Tutti a caccia di CAIO (Chief AI Officer). Ma nessuno che pensa a Sempronio

Lโ€™intelligenza artificiale รจ l’attore principale della scena che stiamo vivendo, ormai in tutte le riunioni, richieste e riflessioni. Ed รจ un tema talmente caldo che, come succede sempre, ne รจ nata una nuova stella ai piani alti delle aziende: il Chief AI Officer (CAIO).

La โ€œfebbreโ€ dellโ€™AI รจ tale che quasi la metร  (48%) delle aziende FTSE 100 ha giร  nominato un CAIO o una figura equivalente, e oltre il 40% di questi incarichi รจ stato creato solo dallโ€™inizio del 2024. Questo trend riflette lโ€™importanza strategica crescente attribuita allโ€™AI.

Tutti pensano a CAIO: cโ€™รจ grande enfasi su strumenti, modelli e piattaforme da implementare, nella speranza che lโ€™AI porti innovazione e vantaggio competitivo.ย Ma dietro lโ€™entusiasmo tecnologico, come dico da po’, c’รจ una domanda cruciale che non tutti si stanno ponendo: ci stiamo preparando adeguatamente sul lato organizzativo, culturale e umano? In altre parole, mentre nelle aziende tutti corrono a pensare a “Caio”, forse dovremmo iniziare a mettere la testa su “Sempronio” un nome di fantasia per indicare ciรฒ che spesso manca allโ€™appello: lโ€™attenzione al fattore umano nel successo dellโ€™AI.

Giร , perchรฉ lโ€™AI non si limita a hardware e algoritmi; trasforma il lavoro delle persone, i processi decisionali e la cultura aziendale. Ed รจ proprio su questo che si gioca la vera partita dellโ€™innovazione e dell’adozione, in modo corretto.

Il paradosso: enfasi sulla tecnologia, ma la cultura resta indietro

Cโ€™รจ un paradosso evidente nellโ€™adozione dellโ€™AI oggi. Da un lato, le aziende investono in tecnologie allโ€™avanguardia e creano ruoli dedicati come il CAIO, spesso affidati a esperti con un solido background tecnico (il 67% dei Chief AI Officer proviene da data science, ingegneria o IT). Dallโ€™altro lato, molti progetti di AI stentano a produrre risultati concreti o falliscono del tutto, nonostante le risorse impiegate. Anzi, alcune ricerche stimano che oltre lโ€™80% dei progetti di AI non riesca a raggiungere gli obiettivi prefissati.

Perchรฉ succede? Spesso perchรฉ ci si concentra piรน sulla tecnologia in sรฉ che sui problemi reali da risolvere e sulle persone coinvolte.ย In pratica, molte organizzazioni finiscono col costruire โ€œcattedraliโ€ tecnologiche che perรฒ non risolvono alcun problema concreto, per citare le parole di un esperto del settore. Succede quando si adotta lโ€™AI per moda o pressione competitiva, senza una chiara focalizzazione sugli obiettivi di business e senza considerare lโ€™impatto sui collaboratori. Il risultato? Iniziative sperimentali che rimangono al palo, diffidenza interna e valore aggiunto vicino allo zero.

La veritร  รจ che il principale ostacolo non รจ (solo) tecnico, ma culturale. Molte imprese scoprono che implementare lโ€™AI richiede un cambiamento profondo nel modo di lavorare e pensare. Ad esempio, esperienza personale vissuta, nelle aziende italiane una delle sfide maggiori รจ proprio la resistenza culturale e organizzativa: lโ€™AI รจ spesso percepita come una minaccia per lโ€™occupazione o come una complessitร  non necessaria, generando sfiducia e approcci conservativi. In queste condizioni lโ€™innovazione viene rallentata, mentre lโ€™adozione efficace dellโ€™AI richiede un cambiamento culturale profondo, che parta dalla leadership e coinvolga tutti i livelli aziendali.

Unโ€™altra dimensione del paradosso รจ la differenza di velocitร : la tecnologia evolve a ritmo esponenziale, mentre le persone e la cultura aziendale cambiano a ritmo molto piรน lento. Questo crea un โ€œgapโ€ pericoloso. Come ha osservato Javier Zamora dellโ€™IESE Business School, lโ€™unico modo per colmare questo divario รจ che il top management dia prioritร  strategica allโ€™adozione dellโ€™AI, investendo risorse e promuovendo attivamente una cultura aperta al cambiamento.

In teoria, lo stesso CAIO dovrebbe essere il regista di questa trasformazione culturale: il suo ruolo ideale infatti โ€œnon รจ solo guidare lโ€™adozione dellโ€™AI, ma orchestrare il cambiamento culturale necessario perchรฉ la tecnologia sia integrata nellโ€™organizzazioneโ€. Nella pratica perรฒ, ciรฒ avviene di rado se lโ€™attenzione dellโ€™azienda resta puntata unicamente su algoritmi e dashboard invece che su persone, processi e mindset, ma soprattutto su professionisti con un background estremamente (solo) tecnico.

Ma dopo tutto come hanno sintetizzato diversi studi โ€œil percorso verso maggiore efficienza ed efficacia grazie allโ€™AI non รจ tecnico, bensรฌ umanoโ€. Servono competenze di change management, adozione culturale diffusa e formazione, ambiti che non sono tradizionalmente il forte di data scientist e ingegneri. Ecco il cuore del paradosso: stiamo investendo tantissimo in CAIO e tecnologia, ma troppo poco in quel lavoro paziente di evoluzione culturale e organizzativa senza cui lโ€™AI rimane un corpo estraneo.

Ma chi รจ โ€œSempronioโ€?

A questo punto entra in scena โ€œSempronioโ€. Nellโ€™antico detto italiano โ€œTizio, Caio e Sempronioโ€ i nomi valgono per chiunque; qui li usiamo per rappresentare due approcci. Se CAIO (Caio) incarna lโ€™approccio focalizzato sulla componente tecnologica dellโ€™AI, ย strategie algoritmiche, modelli da implementare, infrastrutture IT โ€“ Sempronio rappresenta invece tutto ciรฒ che riguarda le persone, la cultura e i processi nellโ€™era dellโ€™intelligenza artificiale.

Immaginiamo Sempronio come la funzione o lโ€™insieme di competenze dedicato a far sรฌ che lโ€™AI attecchisca davvero nel tessuto aziendale. Non รจ necessariamente una singola persona o un nuovo titolo formale (anche se qualcuno ironicamente potrebbe proporre un โ€œChief Adoption Officerโ€ o un โ€œChief Change Officerโ€ per lโ€™AI). Piรน che un ruolo unico, Sempronio รจ un approccio integrato: รจ chi cura il cambiamento culturale, la formazione continua, la definizione di governance etica e la gestione quotidiana del cambiamento organizzativo legato allโ€™AI.

Possiamo dire che Sempronio รจ, metaforicamente, il โ€œpartnerโ€ invisibile del CAIO. Mentre il CAIO spinge lโ€™AI dallโ€™alto, Sempronio crea le condizioni perchรฉ lโ€™AI venga accolta positivamente dal basso. Sempronio parla con i team, rassicura chi teme di essere sostituito dalle macchine, spiega ai non-tecnici cosa puรฒ (e non puรฒ) fare lโ€™AI, e li coinvolge nella co-creazione di soluzioni. Sempronio aggiorna le politiche interne per incorporare lโ€™AI in modo responsabile, assicurandosi che vengano rispettati valori ed etica aziendale. Sempronio, in sostanza, mette le persone al centro dellโ€™innovazione tecnologica.

Oggi, tutti guardano a CAIO, perchรฉ รจ naturale focalizzarsi sulla novitร  tangibile (la tecnologia, lโ€™esperto che la guida). Ma la vera differenza la farร  Sempronio, ovvero la capacitร  dellโ€™organizzazione di adattarsi e imparare. Sempronio รจ quel collega (o quellโ€™insieme di colleghi e leader) che si premura di fare domande come: โ€œI nostri dipendenti sono pronti per questa innovazione? Come possiamo aiutarli a esserlo? Abbiamo cambiato i nostri processi, le metriche, la mentalitร  per sfruttare davvero lโ€™AI?โ€ Senza qualcuno che si ponga queste domande, senza un Sempronio, il rischio รจ di inseguire lโ€™AI come fine a se stessa, implementando soluzioni che sulla carta sono potenti, ma che nessuno utilizza appieno o di cui non ci si fida.

Sempronio incarna la consapevolezza che lโ€™AI nelle aziende รจ prima di tutto una trasformazione umana. รˆ un richiamo a non lasciare indietro le persone mentre la tecnologia avanza. E ora vediamo piรน concretamente cosa significa attivare questo โ€œspirito di Sempronioโ€ nelle nostre organizzazioni.

Cosa serve alle aziende (oltre al CAIO)

Come possono le aziende passare dalla semplice implementazione di tecnologie AI a una vera integrazione dellโ€™AI nel modo in cui lavorano e creano valore? Di seguito i โ€œpilastriโ€ del lavoro di Sempronio per abilitare unโ€™adozione efficace e sostenibile dellโ€™intelligenza artificiale.

  1. Visione chiara e sponsorship dallโ€™alto: ogni trasformazione riuscita parte da una leadership convinta e coinvolta. Il top management deve includere lโ€™AI nella strategia aziendale e comunicarne lโ€™importanza a tutta lโ€™organizzazione. Senza una sponsorizzazione attiva da parte del management, le iniziative AI faticano a decollare. Inoltre, i vertici devono prepararsi a un percorso non banale: come detto, la cultura non cambia alla stessa velocitร  della tecnologia, quindi servono pazienza e investimenti costanti. La direzione deve creare un senso di urgenza positivo attorno allโ€™AI (non paura), definendo obiettivi concreti e condivisi che lโ€™AI aiuterร  a raggiungere (es. migliorare lโ€™esperienza cliente, rendere i processi interni piรน efficienti, ecc.), anzichรฉ puntare sullโ€™AI come moda del momento. In poche parole, serve una visione in cui lโ€™AI sia un mezzo per un fine chiaro, e questa visione va raccontata e incarnata dal management giorno per giorno.
  2. Cambiamento culturale e mindset aperto: adottare lโ€™AI richiede nuove abitudini di lavoro e mentalitร . Non basta installare un software di machine learning se poi le persone non si fidano dei suoi output o continuano a prendere decisioni come prima. รˆ dunque fondamentale coltivare una cultura aziendale โ€œAI-readyโ€, in cui lโ€™innovazione venga accolta con curiositร  anzichรฉ timore. Come ho detto in diversi articoli, molte iniziative falliscono perchรฉ โ€œsi perde di vista lโ€™obiettivo utente e di businessโ€, costruendo soluzioni spettacolari ma inutili. Per evitarlo, bisogna partire dal problema da risolvere, non dalla tecnologia: chiedersi quale risultato concreto vogliamo ottenere e solo poi come lโ€™AI possa contribuire. Questa รจ una vera svolta di mindset. Inoltre, i leader devono incoraggiare un ambiente di sperimentazione e apprendimento continuo. Creare spazi in cui fare prove, anche sbagliare, e imparare insieme รจ cruciale per assimilare lโ€™AI. Servono quindi iniziative per diffondere curiositร  e sicurezza psicologica: ad esempio, promuovere domande aperte (โ€œCome potremmo usare lโ€™AI perโ€ฆ?โ€) e dare il buon esempio nel mettersi in gioco con le nuove tecnologie. Le aziende AI-ready sono quelle dove cโ€™รจ apertura mentale a tutti i livelli e dove lโ€™AI non รจ vista come una minaccia, ma come unโ€™opportunitร  da esplorare collettivamente. In poche parole occorre riallineare la cultura: dallโ€™avversione al rischio tipica di contesti tradizionali, verso un atteggiamento di exploration guidata, in cui lโ€™AI รจ uno strumento per innovare insieme.
  3. Formazione diffusa e sviluppo di competenze: lโ€™AI non potrร  mai diventare parte del DNA aziendale se rimane appannaggio di pochi esperti. รˆ vitale investire in upskilling e ** alfabetizzazione ai dati e allโ€™AI (data literacy)** su larga scala. Tutti i livelli organizzativi dovrebbero avere lโ€™opportunitร  di capire, almeno nelle basi, cosa sia un algoritmo di AI, quali tipi di problemi puรฒ risolvere e come collaborare con esso. Questo non significa trasformare ogni dipendente in un data scientist, ma fornire il contesto e la confidenza necessari per interagire con le soluzioni AI senza paura. Ad esempio, formare i manager non tecnici a porre le domande giuste sui progetti AI, o i knowledge worker ad usare strumenti AI (come i sistemi di machine learning o le piattaforme di analytics) nei propri processi quotidiani. Come osserva Zamora, il CAIO dovrebbe farsi promotore di questa democratizzazione, formando i dipendenti e diffondendo la โ€œdata literacyโ€ in azienda. Ciรฒ puรฒ avvenire tramite workshop, e-learning, progetti pilota in cui i team imparano facendo (test & learn o learning by doing). Un altro aspetto formativo รจ la condivisione di best practice interne: far raccontare alle persone i successi (e fallimenti) nellโ€™uso dellโ€™AI, per normalizzare lโ€™AI come parte del lavoro. In ogni caso, lโ€™obiettivo รจ creare una forza lavoro che si senta partecipe della trasformazione AI, competente abbastanza da utilizzarla e da dare feedback. Senza questo sforzo educativo, il rischio รจ di avere da un lato una ristretta รฉlite tecnica che โ€œfa cose con lโ€™AIโ€, e dallโ€™altro la maggioranza dei dipendenti che guarda da lontano con scetticismo. La formazione diffusa abbatte questa barriera, creando coinvolgimento e fiducia.
  4. Governance ed etica nellโ€™uso dellโ€™AI: un elemento spesso sottovalutato, ma fondamentale, รจ la definizione di una solida governance per lโ€™AI. Significa stabilire regole, processi e ruoli chiari per assicurare che lโ€™AI venga utilizzata in modo responsabile, trasparente e allineato ai valori aziendali. Le domande etiche e di compliance abbondano: come evitare che un algoritmo di recruiting sia influenzato da bias discriminatori? Chi รจ responsabile se un modello AI prende una decisione errata con impatti su clienti o operazioni? Come garantire la privacy dei dati usati per allenare i modelli? Per affrontare questi temi, le imprese devono dotarsi di principi e policy ad hoc โ€“ talvolta riuniti in codici etici per lโ€™AI โ€“ e meccanismi di controllo. Si parla molto spesso di rischio FATE (Fairness, Accountability, Transparency, Ethics) per lโ€™AI, a indicare le principali sfide da governare. A livello pratico, servirร  ad esempio un comitato di governance dellโ€™AI, che coinvolga oltre al CAIO anche figure di compliance, HR, legali ed esperti di processo, per valutare rischi e impatti delle soluzioni AI introdotte. Costruire fiducia รจ la parola chiave: i dipendenti e gli utenti finali adotteranno lโ€™AI solo se la percepiranno come affidabile e fair. Quindi, trasparenza sugli algoritmi (per quanto possibile), spiegabilitร  dei risultati, test rigorosi prima del deployment e possibilitร  di intervento umano in caso di errore sono tutti aspetti da curare. Come indicato in una recente lista di linee guida, le aziende dovrebbero predisporre fin da subito meccanismi per aumentare la comprensione e la fiducia in come lโ€™AI viene testata, validata e introdotta nei flussi di lavoro, oltre a pianificare la scalabilitร  con unโ€™adeguata infrastruttura e readiness culturale. In pratica: governare lโ€™AI significa sia gestire i rischi (etici, legali, reputazionali), sia preparare il terreno per unโ€™adozione in grande scala, creando standard interni e linee guida che facciano sentire tutti piรน sicuri nellโ€™utilizzo di queste tecnologie.
  5. Change management e coinvolgimento attivo: ultimo ma non meno importante pilastro รจ la gestione del cambiamento vero e proprio. Lโ€™introduzione dellโ€™AI impatta su processi, ruoli e abitudini quotidiane โ€“ รจ quindi fondamentale accompagnare le persone in questo percorso, comunicando, ascoltando e coinvolgendo. Un errore classico รจ calare dallโ€™alto nuovi strumenti AI aspettandosi che vengano adottati automaticamente. Al contrario, come avverte Zamora, se i progetti sono percepiti come imposti da un comitato centrale, le resistenze allโ€™adozione aumentano significativamente. Serve dunque un approccio partecipativo: coinvolgere sin dallโ€™inizio i team destinatari delle soluzioni AI nella loro progettazione, raccogliere feedback, individuare insieme i casi dโ€™uso piรน rilevanti. Le figure di change agent (che possono essere manager illuminati o referenti interni formati allo scopo) dovrebbero fare da ponte tra il team AI e il resto dellโ€™organizzazione, spiegando benefici e affrontando le preoccupazioni. Una comunicazione chiara รจ essenziale: raccontare perchรฉ si adotta una certa AI, quali vantaggi porterร  e come cambierร  (o non cambierร ) il lavoro quotidiano delle persone. Bisogna anche riconoscere e gestire le paure legittime: ad esempio, rassicurare sul fatto che lโ€™AI supporta le decisioni umane senza automatizzare via il giudizio critico, oppure che lโ€™introduzione di automazione libererร  tempo per attivitร  a maggior valore aggiunto. Un buon piano di change management include quick win (piccoli successi iniziali da pubblicizzare internamente), formazione sul campo, e magari il coinvolgimento di champion interni (persone rispettate che fanno da ambasciatori positivi dellโ€™AI verso i colleghi). Lโ€™obiettivo finale รจ far sรฌ che lโ€™AI non sia vista come il โ€œprogetto dellโ€™ITโ€ o unโ€™imposizione misteriosa, ma come unโ€™evoluzione naturale e condivisa del modo di lavorare. Quando le persone si sentono parte del cambiamento, lo abbracciano con molta piรน convinzione. Ecco perchรฉ il ruolo di Sempronio โ€“ cioรจ di chi orchestra questo processo umano โ€“ รจ cruciale tanto quanto quello di chi installa lโ€™ultima tecnologia.

Una adozione necessaria

Il messaggio รจ chiaro: lโ€™adozione efficace dellโ€™AI รจ un gioco a due dimensioni. Da un lato la dimensione tecnica, guidata dal CAIO o figure simili, fondamentale per scegliere le giuste soluzioni AI, implementarle e portarle in produzione. Dallโ€™altro la dimensione umana-organizzativa, incarnata da โ€œSempronioโ€, che รจ altrettanto fondamentale per far fiorire quelle soluzioni nellโ€™ecosistema aziendale.

Oggi molte aziende hanno fretta di mettere in piedi la prima dimensione ย โ€œAssumiamo un esperto AI, compriamo questa piattaforma di machine learning, e il futuro รจ risoltoโ€ ma poche dedicano la stessa cura alla seconda. รˆ comprensibile: i risultati di un algoritmo si possono misurare subito, mentre i cambiamenti culturali sono piรน sfumati e richiedono tempo. Eppure, ignorare Sempronio significa condannare lโ€™iniziativa AI a restare lettera morta. Senza investire in cultura, competenze e change management, lโ€™AI migliore del mondo rimarrร  inutilizzata o osteggiata, un potenziale mai realizzato.

La provocazione finale che voglio condividere รจ questa: nel prossimo meeting strategico, accanto alla domanda โ€œQual รจ la nostra strategia AI?โ€ iniziate a chiedervi โ€œQual รจ il nostro piano di cambiamento culturale per lโ€™AI?โ€. Se avete nominato (o state per nominare) un CAIO, pensate a chi o cosa sarร  il vostro โ€œSempronioโ€. Potrebbe essere una task force interfunzionale, un programma di trasformazione interna, o semplicemente un insieme di leader illuminati che si fanno carico di guidare le persone attraverso il cambiamento. Lโ€™etichetta conta poco; ciรฒ che conta รจ riconoscere esplicitamente questa esigenza.

In unโ€™epoca in cui lโ€™AI promette di ridisegnare interi settori, le aziende di successo non saranno solo quelle con gli algoritmi piรน avanzati, ma quelle con le persone piรน preparate e una cultura abbastanza adattiva per sfruttarli al meglio. In altre parole, vincerร  chi saprร  far collaborare Caio e Sempronio, ossia tecnologia e umanitร , in una orchestra ben sincronizzata.

La rivoluzione dellโ€™AI non avverrร  dallโ€™oggi al domani

Da un paio di anni, ogni giorno, nel nostro stream social appaiono proclami entusiasti su come lโ€™intelligenza artificiale rivoluzionerร  tutto in un lampo. Secondo previsioni, fin troppo ottimistiche, lโ€™AI sarebbe giร  alle soglie di โ€œallacciarci le scarpe, cucinare al posto nostro, gestire le nostre aziende e risolvere la fame nel mondoโ€, con un impatto economico annuo stimato in decine di migliaia di miliardi di dollari.

Questa visione รจ seducente, senza dubbio, ma, per dirla con le parole di Paul Hlivko, รจ anche una โ€œallucinazioneโ€. La realtร  che vivo da consulente e imprenditore nel digitale mi insegna che abbiamo giร  visto film simili con altre tecnologie emergenti, e raramente il finale รจ allโ€™altezza del trailer promozionale, per quanto, io stesso, penso che questa volta ci sia molta differenza rispetto ai precedenti impatti e tutto potrebbe andare decisamente in modo diverso. Lโ€™AI revolution tanto decantata arriverร , sรฌ, ma non in modo istantaneo nรฉ magico. E su questo ne sono certo, perchรฉ lo vedo, e perchรฉ la preparazione culturale, infrastrutturale e tecnologica nelle aziende non รจ cosi matura come necessiterebbe per poter veramente avere gli effetti desiderati.

Come disse il pioniere Alan Turing nel 1950, la domanda era se le macchine potessero pensare; oggi la vera domanda รจ se noi sappiamo pensare in modo intelligente a come usare le macchine. In altre parole, il fattore critico non รจ la potenza dellโ€™AI in sรฉ, ma la nostra capacitร  di adottarla con giudizio e integrarla concretamente nel tessuto dellโ€™innovazione aziendale. Con questo approfondimento, riflessivo e provocatorio, provo a far capire perchรฉ la rivoluzione dellโ€™AI sarร  un percorso graduale (e accidentato), e quale mentalitร  dovrebbero adottare manager e aziende per trarne valore reale.

Perchรฉ lโ€™adozione dellโ€™AI sarร  lenta, complessa e piena di attriti

La storia ci insegna che ogni ondata tecnologica, dal cloud alla blockchain, รจ stata accompagnata da un picco di hype seguito da un lungo declino (utile a far pulizia di progetti non sostenibili) e subito dopo da un arduo processo di consolidamento e adozione. E lโ€™AI non farร  eccezione, per quanto tutto stia viaggiando ad una velocitร  di crociera assurda: implementarla in azienda significa toccare processi, abitudini e modelli di business consolidati.

Il problema non รจ scrivere qualche riga di codice in piรน, ma affrontare il cambiamento culturale e organizzativo necessario per far funzionare davvero queste soluzioni nella pratica quotidiana. Spesso le grandi organizzazioni si muovono lentamente: procedure di compliance, revisioni di sicurezza e approvazioni multiple, processi incancreniti, paura del cambiamento che fanno sรฌ che lโ€™adozione di un semplice strumento AI richieda mesi invece che giorni, creando attriti interni che soffocano lโ€™innovazione. Questa cautela รจ comprensibile (proteggere dati e rispettare normative รจ essenziale) ma a volte si trasforma in una iperprudenza paralizzante. Il risultato? Le aziende piรน lente rimangono indietro mentre concorrenti piรน agili sperimentano e imparano sul campo. Chi aspetta troppo rischia di perdere quote di mercato, talenti e opportunitร  di crescita, perchรฉ il vero rischio oggi non รจ lโ€™AI in sรฉ, ma restare fermi mentre gli altri avanzano. A me fa ridere quando sento imprenditori dire โ€œNoi ci muoviamo dopo, e mentre gli altri sbagliano fatturiamo su altro. Poi ci muoviamo e facciamo meglio degli altriโ€. Fa ridere perchรฉ se da una parte il concetto รจ anche corretto โ€œlasciamo che gli altri sbaglino, noi bruciamo menoโ€ nella pratica, in un contesto nuovo, chi sbaglia con metodo, impara prima e agisce di conseguenza, con maggiore consapevolezza e maturitร .

Un caso emblematico รจ quello di IBM Watson: dopo la vittoria trionfale a Jeopardy! nel 2011, Watson venne annunciato come il medico AI infallibile che avrebbe rivoluzionato la sanitร . Eppure, fuori dai laboratori, anche una tecnologia potentissima si รจ scontrata con la dura realtร  operativa: integrare lโ€™AI nei flussi clinici e nei sistemi ospedalieri si รจ rivelato incredibilmente difficile, al punto che molti progetti sono naufragati nonostante gli ingenti investimenti. Come osservava amaramente un esperto coinvolto, IBM โ€œรจ partita con il marketing prima e il prodotto poiโ€, generando aspettative altissime, ma โ€œquando si รจ passati ai fatti, la strada si รจ rivelata incredibilmente duraโ€.

Questa lezione vale per tutti: non basta una demo spettacolare perchรฉ una soluzione AI funzioni nel mondo reale, bisogna fare i conti con legacy tecnologico, processi disallineati e resistenze umane.

Le statistiche degli ultimi anni sui fallimenti nei progetti di trasformazione digitale sottolineano ulteriormente questo punto. Studi di Harvard Business Review indicano che circail 70% delle trasformazioni digitali fallisce, e non per problemi tecnici, ma a causa di resistenze culturali e mancanza di allineamento nella leadership. In altre parole, sette volte su dieci la tecnologia era pronta, ma lโ€™organizzazione no. Implementare lโ€™AI richiede quindi una seria strategia di change management: governance chiara, sponsor forti ai vertici e coinvolgimento delle persone a tutti i livelli. Senza questi ingredienti, anche lโ€™algoritmo piรน potente rimane inutilizzato o, peggio, genera caos invece di efficienza.

Il problema delle aspettative e dei bias cognitivi

Perchรฉ continuiamo a sopravvalutare la velocitร  con cui lโ€™AI trasformerร  tutto? La risposta risiede in alcuni bias, non quelli dellโ€™AI, ma quelli umani, i bias cognitivi che affliggono anche manager navigati. In particolare (e confermo che ne ho ho avuto riscontri da vicino) tre bias giocano un ruolo chiave nellโ€™alterare le nostre aspettative:

  • Fallacia della pianificazione. Tendiamo sistematicamente a sottostimare il tempo e la complessitร  necessari per implementare cambiamenti su larga scala. Con lโ€™AI, molti leader assumono che โ€œbasterร  lanciare un progetto pilota e in pochi mesi vedremo risultati rivoluzionariโ€, ignorando le lunghe fasi di integrazione, formazione del personale, aggiustamenti e iterazioni che invece sono la norma. รˆ lo stesso ottimismo ingenuo che porta a sforare tempi e budget in tanti progetti IT.
  • Bias dellโ€™ottimismo. Ci illudiamo che lโ€™adozione sarร  fluida e indolore, sottovalutando gli ostacoli. Quando una nuova tecnologia sembra promettere benefici enormi, scatta in noi una propensione a vedere il bicchiere mezzo pieno: crediamo che dipartimenti, partner e clienti abbracceranno con entusiasmo la novitร . La realtร  insegna che spesso ci sono piรน resistenze che entusiasmo iniziale, ed รจ normale, perchรฉ ogni novitร  rompe equilibri esistenti.
  • Bias di โ€œrecencyโ€. Siamo sviati dai successi recenti in altri contesti. Ad esempio, il boom virale di ChatGPT tra i consumatori (oltre 100 milioni di utenti in pochissimo tempo) porta alcuni a credere che anche nelle imprese lโ€™adozione sarร  immediata e spontanea. Ma ciรฒ che avviene nel mercato consumer, dove un tool puรฒ diffondersi organicamente grazie alla curiositร  individuale, non si replica automaticamente in azienda, dove subentrano considerazioni di sicurezza, compliance, ROI e integrazione con sistemi preesistenti. E aggiungo di trust.

Questi bias generano aspettative irrealistiche. Chi decide, preda dellโ€™entusiasmo, annunciano grandi trasformazioni a tappe forzate, sottovalutando la fase di transizione. Si crea cosรฌ un pericoloso gap tra promesse e realtร : quando i risultati tardano (perchรฉ inevitabilmente tarderanno rispetto alle fantasie iniziali), si rischiano disillusione, tagli ai fondi e un effetto boomerang sul supporto interno allโ€™AI.

Per evitare questo ciclo negativo, i leader dovranno fare un passo indietro e adottare un approccio piรน lucido, bilanciando visione e pragmatismo. Come recita la cosiddetta Legge di Amara, di cui ho scritto anche tempo fa, tendiamo a sopravvalutare lโ€™impatto di una tecnologia nel breve termine e a sottovalutarne gli effetti nel lungo termine. Serve quindi pazienza nel breve e perseveranza strategica per coglierne il vero potenziale nel lungo periodo.

I limiti economici e infrastrutturali dei modelli di AI attuali

Al di lร  delle questioni organizzative, esistono constraint tecnici ed economici molto concreti che rallentano lโ€™adozione massiva dellโ€™AI oggi. I modelli di Generative AI di ultima generazione, ย come i GPT di OpenAI, richiedono una potenza di calcolo e una quantitร  di dati semplicemente fuori scala rispetto ai sistemi tradizionali. Allenare da zero un modello come GPT-3, ad esempio, รจ stato stimato costare fra i 4 e i 12 milioni di dollari, e lโ€™evoluto GPT-4 ha probabilmente richiesto investimenti nellโ€™ordine di decine di milioni.

Non si tratta solo di comprare qualche server: servono migliaia di GPU specializzate, enormi dataset, team di ricerca altamente qualificati e un consumo energetico impressionante (centinaia di tonnellate di COโ‚‚ per una singola addestramento di modello di grandi dimensioni). Questo significa che pochissime organizzazioni al mondo possono permettersi di sviluppare in house modelli AI generalisti di questo calibro.

La maggior parte delle aziende dovrร  affidarsi a modelli e infrastrutture fornite dai grandi player (OpenAI/Microsoft, Google, Amazon, Anthropic, ecc.), con implicazioni in termini di costi operativi (accesso via cloud a pagamento), dipendenza strategica e gestione dei dati sensibili.

Anche utilizzare questi modelli pre-addestrati non รจ banale: integrarli nei propri prodotti o processi richiede lavoro di ingegnerizzazione, personalizzazione e manutenzione continua. Le attuali implementazioni di GPT, ad esempio, tendono a โ€œallucinareโ€ (ovvero generare output errati o inventati) e a riflettere bias presenti nei dati di training. Per usare queste AI in contesti aziendali mission-critical, serve costruire intorno ad esse tutta unโ€™architettura di guardrail, con controlli, filtri e validazioni che ne imbrigli il comportamento. Questo aggiunge complessitร  ulteriore. Vi รจ poi il tema cruciale dei dati. Un algoritmo di AI รจ solo potente quanto i dati di cui si nutre. Molte imprese scoprono, avviando progetti AI, di non avere dati di qualitร  sufficiente, o di averli in silos non comunicanti, pieni di errori e incoerenze.

Secondo un rapporto Deloitte, in gran parte delle organizzazioni meno di un terzo dei progetti pilota di AI generativa arriva a essere messo in produzione, spesso proprio perchรฉ le aziende faticano a raccogliere e ripulire tutti i dati necessari su cui far correre i modelli. Non sorprende quindi che, per capitalizzare sulle tecnologie GPT, molte aziende stiano investendo non solo nellโ€™AI in sรฉ, ma in massicci sforzi di data engineering e gestione del dato. Senza basi dati solide, lโ€™AI resta un motore potente ma senza carburante.

Cโ€™รจ poi una considerazione infrastrutturale: poche realtร  dispongono giร  oggi di piattaforme IT in grado di integrare senza colli di bottiglia gli output di un modello generativo nei workflow esistenti. Ad esempio, se un modello GPT elabora in linguaggio naturale richieste dei clienti, come si collega poi ai sistemi di CRM, ai database interni, ai flussi di lavoro del servizio clienti? Spesso sono necessarie integrazioni custom, middleware e adattamenti dei sistemi legacy, tutte attivitร  che richiedono tempo, competenze (scarse) e investimenti (con budget ancora piรน scarsi). E nel frattempo la tecnologia AI continua a evolvere rapidamente, il che significa che ciรฒ che integriamo oggi potrebbe dover essere rivisto tra 6 mesi (se faccio una valutazione pessimistica eh). Anche questo contribuisce a frenare unโ€™adozione immediata e ubiqua dellโ€™AI in azienda: cโ€™รจ un delta temporale inevitabile tra lโ€™emergere della tecnologia e la sua maturazione in soluzioni industrializzate, scalabili e affidabili.

Il vero valore dellโ€™AI: integrazione nei processi e nei flussi decisionali

Dove risiede allora il vero valore dellโ€™AI in azienda? La risposta, controintuitiva per alcuni, che spiego costantemente quando faccio formazione, รจ che il valore non deriva dallโ€™AI in isolamento, ma dalla sua integrazione intelligente nei processi esistenti e nei flussi decisionali quotidiani.

Lโ€™AI da sola non creerร  valore; saremo noi umani, con il nostro ingegno organizzativo, a creare valore grazie allโ€™AI, se saremo disposti a fare il duro lavoro di integrarla, governarla e scalarla con criterio. Ciรฒ significa ripensare comeprendiamo decisioni, come sviluppiamo prodotti, come interagiamo con clienti e dipendenti, inserendo lโ€™AI come โ€œcopilotaโ€ che amplifica le nostre capacitร .

Per capire questo concetto, รจ utile pensare allโ€™AI non come a una bacchetta magica, ma come a un nuovo membro del team, uno strumento che va orchestrato. Prendiamo lโ€™esempio di OpenAI: hanno rilasciato un modello potente come ChatGPT al pubblico, ma il suo impatto in ambito enterprise si sta realizzando davvero solo quando viene inglobato in piattaforme di lavoro. Un caso pratico รจ Microsoft, che sta integrando le capacitร  di GPT-4 nel suo ecosistema Office (il progetto Microsoft 365 Copilot). Invece di lanciare unโ€™ennesima applicazione stand-alone, Microsoft sta portando lโ€™AI dentro Word, Excel, Outlook, Teams e gli altri strumenti che milioni di persone usano ogni giorno. Questo รจ emblematico: il salto di produttivitร  non avviene insegnando ai dipendenti ad usare un nuovo software miracoloso, ma potenziando gli strumenti familiari con funzionalitร  AI.

Ad esempio, in Teams lโ€™AI potrร  trascrivere e riassumere riunioni, in Outlook smistare la posta e proporre risposte, in Excel analizzare trend nei dati. Lโ€™AI diventa cosรฌ parte del flusso di lavoro esistente, riducendo le frizioni nellโ€™adozione perchรฉ gli utenti non devono cambiare abitudini radicalmente, ma trovano semplicemente โ€œun aiutante in piรนโ€ nelle attivitร  di sempre.

Stesso discorso nel caso di Google e lโ€™integrazione della suite di workplace, oltre alle piattaforme dedicate di Gemini, o ancora anche Apple che sta puntando a portare lโ€™AI nel device, ma non con una app, ma integrata nellโ€™esperienza completa. Allo stesso modo, molte aziende stanno ottenendo benefici concreti dallโ€™AI dove la integrano nel processo decisionale: sistemi di raccomandazione che suggeriscono al marketing la prossima offerta da fare a un cliente (ma lasciano al manager la decisione finale), dashboard arricchite da previsioni AI che supportano i dirigenti nel pianificare produzione o scorte, chatbot interni che aiutano i dipendenti a navigare tra le policy aziendali o a reperire informazioni rapidamente.

In tutti questi casi, lโ€™AI non sostituisce la decisione umana, bensรฌ la informa e la velocizza con insight aggiuntivi. Il valore non sta nellโ€™aver โ€œmesso un modello di deep learning in produzioneโ€ per vanto tecnologico, ma nellโ€™aver risolto un problema di business, che sia ridurre i tempi di risposta al cliente, aumentare la personalizzazione di un servizio o migliorare la qualitร  delle decisioni grazie a dati che prima erano inutilizzabili.

Un concetto chiave qui รจ lโ€™economia dellโ€™innovazione: le tecnologie producono ritorni quando riescono a combinarsi con altre innovazioni e con complementi organizzativi. Lโ€™energia elettrica, per esempio, ha trasformato lโ€™industria solo dopo che le fabbriche hanno riprogettato completamente i processi produttivi attorno ad essa (decentralizzando le macchine e cambiando il layout delle linee). Analogamente, lโ€™AI darร  il meglio di sรฉ quando le imprese ristruttureranno processi e flussi di lavoro per sfruttarne le capacitร . Ciรฒ puรฒ richiedere di ripensare ruoli, ridefinire KPI e instaurare meccanismi di governance per monitorare lโ€™operato dellโ€™AI (dati utilizzati, accuratezza, imparzialitร ) cosรฌ da fidarsi dei suoi output. Sono cambiamenti manageriali e organizzativi profondi, non semplici upgrade tecnologici.

La capitalizzazione delle tecnologie GPT , ossia la capacitร  di generare valore tangibile dai vari ChatGPT, GPT-4, ecc., dipende da quanto bene le aziende sanno prodottizzarle nei propri servizi e prodotti. Ad esempio, cโ€™รจ differenza tra limitarsi a usare ChatGPT per generare qualche testo e invece incorporare un modello linguistico nel proprio servizio clienti automatizzato, integrato con la base di conoscenza aziendale e tarato sul tono di voce del brand. Il secondo approccio richiede piรน sforzo iniziale, ma crea un asset che differenzia davvero lโ€™azienda e genera efficienza continua.

In sostanza, non si tratta di provare lโ€™ultimo giocattolo AI in modo estemporaneo, bensรฌ di costruire soluzioni in cui lโ€™AI sia un componente stabile e ben congegnato. Chi riesce in questo trasforma lโ€™AI da costo sperimentale a leva di produttivitร  e vantaggio competitivo.

Perchรฉ il futuro non รจ (solo) il generative AI, ma sistemi compound e multimodali

In questo periodo lโ€™attenzione mediatica si รจ polarizzata sulla Generative AI (modelli che creano testi, immagini, ecc.). Ma se allarghiamo lโ€™orizzonte, il futuro dellโ€™AI aziendale non sarร  unicamente il prossimo modello generativo piรน potente o โ€œsenzienteโ€.

Piรน probabilmente, vedremo emergere sistemi compound e multimodali: ovvero ecosistemi di modelli piรน piccoli e specializzati che collaborano, e piattaforme AI capaci di gestire input e output molteplici (testo, visione, audio, dati strutturati) allโ€™unisono. I risultati piรน avanzati giร  oggi nellโ€™AI derivano sempre piรน da queste architetture composte anzichรฉ da un singolo modello monolitico. Molti applicativi, per esempio, usano la tecnica del RAG retrieval-augmented generation: un motore di ricerca interno recupera informazioni da fonti affidabili e un modello generativo le usa per comporre la risposta, aumentando accuratezza e freschezza dei contenuti. Oppure pensiamo agli assistenti vocali: combinano modelli di riconoscimento vocale, modelli di NLP per comprendere il testo, modelli di dialogo per rispondere e magari moduli di visione (se devono anche interpretare immagini).

Lโ€™AI del futuro somiglierร  piรน a unโ€™orchestra che a un solista: tanti micro-servizi intelligenti coordinati per un obiettivo. Questo approccio โ€œa sistemiโ€ massimizza i risultati attraverso unโ€™ingegneria ingegnosa, non solo facendo training su un unico mega-modello. In altre parole, conterร  molto come progettiamo lโ€™ecosistema aziendale, non solo quanto รจ grosso, e questo Simone Cicero con Boundaryless lo sa bene e lo predica da tempo.

Un trend giร  in atto รจ la proliferazione di modelli specializzati: invece di usare un modello generico enorme per tutto, le aziende iniziano ad adottare piรน modelli piccoli, ognuno ottimizzato per un compito o un dominio (es: un modello linguistico per analisi di sentiment nei feedback clienti, un modello diverso per generare codice, un altro per riconoscere immagini di prodotti, ecc.). Questo approccio โ€œmodulareโ€ puรฒ essere piรน efficiente: ogni modello piรน piccolo richiede meno risorse, puรฒ essere addestrato sui dati specifici dellโ€™azienda (guadagnando in pertinenza) e soprattutto puรฒ essere combinato con gli altri quando serve affrontare compiti complessi.

Immaginiamo per esempio un sistema AI per ecommerce che: analizza la foto che carica un utente (modello visivo), ne descrive il contenuto a parole (modello generativo multimodale), fa una ricerca nel catalogo prodotti per trovare oggetti simili (motore di ricerca AI), e infine dialoga col cliente per affinare la ricerca (modello conversazionale). Nessun singolo modello fa tutto da solo: รจ la combinazione orchestrata che realizza lโ€™esperienza utente desiderata. Questo รจ il potere dei sistemi compound.

La direzione รจ poi multimodale: giร  nel 2024 sono stati mostrati i primi modelli in grado di elaborare input misti (immagini + testo) e generare output in vari formati (es. la cosiddetta GPT-4 โ€œOmniโ€ di OpenAI). La strada dei modelli multimodali รจ agli inizi e procede piรน lentamente del previsto, ย richiede quantitร  di dati e risorse ancora maggiori, e porta con sรฉ sfide come il rischio di hallucination e bias su piรน dimensioni, ma promette applicazioni aziendali interessantissime. Si va da sistemi in grado di โ€œvedereโ€ e โ€œleggereโ€ (pensiamo alla qualitร  che puรฒ raggiungere un servizio di ispezione automatica che analizza sia immagini da telecamere sia report testuali, o un consulente AI che esamina insieme tabelle numeriche e grafici per dare consigli finanziari), fino a interfacce utente piรน naturali dove lโ€™AI capisce un comando vocale complesso e risponde con un grafico generato al volo e una spiegazione parlata.

Un altro fronte emergente รจ quello degli AI agent autonomi (agentic AI): piccoli software intelligenti capaci non solo di rispondere a domande, ma di intraprendere azioni in autonomia coordinandosi tra loro. In futuro, nemmeno troppo lontano, potremmo avere un agente AI specializzato nel monitorare metriche finanziarie aziendali, che โ€œdialogaโ€ con un altro agente specializzato nel gestire operazioni bancarie, per poi insieme eseguire transazioni o generare report, il tutto con supervisione minima umana.

รˆ unโ€™estensione del concetto di sistemi compound: non solo modelli multipli, ma agenti multipli che interagiscono e si passano il testimone sui compiti, un poโ€™ come fa un team di persone. Questo scenario รจ ancora sperimentale, ma aziende come Salesforce e ServiceNow giร  parlano di queste possibilitร . Il vantaggio potenziale รจ enorme: delegare routine complesse a squadre di โ€œassistenti digitaliโ€ che lavorano 24/7, liberando gli umani per attivitร  a maggior valore aggiunto. Ma anche qui, non aspettiamoci un salto immediato: servirร  tempo per fidarsi a lasciare che le macchine dialoghino tra loro e agiscano sulle nostre piattaforme, e ci vorranno nuovi paradigmi di sicurezza per evitare incidenti quando piรน agenti AI hanno accesso ai sistemi aziendali.

Il messaggio chiave che voglio passare e che di solito รจ una chat dei miei workshop, รจ che il futuro dellโ€™AI aziendale non sarร  un chatbot onnipotente che rimpiazza ogni applicazione, bensรฌ un tessuto connettivo di intelligenze diffuse.

Le imprese che vinceranno saranno quelle capaci di comporre queste intelligenze in modo strategico, scegliendo โ€œil cavallo giusto per ogni corsaโ€ invece di cercare un singolo cavallo di razza da far correre ovunque. Sarร  una rivoluzione piรน silenziosa e graduale di quanto il clamore mediatico suggerisca oggi, ma non meno dirompente sul lungo termine: semplicemente, avverrร  tramite molte piccole evoluzioni sommate, anzichรฉ con unโ€™unica epifania tecnologica.

La tecnologia da sola non basta. Serve leadership.

Se cโ€™รจ una cosa che un imprenditore esperto in innovazione e trasformazione digitale impara presto, รจ questa: la tecnologia da sola non basta. Serve leadership. E mai come nellโ€™adozione dellโ€™intelligenza artificiale questo risulta vero. I management si trovano stretti tra due fuochi: da un lato la necessitร  di non perdere il treno di una tecnologia potenzialmente rivoluzionaria, dallโ€™altro il dovere di filtrare il rumore dellโ€™hype e prendere decisioni ponderate. La leadership paziente non significa immobilismo o scetticismo cronico verso lโ€™AI, bensรฌ la capacitร  di dosare entusiasmo e pragmatismo:

  • vuol dire saper articolare ai propri stakeholder una visione di lungo periodo in cui lโ€™AI permea lโ€™azienda, ma allo stesso tempo evitare di promettere miracoli nel prossimo trimestre (come si sente invece spesso)
  • vuol dire investire in competenze, infrastrutture e dati fin da ora, sapendo che i frutti veri matureranno magari fra qualche anno. E va bene cosรฌ, perchรฉ chi inizierร  per tempo a costruire fondamenta solide sarร  in netto vantaggio quando lโ€™AI raggiungerร  la piena maturitร .

Una leadership strategica nellโ€™era dellโ€™AI implica anche fare scelte coraggiose e spesso controintuitive. Resistere alla tentazione di lanciarsi su ogni moda effimera di AI generativa, e invece concentrarsi su pochi progetti chiave allineati alla strategia aziendale, anche se questo significa andare contro la pressione (FOMO) di mostrare subito qualcosa di โ€œsexyโ€ al mercato:

  • significa allocare risorse per ripulire e strutturare i dati di cui disponiamo, anche se questo lavoro oscuro non farร  notizia, perchรฉ senza dati di qualitร , lโ€™AI รจ un castello di carte
  • significa sperimentare con pilota e prototipi veloci ben disegnati (usando criteri di successo chiari) e poi scalare gradualmente ciรฒ che funziona, anzichรฉ puntare tutto su un grande progetto monolitico calato dallโ€™alto. In altre parole, pensiero big picture ma approccio graduale.

Dal punto di vista del change management, lโ€™azienda dovrร  costruire team di evangelisti e formatori allo stesso tempo: comunicare una visione ispiratrice (far capire al team perchรฉ lโ€™AI รจ importante e come migliorerร  il lavoro di tutti), ma anche mettere a disposizione formazione, linee guida e supporto pratico perchรฉ le persone sviluppino fiducia verso questi nuovi strumenti. E la fiducia, come invece succede in molte realtร , non si impone: si guadagna col coinvolgimento e dimostrando concretamente che lโ€™AI puรฒ rendere il lavoro piรน interessante, non sostituire cinicamente le persone.

Una metafora utile รจ quella dellโ€™AI comeesoscheletro per la forza lavoro: il compito dei team di formazione ed evangelizzazione รจ far sรฌ che ogni persona abbia lโ€™โ€œesoscheletroโ€ giusto (gli strumenti AI adatti) e sappia come usarlo per moltiplicare le proprie capacitร , anzichรฉ temere di essere rimpiazzata dalla macchina.

Guidare unโ€™azienda nellโ€™adozione dellโ€™intelligenza artificiale richiede visione, pazienza e concretezza, ecco perchรฉ il concetto โ€œPatience is Promptโ€. Visione per immaginare nuovi modi di operare abilitati dallโ€™AI e sfidare lo status quo. Pazienza per navigare la fase iniziale di entusiasmo e disillusione senza perdere la rotta, consapevoli che le vere trasformazioni richiedono anni, non mesi. Concretezza per focalizzarsi sul valore di business reale, integrando lโ€™AI dove aggiunge valore e misurandone lโ€™impatto con rigore.

Bisognerร  avere umiltร  in questo viaggio e sarร  fondamentale ammettere ciรฒ che non funziona, apprendere dagli errori e adattare la strategia man mano che si impara cosa davvero genera risultati (in un campo cosรฌ nuovo, nessuno ha tutte le risposte in tasca).

La buona notizia รจ che chi saprร  attuare questa guida strategica e paziente avrร  costruito un vantaggio difficilmente colmabile dai concorrenti. Per citare un concetto espresso in un rapporto Deloitte, che ho trovato condivisibile, applicare lโ€™AI solo per velocizzare vecchi modi di fare le cose significa sprecare il suo potenziale o, peggio, amplificarne i bias.

Le aziende con management piรน illuminato e coraggioso useranno invece lโ€™AI come catalizzatore per inventare โ€œnext practicesโ€ e modelli organizzativi pensati per un mondo potenziato dallโ€™AI. Saranno quelli che non si limiteranno a digitalizzare lโ€™esistente, ma che reimmagineranno il proprio business con lโ€™AI in mente, mantenendo perรฒ i piedi per terra sullโ€™esecuzione. La rivoluzione dellโ€™AI, in fondo, non avverrร  in una notte di tempesta, ma sarร  il risultato della somma di tanti sforzi mirati. E sarร  guidata non dagli algoritmi in sรฉ, ma da leader che avranno saputo traghettare le proprie organizzazioni, con lungimiranza e tenacia, attraverso le acque agitate del cambiamento tecnologico verso un nuovo approdo di valore.

Cosa portarsi a casa? Un messaggio semplice.

Non aspettatevi miracoli immediati dallโ€™AI, ma non sottovalutate nemmeno per un istante la portata trasformativa che avrร  sul lungo periodo. Agite con strategia, investite nelle fondamenta (dati, processi, persone) e preparatevi a navigare qualche scossone iniziale.

L’adozione dell’AI รจ un viaggio, non uno scatto: iniziate ora, con passo deciso ma misurato, perchรฉ chi saprร  pazientemente accelerare al momento giusto farร  la differenza nel prossimo decennio dellโ€™economia digitale. La vera rivoluzione non sarร  delle macchine pensanti, sarร  di chi avrร  imparato a pensare (e agire) meglio con le macchine.

Il turismo sportivo: un motore economico in crescita – Riflessioni dal TTG di Rimini

Ho avuto l’opportunitร  di parlare al TTG di Rimini del potenziale del turismo sportivo, un settore spesso sottovalutato ma in rapida crescita, con una presentazione dal titolo “Sport e Turismo nell’Era Digitale: tra Trasformazione, Tech e Fan Engagement“. รˆ affascinante vedere come lo sport possa trasformare il modo in cui viaggiamo e viviamo le destinazioni. Non รจ solo una questione di sport, ma di connessioni umane, di scoperta e di come il movimento possa arricchire le nostre vite e le comunitร  locali.

La convergenza tecnologica nella Sport Industry

La convergenza tecnologica sta rivoluzionando il mondo dello sport e del turismo, creando nuove opportunitร  che vanno ben oltre la semplice attivitร  fisica. Stiamo assistendo a una trasformazione del business dello sport, dove tecnologie come lโ€™intelligenza artificiale, la realtร  aumentata e lโ€™analisi dei dati stanno cambiando il modo in cui gli atleti si allenano, i tifosi interagiscono e le destinazioni turistiche si promuovono.

Con un valore stimato dellโ€™industria globale dello sport di circa 620 miliardi di dollari, questo settore rappresenta una potenza economica che si intreccia con il turismo per ampliare lโ€™impatto sul territorio. Il potenziale dello sport come media di comunicazione รจ in forte crescita: non solo รจ in grado di connettere persone e culture attraverso eventi internazionali, ma si sta affermando come uno strumento di marketing potente per promuovere destinazioni turistiche e attrarre investimenti, creando esperienze uniche e memorabili che rendono il viaggio non solo un movimento nello spazio, ma una vera connessione con la storia e lโ€™identitร  dei luoghi.

Le Dimensioni del Turismo Sportivo: Mercato e Opportunitร 

Il turismo sportivo รจ un mercato in rapida crescita e rappresenta una parte significativa dellโ€™industria turistica globale. Attualmente, il valore del turismo sportivo รจ stimato attorno ai 600 miliardi di dollari, con proiezioni di crescita che potrebbero raggiungere il trilione di dollari entro il 2030. Questa crescita รจ alimentata dallโ€™aumento della partecipazione agli eventi sportivi, sia come atleti sia come spettatori, e dalla crescente ricerca di esperienze attive e significative. Le maratone internazionali, gli eventi di triathlon, i grandi tornei di calcio e le competizioni di ciclismo attirano milioni di partecipanti e spettatori da tutto il mondo, generando un forte impatto economico per le destinazioni ospitanti.

Oltre allโ€™incremento diretto nelle spese per alloggio, ristorazione e trasporti, il turismo sportivo ha anche la capacitร  di stimolare lo sviluppo infrastrutturale e di migliorare la visibilitร  internazionale delle localitร , creando opportunitร  significative per le imprese locali e regionali. รˆ un settore che non solo incrementa i flussi turistici, ma contribuisce alla riduzione della stagionalitร , favorendo la sostenibilitร  e lo sviluppo economico anche nelle destinazioni meno conosciute.

Ma chi sono i turisti sportivi?

Il turismo sportivo attira una vasta gamma di persone, tutte unite dall’entusiasmo per l’attivitร  fisica e gli eventi sportivi, ma con motivazioni diverse. Possono essere partecipanti attivi che si spostano per prendere parte a una maratona, una gara di triathlon o un evento ciclistico, oppure spettatori appassionati che viaggiano per assistere ai loro sport preferiti e per vivere l’emozione di un evento dal vivo.

  • Etร : I turisti sportivi sono estremamente eterogenei. Dai giovani adulti ai viaggiatori piรน esperti di oltre 50 anni, dimostrano che la passione per lo sport non conosce etร . Molte persone iniziano a viaggiare per motivi sportivi durante i trentenni e continuano a farlo fino a tarda etร .
  • Genere: Tradizionalmente, il turismo sportivo รจ stato dominato dagli uomini, ma negli ultimi anni si sta assistendo a un significativo equilibrio di genere. Oggi, circa il 40% dei partecipanti agli eventi sportivi piรน importanti sono donne, e questo dato continua a crescere. Il turismo sportivo sta diventando un’opportunitร  per donne e uomini di tutte le etร  di misurarsi, scoprire il mondo e creare nuove connessioni.
  • Spesa: I turisti sportivi hanno un potere di spesa superiore rispetto ai turisti tradizionali. Questo perchรฉ cercano esperienze uniche e di qualitร , investendo in alloggi migliori, attivitร  collaterali, ristorazione di alto livello e attrezzatura necessaria per praticare il loro sport preferito. Questi turisti sono propensi a spendere fino al 20% in piรน rispetto agli altri, contribuendo in maniera significativa all’economia locale delle destinazioni che visitano.

Dal turismo passivo a quello attivo

Il turismo sportivo incarna perfettamente il passaggio dal turismo passivo a quello attivo. Sempre piรน persone desiderano essere protagoniste delle proprie vacanze, non semplicemente spettatori, ma partecipanti attivi che vivono esperienze autentiche e sfidanti.

Nel turismo sportivo, questo significa correre una maratona, fare trekking in montagna o persino esplorare un nuovo territorio in bicicletta. L’elemento fondamentale non รจ solo la destinazione, ma il percorso personale che il viaggiatore intraprende. Il turismo sportivo offre la possibilitร  di immergersi nelle bellezze naturali e culturali di una localitร , arricchendo la propria esperienza di viaggio con la dimensione dell’azione e della sfida personale.

Due facce della stessa medaglia

Il turismo sportivo si divide principalmente in due categorie:

  1. Turismo sportivo praticato: Riguarda quei viaggiatori che scelgono una destinazione con l’intenzione di praticare uno sport specifico. Ad esempio, il trekking nelle Dolomiti, il surf lungo le coste della Liguria, o il ciclismo attraverso i suggestivi paesaggi toscani. Questi viaggiatori sono alla ricerca di esperienze che permettano loro di connettersi con la natura, migliorare la propria condizione fisica e vivere emozioni autentiche a contatto con il territorio.
  2. Turismo sportivo per eventi: Questo tipo di turismo riguarda chi viaggia per assistere a grandi eventi. Le maratone di cittร  come Roma o Milano, il Gran Premio di Monza o gli Internazionali di Tennis di Roma sono esempi di eventi che attirano decine di migliaia di persone ogni anno. Questi eventi non solo generano un importante afflusso di spettatori, ma creano anche un indotto significativo per le comunitร  ospitanti. La partecipazione a questi eventi รจ spesso motivata dal desiderio di vivere l’energia e l’atmosfera di grandi manifestazioni dal vivo.

Lo sport come catalizzatore per le destinazioni

Una delle tematiche piรน affascinanti del mio intervento ha riguardato il ruolo dello sport come catalizzatore per le destinazioni turistiche e le imprese locali. Lo sport non รจ solo un’attivitร  fisica, ma un veicolo di trasformazione capace di migliorare la percezione e l’attrattivitร  di un territorio.

  • Per le destinazioni: Gli eventi sportivi possono mettere in luce il patrimonio culturale e naturale di una localitร , offrendo una vetrina internazionale e contribuendo a migliorare la sua visibilitร . Pensiamo alle cittร  che ospitano maratone iconiche o gare ciclistiche attraverso scenari naturali mozzafiato: non solo offrono esperienze uniche ai partecipanti, ma promuovono anche il territorio stesso come destinazione da esplorare. Lo sport puรฒ raccontare la storia di un luogo, valorizzarne le tradizioni e far scoprire i suoi paesaggi.
  • Per le imprese: Lo sport offre un’opportunitร  per le imprese locali di sviluppare nuovi servizi e prodotti in grado di soddisfare le esigenze dei turisti sportivi. Dall’accoglienza specializzata per chi partecipa a eventi, alla creazione di attivitร  complementari, come escursioni, degustazioni o tour guidati. Le strutture locali possono cosรฌ trasformare l’afflusso di turisti sportivi in una leva per lo sviluppo economico e l’innovazione dei propri servizi.

La tecnologia nel turismo sportivo

La tecnologia sta giocando un ruolo sempre piรน importante nel turismo sportivo. L’intelligenza artificiale e la realtร  aumentata stanno trasformando il modo in cui le persone vivono e partecipano agli eventi sportivi:

  • Intelligenza artificiale: L’AI viene utilizzata per personalizzare l’esperienza del turista sportivo. Attraverso l’analisi dei dati, le destinazioni possono offrire percorsi personalizzati e suggerimenti in base alle preferenze e alle attivitร  passate. Ad esempio, un’app di intelligenza artificiale puรฒ suggerire i migliori sentieri di trekking per un appassionato, basandosi sulle sue preferenze precedenti e sulle condizioni climatiche attuali.
  • Realtร  aumentata: La realtร  aumentata consente ai visitatori di immergersi in esperienze digitali che arricchiscono la visita. Pensiamo alla possibilitร  di esplorare uno stadio attraverso il proprio smartphone, con informazioni sovrapposte su giocatori, storia e curiositร  legate alla squadra. L’AR rende possibile trasformare una visita ordinaria in una esperienza educativa e interattiva, coinvolgendo i turisti a livelli sempre piรน profondi.
  • Gamification: L’introduzione di elementi di gamification nel turismo sportivo aggiunge un ulteriore livello di coinvolgimento. Le sfide sportive, i punteggi accumulabili e i riconoscimenti digitali motivano i turisti a esplorare di piรน, a competere e a connettersi con altri partecipanti, creando una vera e propria community di appassionati.

Un potenziale economico in crescita

Il turismo sportivo รจ una risorsa straordinaria per il settore turistico globale, con un impatto economico crescente. Si stima che il valore del turismo sportivo sia giร  di 600 miliardi di dollari, con una previsione di crescita fino a 1 trilione di dollari entro il 2030. Questi numeri parlano di un settore che non si limita a offrire intrattenimento, ma che rappresenta una vera e propria strategia di sviluppo per molte comunitร  locali.

  • Riduzione della stagionalitร : Il turismo sportivo contribuisce in modo significativo alla riduzione della stagionalitร , poichรฉ molti eventi sportivi si svolgono in periodi considerati “bassa stagione”. Questo genera un afflusso costante di visitatori e riduce la dipendenza dalle tradizionali stagioni turistiche.
  • Benefici per la comunitร  locale: L’impatto economico si traduce in nuovi posti di lavoro, nella crescita delle attivitร  locali e in un miglioramento delle infrastrutture, con benefici che vanno ben oltre la durata dell’evento sportivo.

Guardando al futuro

Il turismo sportivo ha il potenziale per ridefinire il modo in cui pensiamo ai viaggi. Non si tratta solo di numeri e cifre economiche, ma di creare connessioni autentiche tra persone, culture e luoghi attraverso la passione condivisa per lo sport. Ogni evento sportivo, ogni esperienza outdoor, rappresenta un’opportunitร  per conoscere nuove culture, stringere nuove amicizie e costruire ricordi duraturi.

รˆ un settore che continuerร  a evolversi, alimentato dall’innovazione tecnologica e dalla crescente domanda di esperienze che siano sia sfidanti che significative. Lo sport non รจ solo una sfida fisica, รจ anche uno strumento che ci permette di scoprire il mondo con occhi diversi, di superare i nostri limiti e di connetterci con gli altri in modo profondo e autentico.

“Il turismo sportivo ci permette di vivere il mondo con occhi nuovi, attraverso sfide che ci ispirano e comunitร  che ci accolgono.”

Questa citazione riassume perfettamente l’essenza del turismo sportivo: non si tratta solo di competere o assistere a un evento, ma di partecipare a una storia piรน grande, fatta di emozioni condivise e di esplorazioni autentiche.

SPORT & NFT : รจ un tema di trasformazione digitale e cambiamento

Lo avevo giร  scritto tempo fa: o i club capiscono che il tema della NFT, blockchain, token รจ un tema legato alla trasformazione digitale e allโ€™applicazione di nuovi modelli di business o rischiamo di cadere in un ennesimo errore colossale di gestione/cessione dati e diritti.
Le piattaforme crypto che stanno entrando nel calcio e nello sport attraverso lo sviluppo di NFT e Token stanno puntando dritto dritto a due cose di cui hanno – loro stesse – bisogno per funzionare e sopravvivere:
  • diritti su cui montare esclusivitร  e servizi
  • community per creare domanda nell’ecosistema e adozione
Attualmente dal mio punto di vista siamo nella via di mezzo che non crea valore vero a nessuno:
  • I club cedono pezzetti di futili diritti per soldi incassati oggi, ma non costruiscono valore per domani (come successo giร  con social e dati persona che il tema CRM e Data Monetization diventasse fortunatamente una moda)
  • Le piattaforma hanno dei micro diritti effimeri che non consentono la costruzione di valore e la relazione con lโ€™utente nel tempo, e quindi interesse, scambi e investimenti
  • Gli utenti investono in token il cui valore economico รจ sproporzionato a diritti, contenuti e possibilitร  nel tempo
Quello che i club non vedono รจ che (a parte i rischi di solvibilitร , ma questo รจ un altro tema) la grande sponsorizzazione crypto crea un impatto nel breve – a cui seguono grandi investimenti – ma non garantisce poi la copertura dello stesso fabbisogno nel lungo periodo. Banalizzando – nemmeno troppo – il concetto, le piattaforme crypto stanno dopando la capacitร  economica del club, creando un potenziale problema di fabbisogno dopo, visto che difficilmente altri sponsor potrebbero sostituirsi a tali valori.
In questo contesto, vedo due sole soluzioni quindi in questo contesto:
  • i club costruiscono la loro infrastruttura ed il loro modello di blockchain, token, dao, defi e via dicendo, integrandolo direttamente nei processi di trasformazione digitale e godono a quel punto dei vantaggi del modello e della valorizzazione dei propri diritti
  • le Piattaforme Crypto entrano prepotentemente nello sport acquistando club integralmente cosรฌ da avere tutti i diritti e gli asset a disposizione su cui creare modello e valore (esempio primi passi di Socios e Barcelona annunciato ieri).
Sono dellโ€™idea che lโ€™opportunitร  di affrontare un progetto di questo tipo possa portare i club (ma anche federazioni, e altre entitร ) ad un livello successivo di sostenibilitร  economica, nuovi modelli di business e anche di coinvolgimento e partecipazione di tutti gli stakeholder, dai fan agli sponsor, passando per atleti e altri partner.
Sto giร  seguendo due club che hanno mostrato interesse per questa strada e credo che si tratti solo di tempo per una adozione maggiore: la maturitร  dell’impresa sportiva passerร  da questa capacitร  di cambiamento.

Fan Experience: tra fisico e digitale รจ ora di scegliere la direzione integrata

Per le organizzazioni sportive, la pandemia ha messo un riflettore ancora piรน potente sulla necessitร  di connettersi direttamente con i fan e costruire una Fan Experience integrata, relazioni piรน efficaci e durature, soprattutto sfruttando i momenti a distanza e non piรน solo il momento evento. Le entrate generate da un’unica fonte, in particolare appunto il campo, รจ stato dimostrato che oggi sono intrinsecamente fragili e quindi diversificare i modelli di business รจ un modo per rendere a prova di futuro le squadre, i campionati, i club, le federazioni e gli sport. Non c’รจ dubbio che parlare di sostenibilitร  dei modelli sia piรน facile da dire che da fare ed ottenere, ma se questo non diventa un mantra non credo che lo sport ne uscirร  bene nel futuro.

Il ruolo del coinvolgimento dei fan nella diversificazione dei flussi di entrate รจ un tema che sta prendendo sempre piรน piede e non a caso negli ultimi due anni abbiamo assistito ad una esplosione di iniziative di engagement, digitali soprattutto visto il momento pandemico ed il distanziamento sociale, che hanno generato una fortissima attenzione su un elemento fondamentale: il digitale puรฒ esser realmente una fonte di revenue, diretta e indiretta, e nessuno piรน puรฒ fare a meno di un piano di trasformazione digitale. La parola chiave รจ Fan Experience.

Prima della pandemia l’evento fisico era il focus ed il digitale l’elemento di contorno dove “ogni tanto accadevano cose digitali”. Questo modello si รจ ribaltato portando l’utente in una fase, quella del lockdown, completamente online, e successivamente, con la ripartenza rallentata che stiamo vivendo, ancora online principalmente per diverse dinamiche derivanti da normative, contesto ancora limitato, nuove abitudini ed esigenze degli utenti e poi nel fisico. Sono sempre piรน convinto che in questo cambiamento fisico e digitale debbano ancora di piรน integrarsi e rendere la partecipazione online la normalitร  e la partecipazione fisica un momento di esclusivitร , di massima esaltazione dell’esperienza e di creazione di un legame forte e duraturo dal punto di vista del ricordo.โ€”La relazione con un tifoso non inizia nรฉ finisce con la partita di 90 minuti, ne solo nell’evento fisico, tanto meno nell’evento digitale. Sarร  sempre piรน importante rendere l’esperienza utente un processo unico e continuativo, tra racconto, celebrazione, divertimento e coinvolgimento. Sia fisico, che digitale, appunto”
Il bilanciamento del coinvolgimento dei fan tra piattaforme social e di proprietร , fisico e digitale รจ la chiave di lettura unica su cui bisogna mettere fortemente attenzione, budget e volontร , a partire da ieri, e sarร  uno degli approfondimenti della prossima newsletter.

Questo pezzo รจ tratto dalla newsletter Sport Digital Transformation ISSUE#1 del 12 Dicembre. Se non mi ricevi giร , puoi seguirmi qui

Sport MarTech: Marketing e Technology al servizio dello Sport e nuove professioni

Negli ultimi anni abbiamo vissuto unโ€™accelerazione tecnologica imponente che ha trasformato completamente il nostro modo di produrre e fruire dei contenuti, le modalitร  di utilizzo delle piattaforme ma soprattutto le dinamiche relazionali tra utenti e brand.

Mentre prima era un lento avvicinamento verso una nuova prospettiva di evoluzione, non solo dellโ€™ecosistema sociale tecnologico ma dellโ€™essere umano in quanto tale, improvvisamente qualcosa รจ cambiato. Fuor di dubbio al centro di tutto cโ€™รจ stato un veloce adattamento della socialitร  degli individui alla comparsa dei Social Media che hanno consentito loro di interagire in maniera diversa, adattare i linguaggi e velocemente scivolare in un futuro che รจ divenuto il nostro presente. Ora questa trasformazione radicale ha, via via, coinvolto tutti i settori per finire con lโ€™investire, con la sua onda lunga, anche lo sport.

Qualche anno fa avevo iniziato a parlare – prima che diventasse โ€œmainstreamโ€ – di Sport 4.0 ossia quel cambiamento derivante dallโ€™unione del marketing 4.0 secondo Kotler e dellโ€™industria 4.0, a supporto dei nuovi modelli di business dellโ€™industria dello Sport. La derivata immediatamente successiva al concetto di Sport 4.0 รจ stata quella della Sport Digital Transformation (spoiler: a breve uscirร  un mio libro!).

A distanza di qualche anno, parliamo in maniera un poโ€™ piรน disinvolta di trasformazione digitale nello sport, ma tuttโ€™oggi siamo ancora indietro ed รจ ancora non del tutto semplice coinvolgere i club e le federazioni in un processo di integrazione del digital marketing con processi IT orientati a definire una progettualitร  integrata e organica. La primaria difficoltร , ancora riscontrabile, รจ quella legata al sopraggiungere di ecosistemi tecnologici nuovi che sviluppano costantemente la necessitร  di nuove figure e nuove competenze adatte a interpretare tendenze, comprendere le modalitร  di utilizzo e monetizzazione e gestire quindi la trasformazione, divenuta un percorso indispensabile per tutto il mondo sportivo.

Le nuove professioni del marketing sportivo

Alla mia visione, sempre orientata a mettere in evidenza quanta tecnologia e innovazione potesse essere applicata al mondo dello sport, รจ stato dato un riscontro scaturito dallโ€™evolversi di nuove figure che giร  oggi si stanno integrando e facendo spazio in particolare nel mondo dello sport marketing. Parliamo di profili โ€œinnovativiโ€ come quello dellโ€™Head of Innovation o del Revenue Manager. Ambedue orientati a studiare strade che ruotino attorno al marketing tradizionale e digitale per perseguire lโ€™innovazione il primo e la ricerca di nuove opportunitร  di revenue il secondo.

La veritร  รจ che spesso, per formazione e per esperienza, queste due figure sono scollegate dalla parte tecnologica, viaggiano su visioni che sono puramente economiche e creative, senza tener conto dellโ€™elemento tecnologico, progettuale e strutturale degli ecosistemi sui quali si basa tutto il processo. Il vero connettore della nuova realtร  nel mondo sportivo oggi รจ il Marketing Technologist, un esperto in grado di mettere insieme sia la capacitร  di interpretare il mercato dello sport, per esperienza e skills acquisite, sia la profonda conoscenza dei meccanismi degli strumenti che gli consente di avere una visione globale delle possibilitร  di empowerment che la tecnologia puรฒ destinare al marketing.

Vi dirรฒ di piรน: per come si รจ evoluto il marketing oggi, sempre piรน inglobato nella tecnologia (e viceversa), anzi a tratti dominato da essa, il vero cambiamento nello sport cโ€™รจ stato grazie proprio allโ€™evoluzione della parte marketing dello sport che รจ MarTech. Non esistono piรน altre strade da percorrere senza la mancata esigenza di avvalersi di sistemi software che consentano di โ€œenergizzareโ€ e attualizzare i processi di marketing. Non si tratta di adds on. Il Marketing Technology รจ un equilibrio che si รจ necessariamente creato tra la tecnologia e il marketing al fine di generare valore, lรฌ dove le teorie puramente economiche hanno lasciato spazio allo studio e allโ€™approfondimento degli ecosistemi software che potevano realizzare questo nuovo obiettivo.

 

Con il termine MarTech Manager o Chief MarTech Officer รจ individuabile una competenza tecnica associata allโ€™innovazione con una visione globale di quello che รจ il mercato di riferimento. Lo sport, differente da tutti gli altri mercati, ha la necessitร  di avere in sรฉ figure in grado non solo di gestire community e creare strategie di comunicazione ma anche e soprattutto capire i sistemi, valorizzare i dati e studiare percorsi di empowerment del dato stesso al fine di generare revenue.

 

Non tutto lo sport business si convertirร  in maniera allineata comprendendo lโ€™importanza della nuova evoluzione del marketing che genererร  dei cambiamenti radicali: ci sarร  chi affiancherร  il MarTech alle operativitร  convenzionali, chi lo integrerร  costruendo tutte le direttive strategiche in funzione del marketing tecnologico, chi verrร  completamente assorbito costruendo percorsi pensati solo in MarTech mode e chi verrร  completamente dominato dalla nuova accezione del termine, lasciandosi guidare nellโ€™operativitร  creativa dalla Technology Marketing Innovation.

Il marketing รจ cambiato radicalmente. Non esiste marketing senza tecnologia e per lo sport รจ arrivato il momento di guardare al MarTech come la soluzione per sviluppare un processo definito, strutturato e meno frammentato rispetto alle attuali progettualitร .

Sport MarTech รจ marketing e tecnologia in ambito sportivo, oggi. La tecnologia non รจ mai stata cosรฌ vicina allo sport.

Sport 4.0, รจ la Digital Transformation dello Sport

C’รจ una rivoluzione che sta entrando nel vivo del suo percorso. รˆ la rivoluzione della Digital Transformation, la trasformazione del modo di lavorare, di pensare e di collaborare, oltre che del modo di fare business e la cultura stessa dell’azienda. Una trasformazione che รจ spinta, oggi, dalla tecnologia, ma che abbraccia marketing, processi, conoscenze e competenze che devono esser introdotte in azienda.ย E l’industria dello sport, da alcuni punti di vista indietro in termini di trasformazione digitale, ne รจ coinvolta in pieno.

Ed รจ per questo che nasce lo Sport 4.0, dell’integrazione dell’Industria 4.0 ed il Marketing 4.0.

 

Marketing 4.0 : Dalle categorie agli individui

Tradizionalmente, il marketing ha sempre funzionato seguendoย un sistema di segmentazione: il mercato che viene diviso in gruppi omogenei basati sui loro profili geografici, demografici, psicografici e comportamentali. Questa segmentazione รจ, in genere, seguita dalย targeting,ย con cui vengono selezionati uno o piรน segmenti che unโ€™azienda adotta come suoi obiettivi, sulla base della loro possibile attrazione verso il brand, verso i prodotti, verso i servizi offerti. Unโ€™attrazione da generare sfruttando tutte le leve a propria disposizione.

Ilย brand che cerca il consumatore su misura, insomma. Il fine ultimo. Lโ€™obiettivo di qualsiasiย marketing manager. La segmentazione e il targeting sono, infatti,ย aspetti fondamentali della strategia, per ottimizzare le risorse, il budget, il tempo.

Tuttavia, concetti come quello della segmentazione e del targeting, esemplificano anche un tipo di relazione, ormai obsoleta, tra brand e clienti stessi. Una relazione di tipo verticale e del tutto unilaterale: da un lato lโ€™azienda, dallโ€™altro il consumatore finale del prodotto o, se preferiamo, da una parte i cacciatori e dallโ€™altra le prede. In un modello del genere, tutte le decisioni di marketing sono univoche, prese senza ilย parereย dei clienti: il coinvolgimento di questi ultimi รจ limitato ai loro input nelle ricerche di mercato e, paradossalmente, come giudici finali di quanto viene elaborato. Nel caso di unโ€™azienda sportiva, ad esempio, lo schema che si profilava prevedeva un percorso a senso unico che terminava con il tifoso โ€“ il target ultimo โ€“ a cui si apriva un ristretto ventaglio di opzioni: lโ€™acquisto del biglietto, il merchandising dallo store ufficiale, la fruizione di un numero relativamente esiguo di contenuti informativi.

In genere, i piรน appassionati, trovavano nella TV o nella carta stampata, prima, e nelle community e nei blog non ufficiali, poi, i contenuti sullo sport preferito o sulla squadra del cuore.

Lโ€™innovazione digitale nello Sport Marketing

Nellaย digital economyย di ultima generazione gli assetti cambiano, spostando lโ€™attenzione dalla ricerca di categorie di consumatori verso lโ€™individuazione delle caratteristiche dei singoli. E, quindi, sul piano orizzontale formato dalleย connessioniย che, come segmenti, ognuno di loro tiene, virtualmente collegato, attraverso il web e i social in special modo: รจ su queste connessioni โ€“ e non piรน sul prodotto o sulla sola relazione brand/cliente โ€“ che lโ€™attenzione si sposta.

Uno dei primi nodi di interesse sono i luoghi virtuali dove iย clientiย sono collegati tra loro e, cioรจ, leย community e i social media.

รˆ qui che il potere latente dei consumatori viene fuori: non รจ difficile notare quanto importante possa essere unโ€™opinione positiva o negativa โ€“ largamente diffusa e condivisa โ€“ anche rispetto ad una strategia pubblicitaria ben pianificata. Per i brand, le community rappresentano dei punti nevralgici di notevole importanza strategica, ma di non facile conquista, visto che rappresentano una sorta di fortezza a prova della maggior parte delle iniziative di marketing del modello tradizionale: sono formate da clienti, fan, che si raggruppano in modo relativamente spontaneo e che scelgono di restare allโ€™interno dei confini che essi stessi contribuiscono a definire. Queste community sono, ormai,ย immuni da spamming e pubblicitร  invasiva,ย rifiuteranno il tentativo di imporre un qualsivoglia prodotto. Le community vanno, quindi, conquistate, i fan vanno intrattenuti.

Lโ€™obiettivo รจ la loro attenzione. Il loro tempo. Per arrivare ai loro interessi. Ai loro dati. E regalare loro la pubblicitร  che stanno, inconsapevolmente, aspettando. Senza che nemmeno se ne accorgano.

Industria 4.0: Tecnologia, dati, comportamenti per lo SportTech

Sono passati secoli dalla prima e dalla seconda rivoluzione industriale โ€“ successivamente teorizzate come Industry 1.0 e 2.0 โ€“ e le cose si sono spinte molto piรน in lร  delle macchine a vapore e delle catene di montaggio: rispetto al modello precedente โ€“ che idealmente definiamo Industry 3.0 โ€“ in cui i computer e i robot si limitavano ad essere parte integrante del sistema chiuso della fabbrica,ย la visione della Industry 4.0, in atto e nel suo pieno sviluppo, si basa su unaย iper connettivitร ย tra gli elementi che va oltre la fabbrica stessa. Produrre, quindi, significa interagire non solo con lโ€™ambiente, di fabbrica, appunto, ma lungo la catena di valori a cui appartengono clienti, fornitori e logistica.

La Industry 4.0 รจ stata definitaย la quarta rivoluzione industriale, ed รจ sotto i nostri occhi. IoT (Internet of Things), convergenza di IT e OT, sistemi cyber-fisici, robot e cobots avanzati, produzione additiva, produzione autonoma, raccolta completa dei dati e provisioning, integrazione orizzontale e verticale, cloud, big data analytics, realtร  virtuale, realtร  aumentata ed edge computing: questi sono alcuni dei componenti tecnologici essenziali. I dispositivi IoT sono miniere di dati sul comportamento, sui gusti e sulle abitudini dei clienti, ma anche sul funzionamento dei dispositivi e sulla loro durata.ย Tecnologia e dati, dunque, al servizio di una performance migliore. I dati permettono di acquisireย non solo piรน informazioni in termini di quantitร , ma anche di qualitร :ย maggiori dettagli e sfumatureย si conosceranno e migliore sarร  la successiva esperienza dellโ€™utente.

 

Sport 4.0: il fan al centro della progettazione

Lโ€™evoluzione delle tecnologie dellโ€™informazione ha cambiato il mondo negli ultimi decenni e ha cambiato anche il marketing.ย Internet รจ lโ€™evidenza piรน importante di questa evoluzione e la sua integrazione proprio col marketing โ€“ nella forma del Marketing 4.0 โ€“ รจ il suo esito naturale: lโ€™unico tramite attraverso il quale raggiungere i clienti. Definire questa nuova generazione, abilitarne i comportamenti, รจ necessario perchรฉ profondamente cambiati nel corso degli anni:ย piรน consapevoli, piรน esigenti.

Full Experience e Fan Engagement

Il fan, dunque, non รจ soltanto una persona che ha bisogno di prodotto: ha propri desideri da soddisfare, ansie da fugare, creativitร  da esprimere, curiositร  da appagare. Chiedere, consigliare, valutare, assistere e organizzare soluzioni, capire quali sono gli ostacoli che ha incontrato sul suo cammino e quali sono, invece, le cose che ha trovato gradevoli, in poche parole, ruotare intorno a lui: รจ questo il compito dellโ€™azienda per attuare il passaggio daย fanย โ€“ con un legame limitato ai social media โ€“ aย memberย โ€“ e cioรจย user, che scelgano di pagare un servizio premium per accedere a contenuti speciali.

Il fan si aspetta di vivereย unโ€™esperienza coinvolgente e immersiva, soprattutto allo stadio, come garantirgli questaย full experience? Estrapolando dati, per conoscerlo, per capirne le esigenze e creare offerte in grado di monetizzare. In modo diretto, interno, ma anche indiretto, mettendoli a disposizione di aziende sponsor, sempre piรน alla ricerca di quelle informazioni.

Una strategia integrata sulla persona

Lo sport รจ terra di emozioni e il marketing sportivo, quindi, รจ sempre piรน il marketing di quelle emozioni:ย empatia, capacitร  di comprendere paure, ansie, lโ€™idea del cliente come forza potenziale che agisce, reagisce e interagisce. Una persona con unโ€™identitร  ben precisa che va conosciuta, stimolata, conquistata, sedotta.

Perchรฉ ilย marketing 4.0, loย sport 4.0, hanno al centro ilย cliente 4.0, ilย fan 4.0. Ma, per farlo, hanno bisogno dei modelli dellaย industry 4.0, per abilitare nuovi comportamenti, per avere il suoย tempo.ย E, di conseguenza,ย i suoiย dati.

E questo รจ l’inizio della Sport Digital Transformation.ย