Consolidamento e fiducia: obiettivo 2013. #daje

Come ogni fine anno mi trovo a scrivere due righe di riflessioni, retrospettiva e prospettive per l’anno in arrivo.

Negli ultimi anni mi sono sempre dato degli obiettivi cercando sempre di sovradimensionarli un po’: sono dell’idea che gli obiettivi che uno si assegna, debbano sempre esser sia misurabili che raggiungibili, ma soprattutto debbano esser sempre leggermente piรน alti di quello che si รจ in grado di fare. E’ uno stimolo a fare di piรน, a guardare piรน lontano e spingere i propri limiti. Bisogna avere fiducia in quello che si fa e che si sa fare.ย 

Alla fine del 2011 mi ero dato come obiettivo personale quello di uscire dalla zona di comfort. Non avevo fatto mille programmi spaziali come gli anni precedenti: mi ero dato “semplicemente” come obiettivo una scelta di vita, un cambiamento che, volente o nolente, ha impatto su tutto. Famiglia compresa.

Cosรฌ รจ stato, obiettivo raggiunto in pieno.

Ho lasciato l’azienda per cui lavoravo. Ho interrotto quel percorso di carriera aziendale che stavo costruendo da 12 anni e che mi ha permesso di crescere professionalmente. Un percorso che mi ha dato un bagaglio di esperienza che non avrei potuto comprare o trovare da nessuna parte e che non posso rinnegare sia stato assolutamente fondamentale per tutto: relazioni, visione di mercati diversi, tecnologie e progetti completamente differenti e sempre stimolanti. Ho lasciato tutti quei benefits e quelle piccole-grandi garanzie che mi ero forse guadagnato e costruito negli anni e ho fatto il reset di tutto. Forse il piรน grande che abbia fatto ultimamente. L’ho fatto contrariamente a chi diceva che il momento storico economico non era opportuno e a chi mi diceva “sei un padre di famiglia non puoi prendere questo rischio“. Ma io credo fermamente nella scelta che ho fatto e credo che il momento sia stato quello giusto.

Il giorno in cui riconsegni badge, telefono, pc, macchina e tutto il resto, รจ un po’ come quando lo sceriffo riconsegna stelletta, pistola e distintivo. Esci dall’ufficio e devi ricominciare da zero, ma contestualmente, nel momento in cui valichi quella porta – in uscita – ti sale una adrenalina che spacca, ti sale al cervello la scintilla che accende tutto e dal quel momento sei pronto a spaccare il mondo.

Obiettivo raggiunto dicevo, ma non solo per la scelta in se e per se di lasciare tutto e partire, ma anche e soprattutto per i primi risultati raggiunti in pochi mesi e per quello che stiamoย costruendo con persone eccezionali come mio fratelloย Mirko,ย Lorenzoย eย Cristianoย e tutti quelli con cui condividiamo idee ed esperienze.

IQUIIย รจ partita, รจ piccola. Per adesso. Ma รจ snella, agile e si muove velocemente. E nel mercato in cui ci troviamo questa velocitร  รจ necessaria. Per adesso abbiamo piantato le basi e abbiamo semitato. Il 2012 รจ stato di avvio, di “startup” come va di moda dire adesso: ora nel 2013 ci aspetta la fase forse piรน dura, quella del consolidamento e della crescita. E dobbiamo crescere e fortificare quanto fatto, perchรจ vogliamo esser una azienda. Solida.

Ed ecco qui quindi il mio obiettivo di quest’anno: consolidare quanto fatto in questi anni e quanto strutturato negli ultimi mesi. Ma non solo. Il secondo obiettivo, parte del primo se vogliamo, รจ fiducia. Si, continuare ad avere fiducia e far si che il cambiamento che vogliamo arrivi.

Ci vuole una buona overdose di ottimismo, ma quello non mi manca e se posso, condivido anche questo.

Mi auguro che il 2013 sia di consolidamento e crescita anche per tutti quei progetti che son partiti nel 2012 e che seguo piรน o meno direttamente comeย Mangatar, wpXtreme, Flocker, SportSquare, Bisquits, Bookzinger, Reputekaย eย Intervistatoย ma ancheย ย Followgramย edย Indigeni Digitali. A tutti i loro fondatori e team un augurio special ed un in bocca al lupo enorme.

Auguri a tutti, e spaccate il 2013. #daje

L’evoluzione dei makers ed il ritorno alla fisicitร 

Ho sempre amato le costruzioni fin da piccolo e ho sempre avuto una innata curiositร  nel capire cosa ci fosse dentro ad ogni cosa.

Mi sono sempre “classificato”, cosรฌ come immagino capiti a molti – se non tutti – quelli della mia generazione (o giรน di li), un piccolo costruttore/distruttore: smontavo pc, assemblavo pezzi, provavo a costruire piccoli impianti elettronici, modificavo la forcella del Ciao con quella del Si e volevo personalizzare ogni cosa.

Anche quando presi il mio primo cellulare Nokia, per quanto fosse costato, lo smontai per capire come funziova: via batteria, antenna e pezzi vari e poi esperimenti per interfacciarlo con il pc attraverso la porta COM per mandare sms con comandi DOS e AT. Fantastico.

Allo stesso tempo, riguardandomi con occhio piรน critico a posteriori, ero probabilmente un consumatore vorace di contenuti prodotti da altri: tv, giornaletti, fumetti, giochi per amiga, giochi per il Commodore e cosรฌ via.

Eravamo Makers, ma di prodotti fisiciย e consumer di contenuti.

Per noi era importate l’oggetto, il contenuto veniva dopo: ci interessava la fisicitร  dell’oggetto, le sue componenti e la sua composizione.

Ormai son passati un po’ di anni. Vivo la rete ogni giorno e forse mentre scrivo mi rendo conto che ormai รจ una cosa ovvia, ma oggi quando guardo mio figlio di due anni interagire con il tablet, giocare con le applicazioni, cliccare per produrre le sue immagini ed i suoi suoni, rimango sbalordito. Senza saperlo sta giร  condividendo i suoi contenuti con me, con sua madre e con i miei amici. I telecomandi, gli interruttori, le luci e tutto ciรฒ che รจ touchable non ha segreti e non ha bisogno di esser spiegato. E’ tutto naturale.

Non penso di esser lontano secoli dalle generazioni attuali, ma vedo che i comportamenti, la tecnologia, la rete e tutto quello che hanno oggi, ha fatto un percorso secolare in pochi anni. Non c’รจ piรน bisogno di sbattersi per sintonizzare la testina del lettore dei nastri del commodore o di allungare una antenna per far prendere meglio il baracchino, o provare una barra di memoria diversa perchรฉ quella di prima รจ incompatibile. No, non devo overcloccare il processore, cambiare il carburatore, abbassare la testata o mettere qualcosa di piรน potente: รจ cosรฌ, funziona e si deve solo utilizzare.

La curiositร  รจ cambiata, l’attenzione si รจ spostata.ย C’รจ una assenza di interesse –ย quasi totale – sul come funziona l’oggetto fisico in se e per se, perchรฉ รจ normale, oggi, che faccia quello per cui รจ stato prodotto. L’attenzione non รจ sul come funziona, ma sul risultato, sul tempo e sulla qualitร … sul contenuto. Prendete per esempio gli smartphone, un iPhone: un solo tasto, nessuna batteria da cambiare, nessuna antenna: รจ fisiologico che l’attenzione si sposti dall’oggetto al contenuto perchรจ in fondo non c’รจ modo e necessitร  di fare altro.

Tutto si รจ completamente invertito. C’รจ stato un capovolgimento totale tra l’essere Makers ieri e oggi. Un cambio di paradigma importante.

Oggi il makers produce contenuti ed รจ un consumatore di tecnologia.

Non esistono piรน i makers di una volta qualcuno direbbe. Vero da una parte, ma non sarร  solo tutto contenuto. No, c’รจ bisogno di concretizzare, di dare vita a qualcosa di fisico e di tornare a produrre fisicamente: le stampanti 3D sono dietro l’angolo e le tecnologie sono mature per questo. La differenza rispetto a prima sarร  sostanziale perchรจ non saranno solo assemblaggi come facevamo una volta: costruiremo e daremo vita ad oggetti ed idee che abbiamo prima realizzato virtualmente.

Buona creazione, makers!

 

I social network, il cocco, le bibite e la paura di esser tagliati fuori

Immaginiamo una spiaggia lunghissima di qualche chilometro: spazi enormi, tantissime persone presenti.

A sinistra un venditore di cocco inizia il suo percorso verso destra. Alla parte opposta, a destra, un venditore di noccioline, snack e bibite inizia il percorso verso sinistra. Nessuno dei due e a conoscenza dell’altro, ma entrambi hanno qualcosa in comune: la voglia di fare business. Partono alla conquista della spiaggia, sanno che non sarร  semplice conquistare tutto.

Cocco bello, cocco…” strilla il venditore di cocco mentre cammina a passo spedito in spiaggia, tra gli ombrelloni, con il suo secchio pieno del suo prodotto. Il suo modo di attirare l’attenzione รจ efficace e caratterizzante: la sua voce, la sua cantilena ed il suo accento si riconosce a distanza. Accontenta molti utenti con il suo prodotto, il suo modo di fare la relazione diretta con le persone, anche se ne perde alcuni che non amano il cocco. Ma lui รจ determinato e focalizzato: vuole vendere il suo cocco, il migliore cocco in circolazione e lo fa con un prezzo alto per molti, ma non ha concorrenti su quella parte di spiaggia e puรฒ permetterselo.

Noccioline, snack… bibite fresche!” ed un gingle musicale di sottofondo accompagna invece il secondo venditore mentre fa il suo percorso. Lui รจ piรน lento, percorre meno velocemente la spiaggia perchรจ รจ appesantito da un carretto piรน impegnativo che gli permette perรฒ di mantenere le bibite – piรน pesanti – fresche. Il suo servizio รจ piรน completo, ma richiede un maggior sforzo da parte sua e gli utenti devono avvicinarsi al carretto che cammina solo sulla sabbia bagnata.

Tutti e due lavorano, hanno i loro clienti e procedono verso il centro.

Poco dopo la metร  del percorso si incontrano. Non ci sono accavallamenti apparentemente e non sembrano tenersi in considerazione.

Continuando il percorso cominciano ad accorgersi di qualcosa di strano. Piรน avanzano e cresce la distanza dal punto di partenza, piรน diventa difficile vendere i propri prodotti. Chi ha le noccioline non vuole il cocco e ha giร  speso dei soldi. Ma succede anche il contrario: chi ha il cocco non vuole noccioline, ma il cocco mette sete e compra l’acqua.

Qui ha inizio la convergenza: il venditore di noccioline, snack e bibite inizia ad insediare il territorio ed il clienti dell’altro venditore.ย Il venditore di cocco, preoccupato del suo mercato e pensando di colmare un’esigenza dei suoi utenti, dalla mattina successiva inizierร  a vendere anche le bibite. Per farlo si doterร  di un carretto, piรน grande di quello del suo concorrente, che non gli permetterร  piรน di esser piรน veloce e snello in spiaggia come prima. A sua volta il venditore di noccioline, vedendo un agguerrito avversario muoversi in una certa direzione, si doterร  anche lui di cocco, di chupa chups e altri piccoli prodotti.

Fine della storia.

Non c’รจ una vera e propria morale in questo racconto, ma questa storia secondo me sintetizza bene quello che sta succedendo con i social networkย e la loro convergenza evolutiva:ย Google vuole fare Facebook, Facebook vuole fare Foursquare, Instagram fa Twitter, ma Twitter vuole esser anche Instagram…

Da qui una riflessione personale: in tutti e due i casi i venditori perderanno di vista le loro caratteristiche principali, il loro core business iniziale e la centricitร  su quegli utenti che avevano all’inizio con un prodotto mirato ed un servizio studiato ad hoc. Tutti e due faranno un po’ tutto sperando di cannibalizzare il piรน possibile l’altro, aggiungendo servizi e prodotti che “funzionano” per il concorrente, senza verificare l’effettiva esigenza, la migliore esperienza e senza concentrarsi su quello che veramente sanno fare bene.

Stefano Bernardi, che ringrazio, citando un mio tweet mi ha segnalatoย l’effettoย FOMOย – Fear of Missing Outย ย ossia la pauraย di rimanere tagliati fuori. Questo genera una convergenza fisiologicaย e va a discapito dell’innovazione e della qualitร  del servizio all’utente.

E’ giร  successo, sta succedendo di nuovo con Twitter, Facebook, Instagram e succederร  ancora: รจ fisiologico e tutto questo ha pro e contro. Da una parte genera un appiattimento delle piattaforme, dall’altra genera spazi verticali per nuove imprese e nuovi servizi maggiormente focalizzati sulla propria competenza e sul proprio valore.

 

La fotografia รจ morta? No, รจ cambiata ed evoluta

In questi mesi si รจ parlato spesso di PhotoSharing, PhotoDiscovery, fotografia e fotografi, professionisti o amatori, iphonografia e molto altro.

Molti hanno scritto che la fotografia, quella tradizionale sia morta. Ma in fondo, per qualcuno, ad ogni novitร  ed evoluzione muore sempre qualcosa.

Qualcuno ha scritto che la fotografia digitale, ma sopratutto la iPhonografia abbia ucciso la vera fotografia: quantitร  smisurate di foto, qualitร  sempre piรน basse, meno dettagli, meno tecnicismi, meno arte.ย Altri invece hanno scritto che questo nuovo modo di fare fotografia sia fondamentalmente una esigenza dettata dal tempo, sempre meno a disposizione, dalla voglia di condivisione ma soprattutto sia un cambiamento fisiologico dettato dall’evoluzione e dalla diffusione degli smartphone.ย L’esplosione mobile ha evidentemente cambiato molte cose, forse sulla fotografia in particolar modo.

Secondo me, non รจ morto nulla, รจ semplicemente evoluta la fotografia e cambiata la modalitร  di fruizione, il tempo a disposizione delle persone, e le esigenze nonchรจ le modalitร  di costruire una propria memoria di emozioni.

Come ho scritto piรน volte, quello che รจ successo con Instagram รจ un po’ come quello che รจ successo con gli MP3 e la musica.

Instagram, ma in generale il PhotoSharing, ha reso di massa la fotografia intesa come istantanea di un momento e di nicchia la fotografia tecnica, fatta di tecnicismi.ย Ma la fotografia, in se e per se, รจ rimasta quella che รจ sempre stata nel suo valore e nel suo contenuto.

La fotografia รจ ancora arte, sentimenti e momenti della vita, ma ha guadagnato con questa evoluzione l’aggiunta di meta informazioni che la rendono piรน completa. Una foto non racconta piรน una emozione ma una storia fatta di date, luoghi, interazioni e relazioni con persone che in quel momento erano nello stesso posto.

Mobile Photography [Infographic]
Grazie adย Overgramย per questa infografica.

Hack4School, una piccola rivoluzione รจ iniziata

Tutto inizia di mercoledรฌ pomeriggio. Ragazzi delle scuole medie eย superiori invitati dal MIUR, Asset Camera, TopIx, Indigeni Digitali, GSE, Junior Achievement ed altri partner, arrivano al Palalottomatica per partecipare allโ€™Hack4School.

Obiettivo: hackerare la scuola, sviluppare idee per renderla nuova. Lโ€™evento inizia, la sala รจ piena. Siamo circa 300 persone tra professori, studenti d organizzazione. Aspettiamo che tutti abbiano occupato il proprio posto e si parte con la presentazione dellโ€™evento, poi le regole dellโ€™Hack4school e alcune indicazioni per la presentazione dei progetti. Poi si passa alla presentazione dei mentor che supporteranno i vari gruppi durante le attivitร .

Il livello di attenzione durante la presentazione รจ giร  alto e lo sguardo dei ragazzi, mentre racconti che cosa hai fatto nella vita, cosa stai facendo e i tuoi progetti e le cose che si possono costruire grazie ad Internet, ti penetra e senti una sensazione strana: รจ come se volessero sapere ancora di piรน. Sono affamati dโ€™informazioni.

Ore 15, iniziano le attivitร  che dureranno fino alla mezzanotte, momento in cui i ragazzi faranno il pitch per condividere lโ€™idea sviluppata e che poi sarร  selezionata per esser presentata il giorno dopo al ministro Francesco Profumo, durante la seconda giornata dellโ€™iSchool.

Ci sono poche ore disponibili per rivoluzionare la scuola, e qualcuno lo fa presente. Non sembra esser un problema per gli altri, qualcuno lo dice anche ai compagni: โ€œAbbiamo una possibilitร , giochiamocela. Per una volta facciamoci sentire!โ€. Il ritmo di lavoro dei ragazzi รจ alto e non vedono lโ€™ora di poter raccontare la propria soluzione e la propria idea, fare domande e avere suggerimenti per migliorare il lavoro che stanno svolgendo. Il contributo dei professori รจ importante: aiutano a organizzare e stimolano i ragazzi.

Esce fuori di tutto. Da idee inizialmente strampalate, passando per progetti eccessivamente futuristici, fino a proposte tanto semplici quanto concrete: dalla richieste di maggiori infrastrutture al suggerimento di metodologie alternative di condivisione della conoscenza e formazione. Parlando con alcuni ragazzi emerge un senso di noia nei confronti della scuola derivante da un linguaggio formativo ormai vecchio e non coinvolgente. Qualcuno ipotizza un sistema maggiormente meritocratico sia per studenti sia per professori. E qualcuno vorrebbe una scuola piรน competitiva e maggiormente formativa verso il mondo del lavoro: โ€œLa scuola ci forma a un approccio frontale, poco collaborativo. Il mondo del lavoro รจ fatto di lavoro in team. E questo manca.โ€.

Sono idee che nascono dal punto di vista di chi vive veramente un problema. Punto di vista che di solito manca quando si prendono le โ€œgrandiโ€ decisioni.
Girando per i tavoli qualcuno mi fa domande sul lavoro, sulla rete e mi racconta i sogni, cosa vorrebbe fare e come. In alcuni di loro, negli occhi, cโ€™รจ un fuoco incredibile. La notte va lunga, molti di loro continuano a lavorare senza termine per affinare la presentazione e il pitch, in attesa di ricevere lโ€™sms di conferma che li porterร  sul palco. Alle due di notte i tre finalisti vengono stati scelti e convocati con un messaggio.

Arriva il giorno della presentazione e il Palalottomatica si riempe di ragazzi e docenti venuti da ogni parte dโ€™Italia. Ci sono almeno 4500 persone e il piazzale fuori รจ pieno di pulmann e file per entrare: sembra quasi ci sia una partita. I finalisti ci raggiungono sotto al palco per fare le prove della loro presentazione, prima dellโ€™inizio dellโ€™evento. Sono emozionati, non sono abituati a parlare in pubblico e mentre chiacchieriamo per metterli a loro agio e tranquillizzarli, ci confermano di non aver dormito per lโ€™emozione e per la tensione del dover presentare davanti ad una platea cosรฌ grande.

Inizia lโ€™evento. Non ricordavo il Palalottomatica cosรฌ carico di emozione dai tempi dei concerti di qualche anno fa. In quel caso perรฒ ero sugli spalti e avevo qualche anno di meno. Dopo la sequenza di panel e presentazioni di personaggi piรน o meno noti tra i quali anche i giovani protagonisti italiani come Nicola Greco, Federico Morello e Marco De Rossi, arriviamo al momento della presentazione delle idee. I ragazzi iniziano, nonostante la voce un poโ€™ vibrante dallโ€™emozione, presentano i loro progetti e riescono a trasmettere la voglia di cambiare, nel loro piccolo, la scuola. Il ministro Profumo e la giuria ascoltano attenti i progetti prima di votarli e decretare il vincitore.

Alla fine vince il progetto Letโ€™s Open Your Class presentato dal Liceo Manzoni di Caserta. Il progetto si propone di sviluppare una piattaforma per lโ€™Erasmus Virtuale e trasformare il concetto di studio e lezione locale, in studio collaborativo globale, attraverso lโ€™interazione continua con altri studenti, in anche di lingue diverse, su materie specifiche, e durante le lezioni.

La premiazione รจ emozionante. Tutto il team sale sul palco per lโ€™estrazione del vincitore che partirร  per il viaggio in Silicon Valley. Viene nominato Marco Di Petrillo, tutti si raccolgono abbracciati intorno a lui.

Una cosa mi รจ rimasta veramente dentro al cuore e mi fa capire che di queste iniziative bisognerebbe farne molte di piรน: il viso di quel ragazzo emozionato dalla gioia, che dice โ€œIo ci credoโ€. Ed รจ un messaggio potente questo che dovrebbe arrivare ben oltre quel palazzetto. Affinchรฉ un cambiamento possa avvenire, รจ necessario crederci fino in fondo. E questo cambiamento parte da tante piccole rivoluzioni, come questa.

 

Nota:ย Questo post รจ stato pubblicato su CheFuturo!

Metriche vanitose, metriche pericolose

Chris Dixon ha pubblicato sul suo blog un post molto sintetico ma particolarmente efficace dal titolo Vanity Milestone .

Eric Ries uses the phrase โ€œvanity metricsโ€ to refer to metrics that founders cite to demonstrate progress but that are actually false signals. A related concept is โ€œvanity milestonesโ€: achievements that are more about making you feel good than helping your company. Vanity milestones include:

  1. Raising money from famous people/firms who arenโ€™t really going to help your company (e.g. Hollywood celebrities).
  2. Partnerships with brand name organizations that arenโ€™t really going to help your company.
  3. Getting press (e.g top lists) that focuses on founders and not your company.
  4. Almost all tech press (unless your product targets developers or tech companies).

This doesnโ€™t mean itโ€™s bad to hit vanity milestones. Good companies hit lots of vanity milestones along the way, and sometimes they can be a morale boost for employees. What is worrisome is when founders equate vanity milestones with success. The attention will go away very quickly if your company fails.

Ho commentato il post di Dixon aggiungendo a mio avviso altre due vanity milestone importanti da considerare:

  • l’accesso di VIP e celebritร  che possono sicuramente dare una accelerazione e aumentare la diffusione del prodotto, ma che potrebbero non esser reali utilizzatori e sponsor del progetto
  • le nuove funzionalitร  rilasciate sul progetto, senza una reale progettazione, che non migliorano il progetto in se e per se, lo appesantiscono e lo rendono maggiormente inutilizzabile, e fanno perdere tempo sullo sviluppo di reali funzionalitร  necessarie.

Chiunque abbia portato avanti un proprio progetto, un esperimento, una startup o una azienda, puรฒ confermare con matematica certezza che alcuni risultati (e certi tipi di feedback) ti fanno sentire bene, ti esaltano e ti caricano talmente tanto, da continuare a lavorare al tuo progetto giorno e notte, instancabilmente, perdendo di vista tutto quello che gira intorno. E’ indiscutibile: l’adrenalina mixata alla passione, รจ la droga principale dello startupper.

E’ anche vero, e non va sottovalutato, che รจ molto facile che ci si possa far prendere dalla troppa euforia e si possa rimaner incantati da questi – potenziali – falsi segnali. Segnali forti come il canto delle sirene che non fanno altro che offuscare gli obiettivi prefissati, quelli veri

In questo caso piรน che mai, mantenere la luciditร , non perdere il controllo del progetto, e tornare a misurare quelle che anche Marco Magnocavallo, in alcune sue slide, ha definito “le metriche giuste” รจ fondamentale e salutare. L’ossessione da metriche deve esser “curata” con metriche tipo engagement, daily / monthly active users, returning users, viral factor, conversion e tutte quelle strettamente legate al progetto, utilizzando strumenti adeguati e non semplici misurazioni “quantitativo-ego-centriche“.

Attenzione perรฒ perchรจ questo non vuol dire che certi risultati, numeri ed eventi debbano esser tralasciati o sottovalutati: semplicemente vuol dire esser coscienti dell’utilitร  emotiva e per la spinta morale, ma che possono trasformarsi in un boomerang. L’attenzione raccolta fino a quel momento, in caso di fallimento, potrebbe svanire completamente in poco tempo.

Se avete tempo, vi consiglio di leggere il blog di Dixon e seguire le conversazioni che si sviluppano nei commenti dei suoi post: Dixon risponde tendenzialmente a tutti, interagisce e molto spesso da queste discussioni nascono approfondimenti sul tema, quasi piรน interessanti del post stesso.

Management 2.0

Qualche giorno fa sono stato contattato da una rivista per scambiare due chiacchiere sul tema del Management 2.0. Visto che l’articolo che verrร  pubblicato su imprenditori.it รจ stato mixato con altri interventi (tra i quali quello di Alessandro), vi riporto le domande che mi erano state poste e le risposte integrali.

Da cosa deve partire un’azienda che voglia passare a un modello di management 2.0?
Oggi, a mio avviso, per affrontare una azienda che vuole affrontare un cambiamento di questo tipo ed arrivare ad un management 2.0 deve necessariamente intraprendere un nuovo percorso di gestione e governo. Prima di pensare quindi ad un management 2.0 รจ fondamentale che l’azienda acquisisca la consapevolezza dell’importanza di una โ€œorganizzazione 2.0โ€ณ basata su:

  • visione etica, non solo scritta su un pezzo di carta o su una sito, ma applicata con coerenza anche nell’operativitร ;
  • velocitร  e flessibilitร  nel cambiamento continuo sia dal punto di vista dei ruoli che delle modalitร  operative. Modalitร  che richiedono una forte adattabilitร  dei sistemi informativi nei tempi di risposta che, oggi come oggi, devono esser sempre piรน rapidi e reattivi rispetto alle esigenze del business e ai cambiamenti del mercato, per supportare processi organizzativi in rapido cambiamento e spesso destrutturati;
  • collaborazione e capacitร  di stimolare una relazione e una partecipazione delle persone indipendentemente dagli schemi organizzativi e dalle gerarchie;
  • cultura della cocreazione e capacitร  di attrarre e coinvolgere nei processi di ri-definizione e creazione di prodotti e servizi attori esterni come clienti, partner e fornitori;
  • apertura al dialogo e trasparenza e spinta alla socialitร  nella comunicazione e nei rapporti sia on line che offline;
  • accessibilitร  alle informazioni e agli strumenti indipendentemente dalla localizzazione fisica e dagli orari di lavoro per i dipendenti ed i collaboratori;

Quali sono le soluzioni irrinunciabili da realizzare all’interno di un’azienda perchรฉ questa arrivi a essere gestita con modalitร  di leadership condivisa e con un passaggio piรน fluido delle informazioni da un settore a un altro?
Per costruire un modello di impresa 2.0, che trasformi l’azienda in una social organization, รจ necessaria l’applicazione di un nuovo paradigma che metta al centro le persone e le informazioni, che permetta a tutti di poter contribuire attraverso la condivisione di esperienze personali e professionali e permetta soprattutto di accedere alle informazioni in modo semplice, cosรฌ da creare una conoscenza condivisa e una valorizzazione del merito, delle competenze, del talento e della creativitร . Un modello di impresa che ambisce ad una leadership condivisa e che permetta una fruizione di informazioni in modo fluido e trasparente, deve svilupparsi su alcuni fattori chiave quali cultura, strategia, leadership, community management, contenuti, governance, strumenti, metriche, hr, learning comunicazione interna ed esterna e corporate responsibility. Per ottenere risultati, diventa necessario rivedere politiche e strumenti di comunicazione, di formazione, di change management, di relazione con gli stakeholder interni ed esterni. Lo sviluppo di strumenti di collaborazione, piattaforme di Enterprise2.0 e community management e possibili articolazioni del community management diventa, cosรฌ, prioritario. Possiamo riepilogare alcune soluzioni, aggregandole per 3 aree:

  • Soluzioni interne allโ€™organizzazione: le community fungono da hub e generano interazione, relazione, comunicazione e formazione all’ interno dell’azienda. Gli strumenti ideali sono quindi Intranet 2.0, Social network aziendali, Corporate blog, piattaforme di Social Learning, Collaboration tools
  • Soluzioni per la comunicazione all’esterno dellโ€™organizzazione: con lo sviluppo del marketing conversazionale e di relazione verso tutti gli stakeholder esterni all’azienda, รจ necessario impiantare strumenti di Social media monitoring, Brand Community, Social Innovation, CRM 2.0
  • Soluzioni strettamente legate ai processi di innovazione: in questo caso non ci sono a mio avviso strumenti specifici, ma iniziative che utilizzando gli strumenti e le soluzioni descritte nei punti precedenti, stimolino e facilitino all’ interno delle community – luogo principale della condivisione delle conoscenze e dellโ€™innovazione partecipata – lo sviluppo e la creazione di nuove idee e nuovi progetti.

Quale percorso fa, solitamente, una persona che entri in un’azienda dove si applica il management 2.0? Come viene โ€œallenataโ€ ad adattarsi a una organizzazione aziendale diversa dagli standard?
Secondo la mia esperienza, una persona che entra all’interno di una azienda che sta sviluppando un management 2.0 e ha con una radicata cultura organizzativa basata sulla partecipazione, trasparenza e trasversalitร , ha molti meno problemi di integrazione ed acquisizione di informazione rispetto ad altre aziende diversamente organizzate. L’allenamento e l’adattamento saranno molto piรน semplici poichรจ l’approccio 2.0 facilitร  il passaggio delle informazioni e rende le persone che entrano a far parte dell’organizzazione piรน responsabili e con un alto livello di accountability, maggiormente coinvolte dal punto di vista emotivo e professionale e con un forte senso di appartenenza. La diversitร  percepita al momento dell’ingresso, rispetto agli standard – se cosรฌ possiamo definirli – di altre aziende , verrร  modificata in poco tempo. Quella “diversitร ” percepita non sarร  piรน quella dell’azienda con un management 2.0, ma del resto delle aziende che verranno viste come poco innovative, meno coinvolgenti e con un ambiente meno gratificante.

Networked life: siamo ancora lontani.

Lo so, uno va in vacanza e dovrebbe staccare un po’. E magari dovrebbe anche rimanere disconnesso per qualche giorno e fare in modo di recuperare qualche sana abitudine come correre, alcolizzarsi, rilassarsi, dormire e divertirsi in modo non digitale, oltre quelle abitudini iper Geek che facciamo durante il resto dell’anno quando siamo iperconnessi e non facciamo altro che leggere facebook, twittare, postare e scattare foto su Instagram.

In linea di massima si, son d’accordo: ogni tanto staccare fa bene, ma neanche troppo, in fondo la rete non รจ altro che il prolungamento della nostra vita, perchรจ tagliarla fuori? Perรฒ capita che ti chiamano a fine luglio/primi di agosto, quando ancora stai lavorando e sei li che aspetti di andare in ferie: ti chiama quel cliente al quale vuoi – molto – bene, in zona Cesarini ,ย e nei primi giorni di agosto, con una fretta allucinante e una prioritร  altissima (la sua), ti chiede di fargli delle attivitร  da consegnare a settembre. E cosรฌ, dopo qualche ripensamento, decidi di portarti, questa volta, il lavoro in vacanza.

Si puรฒ fare, in fondo per noi Digitali-iperConnessi-EarlyAdopter-superSocialAddicted, che problema c’รจ? Lo sappiamo tutti…ย noi stra-fighi digitali, non abbiamo il problema della location, “possiamo lavorare ovunque“, “siamo sempre connessi“, o nel peggiori dei casi “ci basta una Wifi o una chiavetta” e possiamo lavorare.

Piรน o meno.

Estate 2012, ci tengo a sottolineare l’anno. Sono al mare, non troppo lontano da Roma. Circeo precisamente. Una ridente localitร  di mare che non sembra esser l’Africa o il Burundi, almeno apparentemente. Per stare tranquilo sono partito per le vacanze armato di 1 chiavetta dati con sim H3G, un samsung Galaxy S3 con sim ย TIM, un iPhone 4S con sim Vodafone, un iPad con sim dati Vodafone, una SIM dati TIM nell’hotspot MIFI e, per non farmi mancare nulla, mia moglie ha iPhone con sim Wind. Praticamente ho il 100% degli operatori italiani – quelli veri in teoria – a portata di mano e tanta di quella tecnologia da poter condividere connessione con tutto il litorale sabaudo. E se potessi, lo farei veramente.

“Lo farei”. Non ho usato il condizionale per caso, perchรจ…

…malgrado l’arsenale che mi son portato dietro, non riesco a stare connesso! Nel migliore dei casi vado in Edge, nel peggiore non c’รจ segnale dati, nella media delle connessioni cade continuamente il segnale dopo 2 minuti.

Incommentabile.

E noi che durante l’anno ci sforziamo di parlare di Digital Divide, sensibilizzare le persone sull’importanza della rete e vorremmo portare la connessione ovunque perchรจ “Internet bla bla bla…“, dobbiamo ammettere che tra noi e la rete c’รจ ancora un divario enorme dettato dall’inefficienza delle infrastrutture e degli operatori. E non รจ solo un problema di mancanza di cultura o volontร .

La veritร  รจ che stiamo ancora lontani dal poter ipotizzare una reale networked life. Finchรจ siamo in cittร  riusciamo ad esser iperconnessi: adsl, fibra, satellite, mobile, wifi cittadini nei bar, al parco e in piazza. Insomma si puรฒ fare. Il problema reale arriva quando si esce dalle 4 mura cittadine, pur rimanendo sempre in Italia, e non รจ solo un problema solo di ADLS o Fibra che non sono cablate.

Non prende il segnale dati. Ma come si fa nel 2012?

Vabbรจ, io ci ho provato, sia a voler lavorare – un po’ – in vacanza, sia a portarmi dietro tutte le alternative per non dover dire che realmente soffriamo veramente il Divide.ย 

Adesso me ne torno in spiaggia.ย Buone vacanze. Ritorno completamente on line da settembre.

 

NFC: l’ingresso di Apple puรฒ fare la differenza

Da un po’ di tempo sto approfondendo molto le tematiche legate all’NFC (Near-Field Communication), ai pagamenti di prossimitร  e alle varie implementazioni possibili grazie a questa tecnologia.

Per iniziare i miei primi test ed i primi sviluppi mi sono preso unย Samsungย (uno dei vari smartphone attualmente disponibili sul mercatoย e pronti per l’NFC) e mi sono fatto arrivare dalla Cina degli oggetti per completare il cerchio (braccialetti, adesivi e portachiavi con NFC). I primi esperimenti sono stati veramente divertenti e le applicazioni possibili sono veramente tante, sia in ambito payments che sia in ambito marketing piรน in generale.

Ultimamente sia su Facebook che su Twitter mi sono trovato a scambiare opinioni sulle possibilitร , sulle evoluzioni e sulle criticitร  che ci sono oggi per far sรฌ che questo tipo di tecnologia entri realmente nella vita di tutti i giorni delle persone. Le criticitร  per lo sviluppo dell’NFC che sono sempre emerse sono praticamente riassumibili in 3 punti:

  1. Diffusione dei sistemi di pagamento POS con tecnologia contactless nei punti vendita
  2. Diffusione dei dispositivi mobili con NFC
  3. Cultura e predisposizione delle persone

Il primo punto รจ legato strettamente ai commercianti e agli esercenti, nonchรจ alle banche che dovrebbero sostituire gli attuali POS con altri adatti e predisposti per NFC. Finchรจ il mercato perรฒ non sarร  ricettivo, dubito che le banche o gli esercenti facciano pressione per accelerare la sostituzione e facciano un investimento importante per la sostituzione di tutti i POS, come hanno giร  fatto per il passaggio delle carte da banda magnetica a chip.

Il secondo punto dipende dalla diffusione sul mercato di dispositivi smartphone con tale tecnologia e quindi dai produttori e dal loro investimento. Attualmente Samsung si รจ mossa molto bene soprattutto con il Samsung Galaxy S3 le cui vendite sono state altissime.

Il terzo punto รจ quello paradossalmente piรน complesso perchรจ prevede sia un cambio di approccio (si passa dall’utilizzo della carta e del contante all’utilizzo del telefono) sia di adozione (gli utenti devono cambiare il loro dispositivo e imparare ad utilizzare applicazioni e tecnologia). E come in ogni cambiamento che si rispetti, ci sarร  chi vedrร  solo il lato negativo in questa tecnologia.

In Italia, come in molti altri paesi del mondo (a parte quelli un pelino piรน avantiย come la Cina per esempio…) ci sono progetti in via di sviluppo e test: da noi le banche, ad esempio Intesa San Paolo in collaborazione con Mastercard e Samsung nel progetto Move and Payย – che se non erro ha iniziato per prima – , hanno avviato dei progetti di ricerca, sviluppo ed integrazione nei sistemi di pagamento e hanno iniziato a sviluppare progetti e soluzioni NFC. Ma non solo le banche si stanno muovendo, cominciano ad esserci molti progetti e startup che muovono i primi passi in questa direzione.

Alcuni report e alcuni dati on line riportano che l’NFC avrร  il suo vero sviluppo in Italia a partire dal 2015. Ma siamo veramente cosรฌ lontani? In effetti non รจ facile superare le tre barriere di cui ho accennato, fatto salvo una iniezione nel mercato.

La notizia dell’integrazione dell’NFC nel prossimo iPhone, confermata da alcune caratteristiche dell’iOS beta uscito da poco,ย mi fa perรฒ ben pensare. Ed ecco il motivo del titolo di questo post.

A mio avviso il lancio del nuovo iPhone5 e la modalitร  con la quale la Apple spinge i cambiamenti di mercato, puรฒ generare un’accelerazione tale da aumentare la diffusione dei dispositivi e portare la tencologia alla conoscenza degli utenti finali anche attraverso lo sviluppo di applicazioni dell’ecosistema dei developer.

Ma non solo: l’arrivo di Apple renderebbe l’NFC non piรน una tecnologia di cui parlare e di cui si รจ sentito dire, ma in una tecnologia concreta, a portata di mano.ย I negozianti, vedendo gli utenti con dispositivi abilitati, ย avranno una motivazione in piรนย per spingere al cambiamento dei sistemi di pagamento nei loro punto vendita.

A mio avviso, Apple รจ l’unico brand in grado di poter modificare lo stato di “lentezza” di crescita ed accelerare l’adozione dell’NFC per i pagamenti. Cosรฌ come fece con i tablet e con i pagamenti da mobile (iTunes, App, Libri…).

Apple ha centinaia di milioni di utenti che giร  oggi hanno un conto con Apple e che utilizzano la carta di credito memorizzata sul telefono per acquistare beni: il potere degli utenti abituati all’acquisto da mobile, abbinato alla spinta della vendita dell’iPhone 5 potrebbe fare veramente la differenza.

L’NFC potrebbe cosรฌ avere la possibilitร  di raggiungere una massa critica, tutto in un colpo, e Apple si troverebbe in una posizione incredibilmente forte nel mercato competitivo e crescente dei pagamenti da mobile.

 

Viddy, l’instagram dei video, apre le API: Developer e Brand, siete pronti?

Si chiama Viddy, รจ una applicazione iPhone – per adesso – che permette agli utenti di condividere filmati e video da 15 secondi. Fin da quando รจ nata รจ stata battezzata lโ€™Instagram dei video o anche il Twitter dei microfilmati. Lโ€™applicazione, malgrado abbia tra i concorrenti applicazioni del calibro di SocialCam (disponibile tra l’altro sia per iPhone che per Android), nel giro di un anno ha raggiunto circa 40 milioni di utenti.ย A differenza di altre applicazioni ed altre startup lโ€™ideatore in questo caso non รจ un ragazzetto giovane e smanettone, ma un imprenditore della Silicon Valley Brett Oโ€™Brienย giร  noto per il progetto xDriveย e PluggedIn.

Viddy, come Instagram, mette a disposizione degli utenti un set di filtri per abbellire i video e renderli piรน emozionali e completi. I video possono durare al massimo 15 secondi. Ad ogni filtro nell’appย รจ associato un loop o una breve brano musicale, che puรฒ attivato o disattivato dall’utentedi volta in volta. Le clip preparate e abbellite dagli strumenti messi a disposizione dall’utente possono esser poi condivise sui social network (Facebook, Twitter, YouTube e Tumblr), o via e-mail o Sms. Ovviamente come tutte le piattaforme social che si rispettino, e Instagram su questo ha definito delle “linee guida” che ormai troviamo ovunque, รจ possibile commentare i contenuti e segnalare la propria preferenza attraverso il tasto, ormai noto, del like.

Non mi dilungo sulla descrizione dell’app, di cui potete trovate in rete giร  molti post tra cui quello di Silvioย e quello di Federico, e vorrei focalizzarmi su una notizia di oggi che, secondo me, potrebbe far diventare questa applicazione il prossimo obiettivo per gli sviluppatori e brand:ย Viddyย apre le APIย e con un post sul proprio blogย dal titolo “Rule the Beach: Hack Your Way into Viddy“, di cui vi riporto uno stralcio

During August and September weโ€™ll work with you, and our developers, on adoption of the apps you build, as well as promotion to our 40 Million+ Viddy Community. On Friday, September 28th Team Viddy will pick our favorite API partner, and fly you (or your team of up to 4 people) to Venice Beach for an interview at Viddy. The cash prize of $10,000 will be awarded at Viddy HQ.

In Viddy invitano gli sviluppatori e la community a creare nuove app per una competizione da 10K dollari e la permanenza nell’HQ di Viddy in Silicon Valley. Coders in ascolto, che fate, vi perdete questa occasione?

Viddy secondo me si รจ mossa molto bene dal punto di vista della gestione e dello sviluppo del progetto, un po’ come fece anche Instagram nel momento della sua crescita. Il fatto di non aver puntato direttamente al multi device le ha permesso di crescere e non morire di “Scalabilitร  Precoce” (come successo a Picplz per non aver trovato investitoriย avendo costi alti di infrastruttura e nessun modello di business), e arrivare a prendere dueย investimenti da 36 milioni di dollariย tra febbraio e aprile 2012 (un anno preciso dalla nascita del 2011).

Inoltre Viddy, proprio per la modalitร  con cui sta facendo crescere la propria user base (coinvolgimento personaggi famosi, brand) e creando al momento giusto “l’evento” per coders, penso riesca a scatenare la sviluppo di un ecosistema di applicazioni intorno al prodotto tale da crescere piรน velocemente di altri.

A mio avviso gli sviluppatori che hanno in mente di sviluppare qualche prodotto in questa direzione, dovrebbero farci una pensata: in questo momento, visto che il video รจ e sarร  un mercato su cui sviluppare prodotti per i prossimi anni, ha molto spazio e dovrebbe esser presidiato. Ricordiamoci comunque che sviluppare prodotti legati alle API di altri comunque ci mette nelle condizioni di esser “vincolati” e non autosufficienti. Piรน che mai se pensate che Viddy รจ nel mirino di Facebook giร  da un po’.

I brand infine dovranno iniziare a pensare di utilizzare il video e/o pillole di video per comunicare e presentare i propri prodotti, i concept e l’azienda, cosรฌ come oggi hanno iniziato a fare con Instagram in modo continuo, avvicinando l’utente anche dal punto di vista emozionale.

Io un paio di idee per partecipare giร  le ho, forse mi serve il tempo… ma se qualcuno volesse unirsi, ben disponibile ๐Ÿ™‚

UPDATE 01/08/2012
Mi hanno appena abilitato le API di Viddy: il primo problema per un eventuale applicazione che cresce velocemente, sapete qual’รจ? Il rate limit! 2 chiamate massime al secondo, 5000 chiamate massime al giorno! Considerate che Instagram (che giร  di suo รจ particolarmente limitato) ne ha 5000 l’ora [Guarda lo screenshoot http://cl.ly/IRj9]

UPDATE 07/08/2012
Ho appena rilasciato un primo test di applicazione di mashup tra le API di Viddy e di Dropbox: ho realizzato un sistema che permette agli utenti, attraverso la doppia autenticazione Viddy e DropBox di effettuare il Backup dei video di Viddy in formato mp4 direttamente su DropBox. In pochi minuti (a seconda della velocitร  della vostra connessione) avrete i video direttamente sul vostro pc. L’applicazione Viddy Backup la trovate quiย http://dev.fabiolalli.com/viddy/