WEB3 vs WEB 3.0: definizioni, storia e differenze

Internet, la rete delle reti che collegano i computer in tutto il mondo, nata nel 1969, ha subito numerose modifiche tecnologiche e infrastrutturali per arrivare a come la conosciamo oggi. Lo scopo iniziale di Internet, come mezzo di condivisione delle informazioni, è andato ben oltre nel corso degli anni ed è diventato una parte essenziale della nostra vita. L’introduzione del World Wide Web da parte di Tim Berners-Lee ha svolto un ruolo importante nel trasformare le nostre vite in modi nuovi. Il web, elaborato come World Wide Web, è di fatto sempre stato una grande raccolta di siti web costruiti. Questi siti Web contengono informazioni sotto forma di pagine di testo, immagini digitali, video, audio ecc., e gli utenti possono connettersi e recuperare queste informazioni da qualsiasi parte del mondo.

Inventato nel 1989, il WWW si è evoluto gradualmente dal suo stato iniziale di “pagina statica” alla versione più interattiva a cui assistiamo oggi.

Ora, mentre Internet sta avanzando verso la sua terza fase e molti cambiamenti tecnologici, si sono accese discussioni su definizioni e differenze tra web3 e web 3.0. Sebbene la maggior parte delle discussioni che ruotano attorno alla terza generazione del web si siano allineate sul fatto che web3 e web 3.0 siano la stessa cosa, ritengo che in termini di definizione siano invece fondamentalmente diversi.

Mentre web3 è una versione decentralizzata del web basata su blockchain, web 3.0 mette in evidenza il concetto di Tim Berners-Lee di web linkato o semantico.

Evoluzione del web

Il web coinvolgente e interattivo di oggi, strumento predominante utilizzato da miliardi di persone per leggere, scrivere e condividere informazioni e interagire con altri in tutto il mondo, ha subito molte fasi di evoluzione sin dal suo inizio, evolvendosi di fase in fase, da un punto di vista tecnologico e concettuale. Provo a fare un po’ di ordine su fasi e definizioni.

Web 1.0

Il Web 1.0 definisce la versione iniziale del World Wide Web sviluppata da Tim Berners-Lee nel 1989 e durata fino al 2004. Solitamente indicato come Web di sola lettura, i siti Web di quest’epoca erano esclusivamente informativi e comprendevano semplicemente contenuti statici. Non avevano alcun contenuto interattivo o componenti di progettazione ed erano principalmente collegati tramite collegamenti ipertestuali. Inoltre, durante quei periodi era consentito scrivere e inviare solo e-mail di testo, mentre le immagini non potevano nemmeno essere caricate o allegate.

Tuttavia, le pagine statiche ospitate su server Web gestiti da ISP o provider di hosting Web gratuiti erano per lo più pagine personali, molto popolari. Il Web 1.0, più in generale, era una rete di distribuzione di contenuti (CDN) che consentiva la visualizzazione di informazioni su siti Web in cui gli utenti consumavano materiali passivamente senza avere la possibilità di lasciare recensioni, commenti o altri tipi di feedback.

Web 2.0

Il Web 2.0, noto anche come la seconda generazione del Web, è il Web più vicino della nostra era, emerso nel 2004, ed è ancora fiorente ed in sviluppo malgrado le grandi polemiche derivanti da tematiche legate al trattamento dei dati. È considerato il Web in lettura e scrittura che facilita l’interazione dell’utente, il che rappresenta un enorme miglioramento rispetto alla comunicazione unidirezionale consentita dal Web 1.0. Consente ai siti Web di lavorare dinamicamente contenuti, pubblicare contenuti generati dagli utenti, acquisire dati e soprattutto ha migliorato l’usabilità e l’interoperabilità per gli utenti finali, rendendolo così il “social web partecipativo” che conosciamo oggi.

La connettività e l’interattività sociale del Web 2.0 hanno portato allo sviluppo di piattaforme di social media come Facebook, Twitter, YouTube o Discord, in cui gli utenti possono caricare contenuti che altri utenti possono visualizzare e su cui fornire feedback e conversare. Tutto ciò ha portato Internet ad estendersi ai dispositivi mobili e alla conseguente evoluzione dei sistemi operativi iPhone e Android, attivando di conseguenza il predominio di app come WhatsApp, Instagram, Tik Tok e altre in altri ambiti .

Con l’aumento dei casi d’uso del web 2.0 da semplice modalità di comunicazione e raccolta di informazioni all’e-commerce e altro, anche il numero di utenti è cresciuto fino a raggiungere i miliardi, aumentando parallelamente la creazione di contenuti generati dagli utenti. Di conseguenza, il web 2.0 è diventato “il web come piattaforma“, su cui le aziende hanno iniziato a costruire applicazioni software.

Web 3.0

Considerato come la prossima generazione del Web, il Web 3.0 è il Web eseguibile o la versione di lettura-scrittura-esecuzione del Web. È anche noto come web semantico ed è un’estensione del World Wide Web che utilizza gli standard stabiliti dal World Wide Web Consortium (W3C). Mira a rendere Internet più intelligente gestendo le informazioni con un’intelligenza simile a quella umana utilizzando sistemi di intelligenza artificiale.

Tim Berners-Lee ha coniato il termine Semantic Web, che si riferisce a una versione del web in grado di connettere tutto a livello di dati. Ha affermato che con l’emergere del web semantico “the day-to-day mechanisms of trade, bureaucracy and our daily lives will be handled by machines talking to machines. The “intelligent agents” people have touted for ages will finally materialize”.

Nell’attuale Internet, ci sono silos di informazioni. Ad esempio, banalizzando il concetto, le informazioni acquisite da LinkedIn non verranno aggiornate automaticamente su Facebook o Twitter perché non sono collegate. Berners-Lee mirava a collegare tutte le informazioni collegando le pagine Web ,rendendole interoperabili, in modo che nessuno avesse mai bisogno di caricare le proprie informazioni separatamente su diverse piattaforme online.

Dalla discussione di cui sopra, e dalla definizione di Berners-Lee è facile dedurre che, sebbene le persone colleghino Web 3.0 con web3, non sono la stessa cosa. Andiamo ora avanti e comprendiamo il concetto di web3.

Che cos’è web3?

Web3 è un web decentralizzato e aperto, basato sulla tecnologia blockchain. Il termine è stato coniato dal co-fondatore di Ethereum Gavin Wood nel 2014: l’idea fondamentale alla base di web3 è quella di creare una versione decentralizzata di Internet, rimuovendo il predominio del potere centralizzato dei giganti del web 2.0 come Amazon e Facebook e restituendo il controllo agli utenti.

Il Web3 vuole rivendicare la proprietà dei dati dai grandi player del web2 e restituirli agli utenti utilizzando la tecnologia blockchain, l’archiviazione decentralizzata e l’identità governata dagli utenti, in un ambiente guidato dalla comunità. Gli utenti avranno l’ultima parola su chi può accedere a quali dati.

Ciò è stato reso possibile dai wallet utilizzati per le criptovalute come MetaMask, Venly o TrustWallet, in cui gli utenti archiviano le chiavi di tutti i loro dati e identità. Possono interagire con altre app blockchain based in questo modo e controllare chi ha accesso ai dati. L’utilizzo di un portafoglio crittografico per accedere ad altre app è simile all’utilizzo di un account Facebook, tranne per il fatto che tutti i dati sono governati e gestiti, e conservati dall’utente.

Differenza tra web3 e web 3.0

Il web semantico, noto come web 3.0, si concentra sull’efficienza e sull’intelligenza riutilizzando e collegando i dati tra i siti web. Il web decentralizzato o web3, tuttavia, pone una forte enfasi sulla sicurezza e sull’empowerment degli utenti restituendo agli stessi il ​​controllo dei dati e dell’identità.

Il web semantico utilizza un sistema di dati centralizzato per archiviare tutte le informazioni degli utenti, consentendo agli utenti di gestire l’accesso di terze parti ai propri dati. Alcune piattaforme, come Facebook, Google o Linkedin rilasciano un WebID univoco per gli utenti che possono utilizzare come identità all’interno dell’ecosistema. Nel Web3 basato su blockchain, gli utenti possono archiviare i propri dati in un crypto wallet, a cui possono accedere utilizzando le proprie chiavi private.

Web3 e Web 3.0 utilizzano sistemi e metodologie diverse per implementare la sicurezza dei dati: il web3 utilizza la tecnologia blockchain, mentre nel web 3.0 vengono utilizzate alcune tecnologie come RDF, SKOS, SPARQL, OWL e altre.

Somiglianze Web3 e Web 3.0

Sebbene web3 e web 3.0 siano simili nei nomi, c’è un’enorme differenza nei loro concetti e nell’approccio. Tuttavia, entrambi hanno uno scopo comune: sia web3 che web 3.0 mirano a creare una versione migliore di Internet dando maggiore controllo agli utenti sui propri dati. La differenza fondamentale sta nell’approccio adottato per raggiungere questo scopo. Mentre i dati sono archiviati in un punto centrale nel web semantico (web centralizzato), il web3 utilizza tecnologie decentralizzate per lo stesso scopo (web decentralizzato).

Vale la pena notare qui che sia web3 che web 3.0 sono ancora in fase di costruzione (e sono ancora nella loro fase nascente). Sebbene siano in corso vari esperimenti web3 e web 3.0, devono ancora essere implementati in una forma consolidata.

Conclusioni

Personalmente, malgrado le differenze descritte, ritengo che la traiettoria evolutiva sarà sempre più un progressivo avvicinamento dei concetti del web3 e del web 3.0 , con una convergenza sempre più rapida di più tecnologie come Intelligenza Artificiale, AR/VR/XR e Blockchain a supporto di questa nuova fase del web.

 

Dal Web2 al Web3: opportunità e rischi della transizione digitale

Iniziamo un po’ a parlare di questa transizione digitale dal Web2 al Web3 che stiamo affrontando.

La versione di Internet che tutti conosciamo oggi, partiamo da qui, si chiama Web2, quella di cui io stesso son sempre stato un grande fautore, evangelizzatore e forse pusher.

È un Internet caratterizzato da interattività, conversazione e socializzazione e che abilita la collaborazione tra gli utenti. È un Internet dominato da società che forniscono servizi percepiti come grande valore in cambio dei dati personali. Insomma, tutte quelle “cose belle” che ci hanno facilitato gli acquisti, semplificato la ricerca di un prodotto e di una notizia, permesso di personalizzare tutto quello che vogliamo, accelerato le connessioni sociali, amplificato discussioni e potere di parole, e di cui godiamo oggi su Internet… sono tutte grazie a Web2.

D’altra parte della medaglia però di questo Web2, soprattutto negli ultimi anni, ci sono stati alcuni inconvenienti.

Inconvenienti legati all’attenzione fagocitata da costanti contenuti, alla crescita della noia, alla sensazione di vivere bolle informative, agli effetti collaterali di una droga chiamata Dopamina prodotta dalla continua soddisfazione generata di da avere tutto a disposizione e sentirci onnipotenti, ma soprattutto abbiamo vissuto dinamiche non più accettabili relative al tema del trattamento dei dati. Tematiche che stanno diventando sempre più preoccupanti di giorno in giorno.

È una situazione in bilico, che si sta spostando rapidamente verso il problema più che verso il beneficio e l’evoluzione.

Fortunatamente, negli ultimi anni, questa attenzione a queste problematiche è cresciuta, e contemporaneamente è cresciuta anche la maturità di alcune tecnologie che oggi possono venirci incontro, dando vita ad un onda nuova di Internet chiamata Web3: quell’internet di livello successivo che ci auguriamo possa risolvere i problemi esistenti presenti in Web2.

Non c’è da stupirsi se stiamo vivendo quindi una nuova transizione e se molti utenti stanno ora iniziando a migrare dalle app e servizi del web2 al web3. La transizione spinta anche da motivi speculativi in molti casi, è però solo all’inizio e credo (e mi auguro) che possa accelerare.

Prima che ce ne renderemo conto e prima si arriverà ad un nuovo livello di maturità digitale, consolidando una adozione globale di web3 proprio come è successo in passato quando web2 prese il posto il posto di web1.

ll passaggio dal Web2 al Web3 è a mio avviso necessario, così come sarà necessario in questa transizione digitale evitare errori già fatti e mettere basi, anche normative in evoluzione (seppur estremamente complesso), in grado di abilitare questo nuovo shift.

Nel Web3 , già oggi, sono state creati servizi e modelli che stanno iniziando a soppiantare gradualmente il posto delle loro controparti nello spazio Web, incorporando concetti come decentralizzazione, tecnologie blockchain ed economia basata sui token.

Web3 si riferisce ad applicazioni decentralizzate che girano sulla blockchain. Si tratta di applicazioni che consentono a chiunque di partecipare senza monetizzare i propri dati.

Gli svantaggi di Web2

I giganti del Web2 come Paypal, Facebook, Apple, Instagram e tutti gli altri del GAFAM e del BATX vche non sto qui a citare, raccolgono e monetizzano i dati in modo ormai estremamente sofisticato al limite tra persuasione e manipolazione, e sono in grado di polarizzare su se stessi acquisizione di piattaforme e prodotti – grazie anche alle grandi capacità economiche – in grado di arricchire costantemente dati e pattern comportamentali dell’utente finale, in condizioni differenti.

In molti casi hanno il potere di decidere di “censurare” i nostri contenuti come ritengono opportuno. Il consumatore finale, malgrado le normative introdotte, non ha alcun controllo sulle informazioni, come vengono utilizzate e conservate.

Inoltre, ad aumentare la rischiosità di questo contesto, le infrastrutture utilizzate dai diversi servizi non sono infallibili, e danno vita a data breach all’ordine del giorno.

Se crollano, in termini di sostenibilità e/o modello di business, potrebbero avere, come già successo con diversi down di piattaforme, un impatto finanziario negativo se non letale sulle persone/aziende che dipendono da loro in termini di business.

Infine i servizi di pagamento, esplosi anche dopo la pandemia, richiedono modelli e policy di adesione a linee guida spesso vincolanti e con potere unilaterale di negare il pagamento se la piattaforma ritiene che tali standard non siano rispettati.

Dal Web2 al Web3
Dal Web2 al Web3

Web3 e opportunità

Il Web3, seppur nato con una direzione differente inizialmente, mira a risolvere questi problemi del web2 attraverso l’uso della blockchain e le proprietà che si porterà dietro come la decentralizzazione, l’esser trustless e permissionless.

Ciò significa, in parole semplici, che gli utenti avranno un maggiore controllo su come una piattaforma terza potrà o meno trattre i propri dati, come funziona e come è sviluppata.

Il Web3 è considerato un Internet dove tutto ciò che potrebbe essere fatto in Web2 potrà ancora essere fatto, ma in modo decentralizzato, trasparente e senza la necessità della decisione di una terza parte.

Ad esempio, Facebook non raccoglierà e salverà più informazioni sul tempo di accesso specifico di un utente, la cronologia delle ricerche, immagini e post completamente. Sarà l’utente, attraverso l’autorizzazione dal proprio “wallet” a creare la condizione di accesso e memorizzazione dei dati. Potremo trasferire queste informazioni da una piattaforma ad un’altra, definendo quando e dove. Inoltre, non sarà necessario il permesso di alcuna autorità, quindi nessuno sarebbe in grado di sospendere o impedire di accedere a determinati servizi. Di fatto il Web3 dovrebbe dare vita a una nuova economia digitale globale, creando nuovi modelli di business e mercati.

Un ruolo significativo nel Web3 sarà svolto da NFT, DeFi, Dapps e DAO o del fiorente GameFi, legato al futuro del metaverso (per capire la differenza di significato tra Web3 e Metaverso, ne ho scritto qui). Tra le direttrici di valore del web3 emergenti sta crescendo anche il SocialFi, una combinazione di piattaforma di social networking e di finanza che faciliterebbe l’elaborazione efficiente dei pagamenti senza la necessità di terzi.

Il decentramento derivante dal Web3 avrà impatto di conseguenza anche sul modo in cui verranno sviluppate e create le applicazioni: gli sviluppatori utilizzeranno la tecnologia blockchain, attraverso reti decentralizzate di numerosi nodi peer-to-peer, anziché creare programmi su un singolo server e archiviare i dati in un unico database (spesso un provider cloud).

Web3 e lato oscuro

Se da un lato i grandi player si stanno già muovendo per avvicinarsi al mondo del web3 per non perdere il treno del cambiamento e non poter rimanere indietro, dall’altro lato, sfruttando il grande potere mediatico e le grandi masse già presenti sulle loro piattaforme si stanno muovendo per creare forme di adozione a loro limitrofe ed in grado comunque di generare valore per loro: l’accoppiamento di wallet web3 alle identità di grandi piattaforma del web2… andrà valutato bene.

Tuttavia, il decentramento della rete comporterà anche significativi rischi legali e normativi. La criminalità informatica e la sicuezza, l’incitamento all’odio e la disinformazione, che sono già abbastanza difficili da controllare (ed in forte ed eccessiva crescita in rete), lo diventeranno ancora di più in una struttura decentralizzata a causa dell’assenza appunto di un controllo centrale. Un web decentralizzato renderebbe anche molto difficile la regolamentazione e l’applicazione: ad esempio, quale legge nazionale si applicherebbe a un sito web specifico il cui contenuto è ospitato in numerose nazioni a livello globale e distribuito?

Dal Web2 al Web3: riepilogando

Facendo una analogia con la tecnologia: il Web 1.0 è stato la televisione a tubo ed in bianco e nero, il Web 2.0 la TV piatta e a colori ed interattiva, mentre il Web 3.0 sarà il casco immersivo ed esperienziale nel salotto di casa.

Come già successo nel primo decennio del 2000, in cui il Web 2.0 è diventato la forza rivoluzionaria e dominante nel panorama economico, culturale e comunicativo globale, anche nel caso del Web 3.0, il secondo decennio potrebbe creare uno shit del genere.

Il Web3 comunque a mio avviso è e sarà un’incredibile rivoluzione e come dico sempre nei workshop tenuti negli ultimi mesi

Siamo all’inizio di un viaggio, come quando nel 1995 abbiamo iniziato a parlare di Internet, con una differenza: l’adozione oggi è la stessa di internet agli albori, ma la tecnologia questa volta è maggiormente matura ed il contesto più veloce. Sono certo che non ci impiegheremo gli stessi anni per arrivare ad uno stato di maturità: tanti eventi mediatici e non solo stanno già dando vita a questo cambiamento, è senza dubbio siamo sulla buona strada per l’adozione di massa tra pochi anni