FOMO kills vision

Siamo nell’era dell’anteprima perpetua. Ogni evento è un trailer. Ogni prodotto una beta pubblica. Ogni idea un pitch da social. Eppure, mentre i riflettori si accendono sull’annuncio del momento, esiste ancora chi progetta senza proclamare. Chi attende. Chi lavora in silenzio.

E se in un mondo drogato di novità, la vera innovazione fosse nella pazienza?

Oggi siamo vittime inconsapevoli di una dopamina da rilascio: quella scarica di piacere che ci attraversa ogni volta che vediamo una novità. Un prodotto in arrivo, una feature trapelata, un keynote in diretta. Scrolliamo per restare aggiornati, ma spesso restiamo solo superficiali. Sappiamo cosa sta per arrivare, ma non comprendiamo cosa sta accadendo davvero.

Nel mezzo di questo rumore, ogni gesto silenzioso sembra un errore. Ogni attesa, una debolezza. Ogni assenza di annuncio, un’occasione mancata.

Ma è davvero così?

Il paradosso della pazienza

Negli anni, Apple ci ha abituati a un paradosso solo apparente: essere in ritardo su tutto, ma in anticipo su ciò che conta davvero. Non è mai stata la prima a introdurre uno schermo touch, un assistente vocale, un visore. Ma è stata la prima a rendere ognuno di questi elementi parte di un sistema coerente. Di un comportamento. Di una cultura.

Perché non basta essere primi. Serve essere giusti. E per esserlo, serve tempo.

Non è solo strategia. È pedagogia dell’innovazione. È un altro modo di abitare il cambiamento: meno teatrale, più sistemico.

Il rumore non è sempre un segnale

Siamo circondati da aziende che annunciano ogni due mesi (se non ogni settimana) un “game changer”. Ogni aggiornamento è “epocale”. Ogni lancio è “il futuro”. Ma quanti di questi prodotti, passata l’euforia iniziale, restano davvero? Quanti cambiano le nostre abitudini? Quanti incidono nel profondo?

Il problema non è l’innovazione. È l’inflazione narrativa che la circonda.

E in questo scenario, la FOMO, la paura di perdersi qualcosa, è diventata una trappola collettiva. Una tensione costante a sapere, vedere, provare tutto prima degli altri. Ma questa ossessione per il “nuovo” rischia di trasformare la nostra attenzione in superficie e il nostro giudizio in reazione. L’ansia di rimanere indietro ci impedisce di capire cosa conta davvero.

Ed è proprio qui che il silenzio, l’invisibilità, l’inazione apparente diventano un atto radicale. Un segnale forte. Un’anticipazione non dell’oggetto, ma del metodo.

Progettare nel tempo, non per il tempo

Ci sono aziende e persone che non rilasciano subito perché stanno ancora osservando. Ascoltando. Testando. Non per paura, ma per rispetto. Perché sanno che introdurre un’innovazione non è solo un atto tecnico, ma un gesto culturale e più efficace.

E la cultura non si forza. Si accompagna.

La pazienza, in questo contesto, non è lentezza. È precisione. È lo spazio tra comprensione e azione. È la qualità che distingue chi costruisce un futuro da chi cerca solo attenzione nel presente.

Pazienza ≠ silenzio

Vale la pena chiarirlo: tutto questo non è una critica al build in public, oggi sempre più diffuso tra startup, indie maker e product designer. Raccontare il processo, aprirsi ai feedback, co-progettare con la community può essere potente e generativo.

Ma build in public non è sinonimo di annunciare tutto. Non è marketing travestito da trasparenza. È un approccio evolutivo, coerente, che funziona quando è supportato da una visione, un contesto, una cultura di feedback reali.

La pazienza, dunque, non è in opposizione al costruire in pubblico. Al contrario: è ciò che permette di farlo con senso. Di non rincorrere l’hype. Di decidere cosa mostrare, quando e perché. Di comprendere che non tutto deve essere condiviso, e che non tutto può esserlo, soprattutto quando si lavora su sistemi complessi, infrastrutture profonde, trasformazioni che richiedono maturazione.

Serve discernimento. Non esibizionismo.

Contro la sindrome dell’hype

Viviamo immersi in un hype cycle perenne. Eppure, la parte più difficile oggi non è lanciare qualcosa. È farlo nel momento giusto. Quando le persone sono pronte. Quando l’ecosistema è pronto. Quando l’infrastruttura c’è. Quando l’impatto è sostenibile.

Ogni innovazione prematura è un’idea che rischia di bruciarsi. Ogni tecnologia fuori tempo è una lezione persa. E no: questo non significa non validare. Ma significa farlo con metodo, non con clamore. Lavorare per solidità, non per visibilità.

L’anti-teaser è già realtà

Alcuni segnali ci sono, e si muovono controcorrente. C’è chi sta togliendo parole per lasciare spazio all’esperienza. Chi sta eliminando gli schermi per far emergere l’ambiente. Chi non annuncia l’AI, ma la incorpora silenziosamente. Chi non mostra, ma lascia intuire.

E poi, quando meno te lo aspetti, cambia tutto. Non perché è stato detto. Ma perché era già stato fatto.

La pazienza non è assenza. È strategia.

Forse il vero coraggio oggi non è arrivare per primi. Ma scegliere di arrivare quando serve. Sapendo che ogni novità troppo veloce rischia di diventare rumore. E che ogni cosa pensata con cura ha un tempo proprio — spesso diverso da quello dei social, dei media, del mercato.

Chi costruisce il futuro, davvero, lo fa senza farsi notare.

Fino al giorno in cui tutto cambia.

E noi, ancora una volta, diremo: “Ma com’è che non l’avevamo visto arrivare?”

Oltre la corsa tecnologica: il valore del tempo e della pianificazione

Nel 2013, ho avuto il piacere di lavorare con Alberto Gangarossa sul progetto Pathflow, che all’epoca poteva sembrare visionario: praticamente un “Google Analytics del mondo fisico” per il retail.

La soluzione mirava a trasformare il modo in cui nel retail, attraverso il tracciamento in tempo reale dei movimenti e dei comportamenti dei clienti all’interno dei negozi, venivano prese decisioni di allestimento, progettazione e analisi dei risultati.

La reazione del mercato quando se ne parlava era stupore, ma le barriere principali poi per l’adozione erano riguardanti i costi, la complessità e in particolare la privacy: ostacoli insormontabili allo sviluppo che ne hanno poi decretato di fatto un lento percorso verso la chiusura, frutto anche il possibile time to market anticipato.

Oggi, quello che una volta era considerato pionieristico non solo è diventato fattibile, ma a tutti gli effetti è percepito come più accessibile, necessario e di conseguenza sta iniziando ad esser “quel qualcosa di cui non puoi più farne a meno per competere”.

Ciò che dovrebbe colpire di più è il cambiamento negli atteggiamenti verso le tematiche di privacy, gestioni dei dati e l’entusiasmo crescente per le soluzioni basate sull’IA.

Ma non è questo il punto su cui voglio fermarmi, tanto meno sulla bella storia che mi ha portato a conoscere un fantastico team di persone, come Alberto appunto.

In un momento come questo, in cui stiamo vedendo l’arrivo di mastodontici cambiamenti – anche e soprattutto tecnologici – la corsa all’adozione delle ultime tendenze mette in luce una lezione a mio avviso essenziale: l’innovazione non è una merce da acquistare nell’entusiasmo delle tendenze di mercato e nella fase di hype mediatico.

Al contrario, l’innovazione è un processo progressivo che richiede tempo, pianificazione, progettazione, sperimentazione di nuovi metodi e tecnologie, anche quando il loro impatto reale e il valore sono ancora da comprendere appieno.

L’innovazione non riguarda il seguire la folla. Riguarda l’essere pronti a valorizzare le nuove possibilità ed esplorarne il potenziale, molto prima che diventino la prossima grande cosa, acquisendone conoscenza, vantaggi e benefici e di conseguenza la capacità di scegliere il momento migliore per partire.

7 previsioni (sintetiche) per le aziende nel #Web3 per il 2023

Negli ultimi tempi come avrete notato ho iniziato a scrivere di Web3 e Metaverso, e questo mi sta portando ad approfondire su diverse industrie tematiche non solo tecnologiche ma anche e soprattutto legate agli impatti sui modelli di business e la transizione digitale tra web2 e web3. Qui di seguito alcune che ho in mente da un po’ e che sono  frutto dell’esperienza e insight a cui sto accedendo negli ultimi mesi, integrando inoltre richieste dei clienti e del mercato, giorno dopo giorno:

  1. Le aree di R&D e Innovazione si focalizzeranno prevalentemente su tema metaverso, in molti casi rivedendone anche il nome (marketing sempre e ovunque): e questo sta già accadendo. I leader dell’innovazione sono ora chiamati a responsabilità aggiuntive per generare nuove revenue e modelli di coinvolgimento in considerazione delle crescenti generazioni di acquirenti (Z e Alpha), sono nativi web3. Il metaverso prenderà il controllo della maggior parte dei budget dell’innovazione del 2023
  2. L’AI verrà implementata in diversi ambiti, grazie alla maggiore accessibilità di piattaforme saas, api per scalare diversamente progetti e ambiti della blockchain: l’Intelligenza Artificiale risolverà i problemi di scalabilità e sviluppo, facilitando l’accesso per le aziende che ne stanno comprendendo i benefici e gli impatti potenziali
  3. Molte aziende inizieranno attività di Marketing nel Web3 attraverso gli Influencer Virtuali, avatar e “mascotte”, potendone governare meglio non solo temi, toni, immagine e valori ma soprattutto la totalità dei diritti di immagine e tutto l’eventuale indotto di licensing: gli utenti si rivolgeranno sempre di più agli esseri umani per la conversazione con un brand, e le aziende creeranno esseri virtuali, fortemente abilitati da AI, per implementare quell’interazione su più vasta scala
  4. La progettazione Phygital sarà il modo per posizionarsi correttamente nel Web3: basandosi sul punto 1, l’utilità delle esperienze controllate dai token può essere attivata sia da beni digitali che da beni/servizi fisici. Per raggiungere il più ampio pubblico possibile, le aziende combineranno entrambe i canali per avere una esperienza continua e fortemente legata
  5. La co-creazione con i clienti sarà un tema principale del brand: mentre le aziende stanno comprendendo l’importanza dell’engagement e della costruzione della relazione con i clienti, anche attraverso lo sviluppo di comunità, tra i progetti e gli investimenti che vedo maggiormente in crescita ci saranno quelli di sviluppo di iniziative di co-creazione, decentralizzate, per coinvolgere il pubblico in modo più personalizzato, attivo e partecipativo e soprattutto fortemente legato al processo di costruzione di valore e unicità dei prodotti.
  6. Nasceranno nuovi strumenti di community management e saranno adottate nelle strategie delle aree di Digital Marketing, man mano che emergeranno nuove necessità e gap funzionali. Per esempio piattaforme oggi note come Discord e Slack, hanno una UX che non è il massimo per la gestione e attivazione di community, ma soprattutto non soddisfano a pieno alcune funzionalità per il coinvolgimento all’interno delle comunità, soprattutto web3 (wallet connect, minting, pagamento). Vedremo sicuramente nascere nuovi strumenti anche da parte di grandi brand e piattaforme enterprise (ad esempio, il progetto NFT di Salesforce, ecc.)
  7. Diverse Blockchain e protocolli espanderanno i loro programmi di sviluppo per le aziende dando vita a nuovi servizi e possibilità di integrazione: anche questo sta già accadendo. Nella fase di adozione iniziale i progetti blockchain si sono occupati del “finanziamento” e sviluppo dell’ecosistema e hanno investito molti soldi per onboarding di sviluppatori. Nel 2023 vedremo un focus maggiore sull’onboarding delle aziende attraverso implementazione di servizi, modelli di business e formazione. I token (#NFT) saranno il modo principale per le aziende di far entrare gli utenti nel metaverso: per quanto ci piaccia credere il contrario, il metaverso è ancora una realtà lontana. Ad oggi, il modo più tangibile per avviare un’attivazione Web3 come azienda è attraverso la tokenizzazione e le esperienze controllate dai token

Aggiungi un tuo commento e o un tuo spunto se non sei d’accordo con le mie previsioni 👇

Networking is

Quando ti confronti con le persone e spendi il tuo tempo condividendo idee, spunti, suggerimenti, conoscenza e la tua rete di contatti, senza aspettarti o pretendere nulla in cambio, impari molto più di quello che pensi di dare e prendi consapevolezza di quanto sia potente un sano networking.

d61687ca97db11e2a52022000a1f9e5e_7
When you compare yourself with other people and spend your time in sharing ideas, experiences, knowledge and your network, without expecting anything in return, you are learning a lot more than you think to give and taking awareness of how powerful a healthy networking is