Retweeting: cos’è, come si fa, pro e contro

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ringraziamento-robingood-adsense-26042009Molti blogger utilizzano Twitter come piattaforma per promuovere i propri blog. Fin qui è tutto sufficientemente noto e non c’è bisogno di sprecare tempo a spiegare ulteriormente i motivi di questo tipo di utilizzo. L’attenzione di questo post sarà rivolta principalmente ad una tecnica poco utilizzata o per, dirla tutta, utilizzata male, dalla maggior parte dei blogger: la promozione di altri blogger utilizzando il “retweeting“. Per “retweet” si intende ripetere, citare, riscrivere un altro Tweet. In questo post vi spieghero come si fa, quali sono i vantaggi e gli svantaggi dell’utilizzo di questa tecnica.

Come si fa un Retweet
Prima di procedere con i pro e contro dell’utilizzo del retweet , è necessario capire come si utilizza e qual’è la sintassi da utilizzare. La sintassi comune e principale è Retweet. Esistono però abbreviazioni e altri modi per segnalare che si tratta di re-inoltro di un Tweet di un altro utente. La struttura quindi del vostro Tweet dovrebbe iniziare con la sigla RT o la parola Retweet seguita dall’account della persona che state tweetando  (ad esempio @utente) e poi finire con il contenuto effettivo del Tweet. Infine, si dovrebbe aggiungere il link con una breve nota ed il motivo per cui il tweet è rilevante. Qui è un esempio di retweeting:

RT: Retweeting: cos’è e come si fa, pro e contro | .iFABIOLALLI http://bit.ly/nbJTW – Approfondimento

Passiamo ora ad alcuni concetti importanti riguardanti il retweeting

Solo Retweet veramente interessanti e rilevanti
L’istinto naturale è quello di effettuare il retweet di qualsiasi contenuto ritenuto interessante, ma in questo modo diminuisce la probabilità che i vostri utenti ne traggano beneficio. E’ un pò come la storia dell’ “Al lupo, al lupo”. Se si strilla sempre con la stessa enfasi si avrà l’effetto della non-enfasi. È necessario quindi essere selettivi quando si fa un retweet poichè con questa tecnica si impatta su utenti, notorietà e affidabilità.

Il Retweeting fornisce valore ai vostri utenti
Vi è una ragione per cui la gente vi segue, il valore dei contenuti che postate. Il valore di un blog si costruisce principalmente con la pubblicazione di post di alta qualità, e con il successivo collegamento ad un tweet. Anche se questo sembra l’unico modo per avvicinare e fidelizzare gli utenti al nostro sito, non è l’unico modo. Un altro modo è quello di fornire anche link e altri contenuti pertinenti e interessanti.

Retweeting ed il beneficio del vostro Brand
Il Retweeting serve a costruire la vostra reputazione, ed il vostro Brand.Un buon link o una segnalazione puntuale e tempestiva, letta in momento di necessità o di carenza di informazioni sarà letta, e apprezzata. In questo modo i vostri utenti si fideranno sempre più di voi. Vi accorgerete che le volte successive, i vostri link ed i vostri post, se pur al vostro blog, avranno un numero di click maggiore vista la fiducia catturata negli utenti.

Il Retweeting vi aiuterà a costruire relazioni con l’originale blogger
Così come faremo retweet di un post, c’è molta probabilità che qualcuno ad un altra estremità lo faccia per noi. Il Retweeting è visto come un atto di gentilezza e la maggior parte blogger ricambieranno come potranno. Questo però non vuol dire che ci si deve aspettare che qualcuno ci faccia un retweet, solo perchè noi abbiamo fatto retweet a loro.

A mio parere il retweeting non genera la perdita di seguaci e lettori, a meno che non si trasmettano continuamente contenuti non in linea alle aspettative e messaggi che possono esser presi come Spam. Dopo tutto mi mando, ma perché qualcuno dovrebbe smettere di leggere il vostro blog ed il vostro Twitter, solo perché gli avete inviato un altro sito web, interessante, da leggere? Secondo me la trasparenza e l’atteggiamento aperto e di condivisione, sarà sempre ripagato.

Conclusione
Il Retweeting è un ottimo modo per aggiungere valore e qualità al vostro Twitter. Se non usato correttamente il retweeting può effettivamente fare male al al brand e alla fiducia che che gli utenti hanno di voi, e quindi al vostro traffico su blog e twitter.  Se fatto bene, il retweeting può aiutarvi ad educare i vostri utenti, costruire il vostro marchio, aumentare il traffico, mettervi in collegamento con altri blogger / creatori di contenuti nella tua stessa nicchia di mercato.

Microblogging for Business

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Ritorno sul discorso del Microblogging già affrontato un paio di post fa, ma questa volta dal punto di vista della comunicazione aziendale.

Twitter consente ai suoi iscritti di postare piccoli messaggi, nella forma di ‘microblog’. Quello dei microblog è un fenomeno piuttosto recente, e per questo in grande espansione. Si può dire che il tutto sia iniziato proprio con Twitter: in origine era un sistema per far sapere a tutti i propri contatti cosa si stesse facendo in quel dato momento (quello che in Facebook è sostanzialmente la barra dello stato), poi il meccanismo ha subito un’evoluzione trasformandosi in un vero e proprio canale per pubblicare piccoli post (commenti, segnalazioni di fatti o eventi, auguri, consigli e via dicendo), generando appunto il concetto di microblog.

Il microblog ha sostanzialmente tre grandi caratteristiche: è di velocissima lettura, essendo appunto di dimensioni contenute; è di altissima frequenza di aggiornamento, anche più volte in una sola ora; non richiede un apposito lettore di feed, ma è sufficiente un instant messanger.

Le aziende possono utilizzare Twitter come un canale di pubbliche relazioni, ma devono essere consapevoli che così facendo possono andare incontro a problemi sul versante della riservatezza e quindi della sicurezza. A sostenerlo è Gartner, che ha condotto uno studio sull’impiego da parte delle imprese di questo social network alternativo ai più tradizionali LinkedIn e Facebook, individuandone quattro forme diverse d’uso. Queste forme di utilizzo di Twitter hanno un impatto su diversi livelli:

  • Comunicazione: Molte imprese stanno già adottando Twitter come canale marketing o di pubbliche relazioni, rivela Gartner. Diversi sono gli esempi di aziende che su Twitter segnalano risultati, annunci, link a comunicati stampa o che rispondono a specifici commenti da parte di utenti o consumatori. Tuttavia Gartner avverte che questo particolare approccio deve essere usato con cautela, perché post poco interessanti potrebbero risultare più deleteri che utili all’immagine dell’azienda.
  • Reputazione: Altre imprese usano invece Twitter in una maniera più indiretta: evitando magari di parlare del proprio brand o dei propri prodotti, ma postando commenti o segnalazioni intelligenti e interessanti, così da attrarre letture sui propri microblog e aumentando di fatto la propria reputazione.
  • Trasparenza e fiducia: Altre aziende ancora si servono di Twitter come piattaforma interna per comunicare cosa stanno facendo, i progetti in corso e le idee che stanno cercando di valutare. Ma Gartner non raccomanda di usare Twitter in questo mondo, “perché non vi è alcuna garanzia di riservatezza e sicurezza”.
  • Feedback: Infine, vi è una quarta forma in cui Twitter viene usato dalle imprese, riferisce Gartner, quella di collettore di piccole segnalazioni. Si tratta di un sistema per cogliere cosa stiano dicendo della propria azienda i clienti e i concorrenti. “Le aziende più intelligenti usano queste piccole segnalazioni per anticipare l’insorgere di eventuali problemi o per raccogliere impressioni su nuovi prodotti”, sottolinea Gartner.

Jeffrey Mann, vice presidente per la ricerca di Gartner e autore del report ‘Four ways in which enterprises are using Twitter‘, segnala che qualsiasi sia il modo in cui un’impresa utilizza o intende utilizzare Twitter, “dovrebbe regolamentarne l’uso da parte degli utenti per evitare problematiche legate alla riservatezza e alla sicurezza”.

Secondo Mann, in generale l’utilizzo di Twitter deve sottostare a quegli stessi principi e regolamenti che in azienda guidano l’uso dei social network e dei forum web. “Se le aziende non hanno ancora definito una policy per la partecipazione alle attività sociali sul web, devono farlo il più velocemente possibile”, conclude l’analista di Gartner.

Stando a Gartner, concludendo, entro il 2011 il microblogging aziendale diventerà una caratteristica standard per l’80% delle piattaforme sociali.

iPhone supera Blackberry nell’utilizzo Business? Me lo aspettavo

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Leggo alcune novità relative all’Iphone su ComputerWorld On line. Nel 2007 un analisi dell’autorevole società  Forrester Research definì l’iPhone di Apple inadatto (unfit) per gli utilizzi aziendali e il loro analista Benjamin Gray in quell’occasione elencò una serie di motivi per giustificare questa conclusione sull’iPhone. Tra i principali c’era l’impossibilità di criptare dati e informazioni sensibili, la mancanza di supporto alle funzioni di agenda ed e-mail di Microsoft Exchange, e la carenza di alcune funzioni specificamente telefoniche. “Un iPhone rubato può provocare gravi rischi per la sicurezza aziendale“. Fin qui devo dire che è tutto vero e che queste valutazioni sono pienamente condivisibile.

Oggi, quindi circa un anno e mezzo dopo, Forrester sembra avere cambiato idea sulla questione iPhone vs Blackberry e nel report pubblicato sul loro sito dal titolo ‘Making iPhone Work In The Enterprise: Early Lessons Learned‘, un altro analista della società (forse l’altro l’hanno cacciato per quello che aveva detto…!??), tale Ted Schadler, ritorna sui passi e illustra i benefici di alcune applicazioni Business realizzate da grosse aziende (per citarne qualcuna Kraft Foods e Oracle) direttamente per iPhone,

I motivi di questo cambiamento di posizione, secondo me prevedibile, le motivazioni sono diverse. Prima di tutto l’iPhone ora lavora con Exchange, poi il browser Safari e l’applicazione di e-mail del dispositivo di Apple sono di qualità paragonabile agli analoghi software dei netbook ( o quasi) e la versione 3.0 del firmware dell’iPhone, attesa per la prossima estate, supporterà meglio le VPN e in generale fronteggerà tutta una serie di carenze lamentate dagli utenti.

Tra le varie cose è stato inoltre sottolineato che le persone spesso si comprano per conto loro l’iPhone senza aspettare che i dipartimenti IT delle loro aziende li assegnino: “Questo abbassa i costi aziendali e rende i dipendenti molto più attenti: se il dispositivo è privato, le cadute e gli urti accidentali tendono a ridursi drasticamente“. In pratica si sono accorti che l’Iphone è un oggetto di culto e non solo di lavoro!

Infine si può leggere un affermazione di Schadler, riguardo al confronto tra i due dispositivi, nella quale dice che “.. il BlackBerry è migliore negli ambiti agenda ed e-mail, ma l’iPhone è preferibile per tutte le altre funzioni: e siccome l’utilizzo degli smartphone sta piano piano andando oltre l’e-mail e riguarda sempre più la navigazione internet e le applicazioni di produttività personale, i vantaggi del BlackBerry stanno diventando meno importanti”. Olè! E’ viva lo scenziato 🙂 Si chiama Entertaiment e tira più del lavoro.

Insomma, io utilizzo l’Iphone, e l’ho preso a livello aziendale. Dal punto di vista della posta elettronica e dell’agenda, a parte qualche piccola feature da migliorare sono soddisfattissimo. Dal punto di vista personale, che dire: è un giocattolo che modifica il modo di comunicare, occupa il tempo morto (o ne ruba a quello vivo) e fa compagnia ed utilissimo.

Crisi lavoro: 10 idee di business per il 2009

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La crisi del 2009 c’è. Solo chi non si guarda in giro, non legge e non si informa può pensare il contrario. In questo momento di crisi le aziende sempre meno investono sull’innovazione e con maggiore attenzione controllano i costi andando a tagliare dove possibile. Il primo taglio che viene fatto è quello del personale: il momento lo consente, le giustificazioni ci sono e le aziende ne approfittano per mandare a casa chi non è più “utile” al raggiungimento degli obiettivi. Condivisibile, in parte.

L’attenzione di questo post però non è sulla crisi ne sulla scelta delle aziende, ma bensì sulle persone che si trovano di punto in bianco senza lavoro. Cosa succede a chi rimane senza lavoro? Quali sono le strade che si presentano in questo caso? La prima strada che viene in mente è quella di cercare un altro lavoro, probabilmente stesso settore rivendendo una competenza ormai consolidata. La seconda strada, un po’ meno frequente invece è la creazione di un’impresa.

La prima ipotesi è più auspicabile per chi ha necessità di un reddito garantito e soprattutto per chi non ha un carattere imprenditoriale con una bassa predisposizione al rischio. La seconda ipotesi invece è la soluzione per tutti coloro che, con una buona dose di predisposizione al rischio, sono stufi di tutte le politiche aziendali precedentemente vissute, non trovano giusto il ridimensionamento delle aziende, hanno capacità da vendere e magari anche idee valide da portare avanti. Ovviamente la scelta dipende da persona a persona, però, qualunque soluzione si scelga in questi momenti, è importante ricordare e prendere in considerazione anche la via imprenditoriale per due motivi:

  1. Guardando alla storia delle imprese, grandi, medie o piccole che siano, da ogni ridimensionamento o cambiamento, sono nate aziende, imprenditori ed idee;
  2. Così come succede alle aziende che licenziano per ridurre i costi, ce ne saranno altre che per esigenze di mercato avranno bisogno servizi efficienti a basso costo.

Detto questo, vi riporto alcune idee che secondo me possono essere spunti di Business per il 2009, e che potrebbero invogliare qualcuno ad immergersi in imprenditorialità:
1. Do-It-Yourself
Nella maggior parte dei casi, il fai da te riduce i costi. Se si riesce a fornire prodotti e servizi che permettono alle persone di fare qualcosa “fai da te” si fronteggia un esigenza che in momenti di crisi è largamente condivisa da tutti.

2. Il risparmio energetico delle imprese
Questa idea è decisamente calda in questi ultimi anni, e dall’inizio del 2009 c’è stato un forte accento sulla riduzione dei costi energetici delle imprese. Produzione o distribuzione di illuminazione su sistemi a basso consumo potrebbe essere una strada.

3. Business online
Questa è la mia preferita. La meraviglia di Internet è questa: con un investimento basso (se non gratuito) si acquista un dominio, lo spazio web ci si affaccia sul mercato globale. Si investe un minimo in visibilità e si può avviare una attività online arrivando ad una clientela così lontana che non si sarebbe mai pensato di avere. Il limite di questa idea? Sono i prodotti e la loro giacenza! Esistono molti casi di aziende che, in breve tempo, sono riuscite a raggiungere un fatturato interessante. Naturalmente in internet un fattore fondamentale è la competitività, i costi e la qualità del servizio.

4. Effetto “Baby-boom”
I Baby boomer sono tutte quelle persone nate tra il 1945 ed il 1964 e che in questi anni (2007/2010) andranno in pensione creando un problema per l’economia vista la coincidenza della crisi e dell’alto tasso di natività di quel periodo. L’idea potrebbe svilupparsi nella creazione una rete di assistenza, sicurezza o servizi per l’intrattenimento. Un esempio potrebbe essere la creazione di centri di formazione imprenditoriale, o anche centri culturali.

5. Riciclo di materiale per la creazione di prodotti economici
Con l’aumento del materiale di scarto e dei costi di produzione, l’utilizzo di materiale inutile e di scarto per la creazione di qualcosa è diventato una fiorente attività. Un esempio: La creazione di Converse attraverso l’utilizzo di tele di rifiuto, o lo scrapbooking.

6. Telelavoro aziende
Il telelavoro o lavoro a domicilio è una soluzione al rapporto costo-taglio. Non è innovativo ma le aziende lo prendono in considerazione. Il punto di rottura è la fiducia: “Se lavori a casa come ti controllo?” La soluzione è la qualità, la puntualità e l’efficienza.

7. Health e Salute
Se Obama ne ha fatto uno dei suoi argomenti di battaglia durante le elezioni d’America, se Google e Microsoft si contendono il mercato pubblicando sistemi per la gestione dei dati sanitari e clinici, se le persone (volenti o nolenti) hanno sempre a che fare con la salute, il mercato dell’Health è sicuramente un mercato nel quale poter buttare qualche briciolo di tempo per trovare opportunità. No?

8. Outsourcing: standardizzazione e scalabilità
L’esigenza delle aziende è quella di essere più snelle e reattive alle richieste del mercato. In quest’ottica le aziende affidano a terzi servizi “pronta consegna” e progetti chiavi in mano da realizzare in tempi brevissimi. Per far fronte a questa richiesta è necessario standardizzare e creare sistemi in grado di adattarsi a casistiche più disparate. In questo modo si avrà una riduzione dei costi e un prezzo di mercato più basso e competitivo.

9. Mobile Business
Lo sviluppo delle applicazioni mobile non è più una ipotesi di espansione della tecnologia, ma una crescente tendenza del mercato. Ancora una volta, Internet svolge un ruolo importante nel business ed in particolar modo nella telefonia mobile. Applicazioni e soluzioni accessibili in totale mobilità, integrate con servizi online ad oggi accessibili solo da postazioni fisse saranno l’eldorado dei nuovi sviluppi.

10. Entertainment
Partendo dall’uscita dell’iPhone fino alla rincorsa di Android, passando per le molteplici consolle presenti sul mercato, il settore dell’Entertainment non sembra avere crisi. I bambini giocano, gli adulti anche. Lo sviluppo di applicazioni da intrattenimento sono sempre sulla cresta dell’onda.

Vi riporto infine la classifica delle top 10 tecnologie richieste dal mercato, stilata da Robert Half Technology:

  1. Sicurezza informatica 43%
  2. Virtualizzazione 28%
  3. Efficientamento’ dei data center 27%
  4. VoIP 26%
  5. Software as a service 26%
  6. Green IT 20%
  7. Business intelligence 19%
  8. Social networking 18%
  9. Web 2.0 17%
  10. Outsourcing 16%

Questo articolo l’ho voluto scrivere per tutti coloro che trovandosi senza lavoro, pensano di essere arrivati in un vicolo cieco. Io non penso sia così. Ritengo che ogni cosa nella vita non capita per caso, bisogna solo saper leggere il lato giusto e trovare la forza e l’energia per affrontare la prossima nuova decisione.

Facebook, da 100 milioni a 200 milioni di utenti in 8 mesi

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facebook for goodFacebook ad agosto 2008 ha segnato un record mai visto: 100 milioni di utenti. Se qualcuno avesse detto ad Agosto che in 8 mesi Facebook sarebbe passata da 100 milioni di utenti a 200, ci avreste mai creduto? Quando si hanno centinaia di migliaia di utenti, il 100 per cento di crescita in un breve periodo è già impressionante. Se si dispone di un centinaio di milioni di utenti, allora la crescita diventa a dir poco sorprendente.

Nell’anno passato, Facebook  (spesso contestata), era stata valutata circa $ 15 miliardi di dollari. Si diceva fosse sopravvalutata. Ora che il numero di utenti è raddoppiato, la valutazione è ancora troppo elevata? Oppure, forse, possiamo ritenerla eccessivamente bassa? Nonostante la recessione economica Facebook cresce e l’entusiamo intorno a questo social network non sembra cedere.

Per festeggiare questa crescita, Facebook ha avviato una campagna chiamata FaceBook for Good. Qui gli utenti possono condividere le storie legate alla comunity e a “come Facebook ha contribuito alla vita sociale di oguno di noi o come ha cambiato i rapporti con un parenti e amici lontani.”

Su altri fronti intanto Facebook sta lavorando, insieme a 16 organizzazioni di beneficenza, alla raccolta di fondi attraverso la vendita di prodotti sul proprio sito. Acquistando questi prodotti, nei negozi di Facebook, il 95 per cento circa del costo sarà devoluto in beneficienza. Facebook non riceverà nessuna commissione per se.

Articolo tratto da Mashable

iDolcetti, applicazione anti-dieta?

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iDolcetti - E non è un applicazione per Iphone!Non potevo non postare questa foto che mi ha fatto troppo sorridere: iDolcetti. Non è un applicazione per il mio iPhone, ma l’applicazione di dolci contro la mia dieta, da consumare su iTable.

Certo iTable rispetto al Microsoft Surface non ha niente a che vedere, ma lo stile della Apple è vero stile.

(*) Ovviamente il termine applicazione viene da applicare, nel senso mangiare! 🙂

Nuova Governance di Facebook? Si deciderà con votazione online democratica

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Leggo da un post sul blog di Facebook che dal 16 aprile al 23 aprile avrà inizio una votazione online sulla nuova proposta relativa alle Facebook Principles and the Statement of Rights and Responsibilities (SRR ), ossia tutte quelle modifiche al trattamento dei dati, alla privacy, alle responsabilità e alle nuove modalità di gestione delle informazioni da parte di Facebook. Tale votazione avverrà attraverso un’applicazione sviluppata su piattaforma Facebook da Wildfire e l’intero processo verrà controllato da Ernst & Young con l’obbiettivo di garantire che i risultati siano equi e legittimi. La votazione sarà valida solo se voteranno almeno il 30% degli utenti attivi e che hanno effettuato il login negli ultimi 30 giorni. Ovviamente Facebook invita tutti gli utenti a votare affinchè la decisione sia più democratica possibile.

V riporto il comunicato apparso sul blog di Facebook :

The 30-day comment period for submitting feedback on Facebook’s proposed governance documents has ended, but the opportunities to help shape the policies that will govern Facebook have only begun. Since announcing the new governance structure in February, we received more than 3,000 comments from the over 10,000 members who joined each of the groups dedicated to discussion about the proposed Facebook Principles and the Statement of Rights and Responsibilities (SRR).

Thanks to the help of volunteer law students from the University of California Hastings, the University of San Francisco and Santa Clara University, our legal team has been reading every last one of your submissions. The group administrators from the original protest against the changes to the Terms of Use, Julius Harper and Anne Kathrine Yojana Petterøe, have been distilling the feedback down to a list of key concerns. We’ve also asked for comments from various privacy, copyright and internet law experts as well as several photography trade groups from around the world.

On April 16, we’ll be posting revised versions of the documents based on the feedback we’ve received. We’ll also be sharing a written response to the main concerns people have expressed. This will explain in clear language why we did — or did not — make certain changes. This is similar to how U.S. federal agencies create regulations.

At the same time, we’ll be asking people to vote on the new revised documents. Voting will begin on April 16 and end on April 23. It will be done through an application developed on Facebook Platform by Wildfire, and the entire process will be audited by Ernst & Young to ensure that the results are fair and legitimate.

We encourage you to participate in this vote on our new revised documents. If it is approved, all future changes to the Statement of Rights and Responsibilities will go through the same process of notice and comment. As specified in the SRR, we will hold a vote on any proposed change if at least 7,000 people submit comments and the vote will be advisory unless at least 30 percent of our “active users” (people who have logged into Facebook at least once in the previous 30 days) participate in the vote. If turnout is 30% or more, the results will be binding.

Your continued involvement in this process is crucial, and we want to thank everyone who has participated so far. We look forward to taking the next step towards a more democratic system of online governance.

Simon, an associate on the Public Policy team, hopes to see you and all of your friends at the Facebook voting booth.

Cosa ne pensate della scelta di Facebook?

Lo svago online rende più produttivo il lavoro?

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La libertà di navigare online e di utilizzare Facebook, YouTube, Twitter e gli altri social network aumenta la produttività negli uffici. Non sembra avere dubbi in proposito Brent Coker, ricercatore alla University of Melbourne (Australia) ed esperto in marketing e amministrazione. Secondo una recente ricerca del professore, la possibilità di compiere “Workplace Internet Leisure Browsing” (WILB), ovvero navigare liberamente per svago sul proprio posto di lavoro, aiuterebbe gli impiegati ad aumentare il loro livello medio di produttività, con evidenti benefici per l’ufficio in cui lavorano.

«Le persone che utilizzano Internet per divertimento al lavoro – entro un ragionevole limite pari al 20% del tempo totale che trascorrono in ufficio – sono più produttive di circa il 9% rispetto a coloro che non lo fanno» racconta l’autore della ricerca, per poi aggiungere: «Le aziende spendono milioni per adottare software in grado di impedire ai loro impiegati di visualizzare i video su YouTube, utilizzare i social network come Facebook o fare dello shopping online, presumendo che tali attività possano portare alla perdita di milioni a causa della produttività perduta, ma non è sempre così».

La ricerca del prof. Coker è stata svolta su un campione di 300 impiegati, evidenziando come circa il 70% delle persone utilizzi regolarmente la connessione alla Rete per il WILB. Le azioni svolte online sono le più disparate e variano a seconda delle attitudini e degli interessi dei singoli lavoratori, tuttavia si rivelano predominanti le attività come la ricerca di informazioni su specifici prodotti e la lettura delle ultime notizie sui siti web di informazione. L’utilizzo della connessione in ufficio per giocare ai videogame online si colloca al quinto posto tra le attività maggiormente svolte, mentre la visione dei video su YouTube è appena settima.

Secondo Coker, il Web costituisce un valido sistema per ritrovare la concentrazione dopo un certo periodo di tempo impiegato per svolgere una mansione lavorativa: «Le persone hanno bisogno di svagarsi per un po’ per recuperare la concentrazione. Basta pensare a quando si era a scuola e si seguiva una lezione: dopo una ventina di minuti la concentrazione scemava, eppure dopo un breve intervallo era possibile recuperare la concentrazione. Sul proprio posto di lavoro avviene il medesimo fenomeno. Brevi intervalli poco invasivi, come una rapida navigazione online, consentono alla mente di riposare, portando a un livello medio di concentrazione più alto durante la giornata lavorativa e dunque a una maggiore produttività».

Basta, però, una pausa più lunga del dovuto per sortire un effetto esattamente contrario. In Australia, paese in cui è stata condotta la ricerca di Coker, si stima che il 14% degli utenti soffra di una sostanziale dipendenza da Internet e ne faccia dunque un uso sregolato e nei momenti più disparati della giornata. Per questo gruppo di persone il WILB potrebbe rivelarsi deleterio e nuocere al livello medio di produttività sul posto di lavoro.

Articolo via WebNews

Content Management System? I Love WordPress!

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wordpress logoLavoro nel campo dell’informatica da circa 10 anni. Una delle tipologie di progetti sui quali sono stato maggiormente impegnato sono i sistemi di Content Management System (CMS): dalle esperienze su sistemi sviluppati in casa, a quelli opesource o non, da tecnologia ASP (bastapoco.it di aditusnet.it, Dblog ) a quelli .net (BlogEngine) passando per quelli in Php dutante l’esperienza universitaria (Joomla e Mambo).

Da circa 4 mesi ho iniziato a sviluppare alcuni blog per clienti ed alcuni per sfizio sulla piattaforma editoriale WordPress.  Inizialmente ho utilizzato WordPress direttamente sui server messi a disposizione, poi, ho cominciato a passare alcuni siti direttamente presso il provider sul quale si appoggia l’azienda di mio fratello.

In prima battuta ho effettuato delle installazioni su server Linux e dopo aver approfondito alcune tematiche relative alla sicurezza, all’installazione e alla personalizzazione, ho ricevuto la richiesta di installare tutta la piattaforma WordPress su Server Microsoft (windows 2003 server) e MySQL. L’installazione non è stata facilissima, ma grazie alla rete e ai mille forum presenti in internet tutto è stato risolto (l’unico problemino continuo ad averlo con la spedizione di email… – ma presto metterò un post su questo!).

Insomma per concludere. Dopo un pò di verifiche, installazioni, configurazioni e qualche personalizzazione devo tornare sui mie passi: se fino a qualche tempo fa ero contro l’utilizzo di queste piattaforme ed ero a favore dei CMS sviluppati ad hoc e non open source, beh, adesso non posso che dire il contrario. I Love WordPress!