Due mesi di Intervallo Lungo: un confronto per affrontare la nuova normalitร  con maggiore consapevolezza

Siamo arrivati alla conclusione di una lunga avventura. O forse no. Quando ho immaginato il format #IntervalloLungo eravamo appena entrati in una fase della vita globale del nostro Paese, nuova per tutti, che ha spinto ciascuno di noi a rideterminare tanti aspetti delle nostre vite.ย 

Ho ragionato a lungo su come interpretare una modalitร  di racconto del momento che stavamo vivendo e ho provato a rispondere, a chi direttamente me lo chiedeva, condividendo solo il mio punto di vista. Poi ho pensato che non fosse sufficiente e dalla metafora legata alla pallacanestro, รจ nato uno spunto differente: i primi di marzo avevamo finito di giocare il โ€œprimo tempoโ€ e ci siamo ritrovati fermi, nella locker room durante lโ€™intervallo, per poter studiare nuovi schemi prima di tornare in campo. Cosรฌ รจ nato IntervalloLungo.

Per dare corpo alla metafora ho voluto nello spogliatoio con me tanti atleti diversi, una squadra lunghissima: 57 top players con caratteristiche ed esperienze uniche, ciascuno con una sua spiccata attitudine, ognuno di loro in grado di dare un contributo a questa squadra in procinto di affrontare la seconda parte di una gara molto complessa, ma non impossibile.

Ci siamo ritrovati, giorno dopo giorno, ad affrontare temi sociali, psicologici, tecnologici, ed economici, passando dal marketing alla comunicazione, dalla sfera personale a quella professionale, con un pensiero al passato ma lo sguardo orientato al futuro e a questa nuova normalitร  che ora si sta delineando davanti ai nostri occhi.

Ho imparato tanto dai confronti, cosรฌ come ho avuto la possibilitร  di approfondire punti di vista e delineare schemi sulle dinamiche utili per rientrare in gioco ed affrontare la partita contro una crisi sociale ed economica importante, mai vissuta prima. Qualcuno di loro mi ha suggerito che forse allora non eravamo ancora nellโ€™intervallo ma in un time-out del primo tempo. Forse per certi aspetti รจ stato cosรฌ, almeno nella prima fase, quella piรน complessa.

Ma, superato un primo momento di smarrimento, questo percorso รจ stato anche un grande stimolo perchรฉ, come si impara tanto dalle difficoltร  in campo, cosรฌ ho avuto la consapevolezza che il momento, la crisi, la frustrazione e a volte la paura dellโ€™uomo, ha generato una grande forza creativa che ha spinto le persone e le aziende a prepararsi con soluzioni a tratti sbalorditive.

Intervallo Lungo รจ stato lโ€™appuntamento del mattino del lockdown. Gli “atleti” entrati nello spogliatoio per il momento idi confronto, sono arrivati dall’Italia e da altre parti del mondo, collegati in remoto: professionisti incredibili, donne e uomini dalle caratteristiche diverse ma accomunati dalla stessa visione proattiva, positiva e costruttiva verso il futuro.

Eโ€™ stata unโ€™esperienza incredibilmente formativa, costruttiva, piacevole e piena di momenti di approfondimento, in grado di stimolare idee e progettualitร  per affrontare il mercato, e le varie industrie coinvolte, dallo sport, al retail al finance. E non solo.

Lโ€™avventura prosegue e non finisce qui. Intervallo Lungo non aprirร  piรน le mie giornate nei prossimi giorni e quelle della mia squadra (almeno per un poโ€™), giusto il tempo di capire come re-interpetare anche il format stesso. Ma in due mesi questo stesso format รจ giร  cresciuto, evolvendo in altri strumenti utili a tutti: unโ€™app dedicata per rivedere gli interventi, un progetto di libro per percorrere i pensieri e un podcast per immaginare a occhi chiusi la nuova normalitร .

Un ringraziamento va a tutti quelli che hanno partecipato, contribuito, commentato e dato spunti di discussione e di riflessione per far crescere questo format e hanno impiegato, anche solo una parte del loro tempo, con tutti noi.

 

Tutti i video dei protagonisti di Intervallo Lungo:

  • Paolo Iabichino || Iabicus
  • Domenico Romano || Marketing Manager AWLab
  • Stefano Quintarelli || Member of the AI High Level Expert Group at European Commission
  • Andrea Arrigo Panato || Dottore Commercialista
  • Massimiliano Montefusco || General Manager RDS
  • Roberta Milano || Travel and Tourism Digital Strategist
  • Umberto Gandini || Presidente Legabasket Serie A
  • Giorgio Tacchia || CEO Chili TV
  • Davide Dattoli || CEO Talent Garden
  • Andrea Pezzi || Chairman Myntelligence
  • Massimo Caputi || Giornalista Sportivo
  • Luca Carbonelli || Caffรจ Carbonelli
  • Paola Bonomo || Non Executive Director, Advisor, Investor
  • Mirko Lalli || Travel Appeal
  • Claudio Berretti || General Manager Tamburi Investment
  • Jacopo Romei || Independent Strategy Consultant
  • Marco Trombetti || Entrepreneur and Investor Translated & PI Campus
  • Mauro Porcini || SVP & Chief Design Officer ai PepsiCo
  • Fabrizio Perrone || President & founder Buzzoole
  • Ernesto Paolillo || Co-fondatore Financial Fair Play
  • Simone Cicero || Co-founder at Boundaryless Platform Design Toolkit
  • Luigi De Laurentiis || Filmauro – SSC Bari
  • Massimo Chiriatti || CTO Blockchain & Digital Currencies at IBM – University Programs Leader
  • Giuliano Giorgetti || Head of Digital Content FIFA
  • Elena Lavezzi || Head of Southern Europe at Revolut
  • Francesco Bottigliero || CEO Brunello Cucinelli
  • Barbara Cominelli || COO Marketing and Operations Director Microsoft Italy
  • Serena Torielli || CEO VirtualB
  • Filippo Berto || CEO Berto Salotti
  • Osvaldo Danzi || FiorDiRisorse
  • Diego Nepi || Direttore Marketing CONI
  • Enrico Mercadante || Lead for Specialist Team Southern Europe and Innovation for Italy at Cisco
  • Chiara Russo || CEO Codemotion
  • Barbara Labate || CEO Restore
  • Davide Dโ€™Atri || CEO Soundreef
  • Andrea Abodi || Presidente Credito Sportivo
  • Isabella Falautano || Chief Communication & Stakeholder Engagement Officer Illimity
  • Barbara Dโ€™Acierno || Head of customr value management PostePay
  • Marco De Carli || CEO DINN!
  • Massimo Canducci || Chief Innovation Officer Engineering
  • Giacomo Moiso || Co-founder & CEO at Fluentify LTD
  • Stefano Fratepietro || CEO Tesla Consulting
  • Leandro Agrรฒ || IxD/UX expert, IoT pioneer
  • Mario Valentini || Partner Pirola Pennuto Zei & Associati
  • Federico Smanio || CEO WYLab
  • Alessandro Rimassa || Future of Work – Digital Transformation Expert
  • Laura Donnini || Senior Executive, Harper Collins Italia
  • Paolo Cisaria || CEO Mkers
  • Valerio Giacobbi || Senior Executive, Cortina 2021
  • Francesco Calvo || Chief Operating Officer, AS Roma
  • Elena David || Presidente AICEO
  • Patrizia Ravaioli || Senior Advisor Key2people
  • Antonio Grasso || CEO DBI
  • Matteo Sarzana || General Manager Italy at Deliveroo
  • Simone De Rita || DG World Food Programme (WFP) Italia
  • Stefano Calderano || CEO Axepta BNP Paribas
  • Roberto Monzani || Head of Content and Media platform

Lโ€™alibi del Virus

La parte peggiore del momento Covid-19 sembra esser passata. Sembra.

Che sia stato un momento complesso non cโ€™รจ dubbio e che lo possa esser ancora anche.

Nessuno o in pochi, pochissimi, avevano intuito si trattasse di una pandemia dagli effetti e dalla magnitudo del genere, una magnitudo che avrebbe bloccato tutto. Non cโ€™รจ dubbio che questa situazione abbia impatto su imprese, mercati e persone, e forse ci saranno impatti che vedremo a breve, impatti che avranno a che fare con ridimensionamenti se non chiusure.

Cโ€™รจ chi ha pensato fin da subito che tutto questo potesse esser la causa del fallimento della propria azienda. Seppure non si sapesse ancora dove saremmo andati a finire (e forse tutt’ora non lo sappiamo).

Il virus รจ quindi (o puรฒ esser) la causa del fallimento di alcune aziende?

Non sono del tutto d’accordo su questo pensiero e questa domanda, anzi. Non c’รจ dubbio che ci siano aziende ed industrie che non possono fare nulla, vedi turismo, o anche professioni ed altre tipologie di attivitร  coinvolte direttamente e chi si sono viste interrompere le proprie relazioni magari per il tema proprio del distanziamento sociale. Non c’รจ dubbio che ci siano aziende o ambiti che non hanno sufficienti supporti economici per recuperare e gestire la crisi. รˆ complesso, e non c’รจ dubbio. E non c’รจ dubbio anche che ci sia una parte del mercato infimo, scorretto ed inadeguato che probabilmente, nascondendosi dietro la scusa della crisi, metterร  in difficoltร  altre aziende, scaricando le sue inefficienze, le cattive gestioni ed i suoi rischi sugli altri, mettendo appunto in ginocchio altre aziende con mancati pagamenti e altre scelte fatte solo per scaricare responsabilitร .

Ma non c’รจ dubbio comunque che anche in questo caso non รจ il virus la causa diretta del fallimento.

E non lo sarร .

Non lo sarร  per le aziende che hanno guardato un po’ piรน lontano. Lo sarร  invece per le altre, per quelle che non lo hanno fatto e che non hanno gestito processi di creativitร , innovazione, differenziazione e sviluppato un ecosistema in grado di bilanciare il rischio e garantire la sopravvivenza di fronte a casi eventualmente eccezionali.

E saranno alcuni fattori in particolare ad uccidere le aziende.

Sarร  la mancanza di capacitร  di adattamento di un modello obsoleto e rigido, portato avanti alla stregua, che porterร  le aziende a non riuscire a far fronte al cambiamento repentino che andrร  affrontato.

Saranno la mancanza di visione, lโ€™arroganza e la saccenza che non permetteranno alle aziende di comprendere per tempo la nuova normalitร , le nuove abitudini e le nuove esigenze, tanto da rimanere arroccate su modelli non piรน adeguati.

Saranno la paura e la staticitร  dei processi creativi e di immaginazione e l’attesa che qualcosa cambi, che non permetteranno di affrontare la complessitร  e la dinamicitร  del mercato, generando un gap ed una arretratezza tale da far rimanere indietro le aziende, fino a non avere piรน il tempo di recuperare il ritardo.

Sarร  l’abbandono di coloro che lasceranno solo l’imprenditore nel momento del bisogno che quando poteva non ha costruito un rapporto di fiducia e non ha pensato di costruire un legame, ben oltre il rapporto meramente economico e basato sul ribasso costante del valore.

Ecco. Il virus, probabilmente, รจ un alibi.

Non sarร  lui ad uccidere l’azienda: probabilmente quell’azienda, che non ha gestito con lungimiranza la capacitร  di adattamento, era giร  malata o non del tutto sostenibile, prima che lui arrivasse. Questo virus sta solo mostrando le debolezze e accelerando un processo di selezione naturale.

Facciamo in modo che il Virus non sia un alibi.

Mettiamoci al lavoro. Entriamo nell’ottica di non fermarci al primo cambiamento. Affrontiamo questo contesto e questa complessitร , comprensibile, senza nasconderci dietro un dito, dietro le scuse o gli alibi, comprendendo che ogni crisi puรฒ nascondere opportunitร , se non anche solo quella di accelerare un cambiamento laddove non avevamo pensato di farlo.

Photo by: ยฉ HRISTO RUSEV / NURPHOTO – Cigno nero