Fine della consulenza? McKinsey cambia il rate dei partner

Tutti hanno notato la cifra, forse, ammesso che abbiate ascoltato il podcast. E quasi tutti hanno parlato di fine della consulenza guardando il dato sbagliato.

A gennaio 2026, sul podcast All In, Bob Sternfels (global managing partner di McKinsey) ha dichiarato che la sua azienda conta 60.000 dipendenti, di cui 25.000 agenti AI a fianco di 40.000 umani, con l’obiettivo di raggiungere la paritร  entro fine anno. La notizia รจ stata ripresa in tutto il mondo come prova che la consulenza strategica sta automatizzandosi piรน in fretta di qualsiasi altro settore knowledge-intensive.

C’รจ chi ha tirato fuori il termine “fine della consulenza” e chi, dall’altra parte, ha sminuito ricordando che i concorrenti EY e PwC parlano di poche unitร  di agenti capaci di fare il lavoro pesante senza bisogno di scalare a 25.000.

Trovo che entrambe le narrazioni siano interessanti, e in larga parte sbagliate. La notizia vera, secondo me, รจ arrivata pochi giorni fa, a metร  maggio, quando il Financial Times ha riferito che McKinsey sta riducendo la quota cash della remunerazione dei partner per spostarne una parte maggiore in equity. รˆ una notizia di compensation, apparentemente tecnica, ed รจ quella che racconta cosa sta cambiando davvero in quel settore.

Provo a spiegare perchรฉ.

Cambiano le compensation

Per capire l’importanza del cambio compensation serve un veloce ripasso di come รจ strutturata storicamente una grande consulenza strategica. McKinsey, BCG, Bain, e le big four nella loro componente advisory, sono partnership professionali. Il modello economico รจ semplice e ha retto per decenni: si vendono ore di consulente, organizzate in progetti, fatturate a rate molto alte, calcolate su un mix di seniority. Il partner del progetto guadagna due cose: uno stipendio base relativamente contenuto, e una quota dei profitti annuali che dipende dal volume e dalla marginalitร  dei progetti che ha portato a casa. La quota di profitto รจ cash, distribuita ogni anno, e rappresenta storicamente la parte piรน sostanziosa della remunerazione.

Questo modello si regge su un assunto: che i ricavi siano sufficientemente prevedibili anno per anno. Se conosci piรน o meno quanto fatturerai e con quanta marginalitร , puoi distribuire la maggior parte dei profitti subito ai partner senza creare instabilitร  finanziaria. Per anni questo รจ stato vero. I clienti grandi rinnovavano contratti, le tariffe orarie crescevano insieme all’inflazione, i progetti grandi si ripetevano. Non c’era bisogno di tenere capitale in azienda, perchรฉ il flusso di cassa era stabile.

Adesso quel flusso sta diventando volatile, per due ragioni che la mossa McKinsey rende esplicite. Primo: l’AI sta comprimendo le ore necessarie per fare il lavoro. Se un team che prima fatturava 5.000 ore per un progetto adesso ne fattura 2.000 perchรฉ 3.000 le fanno gli agenti, la base imponibile del fatturato si riduce. Secondo: il pricing si sta spostando dal time & materials all’outcome-based. Anzichรฉ vendere ore, McKinsey sta provando sempre di piรน a vendere risultati specifici, legando una parte significativa del compenso al raggiungimento di obiettivi misurabili per il cliente. Risultato? I ricavi diventano piรน discontinui e piรน rischiosi.

In un modello a remunerazione cash di anno in anno, la combinazione di queste due tendenze รจ esplosiva. Un cattivo anno svuota la partnership. Quindi bisogna tenere piรน capitale in azienda, distribuirne meno subito, dare ai partner una partecipazione che si valorizza nel tempo invece di pagarli a profitti annuali. Da qui lo spostamento in equity.

Perchรฉ la notizia conta piรน del numero degli agenti

Se prendi il numero 25.000 agenti, รจ una cifra grande ma di marketing. Conta cosa fanno e quanto valore generano davvero, e su questo le testimonianze esterne sono variegate. Il global engineering chief di EY, Steve Newman, ha commentato in modo pungente che “alcuni dei migliori risultati che abbiamo arrivano da una manciata di agenti che fanno il lavoro pesante” e che il numero di agenti, di per sรฉ, non si traduce automaticamente in valore. EY parla di “una manciata” di agenti che producono il valore reale, BCG dichiara che l’AI consulting sarร  il 20% dei suoi ricavi 2024, Accenture ha riorganizzato cinque unitร  nella nuova “reinvention services”. Ogni big sta giocando una partita diversa.

Il cambio compensation, invece, รจ una decisione strutturale che dice una cosa precisa: McKinsey ha smesso di scommettere sulla prevedibilitร  del proprio business e ha cominciato a gestirsi come un’azienda con ricavi volatili. รˆ la mossa di un’azienda che si sta riorganizzando per affrontare un decennio diverso, non per gestire una transizione di breve.

Tradotto in linguaggio operativo: la consulenza piรน elite del mondo ha appena ammesso pubblicamente che il proprio modello di ricavo non sta piรน funzionando come prima. Per un settore che vive di certezze trasmesse al cliente, รจ un’ammissione importante.

E chi fruisce della consulenza cosa deve valutare?

Per chi guida un’azienda italiana e ha rapporti consolidati con grandi societร  di consulenza, ci sono tre conseguenze pratiche da iniziare a osservare nei prossimi mesi.

La prima รจ sui pricing. Il modello time & materials non scomparirร  del tutto, ma diventerร  sempre piรน residuale. Nelle nuove proposte ti aspetterai sempre piรน spesso una struttura mista: una parte fissa contenuta, una parte legata al raggiungimento di KPI predefiniti. รˆ una buona notizia per chi compra, perchรฉ allinea gli incentivi del consulente con il valore generato. รˆ anche una sfida nuova, perchรฉ obbliga a definire ex ante quali sono gli outcome misurabili, e questo richiede una capacitร  di scoping che molte aziende clienti non hanno ancora sviluppato.

La seconda รจ sulla struttura dei team. Se le ore si riducono e gli agenti AI fanno parte del lavoro analitico, il team di progetto che ti arriva sarร  piรน snello. Meno junior, piรน senior consultant che orchestrano agenti. Per il cliente, questo cambia la dinamica di interazione quotidiana, perchรฉ spariscono i punti di contatto routinari, gli incontri operativi di follow-up, le revisioni intermedie che fino a ieri tenevano il progetto incollato alla tua organizzazione. C’รจ un rischio di disconnessione che va gestito con governance esplicita.

La terza รจ sui contenuti. Quando una consulenza ti vende un outcome, ha incentivo a portarti la soluzione che funziona, non quella che fattura di piรน. รˆ un’inversione che storicamente molti clienti hanno sperato e raramente ottenuto. La domanda diventa: come misuriamo davvero l’outcome? Se la definizione del successo la scrive il consulente, sarร  tarata in modo da renderlo raggiungibile. Se la scrivi tu cliente, devi avere chiaro cosa stai chiedendo, e questa รจ di nuovo una capacitร  interna che va costruita.

Il pezzo che mi convince meno

Una cosa che leggo in molti commentatori, e che secondo me รจ prematura, รจ che la consulenza tradizionale stia per essere disintermediata dagli stessi modelli AI che le grandi societร  stanno usando. La logica รจ: se McKinsey usa Claude per fare le sue analisi, perchรฉ io cliente non posso usare Claude direttamente e saltare McKinsey?

La logica funziona, ma solo per una fetta del lavoro che la consulenza fa. La parte di sintesi documentale, ricerca di mercato strutturata, benchmark settoriale, รจ effettivamente sempre piรน replicabile in autonomia con un buon prompt e un team interno competente. Quella parte sta scomparendo dalla value proposition delle consulenze, e infatti i partner di McKinsey lo stanno giร  dicendo apertamente.

Ma c’รจ una parte che resta scarsa e che non si comprime: l’autoritร  simbolica del consulente esterno nelle decisioni difficili. Quando un board deve prendere una decisione che spaccherร  il management, una societร  di consulenza serve a fornire copertura politica piรน che analitica. Quando una famiglia proprietaria deve fare la transizione generazionale, serve una voce terza che dia legittimitร  alla scelta. Quando un CFO deve giustificare una ristrutturazione, serve un report con un logo riconoscibile. Tutto questo l’AI non lo sostituisce, perchรฉ non รจ informazione, รจ autoritร . E l’autoritร  si costruisce con persone, relazioni, presenza fisica nei posti che contano.

Il cambio compensation di McKinsey, in questa lettura, ha senso. La consulenza non sparisce ma si sdoppia. Una parte commodity, sempre piรน automatizzata e a basso margine. Una parte high-touch, fatta di partner senior che vendono autoritร  e relazioni in situazioni dove conta piรน chi parla di cosa dice. รˆ sulla seconda parte che si concentreranno gli equity stake. La prima parte, in qualche anno, sarร  gestita quasi interamente da agenti, e questo i partner di McKinsey lo sanno bene.

Fine della consulenza o solo del suo vecchio modello?

Se questo รจ lo scenario, allora chi prende consulenza in Italia farebbe bene a chiedersi due cose, oggi. La prima: sto pagando per la parte commodity o per la parte high-touch? Se il mio rapporto con la consulenza รจ prevalentemente fatto di deliverable analitici, ricerche, benchmark, decking, allora sto pagando una cosa che fra tre anni potrรฒ fare da solo con un team minuscolo armato di buoni agenti, magari su un’infrastruttura di AI privata sotto il mio controllo. Conviene cominciare ad attrezzarsi adesso, prima che il mercato si riallinei. La seconda: sto comprando vera autoritร  decisionale, e se sรฌ, da chi? Perchรฉ la promessa di autoritร  del brand consulenza tradizionale dipende dalla stabilitร  del modello che la sosteneva. Se il modello cambia, anche l’autoritร  si rinegozia.

Da imprenditore che vede passare diverse aziende attraverso questi rapporti, dico che il vero rischio non รจ essere disintermediati. Il rischio รจ continuare a pagare la consulenza come se non stesse cambiando, mentre dall’altra parte i partner di McKinsey hanno giร  accettato che il loro mondo รจ cambiato e si stanno organizzando di conseguenza. Quando il fornitore si ristruttura prima del cliente, il cliente paga il conto della ristrutturazione del fornitore. รˆ sempre andata cosรฌ. Lo รจ ancora di piรน adesso, con tutta questa AI in mezzo.

Se volete ragionare su come attrezzarvi, lavoro esattamente su questo nei percorsi di advisory.

Il 57% di McKinsey รจ il numero sbagliato per fare scelte aziendali

Il 25 novembre 2025 il McKinsey Global Institute ha pubblicato uno dei report piรน discussi dell’ultimo semestre, Agents, Robots, and Us: Skill Partnerships in the Age of AI. La cifra che รจ girata su tutti i media internazionali รจ una: il 57% delle ore lavorative negli Stati Uniti รจ tecnicamente automatizzabile oggi, senza attendere ulteriori breakthrough. Il 44% via agenti AI, il 13% via robotica. Una percentuale cosรฌ alta che, raccontata male, suona come un annuncio di disoccupazione di massa.

Leggere cosรฌ quel numero, secondo me, รจ il modo peggiore di usare quel report. Il 57% misura il potenziale tecnico in laboratorio, non lo scenario reale di adozione. Usarlo per fare scelte aziendali porta nella direzione opposta a quella utile. Ho letto il report intero in questi giorni e provo a dare la mia lettura, da chi lavora in azienda con le aziende, non da chi commenta da fuori.

Il 40% รจ il dato da cui partire

Il 57% รจ il limite superiore in laboratorio. Risponde alla domanda: se prendiamo gli strumenti AI e robotici che giร  esistono, quante ore di lavoro umano potrebbero in teoria essere svolte dalle macchine? La risposta รจ oltre la metร . Ma McKinsey stesso sottolinea che questa cifra non si tradurrร  in posti persi nella stessa proporzione, per tre ragioni che il report spiega bene.

  • Tempo di adozione: l’adozione richiederร  anni, in molti casi decenni, perchรฉ le aziende devono ridisegnare i flussi prima di poter automatizzare.
  • Mix di attivitร  dentro ogni ruolo: la maggior parte dei lavori contiene un mix di attivitร , e raramente un singolo lavoro รจ automatizzabile al 100%.
  • Gap fra laboratorio e produzione: molte attivitร  che oggi sembrano automatizzabili in laboratorio non lo sono in produzione, per ragioni di affidabilitร , responsabilitร  legale, accettabilitร  sociale o semplice costo del bilanciamento errore-supervisione.

Il numero che secondo me andrebbe letto in parallelo รจ un altro che si nasconde nel report: circa il 40% dei lavori cade nelle categorie a piรน alta automatizzabilitร , principalmente attivitร  amministrative, legali junior, programmazione di routine. Quel 40% non sparisce, ma cambierร  natura entro l’orizzonte 2030, e cambierร  bruscamente per chi non si attrezza per tempo. Questo dovrebbe essere il dato da cui partono le riunioni di leadership team in questi mesi, non il 57% da titolo apocalittico.

Persone, agenti software, robot fisici: il framework di McKinsey

Il contributo piรน interessante del report รจ il framework dei sette archetipi di lavoro che McKinsey costruisce mappando 800 occupazioni rispetto a tre dimensioni: quanto รจ people-centric, quanto รจ agent-centric (cioรจ automatizzabile da AI software), quanto รจ robot-centric (cioรจ automatizzabile da hardware). Ne emergono profili misti che rispecchiano quello che si vede nei contesti reali. Un radiologo รจ people-centric per la responsabilitร  clinica e agent-centric per l’analisi delle immagini, e la combinazione delle due dimensioni in un’unica figura professionale รจ un nodo organizzativo nuovo da governare.

La parola chiave del framework รจ partnership. McKinsey parla di collaborazione fra persone, agenti software e robot fisici, ciascuno con la propria competenza, orchestrati in workflow ridisegnati. La parte piรน scomoda del messaggio รจ che il framework funziona solo se l’organizzazione fa il lavoro di ridisegno. Se prendi un workflow esistente, ci ficchi dentro un agente AI sopra al processo che hai sempre fatto, non ottieni il 57%, ottieni nel migliore dei casi un risparmio del 10-15% e una serie di frustrazioni operative.

Per chi compra AI in azienda, questo punto vale piรน di mille slide. Il valore non sta nel tool, sta nel ridisegno del processo intorno al tool. Senza ridisegno, il ROI delle implementazioni AI rimane sotto le attese e i progetti finiscono nel limbo dei pilot perpetui.

Tre competenze umane che si fanno scarse

Una parte del report che mi ha colpito riguarda le competenze umane che diventano piรน rare, e quindi piรน richieste, man mano che l’AI assorbe i compiti standardizzati. McKinsey mappa migliaia di skill estratte dagli annunci di lavoro e individua tre cluster che resistono e crescono.

Il primo รจ quello delle skill relazionali avanzate: gestione del conflitto, negoziazione, coaching, costruzione del consenso in gruppi diversi. Sono attivitร  che richiedono lettura del contesto sociale, contestualizzazione, judgement etico, e che le macchine fanno male anche quando sanno parlare bene.

Il secondo รจ quello del problem framing: la capacitร  di formulare la domanda giusta da porre all’AI, di distinguere un buon prompt da uno mediocre, di interpretare un output e capire quando merita fiducia e quando no. รˆ una skill che ha piรน a che fare con il pensiero critico che con la tecnica, e curiosamente รจ una skill che il sistema scolastico italiano non ha mai sviluppato in modo sistematico.

Il terzo รจ quello dell’orchestrazione: tenere insieme processi multi-step in cui interagiscono persone diverse, agenti diversi, sistemi diversi. Project manager evoluti che capiscono dove inserire un agente nel flusso e dove tenere fermo l’umano. Sono profili che fino a un anno fa non esistevano e che adesso le aziende si contendono.

Tre skill scarse, prezzi che si muovono. รˆ quasi un piccolo manuale di come riallocare il budget HR per il prossimo triennio.

Tre conversazioni che i board italiani dovrebbero aprire entro fine anno

In Italia il dibattito sull’AI nel lavoro รจ ancora dominato da due narrative simmetriche e sbagliate. La prima dice che l’AI ci ruberร  i posti e che bisogna proteggerli con qualche regolazione. La seconda dice che l’AI รจ un super-strumento neutro, basta adottarlo per essere piรน competitivi. Il report di McKinsey mostra che entrambe queste narrative perdono il punto.

Le aziende che vinceranno il prossimo decennio non saranno quelle che adottano l’AI prima, ma quelle che ridisegnano i propri processi intorno alla collaborazione fra persone, agenti software e robot fisici. Per farlo serve qualcosa che in Italia abbiamo strutturalmente poco, ovvero capacitร  di trasformazione organizzativa profonda. Non capacitร  di acquistare tool, ne abbiamo a sufficienza. Capacitร  di rimettere mano a chi fa cosa, di toccare le abitudini consolidate, di accettare che metร  del valore di un’implementazione AI si gioca prima ancora di accenderla, nella riprogettazione del flusso che le sta intorno.

Per chi guida un’azienda strutturata, oggi, ci sono tre conversazioni che meritano di essere portate al tavolo del board nei prossimi tre mesi.

La prima: quali nostri workflow contengono il maggior numero di ore standardizzabili, e quali no? Una mappa di alto livello del 57% dentro la nostra realtร  specifica.

La seconda: chi sono i nostri orchestratori naturali? Persone che hanno giร  la capacitร  di tenere insieme processi multi-attore, che capiscono dove servono le competenze relazionali e dove serve la disciplina tecnica. Le aziende che riescono a identificarli e a metterli nei posti giusti partiranno con un vantaggio enorme.

La terza: dove possiamo permetterci di pilotare un workflow completamente ridisegnato, e non solo automatizzato a strati? Dove ci possiamo permettere il rischio di romperlo e ricostruirlo, su uno scope contenuto, per imparare come si fa prima di doverlo fare su scala?

Sono tre domande che non hanno bisogno di numeri da 57% per essere utili. Hanno bisogno di tempo dedicato dalla leadership, e di sufficiente coraggio per dare risposte concrete entro fine anno. Da imprenditore vedo molte aziende ferme alla prima delle tre, alcune che hanno provato la seconda, pochissime che hanno avuto il coraggio della terza. รˆ lรฌ, secondo me, che si decide la parte interessante del prossimo ciclo competitivo italiano. Non nei budget AI, che ormai tutti hanno. Nelle scelte organizzative dietro a quei budget.


Articolo di riferimento: McKinsey Global Institute, Agents, Robots, and Us: Skill Partnerships in the Age of AI, 25 novembre 2025.

Quanta intelligenza artificiale stai davvero governando?

Usare intelligenza artificiale e governarla sono due cose diverse. Quasi nessuna organizzazione che conosco ha ancora fatto il salto dalla prima alla seconda, e il conto sta arrivando, in modo molto concreto, sotto forma di budget esplosi a fine mese.

Le due cose sembrano simili. Non lo sono per niente.

Ho visto circolare nelle ultime settimane un grafico che mi ha colpito per la sua semplicitร , il tipo di visualizzazione che riesce a mettere insieme in modo immediato qualcosa che si intuiva ma non si riusciva ancora a formulare bene. Su scala logaritmica, due curve: i ricavi da abbonamento per posto, piatti e stabili nel tempo, e il costo reale per token di inferenza, che cresce in modo esponenziale con l’intensitร  d’uso. Finchรฉ le linee restano separate, il margine esiste, le aziende che costruiscono su questi modelli respirano. Dopo l’incrocio, il grafico lo chiama “Profit Collapse.” Non รจ un modello accademico, รจ quello che le aziende che hanno messo intelligenza artificiale in produzione su larga scala stanno giร  vedendo nelle loro dashboard finanziarie.

Un caso che ha fatto girare molto rumore nelle ultime settimane: il CTO di Uber ha dichiarato di aver consumato in quattro mesi l’intero budget previsto per l’anno intero. Non perchรฉ i modelli non funzionassero. Perchรฉ nessuno aveva progettato il workflow con la consapevolezza che ogni chiamata ha un peso, che la somma di migliaia di micro-interazioni che sembrano gratuite diventa, alla scala di un’azienda come Uber, una spesa concreta, reale, non pianificata.

Il prezzo del flat-rate รจ stato l’ignoranza

Per due anni, i modelli di pricing a tariffa fissa hanno fatto una cosa molto precisa: hanno reso invisibile il costo reale dell’inferenza. La subscription mensile, il “paga X al mese e usa quanto vuoi”, ha creato nelle organizzazioni un’abitudine pericolosa, quella di non porsi le domande giuste sul consumo. Quanti token stiamo generando davvero? Chi li genera? Quale parte del flusso di lavoro produce valore misurabile e quale รจ ridondanza computazionale, automazione per automazione?

Quelle domande non venivano poste perchรฉ il modello economico non le rendeva urgenti. Adesso lo diventano, perchรฉ il pricing a token le mette sul tavolo ogni mese, come voce di costo separata, attribuibile, visibile.

La reazione che osservo piรน spesso รจ quella sbagliata: tagliare le licenze, ridurre l’accesso, aspettare che i costi scendano ancora. รˆ una risposta di gestione del budget, non una risposta di strategia. E rischia di far perdere il vantaggio competitivo che si stava costruendo nel momento peggiore.

Adottare e governare sono due fasi diverse

C’รจ una distinzione che mi sembra fondamentale e che non viene fatta abbastanza, anche tra le persone che lavorano sul tema con serietร .

Adottare vuol dire integrare strumenti nei processi, formare le persone, misurare i primi risultati, dimostrare che funziona. รˆ la fase in cui quasi tutte le organizzazioni si trovano, o si sono trovate nell’ultimo anno e mezzo. รˆ necessaria, รจ il punto di partenza, ed รจ giusta.

Governare รจ qualcosa di diverso, piรน granulare e piรน esigente. Significa sapere dove ogni interazione con un modello si inserisce nel flusso operativo, quali sono le condizioni di attivazione, quanto pesa in termini di contesto, quanto costa ogni singola risposta e perchรฉ vale quello che costa. Significa avere visibilitร  sul consumo in tempo reale, non scoprirlo a consuntivo a fine mese. Significa, soprattutto, aver progettato i processi attorno agli strumenti, non aver semplicemente incollato un modello linguistico sopra un flusso di lavoro che esisteva giร  prima e che continua a funzionare esattamente come prima, solo con un layer di testo generato in piรน.

La gran parte delle organizzazioni che conosco รจ ancora nella fase dell’adozione. Si vede dai sintomi: budget che arrivano come sorprese, utilizzi distribuiti in modo caotico tra team diversi, nessuna metrica di efficienza sul consumo, nessuna distinzione operativa tra le interazioni che creano valore e quelle che lo consumano senza restituirlo.

Perchรฉ tenere l’intelligenza dentro cambia tutto

In questo contesto, spostare i modelli dentro perimetri controllati, on-premise o in architetture ibride dove il dato sensibile non esce, smette di essere una posizione ideologica sulla sovranitร  del dato e diventa una scelta molto concreta, economica e operativa insieme.

I vantaggi sono due, e si sovrappongono. Il primo รจ la prevedibilitร  dei costi: un modello che gira su infrastruttura propria ha un costo fisso che si pianifica, con una variabile di consumo che rimane interna, controllabile, non affidata all’intensitร  d’uso di tremila dipendenti distribuiti su fusi orari diversi. Il secondo รจ la compliance, che con l’AI Act in vigore e la pressione normativa che continua a crescere รจ diventata un requisito operativo con scadenze e responsabilitร , ben oltre il perimetro di chi si occupa di legale.

Non tutti i casi d’uso hanno bisogno di modelli privati. Molti flussi di lavoro funzionano perfettamente su API pubbliche, purchรฉ siano stati progettati con la consapevolezza del costo. Ma la scelta tra pubblico e privato non puรฒ essere presa senza aver prima risposto alle domande di governo: chi usa cosa, con quale frequenza, per fare cosa, e quanto rende.

I token come risorsa operativa

C’รจ un cambio culturale che secondo me non sta avvenendo alla velocitร  giusta, ed รจ quello di trattare il consumo di token come una risorsa operativa, con la stessa serietร  con cui si trattano le ore di computing, la banda di rete, lo storage.

In ogni organizzazione tecnologicamente matura, queste metriche hanno un owner, un budget, un ciclo di ottimizzazione. Il consumo di token, finora, non ne ha avuto uno. Era nascosto nel flat-rate, o era abbastanza economico da sembrare irrilevante come singola voce.

Non รจ piรน cosรฌ, e la risposta non รจ tagliare, come dicevo. La risposta รจ costruire la governance prima che il budget esploda: monitoraggio in tempo reale, attribuzione del consumo per team e per processo, soglie di allerta, revisione periodica dei flussi ad alto costo. รˆ lavoro di ingegneria, di processo, di cultura organizzativa. รˆ il lavoro che separa chi sta ancora adottando da chi sta davvero costruendo.

C’รจ un parallelo che mi viene in mente pensando a come siamo arrivati qui. Nel mondo dello sport professionistico, c’รจ stato un momento in cui le squadre hanno smesso di valutare i giocatori a occhio e hanno iniziato a misurare tutto, ogni azione, ogni metro percorso, ogni contatto. Quella trasformazione non ha reso lo sport meno umano, ha reso le decisioni piรน informate. Qualcosa di simile sta per succedere con l’intelligenza artificiale in azienda: chi impara a misurare prima, e a misurare le cose giuste, arriverร  avvantaggiato alla fase successiva.

La competizione si sposta

Ci sarร  un punto, e credo non lontano, in cui la competizione sull’intelligenza artificiale in azienda non si giocherร  piรน sull’accesso ai modelli. I modelli sono giร  disponibili, i costi di inferenza scendono, la barriera tecnica all’ingresso si abbassa. La competizione si giocherร  su chi riesce a usarli in modo economicamente sostenibile, con processi progettati per reggere la scala, non solo la demo, e con la capacitร  di misurare, ottimizzare, correggere in tempo reale.

Le organizzazioni che arriveranno avvantaggiate a quella fase sono quelle che adesso, mentre la conversazione pubblica รจ ancora tutta sull’adozione e sui casi d’uso, stanno costruendo la governance. Stanno ponendo ai loro team le domande scomode. Stanno mettendo metriche dove prima c’erano impressioni. Stanno disegnando flussi di lavoro che hanno senso economico oltre che funzionale.

Senza dubbio, la domanda che conta adesso non รจ “stai usando intelligenza artificiale?” ma “sai cosa sta facendo l’intelligenza artificiale che stai usando, e quanto ti costa davvero governarla?”

Learning by Building with AI: come la prototipazione veloce sta riscrivendo lโ€™innovazione

In unโ€™epoca di trasformazione accelerata, lโ€™avvento dellโ€™AI generativa rappresenta un cambiamento dirompente โ€“ quasi uno shock organizzativo โ€“ che impone alle aziende di apprendere piรน velocemente che mai. Invece di pianificare a lungo termine nellโ€™incertezza, le organizzazioni stanno adottando un approccio learning-by-doing potenziato dallโ€™AI: imparare costruendo prototipi e soluzioni reali con lโ€™AI, in tempo reale. Questo cambio di focus nasce dalla necessitร  di adattarsi a contesti ad alta incertezza e rapiditร  di cambiamento. Basti pensare che strumenti come ChatGPT hanno raggiunto oltre 1 milione di utenti in cinque giorni dal lancio, segnale di unโ€™adozione senza precedenti. Parallelamente, lโ€™adozione aziendale dellโ€™AI sta crescendo in modo esplosivo: nel 2024 il 78% delle organizzazioni dichiarava di usare lโ€™AI, rispetto al 55% dellโ€™anno precedente. Di fronte a questa accelerazione, le imprese allโ€™avanguardia stanno passando dal semplice โ€œstudiare lโ€™AIโ€ al โ€œcostruire con lโ€™AIโ€ โ€“ sperimentando sul campo per capire rapidamente come creare valore. Il focus di questa sesta edizione di InsideTheShift รจ dunque su โ€œLearning by Building with AIโ€: come apprendere facendo leva sullโ€™AI generativa, trasformando lโ€™incertezza in opportunitร  di innovazione concreta.

Understanding the Shift: capire l’incertezza

Perchรฉ โ€œimparare facendoโ€ con lโ€™AI รจ diventato il mantra dellโ€™innovazione odierna? In contesti turbolenti, nessuno possiede tutte le risposte su come usare al meglio lโ€™AI generativa โ€“ nemmeno i CEO. Un recente sondaggio BCG ha rivelato che il 52% dei CEO ammette di non comprendere appieno lโ€™AI generativa e addirittura ne scoraggia lโ€™uso interno, temendo rischi e incognite. Eppure, questa incertezza generalizzata รจ esattamente il motivo per cui รจ fondamentale sperimentare: nessuno oggi โ€œcapisce pienamenteโ€ lโ€™AI generativa, perciรฒ attendere passivamente chiarimenti รจ un errore. La pattern di successo emersa รจ piuttosto quella di coltivare una cultura di sperimentazione consapevole e di โ€œapprendimento attivo sul campoโ€. Le organizzazioni che osano fare testando lโ€™AI nel proprio contesto sviluppano conoscenze pratiche e vantaggi competitivi, mentre chi rimane in attesa rischia di subire il peggio di entrambi i mondi: non comprenderanno lโ€™AI nรฉ riusciranno a tenere il passo dei concorrenti proattivi.

Inoltre, molte aziende scoprono che i propri dipendenti sono pronti e motivati a sperimentare con lโ€™AI. In un sondaggio su 500 leader IT, solo il 2% vedeva lโ€™AI come una minaccia per la propria carriera, mentre il 61% crede che lโ€™AI migliorerร  il proprio lavoro o creerร  nuove opportunitร . Piuttosto che resistere al cambiamento, i talenti in azienda sono โ€œready, willing and ableโ€ di abbracciare lโ€™AI e trovare modi ingegnosi per fare meglio il proprio lavoro. Questa predisposizione positiva riduce lโ€™attrito e favorisce un mindset di apprendimento continuo.

Non รจ la prima volta che viviamo una trasformazione cosรฌ rapida: lโ€™adozione massiccia dello smartphone fu un precedente โ€œshockโ€ tecnologico โ€“ ricordiamo che persino leader visionari inizialmente sottovalutarono lโ€™iPhone. La lezione appresa รจ che chi sottostima un cambiamento di paradigma poi se ne pente. Oggi, con lโ€™AI generativa, โ€œnessuno fra qualche anno rimpiangerร  di averla presa troppo sul serio o di essersi mosso troppo velocementeโ€. Al contrario, le aziende lungimiranti riconoscono che per capire davvero come lโ€™AI puรฒ creare valore, bisogna sporcarsi le mani: provare casi dโ€™uso reali, iterare rapidamente e imparare dagli errori. In sintesi, comprendere questo shift significa accettare che sperimentazione e apprendimento pratico non sono attivitร  parallele al lavoro โ€“ sono il lavoro stesso in epoca di AI.

The Core: un nuovo motore per l’innovazione

Al cuore di โ€œlearning by building with AIโ€ cโ€™รจ una metodologia pragmatica: sperimentazione rapida, prototipazione veloce, validazione continua. In pratica, le aziende pioniere adottano cicli brevi di sviluppo in cui lโ€™AI generativa รจ integrata come strumento creativo e acceleratore. I passaggi fondamentali di questo approccio comprendono:

  • Rapid Prototyping con AI: sfruttare modelli generativi (come LLM tipo GPT-4, generatori di immagini o di codice) per sviluppare proof-of-concept in tempi lampo. Funzionalitร  che prima richiedevano mesi di sviluppo possono oggi essere costruite in giorni o ore semplicemente scrivendo i giusti prompt. Come osserva Andrew Ng, grazie allโ€™AI โ€œcapacitร  che prima richiedevano mesi possono a volte essere prototipate in giorni o oreโ€. Ciรฒ consente ai team di materializzare unโ€™idea quasi immediatamente e metterla alla prova sul campo. Un esempio pratico: startup tech riferiscono di riuscire a generare MVP (Minimum Viable Product) basati su AI in un weekend, laddove uno sviluppo tradizionale avrebbe impiegato settimane โ€“ cambiando radicalmente le regole del gioco per il time-to-market.
  • Validazione ed Iterazione Continua: una volta creato un prototipo con lโ€™ausilio dellโ€™AI, si passa subito a testarlo e raccogliere feedback rapidi (dai colleghi, da un piccolo gruppo di utenti, o tramite simulazioni interne). Lโ€™adozione del classico ciclo buildโ€“measureโ€“learn del Lean Startup viene cosรฌ compressa e accelerata dallโ€™AI: se costruire un prototipo richiede solo pochi giorni, anche il ciclo di feedback deve contrarsi di conseguenza. Le organizzazioni di successo implementano mini-esperimenti continui, pronti a cambiare rotta (โ€œpivotโ€) sulla base di ciรฒ che funziona o meno. Importante รจ anche definire metriche chiare per valutare rapidamente ogni esperimento (es. % di miglioramento in un processo, gradimento utenti, riduzione tempi). Questa iterazione costante crea un flusso di apprendimento pratico: ogni prototipo insegnia qualcosa, anche quando fallisce.
  • Scale-up responsabile: mano a mano che unโ€™idea รจ validata in piccolo, lโ€™approccio learning-by-doing prevede di scalarla gradualmente, integrando lโ€™AI nei processi reali. In questa fase entrano in gioco โ€œguardrailโ€ (corridoi di sicurezza) per unโ€™adozione sicura: linee guida etiche, governance e monitoraggio dei risultati. Molte imprese creano team dedicati o champion interni per guidare questi progetti AI in fase pilota e garantirne lโ€™allineamento strategico. Ad esempio, si nominano esperti per โ€œsorvegliare, fare coaching e arbitrareโ€ lโ€™uso dellโ€™AI nei team, bilanciando libertร  di innovazione con controllo dei rischi. Lโ€™approccio โ€œlearn by buildingโ€ non รจ anarchia creativa, ma sperimentazione strutturata: piccoli progetti, obiettivi chiari, monitoraggio costante e condivisione delle lezioni apprese in tutta lโ€™organizzazione.

Questo nucleo metodologico si applica trasversalmente: dai team di sviluppo prodotto, ai reparti marketing che testano campagne generate dallโ€™AI, fino alle risorse umane che prototipano chatbot interni per il training. La parola dโ€™ordine รจ โ€œfare per imparareโ€, il che richiede strumenti e un ambiente adeguato. Tool e tecniche abilitanti includono: piattaforme di prototipazione veloce (anche no-code/low-code con AI integrata), API cloud AI pronte allโ€™uso, servizi come GitHub Copilot per accelerare la programmazione, e tecniche di prompt engineering per ottenere dallโ€™AI output utili nei primi tentativi. Alcune organizzazioni allestiscono veri sandbox o AI Lab interni, dove i team possono sperimentare liberamente con modelli generativi su dati aziendali, senza impattare i sistemi di produzione. Il core di learning-by-building รจ dunque un mix di mindset (sperimentiamo!), metodo (cicli rapidi, MVP, feedback loop) e tecnologia (gli strumenti AI che rendono tutto piรน veloce).

Un esempio emblematico di questo approccio in azione: CVS Health, colosso USA della sanitร , ha lanciato un hackathon aziendale di 6 settimane per esplorare lโ€™AI generativa. In poco piรน di un mese, 21 team interfunzionali hanno prodotto 36 idee, sviluppato 18 prototipi e infine selezionato 6 soluzioni pilota pronte per lโ€™implementazione. Il tutto, affrontando sfide reali: ad esempio, uno dei prototipi vincenti รจ stato un chatbot AI per i clienti, destinato a ridurre drasticamente il volume di chiamate ai call center. La chiave del successo? Un processo ben orchestrato: primo, partecipazione diffusa (hanno coinvolto dipendenti da 21 reparti diversi); secondo, prototipazione lampo (idee raccolte su una piattaforma condivisa e trasformate in demo funzionanti in pochi giorni); terzo, allineamento strategico (i criteri di valutazione premiavano le idee in linea con le prioritร  di business di CVS). Iniziative come questa dimostrano che unโ€™innovazione strutturata e inclusiva puรฒ trasformare tecnologie emergenti in soluzioni scalabili rapidamente. In sostanza, CVS non ha semplicemente studiato le potenzialitร  dellโ€™AI su carta: ha imparato facendola, costruendo prototipi concreti e traendo in poche settimane intuizioni che avrebbero richiesto mesi con approcci tradizionali.

The Broader Shift: come ripensare le aziende nell’era degli shock

Lโ€™adozione trasversale dellโ€™approccio learning-by-building con lโ€™AI porta benefici che vanno oltre i singoli progetti, innescando un cambiamento piรน ampio in azienda. In primis, i risultati tangibili di queste sperimentazioni alimentano un circolo virtuoso strategico: riduzione drastica del time-to-market, maggiore agilitร  e una cultura aziendale improntata allโ€™apprendimento continuo. Ad esempio, ripensando i propri processi di marketing con lโ€™ausilio massiccio di agenti AI, Accenture รจ riuscita a ridurre i compiti manuali del ~30% e accelerare la velocitร  di go-to-market dal 25% fino al 55%. Questi numeri indicano un vantaggio competitivo notevole: prodotti e campagne lanciati in metร  tempo rispetto al passato significano soddisfare i bisogni dei clienti prima dei concorrenti. Inoltre, i dipendenti liberati da attivitร  ripetitive possono concentrarsi su compiti strategici e creativi a valore aggiunto. Infatti, gli studi confermano che lโ€™AI generativa, se ben usata, aumenta la produttivitร  e puรฒ aiutare a colmare gap di competenze nel workforce invece di ampliarle. In altre parole, la sperimentazione con lโ€™AI non solo velocizza i processi, ma fa crescere le persone: ogni progetto รจ unโ€™occasione per sviluppare nuove skill digitali e per diffondere una mentalitร  piรน aperta al cambiamento.

Un altro beneficio strategico รจ lโ€™adattabilitร  organizzativa. Unโ€™azienda che pratica il learning-by-doing allenato dallโ€™AI diventa piรน reattiva agli shock esterni. Si consideri lโ€™esempio di un grande gruppo manifatturiero che, di fronte a improvvisi cambi di mercato, attiva in poche settimane decine di micro-progetti con AI per esplorare soluzioni (dallโ€™ottimizzazione della supply chain con modelli predittivi, a nuovi servizi digitali per i clienti). Alcune organizzazioni hanno persino istituito nuove figure per orchestrare questo fermento: una manager intervistata riporta di aver creato il ruolo di โ€œHead of Generative AIโ€ il cui compito รจ โ€œdare un senso e coordinare le centinaia di esperimenti che abbiamo in corso ogni giornoโ€. Ciรฒ illustra come le imprese leader stiano passando da progetti AI isolati a un portfolio continuo di esperimenti, governati perรฒ con metodo. Dal punto di vista organizzativo, ciรฒ implica rompere sili e favorire la contaminazione di competenze: sviluppatori, data scientist, esperti di business e persino figure non tech collaborano fianco a fianco in team agili focalizzati su prototipi AI. Questa collaborazione cross-funzionale โ€“ spesso emersa nei contesti di hackathon interni โ€“ alimenta un trasferimento di conoscenze rapido e crea coesione attorno allโ€™innovazione.

Naturalmente, abbracciare questa filosofia richiede unโ€™evoluzione della leadership e del mindset aziendale. I leader devono incoraggiare lโ€™apprendimento attivo e accettare un certo grado di rischio calcolato. Serve leadership โ€œvisionariaโ€ ma concreta, capace di ispirare sperimentazione ma anche di fornire i giusti strumenti e supporti. Ad esempio, le aziende piรน mature in questo percorso investono in programmi di upskilling massicci: Accenture, per dire, ha lanciato un programma di training generativo per migliaia di dipendenti, e nel suo reparto Marketing ha affiancato ad ogni โ€œAI agentโ€ un people lead umano incaricato di โ€œaddestrareโ€ lโ€™agente e trasferire feedback bidirezionale. Questo approccio riflette una cultura di sperimentazione continua, dove umani e AI imparano insieme in un rapporto di partnership e fiducia reciproca.

Cambiano anche i modelli di apprendimento organizzativo: dal tradizionale training top-down si passa a un apprendimento on-the-job distribuito. I dipendenti diventano studenti e insegnanti allo stesso tempo โ€“ imparano dallโ€™AI ma anche insegnano allโ€™AI (ad esempio tramite il feedback iterativo ai sistemi generativi). Le organizzazioni allโ€™avanguardia valorizzano e premiano questo comportamento. Alcune hanno introdotto sistemi di incentivazione che riconoscono chi sperimenta nuove soluzioni AI o condivide le lezioni apprese con il resto dellโ€™azienda.

In sintesi, il broader shift consiste nel vedere lโ€™AI generativa non come un semplice strumento tecnico, ma come un catalizzatore per ridisegnare il modo in cui lโ€™azienda apprende e innova. Si tratta di โ€œri-cablareโ€ processi e workflow perchรฉ lโ€™AI possa esprimerne tutto il potenziale. Questo puรฒ voler dire riorganizzare interi flussi di lavoro attorno a nuove capacitร  (McKinsey rileva che giร  il 21% delle aziende che usano lโ€™AI ha fondamentalmente ridisegnato almeno alcuni processi grazie allโ€™AI). In definitiva, il cambiamento piรน ampio portato dal learning-by-building with AI รจ una azienda piรน veloce, adattabile e โ€˜apprendenteโ€™: veloce nel portare innovazioni sul mercato, adattabile ai cambiamenti di contesto, e sempre in modalitร  di apprendimento e miglioramento continui.

Whatโ€™s Next: imparare e scalare il business

Cosa ci riserva il futuro prossimo se percorriamo la strada del learning by building con lโ€™AI? Possiamo aspettarci unโ€™ulteriore pervasivitร  dellโ€™AI generativa in ogni aspetto del business e del lavoro quotidiano. Molto presto, ogni nuovo dipendente arriverร  in azienda con strumenti come ChatGPT sul proprio telefono e li considererร  parte naturale della cassetta degli attrezzi. Analogamente, i clienti diventeranno sempre piรน abituati ad interagire con assistenti AI nelle app, nei siti e nei servizi di supporto di qualsiasi azienda. Questo significa che le imprese dovranno continuare a imparare e costruire insieme allโ€™AI per stare al passo con aspettative in rapida evoluzione. Chi oggi sperimenta con lโ€™AI per migliorare prodotti e processi, domani dovrร  integrarla stabilmente su scala piรน ampia. Ciรฒ richiederร  di passare dalla fase pionieristica (molti esperimenti localizzati) a una fase di implementazione sistematica: le metodologie e buone pratiche apprese nei pilot andranno incorporate nei processi standard, e le infrastrutture aziendali (IT, governance, data management) dovranno adeguarsi per supportare un uso massiccio dellโ€™AI.

Allโ€™orizzonte vi sono anche nuove frontiere dellโ€™AI stessa che spingeranno ulteriormente il paradigma del learning-by-doing. Ad esempio, si parla di โ€œagentic AIโ€ โ€“ sistemi AI piรน autonomi che possono compiere serie di azioni complesse. Quando queste tecnologie matureranno, le organizzazioni dovranno nuovamente sporcarsi le mani per capire come sfruttarle responsabilmente: immaginare casi dโ€™uso, testare prototipi di AI agent che coadiuvano (o automatizzano) interi flussi di lavoro, e definire nuovi ruoli umani per supervisionarli. Il learn by building rimarrร  lโ€™approccio vincente anche di fronte a queste novitร : nessun manuale preconfezionato spiegherร  come impiegare un agent AI nella vostra supply chain o nel vostro team creativo โ€“ lo scoprirete solo provandoci direttamente, in piccolo, e crescendo da lรฌ.

รˆ lecito aspettarsi anche unโ€™evoluzione nelle strutture organizzative. Mentre oggi molte aziende operano con Centers of Excellence centralizzati per lโ€™AI, in futuro lโ€™AI diventerร  piรน democratica e diffusa. Potremmo vedere la nascita di โ€œAI fluencyโ€ come skill fondamentale per ogni dipendente, analogamente a come lโ€™uso del PC รจ diventato ubiquo. Programmi di formazione interna sul prompting e sullโ€™uso efficace degli strumenti AI diventeranno parte integrante dello sviluppo professionale. Accenture, ad esempio, ha lanciato un programma chiamato LearnVantage per diffondere competenze di AI generativa in tutta la sua forza lavoro, segno che grandi imprese stanno investendo nellโ€™alfabetizzazione AI di massa. Questa democratizzazione permetterร  di ampliare ancora di piรน la pratica del learning-by-doing: ogni team potrร  fare piccoli esperimenti con lโ€™AI nel proprio ambito, senza dover aspettare indicazioni dallโ€™alto, creando un tessuto di innovazione distribuita.

Sul fronte dei modelli di leadership, assisteremo probabilmente allโ€™emergere di leader piรน tech-savvy e orientati alla sperimentazione. Harvard Business Review avverte che molti leader attuali non sono preparati a sfruttare appieno il potenziale dellโ€™AI generativa e devono sviluppare competenze tecniche e nuove mentalitร . I leader di domani dovranno essere facilitatori dellโ€™apprendimento organizzativo: capaci di costruire visioni chiare sullโ€™AI ma anche di incoraggiare lโ€™azione decentralizzata, tollerare gli errori come parte del processo di innovazione e assicurare al contempo che sperimentazione e governance vadano a braccetto.

Infine, whatโ€™s next include sicuramente il tema della scalabilitร  sostenibile ed etica. Mano a mano che il numero di prototipi e progetti AI cresce, le aziende dovranno dotarsi di solide pratiche per scalare ciรฒ che funziona in modo responsabile. Questo significa integrare considerazioni di AI responsabile fin dalla fase di sperimentazione: valutare i rischi (bias, privacy, sicurezza) di ogni nuovo caso dโ€™uso AI e coinvolgere funzioni come compliance e IT security nel processo di innovazione. Fortunatamente, vediamo segnali positivi: sempre piรน organizzazioni stanno mitigando attivamente rischi legati allโ€™AI come inaccuratezza, violazioni IP e cybersecurity. La sfida sarร  continuare su questa strada, cosรฌ che il โ€œfare prestoโ€ non comprometta il โ€œfare beneโ€.

In conclusione, il prossimo capitolo di learning by building with AI vedrร  aziende ancora piรน immerse nellโ€™AI, che imparano non solo a correre con lโ€™AI, ma anche a governarla con saggezza mentre corrono. Chi saprร  combinare velocitร  e responsabilitร  plasmerร  i nuovi standard dellโ€™innovazione. Per tutti gli altri, il rischio รจ di farsi trovare in ritardo in un mondo che non aspetta: come ammonisce Stanford HAI, lโ€™AI non รจ confinata a un settore, sta trasformando ogni industria, e il suo impatto continuerร  a crescere. Whatโ€™s next รจ quindi un invito allโ€™azione: continuare ad imparare costruendo, oggi piรน che mai.

Takeaways

  • Sperimentare per Sopravvivere: Nellโ€™era dellโ€™AI generativa, la sperimentazione pratica รจ diventata una necessitร  strategica. Attendere di โ€œcapire tuttoโ€ prima di agire รจ un lusso che le aziende non possono permettersi โ€“ lโ€™unica via per comprendere davvero lโ€™AI รจ provarla nei propri processi. Le organizzazioni stanno scoprendo che lโ€™apprendimento avviene facendo, e chi inibisce lโ€™uso dellโ€™AI per paura dellโ€™ignoto rischia di restare indietro rispetto ai concorrenti piรน audaci.
  • Cultura del Learning-by-Doing: Le imprese di successo coltivano una cultura in cui si impara attivamente costruendo cose nuove con lโ€™AI. Ciรฒ implica incoraggiare lโ€™esperimento continuo, accettare piccoli fallimenti come lezioni e diffondere competenze AI tra tutti i livelli. Un ambiente del genere stimola i talenti โ€“ giร  ben disposti verso lโ€™AI โ€“ a proporre idee e soluzioni innovative (il 61% dei lavoratori tech vede lโ€™AI come un potenziamento del proprio ruolo). Una cultura di sperimentazione continua garantisce anche che il feedback tra umani e AI sia costante e bidirezionale, migliorando entrambi.
  • Prototipi Veloci, Benefici Tangibili: Adottare tecniche come rapid prototyping, hackathon interni e sviluppi Agile accelerati dallโ€™AI porta risultati concreti in tempi brevissimi. Ad esempio, CVS Health ha ottenuto 6 prototipi pronti al pilot in 6 settimane grazie a un hackathon su AI generativa. Questa velocitร  di iterazione riduce drasticamente il time-to-market: realtร  come Accenture testimoniano incrementi di velocitร  dal 25% fino oltre il 50% in alcune attivitร  grazie allโ€™integrazione dellโ€™AI nei flussi di lavoro. Lโ€™effetto cumulativo รจ unโ€™innovazione piรน rapida e una capacitร  di risposta agile alle esigenze del mercato.
  • Adattabilitร  e Vantaggio Competitivo: Il learning-by-building con lโ€™AI rafforza la resilienza e lโ€™adattabilitร  organizzativa. Le aziende che sperimentano a ampio raggio possono riconfigurare processi e offerte in risposta ai cambiamenti con rapiditร , mitigando lโ€™impatto degli shock esterni. Lโ€™adozione dellโ€™AI si sta estendendo a tutte le funzioni aziendali (oltre il 70% delle imprese la usa regolarmente almeno in unโ€™area) e sta iniziando a tradursi in benefici misurabili: aumenti di ricavi e riduzioni di costi sono giร  osservati in diversi reparti grazie allโ€™AI. Anche se a livello di intera azienda lโ€™impatto sul bottom-line รจ ancora agli inizi, le organizzazioni piรน grandi stanno predisponendo le pratiche e strutture per scalare queste sperimentazioni (roadmap dedicate, KPI chiari, team di trasformazione), costruendo un vantaggio competitivo sostenibile.
  • Leadership e Governance Evolutiva: Infine, il learning-by-doing amplificato dallโ€™AI richiede leadership evolutive e un nuovo approccio alla governance. I leader devono fungere da facilitatori โ€“ fornendo visione e guida etica, ma anche lasciando autonomia ai team per iterare rapidamente. Strutture come center of excellence per lโ€™AI e figure come gli AI product owner o gli AI ethicist diventano cruciali per diffondere best practice e gestire i rischi. La governance dellโ€™AI non รจ piรน solo controllo, ma diventa un processo di โ€œpolicing, coaching and refereeingโ€ interno, per assicurare che ogni esperimento sia sia audace che responsabile. Le organizzazioni che bilanciano libertร  di innovare con solide linee guida vedono crescere fiducia e adozione: i dipendenti usano lโ€™AI con consapevolezza e i clienti accolgono positivamente i nuovi servizi basati sullโ€™AI quando cโ€™รจ trasparenza e affidabilitร .

Recommended Resources

  • McKinsey โ€“ The State of AI 2024: Un rapporto globale con dati su adozione e impatto dellโ€™AI. Evidenzia lโ€™accelerazione dellโ€™uso dellโ€™AI generativa (71% delle aziende la usa in almeno una funzione) e lโ€™importanza di ridisegnare processi e formazione per catturare valore. Utile per capire trend e best practice di scala.
  • MIT Sloan Management Review โ€“ โ€œWant More Clarity on Generative AI? Experiment Widelyโ€ (2023): Articolo di Lynda Gratton che paragona lโ€™avvento dellโ€™AI generativa a uno โ€œscenario COVIDโ€ per il mondo del lavoro. Sottolinea come lโ€™ambiguitร  iniziale vada affrontata con esperimenti diffusi, citando organizzazioni con centinaia di esperimenti AI in parallelo e indicando che il processo รจ โ€œricco di ambiguitร , esperimenti e cambi di ideaโ€, ovvero un vero processo di apprendimento. Offre insight sul change management e il coinvolgimento dei leader.
  • CIO.com โ€“ โ€œGenerative AI: now is the time to learn by doingโ€ (Bryan Kirschner, 2023): Un punto di vista che incoraggia i CIO e i dirigenti IT a adottare subito lโ€™AI con una mentalitร  di apprendimento pratico. Contiene dati interessanti (ad es. la maggioranza dei professionisti IT si sente giร  in grado di costruire applicazioni AI) e mette in guardia dai rischi di restare fermi. Enfatizza la necessitร  di una cultura sperimentale consapevole e di non aspettare una comprensione teorica perfetta che non arriverร  mai.
  • Case Study โ€“ Scaling Generative AI in Healthcare with Hackathons (CVS Health, 2023): Descrizione dettagliata dellโ€™hackathon GenAI organizzato da CVS Health. Mostra come unโ€™azienda tradizionale possa attivare 21 team cross-funzionali e generare decine di idee e prototipi in poche settimane. Il case study evidenzia elementi di successo trasferibili: inclusione di tutta lโ€™organizzazione, domanda sfidante focalizzata, piattaforma per raccogliere idee, criteri di valutazione chiari e percorso verso il pilot. รˆ un modello replicabile per chi vuole organizzare iniziative simili.
  • Accenture โ€“ Making Reinvention Real with Gen AI (2023): Report (case study Accenture Marketing + Communications) che racconta come Accenture ha reinventato la propria funzione marketing integrando 14 AI agent nel team. Notevole la parte su cultura e competenze: spiega come hanno formato 954 marketer a collaborare con gli agenti AI e istituito un meccanismo di feedback continuo uomo-macchina. Risultati concreti: +25% valore di brand, โ€“30% attivitร  manuali, velocitร  di esecuzione aumentata fino al 50%. Una lettura ispirazionale su come orchestrare cambiamento di mindset, skill e processi attorno allโ€™AI.

(Ulteriori risorse consigliate includono lโ€™AI Index 2025 di Stanford HAI per dati aggiornati su investimenti e adozione dellโ€™AI, e articoli HBR come โ€œHow the Next Generation of Managers Is Using GenAIโ€ per capire le sfide di leadership nella gestione dellโ€™AI.)

Toolbox

Per implementare efficacemente Learning by Building with AI, le organizzazioni possono fare affidamento su una varietร  di strumenti e metodi pratici:

  • Strumenti di AI Generativa: Utilizzare modelli di linguaggio (LLM) come OpenAI GPT-4 o Claude come โ€œco-pilotiโ€ per brainstorming, stesura di documenti e persino generazione di codice. Per la creazione rapida di interfacce o prototipi software, strumenti come GitHub Copilot integrati negli IDE aiutano gli sviluppatori a scrivere codice piรน velocemente sfruttando lโ€™AI. Sul versante creativo, generatori di immagini (es. DALL-E, Midjourney) o di video possono produrre in pochi minuti asset visivi per testare concept di design o campagne di marketing. Secondo unโ€™indagine, oltre il 60% delle aziende giร  usa lโ€™AI generativa per creare testi, un terzo genera immagini e almeno un quarto produce codice con questi strumenti, segno che tali tool sono ormai parte integrante del toolkit di prototipazione.
  • Piattaforme di Prototipazione e No-Code: Piattaforme di sviluppo rapido come Bubble, Adalo o soluzioni enterprise come Power Platform di Microsoft con integrazione di AI (AI Builder) permettono a team non tecnici di costruire applicazioni semplici potenziate da servizi AI (es. modelli pre-addestrati per visione o linguaggio). Questo democratizza la fase di build, consentendo a innovatori di business di creare MVP AI-driven senza dover scrivere codice complesso. Ad esempio, grazie a tool del genere un team HR puรฒ prototipare un chatbot HR addestrato su policy aziendali in pochi giorni, da testare internamente per automatizzare FAQ dei dipendenti. Queste piattaforme spesso includono connettori API per integrare facilmente servizi come OpenAI, Google Cloud AI o altri, amplificando le capacitร  dei prototipi.
  • Framework e Metodi Agile con AI: Integrare lโ€™AI nei framework di innovazione esistenti. Ad esempio, utilizzare Design Thinking arricchito con AI: nella fase di ideazione, generare molteplici soluzioni con strumenti generativi; nella fase prototipazione, usare AI per creare rapidamente mockup o simulazioni da sottoporre agli utenti. Oppure applicare la metodologia Lean Startup in chiave AI, come suggerito da esperti: sfruttare lโ€™AI per comprimere la fase โ€œBuildโ€ (prototipo pronto in giorni), e adottare tattiche di rapid user feedback (anche informale) per velocizzare la fase โ€œMeasureโ€. Questo consente iterazioni molto piรน rapide del normale. Inoltre, pratiche Agile come sprint brevi possono includere nel definition of done delle user story la sperimentazione con un modello AI e la valutazione del risultato rispetto ai criteri attesi. Team di sviluppo stanno anche introducendo il ruolo di AI Prompt Engineer allโ€™interno degli sprint, ossia uno specialista che durante lo sviluppo ottimizza le richieste ai modelli AI per ottenere le funzionalitร  desiderate.
  • Infrastruttura e Sandboxing Sicuro: Allestire ambienti di sandbox dove i team possano giocare con dati aziendali e modelli AI senza rischi per i sistemi core. Strumenti containerizzati o ambienti cloud isolati (ad es. istanze Jupyter/Colab aziendali con accesso a modelli) permettono ai data scientist di provare algoritmi e ai developer di integrare API AI in modo controllato. Contestualmente, dotarsi di un framework di governance โ€“ linee guida su cosa รจ consentito (es. usare dati non sensibili nei test), come validare gli output AI e come documentare ogni esperimento. Soluzioni di ML Operations (MLOps) come MLflow o Kubeflow possono aiutare a tenere traccia degli esperimenti AI, versionare i modelli e promuovere facilmente un prototipo efficace dallo stadio di test a un pilot in produzione. In pratica, lโ€™azienda costruisce una โ€œfabbrica di sperimentazioneโ€ dove รจ facile avviare nuovi progetti AI e altrettanto facile spegnerli o scalarli, il tutto con la dovuta supervisione.
  • Community di Pratica & Knowledge Sharing: Un toolbox non รจ fatto solo di tecnologia, ma anche di persone e conoscenza. Creare comunitร  interne (es. un canale dedicato allโ€™AI generativa su Slack/Teams, incontri mensili di un AI Guild) dove i pionieri condividono le loro esperienze, trucchi e fallimenti, รจ fondamentale. Questo trasforma ogni progetto individuale in apprendimento collettivo. Molte aziende di successo hanno lanciato programmi di ambasciatori AI o hub di risorse (wiki interne con linee guida su prompt efficaci, repository di codice riutilizzabile, ecc.). Ad esempio, Medium riporta il consiglio di adottare la metafora dellโ€™โ€œAI come intern entusiastaโ€: trattare lโ€™AI come fareste con un neoassunto proattivo ma inesperto โ€“ dandogli compiti, verificando il lavoro e fornendo feedback. Diffondere questo genere di mental model tramite workshop pratici aiuta i dipendenti a interagire con lโ€™AI in modo costruttivo e senza timori reverenziali, massimizzando lโ€™apprendimento.

In sintesi, la toolbox per il learning-by-building comprende sia tecnologie abilitanti (modelli, piattaforme rapide, infrastrutture sicure) sia processi agili e comunitร  di apprendimento. Dotarsi di questi strumenti consente allโ€™azienda di passare dallโ€™idea allโ€™azione con lโ€™AI in modo veloce, sicuro e ripetibile, creando le condizioni ottimali per un miglioramento continuo.

Shift Continues

La trasformazione verso una cultura di apprendimento continuo attraverso il fare, potenziata dallโ€™AI, รจ appena iniziata โ€“ e non mostra segni di rallentamento. Ogni nuovo progetto pilota, ogni prototipo costruito e ogni lezione appresa alimentano il prossimo ciclo di innovazione, in un percorso iterativo in cui lโ€™azienda diventa ogni giorno piรน intelligente e adattiva. Come abbiamo visto, imprese di ogni settore stanno scoprendo che il segreto per prosperare in tempi di incertezza non รจ chiudersi in analisi teoriche o attendismi prudenti, ma abbracciare lโ€™incertezza sperimentando.

Questo shift richiede coraggio organizzativo: significa fidarsi delle proprie persone โ€“ dare loro spazio per provare idee nuove con lโ€™AI โ€“ e al tempo stesso costruire i giusti guardrail per non uscire di strada. Significa anche rivedere vecchi paradigmi: dai modelli di business (che possono evolvere man mano che lโ€™AI apre possibilitร  prima impensabili) ai modelli di apprendimento (dal training formale a quello sul campo), fino ai modelli di leadership. Non tutti i tentativi daranno frutti immediati, ma unโ€™organizzazione che impara velocemente dai propri esperimenti diventa antifragile, capace di trarre vantaggio anche dagli errori. In fondo, ogni prototipo non riuscito ci dice qualcosa su cosa evitare o migliorare al giro successivo.

Guardando avanti, possiamo aspettarci che questo movimento continui a evolvere e ampliarsi: piรน aziende adotteranno pratiche di learning by building, piรน casi dโ€™uso innovativi emergeranno (oggi ancora inimmaginabili), e piรน la comunitร  di pratiche intorno allโ€™AI crescerร , generando conoscenze condivise. รˆ un poโ€™ come una grande palestra collettiva: ogni azienda che sperimenta contribuisce a far progredire lo state of the art dellโ€™AI applicata, i cui benefici ricadono poi sullโ€™ecosistema economico piรน ampio.

Nel frattempo, le organizzazioni dovranno continuare a bilanciare velocitร  e saggezza, innovazione e responsabilitร . Come sottolinea Stanford HAI, siamo in un momento in cui lโ€™ottimismo globale sullโ€™AI รจ in crescita nonostante le sfide: cโ€™รจ una finestra di opportunitร  per guidare questa trasformazione in modo positivo, umano-centrico e sostenibile. Chi saprร  imparare facendo con lโ€™AI, mantenendo i valori e lo scopo al centro, non solo accelererร  la propria crescita ma contribuirร  a plasmare un futuro in cui tecnologia e creativitร  umana si potenziano a vicenda.

Il viaggio di InsideTheShift ci insegna proprio questo: il shift รจ un processo continuo, una serie di passi in avanti guidati dalla curiositร  e dal miglioramento costante. Lโ€™edizione #6 ha esplorato come learning by building with AI stia ridefinendo le regole del gioco. Ma il cambiamento non si ferma qui. The shift continues โ€“ e spetta a noi essere protagonisti attivi, builders instancabili, di questa nuova era di innovazione. Con ogni progetto che costruiamo e da cui impariamo, acceleriamo il passo verso il futuro. E il futuro, grazie a questa attitudine, lo costruiamo โ€“ e impariamo โ€“ un prototipo alla volta.

Dal Web2 al Web3: opportunitร  e rischi della transizione digitale

Iniziamo un po’ a parlare di questa transizione digitale dal Web2 al Web3 che stiamo affrontando.

La versione di Internet che tutti conosciamo oggi, partiamo da qui, si chiama Web2, quella di cui io stesso son sempre stato un grande fautore, evangelizzatore e forse pusher.

รˆ un Internet caratterizzato da interattivitร , conversazione e socializzazione e che abilita la collaborazione tra gli utenti. รˆ un Internet dominato da societร  che forniscono servizi percepiti come grande valore in cambio dei dati personali. Insomma, tutte quelle “cose belle” che ci hanno facilitato gli acquisti, semplificato la ricerca di un prodotto e di una notizia, permesso di personalizzare tutto quello che vogliamo, accelerato le connessioni sociali, amplificato discussioni e potere di parole, e di cui godiamo oggi su Internet… sono tutte grazie a Web2.

D’altra parte della medaglia perรฒ di questo Web2, soprattutto negli ultimi anni, ci sono stati alcuni inconvenienti.

Inconvenienti legati all’attenzione fagocitata da costanti contenuti, alla crescita della noia, alla sensazione di vivere bolle informative, agli effetti collaterali di una droga chiamata Dopamina prodotta dalla continua soddisfazione generata di da avere tutto a disposizione e sentirci onnipotenti, ma soprattutto abbiamo vissuto dinamiche non piรน accettabili relative al tema del trattamento dei dati. Tematiche che stanno diventando sempre piรน preoccupanti di giorno in giorno.

รˆ una situazione in bilico, che si sta spostando rapidamente verso il problema piรน che verso il beneficio e l’evoluzione.

Fortunatamente, negli ultimi anni, questa attenzione a queste problematiche รจ cresciuta, e contemporaneamente รจ cresciuta anche la maturitร  di alcune tecnologie che oggi possono venirci incontro, dando vita ad un onda nuova di Internet chiamata Web3: quell’internet di livello successivo che ci auguriamo possa risolvere i problemi esistenti presenti in Web2.

Non c’รจ da stupirsi se stiamo vivendo quindi una nuova transizione e se molti utenti stanno ora iniziando a migrare dalle app e servizi del web2 al web3. La transizione spinta anche da motivi speculativi in molti casi, รจ perรฒ solo all’inizio e credo (e mi auguro) che possa accelerare.

Prima che ce ne renderemo conto e prima si arriverร  ad un nuovo livello di maturitร  digitale, consolidando una adozione globale di web3 proprio come รจ successo in passato quando web2 prese il posto il posto di web1.

ll passaggio dal Web2 al Web3 รจ a mio avviso necessario, cosรฌ come sarร  necessario in questa transizione digitale evitare errori giร  fatti e mettere basi, anche normative in evoluzione (seppur estremamente complesso), in grado di abilitare questo nuovo shift.

Nel Web3 , giร  oggi, sono state creati servizi e modelli che stanno iniziando a soppiantare gradualmente il posto delle loro controparti nello spazio Web, incorporando concetti come decentralizzazione, tecnologie blockchain ed economia basata sui token.

Web3 si riferisce ad applicazioni decentralizzate che girano sulla blockchain. Si tratta di applicazioni che consentono a chiunque di partecipare senza monetizzare i propri dati.

Gli svantaggi di Web2

I giganti del Web2 come Paypal, Facebook, Apple, Instagram e tutti gli altri del GAFAM e del BATX vche non sto qui a citare, raccolgono e monetizzano i dati in modo ormai estremamente sofisticato al limite tra persuasione e manipolazione, e sono in grado di polarizzare su se stessi acquisizione di piattaforme e prodotti – grazie anche alle grandi capacitร  economiche – in grado di arricchire costantemente dati e pattern comportamentali dell’utente finale, in condizioni differenti.

In molti casi hanno il potere di decidere di “censurare” i nostri contenuti come ritengono opportuno. Il consumatore finale, malgrado le normative introdotte, non ha alcun controllo sulle informazioni, come vengono utilizzate e conservate.

Inoltre, ad aumentare la rischiositร  di questo contesto, le infrastrutture utilizzate dai diversi servizi non sono infallibili, e danno vita a data breach all’ordine del giorno.

Se crollano, in termini di sostenibilitร  e/o modello di business, potrebbero avere, come giร  successo con diversi down di piattaforme, un impatto finanziario negativo se non letale sulle persone/aziende che dipendono da loro in termini di business.

Infine i servizi di pagamento, esplosi anche dopo la pandemia, richiedono modelli e policy di adesione a linee guida spesso vincolanti e con potere unilaterale di negare il pagamento se la piattaforma ritiene che tali standard non siano rispettati.

Dal Web2 al Web3
Dal Web2 al Web3

Web3 e opportunitร 

Il Web3, seppur nato con una direzione differente inizialmente, mira a risolvere questi problemi del web2 attraverso l’uso della blockchain e le proprietร  che si porterร  dietro come la decentralizzazione, l’esser trustless e permissionless.

Ciรฒ significa, in parole semplici, che gli utenti avranno un maggiore controllo su come una piattaforma terza potrร  o meno trattre i propri dati, come funziona e come รจ sviluppata.

Il Web3 รจ considerato un Internet dove tutto ciรฒ che potrebbe essere fatto in Web2 potrร  ancora essere fatto, ma in modo decentralizzato, trasparente e senza la necessitร  della decisione di una terza parte.

Ad esempio, Facebook non raccoglierร  e salverร  piรน informazioni sul tempo di accesso specifico di un utente, la cronologia delle ricerche, immagini e post completamente. Sarร  l’utente, attraverso l’autorizzazione dal proprio “wallet” a creare la condizione di accesso e memorizzazione dei dati. Potremo trasferire queste informazioni da una piattaforma ad un’altra, definendo quando e dove. Inoltre, non sarร  necessario il permesso di alcuna autoritร , quindi nessuno sarebbe in grado di sospendere o impedire di accedere a determinati servizi. Di fatto il Web3 dovrebbe dare vita a una nuova economia digitale globale, creando nuovi modelli di business e mercati.

Un ruolo significativo nel Web3 sarร  svolto da NFT, DeFi, Dapps e DAO o del fiorente GameFi, legato al futuro del metaverso (per capire la differenza di significato tra Web3 e Metaverso, ne ho scritto qui). Tra le direttrici di valore del web3 emergenti sta crescendo anche il SocialFi, una combinazione di piattaforma di social networking e di finanza che faciliterebbe l’elaborazione efficiente dei pagamenti senza la necessitร  di terzi.

Il decentramento derivante dal Web3 avrร  impatto di conseguenza anche sul modo in cui verranno sviluppate e create le applicazioni: gli sviluppatori utilizzeranno la tecnologia blockchain, attraverso reti decentralizzate di numerosi nodi peer-to-peer, anzichรฉ creare programmi su un singolo server e archiviare i dati in un unico database (spesso un provider cloud).

Web3 e lato oscuro

Se da un lato i grandi player si stanno giร  muovendo per avvicinarsi al mondo del web3 per non perdere il treno del cambiamento e non poter rimanere indietro, dall’altro lato, sfruttando il grande potere mediatico e le grandi masse giร  presenti sulle loro piattaforme si stanno muovendo per creare forme di adozione a loro limitrofe ed in grado comunque di generare valore per loro: l’accoppiamento di wallet web3 alle identitร  di grandi piattaforma del web2… andrร  valutato bene.

Tuttavia, il decentramento della rete comporterร  anche significativi rischi legali e normativi. La criminalitร  informatica e la sicuezza, lโ€™incitamento allโ€™odio e la disinformazione, che sono giร  abbastanza difficili da controllare (ed in forte ed eccessiva crescita in rete), lo diventeranno ancora di piรน in una struttura decentralizzata a causa dell’assenza appunto di un controllo centrale. Un web decentralizzato renderebbe anche molto difficile la regolamentazione e lโ€™applicazione: ad esempio, quale legge nazionale si applicherebbe a un sito web specifico il cui contenuto รจ ospitato in numerose nazioni a livello globale e distribuito?

Dal Web2 al Web3: riepilogando

Facendo una analogia con la tecnologia: il Web 1.0 รจ stato la televisione a tubo ed in bianco e nero, il Web 2.0 la TV piatta e a colori ed interattiva, mentre il Web 3.0 sarร  il casco immersivo ed esperienziale nel salotto di casa.

Come giร  successo nel primo decennio del 2000, in cui il Web 2.0 รจ diventato la forza rivoluzionaria e dominante nel panorama economico, culturale e comunicativo globale, anche nel caso del Web 3.0, il secondo decennio potrebbe creare uno shit del genere.

Il Web3 comunque a mio avviso รจ e sarร  un’incredibile rivoluzione e come dico sempre nei workshop tenuti negli ultimi mesi

Siamo all’inizio di un viaggio, come quando nel 1995 abbiamo iniziato a parlare di Internet, con una differenza: l’adozione oggi รจ la stessa di internet agli albori, ma la tecnologia questa volta รจ maggiormente matura ed il contesto piรน veloce. Sono certo che non ci impiegheremo gli stessi anni per arrivare ad uno stato di maturitร : tanti eventi mediatici e non solo stanno giร  dando vita a questo cambiamento, รจ senza dubbio siamo sulla buona strada per l’adozione di massa tra pochi anni

Sport MarTech: Marketing e Technology al servizio dello Sport e nuove professioni

Negli ultimi anni abbiamo vissuto unโ€™accelerazione tecnologica imponente che ha trasformato completamente il nostro modo di produrre e fruire dei contenuti, le modalitร  di utilizzo delle piattaforme ma soprattutto le dinamiche relazionali tra utenti e brand.

Mentre prima era un lento avvicinamento verso una nuova prospettiva di evoluzione, non solo dellโ€™ecosistema sociale tecnologico ma dellโ€™essere umano in quanto tale, improvvisamente qualcosa รจ cambiato. Fuor di dubbio al centro di tutto cโ€™รจ stato un veloce adattamento della socialitร  degli individui alla comparsa dei Social Media che hanno consentito loro di interagire in maniera diversa, adattare i linguaggi e velocemente scivolare in un futuro che รจ divenuto il nostro presente. Ora questa trasformazione radicale ha, via via, coinvolto tutti i settori per finire con lโ€™investire, con la sua onda lunga, anche lo sport.

Qualche anno fa avevo iniziato a parlare – prima che diventasse โ€œmainstreamโ€ – di Sport 4.0 ossia quel cambiamento derivante dallโ€™unione del marketing 4.0 secondo Kotler e dellโ€™industria 4.0, a supporto dei nuovi modelli di business dellโ€™industria dello Sport. La derivata immediatamente successiva al concetto di Sport 4.0 รจ stata quella della Sport Digital Transformation (spoiler: a breve uscirร  un mio libro!).

A distanza di qualche anno, parliamo in maniera un poโ€™ piรน disinvolta di trasformazione digitale nello sport, ma tuttโ€™oggi siamo ancora indietro ed รจ ancora non del tutto semplice coinvolgere i club e le federazioni in un processo di integrazione del digital marketing con processi IT orientati a definire una progettualitร  integrata e organica. La primaria difficoltร , ancora riscontrabile, รจ quella legata al sopraggiungere di ecosistemi tecnologici nuovi che sviluppano costantemente la necessitร  di nuove figure e nuove competenze adatte a interpretare tendenze, comprendere le modalitร  di utilizzo e monetizzazione e gestire quindi la trasformazione, divenuta un percorso indispensabile per tutto il mondo sportivo.

Le nuove professioni del marketing sportivo

Alla mia visione, sempre orientata a mettere in evidenza quanta tecnologia e innovazione potesse essere applicata al mondo dello sport, รจ stato dato un riscontro scaturito dallโ€™evolversi di nuove figure che giร  oggi si stanno integrando e facendo spazio in particolare nel mondo dello sport marketing. Parliamo di profili โ€œinnovativiโ€ come quello dellโ€™Head of Innovation o del Revenue Manager. Ambedue orientati a studiare strade che ruotino attorno al marketing tradizionale e digitale per perseguire lโ€™innovazione il primo e la ricerca di nuove opportunitร  di revenue il secondo.

La veritร  รจ che spesso, per formazione e per esperienza, queste due figure sono scollegate dalla parte tecnologica, viaggiano su visioni che sono puramente economiche e creative, senza tener conto dellโ€™elemento tecnologico, progettuale e strutturale degli ecosistemi sui quali si basa tutto il processo. Il vero connettore della nuova realtร  nel mondo sportivo oggi รจ il Marketing Technologist, un esperto in grado di mettere insieme sia la capacitร  di interpretare il mercato dello sport, per esperienza e skills acquisite, sia la profonda conoscenza dei meccanismi degli strumenti che gli consente di avere una visione globale delle possibilitร  di empowerment che la tecnologia puรฒ destinare al marketing.

Vi dirรฒ di piรน: per come si รจ evoluto il marketing oggi, sempre piรน inglobato nella tecnologia (e viceversa), anzi a tratti dominato da essa, il vero cambiamento nello sport cโ€™รจ stato grazie proprio allโ€™evoluzione della parte marketing dello sport che รจ MarTech. Non esistono piรน altre strade da percorrere senza la mancata esigenza di avvalersi di sistemi software che consentano di โ€œenergizzareโ€ e attualizzare i processi di marketing. Non si tratta di adds on. Il Marketing Technology รจ un equilibrio che si รจ necessariamente creato tra la tecnologia e il marketing al fine di generare valore, lรฌ dove le teorie puramente economiche hanno lasciato spazio allo studio e allโ€™approfondimento degli ecosistemi software che potevano realizzare questo nuovo obiettivo.

 

Con il termine MarTech Manager o Chief MarTech Officer รจ individuabile una competenza tecnica associata allโ€™innovazione con una visione globale di quello che รจ il mercato di riferimento. Lo sport, differente da tutti gli altri mercati, ha la necessitร  di avere in sรฉ figure in grado non solo di gestire community e creare strategie di comunicazione ma anche e soprattutto capire i sistemi, valorizzare i dati e studiare percorsi di empowerment del dato stesso al fine di generare revenue.

 

Non tutto lo sport business si convertirร  in maniera allineata comprendendo lโ€™importanza della nuova evoluzione del marketing che genererร  dei cambiamenti radicali: ci sarร  chi affiancherร  il MarTech alle operativitร  convenzionali, chi lo integrerร  costruendo tutte le direttive strategiche in funzione del marketing tecnologico, chi verrร  completamente assorbito costruendo percorsi pensati solo in MarTech mode e chi verrร  completamente dominato dalla nuova accezione del termine, lasciandosi guidare nellโ€™operativitร  creativa dalla Technology Marketing Innovation.

Il marketing รจ cambiato radicalmente. Non esiste marketing senza tecnologia e per lo sport รจ arrivato il momento di guardare al MarTech come la soluzione per sviluppare un processo definito, strutturato e meno frammentato rispetto alle attuali progettualitร .

Sport MarTech รจ marketing e tecnologia in ambito sportivo, oggi. La tecnologia non รจ mai stata cosรฌ vicina allo sport.