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Facebook, la video conference di Messenger ed i dati

In un post su Facebook circa un oretta fa Mark Zuckerberg annuncia il lancio di un client nativo di Messenger per video conference, per MacOs e Windows, con questo post:

“We’re all looking for more ways to be together even while we’re physically apart. So today we’re launching native Messenger apps for MacOS and Windows. Group video calls and messages on our apps have surged — Messenger use on desktop has more than doubled in the last month. These new native apps will make the experience a lot better. I hope you enjoy!”

 

 

Brava Facebook che costantemente aiuta le persone a stare insieme. Una missione fantastica.

Pensavo, ironicamente, a quanto è utile in effetti avere un altro client per la video conference in un momento in cui sul mio Mac ci sono installati solo Zoom, Whatsapp, Facetime, Webex, Whereby, Trueconf, Highfive, Houseparty, Skype e mille altri.

No?

Due considerazioni, però serie:

    1. Fino a qualche giorno fa Facebook riceveva informazioni da Zoom “sotto banco”
    2. Dopo la notizia circolata a livello mondiale, Zoom ha fixato l’app non passando più dati a Facebook.

 

Quindi, come mai uscire con così tanta velocità con un annuncio ed un app non ancora in store? Ma non è che tanto tanto a Facebook servono ulteriori dati in un momento in cui le persone stanno passando tempo su altre piattaforme?

In effetti, l’accesso al tempo e ai dati delle persone da parte di Facebook, e da sempre il modello su su cui si basa tutto il business.

 

Dati e video, vi starete chiedendo, che legame hanno?

 

E beh, si e qualche idea ce l’ho, e ve la condivido, prima ancora di leggere i termini di servizio (che leggerò non appena sarà live):

    • Le persone con cui verranno effettuate le video-chiamate influenzeranno ancora di più quello che lo stream propone?
    • Link e informazioni eventualmente passate in chat saranno usate per raffinare ADV?
    • Sarà utilizzato video / image recognition per taggare, oltre i volti, anche l’ambiente in cui viviamo, compresi libri, oggetti, ambiente, e via dicendo come già avviene quando pubblichiamo una foto?
    • Sarà utilizzato il riconoscimento dell’audio per raffinare la proposizione dell’algoritmo?

 

 

Così, leggendo il post entusiasmante di Facebook, mi son solo posto un paio di domande e mi son venuti giusto un paio di dubbi, come successo al tempo della lettera aperta all’algoritmo.