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19.10.2011 – Presentazione del libro “Geolocalizzazione e Mobile Marketing” all’Università Europea di Roma

Mercoledi 19 ottobre alle ore 16:00, presso l’Aula Tesi dell’Università Europea di Roma, presenterò insieme ad Alessandro Prunesti il nostro nuovo libro “Geolocalizzazione e mobile marketing: fare business con le app e i social game”, edito da Franco Angeli. Oltre a noi interverranno, durante la presentazione del libro:

  • P. Paolo Scarafoni, L.C., Magnifico Rettore dell’Università Europea di Roma
  • Prof. Gianluca Casagrande, Direttore Scientifico del Geographic Research And Application Laboratory
  • Prof.ssa Margherita Pedrana, docente di Economia del Turismo presso l’Università Europea di Roma.

In accordo con Alessandro abbiamo deciso di dare un taglio molto pratico e dinamico alla presentazione, in linea con lo spirito del contenuto del libro. Il programma sarà il seguente: introduzione e saluti del Rettore e introduzione da parte del Prof. Casagrande, Alessandro approfondirà i temi trattati all’interno del volume (mobile marketing, geolocalizzazione, check-in, social gaming, pianificazione strategica e operativa), mentre io presenterò alcune case histories attuali analizzandoli in modo un pò più specifico dal punto di vista del marketing e dei modelli di business. La sessione si concluderà con l’intervento da parte della Prof.ssa Margherita Pedrana, che evidenzierà l’importanza delle applicazioni mobili per lo sviluppo del settore del marketing turistico.

Durante la presentazione mostreremo i dati relativi ai check-in di Foursquare e Instagram dei presenti, aggiornati in tempo reale, evidenziando nel modo più pratico possibile in che modo è possibile mettere in pratica un’attività di mobile marketing e social gaming.

La Sala Tesi ha posti limitati; per questo motivo, per partecipare all’evento è necessario prenotarsi compilando il modulo su Eventbrite.

Vi aspetto.

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Un anno di felicità, vera.

Un anno fa mi è cambiata veramente la vita: è nato Mattia.

Scrissi un post nel quale esprimevo l’emozione dell’attesa, poi la sequenza di immagini del parto che ti rimbombano nella testa, l’incontro del primo giorno di vita e poi la promessa che sarebbe diventato la persona più importante della mia vita. La suo arrivo mi ha reso fin da subito consapevole di una cosa: tutto non sarebbe stato più come prima.

E’ così, non esagero. Tutto non è più come prima. E’ molto più bello. Anzi, è meglio ed è ancora più indescrivibile di quello che si possa immaginare. Lo puoi capire solo vivendo questa esperienza.

Durante i primi giorni di vita ti addormenti ascoltando il suo respiro ed il tuo sonno rimane leggero perché hai la preoccupazione di non sentirlo, di esser poco attento e pensi possa succedere qualcosa. Cerchi tenerlo vicino pensando che sia più al sicuro. Il livello di attenzione è a livelli altissimi e non vorresti perderlo di vista un secondo. Il livello di dialogo ed interazione dei primi mesi è difficile, e non è semplice capire cosa voglia e ogni volta cerchi di intuire e intercettare, soprattutto quando non sta bene o si lamenta, cosa tu possa fare per fargli capire che ci sei. E’ difficile, stancante e stressante.

Con il passare del tempo lo vedi crescere e progredire. E’ piccolo, ma fa cosa incredibili. E’ piccolo, ma ti sembra stia crescendo velocemente. Alcuni momenti ti sembra che cresca anche troppo velocemente: vorresti ancora coccolarlo così piccolo, dolce e con quell’odore della pelle che ti manda in estasi e che ti rende impossibile stargli lontano.

Qualcuno pensa che un bambino ti cambi la vita perchè con il suo arrivo non puoi più uscire, non puoi stare con gli amici o non puoi goderti il tempo libero, e lo spazio personale si riduce: si è vero, è indiscutibile che lui richieda attenzione e non si può negare che modifichi le dinamiche e le abitudini di ogni componente della famiglia.

Ma il vero cambiamento non è questo.

Ti accorgi che ti ha cambiato la vita quando stai lontano da casa e non vedi l’ora di vederlo. Quando addormentandoti vuoi sentire il suo respiro perché è il suono più piacevole e rilassante che un uomo possa sentire. Quando torni a casa e ti sorride dicendo, a modo suo, Papà e non vorresti più partire. Quando facendo i primi passi verso di te, ti stringe con quelle manine piene di forza prima di cadere, facendoti sentire importante. Quando ti ride a singhiozzo perchè si sta divertendo e ti cancella dalla mente qualsiasi altra cosa. Quando piangendo, malgrado ancora non parli, ti fa capire che vuole qualcosa e ti rendi conto di esserci entrato veramente in sintonia. Quando giocando ti fa capire che per lui non è importante ieri o domani, ma adesso. Quando conoscendo una cosa nuova si stupisce incredibilmente, facendoti pensare all’importanza della scoperta delle cose semplici e del bisogno di continuare a stupirsi delle piccole cose anche da grande. Quando vorresti immortalare ogni piccola novità perché ti sembra il momento più bello del mondo o ancora quando ogni cosa che fai pensi di farla per lui.

Auguri piccolino di Papà per questo tuo primo anno di vita e grazie per avermi reso così felice.

Papà.

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Addio Steve, ingegnere dei nostri sogni

Vi riporto il testo dell’articolo di Beppe Severgnini pubblicato sul Corriere di oggi. Tra i tanti articoli, post e tweet letti oggi, questo è quello che mi ha colpito di più ed è riuscito ad emozionarmi.

Arrivederci Steve Jobs, ingegnere dei sogni, genio di senso pratico, uomo non facile specializzato in cose facilissime da usare. Non ti hanno assegnato il premio Nobel: troppo difficile collocarti in una categoria. Qualcuno ha scritto che non ci hai lasciato, ti sei soltanto trasferito sulle nuvole «a settare il nuovo iCloud». Sono le consolazioni poetiche del lutto, il modo in cui chi resta s’inventa fili con chi va. Come se certi morti fossero aquiloni, cui non vogliamo assolutamente rinunciare. Steve Jobs è nostro: proprietà collettiva. Appartiene a chi ha scelto da molti anni i suoi prodotti, intuendone la genialità; a chi s’è innamorato di un iPhone o di un iPad solo recentemente, riconoscendo le icone del nuovo secolo; a chi ha lavorato con lui o per lui o contro di lui; a chi scrive questo saluto nella sera lattiginosa di Sa Pa, Vietnam settentrionale, la Cina oltre un fiume, wi-fi che funziona, MacBook Air sulle ginocchia. Tredici etti di metallo e intelligenza che mi tengono compagnia nel mondo. Il primo portatile l’ho acquistato vent’anni fa in California: Powerbook 140, il mio veicolo grigio verso un’Internet ancora in bianco e nero.

Il primo computer è stato un Macintosh SE (1987), solido e cubico: ci ho scritto il primo libro. Gli amici chiedevano «Ma è compatibile?», e io rispondevo: con me di sicuro, con Microsoft non m’importa. Ricordi personali, certo. Ma il saluto del mondo, oggi, è la somma di un miliardo di ricordi, tanti sussurri che diventano un tuono riconoscente. Servizi e strumenti non alla portata di tutti? Certo. Ma alla portata di tanta gente, sempre di più. Prodotti costosi? Forse. Ma prodotti unici. Egoismo, piattaforme chiuse? Però con iTunes la musica è rinata, e App Store è il mercato dei sogni a 0,79 €.

Steve Jobs, puoi andartene orgoglioso. Hai cambiato il mondo che hai trovato, e questa è una buona maniera di vivere, per tutti. Hai dimostrato come le industrie possano migliorare la vita della gente; ed è giusto che vengano premiate dai fatturati, quando ci riescono. In trent’anni di mestiere non ti ho mai incontrato di persona, a differenza di altri americani celebri. Non ho mai partecipato ai riti di Cupertino, non ho mai assistito dal vivo alle tue splendide presentazioni egocentriche. Non ho mai acquistato un’azione Apple, anche se sono sempre stato convinto – fin da subito – del prodotto e del progetto. In fondo, non mi dispiace. Steve Jobs e Apple non saranno per me un modo per far soldi ma un modo per spenderne: bene così. Resteranno un’idea un po’ fiabesca.

La mela morsicata, come sai, è un classico delle favole. Stay hungry, stay foolish, hai lasciato detto ai ragazzi americani, quando già sapevi della malattia. Restate affamati, restate folli. In tanti – non solo ragazzi, non solo in America – oggi vorrebbero dirti semplicemente: stay, Steve. Resta.
Stay,
Just a little bit longer
We want to play
Just a little bit longer
Ma ormai è tardi, neppure Jackson Browne riuscirebbe a trattenerti. Sei partito per un posto che nessuno conosce. Se riesci a tirarci fuori un’app, mandacela giù: sarà celestiale.

Di Beppe Severgnini da Corriere del 07.10.2011

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Instagram, può esser un modello di startup perfetta?

Instagram nell’ultimo anno è divenuta una delle applicazioni più popolari nell’app store ma soprattutto è diventata il social per il photo sharing con maggior crescita.

Poco più di un mese fa, con il team di sviluppo di Followgram, abbiamo realizzato la nostra infografica “Fun and Fact” nella quale avevamo raccolto alcuni numeri importanti e segnalato la vertiginosa crescita di Instagram fino a 7 milioni di utenti in un anno e 150 milioni di foto caricate. Durante il TechCrunch’s Disrupt conference tenutosi pochi giorni fa, Instagram ha annunciato alcuni nuovi numeri: 9 milioni di utenti, (praticamente come Foursquare, ma nella metà tempo) e oltre 200 milioni di foto.

Incredibile, un incremento di oltre 50 milioni di foto e una crescita di poco meno di 2 milioni di utenti in poco più di un mese . Impressionante.

Chi legge il mio blog sa quanto sono affascinato da questa applicazione, ma quello che mi ha colpito di più negli ultimi mesi, è il modello con il quale Kevin e Mike, fondatori di Instagram, stanno portando avanti il progetto. Ci sono almeno 4 punti fondamentali che, secondo me, fanno di questa gestione, e quindi di Instagram, un modello di startup perfetta e che dovrebbe esser preso come esempio.

Costi e struttura. Fino a pochi anni fa per raggiungere 10 milioni di utenti era necessario immaginare una società composta da migliaia di persone e una rete di vendita o sedi distribuita su territorio mondiale. Instagram ha invece solo 5/6 dipendenti a tempo pieno, una sede non troppo grande, una infrastruttura estremamente scalabile. Eppure, raggiunge quasi 10 milioni utenti e processa un numero di documenti (foto) incredibilmente alto, ogni secondo. Una startup oggi deve puntare ad una struttura snella, ad una infrastruttura basata su cloud e software open source, e mantenere e razionalizzare i costi quanto più possibile.

Mercato. Instagram è una applicazione che attualmente è solo su iPhone. Non è presente su Android, ed è appena presente sul web, pur non avendo tutte le funzionalità di base dell’app, grazie alla pubblicazione delle API che hanno permesso lo sviluppo di applicazioni di terze parti. Qualcuno ha più volte detto “Ma come è possibile che ancora non abbiano investito anche su Android!?“. Il punto è proprio questo: è stata una strategia e fin ora hanno avuto ragione: oggi il mercato è talmente grande, pieno di tecnologie, ambienti diversi (basti vedere al Mobile con iOS, Android, WindowsPhone, Blackberry, Symbian…) e una forte diffusione tra gli utenti, che un prodotto immesso sul mercato può crescere molto, anche se focalizzato su uno solo di essi, riducendo così i costi iniziali di sviluppo e manutenzione.

Crescita e distribuzione. Negli ultimi 4 anni Facebook ha mantenuto un trend di crescita altissimo tanto da stravolgere completamente l’importanza dei motori di ricerca, e sviluppando numeri incredibili in termini di condivisione e contenuti generati dagli utenti (commenti, like, post, foto, video…). Ormai ogni 12 mesi i social network raddoppiano i contenuti condivisi in rete. Instagram grazie a questa crescita (e all’astuta integrazione con le piattaforme più note) sta crescendo due volte più veloce Foursquare che sta crescendo a sua volta più velocemente di Twitter. Questo dimostra che un prodotto sviluppato e ben integrato nei social network, può sfruttare lo sviluppo esponenziale delle piattaforme social e la quantità crescente di dati condivisi, riducendo notevolmente i costi di posizionamento e marketing.

Modello di business. Chi l’ha detto che una startup non può partire se non ha un modello di business? Instagram attualmente non ce l’ha, e non monetizza. Non ha pubblicità, e non vende funzionalità premium. Probabilmente ad un certo punto dovrà tirare fuori un modello di business e cominciare a generare revenue e questo è fuori dubbio. Adesso però non ce l’ha e momentaneamente non ne ha bisogno: malgrado questo ha già avuto circa 8 milioni di dollari founding. Perchè? Il punto è che l’esecuzione e la realizzazione è costata pochissimo, la manutenzione e lo sviluppo anche, la struttura è crescente ma sotto controllo, ed il team è ridotto. Per un investitore Instagram è quindi decisamente appetibile: costa poco e cresce tanto. Si può aspettare ancora prima che questa trovi il modello di business vincente, e magari attendere una acquisizione.

Secondo voi quindi, esiste un modello di startup perfetto?

 

UPDATE 8 dicembre 2011
Vi segnalo un paio di risorse che potrebbero farvi intuire il livello di architettura e progettazione messo su da Instagram. Se vi fate una lettura approfondita di questi due post vi rendete conto che una architettura di questo tipo, non costa poco e scalarla vuol dire avere un discreto impatto su budget.

 

 

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INNOVATORI JAM 2011: Innovazione, Talenti, Start up, incubatori e venture capital

A partire da oggi, per due giorni, l’Agenzia per la diffusione delle tecnologie dell’innovazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri, promuove INNOVATORI JAM 2011. Io parteciperò con un gruppo di persone del network Indigeni Digitali ed il nostro intervento sarà prevalentemente per quello che riguarda Startup incubatori e venture capital e quello che concerne l’Innovazione, i giovani e i giovani talenti.

Che cos’è Innovatori Jam?

E’ una jam session come per il jazz, ovvero una sessione di discussione su 10 temi per affrontare argomenti legati all’innovazione, tutto online tramite un apposito tool che permette ai promotori di analizzare dopo pochi giorni le conversazioni ed elaborare un documento da sottoporre alla governance.

I 10 temi

  1. Innovazione e internazionalizzazione: Italia degli Innovatori
  2. Giovani, talento e merito nella ricerca e nell’innovazione
  3. Start up, incubatori, venture capital
  4. I ranking dell’innovazione
  5. Accessibilità, apps e nuovi canali
  6. Digital agenda: open data, cloud computing e banda larga
  7. e-commerce & e-tourism
  8. Il Codice dell’Amministrazione Digitale
  9. Informazione e nuovi canali
  10. Le Smart Cities del futuro?

Indigeni Digitali è tra i gruppi selezionati dai promotori (grazie ad Andrea Casadei) di Innovatori Jam 2011 come community da coinvolgere sulla conversazione legata appunto all’innovazione, ai giovani e ai talenti. Noi cercheremo di esser sempre presenti, alternando la presenza on line tra chi è disponibile sempre, chi in un determinato momento e chi può solo dopo lavoro o la scuola. Saranno molto gradite le segnalazioni di case history pubbliche e private, condivisione di esperienze e idee per migliorare l’innovazione e far emergere i talenti Italiani che più che mai nell’ultimo periodo stanno dimostrando di non esser secondi alla Silycon Valley.

Occorre iscriversi, è gratis; poi il 12 Settembre (oggi) via e-mail direttamente dai promotori di Innovatori Jam 2011 riceverete tutte le info per contribuire a questa iniziativa. Come ha spiegato bene Roberta Milano, si tratta di un evento a cui si può partecipare esclusivamente on line, intervenendo nelle discussioni articolate in 10 forum tematici in un lasso di tempo limitato: solo 40 ore.

Mi è piaciuto un post di Luca de Biase, che in un post di agosto, annunciava l’evento:

L’intelligenza collettiva, dice Thomas Malone che se ne occupa all’Mit, si vede quando gruppi di invididui si comportano in modo coordinato. Internet ha fatto fare un salto decisivo alle possibilità di rendere le collettività più intelligenti. La Jam dell’innovazione italiana potrebbe essere un esperimento per verificare quanto queste considerazioni sono realistiche.

Su twitter l’hashtag è #ij11.

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Followgr.am: vanity url, follow button, feed rss, album e altro per Instagram

Chi legge il mio blog e mi conosce sa quanto io sia un Instagram addicted: ogni posto che vado scatto foto, commento e condivido. E’ più forte di me, amo immortalare ogni piccolo momento, fermare il tempo e memorizzare quell’istante, che porterà con se un miliardo di emozioni e ricordi. E lo farà nel tempo.

L’anno scorso scrissi un post relativamente all’applicazione, ancora ai suoi primi utenti, e alla “dipendenza emotiva” che Instagram avrebbe generato negli utenti. Poco tempo dopo, appena rilasciate le API ufficiali per gli sviluppatori, scrissi un post relativo al potenziale ecosistema di applicazioni e startup che questo avrebbe generato. Tirando le somme in effetti, i numeri di Instagram, nel giro di un anno, sono stati incredibili: con soli 4 dipendenti hanno realizzato oltre 7 milioni di utenti, 150 milioni di foto ed un investimento attuale di circa 8 milioni di dollari! E pensare che sono ancora solo su iPhone: no web, no Android.

E così, come al mio solito, preso dall’entusiamo e dalla voglia di tirar fuori un altro progetto vincente, un mese fa, insieme a Lorenzo e Annalisa abbiamo dato vita a Followgram.me: un sito web dove raccogliere le foto di Instagram, poterle gestire e visualizzare. Il tutto, realizzato in una prima versione in sole 6h di lavoro (…che dopo Yeplike fatta in 72h è stata un altra piccola soddisfazione!).

La novità principale del lavoro svolto è stata quella di dare la possibilità di mostrare i propri scatti anche a chi non possedeva un iPhone, ad oggi per molti ritenuto un limite di Instagram. Qualcuno in rete, che non manca mai, ha detto (e anche twittato) subito:  “E cosa avrebbe di differente rispetto agli altri sistemi già esistenti?“.

Giusta domanda: in effetti descritta così Followgr.am somiglia a WebStagram, Extragram e al resto dei visualizzatori di foto già esistenti. Le differenze principali, a parte il rendere pubblici gli stream delle foto degli utenti, sono:

  • la Vanity Url pubblica e senza autenticazione (che è poi stata copiata anche dagli altri)
  • la possibilità di customizzare la propria pagina personale attraverso background predefiniti o uplodabili dall’utente
  • la presenza del bottone da inserire nel proprio blog (Follow Button) semplicemente copiando un pò di codice HTML

La pagina personalizzabile, secondo noi, è la funzione più interessante per i fotografi, i blogger , per il mondo della moda, del food ma anche per brand e aziende più in generale. L’idea di una pagina personalizzata in cui raccogliere le immagini del marchio potrebbe costituire una sorta di corrispettivo della pagina di YouTube, ma soprattutto la pagina personalizzata e la forza dell’indicizzazione delle pagine può diventare un utilizzo finalizzato al business e al marketing. Non solo al tempo libero. Tale funzionalità a nostro avviso, potrebbe diventare un utile strumento per un racconto ad immagini di prodotti, delle situazioni legate al personale o ad eventi e momenti legati alla promozione di un marchio. O ancora a qualsiasi altra idea legata ad uno sviluppo delle potenzialità di un singolo frame, magari impreziosito da un effetto vintage, tipico dei filtri di Instagram.

Quello che secondo me ci ha realmente differenziato fin dall’inizio, sta nel fatto che abbiamo puntato alla realizzazione di una piattaforma leggermente diversa dagli altri: non abbiamo voluto fare un ennesimo visualizzatore di foto, ma una vera e propria estensione delle funzionalità di Instagram. E’ un pò come se avessimo reso più social Instagram: l’abbiamo Twitterizzato.

Ad oggi abbiamo dato agli utenti la possibilità di avere i Feed RSS dei propri stream e poterli condividere, la possibilità di avere gli album per la raccolta di foto scattate in momenti diversi e da utenti diversi, la possibilità di navigare i tag delle foto e memorizzare le ricerche preferite. Ovviamente, non ci siamo fermati e di nuove funzionalità ne abbiamo in mente moltissime.

I risultati ottenuti fin ora, in un solo mese, sono a mio avviso discretamente interessanti: oltre 3300 utenti iscritti, 10mila visitatori unici al giorno, 35mila pagine viste al giorno ed un trend assolutamente crescente (oggi a metà giornata eravano ben oltre la metà degli utenti di ieri!). Per non parlare poi della pubblicazione già avuta, in meno di 24h, su The Next Web, su Wired, su MacWorld, Woorkup, NinjaMarketinge su tanti altri siti nel mondo.

Per festeggiare il nostro piccolo record personale, raggiunto ieri sera (13K utenti unici in un giorno) e la registrazione di personaggi ed utenti noti come Robert Scoble, MBC, NBC, Levis, Nespresso e Neveen Salvadurati (4SQ) e altri ancora, ci siamo regalati un infografica che abbiamo pubblicato sul blog di Followgr.am.

Buona lettura e mi raccomando… Feedback, ma soprattutto RT!

Vogliamo uscire su Mashable, TechCrunch, RWW, TNW e regalarci qualche altra piccola soddisfazione 🙂

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Il futuro delle PMI è social

Il tessuto imprenditoriale italiano è caratterizzato da una estesa presenza di piccole e medie imprese (PMI) che, insieme alle grandi aziende di carattere multinazionale e non, operanti principalmente nel settore TLC e automotive, costituiscono la base dell’economia del nostro Paese.

Lo sviluppo di internet e, in particolare, dei social media evidenzia la necessità — e l’opportunità — che le PMI utilizzino gli strumenti messi a disposizione dalla Rete per acquisire vantaggi in termini di competitività e relazioni con il mercato. Essere “social”, oggi, non è prerogativa dei singoli individui ma può essere un vantaggio anche per le PMI italiane.

Ma cosa significa “essere social”, e in che modo questo termine può essere applicato all’attività di tutti i giorni?

Occorre in primo luogo fare una considerazione di base. Le PMI nostrane hanno due caratteristiche peculiari:

  • La maggior parte sono a conduzione familiare;
  • Hanno un forte legame con il loro territorio di appartenenza.

Questi due fattori consentono agli imprenditori di godere già in partenza di una rete di relazioni collaudata, che consente loro di fare “networking” con fornitori, clienti e altre imprese presenti sul territorio. Un esempio in questo senso è dato dalla estesa rete di aziende che operano nella filiera agroalimentare del centro-nord italia.

Oggi gli strumenti offerti dal web 2.0 (social network, blog, piattaforme VOIP) possono consentire alle aziende di estendere e rafforzare le loro relazioni sul territorio, e possono anche facilitare la creazione di vere e proprie reti d’impresa che possano allargare le attività di business anche oltre i confini nazionali.

Le funzionalità tipiche dei social network consentono l’apertura di profili aziendali in grado di far crescere relazioni dirette e collaborative con i consumatori; possono rafforzare il posizionamento degli imprenditori e offrire canali di relazione diretta con professionisti e aziende del settore. E, dal punto di vista della gestione amministrativa dell’azienda, il web offre anche la possibilità di abbattere i costi legati all’archiviazione documentale e di integrare i processi di office automation.

Affinché tutto questo sia possibile, è tuttavia necessario che gli imprenditori facciano un piccolo sforzo legato alla volontà di comprendere le evoluzioni di Internet e i vantaggi che i suoi strumenti possono offrire in termini reali: riduzione dei costi, incremento delle relazioni B2B e B2C, facilitazione nella creazione di reti d’impresa.

Il passaggio culturale delle PMI è quindi necessario: la cultura digitale deve diventare una vera e propria commodity al servizio dell’imprenditoria italiana e non solo una serie di valori e opportunità ad uso esclusivo dell’utente della rete.

Una PMI che affronta quindi un progetto evolutivo verso il social deve valutare consapevolmente il passaggio che sta per affrontare e non deve sottovalutare l’impatto che questo cambiamento avrà sull’azienda, sui processi e sul modello operativo. Il progetto dicomunicazione d’impresa che sarà intrapreso dovrà, infatti, essere integrato all’attività dell’azienda stessa, come sistema coordinatodi strumenti con cui esprimere la Corporate Identity e gestire il dialogo con gli utenti, e non dovrà esser gestito come una attività a parte, scorporata dal resto del piano strategico aziendale.

Operativamente significa, dunque, che sarà necessario organizzare tutte le attività e gli strumenti attivati parallelamente ai modelli tradizionali, riuscendo però ad orchestrare il tutto in modo coerente ed organico, con un progetto di più ampio respiro e di orizzonte temporale più lungo, pianificato in funzione delle specifiche caratteristiche, esigenze e strategia dell’azienda. La comunicazione d’impresa deve esser ritenuta un fattore competitivo che richiede un investimento a medio-lungo termine e un piano di lavoro ben definito.

Il processo che porterà una PMI a potersi definire Social, è composto da più passaggi fondamentali: il primo passo è la fase dell’ascolto , fase in cui si inizia a monitorare le conversazioni. Tale passaggio è propedeutico al lavoro d’interazione e dialogovero a e proprio, che porterà l’azienda alla creazione di una relazione tra brand e cliente finale. L’obiettivo è di valorizzare gli utenti e dar loro la sensazione di essere ascoltati e compresi nelle proprie esigenze, nonché tenuti in considerazione nelle decisioni. Il terzo step è il coinvolgimento attivo degli utenti, ed è la fase in cui bisogna rendere il cliente “motore e promotore dell’innovazione dei propri prodotti o servizi” e trasformarlo in ambasciatore del marchio.

Come già detto la fase dell’ascolto permette all’azienda di capire quale sia il target di riferimento: chi parla del brand in genere è anche chi è interessato ai prodotti, e quindi è un potenziale cliente. Non solo. Chi legge i commenti online – reperibili in rete in qualunque momento, anche nel medio e lungo periodo – che riguardano un brand specifico è un altro potenziale cliente. Identificare gli utenti che parlano di un brand, come ne parlano e dove ne parlano permette all’azienda di analizzare gli utenti, individuare gli influencer e studiare la strategia adatta per poter definire e pianificare meglio gli step successivi.

Una volta individuati i potenziali utenti e aver identificato le possibili piazze virtuali in cui si discute di temi analoghi al prodotto e dove nascono le discussioni, si procederanno con la fase dipartecipazione attiva alla conversazione. A secondo della strategia definita, le metriche di giudizio saranno differenti. E’ importante sottolineare che, tuttavia, non sono applicabili le logiche del marketing tradizionale per valutare i risultati di una campagna di Social.

Costruire una propria identità social in Rete richiede tempo, impegno e professionalità. I principi di democrazia della Rete, basati sulla cultura della partecipazione, sugli user-generated content e sulla libertà di accesso ai contenuti hanno forti implicazioni per le attività commerciali di qualsiasi azienda.

In primo luogo, oggi i consumatori dispongono degli strumenti che consentono loro di verificare la bontà delle offerte, e più in generale, della comunicazione di qualsiasi impresa. Le persone dialogano sui social network, si scambiano pareri e informazioni su blog e forum; e molto spesso l’azienda non partecipa a queste conversazioni, o addirittura ne è totalmente all’oscuro.

Chiunque navighi su internet entra dunque in contatto con i giudizi, i commenti, le notizie fatte circolare sul web riguardo a un’azienda, un ente pubblico o un personaggio. Ciò che si legge e/o si vede sulla Rete influenza il giudizio degli altri e la reputazione del marchio. E così anche i giudizi, le notizie, i commenti su un’azienda, soprattutto quando sono negativi, si diffondono molto velocemente.

Saper ascoltare la rete e dialogare con le persone che ne fanno parte è oggi fondamentale, e può offrire dei vantaggi consistenti in termini di notorietà, customer satisfaction e vendite.

Dalle ricerche emerge come i vantaggi principali nell’uso dei social media per le aziende sono sette:

  • Maggiore visibilità del marchio e dei prodotti aziendali (per l’85% delle aziende);
  • Incremento del traffico verso il sito web aziendale (per il 63% delle aziende);
  • Supporto alla costruzione di nuove relazioni commerciali (per il 56% delle aziende).
  • Migliore posizionamento sui motori di ricerca (SEO) 54%
  • Acquisizione di contatti in target 52%
  • Supporto alla vendita di prodotti e servizi 48%
  • Riduzione degli investimenti in pubblicità tradizionale 48%

Gli strumenti più utilizzati sono i social network come Facebook (utile soprattutto per creare community intorno al brand o a specifiche iniziative commerciali), LinkedIn (per rafforzare le relazioni B2B con altri imprenditori, anche verso l’estero), i blog (per creare canali di conversazione informali e partecipativi con il proprio target), e YouTube (i video sono molto efficaci per presentare le caratteristiche di nuovi prodotti e servizi). Twitter, anche se ancora poco conosciuto nel nostro Paese, è uno strumento molto efficace per comunicare news e informazioni in tempo reale al proprio mercato di riferimento. Un ulteriore strumento che in futuro potrà offrire ulteriori vantaggi alle PMI è Foursquare, molto efficace per stimolare le occasioni di incontro sul territorio e promuovere specifiche iniziative commerciali.

Già oggi l’80% delle persone attive sulla Rete dà per scontato che le aziende debbano essere presenti sui social network come, ad esempio, Facebook. Le pagine aziendali sono mediamente più seguite (68%) perfino rispetto a quelle dei personaggi pubblici/famosi (62,5%). Altra indicazione chiara è l’ “affetto” dell’utente di Facebook all’azienda di cui diventa fan: nel 72,8% dei casi è infatti scelta proprio per hobby o interessi personali, nel 55,6% per essere informato rapidamente,nel 48% per interesse professionale, e infine nel 31% dei casi per senso di appartenenza. C’è però anche chi si stanca, e il motivo più diffuso è per i troppi messaggi (64,7%) o per quelli troppo pubblicitari (49,6%) o perché troppo ripetuti e non interessanti (41%).

L’importante, per la PMI che decide di essere presente e attiva su questi strumenti, è che si pianifichi una comunicazione corretta, che coinvolga l’utente/fan, che gli riconosca l’importanza di aver associato il proprio nome a quello della pagina, che gli riconosca correttamente ruolo e intelligenza. Le persone, infatti, non gradiscono messaggi troppo o esclusivamente commerciali, mentre desiderano un dialogo trasparente e diretto.

Le due caratteristiche delle PMI italiane (conduzione familiare e forte legame con il territorio) costituiscono un terreno estremamente fertile alla costruzione di un’identità online che comprenda gli elementi “social”:il territorio di appartenenza (comune, provincia, regione) è infatti la prima community in grado di aggregare tutti gli stakeholders dell’azienda intorno a valori comuni: quelli espressi dal brand, dai prodotti e/o dai servizi offerti.

Essere social diviene, in questo modo, proprio lo strumento più naturale per fare innovazione imprenditoriale.

Be social è un must, per le PMI che vogliono e devono innovare.

Post pubblicato su TechonologyBiz

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Geolocalizzazione e mobile marketing: come fare business con app e social game

Ieri ho ricevuto le prime copie-autore del mio primo libro “Geolocalizzazione e mobile marketing: fare business con le app e i social game”, scritto insieme ad Alessandro Prunesti e pubblicato da Franco Angeli . L’emozione di vedere la prima copia stampata è indescrivibile.

Condivido con tutti questa piccola grande soddisfazione, pubblicando il testo della quarta di copertina:

L’evoluzione dei dispositivi mobili – dagli smartphone ai tablet pc – determina il successo dei servizi web accessibili da qualunque posizione: oggi è sufficiente un abbonamento a internet e un’antenna GPS per trasformare il nostro cellulare in uno strumento che ci consente di acquisire in tempo reale informazioni sui luoghi nei quali ci troviamo e condividerle con i nostri amici.

Anche in Italia le aziende iniziano a utilizzare i Location-based services e le app come strumenti utili alla creazone di attività di marketing geolocalizzate, che consentono agli utenti di accedere all’offerta di prodotti e servizi attraverso attività di social gaming promosse con l’uso di social network come Facebook, Twitter e Foursquare.

Questo volume descrive le più innovative strategie di utilizzo dei Location Based Services da parte delle aziende che investono nel mobile marketing. Viene dato particolare rilievo alle strategie di sviluppo delle app, dei social game e dei servizi di geolocalizzazione applicabili al marketing turistico e territoriale.

Il volume, visto che più persone me lo hanno chiesto, sarà disponibile anche in versione e-book e sarà disponibile, anche nelle librerie, dai primi giorni di settembre. Grazie a tutti, aspetto vostri feedback.

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Medioera, festival della Cultura Digitale

Chi segue il mio blog e mi conosce sa che scrivo spesso di Cultura Digitale e sa soprattutto quanto questo argomento mi interessi, tanto da aver avviato, ormai da qualche mese, il progetto CulturaDigitale.com. Proprio per questo fortissimo interesse, quando qualche giorno fa sono stato contattato dall’organizzazione di Medioera – festival di cultura digitale per partecipare ad un talk, che si terrà sabato 23 alle 22.30 a Viterbo, ho detto subito di si.

Per chi non lo sapesse, Medioera è un evento, quest’anno alla sua seconda edizione, che vuole essere il momento di incontro ed approfondimento delle tematiche legate all’uso delle nuove tecnologie nei più diversi ambiti della vita. L’obiettivo del Festival è quello di disegnare gli scenari prossimi venturi nella loro dimensione necessariamente g-local, dove le micro esigenze locali si legano alle macro mutazioni globali in un processo di interazione cooperativa sconosciuto fino a pochi anni fa. Questo processo, di cui si vuole cogliere criticità ed opportunità, sarà al centro della riflessione di questa edizione 2011 che, oltre alla sessione estiva, prevede una serie di eventi spot a partire dal 12 febbraio per concludersi con la fine dell’anno. La manifestazione è strutturata sul format del cosiddetto “salotto letterario”, ossia un incontro/colloquio con l’ospite avente l’obiettivo di approfondire la conoscenza di un argomento specifico.

Io ci sarò appunto sabato dalle 22.30 con Matteo Fini per parlare di Nuove Professionalità 2.0. I talk dell’intervento saranno svolti in modalità Ignite.

Ci si vede li.

 

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Quando il PHP incontra Business ed Università – PHP.TO.START Torino

A partire da quest’anno prende il via il PHP.TO.START un evento dedicato all’incontro tra il mondo Open, le aziende e le Università. Il progetto, nato da un idea di Skuola.net ed Indigeni Digitali, ha l’obiettivo di creare un momento di incontro e condivisione di esperienze delle aziende e professionisti e gli studenti e permettere a questi ultimi di entrare direttamente a contatto con realtà aziendali. Una opportunità soprattutto per coloro che stanno entrando nel mondo del lavoro.

L’evento dal titolo “Quando il PHP incontra business ed università” che si svolgerà l’11 Luglio 2011 dalle ore 9.30 all’interno dell’I3P, incubatore per le imprese innovative del Politecnico di Torino. Interverranno aziende del settore che riporteranno le loro esperienze, il modello di business sul quale stanno basando il loro percorso e gli impatti positivi che il passaggio al mondo dell’open source può avere. Ci saranno interventi tecnici di esperti e non mancherà la possibilità di fare networking.

Tutte le informazioni per l’iscrizione ed il programma dell’evento le trovate sul blog di Indigeni Digitali

Il programma sarà il seguente:

  • Ore 9.30/10.00 – Inizio attività di registrazione ed ingresso
  • Ore 10.30 – Presentazione I3P e Politecnico
  • Ore 11.00 – Introduzione ai talk
  • Ore 11.15 – L’esperienza di IDEATO
  • Ore 11.45 – Enrico Zimuel – Zend Framework
  • Ore 12.15 – Massimiliano Arione – Sviluppo rapido di applicazioni
  • Ore 12.45 – Conclusione attività prima parte
  • Ore 13.00 – 14.00 Pausa pranzo
  • Ore 14.00 – L’esperienza DNSEE
  • Ore 14.30 – L’esperienza di SKUOLA.net
  • Ore 15.00 – Alessandro Nadalin – Rest
  • Ore 15.30 – David Funaro – Nosql
  • Ore 16.00 – Jacopo Romei – Metodologia Agile
  • Ore 16.30 – Mitch Pirtle – L’esperienza Joomla
  • Ore 17.00 – Chiusura attività ed inizio networking

Vi invito a partecipare perchè sarà un bell’evento, costruttivo e sicuramente ci saranno delle opportunità per tutti. Vi aspetto.

 

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Il valore degli investimenti fatti sui Social network e startup, è corretto?

Seguo ormai da tempo e con attenzione e passione il mondo delle startup straniere ed italiane e sto osservando le varie dinamiche del mercato e tutto ciò che ne influenza la crescita, le scelte, i comportamenti ed modelli di investimento. Da un pò di giorni in rete e nei gruppi di facebook si discute, in modo più o meno acceso e con punti di vista completamente opposti, le valutazioni astronomiche di alcune startup, social network e alcuni investimenti apparentemente insensati su modelli di business non chiari o su sistemi ancora in fase di studio o ancora nemmeno implementati.

Anche se è evidente che stiamo in un momento in cui sembrano esserci tanti soldi da investire, il dubbio al centro di queste discussioni è: ci troviamo di fronte ad una nuova bolla o realmente il valore degli investimenti fatti su questi Social network / startup è corretto?

Provo a buttare giù alcune considerazioni personali ed un pò di numeri che mi sono appuntato in questi giorni e che ho letto in altri post in rete e provo fare un pò di ragionamenti partendo da alcuni esempi noti che a mio avviso sono i primi segnali di un sistema che “sta funzionando in modo strano“.

Partiamo da Groupon, azienda particolarmente criticata in questo periodo per il suo modello di business ed il cui obiettivo è quello di organizzare acquisti di gruppo su prodotti fortemente scontati: rifiuta da Google 6 miliardi di dollari, prende altri 950 milioni di fundraising e raggiunti i 2700 dipendenti punta ad un IPO che intorno ai 20 miliardi di dollari. Nello stesso segmento di Groupon, la piattaforma cinese Lashou.com, ha preso nel suo ultimo foundraising 1,1 miliardi di dollari a fronte si di un fatturato in forte crescita, ma a dicembre supera di poco i 150 milioni di dollari.

Facebook, società nata nel 2004, all’inizio del 2011 viene valutata circa 50 miliardi. Il Wall Street Journal ai primi di maggio valuta che Facebook possa avere un valore di oltre 100 miliardi per un possibile IPO per il 2012. Il fatturato del social network è atteso intorno ai 4 miliardi ed un ebitda di quasi 2 miliardi.

Gli altri tre social network, Linkedin, Twitter e Foursquare hanno avuto anche loro una crescita del valore in modo esponenziale. Twitter, oggetto del desiderio di Google e Facebook (ma che a mio avviso, vista anche l’integrazione di iOS 5 , potrebbe diventare invece obiettivo di Apple come già si rumoreggiava nel 2009) viene valutata tra gli 8 ed 10 miliardi di dollari, mentre alla fine del 2010 valeva poco meno della metà, e con un fatturato atteso per il 2011 di circa 250 milioni.

Linkedin invece con il suo fatturato di circa 175 milioni di dollari, vede una quotazione a circa 6 miliardi di dollari. Infine l’ultimo arrivato tra i social di “livello” e che recentemente ha raggiunto la quota di 10 milioni di utenti, Foursquare, dicono possa valere 250 milioni di dollari, ma tranne i dati relativi al finanziamento ricevuto nel 2010 di circa 95 milioni di dollari, non pubblica da nessuna parte dati ufficiali relativi al fatturato (poca trasparenza o …?).

Nell’ambito del gaming il colosso Zynga, social gaming company nata nel 2007 e che nel 2008 ottenne 29 milioni di dollari da alcuni venture capitalist, tra ottobre 2010 e febbraio 2011 passa da una valutazione di 5 miliardi a quasi 10: nel 2010 il fatturato è stato di circa 850 milioni di dollari e un utile di 400 milioni.

Poi ci sono anche altri casi come per esempio Color, startup sulla quale a Marzo 2011 sono stati investiti 41 milioni di dollari ed oggi ancora non è altro che un applicazione incompleta e senza significato e con pochi utenti. Infine l’altro caso Renren, social network cinese nato nel 2005 e ad oggi valutato ben oltre 70 volte il suo fatturato 2010 di 76 milioni di dollari. Potrei continuare con molti altri casi, ma per il fine di questo post, credo siano sufficienti gli esempi fatti.

Insomma, quindi tornando alla domanda iniziale, siamo o no ad una nuova bolla 2.0? Rischiamo di rifare lo stesso botto del 2000?

Pur ascoltando e leggendo pareri più o meno esperti che dicono che la situazione di oggi sia ben diversa da quella del 2000 sia dal punto di vista di chi mette i soldi, che dal punto di vista del modello di business delle aziende, ma non pensate che i numeri appena esposti abbiano comunque qualcosa di strano?

Io non ho fatto moltissimi esami di economia e finanza, ma quello che ho sempre saputo è che uno dei parametri su cui poter valutare finanziariamente un azienda è partendo dall’analisi dell’ebitda e soprattutto dal suo margine operativo lordo. Correggetemi se sbaglio. Ma qui come siamo messi?

Io credo che il problema più grosso in questo momento sia legato alle dinamiche finanziarie e agli investitori stessi, che avendo tutto l’interesse nel vedere crescere i numeri delle aziende sulle quali hanno investito, drogano il mercato con ipervalutazioni. Come è già successo nella bolla immobiliare.

Quello che mi vien da pensare, è che non saranno molte le aziende che rimarranno in vita se non quelle che saranno in grado di rispondere alle aspettative del mercato con i numeri reali.

 

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Pitch&Love – L’investitore è come una donna. Bisogna sedurlo

Ieri al Forum della Comunicazione a Roma presso l’Auditorium si è svolta la seconda sessione di Ignite in programma, moderata inizialmente da me e poi conclusa da Nicola.

Ho presentato un intervento dal titolo: Pitch & Love “L’investitore è come una donna. Bisogna sedurlo”. In 5 minuti ho cercato di trasferire 11 indicazioni fondamentali che spesso non vengono prese in considerazione durante un talk o un elevator pitch e senza delle quali la presentazione può non risultare efficace, tanto da perdere l’occasione di far “innamorare” la persona che si ha di fronte in quel momento.

Tutta la presentazione parte dal principio che ognuno di noi prima di un incontro importante, nella propria testa, sogna il momento di gloria che vivrà dopo l’appuntamento e la conquista finale del cliente, del Venture Capital o del partner. Il sogno è sempre lo stesso: “tutto andrà bene, sarà tutto perfetto, sarò talmente convincente e non ci saranno possibilità di errore“. Sicuramente sarà così, ma per avere la certezza che tutto andrà secondo i nostri piani è necessario prepararsi. Non è possibile, approcciare un incontro, senza un minimo di messa a punto, se non fosse anche solo il classicco “trucco e parrucco”.

Un appuntamento importante come quello di presentazione del proprio progetto ad un VC/Angel o altro, non cade dal cielo e non si incontra il partner della vita, quello con il quale scocca il colpo di fulmine, stando in ufficio, rintanati di fronte alle righe di codice o alle proprie slide: bisogna esser presenti agli eventi, scegliere quelli giusti in base al proprio tipo di progetto e contesto, fare networking e generare l’opportunità: non si può pensare che qualcuno, un giorno, si presenti alla vostra porta come il postino, dicendo “Salve, le voglio dare 500K perchè abita in un bel palazzo“. Se succedesse, potreste vantarvi di aver un gran culo. Ma di quelli epocali.

Trovato l’evento e fissato l’appuntamento sarà necessario preparare la propria presentazione ed esser pronti, non dico a tutto perchè ci sarà sempre la domanda che vi coglierà impreparati, a gestire anche situazioni di emergenza.

Quelli che seguono sono gli 11 suggerimenti che ho inserito nelle slide:

1. L’approccio: Divertente, Indimenticabile, Semplice e Sicuro
Fate in modo che la presentazione sia semplice e non prolissa, senza utilizzo di termini tecnici ma allo stesso tempo divertente e facilmente memorizzabile.

2. Presentatevi: Chi sei e cosa fai
E’ importante far capire alle persone che seguono la presentazione, chi hanno di fronte, chi siete e di cosa vi occupate e quali sono le vostre esperienze.

3. Fate capire che sapete quali sono i problemi, e come risolverli
Prima di presentare un prodotto, un servizio ed una soluzione, è fondamentale far capire che siete a conoscenza del problema, cosa è come si verifica, chi coinvolge e cosa implica in termini di impatto sociale ed economico. Il problema è una questione di percezione: il mio problema, non è un vostro problema.

4. Ma soprattutto, avete la soluzione che rende felici
Descrivete la vostra soluzione, rendetela importante, fatene capire i benefici ed argomentate il motivo per cui qualcuno dovrebbe utilizzarla.

5. Parlate di dimensioni: Utenti, Mercato, Utilizzo e Crescita
Portate informazioni relative al mercato, agli utenti, l’utilizzo di un certo tipo di strumenti o prodotti, e descrivete la crescita del mercato al quale vi rivolgete.

6. Quanto e come guadagnerete: entrate, revenue e canali
Spiegate il vostro modello di business, le tipologie di entrate e le modalità dirette o indirette di revenue

7. I vostri concorrenti: punti di forza, punti di debolezza e differenze
Presentate il mercato ed i vostri concorrenti: evidenziate i punti di forza e debolezza, descrivete le differenze con la vostra soluzione e cosa vi differenzia. Se siete in un mercato di nicchia, evidenziatelo.

8. Strumenti del mestiere: know how, expertise e tecnologie
Valorizzate le vostre competenze ed esperienze, fate capire che avete una tecnologia migliore (o proprietaria) rispetto alle altre sul mercato

9. Come convincerete tutti: canali, costi, volumi e conversioni
Evidenziate il vostro piano di marketing e come raggiungerete i clienti, la distribuzione, i costi e come misurerete il ritorno e le conversioni dell’investimento fatto.

10. Presentate i vostri colleghi
Date evidenza del vostro team, della competenza: esaltate i Geeks e la loro preparazione tecnica, le persone del marketing e del sales e la loro rete di relazioni, gli imprenditori e le loro esperienze ed investimenti.

11. Parlate di soldi, e come vorreste investirli
Fate capire in modo diretto e puntuale cosa farete con i soldi, gli investimenti in infrastrutture, le assunzioni e le attività di marketing.

E se “l’amore” non dovesse scoccare a questo incontro, perchè qualcosa è andato storto, cercate di capire cosa non ha funzionato, analizzate quanto fatto, imparate da questa esperienza e riprovate di nuovo.

L’idea della presentazione di queste slide parte dalla metafora che l’approccio che si deve tenere durante la presentazione ad un Venture Capital è lo stesso da tenere durante l’incontro con una donna. Ovviamente alcuni passaggi sono un pò forzati, ma la particolarità delle slide, sta nel fatto che se leggete le slide in modo solo testuale (elenco puntato che ho riportato sopra) non daranno adito a doppi sensi, mentre se le leggete con le immagini trasformano completamente la percezione e rendono alcuni messaggi “ambigui” 🙂

Qualcuno mi ha detto che è una presentazione maschilista: non è così, posso assicurarvelo, anzi, se volete potete trasformare donna in uomo (io ovviamente l’ho fatto dal mio punto di vista) e vi accorgerete che il messaggio è lo stesso.

Ecco, beccatevi le slide! 🙂

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Forum della Comunicazione, Ignite e Aperitivo #forumcom2011

A partire da domani per due giorni inizia a Roma il Forum della Comunicazione 2011 che si svolgerà presso l’auditorium. Le due giornate si svilupperanno all’insegna del multiformat, multitarget e multitasking: ci saranno interventi tenuti da ospiti internazionali, workshop a tema, tag cloud live come già sperimentato a Milano ed interviste a manager, esperti del settore della comunicazione e blogger.

Il contenuto dell’evento ruota attorno allo slogan dell’evento: Chi non comunica scompare: si parlerà della rivoluzione dei format di comunicazione e transmediali, delle potenzialità del mobile e dell’evoluzione di quella che ormai chiamiamo App Economy, della reputazione online, del Made in Italy, della rivalutazione della cultura del territorio e di Cultura Digitale, di parlerà di ecosostenibilità e nuove professioni della comunicazione ed alcuni focus sul settore dello sport e della fashion luxury. Soprattutto, tema che agli Indigeni Digitali sta molto a cuore si parlerà dell’importanza del social networking. All’evento parteciperanno, così come avvenuto nell’edizione di Milano alla quale ho partecipato, personaggi noti del mondo della comunicazione, aziende leader del tech e dei social media che condivideranno con i partecipanti le proprie esperienze su progetti.

Tra i workshop in programma ci sarà la presentazione di Niente di più facile Niente di più difficile che si terrà il 07 giugno 2011 e al quale vi invito a partecipare. Verrà presentato un manuale pratico per la comunicazione d’impresa: uno strumento per capire da dentro il mondo della comunicazione aziendale e dei media. Il libro parte da una panoramica sul mondo dell’informazione, soffermandosi su come funziona, sulle strategie che perseguono i vari attori e sulle differenze tra i vari media, compresi quelli che si sono imposti con Internet come i giornali web e i social network.

Durante le due giornate, oltre agli interventi ed ai format in scaletta, ci saranno due sessioni di Ignite (20 slide, 15 secondi a slide, 5 minuti totale) moderate da Nicola Mattina (il 7) e da me (l’8). Tra gli interventi già programmati ci sono: Alessio Jacona, Luca Alagna, Paola Santoro, Marco Croella, Daniele Frongia, Arianna Bassoli e Ludovico Spagnolo, Tania Valentini, Emanuela Zaccone, Giuliano Iacobelli, Maria Cristina Terenzi, Roberto Braga, Alessandro Prunesti, Alessandro Nasini e Antonia Colasante.

Per quanto mi riguarda, oltre a moderare l’Ignite dell’8 pomeriggio presenterò un talk dal nome Pitch&Love, e spiegherò sinteticamente quali secondo me non dovrebbero esser gli errori da fare durante un Elevator Pitch e come far “innamorare” un investitore.

Alla fine dei 2 giorni, per concludere al meglio, abbiamo organizzato un aperitivo degli Indigeni Digitali. Per la prima volta da quando abbiamo dato vita al network, avremo parecchie novità: sponsor, gadget, un contest con due ipod nano serigrafati come premio, un fotografo ufficiale e soprattutto veramente un numero elevato di persone (eventbrite mi ha appena scritto “Voglio vedere dove le metti tutte queste persone“!) . Ovviamente se siete al Forum e volete passare e scambiare due chiacchiere, io sono lì. Se volete il gadget degli Indigeni dovete registrarvi su eventbrite

L’hasttag per Twitter per il forum della comunicazione è #forumcom2011 mentre quello per l’aperitivo è #iddrink

A domani!

 

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