La nuova AppleTV รจ l’inizio del futuro della TV. Perchรฉ?

Vi parlo di AppleTV, ma parto da una serie di riflessioni. Son sempre stato uno di quelli che la tecnologia nuova la compra subito, appena uscita, quando costa ancora uno sproposito, per provarla, capirla e valutarne le potenzialitร .

Mi ricordo ancora il mio primo dispositivo mobile e la prima volta che ho provato lโ€™iPad: feci follie per averlo, ma soprattutto mi ricordo ancora la sensazione che mi ha dato lโ€™IPhone, il mio primo iPhone e non parlo di uno smartphone in generale. Era piรน o meno la fine del 2009. Ero un poโ€™ in ritardo rispetto allโ€™uscita del primo smartphone Apple e la mia esperienza con Apple non era ancora iniziata: ero un fedele possessore di dispositivi differenti come Qtek e HTC. Quellโ€™anno mi arrivarono contemporaneamente un iPhone e un Macbook: a primo impatto il Macbook mi fece un effetto strano, una sorta di destabilizzazione a livello operativo, mentre lโ€™iPhone fu una scoperta. Mi emozionai riconoscendo nelle potenzialitร  di quel prodotto futuro che avrebbe cambiato molte cose.

E non scherzo quando parlo di emozione, non fatemi perรฒ passare per matto o per troppo nerd. Lo sono in parte, lo ammetto, ma dico sul serio. Iniziai ad usarlo e a sviluppare applicazioni, intuendo presto che cosa ci avrei potuto davvero fare: sperimentazione, tanta sperimentazione con la voglia di continuare a provare nuove tecnologie, integrandole e rendendole sempre meno invasive e piรน adatte a suscitare il coinvolgimento dellโ€™utente.

Mi son sempre domandato: โ€œCome puoi parlare, progettare e studiare le migliori esperienze e soluzioni, se tu per primo non hai provato qualcosa?โ€

In questi anni di tecnologie nuove, spendendo ed investendo soldi in acquisti che in qualche caso sono andati bruciati, ne ho provate anche troppe prima che sul mercato diventassero โ€œper tuttiโ€. Partendo da prodotti non necessariamente Apple โ€“ ovviamente โ€“ come Google Glass, Oculus, e tantissimi altri, passando da Apple Watch, fino ad arrivare allโ€™iPad Pro, alla sua Pencil e alla AppleTV.

Fino a qualche giorno fa, per quanto molti prodotti provati mi hanno fatto capire la tendenza e dove sta andando il mercato (vedi Oculus per esempio), nessun prodotto, come quando ho provato la prima volta lโ€™iPhone, mi ha dato quella stessa sensazione.

Eโ€™ successo con la nuovaย AppleTVย di quarta generazione. Di nuovo.

La sensazione รจ quella dellโ€™arrivo di un cambiamento e di tante opportunitร , sia per chi sviluppa software, sia per chi produce e vende servizi, ma anche e soprattutto per lโ€™utente. Non mi soffermo sulle caratteristiche tecniche del prodotto, perchรฉ quelle informazioni le trovate ovunque. Questo post, inoltre, non รจ una recensione di prodotto ma un mio punto di vista su quello che vedo in questo prodotto, nel suo ecosistema e nelle sue potenzialitร .

La domanda che mi sono posto, e che ora condivido con voi, รจ questa:

Perchรฉ la nuova AppleTV รจ lโ€™inizio del futuro della TV?

Le risposte a questa domanda sono tante, e le motivazioni girano tutte intorno ad un punto: la convergenza. E quando parlo di convergenza intendo tutto: esperienza utente, connessione, dati, interattivitร , ecosistema di applicazioni, gaming, entartainment e hub per la smarthome. Tutto, in un sistema connesso ad un dispositivo alla portata di tutti (la TV), semplice, e che puรฒ tornare a catturare lโ€™attenzione delle persone e della famiglia, come succedeva una volta con la TV, in una sorta di focalizzatore domestico, ย il mezzo โ€œcomodoโ€ per fruire di un contenuto da salotto con un pubblico eterogeneo.

In un report su Tv e Media di ConsumerLab di Ericsson (report 2014 e report 2015) di poco tempo fa, รจ emerso che il 59% degli italiani ha un tv connessa al web (smart tv, console,โ€ฆ). In particolare quello che gli italiani dicono di avere a casa connesso e collegato alla Tv (o a piรน TV) รจ:

  • 46% una console (PlayStation Sony, Xbox Microsoft, Wii Nintendo)
  • 10% Google Chromecast
  • 9% Apple tv
  • 8% Decoder Sky o altri dispositivi
  • 27% Nessun dispositivo

รˆ sicuramente interessante vedere che Chromecast ed AppleTV superano giร  i decoder. Ma la cosa interessante che emerge, รจ lโ€™intenzione dโ€™acquisto dei consumatori italiani. I primi due punti del risultato sono molto interessanti, e sono cosรฌ distribuiti:

  • 18% Google Chromecast;
  • 16% Apple Tv;
  • 13% Decoder Sky o altri dispositivi;
  • 10% una console (Wii Nintendo, PlayStation Sony, Xbox Microsoft);
  • 43% Nessun dispositivo.

Quello che non appare in questo report, e che perรฒ si trova in giro per la rete, sono i dati relativi alle SmartTv, alla loro diffusione e soprattutto al reale utilizzo. Alcune proiezioni dicono che la smartTV avrร  una distribuzione di oltre il 44% rispetto al totale degli schermi acquistati a livello globale, destinata ad aumentare fino al 73% per il 2017/2018.

Ora, a parte qualche report e dato alla mano, utile per comprendere meglio tutto, provo a sintetizzare alcuni punti di vista per rispondere alla domanda che mi sono posto sopra.

SmartTV vs AppleTV (e scatolotti esterni)
Avete mai comprato una smartTV? Immagino di si. Avete mai provato ad usarla realmente, connetterla ad internet, scaricare le app? Secondo me lโ€™esperienza รจ pessima, spesso non funziona ed il numero di applicazioni non รจ molto ampio. Lโ€™interazione stessa, con le poche app presenti una volta installate, รจ veramente scarsa a causa del telecomando che notoriamente fa il telecomando di mestiere, e non il joypad. Su questo punto si potrebbe inoltre aprire un mondo: le persone comprano una TV per le caratteristiche qualitative della TV (luminositร , grandezza, qualitร , design), e non per le funzioni internet, almeno attualmente. Dal mio punto di vista vincerร  la โ€œscatolettaโ€ di Apple con una esperienza studiata per esser semplice ed offrire i miglior servizi, un โ€œtelecomandoโ€ piรน semplice e usabile e fortemente integrato nellโ€™esperienza dellโ€™utente; sopratutto essa offre la possibilitร  di poter continuare ad utilizzare lo stesso apparato set-top-box indipendentemente dal dispositivo TV che, inoltre, lโ€™utente tende a cambiare con piรน frequenza per via di necessitร  e caratteristiche tecniche differenti.

Ecosistema APP e developer
Le app, nel progetto Apple, sono al centro dellโ€™esperienza utente e sono la base su cui costruire con lui una relazione privilegiata: dallโ€™iPhone allโ€™iPad, dal Mac allโ€™Apple Watch. Ed ora arrivano anche le app per la nuova AppleTV. Eโ€™ particolarmente interessante notare che allโ€™interno di questa non ci sia il browser: stanno cercando di forzare la mano come hanno fatto con Floppy, CD e standard vari. Ecco, questo credo sia un punto fondamentale della strategia: le APP. E se ci pensate รจ quello che ha reso lโ€™ecosistema Apple migliore rispetto allโ€™ecosistema Android fin dallโ€™inizio. App, community di developer, le linee guida piรน rigide e allo stesso tempo piรน strutturate, una minor frammentazione di dispositivi e soprattutto una diversa predisposizione di acquisto da parte degli utenti. Il limite attuale dello sviluppo delle app nelle SmartTV รจ proprio questo: diversi produttori di TV rilasciano TvOS piรน o meno differenti, il linguaggio di sviluppo delle applicazioni in questo ecosistema piรน complesso e meno completo, una community meno attiva e fedele, sistemi di revenue per developer meno coinvolgenti ed una utenza non predisposta (o cosciente) completamente allโ€™utilizzo delle funzionalitร  internet/app della TV.

Home Entertainment
Nellโ€™attuale App Store Mobile, il numero di applicazioni di gaming e lifestyle รจ molto alto ed il gaming ha giร  dei numeri molto alti, sia in termini di tempo speso, che di transazioni e spesa per utente. Gli utenti giocano, รจ palese. Considerando che il vantaggio dellโ€™ecosistema Apple sta proprio nella community di developer e โ€“ in questo caso โ€“ anche nello stesso linguaggio di programmazione ( a differenza di altri OS ), ritengo che il passaggio dei giochi esistenti da smartphone / tablet a tvOS sarร  fatto in uno schiocco di dita (e non a caso, giร  attualmente, il numero di giochi pubblicati nellโ€™app store per Apple TV รจ molto alto). Apple vuole posizionare il suo dispositivo nel segmento delle console low cost e dellโ€™ home entertainment alla portata di tutti. E questo proprio grazie al passaggio alla versione televisiva delle app per smartphone e tablet. Nellโ€™esperienza utente Apple, inoltre, un ruolo importante per attrarre soprattutto i nuovi giocatori occasionali รจ proprio nel nuovo telecomando, dotato di funzioni touch e sensibile al movimento.

OnDemand ed interattivitร 
Sono anni che si parla di TV On Demand e Tv Interattiva. Immaginate una televisione, connessa, in cui i canali sono semplici APP. Lo zapping non lo faremo piรน tra canali, ma tra contenitori e app in cui potremo interagire, personalizzare il contenuto e ricevere contenuti piรน in linea con le nostre preferenze, sempre piรน specifiche e sempre piรน aggiornate. Netflix ne รจ un esempio.

AppleTV come nuovo pc casalingo
La domanda che mi sono posto piรน volte, e che giร  al tempo dellโ€™arrivo dellโ€™iPad mi posi, รจ โ€œQuanto รจ importante un computer desktop a casa oggi?โ€. In effetti la risposta รจ nel tipo di utilizzo e lavoro che si fa, ma se penso a mia nonna o a tante altre persone che utilizzano il computer di casa come strumento di lettura, informazione e ricerca, ritengo che una AppleTV con le giuste APP di base (Facebook in primis, oltre a un client per la posta elettronica) e qualche applicazione specifica possa essere il giusto compromesso. Se poi questo fosse integrato con Tablet e Smartphone, allora direi che siamo al completo e possiamo fare indicativamente tutto. Ecco, diciamo che mia nonna, mia mamma o mia suocera, sarebbero utenti perfetti per un dispositivo del genere.

SmartHome e HomeKit: Apple TV come hub casalingo
Qualche tempo fa Apple ha presentato HomeKit, un framework per la gestione e lo sviluppo di applicazioni IoT ed il controllo degli accessori collegati alla rete domestica. A mio avviso Apple punterร  presto anche allโ€™integrazione totale di HomeKit : rendere la Apple TV lโ€™accentratore dellโ€™esperienza domestica in tutto e per tutto, oltre allโ€™entertainment e alla TV On Demand potrebbe essere la chiave per abbracciare tutti i momenti di comfort casalingo. Poi cโ€™รจ Siri, il perfetto maggiordomo di casa che risponderebbe a tutto, dal meteo alla posta, dalla musica ai film, fino alle ricette, alla temperatura di casa, allo stato di pagamento delle bollette o lโ€™accesso allโ€™home banking.

Dove vedo le opportunitร ?

Credo sia abbastanza semplice capirlo. Non rispondo dicendo โ€œin tuttoโ€ per non esagerare, ma se ci penso, direi che potrei rispondere in quasi tutti i settori in cui cโ€™รจ la necessitร  di attivare canali di interazione e informazione con lโ€™utente finale. Pensate da aziende del mondo fashion, automotive, banking, sport, gaming o anche ad aziende che producono servizi / prodotti IOT.

Ora, non vorrei passi il messaggio che la Apple TV sarร  lโ€™unico dispositivo esterno connesso alla tv che farร  una rivoluzione nellโ€™Home Entertainment. Sto dicendo che questo prodotto, connesso allโ€™ecosistema Apple, con lโ€™esperienza Apple, sarร  il vero inizio della rivoluzione del futuro della TV. Rivoluzione al pari del cambiamento introdotto allโ€™epoca dallโ€™iPhone. Poi, giustamente, mi auguro che ci saranno anche altri sistemi che si contenderanno il mercato, come รจ successo con Android nel mondo degli smartphone.

In IQUII abbiamo giร  iniziato a lavorarci da qualche mese. E a voi, vengono in mente progetti ed opportunitร ?

Buona visione ed intrattenimento.

 

People-Based Marketing e l’ADV di domani

Che l’AppleTv fosse un bomba atomica, ve l’ho detto. Che Facebook abbia rilasciato l’SDK per AppleTV, lo sapete. Che la TV stia per entrare nella sua seconda vita, immagino lo abbiate capito. Che l’ADV a cui siamo esposti รจ sempre piรน preciso e capillare, lo state notando e ne avevo giร  parlato parecchio tempo fa nel post “l’ADV che verrร “. Che siamo in un momento in cui i dati utilizzati, tra interessi, grafi sociali e localizzazione, siano ormai utilizzati per l’applicazioni in molti ambiti in modo pesante, anche.

Ora, immaginate l’integrazione di queste cose e poi pensate al momento in cui rientrate a casa, e vi sedete a guardare la vostra TV, connessa, al palinsesto che state guardando, ma soprattutto immaginate gli spot pubblicitari che si rimappano in funzione dei vostri interessi, delle persone che avete incontrato, dei luoghi in cui vi siete stati in giornata e che in modo interattivo vi incentivino a delle azioni.

L’ADV che verrร  sarร  people-based.

Sarร  basato sulle persone e le utilizzerร  come vettore di dati nel mondo reale, sarร  sempre piรน di prossimitร  e basato su interessi anche del contesto in cui la persona รจ presente. Entrerร  in piรน punti della nostra vita grazie all’interconnessione degli oggetti, nel momento giusto, con il messaggio sempre piรน vicino al nostro stile e punterร  alla cattura dell’attenzione delle persone cercando di anticipare esigenze, generandone anche di nuove, sempre piรน vicine alle abitudini delle persone.

Come dicevo parlando di Experience Graph,

Lโ€™intersezione dei dati di questi grafi, รจ quella che ho definito ormai un paio di anni faย Experience Graph: ossia un grafo in cuiย i dati di persone, interessi, oggetti diventano elementi di influenza di prossimitร  e di contesto.

Questo sarร  il People-Based Marketing.

Experience Graph: quando le persone diventano il veicolo di base del marketing

Vi รจ mai capitato di dire “Ne stavo parlando poco fa con un amico e adesso mi appare in Facebook” o pensare che Facebook ascolti quello di cui parlate in chat e telefono? A me si, non poche volte e ne sono sempre rimasto sorpreso. Immagino succeda un po’ a tutti quelli che sono particolarmente connessi.
Questo tipo di effetto si ha di solito quando si รจ focalizzati su tema ed รฉ un concetto legato all’attenzione selettiva: praticamente, banalizzando il concetto, vediamo ciรฒ che vogliamo vedere anche inconsciamente e riusciamo a filtrare, tra le tante informazioni a cui siamo esposti, solo quelle che – anche a colpo d’occhio – vogliamo intercettare. Per capirci, pensate per esempio a quando volete comprare una macchina di un modello specifico e vi sembra di vederne ovunque. Oppure quando state cercando una casa e sembra che intorno a voi ci siano annunci appesi in ogni dove o ancora quando, dopo aver deciso, vi sembra che si debbano sposare tutti e tutti parlino solo di quello.
Ecco quella รจ l’attenzione selettiva , non c’รจ nulla tecnologicamente avanzato, se non il vostro cervello. “Banalmente” dipende da voi.
Da un po’ di tempo perรฒ questa sensazione sembra farsi sempre piรน frequente e personalmente credo che un grosso contributo lo stia dando proprio la tecnologia, in particolare i dati legati alle preferenze delle persone, alle conversazioni e soprattutto la localizzazione. E questo in particolare si sta verificando in Facebook.
Praticamente sintetizzando, ogni persona, attraverso i dati che condivide grazie alle relazioni sociali, le preferenze che esprime online ed attraverso la propria posizione fisica rilevata dal dispositivo mobile, diventa un veicolo di influenza diretta ed indiretta.
Experience Graph
Experience Graph

 

Le persone influenzano le informazioni dello stream e lโ€™ADV di una persona non solo per interazione, ma anche per la propria posizione fisica, anche in assenza di una relazione sociale diretta. Per fare un esempio, se mi trovo in un contesto di un evento, le mie preferenze ed i miei dati diventano elementi di ridefinizione dellโ€™ADV di persone che sono presenti nello stesso contesto seppure non legate da una connessione di amicizia diretta, ma anche solo per la prossimitร  fisica.

In pratica il concetto รจ che se una persona รจ presente in un contesto sociale, un evento per esempio, รจ possibile che la conversazione che avviene fisicamente sia su temi di cui le persone presenti sono interessate e quindi il motore dellโ€™adv รจ in grado di ridefinire potenziali argomenti di interesse anche tra persone che tra loro non sono direttamente collegate. Ed ecco qui che ritorna la frase di โ€œNe stavo parlando proprio oggi allโ€™evento X, e adesso me lo trovo come argomento promossoโ€.

Negli ultimi anni siamo passati da grafo sociale, ad un grafo di interessi fino al grafo di oggetti grazie allโ€™arrivo dellโ€™IOT. Lโ€™intersezione dei dati di questi grafi, รจ quella che ho definito ormai un paio di anni fa Experience Graph: ossia un grafo in cui i dati di persone, interessi, oggetti diventano elementi di influenza di prossimitร  e di contesto.


Stiamo arrivando, facendo un paragone nemmeno troppo estremo, all’anno in cui, in Minority Report, i Precog erano in grado di capire non solo cosa succederร , ma anche come succederร , sull’intenzione. Per molti sembrerร  un concetto assurdo o fantascientifico, ma la veritร  รจ che non siamo piรน cosรฌ lontani da quella idea futuristica.

L’advertising che verrร : real time, profilato, attivo e a conversione immediata

Facebook acquisisce Wit.ai, una startup giร  presenteย in Y Combinator, fondata 18 mesi fa, con l’obiettivo di trasformare il linguaggio parlato in azioni. In poche parole, il sistema acquisisce uno stream audio, lo converte in testo attraverso un sistema diย voice-to-text, trasforma le informazioni della conversazione in dati strutturati ed espone la struttura analizzata tramite API per permettere a sviluppatori di terze parti di integrare nuove funzionalitร  e dati.

Esempio 1 : impostare la temperature del bagno

Riconoscimento della necessitร  manifestata dall’utente di impostare la temperature della camera da letto

Ho giร  letto alcuniย articoli, interviste e pareri online e nella maggior parte dei casi il focus della discussione verte sull’importanza della semplificazione per aziende e developer, attraverso API appunto, della possibile integrazione del riconoscimento vocale in applicazioni di terze parti.

Anche dal mio punto vistaย questo aspetto รจ particolarmente rilevante, ma di piattaformeย che stanno puntando al servizio di integrazione ne esistono altre ed in alcuni casiย sono sicuramente piรน avanzate.

L’opportunitร  perย Facebook potrebbe esser legata all’integrazione conย Messenger: immaginate di essere in grado di parlare a mani libere attraversoย Messenger, ย vederย trascritto il discorso in testo, e quindi inviareย il messaggio con comando vocale. Fantastico no? Ma non c’รจ nulla di nuovo in questo.

Google e Apple infatti, come sapete, hanno entrambi i loro sistemi di comando vocale come Siri, edย รจ giร  possibile utilizzare il voice-to-text per trascrivere il parlato in testo all’interno delleย applicazioni. In entrambe i casi i sistemi perรฒ sono progettati per gli esseri umani per permettere di dare ai dispositiviย dei comandi vocali piรน o meno complessi. Facebook potrebbeย invece concentrarsi nell’interpretazione del parlato per migliorare le chat tra persone integrando automaticamenteย emoticon, simboli o riferimenti/azioni.

Il fondatore di Wit.ai nel post in cui spiega l’acquisizione, dice:

Facebookโ€™s mission is to connect everyone and build amazing experiences for the over 1.3 billion people on the platform โ€“ technology that understands natural language is a big part of that, and we think we can help.โ€

Ma il punto non รจ qui, ed il valore enorme di questa acquisizione รจ altrove. Mi spiego.

Facebook fino ad oggi non ha fatto acquisizioni ย – solo –ย per generare una nuova esperienza: Facebook fa acquisizioni per fare business, il suo business, e farlo in modo sempre piรน preciso. Ed il business di Facebook รจ l’ADV.

L’ha fatto con Instagram aggiungendo allo stream fotografico adv e post sponsorizzati, potendo analizzare iย datiย di preferenze, i tag e la localizzazione degli utenti. Lo ha fatto con Whatsapp, analizzando le conversazioni private e poterย fare retargeting adv su Facebook. Lo ha fatto con Glanceeย con la geolocalizzazione, oggi anche rilevata dall’applicazione in background per poter proporre nuove amicizie e possibili conoscenze.

Ora arriviamo al punto e partiamo con un esempio: immaginate che a seguito di uno status su FB, di un messaggio su Whatsapp o Messenger in cui l’utente manifesta l’intenzione, con amici taggati, di andare a cena e mangiare un hamburger, a San Francisco.

L’attuale ADV prevede giร  la possibilitร  di presentarvi un ADV profilato per le informazioni scritte dall’utente o presenti nel profilo. E anche fin qui nulla di nuovo.

Ma con la nuova acquisizione tutto diventerebbe piรน completoย come segue:Esempio 3 - Prenotare un ristorante per 3 persone

E da un semplice status update, proprio grazie Wit.ai, si avrebbe il dato strutturato in questo modo:

  • Esigenza: andare a cena /ย prenotare
  • Persone: 3
  • Luogo: Barney’s Burger
  • Data: 27 aprile

Ora immaginate se,ย invece di apparire il solito ADV con foto e payoff piรน o meno generico, vi apparisse un adv conย action diretta, i dati precompilati e possibilitร  di prenotazione immediata e conversione senza ulteriori click da parte dell’utente:

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Possiamo quindi pensare all’ADV come qualcosa non solo di rimando, ma di azione? Secondo me si. Piรน che mai perchรจ giร  Facebook sta testando i tasti con action dirette (book, view, rates..) all’interno delle fan page.

L’advertising del futuro realtime, profilato, attivo (e interattivo) e con la possibilitร  di conversione immediata (e fortemente misurabile).

E Facebook e Google sono molto avanti, e a mio avviso pronti, per poterย realizzare uno sviluppo del genere.

I social network, il cocco, le bibite e la paura di esser tagliati fuori

Immaginiamo una spiaggia lunghissima di qualche chilometro: spazi enormi, tantissime persone presenti.

A sinistra un venditore di cocco inizia il suo percorso verso destra. Alla parte opposta, a destra, un venditore di noccioline, snack e bibite inizia il percorso verso sinistra. Nessuno dei due e a conoscenza dell’altro, ma entrambi hanno qualcosa in comune: la voglia di fare business. Partono alla conquista della spiaggia, sanno che non sarร  semplice conquistare tutto.

Cocco bello, cocco…” strilla il venditore di cocco mentre cammina a passo spedito in spiaggia, tra gli ombrelloni, con il suo secchio pieno del suo prodotto. Il suo modo di attirare l’attenzione รจ efficace e caratterizzante: la sua voce, la sua cantilena ed il suo accento si riconosce a distanza. Accontenta molti utenti con il suo prodotto, il suo modo di fare la relazione diretta con le persone, anche se ne perde alcuni che non amano il cocco. Ma lui รจ determinato e focalizzato: vuole vendere il suo cocco, il migliore cocco in circolazione e lo fa con un prezzo alto per molti, ma non ha concorrenti su quella parte di spiaggia e puรฒ permetterselo.

Noccioline, snack… bibite fresche!” ed un gingle musicale di sottofondo accompagna invece il secondo venditore mentre fa il suo percorso. Lui รจ piรน lento, percorre meno velocemente la spiaggia perchรจ รจ appesantito da un carretto piรน impegnativo che gli permette perรฒ di mantenere le bibite – piรน pesanti – fresche. Il suo servizio รจ piรน completo, ma richiede un maggior sforzo da parte sua e gli utenti devono avvicinarsi al carretto che cammina solo sulla sabbia bagnata.

Tutti e due lavorano, hanno i loro clienti e procedono verso il centro.

Poco dopo la metร  del percorso si incontrano. Non ci sono accavallamenti apparentemente e non sembrano tenersi in considerazione.

Continuando il percorso cominciano ad accorgersi di qualcosa di strano. Piรน avanzano e cresce la distanza dal punto di partenza, piรน diventa difficile vendere i propri prodotti. Chi ha le noccioline non vuole il cocco e ha giร  speso dei soldi. Ma succede anche il contrario: chi ha il cocco non vuole noccioline, ma il cocco mette sete e compra l’acqua.

Qui ha inizio la convergenza: il venditore di noccioline, snack e bibite inizia ad insediare il territorio ed il clienti dell’altro venditore.ย Il venditore di cocco, preoccupato del suo mercato e pensando di colmare un’esigenza dei suoi utenti, dalla mattina successiva inizierร  a vendere anche le bibite. Per farlo si doterร  di un carretto, piรน grande di quello del suo concorrente, che non gli permetterร  piรน di esser piรน veloce e snello in spiaggia come prima. A sua volta il venditore di noccioline, vedendo un agguerrito avversario muoversi in una certa direzione, si doterร  anche lui di cocco, di chupa chups e altri piccoli prodotti.

Fine della storia.

Non c’รจ una vera e propria morale in questo racconto, ma questa storia secondo me sintetizza bene quello che sta succedendo con i social networkย e la loro convergenza evolutiva:ย Google vuole fare Facebook, Facebook vuole fare Foursquare, Instagram fa Twitter, ma Twitter vuole esser anche Instagram…

Da qui una riflessione personale: in tutti e due i casi i venditori perderanno di vista le loro caratteristiche principali, il loro core business iniziale e la centricitร  su quegli utenti che avevano all’inizio con un prodotto mirato ed un servizio studiato ad hoc. Tutti e due faranno un po’ tutto sperando di cannibalizzare il piรน possibile l’altro, aggiungendo servizi e prodotti che “funzionano” per il concorrente, senza verificare l’effettiva esigenza, la migliore esperienza e senza concentrarsi su quello che veramente sanno fare bene.

Stefano Bernardi, che ringrazio, citando un mio tweet mi ha segnalatoย l’effettoย FOMOย – Fear of Missing Outย ย ossia la pauraย di rimanere tagliati fuori. Questo genera una convergenza fisiologicaย e va a discapito dell’innovazione e della qualitร  del servizio all’utente.

E’ giร  successo, sta succedendo di nuovo con Twitter, Facebook, Instagram e succederร  ancora: รจ fisiologico e tutto questo ha pro e contro. Da una parte genera un appiattimento delle piattaforme, dall’altra genera spazi verticali per nuove imprese e nuovi servizi maggiormente focalizzati sulla propria competenza e sul proprio valore.

 

Sliding Doors

Vi racconto la mia giornata completamente twittata e condivisa in rete oggi.

Tutto inizia con il suono della sveglia delle 5.00.

Oggi riunione a Parigi, un pรฒ di shopping, toccata e fuga e poi rientro a Roma. La giornata inizia prestissimo: la sveglia alle 5 del mattino sembra il bigbang. Preparazione rapida e via, taxi e direzione Fiumicino. Alle 6.00 checkIn in aeroporto e alle 7.00 partenza per Paris. Lโ€™arrivo allโ€™aeroporto di Parigi Charles De Gaulles รจ previsto per le 9.10, il volo รจ tranquillo e lโ€™atterraggio puntuale. Dopo una lunga e piacevole riunione con il cliente, saluto tutti e me ne scappo di corsa, approfittando dalla giornata splendida parigina per fare due passi. Faccio uno spuntino alle 13 da Linaโ€™s , poi una veloce una passeggiata verso le 14 al Louvre ed infine partenza per tornare a Roma con il volo delle 15.30. Arriverรฒ a Fiumicino per le 17.40, con il giusto tempo di passare da casa, fare una doccia ed andare a cena con un paio di amici alle 20.

Aspetta aspetta, rewind: torniamo al momento in cui mi รจ suonata la sveglia, e vi racconto la giornata, vissuta in parallelo.

Accc!! Mi ero dimenticato di disattivare la sveglia. Di solito non riprendo sonno e cosรฌ mi sono messo scrivere due righe sul mio blog in attesa dell’inizio della giornata. Alle 5.30 trovo in rete un amico che vive negli States e dopo una breve discussione mi domanda: โ€œTi fidi delle informazioni in internet?โ€. Sono rimasto un pรฒ spiazzato dalla domanda ma poi parlando del piรน e del meno mi รจ venuta in mente un idea per un esperimento e mi sono messo subito al lavoro dalle 6.00 alle 7 circa. Alle 9 sono uscito di casa per fare un paio di commissioni personali e poi sono andato in ufficio. La mattinata รจ trascorsa tranquillamente. Alle 13 sono sceso a mangiare una cosa rapida sotto lโ€™ufficio e dalle 14 alle 15.00 ho fatto una riunione. Alle 20 cena in serata mi vedrรฒ con due miei amici.

A quale dei due racconti credereste? Praticamente alle 5 del mattino ho dato inizio al mio sliding doors, che si รจ poi ricongiunto alle ore 20 per cena.

Bene, questo รจ stato il mio piccolo esperimento: simulare lo sliding doors, vivere per una giornata intera una dimensione parallela, virtuale e far credere a tutti che la mia giornata si sia svolta realmente cosรฌ, utilizzando gli strumenti di comunicazione che, tutti, abbiamo a disposizione e dei quali ci fidiamo, a volte, troppo.

Lโ€™esperimento รจ iniziato con qualche ricerca veloce: voli di aerei, distanze e percorsi, orari ed indirizzi e qualche dettaglio. Poi ho creato una timeline sulla quale ho messo un piano dei tweet (schedulati cosรฌ da evitarmi di doverli fare manualmente), lโ€™elenco dei checkin per simulare e comunicare la mia posizione ed i miei spostamenti, qualche info di dettaglio da tweettare per far sembrare piรน vera la giornata.

Nessuna collaborazione, un solo complice: mia moglie. Lei sapeva tutto questa mattina ovviamente, ma solo per evitare una bomba atomica! Vi immaginate la sua faccia, se avesse letto su Facebook che stavo a Parigi e non le avevo detto nulla!?

Durante la giornata ho dovuto fare molta attenzione ad alcuni aspetti: dal telefono spento durante la fase dei voli aerei, la disattivazione della localizzazione automatica di Android su Latidude, le risposte via email. Ho dovuto gestire i commenti su facebook, twittare senza geolocalizzazione, evitare CheckIn (veri) ed interagire sugli altri social in momenti ed orari opportuni per evitare che tutto lโ€™esperimento fallisse a causa di qualche contraddizione. Non volevo che nessuno sapesse che si trattava di un esperimento, anche se a qualcuno il dubbio รจ venuto… Ho inviato su Twitter qualche frase con contenuti mirati e testi che comunicavano il mio coinvolgimento (la fretta, le osservazioni sul contesto e qualche, finto, dettaglio). Ho condiviso tutto anche su Facebook, FriendFeed e FourSquare.

Ora, aldilร  dellโ€™aspetto ludico e divertente nel vedere i commenti delle persone, i like e le risposte su Twitter, vorrei fare qualche considerazione sullโ€™esperimento e tirarne fuori qualcosa di riflessione.

Prima di tutto la privacy. Secondo me lโ€™esperimento dimostra che la privacy puรฒ essere gestita gestendola e i dati personali possono esser comunicati e condivisi come vogliamo, dipende principalmente da noi e da quello che decidiamo di far sapere, come e quando. La crescita dei social network, la diffusione di strumenti di condivisione, lโ€™utilizzo della rete in modo scriteriato di molti utenti e la mancanza del rispetto della netiquette ci deve comunque far prendere in considerazione la possibilitร  che qualcuno possa “condividereโ€ in rete, senza autorizzazione e a nostra insaputa, informazioni su di noi. Immaginate il tweet di un amico che dice di averci visto in via tal dei tali o la condivisione di una foto che ci ritrae in un determinato momento, senza che nessuno ci abbia richiesto l’autorizzazione. Con questo non sto dicendo di mentire in rete, anzi, ma di gestire la propria privacy ed esser consapevoli di quello che stiamo mettendo on line.

Ci sono molti post che parlano di problematiche relative alla privacy e ai social network, ma io sono dell’idea che tutto รจ riconducibile maggiormente a quello che vogliamo condividere. Vi segnalo un paio di post in particolare: uno di Luca Perugini che parla di Galateo ai tempi di FourSquare, e le slide di Catepol al VesuvioCamp2010 nelle quali accenna alla Regola della nonna e di come dovrebbero comportarsi gli utenti allโ€™interno dei social network. Secondo me sono considerazioni semplici, ma da tenere bene a mente.

La seconda รจ la fiducia verso Internet crescente. Quando poco fa ho detto a qualche persona che รจ stato tutto un gioco, e che sono sempre stato a Roma, la domanda che mi ha piรน colpito รจ stata: โ€œMa lโ€™hai scritto su Facebook, pensavo fosse vero!โ€. Agghiacciante. Una volta questa cosa si diceva della televisione e dei telegiornali, oggi, si dice di Internet (giร ?!). Da un lato mi sembra un bene, vuol dire che lโ€™attenzione si sta spostando verso la rete, dallโ€™altra lo ritengo un problema: se adesso lo dice Internet, Deus Ex machina, a prescindere รจ vero?

C’รจ poi il discorso degli strumenti che abbiamo a disposizione. In questi giorni in rete si รจ parlato molto di FourSquare, dei suoi punti di forza e delle sue debolezze, delle funzionalitร  e dell’utilitร  dei sistemi di geolocalizzazione. Si รจ discusso in particolar modo della possibilitร  di fare checkIn su delle location senza esser realmente sul posto. Personalmente non condivido lโ€™utilizzo di 4SQ in questo modo, poichรจ, anche se รจ un gioco ed il sistema attualmente lo permette, mi domando che senso abbia dire di esser in un posto e poi esser altrove. A questo punto la domanda giร  girata in rete รจ stata: esiste un modo corretto di utilizzare gli strumenti della rete?

Sono dโ€™accordo con chi dice che, proprio perchรจ si tratta di strumenti, ognuno รจ libero di utilizzarli come meglio crede: io aggiungerei alla frase “con senso di responsabilitร , attenzione e consapevolezza“. Si attenzione e consapevolezza perchรจ “quando parliamo in rete” – citando Gianluca Diegoli al #4sqconf – ” รจ come se il mondo fosse in CC“, ed ogni cosa detta rimane e sarร  visibile anche a distanza di tempo.

Per quanto riguarda Foursquare nello specifico, mi auguro che inibisca quanto prima la possibilitร  di effettuare CheckIn fuori area. Ne guadagnerebbe il social game e anche lโ€™attendibilitร  dei Poi generati dallโ€™utente.

A l’utilizzo degli strumenti della rete infine mi aggancio per porre attenzione sulla responsabilitร  degli utenti nei confronti di internet. La rete รจ in costante crescita da quando รจ nata e sta diventando un enorme contenitore di dati. Tutti i giorni utilizziamo Internet per cercare, informarci e condividere. Tutti possiamo beneficiare di un sistema democratico, gratuito e globale. Alimentare il sistema con informazioni errate o non classificate รจ dal mio punto di vista irresponsabile. Se non ci preoccupiamo oggi di strutturare le informazioni, ci troveremo ben presto nel marasma di dati destrutturati ed inutili. Possiamo impegnarci nella ricerca, nella progettazione di sistemi di analisi di dati basati su reti neurali, ambire ad un web semantico, discutere sugli opendata e quant’altro ma prima o poi ci troveremo a lavorare quantitร  enormi di dati spazzatura.

Vabbรจ, era un momento di elucubrazioni mentali… Voi come la vedete?