IOT, SmartHome e User Experience: in che direzione stiamo andando

Immaginate un mondo dove tutto, nelle vostre vite, รจ connesso a Internet e agli altri, dallo smartphone al Pc fino alle luci di casa, allโ€™acqua, allโ€™automobile. Un mondo dove ogni cosa puรฒ essere controllata e pilotata da remoto con app e comandi vocali. Un mondo che รจ giร  realtร .

Dellโ€™Internet of Everything avevo giร  scritto qualche tempo fa ย sottolineando come lโ€™ingovernabilitร  del fenomeno (e lโ€™ingestibilitร  della miriade di dati che vengono generati quotidianamente) dipendesse dalla mancanza di visione e dallโ€™incapacitร  di riuscire ad approcciare il cambiamento traendone le giuste opportunitร  (sia da parte delle aziende ma anche da parte degli utenti consumer), focalizzandosi troppo spesso sulla tecnologia e dimenticando, invece, lโ€™elemento piรน importante: la user experience.

Sono passati tre anni e per fortuna le cose sono un poโ€™ cambiate. Oggi siamo nel pieno boom della Smart Home ed entro il prossimo decennio (anzi, probabilmente anche molto prima) gli oggetti intelligenti che avremo in casa saranno di uso comune, esattamente come avere uno smartphone in mano.

Secondo una recente ricerca di Intel entro il 2025 ci sarร  almeno un dispositivo intelligente in ogni casa. Scenario molto verosimile grazie anche alla messa a fuoco di alcuni grandi Big player come Google, Amazon ed Apple che stanno accelerando proprio sullโ€™IoT tendendo la mano in particolare agli utenti finali conquistandoli, as usual, con lโ€™esperienza emozionale.

Questi colossi stanno facendo il loro ingresso anche in Italia: il termostato Nest di Google รจ arrivato in Italia allโ€™inizio di questโ€™anno, Amazon Echo che integrerร  lโ€™assistente vocale Alexa in italiano arriverร  nei prossimi mesi, il recentissimo HomePod di Apple arriverร  a dicembre (ma in inglese, per lโ€™italiano si dovrร  attendere ancora un poโ€™). Parallelamente si svilupperanno una miriade di altri oggetti e progetti ma ciรฒ che hanno โ€œdi buonoโ€ le strategie di questi Over-The-Top รจ riuscire a creare quel clima di interesse e fiducia delle persone sul quale si fonda poi lโ€™intero mercato.

Tralasciando lโ€™analisi delle loro politiche aggressive, spesso molto discusse perchรฉ minano la libertร  dei โ€œgiochi concorrenzialiโ€, quello che mi interessa analizzare รจ il comune denominatore delle strategie di questi big, cioรจ la massima e quasi unica focalizzazione sullโ€™utente.

Nest รจ un termostato intelligente ma arriva in un mercato ormai saturo; come riuscirร  a conquistarsi i suoi spazi? Innanzitutto รจ un oggetto di design, cool (lo ha progettato lโ€™inventore dellโ€™iPod!), รจ in vetro e alluminio con un display touch luminoso e minuziosamente curato nei dettagli, puรฒ essere controllato e gestito via app (sia per iOS sia per Android)โ€ฆ ma la cosa in assoluto piรน importante รจ che nasce come oggetto realmente intelligente: dispone di un sistema di intelligenza artificiale che gli consente di adattarsi alle abitudini delle persone, cosรฌ non cโ€™รจ alcun bisogno di programmarlo perchรฉ si accenda alle 6 del mattino, capirร  da solo quando deve avviarsi per far trovare la casa alla giusta temperatura quando le persone si svegliano.

Ed รจ proprio da qui che parte la sua avanzata sul mercato, sta diventando lโ€™oggetto dei desideri come lo sono stati lโ€™iPhone e Netflix. E sappiamo bene fin dove si รจ spinto il loro successo!

Apple sta giocando la stessa partita con HomePod. Si posiziona sul mercato piรน tardi degli altri, come al solito, con un oggetto che costa quasi il triplo rispetto ai concorrenti Google Home e Amazon Echo, ma con un posizionamento ed una strategia che, ancora una volta, hanno lโ€™utente, la sua esperienza, le sue emozioni al centro. HomePod รจ un concentrato di sofisticate tecnologie completamente trasparenti ai consumatori che non solo regola in real-time e completamente in autonomia lโ€™ottimale diffusione della musica in una stanza (indipendentemente dalle sue caratteristiche e dalla sua ampiezza) ma integra Siri, Apple Music, Apple TV e puรฒ fungere da ripetitore HomeKit per pilotare con la propria voce le luci di casa, i termostati, le serrature e via dicendo (ovviamente anche tramite app via iPhone, iPad o Apple watch), nonchรฉ inviare messaggi, leggere news e via dicendo. Il tutto con una qualitร  del suono che lo colloca ben al di sopra dei concorrenti.

Quello degli assistenti vocali intelligenti in casa sarร  il vero grande punto di svolta dellโ€™IoT e della Smart Home perchรฉ oltre ad integrare avanzate tecnologie nella loro progettazione ci si รจ ricordati, a differenza dei predecessori della domotica, dellโ€™utente, della qualitร  e del valore della sua โ€œexperienceโ€. Un risultato che potrebbe sembrare banale ma non lo รจ affatto, la domotica รจ fallita perchรฉ troppo sofisticata sia per chi la utilizza sia per chi deve vendere ed installare certi sistemi. Quello che ci stanno insegnando gli Over-The-Top รจ che la sofisticatezza tecnologica (che non puรฒ mancare, sia chiaro!) deve essere โ€œmascherataโ€ agli utenti: a loro non interessa sapere cosa cโ€™รจ dentro un oggetto, un sistema, unโ€™appโ€ฆ a loro interessa sapere cosa puรฒ fare per loro! E questo vale tanto per le soluzioni consumer quanto per quelle business.

I video, grazie a Facebook, saranno le APP di domani.

Parto con una domanda ed una risposta che mi do da solo: chi/cosa ha spinto lo sviluppo dell’ecosistema delle app e perchรฉ tutto ha funzionato? L’ecosistema delle app รจ stato spinto dagli store, ma soprattutto dai developer (privati e aziende) che hanno trovato in questo modello una fonte di revenue. In pratica piรน dev, piรน app. E se ci sono piรน app c’รจ maggiore scelta e contenuto e quindi maggiore attenzione, fruizione, consumo e spesa.

Fin qui tutto chiaro. Ora pensate che questo stesso concetto venga applicato ai video, live, su Facebook. Tutti hanno la possibilitร  di fare live, piรน persone diventano broadcaster e producono video (live soprattutto). Piรน ci sono contenuti da vedere e piรน รจ il tempo che sarร  speso dagli utenti fruitori finali.

Cosa manca? Il modello di business per chi produce video, ossia il motivo aggiuntivo che spingerร  i produttori di video a farlo costantemente, e non solo con video in post produzione, ma live, in tempo reale. Perchรฉ? Perchรฉ il tempo reale รจ piรน vivo, รจ piรน interessante, incuriosisce di piรน, mette maggiormente alla prova chi lo produce e stimola ancora di piรน l’interazione di chi guarda.

Ed ecco che arriva Facebook e la monetizzazione dei video: https://media.fb.com/2017/02/23/update-on-video-monetization/

Se sei un broadcaster, con certi numeri e certe caratteristiche (per adesso devi esser in USA, devi avere piรน di 2000 followers, devi aver oltre 300 spettatori live) allora potrai attivare una interruzione di 20 secondi dopo un minimo di 5 minuti di trasmissione e guadagnare dagli spot.

Bingo. I video, saranno le APP di domani.

Se poi pensate che Facebook giร  qualche giorno fa, come avevo scritto, ha annunciato l’APP video per AppleTV, AmazonTV e SmartTV varie, ecco che tutto prende forma.

La pubblicitร  che verrร  mostrata non sarร  una pubblicitร  qualsiasi: sarร  mirata come tutto l’adv che oggi gira su FB e sarร  proprio, ma dico proprio per voi. Sarร  basata su grafo sociale, interessi, navigazione, conversazioni in chat, luoghi fisici in cui siete stati e catturerร  la vostra attenzione come una rรฉclame non รจ mai riuscita a fare veramente. E sarร  misurabile ed efficacissima.

Prepariamoci, soprattutto alla mole di video in stile Anthony Robbins, dei fanta-motivatori e critici di tutto, perchรฉ saranno loro i primi a cavalcare questa nuova onda e spaccarci i maroni in tutti modi possibili su “5 cose che“, “quello che non vi hanno mai detto“, “come esser il…“, “sarai felice se…“.

Ma tanto la guerra alla fine sarร , come per le APP, sui contenuti e la loro qualitร , il format e la strategia di promozione.

Buona visione a tutti.

Facebook e lโ€™advertising sempre piรน profondo: grafo sociale, interessi, luoghi, prossimitร  e… audio (?)

Nel 2015 scrissi questo post “Lโ€™advertising che verrร : real time, profilato, attivo e a conversione immediata” : Facebook aveva comprato Wit.ai, una startup che trasforma le conversazioni in dati strutturati. Diciamo che tutto faceva pensare ad una analisi della conversazione (testuale o audio/video) sempre piรน sofisticata e ad un advertising sempre piรน puntuale e attivo, in grado di portare lโ€™utente verso una azione diretta (prenota, compra, scarica, chiama).
Da tempo come sapete osservo le dinamiche della rete, ed in particolare sono affascinato dalle evoluzioni sempre piรน sofisticate di Facebook ed il modo in cui riesce a proporre contenuti mirati agli utenti. A volte questi contenuti sono cosรฌ capillari, da sembrare assurdi โ€œCavolo ne stavo parlando poco fa!โ€.
Ho motivato questa capillaritร  di contenuti piรน volte, in varie discussioni, come il risultato di due fattori: i dati sempre piรน dettagliati raccolti sugli utenti e l’attenzione selettiva dell’utente stesso. Infatti se ad un utente proponi cose che potenzialmente gli interessano, al momento giusto, nel posto giusto, e nel contesto giusto, รจ possibile che a lui cada l’occhio proprio su questo contenuto, malgrado sia uno su N in uno stream complesso e denso. Appunto lโ€™attenzione selettiva dellโ€™utente filtrerร  solo le cose che a lui interessano di piรน.
Per capirci, รจ un poโ€™ come quando volete sposarvi e vedete tutti contenuti che parlano di matrimonio, o quando volete comprare una macchina e vedete in giro solo quel modello, fino al giorno dellโ€™acquisto. Poi, passata lโ€™esigenza, tutto tornerร  alla normalitร .
Giorni fa ero con un amico a cena. Allโ€™uscita, uscendo, lui apre la sua auto a distanza, e wow! Lui ha una Mini sulla quale รจ stato implementato un led microscopico sotto lo specchietto che, all’apertura del veicolo, proietta a terra lo stemma ad alta definizione della casa madre. Un poโ€™ come il pipistrello di Batman per capirci, solo che a terra, invece che nel cielo. Ecco, io ne sono rimasto colpito, e ho detto che quel led era una cosa potente e che mi sarebbe piaciuto sulla mia macchina.
Il giorno dopo mi appare su Facebook un contenuto con una Mini, un sensore per l’auto, l’immagine Marvel e tanti piccoli altri dettagli interessanti.
Vi garantisco che non ho cercato Mini, ne tanto meno il sensore, ne tanto meno il sensore Marvel, malgrado la mia fissa, ne tanto meno ero in un luogo in prossimitร  di un punto vendita Mini.
Quindi, come si puรฒ giustificare questa cosa?
Si puรฒ giustificare in due soli modi:
  1. Dati + Attenzione selettiva: gli interessi del mio amico (Mini), integrati con la prossimitร  delle nostre posizioni quella sera, hanno generato un set di dati che ricadevano in modo puntuale nella parametrizzazione della campagna sopra che vi ho mostrato, e quindi il giorno dopo la mia attenzione รจ caduta proprio su quel contenuto per me interessante.
  2. Ascolto dellโ€™audio: Facebook รจ in grado di analizzare le conversazioni audio dalle quali estrae contenuti utili alla profilazione.
Perรฒ, vi dico una cosa che non vi ho detto: il mio amico in questione non รจ su FB, quindi questo annulla completamente il concetto di cui al punto uno.
Lโ€™unica cosa che mi viene in mente (e su cui mi faccio mille domanda) รจ se ci sono parole chiave che vengono intercettate dal dispositivo e dallโ€™app, passivamente: non credo che facciano streaming dellโ€™audio (vorrebbe dire un traffico dati in upload enorme), ma lโ€™applicazione potrebbe esser quindi in grado di analizzare suoni e informazioni cosรฌ da intercettare parole nuove o cardine tanto poi da trasmetterle? Ovviamente รจ una mia valutazione possibile, ed una mia perplessitร , visto che non รจ scritto da nessuna parte che lo facciano. Non vuol esser paranoia, anche perchรจ di solito cerco di combatterle.
Questa mattina perรฒ ho trovato questo articolo nel mio stream che dice questa cosa:

Facebook using peopleโ€™s smartphones to listen to what they say, professor suggests

Ora, non voglio fare terrorismo psicologico e capisco che questo sia per qualcuno inquietante, ma fatevene una ragione: lโ€™analisi del comportamento dellโ€™utente รจ sempre piรน profonda, integrata in flussi di dati aggregati da piรน fonti e le informazioni che vi vengono proposte sono sempre piรน vicine a quello di cui avete realmente bisogno.
A me questi temi affascinano e non ne sono spaventato, ma bisogna esser consapevoli delle potenzialitร  che ci circondano, sia per comprenderle, sia per governarle, sia per utilizzarle.
UPDATE 05 Giugno 2016
Facebook mi ha scritto per segnalarmi la loro posizione rispetto al tema in oggetto (lโ€™audio in particolare). Ha risposto al mio post e quelli usciti sullo stesso tema con questo post http://newsroom.fb.com/…/facebook… cosรฌ da tranquillizzare tutti che non c’รจ intercettazione di audio direttamente dallโ€™app di Facebook. Poi andrebbe verificato anche la stessa dinamica su WA e le altre app dellโ€™ecosistema. Sicuramente i dati che metabolizza sono talmente tanti che allora รจ in grado proporre contenuti che sono cosi vicino alle preferenze delle persone , da cogliere l’attenzione al momento giusto.

Fail Fast, Fail Often, Fail Forward e l’errore di interpretazione

L’euforia del self made manย eย dell’imprenditore serialeย avanza velocemente:ย forza di volontร , spirito di sacrificio, idee, tante idee, fallimento rapido,ย ripartenza. E via.ย Ed il successoย te lo costruisci da solo. In teoria.

In pratica poi, non รจย proprio cosรฌ.

Si dice:

Fail Fast, Fail Often, Fail Forward.ย 

Bello. Finchรฉ si interpreta correttamente.

Quello del fallimento sembra sia uno di quei principi fondamentali nella Silicon Valley. Uno di quelli che si ripete all’infinito, come un mantra. Ed รจย importante perchรฉ, nella sua definizione di base, questa fraseย valorizza il concetto e l’approccio dell’iterazione rapida (tanto cara alle metodologie agili). In un’epoca in cui la tecnologia cresce esponenzialmente, questo approccio veloce e snello, puรฒ diventare il fattoreย critico di successo di un progetto.

Tanto piรน sei bravo adย iterare, validare e rivedere il tuo percorso/prodotto, tanto piรน sei in grado di capire se stai “fallendo” o meno, e scegliere di prendere altre direzioni o ritornare su alcuni passi, e continuare a lavorare sulย tuo progetto.

Piccoli passi, anche parziali, ma molto veloci e continui. Cambi di direzione ragionati e valutati. Stesso progetto.

Fin qui tutto chiaro, no?ย Io sono assolutamente d’accordo su un modello di questo tipo, eย sono un fautore della validazione, del modello della Customer Developmentย eย della sperimentazione continua.

Il tema perรฒ รจ che il concetto del fallimento veloceย รจ ormai statoย interpretato in modo completamente errato.

Ilย fallimento sta diventandoย una sorta di moda distorta, secondo cui chi fallisce (o sta fallendo) tende a ritenersiย unย eroe dell’innovazione. Della serie “Tanto piรน fallisco, tanto piรน sono un fico e ho provato tanto.ย Ora inizio un altro progettino”.

La realtร  รจ che questa cattiva interpretazioneย staย generando imprenditori (se cosรฌ son definibili) superficiali:ย troppi pensano che fallire voglia dire abbondare un progetto che non ha performato al primo colpo, per saltare suย un altro progetto, senza preoccuparsi degli impatti della loro scelta e senza la responsabilitร  caratterizzante dell’imprenditore verso persone, investitori e stakeholder vari. E cosรฌ via si riparte per una “seconda startup”, poi una terza, una quarta e via dicendo.

Delย fallimento vero ne rimangono solo parole:ย pochi analizzano realmente gli errori, reiterano e cercano di fare realmente un pivoting o hanno un piano di recupero dove necessario, cosรฌ come pochi cercano di capire se realmente si รจ arrivati ad un punto di non ritornoย o se semplicemente si รจ scelta una soluzione non ottimale.

Nel 2010ย Mark Suster, un imprenditore,ย disse cheย non erano i progetti a dover morire rapidamente, ma il mantra stesso del fallimento perchรฉ era “sbagliato, irresponsabile, immorale e senza cuore“.

Gli imprenditori che affermano che avvianoย nuovi progettiย per sperimentare nuove idee, senzaย nessuna preoccupazione di investire ulteriore tempo, abbandonando il progetto precedente, perdendo di focalizzazione, rischiando di non riuscire a gestire tutto al meglio, sono a mio avviso incoscienti e superficiali.

Sarebbe interessante in effetti chiedere a chi ha investito soldi in un progetto, cosa ne pensa e che idea ha del fallimento rapido, dei suoi soldi buttati al vento da uno che ha deciso di sperimentare un altro progetto e che adesso si diverte a fare codice per un altro prodotto, invece di cercare una soluzione o una strada per recuperare quello che non funziona.

Il fallimento, quello vero, non puรฒ esser preso alla leggera..

 

L’imprenditore non รจ colui che ha tante idee

Lo ammetto. Anni fa ero tra quelli che ritenevanoย che un imprenditore che riusciva a fare la differenza fosseย colui che sfornaย idee continuamente.ย L’esperienza personale fatta negli ultimi anni mi ha insegnato tutt’altro.

Nella mia “cantina mentale” in questi anni ho accantonato centinaia di idee: alcune negli anni sono state sviluppate, altre regalate, altre eccessivamente precoci sono morte prima di partire (magari oggiย avrebbero ragion d’esistere), altre invece sono ancora lรฌ in attesa di esser riprese e sviluppate.

Alcuneย di queste ideeย sono state realizzate piรน o meno velocementeย e hanno preso forma: qualcuna รจย morta, qualcunaย ha finito il ciclo di vita in modo naturale e altre sono in corso e probabilmente necessitano di ulteriore lavoro.

Ad oggi perรฒ nessuna di queste idee รจ diventata ancora milionaria e forse non succederร  ancora.

Il problema non credo siano la quantitร  di idee, ma la percentualeย di quelle che rimangono nel cassetto, l’incapacitร  di provare e riuscire a portare in porto la restante percentuale.

L’imprenditore non รจย colui che ha tante ideeย di business, nรฉ tanto meno uno che sente che un giornoย avrร  un’idea milionaria, ne tanto meno uno che vuoleย diventare imprenditore di se stesso senza mettersi in gioco.

Un imprenditore รจ colui che esegue, immediatamente, mixando esperienza, pancia, visione e tecnicismo. E’ colui cheย impara dalle precedenti esperienze e se non le ha, impara dalla ricerca eย dalla lettura e dallo studio di quello che sta avvenendo. L’imprenditore รจ focalizzato sul suo progettoย e riduce il rumore circostante con il fine di alzare il livello di attenzione. E’ย colui che usa il diversivo e la sperimentazione come distrazione creativa.

Ho imparato che non รจ necessario fare mille “startup” o micro progetti incompletiย per esser (o sentirsi) un imprenditore. L’imprenditore รจ coluiย che si assume la responsabilitร , il governo e la gestione di un progetto da eseguire e lo porta alla crescita, o alla morte se necessario, ed รจ consapevole dell’impegno preso nei confronti dei collaboratori, degli investitori, degli utenti.

Un imprenditore รจ colui che non permette ad una idea di annidarsi nella mente: ma inizia a chiedersi fin da subito come puรฒย far accadere quello che ha in mente.

Eย fa in modo cheย le cose avvengano.

Il cliente NON ha sempre ragione. E non deve averla solo perchรฉ รจ il cliente.

Caro cliente.

Mi vieni a cercare tu, per avere un servizio, quando io nemmeno sapevo esistessi. Mi presenti il tuo progetto. In fondo, sei un ennesimo progetto, giร  visto, ma vedo delle potenzialitร  nel tuo disegno.

Ti ho fatto piรนย consulenze di qualche ora gratuite (scroccate a suon di “vediamoci perย una chiacchierata per capire meglio“) durante le quali ti ho ribaltato il progetto in parecchie parti, senza avere nemmeno uno stralcio di firma maย pensando di poter instaurare un rapporto di fiducia.

Alla mia offerta formale, sufficientemente bassa visto il tuo piagnisteo “sono una startup, dobbiamo prendere ancora un investimento importante, ma stiamo trattando“, hai avuto la faccia tosta di chiedermi pure lo sconto. Ho accettato, da parte mia come investimento, visto l’interesse e le potenzialitร  del tuo progetto.

A metร  del percorso del progetto mi avvisi che vuoi bloccare i pagamenti e fermare temporaneamente le attivitร  “perchรฉ hai degli imprevisti e delle nuove esigenze“. Ti faccio notare che tutte le attivitร  pianificate fino a quel momento sono state rilasciate da noi puntualmente (e confermate anche dai tuoi riferimenti interni). Accetto tranquillamente la tua richiesta e la tua esigenza, traslando pagamenti e attivitร , seppure con possibili problemi per me di riallocazione delle risorse. Ti chiedo perรฒ di saldare almeno quanto erogato fino a quel momento.

Nello scambio di email ti irrigidisci, alludendo a futili motivazioni di progetto, volendo scaricare su di noi la motivazione del fermo. Cerco di chiamarti per chiarire e cercare di capire come riorganizzare. In una mail mi fai passare per invasivo e poco educato per l’insistenza delle telefonate, alle quali tra l’altro non hai mai risposto. Mi rispondi male alla mail, e mi offendi. Dovresti capire che spesso una telefonata alleggerisce toni, migliora la comunicazione ed รจ molto piรน pratica di mille inutili scambi di email frammentate.

Caro clienteย della generazione storica del “ti blocco i pagamenti” come leva strategica per far pesare il ruolo nel rapporto professionale alla prima incomprensione, devi capire che quella filosofia del “io sono il cliente e ho sempre ragione” รจ fuori luogo, non funziona piรน e piรน che mai se i rallentamenti al progetto sono i tuoi, dovresti avere almeno l’intelligenza di farti delle domande e capire che stai lavorando male. Ma non male nei miei confronti, ma del tuo business.

Dovrestiย capire inoltre che il rapporto cliente-fornitore, vista la tua richiesta di flessibilitร , di disponibilitร  di tempo e di risorse aggiuntive tra una telefonata e l’altra,ย dร  vita ad un rapporto diverso, una sortaย di partnership se vuoi, nella qualeย non si tratta piรน di erogare solo un servizio, ma condividere problemi e criticitร , conoscenza e tecnicismi, e magari un giorno anche rete e possibili opportunitร .

Se perรฒ quando ti pare siamo dei partner, e invece quando ti fa comodo sei il cliente, che ha sempre ragione, che blocca i pagamenti, che puรฒ fare l’offeso se esigo un pagamento senza disponibilitร  di replica da parte tua, se ti puoi permettere di offendermi gratuitamente, vedi, non lo trovo molto giusto e professionale, soprattutto se di solitoย sono il primo a prendermi la responsabilitร  se c’รจ un errore, se sbaglio,ย se c’รจ una mancanza o c’รจ bisogno di recuperare.

Ecco, dovresti capire ancora che il cliente NONย ha sempre ragione. E non deve averla solo perchรฉ รจ il cliente.

Adesso, la novitร  nel nostro rapporto รจ questa: seppure io sia il fornitore, e tu il cliente che ha sempre ragione, visti questi presupposti e questo tuo approccio, il progetto, a mio avviso, puรฒ ritenersi chiuso qui, senza rimorsi, senza indugi e con molta soddisfazione.

Io, non, ho, intenzione di lavorare con gente cosรฌ. Ciao.

#CertiClientiรจMeglioPerderli

L’effetto Zuckerberg ed il fare impresa con le chiappe degli altri

Effetto Zuckerberg.

E’ cosรฌ che definisco giร  da un po’ di tempo il trend che si sta sviluppando e che si manifesta sempre piรน spesso. I piรน affetti sono i developer (ma non solo) e tutti quelli che, presi dall’embolo della 1 billion company, si lanciano in affermazioni tipo “ho una idea galattica, l’anti facebook, cerco chi ci mette i soldi e poi la sviluppo” o peggio ancora “mi รจ venuta una idea adesso ci faccio un’altra startup“. Fin qui, onestamente, non vedo nessun problema e trovo corretto che ognuno abbia le proprie iniziative, i propri sogni e progetti imprenditoriali in cui credere. Piรน che mai in un periodo storico in cui il digitale ha in qualche modo democratizzato la possibilitร  di fare nuovo business grazie a nuovi modelli, nuove professioni e tanto spazio ancora disponibile.

Ma il tema รจ un altro.

Il tema รจ che questi mantra (che danno appunto vita a quello che io chiamo l’effettoย Zuckerberg), che ormai si ripetono costantemente come a giustificare qualsiasi scelta professionale improvvisa o cambiamento di direzione (spesso anche e soprattutto a discapito di altri), stanno avendo ripercussioni incredibili, peggio di quello che si possa pensare: frammentazione di focalizzazione, assenza di vero commitment, discontinuitร , incapacitร  di portare (o almeno provare) a termine quanto iniziato, sopravvalutazioe delle proprie competenze e potenzialitร , superficialitร , inaffidabilitร  o nel peggiore dei casi anche mancanza di coraggio di affrontare la chiusura di qualcosa che non ha funzionato o che andrebbe chiuso per tempo, prima di danneggiare anche altri.

Tutti sono alla continua ricerca di una next big thing, ma pochi sono in grado di capire cosa significa scommettere su se stessi e su un progetto iniziato o da inziare. Il problema รจ proprio qui ed รจ nel messaggio che sta passando a livello mediatico: sembra che fare impresa sia rischiare solo una parte del proprio tempo, trovare due soldi per partire (o anche “trovare il pollo che ci crede sulla carta“)ย e poi buttare tutto al secchio se non va, tanto i soldi li hanno messi altri, “io ci ho messo qualche ora di sviluppo, che sarร  mai“.

Troppi pensano che fare Facebook sia facile o che sia frutto di qualcheย piccola scommessa, finchรจ non trovo quello che va. Non รจ cosรฌ. Per fare un facebook ci vuole talento, impegno, costanza, fortuna e determinazione oltre ogni limite e credere nel proprio progetto rischiando, in prima persona, tempo, soldi, faccia.ย Si sta perdendo la capacitร  di focalizzare unย obiettivoย e sempre piรน spesso vedo una velata paura di arrivare al successo, rimandando avanti le scelte o dando la colpa al contesto o tanti altri fattori.

Quanti realmente fanno bootstrapping, quanti sono in grado di validare una idea creando la prima vendita e poi capire se il prodotto realmente puรฒ scalare? Quanti realmente sarebbero disposti a non abbandonare una nave con gli altri a bordo, e cercare di recuperare i danni o almeno decidere di affondarla – con razionalitร ย – per ripartire? Quanti provano a cambiare un percorso e fare un vero pivoting, prima di mollare?

Pochi per quello che che vedo. E pochissimi sono pronti a scommettere realmente. Gli altri giocano a sentirsi (non fare) gli imprenditori con le chiappe degli altri, senza preoccuparsi di finanza, marketing, business, costi, sostenibilitร  del progetto ma solo a cercare di far vedere che l’idea che hanno รจ figa, fino ad abbandonarla.ย 

Tanto, al primo mal di stomaco, c’รจ un altra fantomatica idea da far partire.

Giusto per approfondimento, se vi interessasse fareย bootstrapping vi giro questo link a questo post che ho trovato molto interessante e che ha ispirato questa riflessione, partita da Facebook, sulla quale stavo riflettendo da tempo:ย To bootstrap or not? 5 questions to ask yourself

Sognare. Il sesto senso, sottovalutato.

Sognare, il sesto senso che sottovalutiamo troppo spesso e che raccoglie in se tutti gli altri sensi. รˆ quella capacitร  irrazionale, inconscia, veloce, cruda e spesso violenta, incapace di mentire ed estremamente abile nel far emergere paure, sentimenti e aspirazioni di una vita in pochi ma lunghissimi secondi. Sognare รจ quel momento in cui siamo in grado di analizzare, capire e metterci in condizione di osservarci da un punto di vista diverso e ripensarci in un modo completamente differente da quello che frequentemente ci sforziamo di essere o non essere.

Non esiste metodo e non esiste una scuola che possa insegnarci a sognare, non esistono persone che non possono sognare. Esiste la propensione a sognare e la volontร  di ricordare il sogno, bello o brutto che sia.

Ma tutti sappiamo sognare.

Voler smettere di sognare, evitare o non riuscire a ricordare i sogni, รจ come perdere uno degli altri sensi, senza i quali non potremmo vedere, ascoltare, odorare toccare e sentire perdendoci una esperienza nuova e l’opportunitร  di crescita continua.

Amo sognare, svegliarmi, scrivere ed appuntarmi quello che stavo sognando, su un taccuino per me importante, e per poi rileggerlo e capire. Questa stessa nota l’ho scritta questa notte dopo essermi svegliato con l’adrenalina altissima, il cuore che batteva a mille e la sensazione di aver rivissuto gli ultimi secondi, tutte le emozioni e le paure di un combattimento di taekwondo di anni fa e ricordarmi nitidamente l’abbraccio ed il grazie di cuore detto all’allenatore in quel momento. Era la prima mia vittoria sul tatami.

Non posso credere, quando lo sento dire, che ci siano persone che non vogliano ricordare i sogni.

Sognate e non smettete di farlo, credo sia lo strumento e la capacitร  piรน potente che abbiamo.

Buon venerdรฌ. Looking forward.

La cultura degli alibi

Era un bel po’ di tempoย che avevo in bozzaย questo post: mi mancava sempre quel qualcosa che facesse scattare la riflessione giusta ed il giusto impulso per pubblicarlo.ย Oggi l’ho ritrovato mentre rimettevo in ordine il blog e ho deciso di portarlo online cosรฌ come era integrandolo di un paio di riflessioni.

Tutto eraย partitoย da un video di Velasco sulla cultura degli alibi, ed un vecchio post diย Andrea dal titolo “L’estetica del fallimento” e dalla sua riflessione legata alla chiusura di un progetto su cui lavorava da tempo. In particolare nel post Andrea analizzava il fallimento definendolo:

…qualcosa che chiunque voglia fare l’imprenditore deve tenere sempre presente che il successo รจ l’eccezione e non la regola e che le proprie decisioni potranno portare a un punto di non ritorno. Si deve essere consapevoli di cosa si stia rischiando evitando che ciรฒ porti all’immobilitร  per paura di sbagliare, perchรฉ restare immobili รจ il modo piรน veloce per fallire. D’altra parte, fallire puรฒ essere un’opportunitร  a patto che si sia disposti ad imparare e a fare autocritica…

Sull’importanza dell’imparare dagli errori non posso che esser d’accordo. Ma chi non lo sarebbeย dopo tutto? Quante volte abbiamo sentito dire:

In every failure there is a lesson to learn.ย 

Fallire non รจ sicuramente l’ambizione principale diย chiunque parta con una iniziativa propria, e certamenteย non si puรฒ sperare di fallire a priori, per poter imparare. Anzi, personalmente non amo pensare ad un progetto, prendendo in considerazione il fallimento dello stesso.

Perรฒย se รจ cosรฌ “banale”ย edย รจ tanto noto il concetto dell’imparare dagli errori, perchรจ poi rimane cosรฌ difficile parlare di errori, fallimento, ammettere uno sbaglio eย condividere l’esperienza negativa?ย E’ย sempre cosรฌ complesso fermarsi ad analizzarne (e capire) passo passo i vari stepย fatti, edย individuare eventuali scelte errate.ย Forse la fretta di riprovare o forse, spesso, la mancanza di forza di riprovare.

Seguo progetti e aziende neo nate in qualitร  di advisor e mentor, e spesso vedo ripetere gli stessi errori. Anche su cose semplici, molte volte si ripetono gli errori, quasi come fosse una abitudine.

Nello sport, nella professione e nella vita, il fondamento della crescita, secondo il mio punto di vista, ma credo condiviso, si trovaย nella sperimentazione continua e nel successivo processo di analisi dei risultati e fallimenti, affinchรฉ si possa fare una evoluzione graduale e si possa poi accelerare lo sviluppo del passaggio successivo.

L’attenzione alle performance e alle attivitร  svolteย permette di individuare elementi positivi, meno positivi e critici che ci mettono in condizione di valutare, riflettereย ed agire di conseguenza.

Ogni altro pensiero e valutazione, che non riguarda direttamente la nostra sfera dโ€™azione, รจ semplicemente un alibi. E qui รจ l’errore piรน frequente: “Ah, ma la colpa รจ di … che non ha…

Si chiama “adeguamento naturale” ed รจ quella azione ci fa trovare sollievo in fattori a noi estranei: rappresenta una โ€œculturaโ€, la cultura degli alibiย appunto.ย E dalla sua assuefazione, dipende l’insicurezza ed l’incapacitร  di fare cose, commettere errori, prendere iniziativa e portare a termine i progetti.

Quante volte accusiamo la sabbia di esser sabbia?

Non credo ci sia qualcuno che non sia mai caduto in questa trappola.ย A me personalmente รจ capitato spesso e forse il momento in cui ho capito come dovevo agire รจ proprio quando ho cominciato a chiedermi se la sabbia non fossi ย io.

Vi condivido un video, che probabilmente avrete giร  visto, ma che non fa mai male rivedere.ย Io l’ho rivisto molte volte e che secondo me contiene molti messaggi importanti per chi vuole affrontare con positivitร , divertimento e crescita percorsi di vita o professionali.

Velasco, allenatore sportivo, in questo video spiegaย la cultura degli alibiย attraverso alcuni esempi e riferimenti alla sua esperienza.

Assolutamente da vedere. Tutto.

“Voglio vedere se trovo uno schiacciatore che schiaccia anche con con le palle alzate male” – Velasco.

Due etti di idee a portare via, grazie.

Questa mattina, come capita spesso, son partito allโ€™alba da Roma verso Milano. In treno, aperto il pc, ho iniziato a leggere le email ricevute questa notte. Ad un certo punto leggo una mail, dallโ€™oggetto โ€œOpportunitร โ€, che recita testualmente:

ย “Ciao Fabio, ho tutti grossi clienti. So che tu hai tante idee e sei sempre sul pezzo, vedi se ti viene in mente qualcosa da proporre. Se me ne mandi qualcuna per i miei clienti, le metto su due slide e ci vado a parlare. Ovviamente poi se parte la cosa ti attivo una nostra email”

Eh si, mi sembra un approccio perfetto: du’ etti de idee a portร  via, grazie.

Ora io mi domando a vorrei domandare alle persone che ragionano cosรฌ oggi:

  • se ho tante idee perchรฉ dovrei mandarle a te, e tu dovresti andare dal tuo cliente, con il tuo brand a proporle valorizzando cosรฌ solo te e non me?
  • perchรฉ non mi proponi di andare insieme? Penso che potrei valorizzarle anche di piรน quello che ho in mente e magari potrei contestualizzare meglio il tutto, conoscendo anche lโ€™interlocutore. Che ne dici?
  • non pensi che una idea, possa avere necessariamente bisogno di tempo per esser partorita e anche di studio, analisi e perchรจ no di un confronto per capire processi, problemi, criticitร , punti di forza?
  • non sarebbe meglio forse parlare di “hai per caso spunti o casi interessanti da cui prendere spunto”?
  • se si tratta di una opportunitร , come scrivi nell’oggetto, deve esserlo per tutti e due, fin dallโ€™inizio: il cliente e la sua esigenza + il tuo contatto e la tua competenza + la mia idea e la mia competenza, questa รจ lโ€™opportunitร  principale. Poi tu conoscerai la mia idea, io il tuo contatto, il tuo contatto me: e lโ€™opportunitร  รจ win per tutti.
  • ti รจ mai capitato di giocare al gioco del telefono? E se si, non hai imparato che il passaggio di parole con informazioni mancanti o non poca chiarezza, genera distorsioni e mostruositร ?
  • se non hai idee e non hai prodotti, in un mercato come questo, fortemente aggressivo e veloce, ma forse una domanda su di te, sulla tua azienda, sul tuo modo di aggiornarti ed il tuo vero business, dovresti anche fartela, no?
  • se non conosci il tuo cliente tanto da capirne le esigenze, individuare dei problemi da risolvere, avere la consapevolezza di cosa puoi migliorargli, ma tu nel rapporto che ci stai a fare, il link? No, non lo sei, sei piรน precisamente un referral link e lโ€™unico beneficio che porti รจ a te stesso.
  • non ti viene in mente che se io/noi siamo sempre sul pezzo, questo esser sempre aggiornati e freschi di idee abbia un costo ed un valore?
  • ma non pensi che una volta che hanno il mio nome e cognome, anche se io fingessi di lavorare con te, il buon santo google, potrebbe smentirci e farci fare una galattica figura di merda?
  • non pensi che sarebbe meglio mettersi a tavolino un secondo, capire โ€“ anche rapidamente โ€“ con chi vogliamo andare a parlare, individuare delle criticitร  e delle opportunitร  e andare con le idee chiare?
  • ti sei domandato cosa succede se dopo la presentazione non si concludesse nulla? Tu saresti comunque il suo contatto sempre sul pezzo e preparato, ed io il perfetto sconosciuto.
  • visto che mi chiedi di firmare anche un NDA per potermi dire chi รจ il cliente, ti dispiace se ti faccio firmare un NDA che ti blocchi dal poter vendere qualsiasi soluzione vicino alla mia idea?
  • pensi forse che io sia il genio della lampada che lo strofini quando vuoi e sforna desideri?

Personalmente ho sempre ritenuto che il network e la rete di contatti di una persona sia un enorme valore sul quale poter costruire anche delle opportunitร . Ma non รจ questo il modo di “usare” una rete di contatti e generare valore. E non si puรฒ esser alla ricerca di idee di business, dagli altri.

Questo approccio รจ il male del business, soprattutto in questo momento: venditori di servizi e prodotti di altri che, oltre ad un contatto, non mettono valore aggiunto ne per il cliente, ne per la relazione professionale, ne tanto meno economicamente. E’ un danno per tutti, รจ uno stratificare tempi e costi, senza valore aggiunto.

Le idee, la visione del mercato e la capacitร  di eseguire progetti, non puรฒ esser merce di scambio continuamente e non si puรฒ pretendere di svenderla solo perchรฉ โ€œtanto al cliente non ci arriviโ€ o โ€œse ci arrivi devi passare da meโ€.

Non abbiamo piรน la possibilitร  di continuare a lavorare in questo modo: il mercato richiede โ€“ e verifica โ€“ che ci sia trasparenza, disintermediazione, competenza, velocitร , aggiornamento e sperimentazione continua.

Al prossimo che mi chiede due etti di ย idee a portร  via, risponderรฒ โ€œChe faccio metto anche due fette di culo vicino allโ€™osso? Lascio, signรฒ?โ€