Blog

Tagghiamo tutto con i QR Code

No, no, tranquilli, il post non ha nulla a che fare con Facebook, con la privacy e con le foto. Parlerò di un altra cosa.

Il termine Tagging (dall’inglese “tag”, contrassegno; in italiano taggare), diventato famoso grazie a Facebook, identifica l’attività che consiste nell’attribuzione di una o più parole chiave, dette tag, che individuano l’argomento di cui si sta trattando, documenti o, più in generale, informazioni di solito su internet. L’obiettivo dell’applicazione del Tag è fondamentalmente quello di classificare o anche di assegnare  una meta informazione o un codice univoco.

Probabilmente non ci avete mai pensato, ma a tutti gli effetti il tagging è un azione vecchissima: i romani segnavano le strade con dei pilastrini di marmo con su scritto il nome della strada ed il kilometro(!) Se poi non vogliamo andare così indietro con la memoria, basta ripensare all’ultima volta che abbiamo fatto la spesa e facciamo caso a qualsiasi prodotto e al suo codice a barre…

Negli ultimi mesi, in Italia, si sente parlare sempre più spesso di Tagging, Barcode, Microsoft Tag, QR Code e di come questi “strumenti” siano utilizzabili ed applicabili nella vita di tutti i giorni. Sembra  chissà di cosa si stia parlando, nulla di così estremamente innovativo. Attenzione, non voglio sminuire l’utilizzo e la tecnologia, anzi ne sono un fautore, voglio solo dire che è la stessa azione che facciamo da sempre, con strumenti leggermente diversi e con forme diverse: non è un pezzo di marmo, non è un codice a barre, ma bensì un codice quadrato fatto a puntini, o più semplicemente un immagine. Tutto qui.

Ci tengo a dire e sottolineare”finalmente!” ci siamo, visto che in Giappone la tecnica del tagging e l’utilizzo di barcode è ampiamente diffusa, e io ne parlo da qualche anno!

La cosa che mi ha sempre affascinato da quando ho iniziato ad interessarmi della logica del tagging degli oggetti e dell’Object Hyperlinking, è la convergenza fra internet, comunicazioni mobili, connessione always-on, sensori e lettori, verso un interazione sempre più avanzata tra uomo e computer. Il concetto di legare informazioni virtuali con quelle reali permette di creare estensioni delle funzioni della vita quotidiana verso le potenzialità della vita virtuale. Una sorta di fusione tra mondo fisico e digitale.

Recentemente, inoltre, con l’esplosione dei location based service, della moda/interesse della georeferenziazione e della diffusione deglli smartphone che permettono la rilevazione delle coordinate geografiche, sono sempre più realizzabili applicazioni per il tagging geografico (o geotagging) e la seguente mappatura elettronica delle coordinate geodetiche e di quelle internet.

L’interesse per questi argomenti è sempre più crescente, e per quanto mi riguarda, ho notato che moltissime persone arrivano sul mio blog dopo aver effettuato ricerche tipo “Cosa sono i QR Code“, “Come si utilizzano i Barcode QR“, “Cosa è possibile fare con i Microsoft Tag“, “Cosa posso taggare?“, “Come si legge un codice Tag“. C’è anche chi, più scaltro e smanettone, si domanda come generarlo. Per cercare di rispondere a tutte queste domande ho deciso di riepilogare alcuni campi di applicazioni e qualche idea che mi viene in mente. Alcune idee sono semplici, altre molto interessanti e alcune secondo me particolarmente innovative.

Biglietti da visita
L’applicazione del barcode sul biglietto da visita potrebbe avere una doppia funzione: l’inserimento del link che riporta al sito internet aziendale o direttamente il download della vcard (biglietto da visita elettronico)

Giornali
I barcode QR cominciano ad esser già presenti su molte riviste (Capital, Panorama, Gazzetta dello Sport…) e vengono utilizzati per rimandare il lettore agli approfondimenti multimediali del sito.

Libri
Per quanto riguarda i libri, l’utilizzo del barcode QR potrebbe sostituire, a tendere, i codici a barre utilizzati per gli ISBN. Immaginate per esempio la possibilità di avere il dettaglio delle informazioni di un libro da un sistema wiki raggiungibile a livello mondiale e in modo centralizzato. Oppure, la possibilità di applicare il barcode QR all’interno del libro come richiamo ed approfondimento di un determinato argomento. In questo caso il legame tra reale e virtuale darebbe all’utente un senso di continuità ed libro stampato, storicamente un informazione statica, diventerebbe invece il ponte verso il mondo virtuale.

Manifesti pubblicitari ed elettorali
Quante volte avete visto una pubblicità, un cartellone o un manifesto elettorale e avreste voluto approfondire o commentare? La fretta o la scritta troppo piccola non vi hanno permesso di farlo. In questo caso, sarebbe bastata una foto al qr code stampato e via. Per esempio, un politico potrebbe rimandare al suo blog, una pubblicità al suo sito o prodotto, oppure la pubblicità di un servizio potrebbe generare in automatico l’invio di una mail o sms.

TV
Permetterebbe di rendere interattiva (nel suo piccolo) una modalità di comunicazione fino ad oggi monodirezionale. La CNN già lo fa. Immaginate se durante un telegiornale, alla visione di una notizia o durante la televendita, vi apparisse il barcode . In pochissimi secondi potreste essere connessi con il sito o con il numero di telefono che avete fotografato.

Siti internet
Probabilmente non ci avete fatto caso, ma il mio blog già lo fa. E’ quel quadrato bianco e nero in alto a destra. Ogni post ha il suo barcode dedicato. Vi starete domandando a cosa serva in questo caso, visto che su internet ci siamo. Semplice. Se voi stampate e mandate in giro il pezzo di carta, su di esso rimarrà stampato il Qr Code e quindi sarà sempre possibile tornare al mio post.

Prodotti da banco, scatola o packaging vari
Immaginate se ogni prodotto avesse un suo QR Code. In ogni momento, si potrebbero ricevere feedback dagli utenti, dare la possibilità ai consumatori di informarsi sul prodotto, verificarne gli ingredienti, la preparazione o addirittura ordinarne altri.

Esposizione musei, gallerie d’arte e fotografie
Immaginate di trovarvi davanti ad un quadro di Picasso e non avete una guida che vi spieghi e vi dia approfondimenti. Bene, non sarebbe un problema. Con il vostro cellulare potreste leggere il codice riportato li vicino ed entrereste in contatto con tutte le informazioni multimediali che vi servono, dalle foto ai video, dagli approfondimenti ai commenti.

Potrei continuare con tantissimi altri casi di applicazione ed esempi, ma poi, che gusto ci sarebbe più?

Per quanto riguarda le potenzialità di questo sistema mi viene in mente una cosa: avete mai pensato di installare Google Analytics sulla vostra pubblicità stradale o su un volantino? No, ovviamente non è possibile, ma è possibile analizzare il traffico proveniente da uno specifico barcode, questo si, e ci permetterebbe di avere un informazione che fino ad oggi non potevamo sapere: chi naviga sul sito a seguito di un investimento off line. Infine pensate se tutto venisse integrato con la geolocalizzazione… saprei anche da dove è stato “cliccato” un codice.

Ovviamente se ne avete altre esperienze mi farebbe piacere avere vostre segnalazioni, e o ringraziamenti qualora vi fosse venuta qualche idea brillante.

Se poi avete bisogno di qualche consiglio, non esitate a scrivermi e contattarmi: mi sono fatto una bella esperienza a riguardo e potrei esservi di aiuto, sia in fase progettuale e di sviluppo (avendo già fatto parecchio). E ora… taggate tutto il possibile immaginabile!

0

Se il Follow entra in azienda

Vorrei entrare in ufficio e trovare tanti tasti con scritto Seguimi o Non seguirmi, su tutto. Documenti, persone, oggetti, discussioni, messaggi e poterci cliccare e diventare follower quando mi serve, per poter essere aggiornato e seguirne i tweet. Ci avete mai pensato?

Partiamo dal concetto di base, il follow.

Facebook, che più o meno tutti usiamo e conosciamo, funziona secondo la logica della relazione di amicizia e necessita di una doppia azione (ti chiedo l’amicizia, e tu accetti). A seguito della relazione instaurata si ricevono tutte le informazioni, senza filtro, di ogni amico, con una crescente  mole di informazioni completamente ingestibili.

Twitter funziona diversamente ed utilizza il concetto del follow, principio secondo il quale un utente segue, con una relazione monodirezionale, il lifestream (flusso dei dati) di un altro utente che “cinguetta” e condivide informazioni. Questo tipo di relazione permette di filtrare il rumore (eccesso di informazioni), e permette di interagire nel momento in cui lo riteniamo opportuno.

Secondo me il follow è un concetto applicabile anche in azienda, e potrebbe esser utile alla comunicazione e potenzialmente importante per il business. Mi spiego.

L’azienda è composta da persone che sono in relazione fra di loro: queste si scambiano dati, email e messaggi, documenti e progetti, date ed appuntamenti. Tutti questi flussi generano informazioni che, al contrario di come si possa pensare, non sono entità statiche e mute, bensì sono entità dinamiche che hanno un proprio ciclo di vita, si sviluppano, generano conoscenza, scelte, opportunità, problemi e soluzioni. Molto spesso, a causa della poca comunicazione o banalmente per dimenticanza o disorganizzazione, queste informazioni rimangono nascoste, non vengono condivise e si perdono senza che nessun altro ne abbia fruito e beneficiato.

Ma se tutte queste entità potessero parlare…? Bene, facciamole parlare.

Immaginiamo le informazioni come entità vive che comunicano e si relazionano. Potremmo fare il follow di un entità, e potremmo seguire tutto quello che dice, così come oggi lo facciamo con i tweet delle persone. Potremmo seguire un documento ed esser aggiornati delle sue evoluzioni (aggiornamento, commenti, integrazioni), oppure potremmo seguire un gruppo di discussione di un progetto e riceverne degli avanzamenti o ancora potremmo seguire il life stream di discussioni tecniche di un progetto ed intuirne spunti di business o potenziali aree non ancora esplorate.

Insomma, qualsiasi entità, dai documenti (offerte, fatture, lettere, comunicazioni, manuali) ai messaggi (email, sms), dai calendari ai progetti fino ad un anagrafica (clienti, fornitori, dipendenti), sarebbe in grado di comunicare con noi. Non solo le persone. Semplicemente se followate.

Questo concetto può essere applicato ai sistemi di Enterprise 2.0, document management e knowledge management, CRM, semplicemente dando all’utente la possibilità di cliccare follow e ricevere così informazioni nel nostro stream. Come succede su Twitter. Semplice no?

1

Io Amo Internet. Ecco perchè.

In questo ultimo periodo mi sono domandato più volte perchè amo internet e perchè ho questa innata passione per la tecnologia. Sono arrivato alla conclusione che tutto è legato alla domanda: Internet ed il digitale ha cambiato in meglio la nostra vita?

Internet , il web 2.0, i servizi mobile e tutto il mondo digitale che ci orbita intorno ci ha cambiato, non è un modo di dire. Dagli smartphone all’iPad, dagli sms alla mail, dai feedrss ai tweet, dalla connessione a banda larga, ai pagamenti on line e ai pagamenti con cellulare, dai servizi in mobilità fino ai social network location-based, siamo sempre più legati al mondo digitale e la nostra routine giornaliera è sempre più legata ad un click e alle informazioni interconnesse tra di loro.

Ogni giorno tutte questi click mettono in relazione realtà e virtuale, ci forniscono nuove informazioni, ci permettono di sviluppare idee e nuovi business ma soprattutto ci permettono di comunicare ed interagire con persone spesso sconosciute e lontane, allargando orizzonti ed opportunità.

Il Web 2.0 sta creando nuove forme artistiche, nuovi mestieri e nuove correnti culturali. La rete ha dato spazio, voce, consapevolezza ed autorevolezza a chi, in altro modo, non ne avrebbe mai avuta ed in particolare ha dato visibilità a guerre altrimenti sconosciute. Ha permesso di salvare delle vite umane e ha portato la cultura e l’informazione dove non ci sarebbe stata la possibilità. Ha smosso la voglia di sapere e ha dato vita a piccole grandi rivoluzioni.

Internet ha ampliato le relazioni e allo stesso tempo ha reso molto più piccolo il mondo. L’ha reso un piccolo paese, un pò provinciale, nel quale una notizia o un inciucio si propaga rapidamente da news in messaggio, da post a tweet fino al rimbalzo cross mediale, in tv, dove arriva all’orecchio e alle persone ancora non connesse.

Semplicemente, ha già cambiato la nostra vita. Lo ha già fatto e continua a farlo ogni momento.

Ecco perchè io amo internet ed il vivere digitale.

0

Dove stanno andando le Location Based Applications?

Fino a poco tempo fa, se avessimo chiesto agli utenti della rete di condividere informazioni personali pubblicamente, avremmo ricevuto sguardi tra il diffidente ed il preoccupato e valanghe di domande improbabili riguardanti la sicurezza. Con il passare del tempo abbiamo assistito, prima con i blog e poi con i social network, ad una crescente pubblicazione di dati, contenuti personali e momenti di vita privata in rete. Oggi si può dire che siamo arrivati all’esplosione definitiva di quella che mi piace definire life sharing mania, ossia quella voglia irrefrenabile di condividere tutto con tutti. Gli utenti non sembrano più avere freni, preoccupazioni ed inibizioni relative alla propria privacy e alla sicurezza delle informazioni, dalle foto ai video, dai commenti alle relazione, fino alla posizione geografica, in real time.

Aziende e sviluppatori, intravista in questa tendenza la possibilità del raggiungimento dell’El Dorado tanto ricercato, hanno dato il via ad uno sviluppo esponenziale di applicazioni e servizi mobili di localizzazione (location base service o lbs). La posizione geografica è diventata la componente fondamentale di alcune applicazioni sociali di successo, come per esempio in Foursquare, Gowalla, Google Buzz e da poco tempo anche Twitter.

Foursquare, noto per il concetto del Check-In, permette di fare appunto il checkin (ossia dichiarare la presenza) all’arrivo in un determinato posto, di condividere il luogo in cui si è bevuto un caffè , la libreria preferita, la location di un evento, un ristorante, un appuntamento o il posto di lavoro, in cambio di punteggi e badge. Grazie a questi premi gli utenti acquistano notorietà e la condivisione della posizione e dei feedback genera la creazione naturale di nuove comunità basate su preferenze, gusti, età, sesso, interessi e zona geografica.

La mole dei dati raccolti da questi sistemi diventa sempre più importante, puntuale ed interessante in termini analisi ed utilizzo. L’idea di poter gestire tutte queste informazioni, dall’età agli interessi, dalla localizzazione alle relazioni sociali degli utenti, fa venire l’acquolina in bocca e fa bollire la testa a suon di idee e possibili applicazioni!

Il potenziale delle informazioni geolocalizzate è enorme e gli sviluppi che questa tecnologia può avere sono secondo me molteplici: pensiamo per esempio ai giochi di ruolo, qualcosa tra realtà aumentata e 3D in cui sono coinvolti gli altri giocatori sulla stessa strada e nella stessa partita, oppure applicazioni per organizzare incontri di networking con persone nella stessa zona senza aspettare l’aperitivo serale. Oggi per esempio, ci pensavo mentre ero in un locale, mi è venuto in mente il concetto del Check-outproposto come idea a FourSquare ) che permetterebbe di sapere, a seguito del Check-In, anche il tempo di permanenza in un determinato posto. Banalmente FourSquare dovrebbe implementare questo servizio e dare punti e badge agli utenti che effettuano anche l’uscita.

Nel breve periodo, grazie alle applicazioni già esistenti, alla presenza di telefoni cellulari e smartphone sempre più sofisticati, e alla durata della vita della batteria che consente di mantenere il GPS always-on, secondo me assisteremo a due tipi di crescite: la prima è relativa al numero di utilizzatori mentre  la seconda al numero di check in giornalieri (o anche check-out…). La crescita secondo me sarà piuttosto veloce e porterà ad un utilizzo “naturale” nei vari momenti della vita quotidiana, e non solo per divertimento come succede attualmente. I servizi mobili basati sulla localizzazione saranno uno strumento basilare non solo per la comunicazione, ma anche e soprattutto come supporto per gli utenti nella ricerca di persone, prodotti e servizi in modo puntuale e localizzato. Mi aspetto nel breve termine che sistemi di Social come Facebook e Twitter integrino nei loro sistemi la possibilità di geolocalizzare le informazioni.

Dal mio punto di vista il potenziale di questa tecnologia è così alto che un giorno tutte le applicazioni avranno la localizzazione integrata nativamente. Sono sicuro che assisteremo allo sviluppo frenetico di questo mercato e nei prossimi anni questo settore creerà moltissime opportunità, darà vita ad innovative forme di applicazione e sarà fonte di reddito per l’industria del software mobile.

Dobbiamo solo decidere di condividere ed utilizzare queste informazioni.

0

Crowdsourcing si, crowdsourcing no

La crescente diffusione di Internet e della mobilità degli ultimi anni ci ha permesso di assistere negli ultimi anni alla crescita dei servizi virtuali come alternativa ai servizi fisici. Siamo passati dalla posta alla email, dallo shopping all’ecommerce, passando per la didattica e l’e-learning arrivando ai libri e gli e-book e così via.  La “virtualizzazione” dei servizi e delle informazioni ha dato vita a molteplici declinazioni e forme, tra cui il Crowdsourcing, fenomeno che recentemente ha iniziato a farsi conoscere.

Il termine, coniato da Jeff Howe, nell’articolo The Rise of Crowdsourcing, deriva dalla fusione di due parole, ovviamente, non italiane: da un lato crowd (collettività) e dall’altra outsourcing (esternalizzazione). La coppia di parole spiega facilmente e in modo sintetico il significato di questo fenomeno: le aziende propongono dei progetti o delle esigenze (anche problematiche) sul Web e la collettività, la rete fatta di addetti ai lavori e liberi professionisti interessati, attraverso il proprio contributo, propongono soluzioni e collaborano alla realizzazione del progetto. La particolarità di questa “metodologia” sta nel fatto che non è detto che ci sia un solo vincitore, anzi. Molto spesso, proprio perchè si tratta di una fucina di idee, proposte e collaborazioni, la soluzione arriva da più fronti e non è una sola.

Dal mio punto di vista il Crowdsourcing è una grandissima opportunità che va pianificata, gestita e governata con la coscienza che ha dei vantaggi ma anche degli svantaggi. Se da una parte infatti si ha un effetto di forte riduzione del tempo di lavoro, il taglio dei costi e la partecipazione collettiva della comunità (alla quale non sempre per budget si avrebbe la possibilità di accedere),  dall’altra parte c’è da tenere in considerazione anche alcuni rischi. In primis, come è noto, al basso costo non corrisponde sempre un’ottima qualità e secondo luogo che non è detto che la creatività proveniente dalla rete dia sempre nelle soluzioni migliori. Infatti, c’è da tenere in considerazione che non è facile gestire più persone e risorse contemporaneamente, geograficamente dislocate distanti ed ognuna con una propria metodologia di lavoro ed i propri tempi. Un ambiente lavorativo di un’impresa, in cui il gruppo più omogeneo è dislocato in un solo punto e con un coordinamento diretto, è certamente più semplice.

C’è da tenere in considerazione anche un altro effetto non meno importante. I professionisti che partecipano ad un progetto di crowdsourcing sono a rischio di perdita di tempo: partecipare ad una competizione con “troppi concorrenti” provenienti dalla rete, rischia di rendere un idea o una soluzione poco visibile e quindi non eleggibile, con il conseguente effetto che un lavoro non sia poi ripagato.

1

iPad: ecco i 10 motivi del mio acquisto

In questi giorni ho pensato più volte all’acquisto dell’iPad, non posso nasconderlo. Inizialmente ne facevo anche una questione di rapporto prezzo / servizio, poi una persona mi ha domandato : “Ma come, ancora non ce l’hai? Tu!?”.

E già, non ce l’ho. Colpito nell’orgoglio Geek. E’ così mi sono rimesso di nuovo con la testa e con il pensiero, finchè ieri non ho ricevuto la mail della Apple, dall’oggetto “Ipad arriva. 28 maggio. Preordina oggi”. E così l’ho fatto.

Per prepararmi alle mille domande di mia moglie e degli amici, ho classificato i motivi che mi hanno spinto all’acquisto dell’iPad in seri e un pò meno… seri:

Motivi seri

1) Ritengo sia uno strumento in grado di migliorare l’attività lavorativa in mobilità. Si è vero, con il portatile e un iPhone (o una chiavetta) si può certamente fare a meno di averlo, ma vuoi mettere la facilità con la quale puoi accedere alle informazioni (posta, internet, giornali, documenti e altro) in qualsiasi circostanza, senza per forza dover organizzare una postazione di lavoro?

2) La presenza di iWork permette di utilizzare iPad come strumento di lavoro (Powerpoint > Keynote, Pages > Word, Numbers > Excel)

3) Utilizzare un sistema nuovo è motivo di riflessioni e studio, nonché idee. Chi si occupa di sviluppo, tecnologie e comunicazione, secondo me deve provare prodotti nuovi per capire e progettare.

4) Tutti dicono che l’Ipad non è un notebook, non è un book reader, non è una cornice digitale, non è uno storace per video, non è un laptop. E’ vero, è così. E’ un pò di tutti, per questo lo trovo fantastico.

Altri motivi…

1) Si ho il MacbookPro, il NexusOne, l’Iphone, il BlackBerry, un pc fisso, l’acer aspire one. Ma questo è diverso, nella forma. No?

2) E’ Geek e come tutti i prodotti Apple, è un oggetto di culto, un oggetto che aggrega e che ti porta a volerlo. Non dite di no, non vi è mai capitato di attaccare a parlare con qualcuno solo perché ha l’iPhone… (Esempio: “Che applicazioni hai installate?”) o ancora prima l’iPod? A me si…

3) Cosa penserebbe di me chi mi conosce e sa come reagisco di fronte ad una vetrina o uno scaffale pieno di giocattoli tecnologici? Sarà mica un caso che su FourSquare sono il sindaco di Unieuro!

4) La sera quando leggo e mi rilasso sul divano o sul letto, è sicuramente più comodo.

5) Tutte le applicazioni che ho comprato per iPhone, che faccio, non le provo anche sull’iPad?

6) Mia moglie non potrà dire più “Stai sempre al PC” oppure “Stai sempre al telefono”… voglio vedere come definisce l’iPad!

Forse le motivazioni sono un pò sbilanciate…

UPDATE 24/05/2010 : Ho appena ricevuto un messaggio dalla Apple che mi comunica che l’ordine è partito ed entro (e non oltre) il 28/05/2010 il gioiello sarà nelle mie mani. WhooooW!

1

Flash Mob for Peace a Roma

Un Flash Mob per Internet for Peace, per candidare Internet al Premio Nobel per la Pace, per manifestare la voglia che abbiamo, tutti, di vedere Pace e sorrisi nel Mondo, per pensare positivo e dimostrare che la voglia di vivere non è una questione di bandiera o di una fede specifica.
Il 29 Maggio 2010, avremo un occasione importante e allo stesso tempo divertente per dimostrarlo. Possiamo alzare la voce, insieme al cuore, per testimoniare il nostro amore non per una persona, non per la nostra città, ma per qualcosa di ancora più alto, La Pace.
Internet for Peace è una campagnia estesa a livello mondiale a testimonianza del valore di internet come mezzo di diffusione del messaggio di Pace.
Il Flash Mob, scelto come forma dimostrativa di questa manifestazione,  nasce proprio creare un momento incentrato sull’amicizia, il divertimento, sulla gioia ed il colore. L’idea questa volta non è di baciarsi, frizzarsi o spararsi con la schiuma, ma è quella di dare un messaggio forte creando, tutti insieme, un enorme simbolo della Pace, tutti vestiti di colori pastello, richiamanti la bandiera della Pace.
Piazza del Popolo a Roma, luogo dove si svolgerà il Flash Mob, verrà simbolicamente rinominata Piazza del Popolo della Rete, e per qualche minuto verrà affissa una targa simbolica su quella già esistente.
Pubblico questo post come invito a partecipare numerosi, e vi chiedo di propagare questo messaggio ad amici, conoscenti, parenti e a tutti coloro che ritengono la Pace un principio fondamentale, al di là dei colori, delle religioni e delle convinzioni politiche. Io ci sarò.
Se cercate informazioni sull’evento e sulla modalità potete leggere il blog ufficiale del Flash Mob Romano.
1

IndigeniDigitali e cultura digitale

Giovedì sera si è svolto l’ Ignite + Indigeni Digitali presso il NEW Egon di Roma. Bell’evento veramente.

Durante la serata ho presentato per la prima volta in pubblico, in qualità di fondatore, gli Indigeni Digitali. Ho presentato la filosofia degli Indigeni ed il vivere digitale.

Sposare questa filosofia significa sapersi confrontare ed ascoltare, voler condividere la propria conoscenza e le proprie esperienze, avere la passione per il digitale, essere amanti della tecnologia, sentirsi ricercatori di innovazione ed avere quella costante ed innata curiosità che genera adrealina e voglia di non dormire e allo stesso divertirsi con le persone che condividono gli stessi valori e le stesse idee. Questa è cultura digitale.

Queste sono le slide che ho presentato e che riassumono gli Indigeni Digitali.

View more presentations from Fabio Lalli.
0

Arrivano gli Indigeni con Ignite

Ci siamo quasi, mancano pochi giorni al prossimo raduno degli Indigeni Digitali. Questa volta l’evento sarà caratterizzato dalla modalità di svolgimento: non sarà aperitivo puro come il precedente, ma Ignite in collaborazione con Elastic .  Si inizierà come al solito con un aperitivo e quattro chiacchiere, si continuerà con le presentazioni, con un pò di confronto e sano dibattito, per poi concludere con il networking puro e perchè no le ore piccole.

Senza nulla togliere ai miei carissimi amici di Dolcevino e che ringrazio per il loro splendido lavoro durante il primo raduno, questa volta abbiamo scelto una location più ampia e con il vantaggio di essere organizzata con un palco e tanti tavolini.

Sul blog dell’Ignite Italia sono già presenti le liste delle presentazioni già comunicate e l’elenco di coloro che si lanceranno in questo “esercizio” di stile in 5 minuti. Questa volta ci sarò anche io e in questa occasione presenterò ufficialmente gli Indigeni Digitali.

Le info per l’evento sono le seguenti:
Data: 6 maggio 2010 ore 18.30
Location: New Egon in via Ostiense 131h a Roma (mappa)
Altre info: Blog, Facebook evento, Facebook Fan

0

Idee, driver e spunti per il business del 2010

Il 2009 è stato l’anno dell’esplosione dei social network e della crescita esponenziale degli smartphone, grazie anche e soprattutto alla Apple che con l’iPhone alla fine dell’anno deteneva una quota di mercato di circa il 55% . I cambiamenti portati dal 2009 hanno avuto un impatto molto forte sul mercato, sulle aziende e sugli utenti.

La ripresa economica, se mai la crisi ci sia stata, sta generando entusiasmo ed il mercato ricomincia ad avere quell’adrenalina e quelle idee tipiche dei momenti di scoppiettante energia ed evoluzione innovativa del mercato. Le aziende, gli startupper ed i futuri imprenditori, riaprono alle nuove sperimentazioni, approfondiscono i temi caldi del mercato e direzionano la loro attenzione sempre di più verso l’utente, la mobilità, l’interazione ed i feedback. Gli utenti infine, investiti dalla passione per i social network, coinvolti dalla sfrenata crescita delle tecnologie e della mobilità, cambiano le abitudini e il rapporto con internet.

Dalla rete, luogo di esperti, appassionati, indigeni e geek sempre alla continua ricerca della next big thing e della prossima rivoluzione che cambierà il mondo, ho individuato quelli che secondo me saranno i driver che spingeranno il 2010 e sui quali bisognerà investire.

Mobile Application
Il mercato delle mobile application, trainato da iPhone e dalla futura uscita dell’iPad continuerà a dare i suoi frutti. Android, sistema operativo di Google, aprirà a nuovi device la possibilità di far concorrenza alla Apple.  Anche se il mercato delle Apps, secondo me, a tendere cederà al mercato delle web apps, ritengo che il 2010 ed il 2011 sarà ancora in forte crescita.

Social CRM
Le aziende che fino ad oggi hanno gestito la relazione con i propri clienti a partire da un approccio transazionale e che non riescono più a stare al passo con la velocità ed i numeri del mercato, hanno bisogno di affiancare ai sistemi di CRM, strumenti e metodologie in chiave social con l’obiettivo di migliorare la trasparenza, la comunicazione e la conversazione. Non è più sufficiente aumentare la presenza sulla rete, ma è necessario saperla monitorare (Monitoring), mappare (Mapping), gestire (Management), interaggire (Middleware) e misurare (Measurement) secondo il modello delle 5 M proposto da Altimeter.

Enterprise 2.0
La funzionalità dei social network e l’importanza dal punto di vista relazionale e comunicativo è ormai alla portata di tutti. Le aziende oggi devono creare ed utilizzare nuovi modelli organizzativi basati sul coinvolgimento diffuso, sulla collaborazione, la condivisione della conoscenza e sullo sviluppo e la valorizzazione delle reti sociali interne ed esterne all’organizzazione, attraverso l’utilizzo di strumenti e tecnologie sempre più vicine alle abitudini delle persone. Le stesse aziende devono imparare a stimolare i propri collaboratori attraverso politiche, flessibili ed adattabili in grado di generare idee ed innovazione.

Cloud Computing
Il cloud computing è uno di quei driver che genera business, al contrario: facendo risparmiare. Secondo questa chiave di lettura il cloud computing è visto, dalle aziende più attente all’evoluzione tecnologica, come il sistema efficace per ridurre energia elettrica, spazio hardware, licenze e software, impegno del personale e complessità varie, liberando tempo e risorse per progetti più strategici. In Italia attualmente l’interesse per “la rivoluzione delle nuvole” sta crescendo, ma a tutti gli effetti si è fatto ancora poco e questo fenomeno è ancora in fase iniziale. Ci sono degli ostacoli da superare quali sicurezza, privacy e performance che sono visti dalle imprese come fattori di “maggiore rischio” nel caso di utilizzo di soluzioni cloud.

Location based service
La diffusione dei dispositivi smartphone, il supporto della connettività mobile, l’utilizzo dei social network e la voglia crescente delle persone di condividere le proprie informazioni in rete, hanno fatto proliferare il numero dei servizi basati utilizzabili da mobile device abilitati all’utilizzo delle informazioni di posizionamento geografico rilevate attrvero A-GPS, GMS localizzation, RFID, Bluetooth e wifi. Tra i concetti principali legati ai Location Based Service, secondo me, è interessante approfondire il concetto del Check-In, lanciato da Brightkite, seguito da Latitude ed esploso con Gowalla e FourSquare. Secondo questa “abitudine” l’utente, arrivato in una determinata posizione, condivide informazioni, foto, video e post georeferenziati. L’interazione che si genera è bidirezionale: da un lato l’utente invia informazioni e la propria posizione e riceve allo stesso tempo, dal proprio network, offerte, proposte e approfondimenti in di prossimità della sua posizione.

Object hyperlinking
Legare il mondo reale con il mondo virtuale. Il principio di base è quello del tagging, ossia l’associazione di un codice univoco contenuto in un barcode QR, Tag Microsoft, RFID o altro e leggibile tramite l’utilizzo di un mezzo (fotocamera del cellulare o lettori specifici). Il codice associato all’oggetto permette all’utente di interagire, esprimere preferenze, condividere informazioni e aggiungere contenuti.

Internet of Things
Cominceremo a sentire parlare sempre di più di Internet degli oggetti e delle sue applicazioni. Gli oggetti che entreranno in contatto con  la rete, forniranno dati e saranno sempre di più integrati con il mondo reale.

0

L’importanza del live twitting

Qualche giorno fa discutevo con waggle delle abitudini che i blogger e social-frequentatori vari (me compreso) hanno assunto negli ultimi anni, e nello specifico dell’abitudine a twittare durante gli eventi. Ci domandavamo quanto questo fosse positivo o meno, sia per l’attenzione verso il relatore e l’argomento trattato, sia per il dibattito che si può generare.

Come è noto, gli strumenti, le infrastrutture e le tecnologie a disposizione delle persone, modificano e generano nuovi comportamenti. Così come i social network hanno cambiato il rapporto con Internet, la diffusione della connettività e molti altri aspetti della comunicazione, allo stesso modo sta succedendo anche con i sistemi di microblogging.

Negli ultimi anni i social network e altri strumenti presenti in rete come Twitter, Facebook e FriendFeed, si sono rivelati molto utili, semplici e funzionali per seguire conferenze, barcamp, seminari ed interventi amplificando la comunicazione in rete e generando un flusso di informazioni a doppia direzione: un flusso in uscita verso la rete composto da contenuti, citazioni e foto riprese e spesso integrate di commenti, ed un flusso di ritorno dalla rete composto da domande e contributi, in tempo reale o quasi.

Anche se apparentemente, twittare durante una conferenza, sembra una mancanza di educazione nei confronti del relatore, secondo me, l’abitudine del live twitting ha solo vantaggi (non riesco onestamente a vedere svantaggi), sia per il pubblico che per il relatore.

Dal punto di vista del pubblico questa attività aiuta a rimanere concentrati. A differenza di quello che si può pensare un flusso di informazioni di ritorno ad integrazione dei contenuti più interessanti permette al pubblico in ascolto di seguire aggiornamenti senza perdere il filo della discussione. Tutti possono partecipare alla discussione e seguire gli spunti o i link suggeriti attraverso l’utilizzo dell’hashtag definito per l’evento stesso. Quando il live twitting è pubblico e c’è una platea di ascoltatori ampia, generalmente i contenuti off-topic sono molto limitati se non nulli.

Il live Twitting non è una forma distrazione, ma una nuova forma di interazione che permette al pubblico di ricevere più contenuti, aggiungere spiegazioni, punti di vista differenti, link ad approfondimenti ed altro. Inoltre se chi parla è predisposto e preparato può rivedere la scaletta della presentazione in base alle domande e alle proposte provenienti dalla rete.

Il pubblico può effettuare domande e lo spazio per le domande non ha un momento ben specifico. Twittando, il pubblico può lasciare traccia di un dubbio o di un osservazione, se si tratta di questioni note lo stesso pubblico risponde, altrimenti il relatore riprende l’elenco delle domande in momenti a lui più comodi o congruenti con l’argomento trattato. Chiunque può partecipare alla discussione in live e come nei BarCamp o negli Ignite, i confini tra relatori e pubblico sono assolutamente vicini e tutti possono intervenire in maniera attiva e propositiva, portando opinioni ed intuizioni che spesso portano innovazione e confronti.

C’è un aspetto inoltre da non sottovalutare rispetto ai vantaggi del pubblico e riguarda la logistica e la posizione geografica delle persone. Non essendo fisicamente presenti si supera quel limite logistico e si può entrare in contatto con persone che non si conoscono e si riesce a rompere il ghiaccio, superare la timidezza ed entrare in contatto in maniera semplice ed immediata.

Per quanto riguarda invece i vantaggi per il relatore, il live twitting è fondamentale per verificare l’interesse della discussione attraverso il numero di interventi e ritarare eventuali argomenti sulla base degli approfondimenti richiesti dal pubblico. Le risposte, i link e le segnalazioni derivanti da altri professionisti in rete permette inoltre di approfondire eventuali argomenti e ricevere feedback in tempo reale.

Infine il flusso di contenuto generato dai tweet e classificato attraverso l’hashtag, incrociato e consultato insieme alle altre informazioni provenienti dalla rete (foto, post su blog vari, documenti e slide condivise), genera un hub informativo, una knowledge base condivisa e pubblica.

0

Ignite, networking e ikuii

Giovedì c’è stata il secondo appuntamento di Ignite Italia a Roma presso l’Antu. Questo secondo atto, come lo definisce Giorgio, ritengo sia stato molto più interessante del primo: la partecipazione è stata molto più alta, le slide e le presentazioni sono state più efficaci e gli argomenti più interessanti e in alcuni casi anche particolarmente in linea, segno che l’attenzione del mercato cominci a girare in un certo modo.

Ho coinvolto alcuni amici del network Indigeni Digitali, che per la prima volta partecipavano proprio all’Ignite, e ho notato da parte loro parecchio interesse per questa modalità di presentazione e mi hanno confermato che l’idea di organizzare il prossimo raduno del 6 maggio in questa modalità sia proprio una bella idea. Sono convito anche io che l’ignite sia un format molto intelligente e che funzioni molto bene, sia per creare nuovi contatti nella fase del networking e sia per creare discussione ed approfondimento sugli argomenti presentati.

Questi qui di seguito vi riporto i titoli delle presentazioni che mi son piaciute di più e che ho seguito con particolare interesse, sia per la modalità di presentazione, sia per il contenuto:

  1. Giorgio MarandolaIl brand, il consumatore e la community
  2. Nicola MattinaMaptivism
  3. Alessio JaconaIl futuro dei siti aziendali
  4. Mara MarzocchiReady, Set Pomodoro!
  5. Andrea Vascellari, Get the best out of…
  6. Giorgio MassaroLocation based services

In particolare devo dire che mi ha colpito la presentazione di Andrea Vascellari, CEO di iTive.net, società Finlandese, che ha parlato di Twitter, real time search e Google, argomento che poi, sempre con Andrea, abbiamo continuato a cena tra una pizza e una birra in compagnia di Nicola Mattina, Cristiano Peppoloni e Andrea Genovese .

Tra le presentazioni c’è stata inoltre quella di Nicola Mattina, che ha proposto, nella slide finale, la preview del progetto in startup a cui stiamo lavorando da qualche giorno insieme e che si chiama ikuii e che dovrebbe essere on line nel giro di un mese. Il progetto è interessante, l’idea piace e ho notato molto interesse intorno a questo progetto . Sono veramente entusiasta del progetto ikuii e del collaborazione nata con Nicola.

0

Com’è andato il raduno degli Indigeni Digitali?

E’ già passato qualche giorno ed oggi, con un pò di relax, ripensavo al raduno del 31-03-2010 presso l’enoteca Dolcevino. Tirando le somme, per esser stato il primo raduno-aperitivo degli Indigeni Digitali, devo dire che, secondo me, è andato bene. Hanno partecipato 32 Indigeni, si è parlato di tecnicismi vari, abbiamo conosciuto qualche persona nuova e abbiamo bevuto e mangiato abbondantemente, quindi l’obiettivo che ci eravamo dati l’abbiamo raggiunto. Per vedere qualche foto dell’evento potete andare su Facebook o su Flickr

Qualche riflessione sull’organizzazione e qualche autocritica devo farla:

  • La scelta della location: abbiamo fatto una selezionato un locale troppo decentrato rispetto a Roma e forse qualche defezione è stata legata a questa scelta;
  • La registrazione e la consumazione: non avendo gestito la registrazione ed avendo lasciato libertà, si è creato probabilmente troppa confusione;
  • La mancanza di linee guida: non avendo definito un argomento, delle linee guida sulla modalità di networking e non avendo fatto presentazioni, sono nati gruppi tendenzialmente pre-costituiti di persone che già si conoscevano e quessto ha generato poca contaminazione e scambio tra i presenti.

Vista comunque la riuscita e l’interesse per questo network e per la filosofia degli Indigeni, abbiamo fissato la data per il prossimo evento: Giovedì 6 Maggio presso l’Antù a Roma, in via Libetta. Questa volta si farà qualcosa di più serio e organizzato. Prima di tutto c’è da dire che l’evento sarà organizzato con IgniteItalia. L’HashTag dell’evento è #iddrink2

Ci saranno 10 o più Ignite, possibilmente focalizzati su temi tecnici. Ovviamente gli argomenti ancora da definire e se volete presentare qualche caso di successo, l’applicazione di tecnologie per un progetto particolare, o un vostro progetto sarete i benvenuti.

Alcune idee ed argomenti che mi piacerebbe fossero presentati:

  • Design pattern
  • Framework Symfony
  • SEO e Real Time Search
  • Sviluppo di applicazioni iPhone (Objective-C)
  • Sviluppo di applicazioni Android
  • Prototipazione e Mockup
  • Ruby on rails / Python

In questi giorni su Facebook, Linkedin e Twitter verranno pubblicate tutte le informazioni.

1