sta installando e perchรฉ, e per chi vuole passare dalla demo al sistema.

Il terzo punto รจ lโ€™ultimo miglio: quando lโ€™AI smette di essere solo conversazione e diventa azione. Qui entrano gli agenti autonomi e la nuova categoria degli โ€œassistenti che fanno coseโ€: non solo risposte, ma task, workflow, automazioni, verifiche, iterazioni. โ€œOpenClaw: La Guida Completa allโ€™Assistente AI Personaleโ€ nasce per spiegare come funziona (davvero) un agente che interagisce con sistema operativo, browser e strumenti quotidiani, e soprattutto come lo si governa in sicurezza.

Se devo sintetizzare il filo rosso, รจ questo: stiamo costruendo un mondo in cui il digitale diventa ambiente. Un ambiente puรฒ essere accogliente o ostile. Puรฒ amplificare autonomia o erodere libertร . Puรฒ rendere le persone piรน capaci o piรน dipendenti. E la differenza la fanno design, governance e responsabilitร .

Per questo i tre libri, scritti nel primo trimestre del 2026, possono essere letti come una sequenza naturale, dal senso allโ€™implementazione:

  1. โ€œPelle Digitaleโ€ per capire il contesto: cosa sta succedendo al rapporto tra corpo, spazio, interfacce e intelligenza.
  2. โ€œLocalAIโ€ per costruire la base: unโ€™infrastruttura AI privata (inferenza, memoria, agenti) sotto il tuo controllo.
  3. โ€œOpenClawโ€ per passare allโ€™azione: un assistente agentico, con architettura modulare e una disciplina di sicurezza โ€œprima dei superpoteriโ€.

E se invece vuoi una lettura โ€œper ruoloโ€, ecco tre percorsi possibili.

Se guidi unโ€™azienda, un team, un prodotto: parti da โ€œPelle Digitaleโ€ per mettere ordine nelle implicazioni (attenzione, opacitร , relazioni aumentate, umanesimo aumentato) e poi scendi su LocalAI per capire cosa significa progettare sistemi AI sostenibili, non solo esperimenti.

Se sei tecnico (dev, data, IT, security): parti da LocalAI per costruire stack, costi e privacy; poi OpenClaw per capire come si traduce lโ€™AI in agenti โ€œoperativiโ€ e quali sono i rischi reali quando un modello puรฒ toccare file, browser e credenziali.

Se sei curioso e vuoi un quadro completo: parti da โ€œPelle Digitaleโ€, ma tieni LocalAI e OpenClaw come โ€œlaboratoriโ€: ti aiutano a trasformare concetti in oggetti, e oggetti in pratiche.

Il punto, per me, non รจ aggiungere contenuti al rumore. รˆ offrire tre strumenti di orientamento: una mappa concettuale, una guida infrastrutturale, una guida agentica. Perchรฉ la vera domanda non รจ โ€œcosa puรฒ fare lโ€™AI?โ€. La domanda รจ โ€œche tipo di mondo stiamo costruendo quando la rendiamo ovunque?โ€.

La Mente Adattiva. Pensare insieme alle macchine

Negli ultimi mesi sono usciti due miei lavori molto diversi tra loro, ma entrambi figli dello stesso periodo di immersione: letture, analisi, sperimentazioni, progettualitร  personali e professionali.

Questo secondo, La mente adattiva โ€“ Pensare insieme alle macchine (Egea), nasce invece da una sperimentazione sul campo, fatta in solitaria, con un obiettivo chiaro: potenziare il mio modo di analizzare, discutere e soprattutto mettere in discussione anche me stesso.

Come nasce lโ€™idea

Anni fa ho iniziato a usare le tecniche di Edward de Bono: i Sei Cappelli, il pensiero laterale, il valore del pensiero parallelo. Sono stati strumenti fondamentali, che mi hanno insegnato a guardare le cose da angolazioni differenti.

Ma a un certo punto รจ diventato evidente che quellโ€™approccio, per quanto brillante, fosse ormai datato rispetto alla complessitร  e alla velocitร  del contesto attuale.

E allora sรฌ, lโ€™ho fatto: ho messo in discussione il modello di de Bono. Non per demolirlo, ma per evolverlo con tutto il rispetto che porta chi lo ha usato e apprezzato. Ho provato a guardarlo da unโ€™altra angolazione, a mia volta, e a costruirci sopra.

La tesi centrale

Da questo percorso รจ nato lโ€™Adaptive Intelligence Thinking System (AITS): un modello che trasforma i cappelli in otto agenti cognitivi. Agenti capaci di pensare insieme in modo strutturato, di mettere in discussione, integrare e potenziare il pensiero.

E da qui nasce proprio il focus sul โ€œpensare insieme alle macchineโ€.

Non per sostituire lโ€™intelligenza umana, non รจ questo lโ€™obiettivo, anzi, ma per ampliarla. E nemmeno per semplificare la complessitร : lโ€™idea รจ affrontarla con metodo, con un approccio nuovo.

La struttura del libro

La mente adattiva si articola in un percorso chiaro e progressivo:

  • Introduzione alla complessitร  contemporanea: perchรฉ i vecchi schemi non bastano piรน.

  • Dal pensiero strutturato alla mente adattiva: evoluzione storica e salto concettuale.

  • Gli otto agenti cognitivi: Analitico, Emotivo-Intuitivo, Critico-Validatore, Ottimizzatore, Creativo-Generativo, Etico-Governance, Predittivo-Strategico, Meta-Orchestratore.

  • Le modalitร  operative: sequenziale, parallela, emergente, ibrida uomo-AI.

  • Applicazioni pratiche: come usare il modello in azienda, nellโ€™innovazione, nella formazione, nel crisis management.

  • Il Manifesto etico: dieci principi per unโ€™intelligenza aumentata responsabile.

Come usarlo

  • Per il singolo: come manuale per allenare nuove prospettive e migliorare la qualitร  delle decisioni.

  • Per i team: come strumento pratico per organizzare riunioni piรน produttive, inclusive e orientate a risultati concreti.

  • Per le organizzazioni: come framework per integrare etica, dati, creativitร  e AI nei processi decisionali complessi.

  • Per la formazione: come metodo didattico per sviluppare pensiero critico, creativo ed etico nelle nuove generazioni.

Un modello operativo e una proposta culturale

La mente adattiva รจ al tempo stesso un framework operativo, che sto continuando ad evolvere, e una proposta culturale.

รˆ dedicato a chi guida team, progetti e trasformazioni, a chi insegna e impara, a chi si chiede come continuare a pensare nellโ€™era dellโ€™AI.

Come sta evolvendo

Il libro รจ solo il punto di partenza. AITS sta giร  evolvendo in tre direzioni:

  1. Metodologica: checklist, canvas e metriche per applicarlo in contesti diversi.

  2. Organizzativa: linee guida per integrare il Manifesto Etico e pratiche Human-in-the-loop nei processi decisionali.

  3. Tecnologica: il prossimo passo รจ il rilascio di una piattaforma digitale che implementa concretamente il modello AITS e ne facilita lโ€™adozione. Coming soon.

Perchรฉ รจ importante adesso

  • Perchรฉ la quantitร  di informazioni cresce piรน velocemente della nostra capacitร  di gestirle.

  • Perchรฉ lโ€™AI รจ ovunque, ma spesso viene usata senza metodo e senza responsabilitร .

  • Perchรฉ serve un approccio che unisca efficienza, creativitร  e valori.

  • Perchรฉ il futuro delle organizzazioni dipenderร  da chi saprร  pensare meglio, piรน velocemente e con maggiore consapevolezza.

 

La mente adattiva, pensare insieme alle macchine รจ un invito a rimettere in discussione i nostri modelli di pensiero e a sperimentarne di nuovi. Non un manuale tecnico, ma una bussola per navigare la complessitร .

Il futuro del pensiero รจ collaborativo: umani e macchine che ragionano insieme, in modo etico, intelligente e adattivo.

Potete acquistarlo in ebook su EgeaEditore https://lnkd.in/dCmsvxkD
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Nuova Governance di Facebook? Si deciderร  con votazione online democratica

Leggo da un post sul blog di Facebook che dal 16 aprile al 23 aprile avrร  inizio una votazione online sulla nuova proposta relativa alle Facebook Principles and the Statement of Rights and Responsibilities (SRR ), ossia tutte quelle modifiche al trattamento dei dati, alla privacy, alle responsabilitร  e alle nuove modalitร  di gestione delle informazioni da parte di Facebook. Tale votazione avverrร  attraverso un’applicazione sviluppata su piattaforma Facebook da Wildfire e l’intero processo verrร  controllato da Ernst & Young con l’obbiettivo di garantire che i risultati siano equi e legittimi. La votazione sarร  valida solo se voteranno almeno il 30% degli utenti attivi e che hanno effettuato il login negli ultimi 30 giorni. Ovviamente Facebook invita tutti gli utenti a votare affinchรจ la decisione sia piรน democratica possibile.

V riporto il comunicato apparso sul blog di Facebook :

The 30-day comment period for submitting feedback on Facebook’s proposed governance documents has ended, but the opportunities to help shape the policies that will govern Facebook have only begun. Since announcing the new governance structure in February, we received more than 3,000 comments from the over 10,000 members who joined each of the groups dedicated to discussion about the proposed Facebook Principles and the Statement of Rights and Responsibilities (SRR).

Thanks to the help of volunteer law students from the University of California Hastings, the University of San Francisco and Santa Clara University, our legal team has been reading every last one of your submissions. The group administrators from the original protest against the changes to the Terms of Use, Julius Harper and Anne Kathrine Yojana Petterรธe, have been distilling the feedback down to a list of key concerns. We’ve also asked for comments from various privacy, copyright and internet law experts as well as several photography trade groups from around the world.

On April 16, we’ll be posting revised versions of the documents based on the feedback we’ve received. We’ll also be sharing a written response to the main concerns people have expressed. This will explain in clear language why we did โ€” or did not โ€” make certain changes. This is similar to how U.S. federal agencies create regulations.

At the same time, we’ll be asking people to vote on the new revised documents. Voting will begin on April 16 and end on April 23. It will be done through an application developed on Facebook Platform by Wildfire, and the entire process will be audited by Ernst & Young to ensure that the results are fair and legitimate.

We encourage you to participate in this vote on our new revised documents. If it is approved, all future changes to the Statement of Rights and Responsibilities will go through the same process of notice and comment. As specified in the SRR, we will hold a vote on any proposed change if at least 7,000 people submit comments and the vote will be advisory unless at least 30 percent of our “active users” (people who have logged into Facebook at least once in the previous 30 days) participate in the vote. If turnout is 30% or more, the results will be binding.

Your continued involvement in this process is crucial, and we want to thank everyone who has participated so far. We look forward to taking the next step towards a more democratic system of online governance.

Simon, an associate on the Public Policy team, hopes to see you and all of your friends at the Facebook voting booth.

Cosa ne pensate della scelta di Facebook?