PENSIERI SPARSI

La Convergenza Evolutiva dei social

La scienza definisce Convergenza Evolutiva il fenomeno per cui specie diverse che vivono nello stesso tipo di ambiente, o in nicchie ecologiche simili, sulla spinta delle stesse pressioni ambientali, si evolvono sviluppando per selezione naturale determinate strutture o adattamenti che li portano ad assomigliarsi fortemente. Tali specie sono dette convergenti.

Come avevo scritto in qualche post fa “La strana convergenza dei social” questo fenomeno, la convergenza evolutiva, si sta verificando anche all’interno di internet, agli strumenti e alle piattaforme del web: sistemi con funzionalità, target e segmenti di mercato differenti, spinti dalle veloci dinamiche della rete, dall’evolversi delle abitudini degli utenti e dalle pressioni derivanti – in molti casi – da modelli di business non sempre monetizzabili, integrano le stesse caratteristiche e strutture di altri sistemi, con l’obiettivo di attirare altri utenti, raggiungere la massa critica ed aggiudicarsi il titolo di mainstream. Ogni funzionalità accolta in massa dagli utenti, diventa una best practices e viene replicata sugli altri.

Di casi eclatanti, oltre quelli già descritti nel precedente post di agosto, ce ne sono stati altri e la convergenza prosegue a grandi passi.

Twitter ha aperto alla grande massa aggiungendo funzionalità di geolocalizzazione, condivisione di oggetti multimediali, le liste e una gestione più dettagliata dei profili degli utenti. Intorno a Google rumoreggia l’uscita di GoogleMe e procedono acquisizioni ed integrazioni di piattaforme di pagamento elettronico e prepara la sfida al social gaming e ai pagamenti virtuali.

Facebook integra nella sua piattaforma i gruppi, le funzionalità di gestione documenti e le notifiche facendo evolvere le comunità e le nicchie. Dal punto di vista della localizzazione avvia Places e lancia ufficialmente la piattaforma di Deal e le funzionalità di rewards, cominciando la vera battaglia a Foursquare dal punto di vista del local marketing e a Groupon, attraverso funzionalità di vendita di coupon-offerte a gruppi di utenti.

Foursquare dal canto suo, sentito il fiato sul collo di altri sistemi emergenti come Shopkick o Checkpoints, decide (finalmente) di fare un pò di battaglia ai Check-In fasulli e recuperare un pò di credibilità e attendibilità verso il lato business e non solo gaming.

Nasce Miso, un social che permette agli utenti di fare CheckIn, in modo simile a Gowalla e Foursquare, su un programma televisivo, condividere con gli altri commenti e messaggi e guadagnare badge.

Linkedin lancia Signal e si proietta nell’orgia social integrando i feed da Twitter e gli status da LinkedIn, migliorando la ricerca avanzata e i trending topics, e dando la possibilità agli utenti di segmentare le ricerche per rete di appartenenza, mercato o per azienda.

Dal lato del photostream Flickr dopo aver integrato la localizzazione delle foto ed il tagging degli utenti, sembra essersi fermata. Intanto nasce Instagram, che non è ancora un mainstream che integra funzionalità di cross posting, sharing di foto, commenti e like, assomigliando a Twitter.

Insomma l’ecosistema della rete si comporta nello stesso identico modo dell’ecosistema biologico, dimostrazione che la rete è fatta di persone. To be continued…

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Instagram: una semplice app che genera dipendenza emotiva

Da qualche giorno sono tornato in possesso di un appleFonino: l’iphone4. Questo mi ha permesso di mettere da parte (finalmente) il Blackberry che avevo da Aprile e ricominciare ad utilizzare varie app divertenti che su iPad non potevo sfruttare al massimo.

Chi mi segue su Twitter, Facebook o altri social, avrà notato che da qualche giorno condivido foto scattate in qualunque posto e a qualsiasi cosa o persona. Le foto hanno la caratteristica di sembrare foto d’epoca, anticate e simili al formato delle polaroid. Emozionali, aggiungerei.

L’applicazione che sto utilizzando e che ha catturato completamente la mia attenzione tanto da generare in me “dipendenza da foto” – e credo di non esser l’unico: lucasartoni, yoriah, bastetinthesky … – si chiama Instagram (Download gratis). Si tratta di una piccola semplice app che permette di scattare foto, invecchiarle con alcuni effetti (10) , condividerle, cross-postarle e geolocalizzarle su diversi social (Facebook, Twitter, Flickr, Foursquare e Tumblr). La particolarità inoltre è la funzione di following dei propri amici e soprattutto la possibilità di poter ricevere notifiche sulla pubblicazione di foto, commenti e like in modalità push, un pò come avviene su Twitter, solo che al posto di 140 caratteri c’è una foto.

Qualcuno potrebbe dire, “E cosa c’è di nuovo?” In effetti praticamente nulla, se non la semplicità di utilizzo, caratteristica principale del sistema.

Sul sito ufficiale, il team di Instagram descrivere l’applicazione come un “divertente e bizzarro modo di condividere la tua vita con gli amici attraverso una serie di immagini. Scatta una foto, quindi scegliere un filtro per trasformare il look and feel del tiro in una memoria per tenere in giro per sempre.

Instagram è un applicazione sviluppata dallo stesso team stava sviluppando Burbn, un servizio iniziato da Kevin Systrom in HTML5 che permette di effettuare check-in su Foursquare e cresciuto grazie all’investimento di 500.000 dollari in finanziamenti da Ventures Baseline e Andreessen Horowitz all’inizio di quest’anno. Burbn però non è mai stato lanciato ufficialmente poichè il team ha deciso di focalizzarsi su Instagram, individuando in questa un vero potenziale da sfruttare grazie alla popolarità di Flickr, l’utilizzo di Facebook, l’interesse per Daily Booth ed il momento positivo per il social-foto-sharing.

Leggendo dei post in giro della rete ho trovato alcune informazioni che confermano e danno ragione alla scelta del team: infatti secondo alcuni rapporti pubblicati, Instagram ha già raggiunto oltre 200.000 utenti e ben oltre 750.000 foto caricate , così come confermato anche dal co-fondatore Kevin Systrom durante un intervista “750.000 foto? La cifra reale è di gran lunga al di sopra di questo valore”. Secondo un rapporto del New York Times , il servizio ha inoltre raggiunto la frequenza di caricamento di una foto ogni secondo.

Da un punto di vista tecnico l’applicazione di Instagram è piuttosto semplice e non utilizza particolari personalizzazioni nelle logiche di navigazione e questo la rende facile da utilizzare. La piattaforma web invece in se e per se è piuttosto base: non ha ancora funzionalità specifiche per l’utente sul web se non la modifica dei dati personali, non espone API per poter effettuare mashup e non ha funzionalità di streaming. Credo sia solo questione di tempo comunque.

Instagram, secondo me, può esser un esempio di come un app fatta bene e semplice possa esser più efficace di una buona idea, non sviluppata. Per molti versi è il prodotto giusto al momento giusto: wireless a banda larga in pieno boom, crescita esponenziale degli smartphone come iPhone (e iPod), iperconnessione e social mania crescente.

Chissà se diventerà un mainstream per il foto-sharing o verrà acquisito prima da qualcuno…. chessò da Yahoo per rimpiazziare Flickr, o magari proprio Facebook!

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Internet for peace. Il marketing “buono” esiste

Nel novembre del 2009 il professor Umberto Veronesi scriveva un articolo, pubblicato anche sulla Stampa, in occasione dell’uscita del numero di Wired che lanciava la candidatura di Internet per il Nobel per la Pace. Un appello firmato anche da Giorgio Armani, dal Nobel Shirin Ebadi, Riccardo Luna, Negroponte, Chris Andersoon e molti altri ancora.

Da li in avanti di Pace e Scienza, di Internet, libertà e della rivoluzione digitale, ne abbiamo discusso un pò tutti, abbiamo criticato, condiviso e promosso l’iniziativa: da Veronesi a tanti altri premi Nobel, Luna e suoi interventi in sedi governative, dalle testate giornalistiche ai blog, da facebook a twitter, fino ai Flash Mob for Peace.

Alla fine il premio è stato assegnato a Liu Xiaobo, oppositore al governo cinese. Internet non ha vinto, ma questa è stata una grande iniziativa, sono stati presentati e diffusi tanti giusti princìpi ed un manifesto importante. E’ stato un bellissimo il progetto ed è stata una grandissima campagna. Grazie all’iniziativa Internet for Peace, Wired ha praticamente creato un “movimento” per far riconoscere Internet come strumento di costruzione di massa, di pace, libertà e democrazia, come giustamente evidenziano quelli di Ninja Marketing nel loro post.

Per molti questa è stata una vera e propria campagna di Marketing e niente altro. Personalmente non la vedo così.

Anche se questo “scoop” è stato per molti una delusione, e per quanto anche io mi sia sentito un pò preso in giro, trovo che l’iniziativa sia stata fatta per una giusta causa e ritengo che sia stato un utilizzo “buono” del marketing. Forse uno dei pochi casi in cui un brand si fa promotore di argomenti condivisi per dare visibilità al proprio marchio, attraverso iniziative benefiche, pacifiste o umanitarie.

Complimenti a Wired e a tutti quelli che hanno alimentato attivamente l’iniziativa.

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Telecom: il call center su Twitter? Bello, se non è solo marketing

A partire dal 30 settembre, Telecom Italia, con un comunicato pubblicato sulla sezione corporate del proprio sito, ha avviato il nuovo canale di assistenza su Twitter e Facebook. La notizia è rimbalzata sui principali siti internet, testate, borsa italiana, siti tecnologici e blog, su twitter stesso e su molti status degli utenti, tra curiosità ed entusiamo.

Dal comunicato si evince che l’obiettivo principale di questo nuovo canale è quello di creare una comunicazione dedicata ai propri clienti e caratterizzato da un’interazione diretta ed immediata e dalla velocità nei tempi di risposta a tutti gli utenti. Il nuovo canale permetterà ad un team specializzato di rispondere durante la giornata a domande e segnalazioni nelle pagine Telecom Italia, Tim e Impresa Semplice su Facebook e su Twitter. Da quanto comunicato inoltre, gli specialisti del team di Telecom Italia avranno le competenze per rispondere a diverse esigenze, sia consumer – fisso e mobile -, sia a tematiche proprie del mondo business, e risponderanno dal lunedì al venerdì. Telecom, che da qualche anno sta investendo in nuovi media e sta aprendo a nuovi canali comunicativi per rimanere in contatto con i propri utenti, con questo progetto si propone come la prima società in Italia a lanciare una nuova attività di caring (twitter care come definito da Mantellini) evoluto nel mondo dei Social Media.

Da una parte c’è da riconoscere a Telecom l’importante passo nel campo della comunicazione: chi conosce infatti le regole di governance che indirizzano la comunicazione delle grandi aziende, sa che una scelta di questo tipo non è facile da far digerire e non è così scontata e banale come sembra. Personalmente però non riesco a vedere questa operazione solo come un passo verso il cliente, ma bensì un operazione markettara. Altro che social crm, clienti ed altro.

Prima di tutto ritengo questa operazione di Telecom semplicemente una rincorsa ad un mercato non ancora presidiato in modo importante: analizzando un pò la presenza degli operatori sui social network partendo da Facebook, possiamo notare infatti che Vodafone con i suoi 560mila fan, è il primo operatore, seguito da Tim (50mila fan), Tre (40mila fan) e Wind (30mila fan), mentre per quanto riguarda i sistemi di microblogginng invece Tre Italia , da tempo attiva, può contare su oltre 11mila follower di twitter e quasi 1.400 su FriendFeed, seguita da Vodafone (5000 follower), Tim (circa 1000) e Wind (meno di 500). Probabilmente qualcuno in Telecom ha capito che quei pochi utenti italiani in Twitter, sono quelli che in qualche modo poi influenzano la rete: e allora perchè non iniziare a farsi vedere un pò, come fa già Tre?

Andando oltre, vi è mai capitato di chiamare il 187 per problematiche tecniche?  Penso di si. Vi sarete sentiti rispondere sicuramente con soluzioni estremamente tecniche tipo “riavviare il pc“, “riavviare il router“, “spenga il firewall“, “aggiorniamo i driver“, “installiamo un antivirus” o altre risposte di questo tipo, quando il problema, palesemente, è lato Telecom. Oppure, avete mai chiamato per avere informazioni relative a bollette e pagamenti? Beh, provate a chiamare, poi attaccate e chiamate di nuovo. Ogni operatore vi darà risposte completamente diverse e la cosa stupefacente sarà che nessuna è vera. A me sta succedendo da quando ho fatto il trasferimento della linea verso Fastweb (…non che sia meglio di Telecom). La sensazione è che le persone non siano preparate vero?

Si. Il problema secondo me NON è il mezzo di comunicazione, ma solo ed esclusivamente il contenuto, quello che gli operatori comunicano al cliente. Spesso infatti chi risponde non è all’altezza delle problematiche poste dal cliente, non è formato sulle tematiche tecniche o commerciali o non è aggiornato su quanto comunicato su altri canali dall’azienda stessa. Trovo assurdo che un azienda come Telecom, che ha nel servizio 187 una delle maggiori inefficienze verso il cliente (qualità e contenuto), pensi di risolvere la comunicazione con gli utenti aggiungendo un altro strumento invece di modificare l’approccio, formare le persone del call center e migliorare i processi verso il cliente. Mi auguro, e lo dico senza interesse visto che ormai sono su altro operatore, che le persone che risponderanno da twitter siano persone di Telecom – non dei PR come succede per altri servizi – o per lo meno siano veramente preparate come affermato nel comunicato.

Infine mi chiedo come mai una notizia del genere debba avere tutto questo eco, come se comunicare con il cliente sia per un azienda una grossa novità e vorrei evidenziare che non stiamo parlando della ditta Formaggi e Salumi con sede in aperta campagna (e che forse comunica di più con i propri clienti). Stiamo parlando di Telecom, la prima società di telecomunicazioni italiana che, in teoria, dovrebbe permetterci di comunicare e che, oltre a non riuscirci bene (vedi migliaia di persone che tutt’oggi non posso avere un adsl), dovrebbe esser tra le prime ad esplorare nuovi canali per migliorare la relazione e la comunicazione con il cliente.

Mi domando: potremmo quindi dire addio alle frustranti, lunghe ed inutili attese al telefono e poter invece chiedere assistenza o informazioni a Telecom Italia tramite Twitter?

Io un tweet di richiesta l’ho inviato (e sono stato forse uno dei primi). Per adesso la mia domanda è stata girata ad un altro account, che poi mi ha chiesto di fare follow per potermi mandare un DM. Per adesso sono passati 3gg, ma giustamente (!?), il sabato e la domenica non rispondono.

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Senatur Per Quanto Resisti, ancora?

Non mi piace scrivere di politica e soprattuto di certi politici, ma a volte, certe affermazioni, ti fanno veramente cadere le braccia: “L’acronimo S.P.Q.R.? Qui al nord si dice ‘Sono porci questi romani‘”.

La frase in se stessa è stupida e si tratta di una battuta vecchia come il mondo. Ma il problema non è la frase. Il problema è l’eco che questa frase ha quando a dirlo è un deputato della Repubblica Italiana. Bossi. E tutti quelli che si porta dietro.

Io sono romano, e anche se il comportamento di quest’uomo mi fa arrabbiare da morire, onestamente non mi sento offeso da questa frase. Non mi sento offeso perchè ho sempre ritenuto Bossi un politico – se così si può definire – non degno del titolo che porta e dell’incarico istituzionale che ricopre, sia in termini di professionalità sia etici.

Come si può dar peso ad uno che attacca il tricolore in più circostanze, condannato per vilipendio alla bandiera Italiana (ha pagato solo 3000 euro contro i 3 anni di reclusione che gli spettavano), punta alla secessione e proclama la Padania una Repubblica federale indipendente e sovrana, indagato e condannato durante il periodo di tangentopoli per finanziamenti ai partiti, deride l’inno di Mameli puntando il dito medio sulla frase “…e schiava di Roma…”, incita all’utilizzo delle armi e della forza per avere l’indipendenza della Padania, crea il parlamento padano in barba alla Costituzione Italiana e propone una riforma scolastica per permettere l’insegnamento al nord ai soli insegnanti padani. Insomma tutte piccole birbanterie. No?

Mi domando fin quando questo atteggiamento verrà tollerato dalle istituzioni e non sanzionato, per quanto ancora dovremo vederlo al governo o anche solo in parlamento o al senato, e soprattutto mi domando quanto ancora le persone possano continuare a votarlo.

Senatur, Per Quanto Resisti ancora? Ovviamente non è un mal augurio, non sia mai…

Dice giustamente Nichi Vendola su Twitter : “chi fa politica nel nostro Paese dovrebbe ingentilire il linguaggio ed irrobustire il pensiero“. Condivido pienamente.

Chiudo postando un link, forse utile, per capire la gravità di alcuni gesti, di alcune azioni ed affermazioni e che forse qualcuno dovrebbe stampare e portare a più di un politico. La costituzione Italiana.

UPDATE 28 settembre 2010 – ore 17.40
Come giustamente si poteva immaginare e dopo l’uscita del post, ecco che il Corriere riporta il monito del Premier Berlusconi al ministro Bossi:  “Da Bossi solo una battuta Ma bisogna comportarsi da ministri“. Beh molto bene, come giustamente dice Insopportabile su Twitter, da oggi dare del porco a qualcuno sarà ironico.

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#newTwitter: non dire social, se non ce l’hai nel sacco

Ecco il nuovo Twitter.com. Questo è il titolo utilizzato da Twitter per annunciare la nuova versione della propria piattaforma. Nuovo.

A primo impatto, leggendo la pagina di presentazione e guardando il video di spiegazione, ho pensato subito che twitter stia cambiando, evolvendo e snaturando il suo DNA, nella direzione di Social Network. Poi leggendo in rete i commenti e le opinioni ho rischiato di convincermi del contrario, soprattutto quando Evan Williams, Ceo di twitter, durante la conferenza Nokia World 2010 ribadisce un concetto: “twitter non è dedicato soltanto all’invio di messaggi” e non è un Social Network.

Quel “nuovo”, contenuto nel titolo, secondo Twitter sembra avere un significato molto più importante: Twitter è in evoluzione verso un sistema completo di news, contenuti e informazioni.

In effetti sembra così. La nuova versione di Twitter infatti non riguarda solo un restiling grafico e la visualizzazione dei tweet, ma molto di più, soprattutto se si analizzano le nuove funzionalità: è stata implementata la possibilità di integrare video (da YouTube, Vimeo e ustream), sono state aggiunte le mappe relative alle informazioni geolocalizzate, le immagini sono visualizzabili direttamente nel sito anche se caricate da diversi servizi, tra cui Flickr e Twitpic, è presente un dettaglio delle conversazioni e sono state sofisticate le ricerche di approfondimento sui singoli hashtag. Insomma un evoluzione – rivoluzione di funzionalità che comunque sono già contenute in altri Social Network.

Di fatto la piattaforma si è sviluppata su due piani diversi: tipologia di informazione e velocità di fruizione. Se da una parte l’utente adesso ha un flusso di informazioni più articolato e completo che gli permette, restando all’interno dello stream stesso, di vedere immagini e video che vengono incorporate, dall’altra può ottenere informazioni aggiuntive sull’utente che sta leggendo (profilo, tweet, mappa georeferenziata dei luoghi da cui ha tweettato, liste) e tutto questo senza la necessità di saltare da una pagina all’altra.

Secondo me, l’effetto che Twitter otterrà da questa nuova piattaforma sarà una forte crescita dei tempi di permanenza degli utenti sul sito, a discapito delle applicazioni sviluppate da terzi ed integrate tramite API e soprattutto contrariamente a quanti dicevano che il web è morto. La nuova piattaforma meno minimalista e più “appeal” attirerà nuovi utenti, farà crescere l’abitudine dell’utente al controllo dei tweets e dello status update, l’attenzione ai video segnalati dai following e lo sbircio alle foto condivise. Un pò come succede su Facebook e sugli altri social…

Qualche tempo fa nel mio post “La strana convergenza dei Social Network” ho descritto quella che secondo me è l’evoluzione naturale dei sistemi e che vede stringere sempre di più i confini tra social network, piattaforme di comunicazione e le loro differenze funzionali.

Insomma con questa nuova piattaforma Twitter, che secondo me sta snaturando quello che ha sempre comunicato nella propria mission “The constraint of 140 characters drives conciseness and lets you quickly discover and share what’s happening”, va proprio nella direzione che ho descritto nel mio post: sta diventando una “NON”-social piattaforma di comunicazione, news ed informazioni potente, che ha le stesse caratteristiche di un Social Network per funzioni, tempi di permanenza, modalità di utilizzo e comportamenti.

Per rispondere a Paolo, concludo dicendo che, per adesso, non è una sfida diretta a Facebook, ma a breve lo diventerà.

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iPad iOS 4.2, problemi e nuove funzioni

Ieri pomeriggio dopo aver aggiornato per errore dalla versione 3.2.1 alla versione 3.2.2 il mio ipad, ed aver così buttato al vento la possibilità di poterlo di nuovo Jailbrekkare, ho deciso di installare la versione beta di iOS 4.2 appena rilasciata agli sviluppatori. La versione definitiva dovrebbe arrivare a novembre 2010.

Dopo una giornata di utilizzo e qualche “martellata” mi son deciso a scrivere due righe di riflessioni relativamente alle novità introdotte, alle potenzialità e anche la segnalazione di qualche problemino riscontrato. Da una prima esplorazione di iOS 4.2 per iPad la prima cosa che ovviamente balza all’occhio è il supporto al multitasking, la mailbox unificata, la gestione delle cartelle ed il Game Center.

Il multitasking si abilita cliccando due volte sul tasto Home e fa apparire la barra delle applicazioni attive. Per chiudere definitivamente una delle applicazioni attive è sufficiente tenere l’icona dell’applicazione che si vuole chiudere (come avviene per la disinstallazione delle apps) per poi cliccare sul pallino nero. Scorrendo in orizzontale è possibile visualizzare tutte le applicazioni attive.

Per quanto riguarda la mailbox unificata devo dire che poter leggere in unico punto tutte le email di più caselle è una vera comodità, soprattutto per chi come me gestisce almeno 3 o 4 account. Tra le altre novità della client di posta c’è un altra funzionalità interessante ed utile e riguarda l’aggregazione delle discussioni. Se avete ricevuto più email relative alla stessa discussione vedrete un quadratino dagli angoli stondati in prossimità della email contenente un numero (rappresenta il numero di email). Se ci cliccate sopra vi porterà all’elenco delle email della discussione.

Aldilà del Game Center e del tasto per il blocco dell’audio che personalmente non utilizzo, un’altra novità importante è AirPrint (questo è il nome ufficiale), attualmente in beta, ed è una funzione che in modo del tutto trasparente permetterà di cercare le stampanti sulla rete locale alle quali inviare testi, foto ed elementi grafici senza bisogno di installare drivers o scaricare software. All’interno del browser la funzionalità contenute nel tasto Inoltra sono infatti diventate 4 e l’ultima è proprio Stampa. Riguardo a questa funzione Apple ha già dato il via ad una serie di accordi con produttori di stampanti (HP per prima).

Come dicevo, dopo una giornata di utilizzo ho individuato questi problemini (ovviamente presenti sulla versione 4.2 beta e che spero vengano corretti quanto prima):

  • Gestore APN non attivo: la funzione non è più abilitata e quindi al cambio della MicroSim o alla prima configurazione non è possibile navigare. Per personalizzare l’APN dell’iPad con iOS 4.2 è necessario attivare una connessione Wifi e da browser navigare sul sito Unlockit e creare una configurazione per il proprio provider. Questa applicazione web è navigabile solo dal dispositivo e funziona anche su iPhone.
  • Il sistema tendenzialmente sembra lento, alcune operazioni impiegano molto tempo per completare il caricamento
  • Uso in aereo non funzionante: quando viene messo in modalità aereo il sistema rimane connesso alla rete dell’operatore. Per disattivare la rete è necessario entrare in Generali > Rete e disabilitare Dati cellulare
  • La ricezione del segnale dati mi sembra tendenzialmente più bassa
  • Il Wifi va spesso in blocco ed è necessario riavviare l’iPad
  • Il Multitasking tende a consumare molto di più la batteria, soprattutto se le applicazioni lasciate attive hanno un refresh automatico e si connettono ad internet (Twitter per esempio)
  • La navigazione del browser sembra più lenta

Per ora penso di lasciare questa versione malgrado i problemi riscontrati. Trovo assolutamente evolutiva ed utile la funzione del multitasking. Poter lasciare aperte applicazioni come Skype, Twitter, sistemi di IM ed altre applicazioni, mentre si lavora sulla posta o alla scrittura di documenti è assolutamente comodo. Enjoy!

UPDATE

18-09-2010 – ore 21.50 Ho riscontrato altri problemi su Wifi e connessione 3G. Ci sono anche problemi di stabilità con applicazioni non sviluppate per 4.x. Non è inoltre possibile tornare alla versione 3.1 se non con metodi “brutali”

18-09-2010 – ore 17.00 Attenzione ad installare la versione beta 4.2 su device sui quali non è attivato un certificato per Developer. L’installazione non potrà esser completata e ci saranno grosse difficoltà a procedere con il downgrade della versione (purtroppo l’ho testato oggi sull’ipad di un amico!)

09-11-2010 – ore 0.04 Vi segnalo un link veramente interessante che contiene una linea completa a tutte le nuove funzionalità del iOS 4.2: AirPlay, Air

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Google Instant è arrivato

Google Instant è arrivato. Dopo due giorni di loghi (doodles) che hanno fatto chiacchierare la rete, ecco il vero botto (il logo di ieri): la ricerca istantanea. Le palline colorate che si spostavano al passaggio del mouse, rappresentavano i molteplici risultati che la nuova ricerca di Google avrebbe fornito all’utente, mentre il logo grigio di oggi, rappresenteva la ricerca real time, live. Proprio su questo si è focalizzato l’evento presentato in live streaming : Google Instant.

La nuova funzionalità praticamente mostra i risultati durante la digitazione, appunto Instant. Nella pagina dedicata alla nuova funzionalità, il team di Google afferma che l’azienda sta spingendo al limite le potenzialità delle infrastrutture tecnologiche per aiutare l’utente ad ottenere risultati di ricerca migliori, più precisi e più veloci.

Il cambiamento più evidente del nuovo motore è il modo veloce di visualizzare l'”anteprima” del risultato, praticamente in real time: il corpo del risultato di ricerca si modifica man mano che viene completata la parola da ricercare dando all’utente, a colpo d’occhio, la possibilità di velocizzare la ricerca.

L’ulteriore cambiamento è il suggerimento della parola che si sta cercando: il suggerimento, oltre ad apparire nel menù a tendina, viene visualizzato in grigio direttamente nel campo di ricerca.

Google afferma che un utente in media impiega 9 secondi per digitare nel campo di ricerca una parola e altri 15 secondi per selezionare il risultato, portando a termine la ricerca. Con Google Instant invece sarà possibile effettuare ricerche più rapide con un risparmio medio di 5 secondi su ogni ricerca e di conseguenza ben 11 ore al mese ad ogni utente.

Secondo Google, ed è già evidente, ci sono i seguenti vantaggi:

  • Ricerche più veloci
  • Previsione delle ricerche
  • Risultati immediati

Anche se ritengo che si tratta di una funzionalità eccezionale e importantissima per il search, c’è qualcosa che comunque vorrei approfondire:

  • Traffico della rete: se ci pensate ad ogni carattere digitato, viene eseguita una chiamata al server di Google. Da un mio rapido calcolo (da approfondire), prendendo in considerazione che in ogni pagina di 10 risultati, il peso del contenuto caricato si aggira tra i 5Kb e i 9Kb. Ipotizzando un peso medio di 7Kb per 10 risultati caricati, la ricerca “Fabio Lalli” genera un traffico di 7Kb x 11 caratteri = 77Kb. Solo per la ricerca della prima pagina. Personalmente ritengo che se dovessi cercare solo una parola della quale sono sicuro, e considerando la velocità con la quale digito, trovo sia uno spreco effettuare questa quantità di chiamate.
  • Utente loggato durante la ricerca: ma secondo voi, perchè Google abiliterebbe questa funzionalità solo agli utente loggati? Personalmente non credo sia solo per spingere gli utenti a registrarsi, ne tanto meno per diminuire il numero delle chiamate. Non è da Google. Secondo me questa mossa ha un unico scopo: memorizzare ancora più dati degli utenti e archiviare sempre di più abitudini, gusti e informazioni. Teneniamo in considerazione che questa cosa già avviene su tutti gli utenti registrati a Google che effettuano ricerche: si chiama WebHistory (cronologia web).
  • SEO: che impatti avrà questa nuova funzionalità sul SEO? Non mi occupo di questo ma credo che delle evoluzioni e delle modifiche importanti ci saranno. L’utente in questo modo può esser “distratto” dal suggerimento. I siti dovranno ottimizzare per particolari combinazioni di lettere, non solo parole chiave intere.
  • Advertising: mi domando che effetto avrà sulle inserzioni sponsorizzate di Adwords? Se provate la nuova ricerca, e cercate una parola chiave che restituisce inserzioni a pagamento, queste vanno e vengono in base all’anteprima mostrata nel live. Che effetto ha questa cosa sull’utente? Forse un incremento delle impression e magari un abbassamento dei CTR (medi) anche di Adwords

Sulla pagina dedicata a Google Instant ci sono un pò di domande e risposte interessanti.

La domanda che secondo me è più interessante, e che non ho trovato nel sito è: “Chi ha più bisogno di Instant, gli utenti o Google?” (provocazione di Ezekiel) Io dico Google : – )

Vabbè, insomma, Google Instant ci farà discutere ancora per un bel pò, finchè non ne avremo appreso tutti i benefici e non potremo più farne a meno! Vi lascio al video.

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Infografiche, tra moda e utilità

Questa mattina ho letto il post relativo alle infografiche sul blog di Paolo Ratto, che leggo ormai da qualche giorno. Bei post, sintetici e precisi.

Riprendo il discorso relativo alle infografiche per poi rispondere alle domande che si pone Paolo: “Cosa ne pensate dell’utilizzo delle infografiche? Le ritenete utili per la comprensione di un fenomeno, o superflue? Le utilizzate nelle vostre pubblicazioni?

Bene, prima di tutto inquadriamo l’argomento: cosa sono le Infografiche. Wikipedia definisce le infografiche in questo modo:

(…) graphic visual representations of information, data or knowledge. These graphics present complex information quickly and clearly, such as in signs, maps, journalism, technical writing, and education. With an information graphic, computer scientists, mathematicians, and statisticians develop and communicate concepts using a single symbol to process information ()

Un infografica non è altro che una rappresentazione di dati ed informazioni in formato grafico, con un layout che privilegia l’estetica per far risaltare alcune informazioni importanti. Le infografiche non sono un tema così moderno come si potrebbe pensare, anzi tutt’altro. Le prime infografiche sono riconducibili alla preistoria, poi successivamente alle prime cartografie e agli sviluppi successivi della toponomastica, dell’astronomia e dell’astrologia.

Oggi le infografiche sono il pane quotidiano degli Information Designers e l’utilizzo è diffusissimo dal web ai giornali, dalle riviste e pubblicazioni di statistica a libri di testo, fino al frequente utilizzo da parte di matematici, informatici e persone del marketing. La comunicatività di queste rappresentazioni, la semplicità di distribuzione e il design semplifica notevolmente i processi di comunicazione di informazioni astratte o meno.

La disponibilità dei dati in rete ha dato inoltre vita ad una nuova forma di comunicazione:  l’infografica animata. I dati messi a disposizioni da testate giornalistiche, siti specializzati, società di ricerche di mercato, ha portato molti grafici e designer dell’informazione a pubblicare in rete una mole crescente di grafici animati integrando attraverso l’utilizzo di standard come l’HTML5 o il Flash, da così vita a grafici interattivi e consultabili.

Nel blog Information is beautiful di David McCandless, architetto dell’informazione che raccoglie esempi interessanti di utilizzo della componente visiva per migliorare la comprensione e la memorizzazione dei messaggi, emerge in modo evidente  l’utilità e l’importanza delle immagini ed il valore delle infografiche per raccontare un fenomeno in maniera molto sintetica e mirata, che io condivido pienamente. L’utente che si trova davanti ad una serie di numeri e dati graficamente coordinati ed impostati, secondo me è  favorito nella lettura, nella comprensione e nella memorizzazione e soprattutto viene stimolato all’approfondimento.

Però, c’è un però e un grosso Mah!

Qualche giorno fa ho scritto un tweet “Continuo a non capire l’utilità della condivisione di infografiche non commentate. I numeri vanno letti e commentati, no? #infographic“.

Sì, a cosa servono? Perchè stanno proliferando in questo modo, a volte, inutilmente?

Le infografiche, a mio avviso, stanno diventando una moda, purtroppo: la moda di chi condivide l’infografica più bella e più fashion, quella più cool e quella che parla del tema più caldo in quel momento, solo per esser retwittato. Poi c’è chi addirittura le mette così, as is, sul proprio blog, senza commentarle, come per dire “Toh, guarda che numeri e che stile! Ma mi raccomando, …commentateli da solo…

Quindi, rispondendo a Paolo, con il quale mi trovo d’accordo sull’utilità e sul tipo di utilizzo delle infografiche, posso dire che trovo completamente inutile chi condivide dati aggregati e informazioni senza dirci cosa ne pensa e perchè, ma solo per il gusto di fare un pò di traffico e perchè no, fare attività di marketing per il proprio (personal) brand. Dopotutto, se ho bisogno di un quadro da commentare, magari me ne vado al museo, no?

Secondo me le infografiche sono sicuramente uno strumento efficace e con un forte impatto sulla comunicazione, sono un integrazione ad un contenuto e una modalità diversa di vedere i dati, ma soprattutto sono utili e generano dibattito, se commentate e approfondite.

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Internet sta cambiando il nostro modo di pensare?

Questa mattina rileggevo un post che ho tra i bookmark da parecchio tempo dal titolo Is Google Making Us Stupid? dopo averlo ritrovato citato in un articolo del Guardian e anche sul ilPost.

L’articolo parla di Internet e come questo abbia modificato il nostro modo di pensare. L’impatto delle tecnologie, della rete e di internet, i social network e la presenza di Google nella vita di tutti i giorni hanno avuto impatti fortissimi sulla società di oggi, nel modo di relazionarsi e di comunicare. Sono cambiate le abitudini, ed il modo di pensare. Le nostre menti sono state modificate dalla nostra crescente dipendenza dai motori di ricerca, dall’utilizzo dei social network e da tutte le tecnologie digitali.

Nicholas Carr, scrittore americano e autore di The Shallow – What the Internet Is Doing to Our Brains e autore del post Is Google Making Us Stupid?, descrive Internet come modificatore, non solo delle nostre vite e delle nostre abitudini quotidiane, ma anche di evoluzioni fisiche e nel suo libro descrive il processo di alterarazione del nostro cervello e del modo di pensare. Nell’articolo emergono diversi punti di vista e in quello di Carr si legge:

“Over the past few years, I’ve had an uncomfortable sense that someone, or something, has been tinkering with my brain, remapping the neural circuitry, reprogramming the memory. My mind isn’t going – so far as I can tell – but it’s changing. I’m not thinking the way I used to think. I can feel it most strongly when I’m reading. Immersing myself in a book or a lengthy article used to be easy. My mind would get caught up in the narrative or the turns of the argument and I’d spend hours strolling through long stretches of prose. That’s rarely the case anymore. Now my concentration often starts to drift after two or three pages. I get fidgety, lose the thread, begin looking for something else to do. I feel as if I’m always dragging my wayward brain back to the text. The deep reading that used to come naturally has become a struggle.”

Secondo Carr l’esposizione continua a nuovi sistemi digitali, alla rete e alle nuove tecnologie ha un impatto sui processi cognitivi e sull’evoluzione della mente con effetti che vanno da una concentrazione discontinua, all’esigenza di attività parallele (multitasking), fino al modo di memorizzare informazioni: non abbiamo più bisogno di “registrare”, annotare o imparare perché sappiamo che esistono sistemi (google per esempio) che ci permettono di recuperare informazioni in real time. Il web ed Internet sono diventate delle protesi della memoria collettiva.

Di fronte a queste affermazioni è facile farsi prendere dal panico e dalle preoccupazioni e pensare subito la fatidica frase “era meglio prima” . Non è così, secondo me. In fondo se ci pensate il timore dell’evoluzione tecnologica, e faccio riferimento anche a Platone, ha sempre accompagnato l’uomo in ogni fase evolutiva, dalla scrittura, alla stampa alla fotografia, dal fax al telefono fino a radio e televisione.

Non c’è dubbio che la tecnologia sia un attivatore di rivoluzioni e cambiamenti, ed è evidente che la società sia stata rimodellata dalla tecnologia e dall’evoluzione della comunicazione. Basta guardare l’impatto che la stampa ed i mezzi di diffusione hanno avuto sul nostro mondo. E’ interessante leggere nel post del Guardian come fino ad oggi l’attenzione sia stata focalizzata proprio sulla società e molto meno sulle modifiche all’uomo. Carr sostiene che la neuroscienza moderna, che ha rivelato la “plasticità” del cervello umano, ha dimostrato che le nostre pratiche abituali e la routine nelle attività di tutti i giorni possono realmente cambiare e modellare anche le nostre strutture neuronali. Il cervello degli analfabeti, per esempio, è strutturalmente diverso da quello di persone che sanno leggere. Quindi, se la stampa e la relativa esigenza di imparare a leggere ha e ha avuto impatto sullo sviluppo del cervello umano, allora è anche logico supporre che la nostra dipendenza dalla tecnologia, dalla rete e da Internet abbia lo stesso effetto.

Non tutti i neuroscienziati sono però d’accordo con questa tesi: molti ritengono che l’uso di Internet abbia migliorato l’intelligenza umana, altri invece ritengono che le tecnologie si siano sviluppate proprio per supportare la capacità umana di metabolizzare sempre più informazioni e poter gestire al meglio il carico di sovraccarico di informazioni: Google per esempio non sarebbe un problema, ma l’inizio di una soluzione.

Io trovo che Internet abbia cambiato il modo di pensare, il modo di relazionarsi e anche il modo di sviluppare nuove forme di comunicazione. Ha stimolato e reso possibile l’utilizzo di alcune caratteristiche del cervello che probabilmente non erano mai state utilizzate completamente.

Internet ha modificato e sta ancora modificando il nostro modo di pensare.

Voi come la vedete?

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Generatori e scanner di QR Code

Come ho spiegato in altri post, e per chi ancora non ne avesse ben chiaro l’utilizzo, il QR Code (Quick Response Code) è un codice bidimensionale che può essere letto dalle fotocamere degli smartphone e contiene tendenzialmente testo, foto, video, musica o URL. Sempre più persone arrivano sul mio sito cercando informazioni e molti mi chiedono quali siano i migliori generatori di codice QR e i migliori scanner di barcode. Ho deciso di scriverne un post di riepilogo.

Da una veloce ricerca su Google utilizzando la parola chiave “generatore di codice QR” abbiamo in linea di massima tutto quello che ci serve. Il numero di risultati è talmente alto che difficilmente non è possibile trovare un apps che fa al caso nostro. Io ho preso in considerazione Kaywa, zXing, Qurify, Stickybits, PlugIn per WordPress e la mia semplice app browser.

Kaywa è un generatore di codice QR: è uno dei sistemi più semplici per generare un qrcode contenente una URL (indirizzo web), un testo, un numero di telefono o anche un SMS. E’ sufficiente selezionare la vostra preferenza, immettere il contenuto, specificare le dimensioni e cliccare su “Generate”. Il codice verrà generato e potrete così utilizzarlo altrove, anche utilizzando il codice HTML da incorporare in un sito o in un blog. Questo sistema è forse il più completo perchè permette di accedere anche ad un pannello di statistiche e analisi dei dati (pagamento).

zXing è un generatore completo che permette di creare però anche barcode contenenti informazioni geolocalizzate, eventi per calendari e informazioni per hotspot wifi.

Qurify è un applicazione semplicissima per creare Barcode personalizzati

Stickybits è un applicazione leggermente diversa, ma il servizio rende anche semplice la possibilità di creare adesivi contenenti codici.

QR Code Widget è un plugin per WordPress che vi permette di creare dei vostri barcode personalizzati.

Barcode Generator è una semplice applicazione per web che vi permette di creare un Barcode contenente un Link da inserire nel vostro Blog o sito internet. La comodità è che i parametri per generare il QRCode potete passarli semplicemente attraverso l’html generato e quindi è possibile generare al volo diversi QRCode personalizzati. Io utilizzo questa apps per generare dinamicamente i QR Code del mio blog con una URL per ogni singolo post direttamente da WordPress.

Dal punto di vista degli scanner di codici QR è tutto molto più semplice. Le applicazioni in grado di leggere i codici sono disponibili per la maggior parte degli smartphone. Basta cercare una applicazione all’interno del App Store utilizzando le parole chiave “lettore di codici a barre“, o “lettore di codici QR“, e troverete diverse applicazioni tra cui scegliere (gratuite o a pagamento). Su iPhone, è possibile scegliere tra QR APP, QR Reader per IphoneQuickMarkOptiscan. Su Android io utilizzo Barcode Scanner il più popolare dei lettore di codici QR per il Googlefonino. Per quanto riguarda Blackberry ho utilizzato invece Scanlife Barcode Reader.

Tutto chiaro? Ovviamente se utilizzate altre apps che non ho citato, fatemi sapere!

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Pagare con un tweet: il sistema di pagamento sociale

Oggi casualmente mi sono imbattuto in un tweet, che mi ha portato al download di un PDF, un ebook gratuito.

Ho pagato questo ebook con un Tweet. Si qualcuno mi ha venduto un contenuto per un semplice tweet. Li per li sono rimasto indifferente, poi dopo averci ragionato un pò e aver letto il sito Pay with a Tweet – A social payment system, ho pensato che è un idea veramente geniale.

Oggi il valore del passaparola delle persone è spesso superiore al valore del denaro stesso che si ottiene dalla vendita di un prodotto/servizio.

Pagare con un Tweet è una modalità di pagamento sociale: le persone pagano con il valore della propria rete sociale e semplicemente ogni volta che qualcuno paga con un tweet, non fa altro che condividere e comunicare a tutti i propri follower, contatti o lettori informazioni sul prodotto che ha comprato. Eccezionale, quando semplice.

I campi di applicazione sono moltissimi. In linea di massima tutti coloro che oggi producono contenuti e che allo stesso tempo vogliono creare del buzz in rete per se stessi, per il loro personal brand, o per un prodotto o un servizio. Da chi fa musica e vuole vendere un mix o un brano per pubblicizzare per esempio, attraverso il Tweet, il prossimo spettacolo.

Il sito PayWithAtweet in effetti si rivolge a moltissime persone:

  • Giornalisti ed editori che vogliono vendere un proprio articolo per promuovere la rivista, giornale o promuovere un servizio a pagamento
  • Autori di libri che con un Tweet vogliono stimolare le vendite
  • Aziende e Brands che vogliono far girare il marchio creando Tweet virali
  • Creativi o programmatori che vogliono aumentare il grado di popolarità del proprio sito, facendo scaricare immagini, foto, loghi o porzioni di codice gratuitamente
  • Studenti, professionisti che vogliono condividere la propria tesi di laurea, uno studio, o una prosentazione (slideshare o le infografiche di oggi) per aumentare la tua popolarità nel proprio campo
  • Sviluppatori di applicazioni per Ipad, iphone e Android che vogliono rilasciare la propria applicazione gratuitamente ma vogliono pubblicizzare la versione a pagamento

La condivisione può avvenire attraverso diversi sistemi, da Twitter a Facebook. Insomma, sembra sia nata la valuta per chi vuole produrre e condividere gratuitamente contenuti in rete, scambiando tutto per un Tweet.

Nel frattempo molti di voi comincieranno a vedere Tweet tipo: “This Book helps you to move into the Digital era of awesomeness. Download it for free: http://www.ohmygodwhathappened.com“. Perfetto, è quello che ho scaricato anche io 😉

UPDATE

Aggiungo una simpatica citazione di un tweet di Giuseppe Lanzi, della serie:

“Chi siete? Da dove venite? Si ma quanti siete? Un twittino!

Enjoy, e buono sharing!

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