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Followgr.am: vanity url, follow button, feed rss, album e altro per Instagram

Chi legge il mio blog e mi conosce sa quanto io sia un Instagram addicted: ogni posto che vado scatto foto, commento e condivido. E’ più forte di me, amo immortalare ogni piccolo momento, fermare il tempo e memorizzare quell’istante, che porterà con se un miliardo di emozioni e ricordi. E lo farà nel tempo.

L’anno scorso scrissi un post relativamente all’applicazione, ancora ai suoi primi utenti, e alla “dipendenza emotiva” che Instagram avrebbe generato negli utenti. Poco tempo dopo, appena rilasciate le API ufficiali per gli sviluppatori, scrissi un post relativo al potenziale ecosistema di applicazioni e startup che questo avrebbe generato. Tirando le somme in effetti, i numeri di Instagram, nel giro di un anno, sono stati incredibili: con soli 4 dipendenti hanno realizzato oltre 7 milioni di utenti, 150 milioni di foto ed un investimento attuale di circa 8 milioni di dollari! E pensare che sono ancora solo su iPhone: no web, no Android.

E così, come al mio solito, preso dall’entusiamo e dalla voglia di tirar fuori un altro progetto vincente, un mese fa, insieme a Lorenzo e Annalisa abbiamo dato vita a Followgram.me: un sito web dove raccogliere le foto di Instagram, poterle gestire e visualizzare. Il tutto, realizzato in una prima versione in sole 6h di lavoro (…che dopo Yeplike fatta in 72h è stata un altra piccola soddisfazione!).

La novità principale del lavoro svolto è stata quella di dare la possibilità di mostrare i propri scatti anche a chi non possedeva un iPhone, ad oggi per molti ritenuto un limite di Instagram. Qualcuno in rete, che non manca mai, ha detto (e anche twittato) subito:  “E cosa avrebbe di differente rispetto agli altri sistemi già esistenti?“.

Giusta domanda: in effetti descritta così Followgr.am somiglia a WebStagram, Extragram e al resto dei visualizzatori di foto già esistenti. Le differenze principali, a parte il rendere pubblici gli stream delle foto degli utenti, sono:

  • la Vanity Url pubblica e senza autenticazione (che è poi stata copiata anche dagli altri)
  • la possibilità di customizzare la propria pagina personale attraverso background predefiniti o uplodabili dall’utente
  • la presenza del bottone da inserire nel proprio blog (Follow Button) semplicemente copiando un pò di codice HTML

La pagina personalizzabile, secondo noi, è la funzione più interessante per i fotografi, i blogger , per il mondo della moda, del food ma anche per brand e aziende più in generale. L’idea di una pagina personalizzata in cui raccogliere le immagini del marchio potrebbe costituire una sorta di corrispettivo della pagina di YouTube, ma soprattutto la pagina personalizzata e la forza dell’indicizzazione delle pagine può diventare un utilizzo finalizzato al business e al marketing. Non solo al tempo libero. Tale funzionalità a nostro avviso, potrebbe diventare un utile strumento per un racconto ad immagini di prodotti, delle situazioni legate al personale o ad eventi e momenti legati alla promozione di un marchio. O ancora a qualsiasi altra idea legata ad uno sviluppo delle potenzialità di un singolo frame, magari impreziosito da un effetto vintage, tipico dei filtri di Instagram.

Quello che secondo me ci ha realmente differenziato fin dall’inizio, sta nel fatto che abbiamo puntato alla realizzazione di una piattaforma leggermente diversa dagli altri: non abbiamo voluto fare un ennesimo visualizzatore di foto, ma una vera e propria estensione delle funzionalità di Instagram. E’ un pò come se avessimo reso più social Instagram: l’abbiamo Twitterizzato.

Ad oggi abbiamo dato agli utenti la possibilità di avere i Feed RSS dei propri stream e poterli condividere, la possibilità di avere gli album per la raccolta di foto scattate in momenti diversi e da utenti diversi, la possibilità di navigare i tag delle foto e memorizzare le ricerche preferite. Ovviamente, non ci siamo fermati e di nuove funzionalità ne abbiamo in mente moltissime.

I risultati ottenuti fin ora, in un solo mese, sono a mio avviso discretamente interessanti: oltre 3300 utenti iscritti, 10mila visitatori unici al giorno, 35mila pagine viste al giorno ed un trend assolutamente crescente (oggi a metà giornata eravano ben oltre la metà degli utenti di ieri!). Per non parlare poi della pubblicazione già avuta, in meno di 24h, su The Next Web, su Wired, su MacWorld, Woorkup, NinjaMarketinge su tanti altri siti nel mondo.

Per festeggiare il nostro piccolo record personale, raggiunto ieri sera (13K utenti unici in un giorno) e la registrazione di personaggi ed utenti noti come Robert Scoble, MBC, NBC, Levis, Nespresso e Neveen Salvadurati (4SQ) e altri ancora, ci siamo regalati un infografica che abbiamo pubblicato sul blog di Followgr.am.

Buona lettura e mi raccomando… Feedback, ma soprattutto RT!

Vogliamo uscire su Mashable, TechCrunch, RWW, TNW e regalarci qualche altra piccola soddisfazione 🙂

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Il futuro delle PMI è social

Il tessuto imprenditoriale italiano è caratterizzato da una estesa presenza di piccole e medie imprese (PMI) che, insieme alle grandi aziende di carattere multinazionale e non, operanti principalmente nel settore TLC e automotive, costituiscono la base dell’economia del nostro Paese.

Lo sviluppo di internet e, in particolare, dei social media evidenzia la necessità — e l’opportunità — che le PMI utilizzino gli strumenti messi a disposizione dalla Rete per acquisire vantaggi in termini di competitività e relazioni con il mercato. Essere “social”, oggi, non è prerogativa dei singoli individui ma può essere un vantaggio anche per le PMI italiane.

Ma cosa significa “essere social”, e in che modo questo termine può essere applicato all’attività di tutti i giorni?

Occorre in primo luogo fare una considerazione di base. Le PMI nostrane hanno due caratteristiche peculiari:

  • La maggior parte sono a conduzione familiare;
  • Hanno un forte legame con il loro territorio di appartenenza.

Questi due fattori consentono agli imprenditori di godere già in partenza di una rete di relazioni collaudata, che consente loro di fare “networking” con fornitori, clienti e altre imprese presenti sul territorio. Un esempio in questo senso è dato dalla estesa rete di aziende che operano nella filiera agroalimentare del centro-nord italia.

Oggi gli strumenti offerti dal web 2.0 (social network, blog, piattaforme VOIP) possono consentire alle aziende di estendere e rafforzare le loro relazioni sul territorio, e possono anche facilitare la creazione di vere e proprie reti d’impresa che possano allargare le attività di business anche oltre i confini nazionali.

Le funzionalità tipiche dei social network consentono l’apertura di profili aziendali in grado di far crescere relazioni dirette e collaborative con i consumatori; possono rafforzare il posizionamento degli imprenditori e offrire canali di relazione diretta con professionisti e aziende del settore. E, dal punto di vista della gestione amministrativa dell’azienda, il web offre anche la possibilità di abbattere i costi legati all’archiviazione documentale e di integrare i processi di office automation.

Affinché tutto questo sia possibile, è tuttavia necessario che gli imprenditori facciano un piccolo sforzo legato alla volontà di comprendere le evoluzioni di Internet e i vantaggi che i suoi strumenti possono offrire in termini reali: riduzione dei costi, incremento delle relazioni B2B e B2C, facilitazione nella creazione di reti d’impresa.

Il passaggio culturale delle PMI è quindi necessario: la cultura digitale deve diventare una vera e propria commodity al servizio dell’imprenditoria italiana e non solo una serie di valori e opportunità ad uso esclusivo dell’utente della rete.

Una PMI che affronta quindi un progetto evolutivo verso il social deve valutare consapevolmente il passaggio che sta per affrontare e non deve sottovalutare l’impatto che questo cambiamento avrà sull’azienda, sui processi e sul modello operativo. Il progetto dicomunicazione d’impresa che sarà intrapreso dovrà, infatti, essere integrato all’attività dell’azienda stessa, come sistema coordinatodi strumenti con cui esprimere la Corporate Identity e gestire il dialogo con gli utenti, e non dovrà esser gestito come una attività a parte, scorporata dal resto del piano strategico aziendale.

Operativamente significa, dunque, che sarà necessario organizzare tutte le attività e gli strumenti attivati parallelamente ai modelli tradizionali, riuscendo però ad orchestrare il tutto in modo coerente ed organico, con un progetto di più ampio respiro e di orizzonte temporale più lungo, pianificato in funzione delle specifiche caratteristiche, esigenze e strategia dell’azienda. La comunicazione d’impresa deve esser ritenuta un fattore competitivo che richiede un investimento a medio-lungo termine e un piano di lavoro ben definito.

Il processo che porterà una PMI a potersi definire Social, è composto da più passaggi fondamentali: il primo passo è la fase dell’ascolto , fase in cui si inizia a monitorare le conversazioni. Tale passaggio è propedeutico al lavoro d’interazione e dialogovero a e proprio, che porterà l’azienda alla creazione di una relazione tra brand e cliente finale. L’obiettivo è di valorizzare gli utenti e dar loro la sensazione di essere ascoltati e compresi nelle proprie esigenze, nonché tenuti in considerazione nelle decisioni. Il terzo step è il coinvolgimento attivo degli utenti, ed è la fase in cui bisogna rendere il cliente “motore e promotore dell’innovazione dei propri prodotti o servizi” e trasformarlo in ambasciatore del marchio.

Come già detto la fase dell’ascolto permette all’azienda di capire quale sia il target di riferimento: chi parla del brand in genere è anche chi è interessato ai prodotti, e quindi è un potenziale cliente. Non solo. Chi legge i commenti online – reperibili in rete in qualunque momento, anche nel medio e lungo periodo – che riguardano un brand specifico è un altro potenziale cliente. Identificare gli utenti che parlano di un brand, come ne parlano e dove ne parlano permette all’azienda di analizzare gli utenti, individuare gli influencer e studiare la strategia adatta per poter definire e pianificare meglio gli step successivi.

Una volta individuati i potenziali utenti e aver identificato le possibili piazze virtuali in cui si discute di temi analoghi al prodotto e dove nascono le discussioni, si procederanno con la fase dipartecipazione attiva alla conversazione. A secondo della strategia definita, le metriche di giudizio saranno differenti. E’ importante sottolineare che, tuttavia, non sono applicabili le logiche del marketing tradizionale per valutare i risultati di una campagna di Social.

Costruire una propria identità social in Rete richiede tempo, impegno e professionalità. I principi di democrazia della Rete, basati sulla cultura della partecipazione, sugli user-generated content e sulla libertà di accesso ai contenuti hanno forti implicazioni per le attività commerciali di qualsiasi azienda.

In primo luogo, oggi i consumatori dispongono degli strumenti che consentono loro di verificare la bontà delle offerte, e più in generale, della comunicazione di qualsiasi impresa. Le persone dialogano sui social network, si scambiano pareri e informazioni su blog e forum; e molto spesso l’azienda non partecipa a queste conversazioni, o addirittura ne è totalmente all’oscuro.

Chiunque navighi su internet entra dunque in contatto con i giudizi, i commenti, le notizie fatte circolare sul web riguardo a un’azienda, un ente pubblico o un personaggio. Ciò che si legge e/o si vede sulla Rete influenza il giudizio degli altri e la reputazione del marchio. E così anche i giudizi, le notizie, i commenti su un’azienda, soprattutto quando sono negativi, si diffondono molto velocemente.

Saper ascoltare la rete e dialogare con le persone che ne fanno parte è oggi fondamentale, e può offrire dei vantaggi consistenti in termini di notorietà, customer satisfaction e vendite.

Dalle ricerche emerge come i vantaggi principali nell’uso dei social media per le aziende sono sette:

  • Maggiore visibilità del marchio e dei prodotti aziendali (per l’85% delle aziende);
  • Incremento del traffico verso il sito web aziendale (per il 63% delle aziende);
  • Supporto alla costruzione di nuove relazioni commerciali (per il 56% delle aziende).
  • Migliore posizionamento sui motori di ricerca (SEO) 54%
  • Acquisizione di contatti in target 52%
  • Supporto alla vendita di prodotti e servizi 48%
  • Riduzione degli investimenti in pubblicità tradizionale 48%

Gli strumenti più utilizzati sono i social network come Facebook (utile soprattutto per creare community intorno al brand o a specifiche iniziative commerciali), LinkedIn (per rafforzare le relazioni B2B con altri imprenditori, anche verso l’estero), i blog (per creare canali di conversazione informali e partecipativi con il proprio target), e YouTube (i video sono molto efficaci per presentare le caratteristiche di nuovi prodotti e servizi). Twitter, anche se ancora poco conosciuto nel nostro Paese, è uno strumento molto efficace per comunicare news e informazioni in tempo reale al proprio mercato di riferimento. Un ulteriore strumento che in futuro potrà offrire ulteriori vantaggi alle PMI è Foursquare, molto efficace per stimolare le occasioni di incontro sul territorio e promuovere specifiche iniziative commerciali.

Già oggi l’80% delle persone attive sulla Rete dà per scontato che le aziende debbano essere presenti sui social network come, ad esempio, Facebook. Le pagine aziendali sono mediamente più seguite (68%) perfino rispetto a quelle dei personaggi pubblici/famosi (62,5%). Altra indicazione chiara è l’ “affetto” dell’utente di Facebook all’azienda di cui diventa fan: nel 72,8% dei casi è infatti scelta proprio per hobby o interessi personali, nel 55,6% per essere informato rapidamente,nel 48% per interesse professionale, e infine nel 31% dei casi per senso di appartenenza. C’è però anche chi si stanca, e il motivo più diffuso è per i troppi messaggi (64,7%) o per quelli troppo pubblicitari (49,6%) o perché troppo ripetuti e non interessanti (41%).

L’importante, per la PMI che decide di essere presente e attiva su questi strumenti, è che si pianifichi una comunicazione corretta, che coinvolga l’utente/fan, che gli riconosca l’importanza di aver associato il proprio nome a quello della pagina, che gli riconosca correttamente ruolo e intelligenza. Le persone, infatti, non gradiscono messaggi troppo o esclusivamente commerciali, mentre desiderano un dialogo trasparente e diretto.

Le due caratteristiche delle PMI italiane (conduzione familiare e forte legame con il territorio) costituiscono un terreno estremamente fertile alla costruzione di un’identità online che comprenda gli elementi “social”:il territorio di appartenenza (comune, provincia, regione) è infatti la prima community in grado di aggregare tutti gli stakeholders dell’azienda intorno a valori comuni: quelli espressi dal brand, dai prodotti e/o dai servizi offerti.

Essere social diviene, in questo modo, proprio lo strumento più naturale per fare innovazione imprenditoriale.

Be social è un must, per le PMI che vogliono e devono innovare.

Post pubblicato su TechonologyBiz

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Geolocalizzazione e mobile marketing: come fare business con app e social game

Ieri ho ricevuto le prime copie-autore del mio primo libro “Geolocalizzazione e mobile marketing: fare business con le app e i social game”, scritto insieme ad Alessandro Prunesti e pubblicato da Franco Angeli . L’emozione di vedere la prima copia stampata è indescrivibile.

Condivido con tutti questa piccola grande soddisfazione, pubblicando il testo della quarta di copertina:

L’evoluzione dei dispositivi mobili – dagli smartphone ai tablet pc – determina il successo dei servizi web accessibili da qualunque posizione: oggi è sufficiente un abbonamento a internet e un’antenna GPS per trasformare il nostro cellulare in uno strumento che ci consente di acquisire in tempo reale informazioni sui luoghi nei quali ci troviamo e condividerle con i nostri amici.

Anche in Italia le aziende iniziano a utilizzare i Location-based services e le app come strumenti utili alla creazone di attività di marketing geolocalizzate, che consentono agli utenti di accedere all’offerta di prodotti e servizi attraverso attività di social gaming promosse con l’uso di social network come Facebook, Twitter e Foursquare.

Questo volume descrive le più innovative strategie di utilizzo dei Location Based Services da parte delle aziende che investono nel mobile marketing. Viene dato particolare rilievo alle strategie di sviluppo delle app, dei social game e dei servizi di geolocalizzazione applicabili al marketing turistico e territoriale.

Il volume, visto che più persone me lo hanno chiesto, sarà disponibile anche in versione e-book e sarà disponibile, anche nelle librerie, dai primi giorni di settembre. Grazie a tutti, aspetto vostri feedback.

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Medioera, festival della Cultura Digitale

Chi segue il mio blog e mi conosce sa che scrivo spesso di Cultura Digitale e sa soprattutto quanto questo argomento mi interessi, tanto da aver avviato, ormai da qualche mese, il progetto CulturaDigitale.com. Proprio per questo fortissimo interesse, quando qualche giorno fa sono stato contattato dall’organizzazione di Medioera – festival di cultura digitale per partecipare ad un talk, che si terrà sabato 23 alle 22.30 a Viterbo, ho detto subito di si.

Per chi non lo sapesse, Medioera è un evento, quest’anno alla sua seconda edizione, che vuole essere il momento di incontro ed approfondimento delle tematiche legate all’uso delle nuove tecnologie nei più diversi ambiti della vita. L’obiettivo del Festival è quello di disegnare gli scenari prossimi venturi nella loro dimensione necessariamente g-local, dove le micro esigenze locali si legano alle macro mutazioni globali in un processo di interazione cooperativa sconosciuto fino a pochi anni fa. Questo processo, di cui si vuole cogliere criticità ed opportunità, sarà al centro della riflessione di questa edizione 2011 che, oltre alla sessione estiva, prevede una serie di eventi spot a partire dal 12 febbraio per concludersi con la fine dell’anno. La manifestazione è strutturata sul format del cosiddetto “salotto letterario”, ossia un incontro/colloquio con l’ospite avente l’obiettivo di approfondire la conoscenza di un argomento specifico.

Io ci sarò appunto sabato dalle 22.30 con Matteo Fini per parlare di Nuove Professionalità 2.0. I talk dell’intervento saranno svolti in modalità Ignite.

Ci si vede li.

 

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Quando il PHP incontra Business ed Università – PHP.TO.START Torino

A partire da quest’anno prende il via il PHP.TO.START un evento dedicato all’incontro tra il mondo Open, le aziende e le Università. Il progetto, nato da un idea di Skuola.net ed Indigeni Digitali, ha l’obiettivo di creare un momento di incontro e condivisione di esperienze delle aziende e professionisti e gli studenti e permettere a questi ultimi di entrare direttamente a contatto con realtà aziendali. Una opportunità soprattutto per coloro che stanno entrando nel mondo del lavoro.

L’evento dal titolo “Quando il PHP incontra business ed università” che si svolgerà l’11 Luglio 2011 dalle ore 9.30 all’interno dell’I3P, incubatore per le imprese innovative del Politecnico di Torino. Interverranno aziende del settore che riporteranno le loro esperienze, il modello di business sul quale stanno basando il loro percorso e gli impatti positivi che il passaggio al mondo dell’open source può avere. Ci saranno interventi tecnici di esperti e non mancherà la possibilità di fare networking.

Tutte le informazioni per l’iscrizione ed il programma dell’evento le trovate sul blog di Indigeni Digitali

Il programma sarà il seguente:

  • Ore 9.30/10.00 – Inizio attività di registrazione ed ingresso
  • Ore 10.30 – Presentazione I3P e Politecnico
  • Ore 11.00 – Introduzione ai talk
  • Ore 11.15 – L’esperienza di IDEATO
  • Ore 11.45 – Enrico Zimuel – Zend Framework
  • Ore 12.15 – Massimiliano Arione – Sviluppo rapido di applicazioni
  • Ore 12.45 – Conclusione attività prima parte
  • Ore 13.00 – 14.00 Pausa pranzo
  • Ore 14.00 – L’esperienza DNSEE
  • Ore 14.30 – L’esperienza di SKUOLA.net
  • Ore 15.00 – Alessandro Nadalin – Rest
  • Ore 15.30 – David Funaro – Nosql
  • Ore 16.00 – Jacopo Romei – Metodologia Agile
  • Ore 16.30 – Mitch Pirtle – L’esperienza Joomla
  • Ore 17.00 – Chiusura attività ed inizio networking

Vi invito a partecipare perchè sarà un bell’evento, costruttivo e sicuramente ci saranno delle opportunità per tutti. Vi aspetto.

 

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Il valore degli investimenti fatti sui Social network e startup, è corretto?

Seguo ormai da tempo e con attenzione e passione il mondo delle startup straniere ed italiane e sto osservando le varie dinamiche del mercato e tutto ciò che ne influenza la crescita, le scelte, i comportamenti ed modelli di investimento. Da un pò di giorni in rete e nei gruppi di facebook si discute, in modo più o meno acceso e con punti di vista completamente opposti, le valutazioni astronomiche di alcune startup, social network e alcuni investimenti apparentemente insensati su modelli di business non chiari o su sistemi ancora in fase di studio o ancora nemmeno implementati.

Anche se è evidente che stiamo in un momento in cui sembrano esserci tanti soldi da investire, il dubbio al centro di queste discussioni è: ci troviamo di fronte ad una nuova bolla o realmente il valore degli investimenti fatti su questi Social network / startup è corretto?

Provo a buttare giù alcune considerazioni personali ed un pò di numeri che mi sono appuntato in questi giorni e che ho letto in altri post in rete e provo fare un pò di ragionamenti partendo da alcuni esempi noti che a mio avviso sono i primi segnali di un sistema che “sta funzionando in modo strano“.

Partiamo da Groupon, azienda particolarmente criticata in questo periodo per il suo modello di business ed il cui obiettivo è quello di organizzare acquisti di gruppo su prodotti fortemente scontati: rifiuta da Google 6 miliardi di dollari, prende altri 950 milioni di fundraising e raggiunti i 2700 dipendenti punta ad un IPO che intorno ai 20 miliardi di dollari. Nello stesso segmento di Groupon, la piattaforma cinese Lashou.com, ha preso nel suo ultimo foundraising 1,1 miliardi di dollari a fronte si di un fatturato in forte crescita, ma a dicembre supera di poco i 150 milioni di dollari.

Facebook, società nata nel 2004, all’inizio del 2011 viene valutata circa 50 miliardi. Il Wall Street Journal ai primi di maggio valuta che Facebook possa avere un valore di oltre 100 miliardi per un possibile IPO per il 2012. Il fatturato del social network è atteso intorno ai 4 miliardi ed un ebitda di quasi 2 miliardi.

Gli altri tre social network, Linkedin, Twitter e Foursquare hanno avuto anche loro una crescita del valore in modo esponenziale. Twitter, oggetto del desiderio di Google e Facebook (ma che a mio avviso, vista anche l’integrazione di iOS 5 , potrebbe diventare invece obiettivo di Apple come già si rumoreggiava nel 2009) viene valutata tra gli 8 ed 10 miliardi di dollari, mentre alla fine del 2010 valeva poco meno della metà, e con un fatturato atteso per il 2011 di circa 250 milioni.

Linkedin invece con il suo fatturato di circa 175 milioni di dollari, vede una quotazione a circa 6 miliardi di dollari. Infine l’ultimo arrivato tra i social di “livello” e che recentemente ha raggiunto la quota di 10 milioni di utenti, Foursquare, dicono possa valere 250 milioni di dollari, ma tranne i dati relativi al finanziamento ricevuto nel 2010 di circa 95 milioni di dollari, non pubblica da nessuna parte dati ufficiali relativi al fatturato (poca trasparenza o …?).

Nell’ambito del gaming il colosso Zynga, social gaming company nata nel 2007 e che nel 2008 ottenne 29 milioni di dollari da alcuni venture capitalist, tra ottobre 2010 e febbraio 2011 passa da una valutazione di 5 miliardi a quasi 10: nel 2010 il fatturato è stato di circa 850 milioni di dollari e un utile di 400 milioni.

Poi ci sono anche altri casi come per esempio Color, startup sulla quale a Marzo 2011 sono stati investiti 41 milioni di dollari ed oggi ancora non è altro che un applicazione incompleta e senza significato e con pochi utenti. Infine l’altro caso Renren, social network cinese nato nel 2005 e ad oggi valutato ben oltre 70 volte il suo fatturato 2010 di 76 milioni di dollari. Potrei continuare con molti altri casi, ma per il fine di questo post, credo siano sufficienti gli esempi fatti.

Insomma, quindi tornando alla domanda iniziale, siamo o no ad una nuova bolla 2.0? Rischiamo di rifare lo stesso botto del 2000?

Pur ascoltando e leggendo pareri più o meno esperti che dicono che la situazione di oggi sia ben diversa da quella del 2000 sia dal punto di vista di chi mette i soldi, che dal punto di vista del modello di business delle aziende, ma non pensate che i numeri appena esposti abbiano comunque qualcosa di strano?

Io non ho fatto moltissimi esami di economia e finanza, ma quello che ho sempre saputo è che uno dei parametri su cui poter valutare finanziariamente un azienda è partendo dall’analisi dell’ebitda e soprattutto dal suo margine operativo lordo. Correggetemi se sbaglio. Ma qui come siamo messi?

Io credo che il problema più grosso in questo momento sia legato alle dinamiche finanziarie e agli investitori stessi, che avendo tutto l’interesse nel vedere crescere i numeri delle aziende sulle quali hanno investito, drogano il mercato con ipervalutazioni. Come è già successo nella bolla immobiliare.

Quello che mi vien da pensare, è che non saranno molte le aziende che rimarranno in vita se non quelle che saranno in grado di rispondere alle aspettative del mercato con i numeri reali.

 

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Pitch&Love – L’investitore è come una donna. Bisogna sedurlo

Ieri al Forum della Comunicazione a Roma presso l’Auditorium si è svolta la seconda sessione di Ignite in programma, moderata inizialmente da me e poi conclusa da Nicola.

Ho presentato un intervento dal titolo: Pitch & Love “L’investitore è come una donna. Bisogna sedurlo”. In 5 minuti ho cercato di trasferire 11 indicazioni fondamentali che spesso non vengono prese in considerazione durante un talk o un elevator pitch e senza delle quali la presentazione può non risultare efficace, tanto da perdere l’occasione di far “innamorare” la persona che si ha di fronte in quel momento.

Tutta la presentazione parte dal principio che ognuno di noi prima di un incontro importante, nella propria testa, sogna il momento di gloria che vivrà dopo l’appuntamento e la conquista finale del cliente, del Venture Capital o del partner. Il sogno è sempre lo stesso: “tutto andrà bene, sarà tutto perfetto, sarò talmente convincente e non ci saranno possibilità di errore“. Sicuramente sarà così, ma per avere la certezza che tutto andrà secondo i nostri piani è necessario prepararsi. Non è possibile, approcciare un incontro, senza un minimo di messa a punto, se non fosse anche solo il classicco “trucco e parrucco”.

Un appuntamento importante come quello di presentazione del proprio progetto ad un VC/Angel o altro, non cade dal cielo e non si incontra il partner della vita, quello con il quale scocca il colpo di fulmine, stando in ufficio, rintanati di fronte alle righe di codice o alle proprie slide: bisogna esser presenti agli eventi, scegliere quelli giusti in base al proprio tipo di progetto e contesto, fare networking e generare l’opportunità: non si può pensare che qualcuno, un giorno, si presenti alla vostra porta come il postino, dicendo “Salve, le voglio dare 500K perchè abita in un bel palazzo“. Se succedesse, potreste vantarvi di aver un gran culo. Ma di quelli epocali.

Trovato l’evento e fissato l’appuntamento sarà necessario preparare la propria presentazione ed esser pronti, non dico a tutto perchè ci sarà sempre la domanda che vi coglierà impreparati, a gestire anche situazioni di emergenza.

Quelli che seguono sono gli 11 suggerimenti che ho inserito nelle slide:

1. L’approccio: Divertente, Indimenticabile, Semplice e Sicuro
Fate in modo che la presentazione sia semplice e non prolissa, senza utilizzo di termini tecnici ma allo stesso tempo divertente e facilmente memorizzabile.

2. Presentatevi: Chi sei e cosa fai
E’ importante far capire alle persone che seguono la presentazione, chi hanno di fronte, chi siete e di cosa vi occupate e quali sono le vostre esperienze.

3. Fate capire che sapete quali sono i problemi, e come risolverli
Prima di presentare un prodotto, un servizio ed una soluzione, è fondamentale far capire che siete a conoscenza del problema, cosa è come si verifica, chi coinvolge e cosa implica in termini di impatto sociale ed economico. Il problema è una questione di percezione: il mio problema, non è un vostro problema.

4. Ma soprattutto, avete la soluzione che rende felici
Descrivete la vostra soluzione, rendetela importante, fatene capire i benefici ed argomentate il motivo per cui qualcuno dovrebbe utilizzarla.

5. Parlate di dimensioni: Utenti, Mercato, Utilizzo e Crescita
Portate informazioni relative al mercato, agli utenti, l’utilizzo di un certo tipo di strumenti o prodotti, e descrivete la crescita del mercato al quale vi rivolgete.

6. Quanto e come guadagnerete: entrate, revenue e canali
Spiegate il vostro modello di business, le tipologie di entrate e le modalità dirette o indirette di revenue

7. I vostri concorrenti: punti di forza, punti di debolezza e differenze
Presentate il mercato ed i vostri concorrenti: evidenziate i punti di forza e debolezza, descrivete le differenze con la vostra soluzione e cosa vi differenzia. Se siete in un mercato di nicchia, evidenziatelo.

8. Strumenti del mestiere: know how, expertise e tecnologie
Valorizzate le vostre competenze ed esperienze, fate capire che avete una tecnologia migliore (o proprietaria) rispetto alle altre sul mercato

9. Come convincerete tutti: canali, costi, volumi e conversioni
Evidenziate il vostro piano di marketing e come raggiungerete i clienti, la distribuzione, i costi e come misurerete il ritorno e le conversioni dell’investimento fatto.

10. Presentate i vostri colleghi
Date evidenza del vostro team, della competenza: esaltate i Geeks e la loro preparazione tecnica, le persone del marketing e del sales e la loro rete di relazioni, gli imprenditori e le loro esperienze ed investimenti.

11. Parlate di soldi, e come vorreste investirli
Fate capire in modo diretto e puntuale cosa farete con i soldi, gli investimenti in infrastrutture, le assunzioni e le attività di marketing.

E se “l’amore” non dovesse scoccare a questo incontro, perchè qualcosa è andato storto, cercate di capire cosa non ha funzionato, analizzate quanto fatto, imparate da questa esperienza e riprovate di nuovo.

L’idea della presentazione di queste slide parte dalla metafora che l’approccio che si deve tenere durante la presentazione ad un Venture Capital è lo stesso da tenere durante l’incontro con una donna. Ovviamente alcuni passaggi sono un pò forzati, ma la particolarità delle slide, sta nel fatto che se leggete le slide in modo solo testuale (elenco puntato che ho riportato sopra) non daranno adito a doppi sensi, mentre se le leggete con le immagini trasformano completamente la percezione e rendono alcuni messaggi “ambigui” 🙂

Qualcuno mi ha detto che è una presentazione maschilista: non è così, posso assicurarvelo, anzi, se volete potete trasformare donna in uomo (io ovviamente l’ho fatto dal mio punto di vista) e vi accorgerete che il messaggio è lo stesso.

Ecco, beccatevi le slide! 🙂

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Forum della Comunicazione, Ignite e Aperitivo #forumcom2011

A partire da domani per due giorni inizia a Roma il Forum della Comunicazione 2011 che si svolgerà presso l’auditorium. Le due giornate si svilupperanno all’insegna del multiformat, multitarget e multitasking: ci saranno interventi tenuti da ospiti internazionali, workshop a tema, tag cloud live come già sperimentato a Milano ed interviste a manager, esperti del settore della comunicazione e blogger.

Il contenuto dell’evento ruota attorno allo slogan dell’evento: Chi non comunica scompare: si parlerà della rivoluzione dei format di comunicazione e transmediali, delle potenzialità del mobile e dell’evoluzione di quella che ormai chiamiamo App Economy, della reputazione online, del Made in Italy, della rivalutazione della cultura del territorio e di Cultura Digitale, di parlerà di ecosostenibilità e nuove professioni della comunicazione ed alcuni focus sul settore dello sport e della fashion luxury. Soprattutto, tema che agli Indigeni Digitali sta molto a cuore si parlerà dell’importanza del social networking. All’evento parteciperanno, così come avvenuto nell’edizione di Milano alla quale ho partecipato, personaggi noti del mondo della comunicazione, aziende leader del tech e dei social media che condivideranno con i partecipanti le proprie esperienze su progetti.

Tra i workshop in programma ci sarà la presentazione di Niente di più facile Niente di più difficile che si terrà il 07 giugno 2011 e al quale vi invito a partecipare. Verrà presentato un manuale pratico per la comunicazione d’impresa: uno strumento per capire da dentro il mondo della comunicazione aziendale e dei media. Il libro parte da una panoramica sul mondo dell’informazione, soffermandosi su come funziona, sulle strategie che perseguono i vari attori e sulle differenze tra i vari media, compresi quelli che si sono imposti con Internet come i giornali web e i social network.

Durante le due giornate, oltre agli interventi ed ai format in scaletta, ci saranno due sessioni di Ignite (20 slide, 15 secondi a slide, 5 minuti totale) moderate da Nicola Mattina (il 7) e da me (l’8). Tra gli interventi già programmati ci sono: Alessio Jacona, Luca Alagna, Paola Santoro, Marco Croella, Daniele Frongia, Arianna Bassoli e Ludovico Spagnolo, Tania Valentini, Emanuela Zaccone, Giuliano Iacobelli, Maria Cristina Terenzi, Roberto Braga, Alessandro Prunesti, Alessandro Nasini e Antonia Colasante.

Per quanto mi riguarda, oltre a moderare l’Ignite dell’8 pomeriggio presenterò un talk dal nome Pitch&Love, e spiegherò sinteticamente quali secondo me non dovrebbero esser gli errori da fare durante un Elevator Pitch e come far “innamorare” un investitore.

Alla fine dei 2 giorni, per concludere al meglio, abbiamo organizzato un aperitivo degli Indigeni Digitali. Per la prima volta da quando abbiamo dato vita al network, avremo parecchie novità: sponsor, gadget, un contest con due ipod nano serigrafati come premio, un fotografo ufficiale e soprattutto veramente un numero elevato di persone (eventbrite mi ha appena scritto “Voglio vedere dove le metti tutte queste persone“!) . Ovviamente se siete al Forum e volete passare e scambiare due chiacchiere, io sono lì. Se volete il gadget degli Indigeni dovete registrarvi su eventbrite

L’hasttag per Twitter per il forum della comunicazione è #forumcom2011 mentre quello per l’aperitivo è #iddrink

A domani!

 

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45 punti da tenere a mente quando si crea una startup

Questa mattina leggendo un pò di feed mi sono ritrovato in un post pubblicato da The Next Web dal titolo 5 months, 45 startup lessons learned nel quale Tomer Tagrin fondatore di Yopto racconta i suoi 5 mesi di esperienza nella realizzazione di questa startup e le 45 lezioni che ha imparato. Un elenco di 45 punti tutti da tenere a mente, tutti assolutamente condivisibili e che vi riporto qui di seguito indicando in neretto quelli che secondo me sono fondamentali e che riprendono molto quanto scritto nel post How To Build a Startup 72h dopo aver dato vita a Yeplike:

  • If you are not working on your best idea right now, you’re doing it wrong. (David Hansson)
  • Startup is 10% idea, 90% execution
  • Execution is 85% the people who execute
  • Your co-founder should be better than you
  • Distinguish between core issues and just noise
  • A technological barrier is not enough, create a marketing barrier as well
  • Maximize your potential before raising money
  • People care about their problems, not your solutions. (Dave McClure)
  • Raising money sucks
  • Closing an investment round doesn’t
  • Don’t do it alone, just don’t
  • Consume every piece of relevant data out there
  • Hire great people and give them the freedom to assume. (Andrew Mason)
  • Know how to prioritize your time
  • Pivot, iteration and adapting is part of your startup DNA
  • Just be, there are no excuses
  • The number one priority is production
  • Your most unhappy customers are your greatest source of learning. (Bill Gates)
  • An article from a tech site is not a marketing plan
  • Distribution is your biggest problem, think of a solution
  • Enjoy those small victories, you need it
  • Learn from those small failures, you need the lesson
  • Get along with your investors, they are part of the family!
  • Whatever you think … Think bigger. (Tony Hsieh)
  • Blog before you have a product
  • Don’t torture yourself on every mistake, even if it’s the same one
  • If the founders can’t build and manage the idea, switch the idea
  • Meet with customers before you have a product
  • Geeks are the new rockstars
  • Master your domain
  • Be a true member of your customers’ community
  • Be confident, don’t let anyone mess with your dream
  • Listen to other people -you don’t know everything
  • Sell before you have a product
  • If you can’t sell the idea, you won’t be able to sell the product
  • I have not failed. I’ve just found 10,000 ways that don’t work. (Thomas Edison)
  • Words to keep in mind: Customer, Sales, Production, Customer
  • Words you can’t ignore: Mobile, Tablet, Social, iPad
  • Track your data, learn from it, improve from it
  • Most things take 3-5 times the amount of time you planned
  • Viral is a tough nut to crack
  • Visualize what you want to achieve and go for it
  • Always move forward and know how to measure it if you’re not
  • Your success = the value you give a segmented sector of people
  • Be amazing, Be everywhere, Be Real (Jason Calacanis)
  • Be Social, Be Viral (Fabio Lalli 😉 )

Una idea è fondamentale per iniziare e senza di quella non c’è progetto che parta, ma l’esecuzione e la realizzazione sono fondamentali e senza queste l’idea rimane un sogno che prima o poi rischia di diventare anche un rimpianto e per alcuni l’incubo di aver perso un opportunità. La vostra idea deve risolvere un problema e un esigenza o semplicemente divertire: se non ha uno di queste caratteristiche, a cosa serve?

Per ottimizzare i tempi e massimizzare l’esecuzione è necessario non ascoltare “il canto delle sirene: il rumore di fondo, le distrazioni, le chiacchiere e la voglia, fisiologica, di sfornare altre idee distolgono l’attenzione e fanno perdere di vista l’obiettivo principale del progetto ed allungano i tempi al punto che ci sarà qualcuno, da un altra parte del mondo che avrà avuto la stessa vostra idea, magari dopo di voi, ma completata prima.

Il team con il quale condividere il progetto è l’ingrediente che può far la differenza e per farci raggiungere l’eccellenza: esser da soli o avvalersi di persone meno preparate pensando di tutelare l’idea e l’ownership della startup, farà naufragare sicuramente il progetto. C’è bisogno di circondarsi di persone preparate, anche più di voi e con le quali condividere l’esperienza, i successi e gli insuccessi.

Credere nel progetto, focalizzare l’obiettivo, pensare in grande, godere dei primi risultati (anche se piccoli) e non aver paura di sbagliare, perchè come dice Thomas Edison, abbiamo imparato sicuramente 10000 cose e anche se sbagliamo, probabilmente nella prossima esperienza non ripeteremo lo stesso errore o se le faremo, verrà fatto con una consapevolezza diversa, più forte.

Misurare i risultati, confrontarsi ed ascoltare quello che si dice del vostro prodotto è necessario per poter migliorare ed è la chiave del successo e dell’evoluzione: se non si ha predisposizione ad accettare le critiche e la capacità di metabolizzarle, si rischia di fare un prodotto o sviluppare un idea ad uso e consumo personale.

Voi cosa ne pensate?

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Geolocalizzazione e Mobile Marketing [Anteprima]

Se c’era un’esperienza che volevo fare, era proprio quella di scrivere un libro. A darmi lo spunto qualche tempo fa, facendomi provare il “brivido dello scrittore“, è stato Alessandro durante la stesura del libro Enterprise 2.0 nel quale mi sono occupato della scrittura della parte relativa alla progettazione. La sensazione di vedere il proprio nome all’interno di un libro è qualcosa di incredibile. Figuriamoci vederlo sulla copertina…

E così quando qualche giorno fa Alessandro mi ha proposto di scrivere un libro a due mani, non ci ho pensato due volte: Geolocalizzazione e Mobile Marketing, editore Franco Angeli, sezione Management. E via, al lavoro.

Nel libro tratteremo l’evoluzione dei dispositivi mobili – dagli smartphone ai tablet pc – ed il successo dei servizi web accessibili in mobilità, analizzando alcuni casi di successo stranieri ed altri progetti italiani. Affronteremo tematiche relative al social gaming, l’integrazione con i social network e l’approccio allo sviluppo di un app per iphone/android.

Pochi minuti fa su Facebook ho pubblicato un post che dice:

…lancio una idea di “crowdsourcing” alla me: segnalateci casi di successo di integrazione tra sistemi di geolocalizzazione e campagne marketing e noi vi regaliamo una copia del libro e la citazione nel volume! Selezioneremo i 6 casi che ci sembreranno più in linea con il resto del libro…

Bene, ora che è ufficiale, mi rimetto al lavoro: si scrive, e anche se non sembra, posso assicurarvi che c’è bisogno di impegno e concetrazione enorme, e Alessandro su questo è un maestro. Grazie per l’opportunità e la spinta.

PS: Twitteremo con il seguente hashtag #geomobilemkt

Aspetto vostre segnalazioni e feedback!

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A Firenze parlare di Business è un arte

Il 2 Maggio a Firenze, presso l’Auditorium di S.Apollonia si svolgerà il Business Roadshow Firenze. L’evento ha come obiettivo quello di far incontrare la Business Community di imprenditori, top manager, rappresentanti istituzionali, professionisti della comunicazione ed innovatori del panorama nazionale, per contribuire all’aumento della competitività del territorio toscano e non solo.

Il Business Roadshow Firenze è la prima tappa dei Business Roadshow di Comunicazione Italiana che si svolgeranno in Italia, pensati con una triplice funzione:

  • anticipare e preparare le edizioni annuali del Forum della Comunicazione, del Forum Risorse Umane e del Forum Digitale.
  • Portare sul territorio il know how e le migliori pratiche dell’innovazione, della comunicazione e dell’imprenditoria.
  • Favorire la creazione di nuove opportunità di business.

Il programma della giornata è molto intenso e pieno di interventi interessanti. Per quanto mi riguarda, sarò presente in qualità di moderatore durante la sessione dell’Ignite che si svolgerà dalle 16:00 alle 17:00 in collaborazione con ToscanaIn ed Indigeni Digitali. L’elenco dei talk è è il seguente:

  • Laura De Benedetto, Presidente ToscanaIN – “Dal virtuale al reale come catalizzatori di innovazione sul territorio”
  • Bruno Vairo, Amm.re Medicare – “Qualità ecologica per qualità di vita“
  • Roberto Montelatici, Amministratore Unico start-up ROBOING s.r.l. (Incubatore Firenze) – “Semplificare lo sviluppo del software e della cartografia”
  • Giovanni Morozzo, Local Logic Scarl – “Tecnologie Mature e tecnologie innovative … un matrimonio di efficienza”
  • Gian Enrico Barbagli, Advertigo – “Inside the community – il payoff dell’agenzia”
  • Alessandro Belli, Coordinatore progetto UE 7°PQ “BIKE INTERMODAL”, Tecnologie Urbane, studio di design industriale e ambientale, partner capofila del progetto – “Smaterializzare la bici”
  • Edoardo Pagnini, Managing Director F.I. & N.E. – “Russia Experience Italy”
  • Marco Badiani, A.D. Flod – “Flod: gruppo multiforme di soggetti creativi e multiculturali”
  • Michele Ruini, cofounder Metwit.me – “Metwit.me – Meteo 2.0”
  • Niccolò Fanfani, Energiachiara.it – “Energiachiara.it, chi più sa meno spende”
  • Daniele Nuzzo, Amministratore WebDev s.r.l. e fondatore di RoadSharing.com – “RoadSharing 500 giri del mondo in due anni”

Ci vediamo a Firenze, per parlare di business, arte e digitale e fare un pò di networking. Se volete maggiori informazioni le trovate sul sito di Comunicazione Italiana.

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Send Button di Facebook: il segnala ad un amico si evolve

In queste ore Facebook ha rilasciato una nuova funzionalità tra i Social PlugIn. Il nome di questa funzionalità è SEND BUTTON e, anche se apparentemente non è nulla di nuovo (praticamente è l’evoluzione social del “Segnala ad un amico”, a mio avviso questa sarà un’altra ennesima rivoluzione per la condivisione e lo share di informazioni.

Il pulsante Send consente agli utenti di inviare facilmente i contenuti di un sito ad amici e non solo. Le persone avranno la possibilità di inviare il link della pagina attraverso un messaggio di posta elettronica ai propri amici Facebook, al wall di un gruppo di Facebook (di cui si è membro), e anche come e-mail a qualsiasi indirizzo di posta.

A differenza del LIKE che permette agli utenti di condividere un contenuto con tutti i propri amici attraverso la pubblicazione sulla bacheca, il pulsante SEND consente di inviare un messaggio privato a pochi amici. Il messaggio generato dalla nuova funzione conterrà un link, una immagine recuperata dalla pagina (stessa modalità dei post all’interno di FB), e una breve descrizione del link.

L’amministratore di una pagina web può specificare ciò che viene mostrato nel titolo, l’immagine e la descrizione utilizzando gli Open meta tag Graph. È possibile costruire il pulsante di invio per conto proprio, ma se volete attivare rapidamente il SEND come si fa anche con il pulsante LIKE , è possibile aggiungere semplicemente send = true come un attributo al codice del tasto Like già esistente. Questa modifica attiverà il testo mi piace ed il testo Send, uno accanto all’altro. Se volete attivare il vostro pulsante SEND potete accedere alla pagina Developer.

Il pulsante ha le seguenti proprietà:

  • Href: indirizzo da spedire
  • Font: il tipo di carattere da visualizzare nel pulsante. Opzioni: ‘Arial’, ‘Lucida Grande’, ‘Segoe UI’, ‘Tahoma’, ‘ms trabucco’, ‘Verdana’
  • Colorscheme: la combinazione di colori per il pulsante. Opzioni: ‘luce’, ‘dark’
  • Ref: un’etichetta per il monitoraggio del numero di click provenienti da una specifica pagina; Questo valore deve essere inferiore a 50 caratteri e può contenere caratteri alfanumerici e alcuni segni di punteggiatura (attualmente +/=-.:_). Specificando l’attributo ref si aggiunge il parametro ‘fb_ref’ all’URL del referrer quando un utente fa clic su un link dal plugin.

Quello che vedete qui sotto è l’implementazione del bottone all’interno del mio sito (lo trovate in alto a destra).

Per sapere se qualcuno utilizza il tasto SEND è possibile, attraverso un minimo di programmazione in JS, intercettare l’evento dell’invio utilizzando il ‘message.send’ del FB.Event.subscribe. Se avete la necessità di modificare la lingua del vostro tasto e volete per esempio utilizzare l’italiano (SEND -> INVIA) dovete semplicemente modificare il codice della lingua da en_US ad it_IT (se state utilizzando XFBML) oppure modificare il parametro “…?locale=en_US &…” presente nella URL del vostro iFrame.

Per quanto riguarda l’analisi del traffico generato, Facebook comunica che nelle prossime settimane rilascerà il parametro ‘ref’ per il plugin e si potrà quindi utilizzare Insight per il monitoraggio del traffico generato. E’ importante segnalare che gli invii generati dal SEND saranno conteggiati nel numero totale dei Like. Il totale dei Like sarà quindi calcolato sommando il numero di preferenze, azioni, commenti e messaggi di posta in arrivo contenente un URL.

Ho provato il servizio autoinviandomi un messaggio sia verso la mia casella di posta Gmail, che verso la posta di Facebook e verso un gruppo al quale sono iscritto, segnalando il mio blog: l’effetto è immediato. Nei gruppi viene visto come un post, mentre verso la posta elettronica e verso un account è visto come un messaggio di chat.

Io sono sicuro che il pulsante Send diventerà “onnipresente” sui siti internet come il pulsante Mi piace.

 

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Quella strana puntata di Social-Report

Ieri sera è andata in onda una “strana puntata” di Report dal titolo “Il prodotto sei tu” e si è parlato di rete, social e tanti altri argomenti in qualche modo correlati. Come faccio di solito, ho seguito contemporaneamente i tweet e le discussioni che avvenivano in rete prima dell’inizio del programma, durante e dopo.  La puntata in questione era stata anticipata sul sito ufficiale in questo modo:

“Condividi” e “connetti” sono le parole del momento su tutte le piattaforme sociali: Facebook, Youtube, Twitter, Foursquare, LinkedIn… Ce ne sono ormai a decine e anche chi aveva delle remore si sta iscrivendo. Tra gli Italiani che vanno su internet, 1 su 2 usa Facebook e il suo fondatore Mark Zuckerberg a 26 anni si è fatto un gruzzolo di 7 miliardi di dollari. Anche Larry Page e Sergey Brin avevano 26 anni quando hanno fondato Google e oggi si son messi da parte 15 miliardi di dollari a testa. E’ una nuova corsa all’oro nel Far West digitale. Milioni di Gigabytes delle nostre informazioni personali scalpitano per uscire dai corral delle fattorie di server californiane. I nostri nomi e cognomi, indirizzi, numero di cellulare, gusti, preferenze sessuali e d’acquisto, vogliono correre liberi nelle praterie della Rete dove i pubblicitari non vedono l’ora di prenderle al lazo e Facebook ha il compito di trattenerli. Ma ci riesce sempre? E Google, cosa sa di noi e cosa se ne fa delle informazioni che raccoglie? Condividere è facile anche su Youtube, dove gli Italiani cliccano i video un miliardo di volte al mese e può succedere che qualcuno condivide la roba tua anche se non te lo saresti mai aspettato. Come si fa a difendersi? E come si evitano le trappole che i criminali allestiscono per derubare gli utenti di Facebook quando cliccano il tasto “mi piace”? Circa 17 milioni di Italiani usano Facebook ogni giorno per comunicare con i loro amici, ma in certi casi ti ritrovi buttato fuori. C’è libertà di espressione su Facebook o hanno fatto accordi con il Ministero dell’Interno per monitorare quello che dicono gli utenti? Intanto l’Autorità garante delle comunicazioni sta preparando un sistema per oscurare parti di siti italiani o per sbarrare totalmente l’accesso ai siti esteri sospettati di violare il diritto d’autore. Migliaia di siti potrebbero diventare inaccessibili come oggi capita a thePiratebay, ma c’è anche il sistema per aggirare la censura italiana. Si può tenere insieme la libertà d’espressione con il profitto oppure come ritengono gli hacker solo una Rete anonima e gratuita è libera e al riparo da ogni controllo? Meglio esporsi come raccomandano i californiani o vivere nascosti come raccomandava Epicuro 2300 anni fa e oggi Wikileaks?

Anche io durante il programma sono stato un pò critico, però poi riflettendoci un pò ho cambiato idea riguardo alla riuscita della puntata: la delusione è un effetto soggettivo e ognuno la vive rispetto ad una aspettativa dettata dal proprio grado di preparazione e conoscenza dell’argomento.

Quello che accomuna tutti i delusi guarda caso è l’appartenenza alla stessa famiglia e allo stesso gruppo di “conoscenza”: la rete.

Il programma della Gabanelli a mio avviso ha rispettato la linea di contenuto che aveva anticipato anche nel post del proprio sito ed il livello di approfondimento che in ogni puntata viene dato agli argomenti trattati. In 2 ore, c’è da considerare che in un format televisivo e con determinati ritmi, più di tanto in profondità non si può andare.

Il problema è che a mio avviso si è generato un enorme misunderstanding: da una parte la rete aveva una aspettativa alta su questi argomenti e dall’altra il contenuto era tarato, probabilmente, per un target diverso. Lo si evince riascoltando il linguaggio utilizzato, gli esempi citati ed il livello di complessità con cui sono stati affrontati alcuni argomenti (vedi per esempio la sicurezza).

Nella mia testa mi immagino che quando Report parla di altri argomenti (nucleare, leggi e via dicendo…), potenzialmente ci sia lo stesso “effetto delusione” negli esperti dell’argomento in questione. Questo credo sia normale proprio perchè ognuno si aspetta un contenuto più approfondito rispetto alla propria conoscenza e preparazione. Un contenuto di alto livello sarebbe incomprensibile per i non addetti ai lavori e viceversa. Non esiste un contenuto ottimo per tutti.

In particolare poi la rete, da questo punto di vista, è una brutta bestia: è particolarmente suscettibile quando si toccano argomenti come social, internet e sicurezza, e basta che uno ne parli leggermente fuori dalle righe o al di sotto dell’aspettativa che tutti scrivono, strillano, tweettano e postano incazzati come bisce scagliandosi alla velocità della luce anche contro un qualcosa che fino a due ore prima era un must.

Report ha toccato tanti argomenti più o meno importanti, forse, con eccessiva divagazione, ma tutti particolarmente delicati e da approfondire, soprattutto per un target che ancora oggi confonde Internet con Facebook, utilizza la rete in modo inconsapevole, inserisce i propri dati in siti web senza leggere chi e come li utilizzerà ed imposta le password dei propri account di posta in modo talmente tanto banale che anche un non-cracker sarebbe in grado di violare.

Io credo che il programma abbia fatto da una parte sensibilizzazione e dall’altra eccessivo terrorismo psicologico. Se da una parte è lodevole aver toccato, finalmente, anche questi temi, dall’altra parte ha peccato di superficialità dando spazio ad argomenti che potevano esser evitati: esempio io avrei spiegato perchè il tizio ha subito la violazione della casella di posta elettronica su Google (password debole) invece di spiegare l’utilizzo di firesheep per sniffare i profili di facebook attivi sulla stessa rete.

Concludendo, per quanto riguarda proprio il discorso “terrorismo psicologico” (e qui so di andare un pò controcorrente), io credo che ci siano dei casi in cui è necessario affrontare argomenti in modo più diretto e purtroppo è facile che si superi il livello di sensibilizzazione e di messa in guardia esagerando: però basti pensare al modo in cui è stato necessario sensibilizzare le persone all’utilizzo della cintura di sicurezza o all’utilizzo del casco (esempio: ci è voluta la pubblicità che faceva vedere incidenti stradali e alcune testimonianze), oppure il modo in cui le persone sono state sensibilizzate sulla pericolosità del Nucleare (esempio: ci è voluto Fukushima, non era bastato Cernobil) o infine il discorso fame nel mondo (esempio: c’è bisogno di vedere il bambino mezzo morto tra le braccia della madre per capirlo). Sono tutti casi in cui la sensibilizzazione è borderline con l’esagerazione.

In Italia la questione digitale a mio avviso è grave: tutti pensano che il problema sia la Tecnologia, il Digital Divide e le Leggi quando invece il problema più grande è proprio la mancanza di Cultura Digitale e conoscenza della rete.

 

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