La consapevolezza del mio 2020

Qualche giorno fa leggevo post su LinkedIn e Twitter nei quali si rifletteva sul termine da associare a questo 2020: ho letto una miriade parole, da “paura” all’ovvio “covid”, da “distanza” a “digitale”, da “empatia” a “opportunità” passando per tante altre.

Personalmente questo anno assurdo è stato segnato, oltre che dalla pandemia come per tutti, da una miriade di eventi non pianificati e di impatto, da personali, familiari e professionali e tanti altri vari che – in una condizione di pseudo normalità – sarebbero stati trascurabili o quasi irrilevanti. Eppure in un anno così, questa sequenza di piccoli grandi “intoppi” nel percorso hanno messo sotto stress pazienza, autostima, voglia di fare e hanno fagocitato energia, fisica e mentale. Malgrado tutto, guardando indietro, sarà il mio innato ottimismo, è stato un anno di importante sotto tanti punti di vista, nemmeno troppo da dimenticare.

Alla fine del 2019 avevo scritto su facebook di voler trascorrere più tempo con la mia famiglia. Certo, non immaginavo una cosa così radicale come successo, ma ho visto crescere la mia famiglia praticamente ogni giorno senza perdere momenti che negli ultimi anni avevo trascurato, dalla sveglia del mattino fino alla sera prima di addormentarci. Abbiamo fatto squadra, affrontato tante piccole complessità condividendo insieme le difficoltà che la pandemia ha portato ad ognuno di noi, in modo differente, dal lavoro alla scuola, dallo sport al divertimento, agli amici da frequentare.

Ho capito che i bambini nella loro fragilità hanno una innata capacità di affrontare i problemi da cui dovremmo prendere spunto più spesso: Mattia mi ha dimostrato di esser un piccolo grande supereroe, in grado di riprendersi dopo un incidente incredibile, vissuto in un contesto surreale. E poi Chiara, che è stata un supporto emotivo ed uno stimolo per tutti a sorridere sempre.

Ho avuto la conferma che 15 anni fa, quando sono stato scelto dalla persona a cui ho promesso eterna fedeltà, non potevo esser più fortunato e non avrei potuto fare scelta migliore: in un anno così complesso poter aver avuto sempre un confronto sincero mi ha permesso di prendere le decisioni in modo più lucido. Certo, festeggiare 15 anni in ospedale non è stato il massimo, ma sicuramente “nella gioia e nel dolore” doveva pur prendere un senso, no?

La salute è una cosa a cui dobbiamo fare più attenzione, non solo la nostra personale o dei nostri cari, ma anche e soprattutto degli altri, perché spesso sottovalutiamo piccole attenzioni che coinvolgono chi è più debole. C’è un enorme gap in questo da colmare a livello sociale, infrastrutturale e culturale. È stato un anno nero per molti e io mi ritengo fortunato perché i miei cari, quelli più stretti, stanno bene e in un contesto così, credo che sia una cosa di io debba esser felice e che non posso non apprezzare.

La distanza che abbiamo vissuto non è stata bella, anzi. Ho avuto però modo di apprezzarla perché mi ha fatto capire l’importanza della relazione vera tra le persone, il valore dell’empatia e la necessità di esser molto più attenti alle parole, ai gesti semplici come un abbraccio ed un bacio, ad una vera stretta di mano e l’attenzione costante ai dettagli e alle emozioni che determinano il valore stesso della relazione nel momento della distanza. Ho capito anche che nella distanza chi era vicino per opportunismo si perde più velocemente, ciao.

In questa pandemia ho visto prendere forma a concetti e dinamiche di mercato di cui parlavo da anni e che sembravano lontani fino a un po’ di mesi fa. Il covid li ha accelerati e ci siamo trovati catapultati a mio avviso di almeno 3/5 anni avanti. Ho capito che c’è bisogno sempre più di riuscire a guardare le cose da angolazione differenti se vogliamo interpretare come cambia il contesto e cosa possiamo progettare di nuovo e quest’anno di spunti di questo tipo ne abbiamo avuti molti.

Mi sono reso conto ancora di più quanto ami il mio lavoro ed il team con cui ogni giorno condivido il percorso, perché abbiamo toccato con mano quanto possano esser positivi e di impatto alcuni progetti per alcune aziende con le quali abbiamo trasformato la crisi in opportunità, ripresa e crescita. Quest’anno dopo 9 anni ho ceduto il ruolo da CEO a Mirko per condurre IQUII in questo contesto al meglio e potermi occupare del cambiamento che stiamo affrontando, sopratutto verso l’estero. Insieme a Mirko in questo anno ci siamo assunti più rischi e decisioni apparentemente fuori dagli schemi ed in controtendenza e che ci hanno portato dove volevamo arrivare: ci siamo contornati di persone valide, con una crescita ulteriore del team, delle competenze e dei progetti, ma soprattutto una serie di operazioni che vedranno la luce nell’anno nuovo.

Ho letto 18 libri nell’anno, e ne ho scritti 2, e sono tornato a raccontarmi di più: mi sono reso conto che sentivo il bisogno di approfondire di nuovo più temi, condividere idee, spunti e visioni e allo stesso tempo volevo confrontarmi di più, dopo gli ultimi anni passati a fare quello che avevamo in mente a livello aziendale e personale.

Mi sono chiesto anche quali fossero i miei limiti. Ho capito che se se voglio di più devo solo definire l’obiettivo: seppur con oltre 6 mesi di non allenamento ed uno stop, mi sono imposto di recuperare oltre 1200km di corsa nel secondo semestre dell’anno e rimettermi in forma. Sono arrivato ben oltre, ho superato 300km nel solo mese di Dicembre, e ho capito che non sono ancora al limite e posso ancora alzare l’asticella personale e per questo deciso di sfidarmi ulteriormente per l’anno prossimo in un percorso sportivo ancora più grande.

Il 2020 è stata una scossa da tanti punti di vista: ho capito che puoi pianificare tutto, nel dettaglio, pensare di poter governare gli eventi, ma non sarà sufficiente se non sei flessibile, cedevole ma mai arrendevole. Robustezza più che efficienza è stata la chiave dell’anno.

Ben venga un anno nuovo dopo questo vissuto così intensamente, senza l’aspettativa che allo scoccare della mezzanotte tutto cambi: bisogna esser consapevoli che il Covid non andrà via nell’immediato e soprattutto che questa pandemia lascerà dei segni e dei cambiamenti che rimarranno e con i quali impareremo a convivere e che dovremo affrontare ancora.

Mi è stato regalato un biglietto di auguri in questi giorni con su scritta una frase di Madre Teresa di Calcutta: “Le cicatrici sono il segno che è stata dura. Il sorriso è il segno che ce l’hai fatta.I segni di questo anno li porterò dentro di me, e li sentirò sulla pelle come un tatuaggio. Noi il sorriso lo abbiamo e continueremo ad averlo anche nell’anno che sta per iniziare perché tirando le somme e se dovessi sintetizzare in una parola, quest’anno alla fine per me è stato, nel bene e nel male, un anno di consapevolezza, di momenti di felicità e di crescita personale.

In fondo dietro alla paura che ci ha trasmesso quest’anno c’è un valore differente di felicità da apprezzare.

E allora buona felicità a tutti.

Se è vero che la rete non dimentica, le emozioni viaggeranno nel tempo

Quando sarai grande Chiara, vorrei trovarmi a parlare con te, nel silenzio di una qualsiasi sera e poterti raccontare di noi e riuscire a farti sentire nel cuore quello che provo per te, in questo istante.

Sei piccola, e riesco a tenerti abbracciata vicino al petto, con un solo braccio. Tu dormi adesso. Io sono sveglio, vicino a te. Vorrei metterti nel tuo letto a dormire, ma non riesco a smettere di guardarti. Siamo faccia a faccia. Il tuo respiro lo sento sfiorarmi la pelle. La tua manina stretta sul mio orecchio che sembra non volermi lasciare andare e l’odore della tua pelle, sono come un droga per me, dalla quale non riesco a staccarmi e farne a meno.

Vorrei raccontarti mille cose. Mi piacerebbe dirti, con la stessa energia che sento oggi, della felicità che tu e Mattia mi avete dato e raccontarti tutti i desideri che esprimo in ogni momento per voi e che vorrei si avverassero, giorno dopo giorno. E vorrei insegnarti a sognare sempre più in grande di quello che si possa pensare, per poi un giorno vederti gioire quando vedrai i sogni prendere forma. Proprio come è successo a me, per te e tuo fratello.

Avrei un numero inquantificabile di emozioni da descriverti e raccontarti, e tante nate grazie proprio a voi due. Certe emozioni spesso passano velocemente. Svaniscono ed è difficile recuperarle e trasmetterle. A volte succede per caso: magari un’immagine, un suono o un dettaglio ci permette di riviverle, ma rimangono una cosa personale, vaga e spesso temporanea e fugace.

Probabilmente non basterebbe il tempo e lo spazio per scrivere tutto, ma questa sera sento di scriverti queste cose, perché se è vero che la rete non dimentica, e se è vero che la rete è e sarà una estensione della nostra memoria, allora queste emozioni troveranno il modo di viaggiare nel tempo. E vorrei che rimanessero così, intatte, per sempre, accessibili in ogni momento, in modo da poterle sentire, quando rileggerete queste poche righe, nello stesso modo in cui le provo io ora.

Papà.

Perchè Parigi è più lontano del Sole.

Gli altri dormono. Io e mio figlio ci troviamo a parlare nel silenzio, con la luce soffusa. Molte sere quando io sono ancora al lavoro, lui chiacchiera con la mamma prima di addormentarsi. Altre volte con me.

Ci mettiamo nel letto e ci raccontiamo alcune cose, sussurrando, per non svegliare gli altri, prima di addormentarci. Cose serie, eh.

Papino ti voglio bene fino alla luna. Mi dice vicino all’orecchio.

E io fino al sole. Rispondo.

Allora io fino a Parigi. Mi dice, dopo averci pensato un attimo.

E perché, è più lontano del sole? Chiedo.

Si Papà, perché la luna ed il sole io li vedo, e Parigi invece non so nemmeno dove sia.

Perchè Parigi è più lontano del Sole. Dal suo punto di vista.

Risposta che farebbe invidia ai filosofi, penso. Ma ha vinto lui, perchè io non riesco a rispondergli, se non a sorridere.

Vuole avere ragione. Ed una via di uscita per averla riesce a trovarla. Sempre. E spesso riesce a mettermi in crisi. Lasciandomi senza parole, a riflettere sul suo mondo e sul modo di vedere la realtà. La sua.

La verità, è che oltre ad avermi insegnato l’importanza del tempo e alle mille volte che mi ha fatto pensare, con le sue risposte ingenue, ma piene di senso, riesce a farmi guardare le cose da una angolazione completamente diversa e spesso più semplice di quanto si possa pensare.

E’ una sera come tante altre sere. Ma ne vorrei all’infinito di momenti così.

Grazie Matti.

2015: coraggio e sfrontatezza.

2014. Un anno di crescita personale e professionale importante. Sicuramente un anno più silenzioso e maggiormente focalizzato rispetto ai precedenti anni: relazioni, tempo, obiettivi, progetti, connessioni, amicizie, pensieri. Tutto rivisto e tutto ancora in fase di cambiamento. Meno di tante cose, ma meglio di tutto il resto.

Ottimismo, visione positiva e voglia di continuare a condividere quello che imparo ogni giorno, sono le cose che ho mantenuto intatte, anche grazie allo stimolo e ai feedback delle persone di cui quest’anno sono stato circondato e con le quali sto costruendo tanto.

Non sto qui a fare buoni propositi perché tanto la velocità del contesto in cui viviamo ci porta a doverli rivedere costantemente. Negli ultimi anni per me è stato così. Alla fine però mi rendo conto di esser nella direzione che volevo, con le persone che speravo e stiamo facendo quello che ci piace fare veramente.

Mi auguro, e auguro a tutti, di avere l’energia continua e la voglia di definire sempre nuovi obiettivi da raggiungere e di non smettere di averne. Ci sono opportunità per tutti, dietro l’angolo. Ma bisogna decidere di girare quando necessario, con il giusto coraggio e la giusta sfrontatezza, senza fermarsi a pensare troppo.

Felice anno nuovo di cuore a tutti. Sarà un 2015 gajardo :))

‪#‎HappyNewYear‬

Mia madre.

Mia madre è quella che al suo esame di maturità, io c’ero, avevo poco meno di un anno, ma c’ero, e non perché si è diplomata tardi.

Mia madre è quella che ha cresciuto me, mio fratello e mia sorella riuscendo a mantenere in alcuni momenti degli equilibri che nemmeno un equilibrista saprebbe fare meglio.

Mia Madre è quella del devi sostenerti, e se non lo fai tu non lo fa nessun altro.

Mia madre è quella che mi portava con lei all’asilo nido dove lavorava, perchè secondo lei dai bambini c’è sempre da imparare, soprattutto se vuoi continuare a stupirti ed esser felice per le cose che accadono.

Mia madre è quella che di fronte ad ogni ostacolo ha preso a testate le cose per superarle, imprimendo, non solo nel mio DNA, la testardaggine e lo stacanovismo, accoppiato al senso del divertimento.

Mia madre è quella che era l’anti tecnologia per definizione fino a qualche anno fa, poi dopo aver preso un cane Terranova, non solo ha imparato a fotografare, condividere online, ritoccare foto, ma scrive sui social a nome del cane, amministra un forum di amanti di terranova, gestisce e modera più gruppi facebook dello stesso tema di un social media manager specializzato. Ma soprattutto l’ha fatto senza l’aiuto di nessuno, solo per passione e senza ricorrere a corsi, e adesso vuole anche una sua App.

Mia Madre è quella che studia in tutti i momenti liberi che ha, per prendere mille certificazioni, riconoscimenti, brevetti e abilitazioni solo per il gusto di sapere e conoscere meglio gli animali che ama, e io mi domando se prima o poi imparerà anche a parlarci con ‘sti cani.

Mia madre è quella che adesso sta sempre in giro a scattare foto ed è sempre connessa con il suo Iphone, ma non smette di passare interi giorni in mezzo a boschi completamente e beatamente disconnessa. E riesce ad esser social pure offline.

Mia madre è quella che ormai si fa chiamare Nonna da tutti, anche dagli sconosciuti, da quando lo è diventata veramente, e io ho cominciato a pensare che qualche rotella stonata ce l’abbia veramente.

Mia madre è quella che… e ne avrei altri mille ma è sufficiente così: Mia Madre.

Grazie di tutto e oggi auguri per i tuoi splendidi 55 anni.

La nostra avventura è appena iniziata. E sarà incredibile.

Cara Chiara,

Il 16 ottobre 2013, alle 16.55, è una data che segna un nuovo inizio, un capitolo straordinario nella storia della nostra famiglia. Sei arrivata in questo mondo portando una ulteriore gioia immensa, la seconda per noi, ma la prima meraviglia femminile che ha incantato da subito la mia vita. La tua presenza era voluta, desiderata e sei arrivata in un batter baleno; abbiamo sperato e pregato per il dono di una figlia.

Diventare padre per la prima volta è stato un dono incredibile, un viaggio attraverso qualcosa di nuovo che ha cambiato ogni parte del mio essere. Ma accoglierti, Chiara, è stata un’esperienza di consapevolezza e crescita ulteriore, un percorso di amore per me e tu madre, e di una comprensione più profonda del significato di famiglia. Sei e sarai sempre il mio amore da adesso.

Dal momento in cui sei nata ci hai fatto sorridere per la tua dimensione (sembravi gonfiata a 12 atmosfere!) con quelle tue manine, i tuoi piedini cicciotti, e la velocità con cui hai raggiunto questo mondo, tutto in te mi ha parlato del tuo carattere dal primo momento. Sei destinata a essere una persona determinata, sicura di sé, indipendente e incredibilmente forte. La tua forza è palpabile, e sembra che sia già scritto tutto ciò che sarai capace di affrontare e superare nella vita.

Il tuo arrivo ha segnato un record, e fa ridere anche questo: con i tuoi 4,27 kg, sei stata la neonata più grande dell’ospedale. Una signora, osservando attraverso il vetro della nursery, si è meravigliata di te, chiedendosi da quanto tempo fossi lì. “È l’ultima nata” ho risposto con orgoglio, il cuore gonfio di felicità per la mia piccola – grande (gigante in quel momento) guerriera.

Se penso a questi momenti, realizzo quanto sia profondo il legame che ci unisce, un vincolo che va oltre il semplice essere padre e figlia. È un patto di protezione Chiara per me e guida reciproca. Se essere padre la prima volta è stato un miracolo, averti nella mia vita è la conferma che i miracoli possono ripetersi, arricchendosi di nuove sfumature e insegnamenti.

Chiara, benvenuta nella mia vita, la mia seconda donna, il mio eterno amore. Non vedo l’ora di accompagnarti in ogni passo del tuo cammino, di sostenerti nei momenti di dubbio e di festeggiare insieme ogni tua vittoria. La nostra avventura è appena iniziata, e sono grato per ogni istante che passeremo insieme.

 

Con tutto l’amore che posso offrirti, benvenuta  [16.10.2013 – ore 16.55]

Papà

Consolidamento e fiducia: obiettivo 2013. #daje

Come ogni fine anno mi trovo a scrivere due righe di riflessioni, retrospettiva e prospettive per l’anno in arrivo.

Negli ultimi anni mi sono sempre dato degli obiettivi cercando sempre di sovradimensionarli un po’: sono dell’idea che gli obiettivi che uno si assegna, debbano sempre esser sia misurabili che raggiungibili, ma soprattutto debbano esser sempre leggermente più alti di quello che si è in grado di fare. E’ uno stimolo a fare di più, a guardare più lontano e spingere i propri limiti. Bisogna avere fiducia in quello che si fa e che si sa fare. 

Alla fine del 2011 mi ero dato come obiettivo personale quello di uscire dalla zona di comfort. Non avevo fatto mille programmi spaziali come gli anni precedenti: mi ero dato “semplicemente” come obiettivo una scelta di vita, un cambiamento che, volente o nolente, ha impatto su tutto. Famiglia compresa.

Così è stato, obiettivo raggiunto in pieno.

Ho lasciato l’azienda per cui lavoravo. Ho interrotto quel percorso di carriera aziendale che stavo costruendo da 12 anni e che mi ha permesso di crescere professionalmente. Un percorso che mi ha dato un bagaglio di esperienza che non avrei potuto comprare o trovare da nessuna parte e che non posso rinnegare sia stato assolutamente fondamentale per tutto: relazioni, visione di mercati diversi, tecnologie e progetti completamente differenti e sempre stimolanti. Ho lasciato tutti quei benefits e quelle piccole-grandi garanzie che mi ero forse guadagnato e costruito negli anni e ho fatto il reset di tutto. Forse il più grande che abbia fatto ultimamente. L’ho fatto contrariamente a chi diceva che il momento storico economico non era opportuno e a chi mi diceva “sei un padre di famiglia non puoi prendere questo rischio“. Ma io credo fermamente nella scelta che ho fatto e credo che il momento sia stato quello giusto.

Il giorno in cui riconsegni badge, telefono, pc, macchina e tutto il resto, è un po’ come quando lo sceriffo riconsegna stelletta, pistola e distintivo. Esci dall’ufficio e devi ricominciare da zero, ma contestualmente, nel momento in cui valichi quella porta – in uscita – ti sale una adrenalina che spacca, ti sale al cervello la scintilla che accende tutto e dal quel momento sei pronto a spaccare il mondo.

Obiettivo raggiunto dicevo, ma non solo per la scelta in se e per se di lasciare tutto e partire, ma anche e soprattutto per i primi risultati raggiunti in pochi mesi e per quello che stiamo costruendo con persone eccezionali come mio fratello MirkoLorenzo e Cristiano e tutti quelli con cui condividiamo idee ed esperienze.

IQUII è partita, è piccola. Per adesso. Ma è snella, agile e si muove velocemente. E nel mercato in cui ci troviamo questa velocità è necessaria. Per adesso abbiamo piantato le basi e abbiamo semitato. Il 2012 è stato di avvio, di “startup” come va di moda dire adesso: ora nel 2013 ci aspetta la fase forse più dura, quella del consolidamento e della crescita. E dobbiamo crescere e fortificare quanto fatto, perchè vogliamo esser una azienda. Solida.

Ed ecco qui quindi il mio obiettivo di quest’anno: consolidare quanto fatto in questi anni e quanto strutturato negli ultimi mesi. Ma non solo. Il secondo obiettivo, parte del primo se vogliamo, è fiducia. Si, continuare ad avere fiducia e far si che il cambiamento che vogliamo arrivi.

Ci vuole una buona overdose di ottimismo, ma quello non mi manca e se posso, condivido anche questo.

Mi auguro che il 2013 sia di consolidamento e crescita anche per tutti quei progetti che son partiti nel 2012 e che seguo più o meno direttamente come Mangatar, wpXtreme, Flocker, SportSquare, Bisquits, Bookzinger, Reputeka e Intervistato ma anche  Followgram ed Indigeni Digitali. A tutti i loro fondatori e team un augurio special ed un in bocca al lupo enorme.

Auguri a tutti, e spaccate il 2013. #daje

2012 Happy new year. E adesso… si parte!

E rieccomi qui come ogni anno a scrivere il post di chiusura di questi 365 giorni oramai trascorsi.

Anche quest’anno come l’anno scorso lo faccio in “zona cesarini“: ho appena finito di mangiare una serie indefinita di antipasti e primi piatti messi a tavola e per cercare di smaltire un pò, e fare spazio al resto, ho deciso di scrivere al volo questo post.

Beh, che dire: il 2011 è stato un anno veramente particolare. Non è stato entusiasmante come mi aspettavo, ma nemmeno eccessivamente negativo. Non ho raggiunto tutti gli obiettivi che mi ero dato nel 2011, anzi ne ho bucati parecchi, ho avuto qualche delusione e allo stesso tempo ho realizzato alcune cose che non mi aspettavo (l’Associazione Indigeni Digitali, Followgram, IQUII, Bebaloo). Insomma un anno che potrei definire di assestamento, di pianificazione e sviluppo e molto, ma molto formativo.

Formativo perchè una serie di errori fatti ed esperienze vissute mi hanno insegnato ancora una volta che le relazioni migliori, quelle che durano veramente tanto, sono quelle che nascono con le persone con le quali condividi passioni e valori prima di tutto: non c’è interesse, c’è stima e apprezzamento e questo consolida veramente il rapporto.

Ho appreso che ci sono persone che è meglio perdere che trovare, purtroppo. Soprattutto, purtroppo, non ho capito ancora come capirlo… prima di trovarle!

Ho consolidato un idea che ho da tempo: è possibile riuscire a fare quello che vogliamo anche di fronte a obbiettivi insormontabili, e non serve la fortuna. Bisogna solo volere le cose, avere fede ed impegnarsi con ardore, forza, passione e coinvolgimento. Poi tutto viene da se. La fortuna non esiste, è un falso mito, semmai esistono doni e grazie di qualcuno più grande di noi.

Ho capito che se non sei da solo, le cose riesci a farle molto meglio e più grandi. Ho avuto la fortuna, anche grazie allo sviluppo di Indigeni Digitali, di circondarmi di persone di talento, brillanti, professionali e determinate con le quali è possibile costruire qualcosa di veramente importante. Cristiano, Giuliano, Annalisa, David, Diego, Lorenzo, Gabriele, Alessandro, Emanuele, Tommaso, Francesca, Massimiliano, Jacopo, Luca, Massimo, Giovanni e molti altri ancora: grazie a tutti voi.

Ho capito che sperimentare, provare e fallire è importante: solo così si può crescere e riuscire a fare il salto.

Ora, cosa mi aspetto dal 2012? Uscire dalla mia zona di comfort, e riuscire a farlo al massimo, anche perchè – sarà che mi piacciono gli anni pari – sono convinto che il 2012 sarà un anno particolarmente intenso e pieno di cambiamenti. Il 2010 lo avevo iniziato con un lancio da 4000m… questa volta lo inizio con un altro lancio. Un pò diverso. I dettagli li saprete tra qualche giorno 😉

Vabbè, ora mi preparo per il secondo e per il brindisi…. vi faccio i miei più sinceri auguri.

Buon anno nuovo pieno di soddisfazioni e risultati! Daje!

Un anno di felicità, vera.

Un anno fa mi è cambiata veramente la vita: è nato Mattia.

Scrissi un post nel quale esprimevo l’emozione dell’attesa, poi la sequenza di immagini del parto che ti rimbombano nella testa, l’incontro del primo giorno di vita e poi la promessa che sarebbe diventato la persona più importante della mia vita. La suo arrivo mi ha reso fin da subito consapevole di una cosa: tutto non sarebbe stato più come prima.

E’ così, non esagero. Tutto non è più come prima. E’ molto più bello. Anzi, è meglio ed è ancora più indescrivibile di quello che si possa immaginare. Lo puoi capire solo vivendo questa esperienza.

Durante i primi giorni di vita ti addormenti ascoltando il suo respiro ed il tuo sonno rimane leggero perché hai la preoccupazione di non sentirlo, di esser poco attento e pensi possa succedere qualcosa. Cerchi tenerlo vicino pensando che sia più al sicuro. Il livello di attenzione è a livelli altissimi e non vorresti perderlo di vista un secondo. Il livello di dialogo ed interazione dei primi mesi è difficile, e non è semplice capire cosa voglia e ogni volta cerchi di intuire e intercettare, soprattutto quando non sta bene o si lamenta, cosa tu possa fare per fargli capire che ci sei. E’ difficile, stancante e stressante.

Con il passare del tempo lo vedi crescere e progredire. E’ piccolo, ma fa cosa incredibili. E’ piccolo, ma ti sembra stia crescendo velocemente. Alcuni momenti ti sembra che cresca anche troppo velocemente: vorresti ancora coccolarlo così piccolo, dolce e con quell’odore della pelle che ti manda in estasi e che ti rende impossibile stargli lontano.

Qualcuno pensa che un bambino ti cambi la vita perchè con il suo arrivo non puoi più uscire, non puoi stare con gli amici o non puoi goderti il tempo libero, e lo spazio personale si riduce: si è vero, è indiscutibile che lui richieda attenzione e non si può negare che modifichi le dinamiche e le abitudini di ogni componente della famiglia.

Ma il vero cambiamento non è questo.

Ti accorgi che ti ha cambiato la vita quando stai lontano da casa e non vedi l’ora di vederlo. Quando addormentandoti vuoi sentire il suo respiro perché è il suono più piacevole e rilassante che un uomo possa sentire. Quando torni a casa e ti sorride dicendo, a modo suo, Papà e non vorresti più partire. Quando facendo i primi passi verso di te, ti stringe con quelle manine piene di forza prima di cadere, facendoti sentire importante. Quando ti ride a singhiozzo perchè si sta divertendo e ti cancella dalla mente qualsiasi altra cosa. Quando piangendo, malgrado ancora non parli, ti fa capire che vuole qualcosa e ti rendi conto di esserci entrato veramente in sintonia. Quando giocando ti fa capire che per lui non è importante ieri o domani, ma adesso. Quando conoscendo una cosa nuova si stupisce incredibilmente, facendoti pensare all’importanza della scoperta delle cose semplici e del bisogno di continuare a stupirsi delle piccole cose anche da grande. Quando vorresti immortalare ogni piccola novità perché ti sembra il momento più bello del mondo o ancora quando ogni cosa che fai pensi di farla per lui.

Auguri piccolino di Papà per questo tuo primo anno di vita e grazie per avermi reso così felice.

Papà.

3… 2… 1… Happy new year!

E’ finito il primo decennio e per me questo finale è stato veramente con il botto! Al lavoro fino all’ultimo momento per concludere delle attività ancora pending, qualche disastro (tecnologico) da recuperare, progetti in partenza e qualche brutta notizia da comunicare e gestire. In generale, comunque il 2010 è stato grandioso e non sarà un anno che potrò facilmente dimenticare. Dalla nascita di Mattia, al cambio di azienda che è stato un vero e proprio rilancio professionale, il numero di persone che ho conosciuto grazie ai Social Network e ai vari network offline (se solo iniziassi una lista penso che potrei mandare in tilt il database di wordpress…), il numero di novità, la mole di informazioni, gli eventi e le cose che ho fatto sono veramente tante.

Come avevo anticipato nel precedente post ero alla ricerca dei miei nuovi propositi per il 2011, e mi sono preso qualche giorno di riflessione. Bene eccomi qui ad elencarli, anche se a differenza dell’anno precedente saranno un pò di più. Ecco cosa mi aspetto dal 2011:

  • una migliore organizzazione del tempo e dei viaggi in compagnia di mia moglie e del mio piccoletto
  • il consolidamento di un progetto partito nel 2010
  • l’avvio di un nuovo progetto che ho in mente da una vita con mio fratello
  • il conseguimento della cintura nera di taekwondo (non raggiunta l’anno precedente – Umpf!)
  • il superamento di almeno 3 esami dei 5 mancanti (non raggiunta l’anno precedente, e due – Umpf!)
  • una continua crescita professionale basata su etica e trasparenza
  • lo sviluppo e la diffusione della cultura e dei valori degli Indigeni Digitali

Mi piacerebbe anche che il 2011 fosse un anno di cambiamento per tutti: una maggiore diffusione dei valori della cultura digitale, una politica più giusta e corretta, una crescita esponenziale di persone che hanno voglia di rivoluzionare tutto quello che non va nella nostra società, nuove riforme per le Università e per le nuove imprese, finanziamenti per la ricerca, maggiori investimenti per le startup che nascono da giovani brillanti, il superamento del momento di crisi che viviamo da qualche anno e la diffusione di maggiore ottimismo e positività nelle persone.

Leggendo in rete un pò di buoni propositi mi è piaciuto molto quello che ha scritto Gianluigi sul suo blog WebConoscenza: meno opportunismo e più solidarietà, ricerca e condivisione delle cose che ci uniscono, meno televisione e più teatro e infine meno lavoro e più tempo libero (molto hacker).

Per concludere mando un augurio speciale ad alcune persone con le quali quest’anno ho condiviso veramente molti momenti personali e professionali speciali: David Funaro, Giuliano Iacobelli, Luca La Mesa, Roberto Macina, Nicola Celiento, Cristiano Severini, Francesca StanzaniNicola Mattina, Claudio Vaccaro e Andrea Serravezza 🙂 Grazie a tutti

Auguri a tutti, e…. Happy New Year!

PS: Se parte prima di mezzanotte vuol dire che ho l’orario del server errato! Damn!