Perchรจ Yo, un’applicazione stupida, e molte altre app simili no?

Conoscete Yo!? Se ne parla molto in questi giorni (TC, Mashable e tanti altri anche in Italia Marcoย e Andrea). E’ una semplicissima App che ti permette diย inviare una notifica “Yo!” ad un contatto telefonico. Un po’ lo squilletto di tanti anni fa, della serie “ti sto pensando” o “scendi” o “cala la pasta che sono sotto casa“. Insomma una applicazione stupida come l’hanno definita in molti. Yo! รจ una applicazione inutile, perchรจ dovrei installarla se posso fare lo stesso con Whatsapp, sms o altro? E questa รจ stata una delle frasi piรน ricorrenti che ho letto tra discussioni tecniche e “addetti ai lavori”. Anche TC ne ha scritto un post “Why A Stupid App Like Yo May Have Billion-Dollar Platform […]

Mia madre.

Mia madre รจ quella che al suo esame di maturitร , io c’ero, avevo poco meno di un anno, ma c’ero, e non perchรฉ si รจ diplomata tardi. Mia madre รจ quella che ha cresciuto me, mio fratello e mia sorella riuscendo a mantenere in alcuni momenti degli equilibri che nemmeno un equilibrista saprebbe fare meglio.

Il cliente NON ha sempre ragione. E non deve averla solo perchรฉ รจ il cliente.

Caro cliente. Mi vieni a cercare tu, per avere un servizio, quando io nemmeno sapevo esistessi. Mi presenti il tuo progetto. In fondo, sei una ennesima app, giร  vista, ma vedo delle potenzialitร  nel tuo disegno. Ti ho fatto almeno 3 consulenze di qualche ora gratuite (scroccate a suon di “vediamoci per una chiacchierata per capire meglio”) durante le quali ti ho ribaltato il progetto in parecchie parti, senza avere nemmeno uno stralcio di firma ma pensando di poter instaurare un rapporto di fiducia…

L’effetto Zuckerberg ed il fare impresa con le chiappe degli altri

E’ cosรฌ che definisco giร  da un po’ di tempo il trend che si sta sviluppando e che si manifesta sempre piรน spesso. I piรน affetti sono i developer (ma non solo) e tutti quelli che, presi dall’embolo della 1 billion company, si lanciano in affermazioni tipo “ho una idea galattica, l’anti facebook, cerco chi ci mette i soldi e poi la sviluppo” o peggio ancora “mi รจ venuta una idea adesso ci faccio un’altra startup”. Fin qui, onestamente, non vedo nessun problema e trovo corretto che ognuno abbia le proprie iniziative, i propri sogni e progetti imprenditoriali in cui credere. Piรน che mai in un periodo storico in cui il digitale ha in qualche modo democratizzato la possibilitร  di fare nuovo business grazie a nuovi modelli, nuove professioni e tanto spazio ancora disponibile. Ma il tema รจ un altro.

Internet of Everything: dall’object graph all’experience graph

Internet รจ ovunque. Credo possa sembrareย banale dirlo, ma รจ di fatto cosรฌ. Sta “invadendo” relazioni, case, auto, cittร ย e sta entrando in qualsiasi cosa.ย Eย dicendo “cosa” non sto generalizzando. Sto effettivamente dicendo che le cose, gli oggetti, sono e saranno sempre piรน evoluti e connessi tanto da entrare nella vita e nelle relazioni di tutti i giorniย in modo meno invasivo di quanto si pensi. Tim Oโ€™really, fondatore e CEO di Oโ€™really Media, non troppo tempo fa disse: Weโ€™re moving to a world in which every device generates useful data, in which every action creates โ€œinformation shadowsโ€ on the net. Questa frase che poteva sembrare visionaria tempo fa, oggi รจ una affermazione che descrive uno stato evolutivo in atto, proprio in questa direzione. […]

Lโ€™utente al centro dellโ€™esperienza dell’evento

Mi capita spesso, soprattutto in Italia appunto, che di ritorno da alcuni eventi io senta manifestare e condividere un alto livello insoddisfazione, un crescente livello di frustrazione derivante dal continuo malcontento e dellโ€™esperienza vissuta non ne rimane nulla se non solo il ricordo dellโ€™inefficienza organizzativa fatta di mal funzionamenti del wifi, poca disponibilitร  dโ€™informazioni, livello di contenuto dei relatori non adeguato al costo o difficoltร  nellโ€™utilizzo dei servizi dellโ€™evento grazie alla poca organizzazione della logistica.