E ora misuriamo Like e tutto ciรฒ che รจ social!

L’utilizzo dei Like, come รจ ormai evidente in rete, ha assunto dimensioni incredibili tanto che qualcuno ha cominciato a riflettere ai principi dietro quella che puรฒ esser chiamata laย Like Economy.ย Negli ultimi mesi inoltre l’utilizzo esteso dei plugin sociali rilasciati da Facebook, integrati all’interno delle applicazioni web e mobile, ha generato moli importanti di traffico verso milioni di siti web, trasformando il Like di Facebook in un vero e proprioย Check In del web .

Questa trasformazione del Like ed il traffico da esso generato, ha attivato le attenzioni di molti utenti ed รจ cresciuta sempreย piรน l’esigenza di misurare e monitorare questi dati. Come avevo anticipato nel post C’era una volta un Like, era intuibile che Facebook a stretto giro rilasciasse delle funzionalitร  di Insight mirate al Like ed in generale agli oggetti sociali.

In queste ore infatti, come si puรฒ leggere sul blog di Facebook, รจ stata rilasciata una nuova piattaforma di Statistiche per i siti web, chiamata Real-Time Analytics For Social Plugins. La serie di funzionalitร  messe a disposizione da Facebook, servirร  a migliorare l’analisi dei dati relativi al comportamento degli utenti e l’interazione con le pagine ed aiutare cosรฌ le aziende, i blogger o i proprietari di un sito nell’ottimizzazione in tempo reale dei propri contenuti.

Partendo dal post ufficiale pubblicato sul sito blog di facebook, ecco cosa i siti internet avranno quindi a disposizione:

Analisi del Like
I dati, in formato anonimo, mostreranno il numero delle impression dei pulsanti ed il numero dei click. Attraverso l’analisi del Like sarร  possibile testare l’impatto della posizione dei pulsanti all’interno delle pagine e misurare cosi il CTR.


Analisi dei commenti

Attraverso questa funzionalitร  sarร  possibile visualizzare il numero di volte che gli utenti hanno visualizzato il box dei commenti, quante volte hanno lasciato commenti e quante volte hanno cliccato per vedere il contenuto del sito.

Analisi della popolaritร  delle pagine
Mostrerร  all’utente la popolaritร  delle pagine basando la valutazione su piรน parametri quali commenti, click, condivisioni e visualizzazioni.


Analisi demografica

Permetterร  la visualizzazione dei dati di traffico aggregati per sesso, fascia di etร , lingua e nazionalitร .

Analisi delle condivisioni
Questo strumento permetterร  di analizzare, indipendentemente dai social plugin installati, la modalitร  in cui gli utenti condividono link legati ad un sito all’interno delle bacheche.

Insomma, a brevissimo, oltre ad integrare in un sito strumenti di analisi come per esempio Google Analytics, dovremo rivolgerci anche a Facebook. Dal mio punto di vista, l’utilizzo dell’Insight di Facebook e quello di Google Analytics dovrร  viaggiare in parallelo e non ci sarร  sovrapposizione.

Ovviamente questo sarร  veroย almeno finchรจ Facebook non deciderร , in accordo con Microsoft, di integrare l’analisi del traffico derivante da Bing.

Ora che ho lanciato YepLike!,ย che attraverso l’integrazione con Facebook permette di propagare Like e Dislike degli oggetti nel mondo, la misurazione della iper-realtร  รจ a portata di mano. Riflettendoci, classificando un minimo le informazioni fotografate e geolocalizzateย dagli utenti di YepLike! nel mondo reale, sarร  possibile misurare e valorizzare qualitativamente, oltre che quantitativamente, le preferenze degli utenti anche fuori dalla rete.

Bello soprattutto dopo aver visto che per gli sviluppatori รจ tutto accessibile attraverso le API ed il linguaggio per queryย FQL. Tutta la documentazione รจ disponibile nella sezione Insight, e anche qui, in termini di applicazioni ed integrazioni adesso c’รจ veramente da sbizzarrirsi.

How to build a Startup [72h] // Ignite al Codemotion 2011

Oggi a Roma si รจ svolto il Codemotion, un evento che ha smosso oltre 1500 developer da tutta Italia e li ha aggregati presso l’Universitร  di Roma 3. Anche se ho avuto la possibilitร  di partecipare solo per metร  all’evento, essendo arrivato alle 14 circa, posso dire che รจ stata un vera e bella esperienza. E’ assolutamente d’obbligo fare i complimenti all’organizzazione.

Nella sala N12 a partire dalle 15.30 si รจ svolta una sessione di Ignite durante la quale ho presentato un talk dal titolo “How to build a Startup [72h]” ossia l’esperienza fatta durante lo sviluppo della neo-startupย YepLike! ,ย di cui ho giร  parlato nel post YepLike! Startup in 72 ore.

Ho cercato di sintetizzare, in 20 slide per 5 minuti,ย l’esperienza della creazione di una startup con un modalitร  di fast-execution (forse anche troppo fast, ma si trattava di un esperimento!), provando a trasmettere alcuni principi che ritengo molto validi indipendentemente dalla tipologia di progetto che si vuole affrontare:

  1. Si possono avere 10, 100, 1000 idee, ma se non vengono messe in pratica, รจ come non averle avute. Anzi in alcuni casi รจ peggio perchรจ aumenta il livello di frustrazione personale. Della serie… “cazzarola l’ho pensato, l’hanno fatto altri, potevo farlo io“. Bisogna fare, non solo sognare;
  2. Anche se si pensa di aver trovato un’idea unica, bisogna sempre considerare sempre che in qualche parte del mondo c’รจ qualcuno che pensando contemporaneamente la stessa cosa, e magari, ha giร  iniziato a produrla. Bisogna attivarsi e non ci si puรฒ fermare pensando di riuscire ad analizzare tutto. Queste sono seghe mentali, quelle che ho definitoย Mental Masturbations (scusate la traduzione ma era il modo migliore di esprimere il concetto);
  3. Organizzarsi rapidamente, strutturate un team, se possibile, affiatato e con un forte commitment e coinvolgimento;
  4. Assegnare ruoli, task e attivitร  in modo puntuale, cosรฌ da evitare perdite di tempo, in attesa di capire chi deve fare cosa;
  5. Ottimizzare il tempo e pianificarlo focalizzando il piano su pochi obiettivi, ma determinanti, nell’immediato;
  6. Puntare all’essenziale, al cuore di quello che si vuole sviluppare, tralasciando le funzionalitร  secondarie, gli abbellimenti e il perfezionamento, ad un seconda fase;
  7. Evitare distrazioni;
  8. Divertirsi lavorando, perchรจ senza il divertimento non c’รจ progetto che riesca.

Vi riporto le slide in lingua inglese che ho presentato, e non appena sarร  pubblicato in rete, inserirรฒ anche il link al video dell’intervento.

PS: Se trovate dei refusi nelle slide, perdonatemi: queste slide sono state preparate a 3 ore dall’evento, avendo scelto solo oggi di partecipare!

YepLike! Startup in 72 ore

Qualche notte fa, precisamente venerdรฌ 18 febbraio, in preda al delirio da febbre ed influenza e dopo essermi svegliato a notte fonda e con un deciso giramento di scatole (ma รจ possibile che uno a 33 anni debba avere la febbre come i bambini!?), mi รจ venuta in mente un idea tanto stupida quanto simpatica: voglio mettere Like e DisLike, pollici alti e pollici bassi a tutto ciรฒ che non funzionava del mondo reale, insomma altro che internet degli oggetti, Internet of Things, o realtร  aumentata…. semplicemente un Like degli oggetti!

Senza vedere se in rete fosse presente o meno qualcosa di simile ed in preda all’euforia da startup (non a caso Nicola Mattina mi definisce Startupparo compulsivo….), mi sono messo a fare una rapida progettazione ed un mockup con Balsamiq. Dopo un paio d’ore di scarabocchi, due righe e un qualche schemi ER, ho deciso di andare avanti: voglio fare una startup in 72 ore, e si chiamerร  YepLike! Like or DisLike the World.

Quindi, per potercela fare, รจ necessario un piano di azione mirato e ottimizzato al massimo:

  1. Definizione del team e ruoli
  2. Definizione delle funzionalitร  di base
  3. Organizzazione dell’infrastruttura e tecnologie
  4. Poche pippe mentali e fiocchetti, tanta ciccia (un modo di dire … sostanza!)
  5. Sviluppo e Buzz!
  6. Pubblicazione su AppleStore

Partiamo dal primo punto: team e ruoli. Diciamo che di solito mi piace condividere con il network degli Indigeni Digitali le iniziative e vedere chi partecipa. In questo caso perรฒ avendo poco tempo a disposizione, sono andato a colpo sicuro suย Crino77 e ย Alisoba : dopotutto, squadra che funziona (vedi Baby2.0) non si tocca. I ruoli sono sempre gli stessi: Crino al Mobile, Alisoba al design/web/comunicazione e io alla parte Marketing/Web e fuffe varie. Ed il primo punto รจ smarcato con una email di condivisione del progetto ed il mockup.

Secondo punto: funzionalitร  di base. Quando si parte con un progetto รจ facile che ci si faccia prendere dalle manie di grandezza e si cominci a fantasticare intorno all’idea di base montando castelli e tante altre funzionalitร . L’effetto di questo errore รจ che tutto il progetto ci mette piรน tempo ad uscire e partire. No, non voglio fare questo errore: poche funzionalitร  e subito. YepLike deve fare 1 cosa: Scatta una foto e la sparo sul sito, geolocalizzata e con il watermark del LIKE o del DISLIKE. Alle altre funzionalitร  penseremo dopo.

Terzo punto: organizzazione dell’infrastruttura e tecnologie. Considerando il tipo di mestiere che dovrร  svolgere questa applicazione (scattare foto ed inviarle al server), in caso di numeri considerevoli di traffico, il sistema dovrร  scalare rapidamente sia in termini di storage, che di DataBase e di banda dedicata. L’idea immediata รจ stata quella diย Amazon S3 Storage, ma dopo una rapida verifica, tra attivazione e test vari non ci saremmo stati con i tempi. Abbiamo quindi optato per un servizio, temporaneo, di hosting dedicato e pronto per partire. Tecnologia scelta: Objective-C per iPhone, PhP e MySQL inizialmente per la parte di applicazione Web.

Quarto punto: poche pippe mentali e fiocchetti, tanta ciccia. Come per il secondo punto, uno dei problemi principali di chi parte con un progetto, รจ quello di voler far uscire tutto giร  al massimo della perfezione. La domanda che mi sono fatto รจ: ma esiste una perfezione o si deve ambire ad essa? Io sono per la seconda, e quindi, visto che parliamo di una startup da fare in sole 72h, non dobbiamo fare i preziosi e dobbiamo esser coscienti che ci saranno molte cose da migliorare. Puntiamo a chiudere un applicazione con una UI decente, intuitiva e fruibile ed un sistema stabile. Poi i fiocchetti e tutti gli abbellimenti verranno dopo.

Quinto punto: sviluppo e buzz. Lo sviluppo รจ iniziato in modo parallelo tra web e iPhone. Da una parte le API che espongono i metodi di Register, Login, Post e dall’altra le chiamate del dispositivo mobile. Infine abbiamo completato la parte web di front end. Visto il poco tempo a disposizione e considerato che sono dell’idea che il marketing serva anche ad una startup (non come ho letto in questo post…) , mentre lo sviluppo andava avanti, mi sono mosso su piรน fronti per iniziare a far parlare di YepLike! creando un pรฒ di curiositร  e cominciando a raccogliere email per l’invito al momento dell’uscita dell’applicazione in Apple Store. Attualmente abbiamo 350 email di utenti in attesa, di cui il 50% รจ fuori dall’Italia.

Sesto ed ultimo punto: Pubblicazione su Apple Store. Tutto quello che avete letto qui sopra รจ stato fatto in 7 giorni solari, ma con un totale effettivo di circa 72 ore lavorate . Da questa mattina siamo in stato di Review sull’App Store, quindi si tratta veramente di poche ore e poi YepLike! sarร  disponibile. Ovviamente senza un team cosรฌ affiatato e con un alto commitment non ce l’avremmo mai fatta: grazie Cri, grazie Ali!

Adesso stiamo giร  lavorando su:

  1. Sviluppare le funzionalitร  mancanti: visualizzazione su mappa dei like/dislike lato iPhone, gallery personale e pubbliche
  2. Migliorare l’interfaccia dell’applicazione e del sito
  3. Rivedere la tag line e la comunicazione
  4. Predisporre un codice e una struttura piรน scalabile e pronta ad una potenziale crescita

Ora non ci resta che aspettare e vedere come va. Certo, aver fatto un applicazione che permette di fare Like e dislike agli oggetti, proprio quando Facebook modifica la modalitร  di funzionamento del Like e la Diesel lancia una sua applicazione per il Dislike, … mi fa pensare proprio bene! Che avessimo azzeccato veramente una Killer Application… ๐Ÿ™‚

Nel frattempo se voleteย potete lasciare la vostra email sul sito per poter ricevere anche voi l’avviso. Enjoy!

C’era una volta un Like

C’era una volta, in un web non troppo lontano, un piccolo tasto chiamato Like.

Like era un piccolo bottoncino, poco intrusivo, graficamente gradevole, molto disponibile agli utilizzi piรน impensabili (dai blog, ai siti istituzionali, alle landing page e anche ai sistemi di ecommerce) ma soprattutto aveva un fascino particolare: alle persone piaceva cliccarlo e poter dire velocemente “Mi piace!

Erano pochi i casi in cui le persone non cliccavano Like. Il piccolo bottoncino era molto educato, non diceva mai “fail“, “che schifo” o cose similari: al massimo diceva “non mi piace“, ma lo faceva solo dopo aver detto almeno una volta mi piace.

In poco tempo, la sua semplicitร , lo fece diventare una sorta di checkin del web. La rete lo utilizzava in modo talmente tanto intenso che i numeri erano incredibili: non esisteva un angolo della rete, che non avesse il tastino presente almeno in qualche pagina o un utente che non avesse premuto almeno una volta il piccolo pulsantino.

Era talmente tanto utilizzato da tutti, che i suoi cugini Tweets e Share, ย che fino a poco tempo prima avevano ricoperto l’incarico di ambasciatori della condivisione, cominciarono ad avere una certa gelosia nei suoi confronti: erano sempre piรน i like che i tweet e gli share. “Ma come รจ possibile?” si chiedevano i due.

Con il passare del tempo Tweets e Share capirono che la semplicitร  di Like perรฒ non era in fondo cosรฌ positiva. Tutti facevano ricorso a Like in modo superficiale e non lo utilizzavano piรน solo per dire “Mi piace!”.

Like veniva utilizzato nei modi piรน svariati: dall’utilizzo di cortesia “Son passato di qua e ti ho letto, like.“, all’utilizzo di convenienza “Bah si, me lo memorizzo, magari mi serve, like.“, alla pigrizia “Uff, e che chiamo Tweets, poi devo scrivere 140 caratteri… no no, like.” fino all’utilizzo del moda “Ficooo, Laiiic!“. Malgrado questo perรฒ per Tweets non era una vita facile.

Un bel giorno, all’insaputa di tutti, durante una giornata tranquillissima, il papร  di Like, in disaccordo con l’eccessiva discrezione del figlio, lo obbligรฒ a cambiare comportamento: da quel momento in poi Like non avrebbe dovuto piรน esser il bravo tastino innocente che esprimeva un parere, ma bensรฌ un invasore di bacheche, un condivisore spietato e virale di informazioni.

Come continua la storia?

Secondo me, cosรฌ:

  1. Like verrร  utilizzato sempre piรน spesso per azioni virali da siti, brand ed aziende
  2. Like non verrร  piรน utilizzato come prima dagli utenti un pรฒ piรน scaltri ed attenti all’estetica della propria bacheca: d’ora in avanti ci penseranno due volte (almeno) prima di premere un tasto like su un sito. Oggi a me รจ successo almeno 3 volte.
  3. Like continuerร  ad esser utilizzato allo stesso modo da tutti quegli utenti che oggi hanno la bacheca invasa da notifiche di applicazioni e giochi vari.
  4. Like non sostituirร  Share e Tweets, perchรจ verranno utilizzati in modo completamente diverso
  5. Il papร  di Like rilascerร  presto nuovo funzioni per poter gestire la pubblicazione sulla bacheca
  6. Il papร  di Like penserร  a dare degli strumenti di Insight anche per misurare i Like
  7. Like in linea generale verrร  utilizzato di meno per timore

E voi, che ne pensate, come andrร  la storiella ?

Ecco le API di Instagr.am e via ad altre startup!

In queste ultime ore Instagram,ย una delle piรน popolari applicazioni per iPhone dell’ultimo periodo dedicate al photo-sharing e di cuiย ho giร  parlato qualche post fa,ย dopo aver raggiunto 2 milioni di utenti attivi, ha rilasciato agli sviluppatori le API che consentono di utilizzare le foto Instagram, i tag ed luoghi all’interno delle proprie applicazioni in real time.

Le API rilasciate utilizzano una autenticazione oAuth 2.0 ma non permettono di scrivere dati: attualmente infatti sono in sola lettura e quindi permettono solo di leggere le informazioni e non uplodare foto ed informazioni. Una ulteriore limitazione รจ legata al numero di chiamate per ora, fissata a 5000 interrogazioni.

Instagram ha rilasciato un applicazione di demo a questo indirizzo: http://demo.instagram.com/ basata su Node.js

Di applicazioni basate su Instagram in rete giร  se ne trovano alcune, ma queste qui di seguito sono quelle che ho trovato piรน interessanti:

Insomma, vista l’attenzione e la passione degli utenti per questa applicazione, c’รจ da aspettarsi una quantitร  industriale di mashup ed applicazioni, da quelle mobile (sia per iPhone che Android) ad applicazioni web.ย Bene, adesso che abbiamo a disposizione altri strumenti possiamo partire con qualche altra startup… no?

[UPDATE 28/02/2011]

Vi segnalo anche http://www.gramfeed.com/ un sistema che aggrega in feed i flussi di foto degli amici.

Un libro in crowdsourcing per la Cultura Digitale

Quello che mi ha sempre affascinato della rete รจ la modalitร  in cui, in questo meta-luogo, si conoscono e si vivono ruoli e identitร  diverse da quelle a cui siamo abituati. La rete ci ha dato la possibilitร  di imparare, conoscere, sbagliare e riprovare, ed รจ divenuto il catalizzatore della trasformazione e dellโ€™innovazione sociale trasformandosi in quello spazio dove si puรฒ criticare, partecipare e condividere idee, progetti e pensieri per cambiare lo stato presente delle cose.

Tempo fa ho iniziato a scrivere post relativi allaย Cultura Digitale al suo significato e all’impatto che ha avuto sulla nostra vita, sul modo di relazionarci, pensare ed agire. Argomento talmente tanto affascinante che รจ nata l’idea di scriverne un libro. Ad oggi, dopo qualche mese passato a scrivere, una buona parte del libro รจ pronta. Rileggendolo in questi giorni ho avuto perรฒ la sensazione che mancasse qualcosa di importante: il contributo della rete. Come si puรฒ scrivere un libro cosรฌ, senza portarci dentro il contributo della rete stessa? E cosรฌ ho pensato di ricorrere adย un pรฒ di crowdsourcing. L’idea รจ quindi quella di raccogliere contributi dalla rete fino al 01 maggio 2011 e poi, riportare tutto nel libro a corredo di quanto giร  scritto.

E cosรฌ in questi giorni, avendo la fortuna di essermi comprato il dominio CulturaDigitale.com giร  da un pรฒ di tempo, ho tirato su un paio di pagine web per raccogliere un pรฒ di pareri e pensieri dalla rete.

Se volete partecipare dovete semplicemente effettuare l’autenticazione con Facebook e compilare il modulo che si presenterร . Le informazioni sono poche: un indirizzo email, una risposta alla domanda “Cos’รจ per te la Cultura Digitale?” e 3 aggettivi che secondo voi sono associabili alla Cultura Digitale.

I dati verranno raccolti in un database e riportati sul sito in tempo reale:

  1. Sotto forma diย Tag Cloud
  2. All’interno di una pagina dedicata a ciascun utente (come quella nell’immagine qui sotto)

Per correttezza e trasperenza, e visto che qualcuno mi ha chiesto come mai รจ stato utilizzato Facebook, vi avviso che i dati che verranno memorizzati, oltre alle informazioni che state inviando, saranno il sesso, la cittร  e la data di nascita. Non appena il libro sarร  pronto vi notificherรฒ con una mail la pubblicazione.

Insomma, vi ho convinti? Partecipate con questo piccolo contributo? Proviamo a costruire un libro (o un eBook) in questo modo? Grazie a tutti quelli che parteciperanno ๐Ÿ˜‰

PS: L’iniziativa la stiamo promovendo comeย Indigeni Digitali.

Intervista con Ninja Marketing

Per chi se la fosse persa, vi segnalo l’intervista pubblicata su Ninja Marketing fatta dalla grandissima Emanuela Zaccone relativamente ad Indigeni Digitali.

Come ninja e come cool hunters siamo sempre interessati alle communities ed allโ€™innovazione connessa al digitale.ย Per questo siamo costantemente in contatto con gruppi e protagonisti del cambiamento per restituirvi un poโ€™ del fervore e delle idee che animano il nostro Web e che, spesso, si traducono in eventi e situazioni concrete.ย Oggi dunque vogliamo presentarvi la tribรน di Indigeni Digitali: chi sono e comโ€™รจ nata questa idea?ย Ne parliamo con uno dei fondatori, Fabio Lalli.

1) Ciao Fabio, vuoi presentarti al nostro clan?
Ciao a tutti i Ninja prima di tutto. Classe 1977, geek! Da oltre 10 anni mi occupo di ICT. Ho lavorato per diverse aziende dalla consulenza, alla sicurezza ai system integrator e spaziando su progetti eterogenei: ecommerce, erp, crm, business intelligence, info security management e social media. Ho acquisito una buona esperienza nellโ€™analisi, progettazione ed ottimizzazione di processi, sistemi, architetture ed applicativi web e mobile.ย Sono appassionato di comunicazione e marketing. Nel tempo libero bloggo, twitto, comunico, telefono, programmo, navigo, cerco, penso e innoveggio.ย Ovviamente faccio tutto contemporaneamente. Qualcuno mi definisce startupparo compulsivo.

2) Chi sono gli Indigeni Digitali?
Lโ€™indigeno digitale, secondo noi, รจ colui che vive il digitale in tutti i suoi aspetti: crea le nuove applicazioni, testa e approfondisce le nuove tecnologie, ricerca continuamente nuove soluzioni tecniche, partecipa attivamente alla conversazione in Rete, sperimenta ed applica nuovi strumenti, aiuta chi manifesta interesse per la tecnologia, mette a disposizione degli altri indigeni il proprio know how, le proprie capacitร  ed il proprio network. Eโ€™ pronto al confronto e alla discussione. Lโ€™Indigeno Digitale si riconosce nei valori dellโ€™Etica Hacker.ย Detto tutto questo chi, tu mi chiederai, in pratica chi sono realmenteโ€ฆ Semplice, sono tutti studenti, neo laureati, professionisti, dirigenti, startupper di tutte le etร , appassionati di tecnologia e social media.ย Secondo me anche tu lo seiโ€ฆ un Ninja Indigeno Digitale

3) Comโ€™รจ nata lโ€™idea di Indigeni Digitali?
Qualche anno fa, assieme ad un ristretto gruppo di amici organizzavo serate nelle quali si discuteva di argomenti piรน o meno tecnici, semplicemente per il gusto di confrontarci e discutere di tematiche tecnologiche. Insomma una cricca di nerd. Da questi incontri รจ maturata lโ€™idea che sta alla base del nostro network e che ha preso ufficialmente forma a febbraio del 2010.ย Insieme a David (@ingidavidino), Antonio (@zepod), Giuliano (@giuliano84) e altri abbiamo allargato il gruppo e successivamente disegnato il logo ufficiale: un indigeno con due orecchini, 4 penne arancioni.ย Le quattro penne sono i valori principali degli indigeni: passione per il digitale, voglia di confrontarsi, saper ascoltare e predisposizione alla condivisione. Il gruppo ha iniziato ad incontrarsi con cadenza regolare sperimentando di volta in volta un format differente dai precedenti: cโ€™รจ stato lโ€™aperitivo, nel quale non viene definito alcun focus e lโ€™argomento principale รจ conoscere persone, e lโ€™Ignite, nel quale ciascun presente espone progetti e casi di successo avendo a disposizione unicamente 20 slides da consumare in soli 5 minuti. Per i prossimi proveremo anche altri format: uno di quelli che vorremmo utilizzare e che abbiamo sperimentato con una cerchia ristretta di persone รจ quello che io ho chiamato MashupDrink, nel quale persone con competenze diverse affrontano temi e tirano fuori ipotesi di progetto e collaborazioni, presentandole agli altri nella stessa serata.

4) Quali sono le vostre attivitร  principali?
Il network รจ nato con lโ€™obiettivo di confrontarsi e condividere esperienze, casi di successo ed insuccesso, avere un parere tecnico e una soluzione in momenti critici e non, e bersi un bicchiere di vino dopo una giornata di lavoro chiacchierando di bit e byte in modo rilassato. La nostra principale attivitร  รจ proprio questa: generare un punto di incontro e di confronto tra professionisti e tecnici che vogliono interagire, collaborare e creare opportunitร , sia online che offline.ย Da questo stanno veramente nascendo delle opportunitร , delle startup e per alcuni degli sbocchi lavorativi. Baby20.me, Ibiqi.com sono progetti che stanno nascendo proprio da gruppi di Indigeni che si sono conosciuti durante gli aperitivi.

5) Che sviluppi prevedi nel futuro di indigeni Digitali?
Beh prima di tutto mi auguro che la โ€œfilosofiaโ€ degli indigeni digitali si diffonda molto piรน di quello lo รจ giร  oggi: cโ€™รจ bisogno di un bel poโ€™ di sana cultura digitale e partecipazione affinchรจ ci sia un futuro di innovazione.ย Per quanto riguarda gli Indigeni noi ci stiamo muovendo in piรน direzioni. Prima di tutto abbiamo una nuova organizzazione territoriale e questo ci permetterร  di avere dei riferimenti locali in ogni cittร  e che potranno gestire ed intensificare il numero di aperitivi ed incontri. Anzi, colgo lโ€™occasione per fare un primo appello: se pensate di poter attivare un network nella vostra cittร  e volete portare un poโ€™ di filosofia indigena, parliamone! Mi trovate on line.ย Stiamo inoltre programmando delle lezioni e alcuni interventi nelle universitร  per entrare in contatto con gli studenti e fare da ponte verso il mercato e le aziende.ย Infine ci stiamo muovendo per dare supporto alle startup. Sempre piรน spesso sentiamo parlare di Venture Capitalist e investitori, che certo sono importanti per una startup, ma noi siamo dellโ€™idea che ai giovani nuovi imprenditori, serva una forte mentorship che li instradi e gli dia metodologie e strumenti per poter migliorare il modo di lavorare. Questo noi possiamo farlo, perchรฉ nel network ci sono persone che hanno giร  fatto imprisa e possono condividere la loro esperienza.

Insomma mi avevi chiesto unโ€™intervista, ma รจ venuto un mega post! Grazie a tutti i Ninja per la disponibilitร  e lo spazio di questa intervista. A presto, magari facciamo qualcosa insieme no?

Grazie a te Fabio e a tutti gli Indigeni!ย E voi ninja cosa ne pensate?

Che dire, oltre ad essere emozionato e soddisfatto, vi consiglio di leggere assiduamente il blog dei Ninja e seguire gli Indigeni Digitali!

L’immaginazione รจ piรน importante della conoscenza

Imagination is more important than knowledge. For knowledge is limited , wheras imagination embraces the entire world, stimulating progress, giving birth to evolution

L'immaginazione รจ piรน importante della conoscenza
L’immaginazione รจ piรน importante della conoscenza

Albert Einstein: Interview by George Sylvester Viereck” in The Saturday Evening Post (26 October 1929)

L’immaginazione รจ piรน importante della conoscenza. La conoscenza รจ limitata, l’immaginazione abbraccia il mondo, stimolando il progresso, facendo nascere l’evoluzione.

Condivido questa frase di Einstein.ย Dal mio punto di vista infatti l’immaginazione รจ qualcosa di infinitamente ampio, senza limiti di spazio e di tempo, orientato al futuro, mentre la conoscenza, invece, per quanto illimitata possa essere, ha un limite temporale relativo alla durata della vita dell’uomo. Un uomo in una frazione millesimale di tempo puรฒ immaginare cose che non potrร  mai studiare in una vita.

Potrebbe esistere quindi l’innovazione ed il progresso senza l’immaginazione? Io dico di no.

Nota: Ringrazio Max Triso per avermi stimolato alla scrittura di queste due righe dopo aver condiviso questa immagine su Facebook. In effetti ho questa foto come sfondo del mio mac da parecchio tempo, ma non avevo mai pensato di scriverne un post. Tnx! ๐Ÿ˜‰

Il Venture Capital non รจ tuo amico

Ieri pomeriggio tra i vari tweet che leggevo con la coda dell’occhio, mentre lavoravo tra una mail e l’altra, sullo stream di twitter ad un certo punto mi รจ apparso questo tweet: VCโ€™s Are Not Your Friends .

Visto quanto in questo momento sia caldo il tema legato al mondo delle startup e al mondo dei VC, vedere un post del genere mi ha stupito e allo stesso tempo mi ha lasciato con un certo livello di soddisfazione visto che questo รจ un consiglio che sto dando da almeno un anno a questa parte, soprattutto da quando ho dato vita agli Indigeni Digitali, ai giovani startupper che sto conoscendo in giro per l’Italia.

Si lo so che sembrerร  strano, ma ho sempre pensato e condiviso il pensiero che ilย Venture Capital non sia un amico dello startupper. Mi spiego.

Mi รจ capitato, e dal mio punto di vista troppo spesso, di sentir parlare alcuni giovani startupper del loro rapporto con il proprio investitore ed esaltarsi al pensiero di essere IL progetto piรน importante e l’investimento sul quale verrร  messa maggiore attenzione da parte dell’investitore stesso.ย Sicuramente l’apporto che un investitore porta alla startup, soprattutto nella fase di lancio e quindi sul recruiting, sulla pianificazione, il coaching e la ricerca di contatti non รจ banale ed ha un importanza forse fondamentale per far decollare un progetto . Il punto perรฒ รจ proprio questo: tutto queste sono consulenze, non “coccole” e non nascono per missione divina o chissร  per quale visione celestiale.. I nuovi imprenditori devono capire che un VC non รจ altro che una forma nuova di investitore finanziario che a sua volta deve soddisfare i propri investitori e periodicamente fornire ai soci i ritorni pianificati. Il non raggiungimento dei risultati (anche nel loro caso), non darร  vita ad altri fondi ed investimenti.

Credo sia condivisibile quanto scritto da Steve Blank nel post nel quale racconta questa esperienza:

…But while I was just seeing a single board member, I was just one of twenty companies in their current fund portfolio. Their fiduciary responsibility was to manage a portfolio of investments for their limited partners. And what they promised their own investors was that they would invest money in deals that would grow in value and achieve liquidity. As much as they liked me as the entrepreneur, they couldnโ€™t throw good money after bad when they thought the deal went south…

Attenzione perรฒ, non vorrei esser frainteso: non sto dicendo che l’investitore sia un nemico dal quale prendere le distanze. Anzi. Dico che deve esser chiaro fin da subito che si tratta di un rapporto di convenienza, come qualsiasi rapporto basato su un legame economico e di investimento. Il VC, se crede nella vostra idea, ha bisogno di voi per far capitalizzare il suo investimento, e lo startupper ha bisogno del capitale per alimentare e dare forma alla progetto. L’interesse รจ reciproco e non puรฒ esser sbilanciato.

Ho trovato molto interessante un intervento di Tara Kelly nel gruppo Italian Startup Scene nel quale spiega quali sono i segnali che dovrebbero suggerire allo startupper di scartare l’investitore (e non solo il contrario!). Vi riporto fedelmente il contenuto del post:

Essere scartati da un’investitore per un seed capita spesso, certo. Ma quand’รจ dovresti TU scartare loro? Ecco alcuni punti su cui ci siamo trovati unaninamente daccordo durante un piacevole conversazione fra imprenditori. Scartate gli investitori che…

  1. Credono che si possa fare delle previsionni a 3-5 anni credibile prima ancora di aver raggiunto il product/market fit. Giusto che devi farti una stima, ma se lo credono piรน di quella – scappate!
  2. Entrano troppo nel dettaglio nel spreadsheet delle financials (“qualcosa non mi quadra nella cella AZ534, sei sicuro di aver calcolato bene i costi di telefonia nel 2013?”). Indica sia che credono nelle previsioni di cui sopra, sia una tendenza alla micromanagement, sia che non hanno idea del fatto che il tuo tempo รจ meglio speso lavorando sul business, e non dentro excel.
  3. Se dimostra un *qualsiasi* accenno al micromanagement. L’azienda รจ tua. Sempre. Comunque.
  4. Se dicono “investiamo sul business plan.” Tradotto, vuol dire che quando dovrai cambiare ruota (il famoso pivot), si opporranno con veemenza, rallentando tutto, e forse anche bloccando la crescita dell’azienda. In caso peggiore, potrebbe cercare di rimpiazzarti con qualcuno che seguirร  il piano.
  5. Vogliono piรน del 15-20% per un seed, o piรน del 5-10% per un micorseed. Se prende quote del genere, non riuscierai mai a prendere fondi da altre parti. Nel futuro sarai condanatto a cercare fondi solo ed esclusivemente in Italia. Perche limitarsi cosรฌ le possibilitร  future??
  6. Se si oppongono alle quote di cui sopra perche “portano un valore aggiunto”. Vendi le tue quote per denaro, null’altro. Il valore aggiunto migliore che possono portare sono i contatti. Qundi prima controllare che hanno di fatto MOLTI contatti che servono per crescere il tuo business. Allora รจ un buon investitore per te, gli puoi dare il privilegio di investire nella tua azienda… ma mica gli devi dare piรน quote.
  7. Se non ti piace, o se porta avanti un negoziato sporco. Il corteggiemento prima dell’investimento รจ la parte migliore. Se non ti piace ora, non ti piacerร  mai. (understatement)

A proposito di investitori vi segnalo una iniziativa che potenzialmente potrebbe esser interessante: la Banca dell’Innovazione della quale se ne รจ parlato anche a Montecitorio il 2 febbrario durante l’evento Rifare l’Italia. Trovate un post di spiegazione su Wired ย di Dettori, e anche sul sito di Working Capital.

Personalmente, come ho anche detto in tweet durante un intervento di Riccardo Luna, io non l’avrei chiamata “Banca”. A me personalmente il termine Banca ricorda troppo quella sensazione di qualcuno che ti tiene per le palle e al quale devi qualcosa.

Io se faccio una startup voglio un partner, non uno che mi ammanetta: se ci crede, lui mette i soldi e i contatti, ed io la testa, l’idea ed il talento.

L’agenda digitale della Borghesia 2.0

Qualche giorno fa ho scritto un post relativo ai principi dell’ย Hacktivism e all’importanza della partecipazione attraverso gli strumenti della rete e la tecnologia e i valori dell’etica hacker. Uno dei passaggi che secondo me รจ piรน importante รจ:

La partecipazione, lโ€™accesso a queste relazioni e la volontร  di fare network รจ il presupposto dellโ€™hacktivism ossia lโ€™evoluzione delle forme dellโ€™attivismo sociale che presuppongono un utilizzo efficace, basato sui principi dellโ€™ etica hacker, degli strumenti di comunicazione, e in particolare dei computer e della rete. Questi ultimi smettono di essere soltanto strumenti di produttivitร  e diventano mezzi attraverso i quali gli hacktivisti agiscono per produrre informazione indipendente e โ€œdal bassoโ€ contrastando i modelli e i simboli della comunicazione dominante e, al tempo stesso, producendo i luoghi e gli strumenti di una comunicazione libera e orizzontale.

A proposito di iniziative della rete e di attivismo, proprio questa notte รจ partito un tam tam in rete relativo al progettoย agenda digitale, un’iniziativa che invita i politici italiani a costruire una strategia strutturata per mettere il digitale al centro dellโ€™agenda politica italiana , con lโ€™obiettivo di ottenere la redazione, entro 100 giorni, di proposte organiche per unโ€™Agenda Digitale per lโ€™Italia coinvolgendo le rappresentanze economiche e sociali, i consumatori, le universitร  e coloro che, in questo paese, operano in prima linea su questo tema.

Ho subito dato la mia adesione. Trovo che queste forme di attivismo, che si propongono di migliorare la societร  e lo stato delle cose attraverso lโ€™utilizzo costruttivo della rete, debbano esser sostenute perchรฉ, attraverso queste, si puรฒ diffondere conoscenza, scatenare curiositร  dei meno addetti ai lavori e far crescere un pรฒ la cultura digitale.

Ultimamente perรฒ sono un pรฒ diffidente verso certe iniziative, e anche se sono tra quelli che pensano possa esistere un marketing buono, ritengo che progetti di importanza sociale come questo debbano partire si dal basso, come รจ successo anche in questo caso, ma sfruttando il valore della rete, la partecipazione e la conoscenza (o l’esigenza!?) di tutti e non solo di alcuni, secondo i veri principi del crowdsourcing .

Mi sembra che qui invece si sia fatta l’agendina per gli appuntamenti e le iniziative che interessano ai soliti comunicatori digitali e nomi noti della rete – la Borghesia 2.0 della nostra rete, come l’ha definita Nicola De Carne in un commento sul blog di Nicola Mattina –ย ,ย che ritengono di poter parlare a nome di molti, portando a conoscenza di tutti un qualcosa di giร  scelto e definito attraverso una campagna Viral, e chiedendo l’adesione ma non permettendo perรฒ un interazione, una partecipazione e una discussione aperta attraverso strumenti collaborativi tipici del web 2.0.

Il vero problema che dovrebbe esser affrontato รจ relativo al bisogno reale di eventi ed iniziative che inneschino il meme del cambiamento e dell’innovazione e rompano le barriere del culture divide. Affinchรจย si diffonda la cultura digitale e lโ€™uso delle tecnologie e della rete per scopi sociali, dobbiamo raggiungere la consapevolezza che le opportunitร  sono date prima dalla comprensione dei nuovi paradigmi sociali, e poi dalla tecnologia, che รจ si importante, ma rimane un fattore abilitante. Il digital divide per esempio, non รจ solo un problema infrastrutturale. E’ soprattutto una barriera culturale e se non costruiamo le condizioni per infrangerla, focalizzandoci solo sull’aspetto tecnologico, ย generiamo un muro e una divisione ancora piรน forte.

Ovviamente in rete se ne sta giร  discutendo parecchio, dal blog diย Nicola che ne identifica alcuni e pro e contro, alย post di Mantellini, eย Stefano Vitta che manifesta la sua adesione e raccoglie alcuni post della rete, fino alleย discussioni su Friendfeed.