Mentoring, AI e Return of Trust (ROT): dallโROI alle relazioni nellโera digitale
Ieri sera, 7 maggio 2025, ho avuto il piacere di partecipare, grazie allโinvito di Ruggero Parrotto e di iKairos, alla tavola rotonda โIntelligenza Artificiale, Mentoring ed Economia Socialeโ, allโinterno del ciclo Il mondo che vorrei.
Un momento di confronto aperto e stimolante, che ha messo insieme visioni ed esperienze diverse, dalla filosofia alla cybersecurity, dalla pubblica amministrazione al mondo dellโinnovazione , per affrontare uno dei nodi piรน rilevanti del nostro tempo: cosa accade quando lโintelligenza artificiale incontra le persone e le relazioni?
Ho condiviso il tavolo con Mario De Caro, Concettina Cassa, Gerardo Costabile, Emanuele Gentili, Pietro Pacini e con altri contributi trasversali, in un dialogo che si รจ mosso fin da subito su una domanda fondamentale:
LโAI puรฒ diventare davvero uno strumento accessibile, equo e umano-centrico? E soprattutto, come si allena la fiducia in un contesto sempre piรน mediato da sistemi intelligenti?
Proprio il tema della fiducia รจ stato il filo conduttore della mia riflessione.
In un passaggio del mio intervento ho affermato che ยซlโAI รจ al tempo stesso catalizzatore e stress-test della fiducia: smonta certezze consolidate e ci obbliga a ridefinire le grammatiche delle nostre relazioni, prima tra persone e tecnologia, poi tra persone stesseยป. Ed รจ da questa consapevolezza che nasce il concetto che ho proposto come chiave di lettura per leggere il cambiamento in atto: il ROT โ Return on Trust.
ROT โ Return on Trust: la fiducia come nuovo valore misurabile
Il ROT รจ un acronimo che ho introdotto per sottolineare un punto che ritengo cruciale: se il ROI (Return on Investment) รจ da sempre la metrica dominante per valutare progetti e strategie, e ancora piรน oggi quando si parla di AI, oggi serve forse affiancargli un nuovo indicatore, capace di misurare qualcosa di meno tangibile ma altrettanto determinante: la fiducia generata.
Ogni nuova tecnologia, ogni riorganizzazione interna, ogni scelta manageriale ha impatto sulla fiducia.
Fiducia tra colleghi, tra leader e team, tra azienda e clienti, tra esseri umani e macchine. E se questa fiducia viene meno, se non viene coltivata, progettata, mantenuta, anche lโinnovazione piรน performante rischia di fallire nel medio periodo.ย Al contrario, un ambiente in cui la fiducia circola e cresce รจ un contesto dove le persone collaborano meglio, si sentono ascoltate, imparano di piรน e innovano con maggiore libertร .
Le ricerche lo confermano. In aziende ad alto tasso di fiducia si registrano, rispetto a quelle a bassa fiducia, il 74% in meno di stress, il 106% in piรน di energia, il 50% in piรน di produttivitร , il 76% in piรน di engagement e molti altri valori incredibili.
Numeri che parlano chiaro.
E che ci dicono una cosa semplice: la fiducia รจ un moltiplicatore di valore. Il ROT, quindi, non รจ solo una provocazione lessicale che ho portato ma un tema centrale. ร una metrica da costruire, un approccio per ridare centralitร alla qualitร delle relazioni nei processi di innovazione.
AI gentile & Mentoring inclusivo
Nel mio intervento ho portato una riflessione sul tema dellโAI gentile e del mentoring come leva per lโinclusione. Lโintelligenza artificiale, se progettata con cura, puรฒ diventare uno strumento che affianca, e non sostituisce, il ruolo del mentore. Ho usato unโespressione a cui tengo molto
โlโAI non sostituirร il mentore, ma puรฒ diventarne la cassetta degli attrezziโ
Pensiamo a unโAI in grado di supportare percorsi formativi personalizzati, rispondere a domande semplici, suggerire materiali su misura, liberando cosรฌ tempo prezioso per il mentore umano. Il tempo โritrovatoโ, abilitato dal delegare agli agenti AI azioni ripetitive, puรฒ essere dedicato a ciรฒ che fa davvero la differenza: ascolto, orientamento, accompagnamento emotivo.
ร questo lo โspazio relazionaleโ che lโAI puรฒ contribuire ad allargare, rendendo il mentoring piรน accessibile, scalabile e inclusivo, ma senza snaturarne lโanima profondamente umana.
Il mentoring, se integrato con strumenti digitali pensati con empatia e trasparenza, puรฒ guidare lโadozione dellโAI nelle organizzazioni. Puรฒ aiutare chi รจ meno esperto a comprendere non solo come usare questi strumenti, ma soprattutto perchรฉ. E puรฒ farlo con una pedagogia gentile, che smonta paure, costruisce competenze e restituisce alle persone il ruolo di protagonisti.
Verso lโorganizzazione aumentata
Un altro passaggio chiave che ho trattato รจ stato quello dellโorganizzazione aumentata, tema che da un po’ di tempo tratto. Ho voluto introdurre questo concetto per descrivere un nuovo modello organizzativo in cui persone e agenti AI collaborano nella definizione e nellโesecuzione dei processi, ma soprattutto ho parlato di organizzazioni che nei prossimi anni si troveranno a rivedere completamente l’organizzazione e l’organigramma integrando umani e macchine.
Ci troviamo giร immersi in un contesto in cui lโAI prende decisioni operative, gestisce task, propone soluzioni. Questo impone un cambiamento di paradigma: non possiamo piรน immaginare lโAI come uno strumento esterno, ma come parte integrante dei team. Tre concetti chiave che ho portato alla discussione:
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Competenze ibride, dove la capacitร tecnica si unisce a pensiero critico, empatia e lettura del contesto.
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Ruoli fluidi, perchรฉ con lโautomazione cambiano le attivitร e serve maggiore adattabilitร .
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Leadership diffusa, dove ogni membro del team puรฒ contribuire, supportato da insight e dati intelligenti.
Ho richiamato in questo contesto alcuni principi del libro “Lโetica hacker” (2001) di Pekka Himanen: passione, apertura, condivisione del sapere, tensione al miglioramento continuo. Una cultura che puรฒ ispirare i team aumentati, rendendoli non solo efficienti ma anche creativi e resilienti.
Naturalmente, tutto questo apre anche interrogativi e ho citato un libro che a me ha compito molto: Helga Nowotny, in Le macchine di Dio, mette in guardia dallโeffetto oracolo: quando lโAI diventa troppo autorevole, cโรจ il rischio che le persone si appiattiscano sulle sue risposte e smettano di interrogarsi. Ecco perchรฉ serve un equilibrio continuo tra automazione e arbitrio umano, tra dati e valori, tra velocitร ed empatia.
Mentoring come cerniera tra strategia e talento
In un mondo che cambia cosรฌ velocemente, il mentoring puรฒ fare da cerniera tra strategia e talento. Permette di tradurre la visione dellโorganizzazione in esperienze concrete di crescita, e al tempo stesso consente alle persone di influenzare la strategia portando idee, energie, domande.
Il mentoring non รจ solo trasferimento di competenze. ร anche (e forse soprattutto) trasmissione di fiducia, di valori, di visione. ร il luogo dove si puรฒ sbagliare, dove si puรฒ imparare, dove si costruisce senso. E questo รจ il terreno ideale per far maturare il ROT.
ROI + ROT: ripensare le metriche della trasformazione
Ttorno alla frase che ha guidato tutto il mio intervento e che, spero, continui a stimolare riflessioni anche oltre questo evento:
โNellโera dellโAI, invece di pensare solo al ROI, impariamo a misurare anche il Return on Trust.โ
Perchรฉ la vera trasformazione non si misura solo in efficienza, ma nella qualitร delle relazioni che lascia, nella fiducia che costruisce, nella capacitร di rigenerare apprendimento e collaborazione nel tempo.
Ringrazio ancora Ruggero, lโassociazione iKairos, i relatori e tutte le persone che hanno partecipato. ร stato un confronto aperto, utile, e soprattutto necessario. Perchรฉ รจ da qui, da queste conversazioni, che passa la possibilitร concreta di costruire un futuro in cui lโintelligenza, anche quella artificiale, sia davvero un bene comune.
Sul tema del Rot ci tornerรฒ con un approfondimento sulla misurazione e come implementarlo.



