La bella esperienza dell’UpStart Drink

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Riflettevo a mente fresca sull’esperienza UpStart Drink e lo speed meeting che si è svolto a Roma questa settimana e la sensazione che mi rimane è bella e mi dà un entusiasmo incredibile.

Così come giustamente ha scritto anche Azzurra sul nostro blog di GeekAgenda, non voglio essere troppo di parte e vorrei che le impressioni sull’organizzazione e sull’esperienza venissero dalle persone che hanno partecipato e dalla rete, così come già sta avvenendo su Twitter, FriendFeed e WorkingCapital.

L’impressione che ho avuto fin da subito , confermata anche dai feedback che ho catturato durante il networking libero, è stata sicuramente di forte interesse allo speedmeeting. Questo ha generato curiosità e voglia di mettersi in gioco. La modalità di interazione che abbiamo utilizzato, ispirata allo speed dating (organizzata in due sessioni da un’ora circa con la partecipazione di 10 coppie che interagiscono per 3 minuti a coppia), prevede che si esprimano in poco tempo le potenzialità ed i punti di forza della propria idea di business, del proprio progetto o prodotto e le proprie caratteristiche, tanto da generare nell’altro speed-daters l’interesse per un eventuale collaborazione o investimento.  Questo, per chi non è abituato alla “sintesi” poteva essere un ostacolo e inficiare, pertanto, la buona riuscita dell’evento aggregante. L’effetto invece è stato incredibile: tutti sono stati coinvolti ed estremamente disponibili.

L’ambiente informale, la voglia di confrontarsi e la novità dell’evento sono state secondo me i veri ingredienti che hanno dato a questo evento romano, una caratteristica nuova e una nuova modalità di fare networking. Sono veramente contento perché durante la serata si sentiva forte  la voglia di fare innovazione, energia e passione, condivisione e la volontà di creare un sistema di collaborazione che va totalmente in controtendenza alla mentalità media italiana. Credo veramente che questa sia una spinta e una ventata di aria fresca e che, se cavalcata ed amplificata, possa fare veramente la differenza.

Ho pubblicato su Flickr qualche scatto fatto da David . Ovviamente un grandissimo ringraziamento per questa, prima, bella esperienza va a Waggle, Azzurra, Luca e Cristina: spero veramente che questa collaborazione continui e che questo modello si possa portare anche in altre città.

Gli incentivi aziendali e il problema della candela

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Come al solito i post e le segnalazioni di Giacomo Mason sono sempre utilissime e piene di spunti. Questa volta ci ha segnalato un intervento di Daniel Pink alle TED confercence. E’ un video incredibile e favoloso. In circa 18 minuti il video spiega perché gli incentivi economici e, più in generale, gli incentivi “esterni” non siano più adatti a garantire l’eccellenza nelle prestazioni lavorative del 21° secolo. Utilizzando l’esempio del problema della candela, dimostra come la teoria del bastone e della carota non sempre dia risultati positivi. Anzi, in alcuni casi peggiora le prestazioni.

Le 7 C dell’Innovazione

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Innovazione. Stavo giusto scrivendo qualche riga, quando mi arriva la segnalazione dal feed rss di webeconoscenza del post intitolato Innovazione. Ho letto il post e se da una parte ho detto “cavolo devo rivedere il mio post, abbiamo scritto le stesse cose” 🙂 , dall’altro sono rimasto molto contento perchè non sono il solo a pensare e dire da un pezzo che l’innovazione non è fatta solo bit, byte, cavi, cavetti e un pò di ferraglia, nè tanto meno la semplice applicazione di una o più mode del mercato o peggio ancora quell’agglomerato di idee sparse, casuali e non applicabili.

Come riporta anche Wikipedia, “..Innovazione è una’attività di pensiero che, elevando il livello di conoscenza attuale, perfeziona un processo….”.

Questa breve frase secondo me è  rappresentabile con una equazione: Innovazione = 7C , in cui C vale

  • cultura
  • competenza
  • controllo
  • chiarezza
  • coinvolgimento
  • convinzione
  • competitor

Purtroppo, come dice anche Gigi nel suo post, di smanettoni abili ce ne sono molti e sempre più spesso si confondono e (peggio) si mascherano da innovatori. Il problema, e qui è il punto, è che con la tecnologia e con l’immissione di tanta ferraglia e tanto software all’interno di un azienda non si fa innovazione e difficilmente si raggiungono traguardi o si hanno i benefici attesi. Che io sappia non esistono molti casi di successo basati solo sull’applicazione di tecnologia. Non si può nascondere, però, che la tecnologia abbia contribuito a cambiare gli stili di vita e che spesso abbia modificato il modo di pensare.

In questi giorni ho conosciuto un imprenditore, uno di quelli che ha vissuto in prima linea uno scorcio importante della storia delle telecomunicazioni italiane, e mi ha fatto riflettere molto. Durante la nostra chiacchierata mi ha chiesto cosa ne pensassi dell’innovazione delle aziende e dell’evoluzione tecnologica degli ultimi 5 anni. Dopo avergli esposto le mie idee, mi ha detto: “…non ci si può innamorare della tecnologia, perchè chi innova innamorandosi della tecnologia, fallisce”. Questa cosa mi ha fatto pensare molto. E’ vero non ci si può far travolgere dall’entusiasmo e dalla passione. Non basta sapere, essere curiosi, avere tanti nomi e termini tecnici da sfornare in ogni momento, bisogna saper capire, bisogna saper coinvolgere e convincere.

L’innovazione, è di fatto, un cambiamento e per questo si contrappone alla conservazione. Questo ostacolo si supera con la chiarezza, con la crescita di cultura, con il coinvolgimento di tutti e anche con la competenza. La sfida di chi si occupa di innovazione, dunque, è innovare i modelli organizzativi, ottimizzare i processi, far crescere la cultura della condivisione e del dialogo. Innovare richiede tempo e pazienza e nella dinamica del mercato attuale, e di tempo ce n’è sempre meno.

Innovare è una sfida veramente dura e non si vince facilmente, soprattutto perchè chi innova viene visto spesso come colui che va controcorrente.

Per esperienza personale posso confermare che la teoria del disubbidiente è vera: chi prova ad innovare all’interno di un organizzazione, se questa non ha una visione e una predisposizione forte, è visto spesso antagonista e ribelle che non vuole uniformarsi.

Dal mio punto di vista si può parlare di innovazione quando il sogno dell’impresa, la tecnologia applicata e i processi ottimizzati, modificano la cultura delle persone che fanno parte della società e queste si muovono nella stessa direzione.

Barcode QR, idee e applicazioni per passare dal reale al virtuale

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Di codice QR – acronimo di “Quick response” – se ne sente parlare da parecchio, ma molti ancora non sanno cosa sia malgrado lo si veda ormai su ogni bolletta che ci arriva a casa. Si tratta di un codice a barre un pò più “sofisticato”, un codice a barre che contiene in un immagine un contenuto criptato. Per questo tipo di Barcode non c’è bisogno di un lettore di codici particolare, in pratica basta un semplice cellulare munito di fotocamera e di un software di riconoscimento. Questo è il vero vantaggio ed il vero potenziale di questo QR Code.

In Giappone se fa un largo uso  da più di un decennio (la sua invenzione risale al 1994, opera della corporation Denson-wave). In Italia ha cominciato a prendere piede da non molto, ma l’innumerevole quantità di implementazioni che offre porta a credere che il piccolo quadrato astratto entrerà a far parte dell’immaginario collettivo associato a molteplici oggetti e applicazioni.

Al di là degli aspetti tecnici e delle prospettive commerciali che offre un simile sistema, ho trovato molto interessante il concetto a cui questo barcode rimanda: object hyperlinking. Estendere internet al mondo reale, fisicamente. Un oggetto viene taggato, l’utente rileva il tag con un medium (lettori e/o  fotocamere) e tramite la rete vengono recuperate altre informazioni. Oggi siamo abituati ad un Internet che non si estende oltre il mondo elettronico o comunque le applicazioni ancora sono molto poche: l’Object hyperlinking estende il virtuale al reale, lo arricchisce e lo aumenta.

Per iniziare a prendere confidenza con i Barcode QR ho realizzato una piccola apps per la creazione e la condivisione del barcode del vostro sito. Vi sono già venute in mente un pò di applicazioni? A me una marea e qualcuna la pubblico tra le mie startup 🙂

Il culto del fare

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Leggevo un pò di feed e mi sono trovato sul sito Infoservi.it di Alberto D’Ottavi , che seguo da un pò, e ho trovato un post interessante: si tratta del The Cult of Done Manifesto che dopo aver letto e capito, ho subito stampato e appeso in ufficio. Da quello che ho letto questo manifesto è appeso vicino alle scrivanie di molti imprenditori di iniziative di innovazione, soprattutto Web. Qui di seguito riporto la traduzione del manifesto.

The Cult Of Done Manifesto – ll Culto del Fare:

  • Ci sono tre stati dell’esistenza. Ignoranza, azione e completamento.
  • Accetta che tutto è una bozza. Questo aiuterà a fare.
  • Non c’è un secondo passaggio, di editing o montaggio.
  • Far finta di sapere cosa stai facendo è quasi lo stesso che saperlo fare davvero. Quindi accetta che sai quello che stai facendo, anche se non è vero e fallo.
  • Non procrastinare. Se aspetti più di una settimana per agire su un’idea, abbandonala.
  • Lo scopo del fare non è finire, ma di poter fare altro.
  • Quando l’hai fatto puoi buttarlo via.
  • Ridi in faccia alla perfezione. È noiosa e ti trattiene dal fare.
  • Le persone che non si sporcano le mani sono nel torto. Se fai qualcosa hai ragione.
  • Il fallimento conta come fare. Quindi devi fare tanti sbagli.
  • La distruzione è una variante del fare.
  • Se hai un’idea e la pubblichi online in Internet, conta come l’ombra del fare.
  • Il fare è il motore del più.

L’immagine ad una risoluzione più alta si può scaricare da questo link.

GeekAgenda e Upstart Drink Roma

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I preparativi vanno avanti, l’organizzazione si è messa in moto e l’iniziativa sembra piacere alla rete ed avere un bel numero di consensi e tweet di ritorno. C’è un ottimismo incredibile in tutti noi del gruppo GeekAgenda e UpStart. Ci siamo quasi e siamo sicuri che sarà un successone e questo, è solo uno di questi eventi!

Ah, scusate… giustamente non tutti sapete di cosa sto parlando! Parlo dell’UpStartDrink che si svolgerà martedì 23 febbraio 2010 alle 19:00 presso il Faenas Café (via portuense 47, Roma – zona Porta Portese).

L’aperitivo sarà organizzato con una formula simile allo speed date, precisamente speed meeting: ogni partecipante ha diritto a 5 minuti per presentarsi individualmente a ciascun partecipante (azienda). Finito la modalità speed meeting l’aperitivo proseguirà con il classico networking ed ognuno avrà modo di approfondire e scambiare contatti.

L’ingresso è libero e la consumazione per l’aperitivo ha un costo di 7 euro. Per partecipare è necessario registrarsi. Se avete intenzione di partecipare, registratevi subito!